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sabato 12 gennaio 2019

Un bacio

anno: 2015       
regia: COTRONEO, IVAN    
genere: drammatico    
con Rimau Grillo Ritzberger, Valentina Romani, Leonardo Pazzagli, Thomas Trabacchi, Susy Laude, Giorgio Marchesi, Simonetta Solder, Sergio Romano, Laura Mazzi, Eugenio Franceschini, Denis Fasolo, Lisa Galantini, Sara Bertelà, Alessandro Sperduti    
location: Italia
voto: 4,5    

Blu (Romani), Antonio (Pazzagli) e Lorenzo (Grillo Ritzberger) sono tre sedicenni che frequentano la stessa scuola e sono oggetto di bullismo e discriminazione da parte dei compagni. Blu viene stigmatizzata perché tutti sanno che ha fatto una gang bang per compiacere il suo ragazzo; Antonio è tanto abile nella pallacanestro quanto impacciato nelle relazioni. Gli pesa il ricordo di un fratello morto (Sperduti) il cui fantasma lo ossessiona ed è invaghito di Blu. Lorenzo è un orfano che è stato adottato da una coppia di larghe vedute che non si fa alcun problema rispetto all'ostentazione pervicace dell'omosessualità del ragazzo, che è peraltro innamorato di Antonio.
Ambientato a Udine e costellato nella prima parte da squarci onirici e deviazioni in chiave musical (inollerabile quella della prova di abiti vintage) con tanto di animazioni coreograficamente accattivanti, l'opera seconda di Ivan Cotroneo è anch'essa tratta da un suo romanzo. Il film - a metà strada tra teen movie, musical ultrapop con canzoncine inascoltabili e involontaria parodia di Jules & Jim - vorrebbe essere un coraggioso apologo sulla tolleranza e contro il pregiudizio, ma tra muccinismi, iperboliche svolte melò e quell'aria saputella, sprezzante e insopportabile di Rimau Grillo Ritzberger (non a caso, non lo ha chiamato più nessuno), Un bacio finisce per schiantarsi contro il suo stesso oggetto, rischiando un totale effetto boomerang.    

domenica 29 luglio 2018

Sing Street

anno: 2016   
regia: CARNEY, JOHN    
genere: commedia    
con Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Jack Reynor, Maria Doyle Kennedy, Aidan Gillen, Kelly Thornton, Ian Kenny, Ben Carolan, Percy Chamburuka, Mark McKenna, Don Wycherley, Des Keogh, Kian Murphy, Marcella Plunkett, Vera Nwabuwe, Conor Hamilton, Karl Rice, Tony Doyle (II), Keith McErlean, Peter Campion, Lydia McGuinness, Eva-Jane Gaffney    
location: Irlanda, Regno Unito, Usa
voto: 6,5

Pur di far colpo su una ragazza (Boynton) di un anno più grande di lui, il quindicenne Conor (Walsh-Peelo) mette su una band musicale: un progetto nato quasi per caso, che si trasforma in un'enorme opportunità per fare fronte al bullismo di qualche compagno, al dispotismo del direttore dell'istituto scolastico e ai continui litigi tra padre e madre.
Dopo l'acclamato Once, l'irlandese John Carney gira un film sotto forma di racconto di formazione che è un tributo alla musica pop degli anni '80 - quella che vide affermarsi gruppi come i Duran Duran, Spandau Ballet, Hall & Oates, The Cure e i Clash, tutti infilati nella colonna sonora - carico di leggerezza e ottimismo. Sing Street è infatti un teen movie sentimentale che concede moltissimo spazio alla musica, puntando sulla metafora di Londra come terra promessa per i dublinesi che all'epoca se la passavano piuttosto male. Se la parte di film ambientata a scuola o quella che dà conto delle prove per le canzoni e per i video (siamo in piena esplosione del videoclip musicale) possono dirsi assai originali e pienamente riuscite, altrettanto non può dirsi per la lunga sottotrama sentimentale, che si avventura in un pistolotto sul riscatto del fratello maggiore del protagonista, che vive vicariamente l'affermazione di quest'ultimo.    

domenica 23 aprile 2017

La mia vita da Zucchina (Ma vie de courgette)

anno: 2016       
regia: BARRAS, CLAUDE   
genere: animazione   
location: Francia, Svizzera
voto: 3   

A chi è destinato La mia vita da Zucchina, primo lungometraggio in stop-motion dello svizzero Claude Barras? Di sicuro non ai più piccoli. La storia - quella di Icaro, detto Zucchina, un ragazzino di dieci anni che, alla morte della madre sfaccendata e alcolizzata, finisce in un orfanotrofio dove deve vedersela con il bullo di turno ma dove si invaghisce anche di una coetanea - è talmente triste che al confronto la morte della madre di Bambi sembra una barzelletta e bisognerebbe voler davvero male a un bambino per portarlo a vedere un film del genere. Agli adulti, allora? Può darsi. Ma il film tratto da un libro di Gilles Paris e adattato per lo schermo da Céline Sciamma è una ridda di situazioni che accentuano in maniera talmente smaccata il lato poetico dell'opera, ricorrendo a simbolismi bolsi, da renderla posticcia e alla portata dei palati meno esigenti. Tra bambini abusati, semiautistici e discriminati e zie conciate come battone, questo romanzo di formazione - che sembra essere programmaticamente sponsorizzato dalla Kleenex - cerca a tutti i costi il ricatto emotivo dello spettatore, trovando però solo una serie di vieti luoghi comuni.    

lunedì 27 febbraio 2017

Moonlight

anno: 2016       
regia: JENKINS, BARRY   
genere: drammatico   
con Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Mahershala Ali (Mahershalalhashbaz Ali), Naomie Harris, Janelle Monáe, André Holland, Jharrel Jerome, Jaden Piner, Larry Anderson, Herveline Moncion, Don Seward, Patrick Decile, Tanisha Cidel, Shariff Earp, Duan'Sandy' Sanderson, Stephon Bron, Edson Jean, Fransley Hyppolite, Rudi Goblen    
location: Usa
voto: 4   

Con il terzo mistero di Fatima, la scomparsa di Atlantide, i geroglifici di Nazca e le girandole delle relazioni amorose, l'assegnazione dell'Oscar a Moonlight è uno dei grandi misteri della storia dell'umanità. La spiegazione più plausibile è che l'establishment hollywoodiano abbia voluto mandare un messaggio chiaro e forte a Trump in merito alle sue misure sull'immigrazione e la discriminazione. Senza nulla togliere alla rilevanza etica e politico-sociale del tema trattato nel film - la discriminazione su base sessuale - il film di Barry Jenkins (tratto dalla pièce teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue, scritto da Tarell Alvin McCraney) è un bigino che in tre capitoli - infanzia, adolescenza ed età adulta - inanella tutte le disgrazie che possano capitare a un ragazzino di nome Chiron: suo padre non esiste, sua madre è una prostituta tossica che riceve clienti in casa, a scuola i suoi amici non si fanno scrupolo a fare i bulli con lui, il suo mentore è uno spacciatore nero dal cuore d'oro (Ali: un Oscar anche per lui come miglior attore non protagonista). Ovviamente Chiron vive in una stamberga, è nero e omosessuale. Un'omosessualità inespressa, la sua, captata con chissà quale strumento dai rabdomanti della discriminazione sessuale ed elemento giocato in sordina da un film oleografico con tentazioni autoriali da immaginario queer, ma dal ritmo monocorde e carico di un sentimentalismo precotto che non si preoccupa neppure di controllare gli aspetti formali, a cominciare dalla scelta dei tre che impersonano il protagonista.    

sabato 12 marzo 2016

Regali da uno sconosciuto - The Gift

anno: 2015       
regia: EDGERTON, JOEL
genere: giallo
con Jason Bateman, Rebecca Hall, Joel Edgerton, Allison Tolman, Busy Philipps, Beau Knapp, Wendell Pierce, David Denman, Katie Aselton, Tim Griffin, Adam Lazarre-White, Mirrah Foulkes, Nash Edgerton, David Joseph Craig, Susan May Pratt, P.J. Byrne, Felicity Price    
location: Usa
voto: 5,5

Lasciata Chicago per cambiare aria dopo avere perso l'attesissimo figlio prima della nascita, Robyn (Hall) e Simon (Bateman) tornano nella città natale di quest'ultimo. Il quale ritrova Gordon (Edgerton), un compagno di studi dei tempi del liceo. Sulle prime il vecchio compagno di studi si dimostra accogliente e premuroso (anche troppo), poi i suoi modi stravaganti diventano equivoci fino a generare nella coppia il sospetto di essere vittime di un'ossessione. Ma Simon ha i suoi scheletri nell'armadio e la verità è ben altra, nascosta nelle pieghe degli anni.
Esordio alla regia per l'attore Joel Edgerton (già interprete di film come Zero Dark Thirty, Il Grande Gatsby e Black mass), che confeziona una miscela filmica ad alto tasso di suspense che sta tra Le verità nascoste, La terrazza sul lago, Niente da nascondere e The box. Fiacchissimo e ripetitivo nella prima parte, il film si accende nella seconda, quando va a rovistare nell'inconscio dei protagonisti con il (parziale) ribaltamento del rapporto tra buoni e cattivi in una chiave che trova nel bullismo il suo tema portante. Tutto assolutamente implausibile, con sceneggiatura scritta a colpi d'accetta e finale semiaperto.    

domenica 31 maggio 2015

The Tribe (Plemya)

anno: 2014       
regia: SLABOSHPITSKY, MIROSLAV  
genere: drammatico  
con Grigoriy Fesenko, Yana Novikova, Rosa Babiy, Alexander Dsiadevich, Yaroslav Biletskiy, Ivan Tishko, Alexander Osadchiy, Alexander Sidelnikov, Alexander Panivan  
location: Ucrania
voto: 2  

Strombazzato alla sua uscita come "film rivoluzionario", "senza precedenti", dopo il quale "il cinema non sarà più lo stesso", il film dell'ucraino Myroslav Slaboshpytskiy è parlato nella lingua dei segni: non una parola, non una didascalia, nessuna voce over a spiegare i fatti. Soltanto rumori di fondo. Siamo in un istituto per sordomuti dell'Ucraina. Qui arriva un ragazzo (Fesenko) costretto a piegarsi alle ferree regole della gang (la tribù del titolo) che gestisce i rapporti attraverso un feroce assetto gerarchico. Il ragazzo si innamora di una coetanea (Novikova) costretta a prostituirsi per raccogliere denaro sufficiente per poter fuggire in Italia. La donna rimane gravida, è obbligata ad abortire e a vedersela con i membri della gang che non gradiscono la tresca tra i due amanti.
Nel 1963 Andy Warhol girò un film intitolato Sleep. Durava cinque ore e venti (poche, tutto sommato) e mostrava un uomo che dorme. In attesa di vedere lo schermo completamente nero per un paio d'ore in un eventuale film destinato ai ciechi, tocca sorbirsi questo pretestuoso quanto inconsistente filmaccio di questo 40enne ucraino che squaderna davanti ai nostri occhi qualsiasi genere di brutalità: la scena di un aborto clandestino di 10 minuti, belluini riti di passaggio, teste fracassate, ogni forma di violenza psicologica. Né ci risparmia ogni singolo passo, ogni singola anta dell'armadio aperta per rubare denaro a casa di qualcuno, ogni singola rampa di scale calpestata, ogni singolo scompartimento del treno dove i sordomuti vendono paccottiglia. Al difetto di sintesi (2 ore e 20' di durata) si aggiunge la scelta di un cinema primordiale, straniato, tutto girato in campo medio e con macchina da presa fissa. L'apoteosi della contraffazione realizzata con la sola idea di restituire al pubblico l'handicap dell'incomprensibilità del linguaggio, costringendolo a districarsi nei meandri di una storia banale (l'amore impossibile tra un disadattato e una prostituta) peraltro mettendogli a disposizione un cast pessimo, incapace di interpretare una scazzottata o una fellatio con un minimo di verismo.    

venerdì 10 aprile 2015

Figlio di nessuno (Nicije dete)

anno: 2014       
regia: RSUMOVIC, VUK  
genere: drammatico  
con Denis Muric, Milos Timotijevic, Pavle Cemerikic, Isidora Jankovic, Tihomir Stanic, Borka Tomovic, Goran Susljik, Zinaida Dedakin, Branka Selic, Mihailo Laptosevic, Draginja Voganjac, Marija Opsenica, Ljuba Todorovic, Bora Nenic, Biljana Vucic, Miodrag Jelic, Ivana Zecevic, Milutin Milicevic, Emanuel Ajeti, Dejan Tosic, Janko Gacic, Hajrudin Basic, Igor Borojevic, Pavle Simovic  
location: Bosnia
voto: 6  

Nell'inverno del 1988 un ragazzino sui 13 anni che viveva con un branco di lupi e che praticamente non aveva mai avuto contatti con gli umani fu trovato in mezzo ai boschi della Bosnia. Portato in un collegio, venne sottoposto a un faticoso tentativo di adattamento ed educazione, che riescì in buona parte anche grazie a un altro ragazzo istituzionalizzato. Ma l'inizio della guerra fece precipitare tutto e il ragazzo, che nel frattempo aveva imparato a leggere e a scrivere, oltre che a parlare, venne catapultato sul fronte bellico, proprio in mezzo a quei boschi dai quali era iniziata la sua avventura di vita.
Dopo aver visto questo film basato su una storia vera, è impossibile non pensare a Il ragazzo selvaggio. Laddove però il film di Truffaut guardava soprattutto alla maturazione umana, al rapporto quasi filiale del ragazzo selvaggio con il suo mentore nonché alla prassi psichiatrica, questo primo lungometraggio del serbo Vuk Rsumovic privilegia il contesto, concentrandosi sugli episodi di bullismo, sulla rozzezza degli educatori, sullo squallore dell'istituzione, sulla carenza degli stimoli. E il film, che soffre un adattamento quanto meno nel trucco della metamorfosi del giovanissimo protagonista nell'arco di quattro anni, procede con un ritmo piuttosto monocorde nel suo programmatico intento di mostrare la metafora hobbesiana secondo cui tra lupi a quattro zampe e lupi bipedi, i secondi sono decisamente più malvagi dei primi.
Premio per il miglior sceneggiatore, premio Fipresci e premio del pubblico "Rarovideo"alla 29. Settimana internazionale della critica (Venezia, 2014).    

giovedì 18 dicembre 2014

Il ragazzo invisibile

anno: 2014       
regia: SALVATORES, GABRIELE
genere: fantastico
con Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Ksenia Rappoport, Aleksei Guskov, Noa Zatta, Raicho Vasilev, Hristo Jivkov (Christo Jivkov), Assil Kandil, Filippo Valese, Enea Barozzi, Riccardo Gasparini, Vernon Dobtcheff, Vilius Tumalavicius, Vincenzo Zampa, Diana Höbel
location: Italia, Russia
voto: 6

Sono quasi 20 anni, dai tempi di Nirvana, che Salvatores cerca di perseguire una sua strada originale nell'ambito del cinema italiano. Quasi sempre, tuttavia, inciampando nello stesso difetto: il magma caotico dello script. Se da una parte se ne ammira il coraggio e il tentativo di innovazione (dalle prime commedie alla fantascienza di Nirvana, passando per il registro grottesco di Denti, il pulp in una chiave quasi western di Amnèsia, il noir di Quo vadis baby e Come Dio comanda, fino al meta-cinema di Happy family e ai documentari 1960 e Italy in a day), dall'altra si avverte sempre la mancanza di qualcosa, un'incompletezza quasi disturbante e, appunto, caotica, segnata da un gusto sempre meno dissimulato per il citazionismo.
Non fa eccezione questo Il ragazzo invisibile (il debito nei confronti dell'idea di fondo de L'uomo invisibile, film del 1933, è palese), ennesimo racconto di formazione (dopo Io non ho paura ed Educazione siberiana) che parte come una storia di bullismo tra i banchi di scuola, prosegue come un fantasy e si chiude come un racconto distopico su un gruppetto di fanatici che vuole sfruttare il "dono" del piccolo protagonista per utilizzarlo a scopi militari. Il problema è che i cattivi non sanno chi sia il ragazzino con questo dono e il dodicenne protagonista (Girardello) crede di avere ricevuto la capacità di diventare invisibile grazie a un costume di quart'ordine acquistato in occasione della festa di Halloween. Ecco allora arrivare il diluvio a massima entropia dello script: una madre single (Golino) che non è la sua vera madre, un padre cieco e sensitivo (Jivkov) che lo guida da lontano, Chernobyl, le mutazioni genetiche, un losco personaggio che artiglia le menti altrui, il bullo che si sbulla, i ragazzini rapiti, la sottotrama amorosa e chi più ne ha, più ne metta. Un'operazione sprecata, caratterizzata da un uso sorvegliato degli effetti speciali, da una irritante trascuratezza nella direzione degli attori (soprattutto i più piccoli) e da un finale sibillino e pretestuoso che sembra voler indicare la strada per un possibile sequel.    

domenica 25 maggio 2014

Varde (Tumulo)

anno: 2008   
regia: LARSEN, HANNE
genere: cortometraggio
con Bjorge Bondevik, Magnar Gustavsen, Henrik Carlyle, Johan Munch-Ellingsen, Brynjar Andersen Saus, Stein Bjorn, Ingjerd Egeberg, Ketil Hoeg, Fried Kjelsdatter Klausen
location: Norvegia
voto: 9

Due amici preadolescenti. Due bulletti, loro compagni di scuola. Un invito a una festa. L'ansia, la paura.
In quindici minuti la norvegese Hanne Larsen sfoggia un apologo esemplare, capace di dire tutto sul tema dell'amicizia tradita con una miscela formidabile di tensione, potenza narrativa e montaggio impeccabile, dando così un'ulteriore prova dell'estrema vitalità del cinema scandinavo. Alla stregua di 13 tzameti e Il vestito, è uno dei gioielli nascosti del cinema europeo, premiatissimo in patria e nei maggiori festival del continente. Imperdibile.    

domenica 29 dicembre 2013

Come un tuono (The Place Beyond the Pines)

anno: 2012       
regia: CIANFRANCE, DEREK
genere: poliziesco
con Ryan Gosling, Craig Van Hook, Eva Mendes, Olga Merediz, Anthony Pizza, Mahershala Ali, John Facci, Ben Mendelsohn, Tula, Penny, Cynthia Pelletier-Sullivan, Mackenzie Trainor, Nicole Califano, Shannon Plumb, Tracey Agustin, Ean Egas, Bob Dieterich, Thomas Mattice, Adam Nowichi, Mark J. Caruso, G. Douglas Griset, Vanessa Thorpe, Gail Martino, Brian Smyj, Bradley Cooper, Dorothy Rutherford, Paul Steele, Gabe Fazio, Rose Byrne, Travis Jackson Campbell, Trevor Jackson Campbell, Harris Yulin, Jan Libertucci, Robert Clohessy, Bruce Greenwood, Subrina Dhammi, Heather Chestnut, Greta Seacat, Ray Liotta, Luca Pierucci, Jessica Layton, James J. Gleason, Patrick Husted, Emory Cohen, Joe B. McCarthy, Jefrey Pollock, Lynette Howell, Sarah Curcio, Dane DeHaan, Ephraim Benton, Mark McCracken, Adriel Linyear, Kevin Green, Jennifer Sober, Melissa Mills, Alex Pulling, Dante Shafer, Kayla Smalls, Frank J. Falvo, Leah Bliven, Whitney Hudson, Breanna Dolen, Hugh T. Farley, Michael Cullen
location: Usa
voto: 7,5

Quando viene a sapere di essere diventato padre della donna (Mnedes) che nel frattempo si è messa con un altro, Luke (Gosling) decide che è tempo di cambiare vita, arrotondando con qualche rapina l'attività di motociclista circense assai poco remunerativa. Così, forse, potrà riguadagnarsi la riconoscenza della sua ex e l'affetto del neonato. Ma l'ultima rapina finisce male: a ucciderlo, durante un inseguimento a piedi, è un poliziotto (Cooper) che nel giro di poche ore passa dalla gloria al rischio della sanzione disciplinare. Quello stesso poliziotto anni più tardi diventa procuratore distrettuale e mira ai piani alti della politica, mentre suo figlio (DeHaan) si fa di stupefacenti di ogni sorta e frequenta la stessa scuola del figlio di Luke.
Dopo il riuscito Blue Valentine, Derek Cianfrance si conferma cineasta di livello con un film che distribuisce salomonicamente il peso della pellicola tra i due protagonisti, affidando il terzo movimento dell'opera alla nemesi che investe i due figli, in una storia dal linguaggio visivo inusuale (molti piani sequenza e riprese in soggettiva, montaggio lontano dall'estetica da videoclip che ormai domina a Hollywood), dallo sviluppo piuttosto classico e dal solido impianto di sceneggiatura.    

venerdì 20 settembre 2013

Disconnect

anno: 2012   
regia: RUBIN, HENRY ALEX  
genere: drammatico  
con Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton, Andrea Riseborough, Alexander Skarsgård, Max Thieriot, Colin Ford, Jonah Bobo, Haley Ramm, Norbert Leo Butz, Kasi Lemmons, John Sharian, Aviad Bernstein, Teresa Celentano, Marc Jacobs, Cole Mohr, Kevin Csolak, Antonella Lentini, Tessa Albertson, Erin Wilhelmi, Ryder Gering, Andrew Seddon, Nicholas Zakotiria, Alex Manette, Adalberto Bermudez, Deidre Daly, Darlene Troiano, Mark Zupan, Katelin Baxter, Jackie Austin  
location: Usa
voto: 9

Tecnologie elettroniche, internet, ipad, cellulari: sono queste le armi bianche del postmoderno, capaci di annichilire l'identità delle persone e di arrivare a conseguenze parossistiche attraverso il loro uso. Nel memorabile film d'esordio nel cinema di  finzione di Henry Alex Rubin (Disconnect, cioè sconnessi, a sottolineare proprio la dissociazione tra identità reali e fittizie) tre storie si intrecciano intorno al tema degli usi ed abusi delle tecnologie digitali: un diciottenne che, consenziente, si presta a posare nudo attraverso una webcam e viene ingaggiato per un'intervista da una giornalista in cerca di scoop; una coppia che ha appena perso una figlia e che si vede svuotare il conto in banca da un pirata informatico e un quindicenne solitario e sognatore che diventa oggetto del bullismo di due suoi compagni di scuola.
Non diremo altro della trama, se non che l'intreccio è degno dei migliori film della coppia Inarritu-Arriaga o di un Altman in stato di grazia. Nel gioco di identità fluide e ricomponibili del web, le personalità rischiano continuamente di trasformarsi in mutazioni caleidoscopiche, a causa delle quali qualcuno finisce sempre per pagarla al posto di qualcun altro e la famiglia non è mai una roccaforte abbastanza robusta per potersi difendere dalle infiltrazioni esterne. Un esordio imperdibile.    

lunedì 23 luglio 2012

Diario di una schiappa (Diary of a Wimpy Kid)

anno: 2010   
regia: FREUDENTHAL, THOR  
genere: commedia  
con Zachary Gordon, Robert Capron, Rachael Harris, Steve Zahn, Connor Fielding, Owen Fielding, Devon Bostick, Chloë Grace Moretz, Karan Brar, Grayson Russell, Laine MacNeil, Alex Ferris, Andrew McNee, Belita Moreno, Rob LaBelle, Nicholas Carey, Samuel Patrick Chu, Donnie MacNeil, Samantha Page, Ava Hughes, Owen Best, Cainan Wiebe, Cole Heppell, Harrison Houde, Severin Korfer, Jennifer Clement, Karin Konoval, Raugi Yu, Kaye Capron, Jake D. Smith, Talon Dunbar, Naomi Dane, Willem Jacobson, Sean Bygrave, Maxine Miller, Taya Clyne, Nathaniel Marten, Peter New, Nikki Frazer, Greta Makena Gibson, Nathan Smith, Kinua McWatt, Dylan Bell, Madison Bell, Adom Osei, Alf Humphreys, Brent Chapman, Rylee Stiles, Ryan Grantham, Ethan Shankaruk, Jesse Wheeler, Paul Hubbard, Brett Dier, Brandon Barton, Cindy Busby, Alicia Takase Lui, Jay Sidhu, Tori Christianson, Emerald Schreier, Benjamin D. Mitchell, Haris Cash, Mariah Crudo, Alistair Abell, Tara McGuire, Aidan Gebert, Cameron Krpan, Paolo Tolfo  
location: Usa
voto: 7

Il dodicenne Greg (Gordon) è appena approdato alle scuole medie e aspira a entrare nell'annuario del'istituto distinguendosi come uno dei ragazzi più in gamba della scuola. Ma siccome è una vera schiappa, non ne indovina una. Le cose vanno persino meglio a quel ciccione del suo amico del cuore (Capron) e certo non lo aiutano i continui dispetti del fratello maggiore (Fielding) né tanto meno la malriposta fiducia in sé stesso.
Tratto dal best seller scritto da Jeff Kinney, Diario di una schiappa è un esempio di come si possa realizzare del cinema intelligente facendo sia ridere che riflettere nel raccontare con arguzia e spirito d'osservazione quel terribile rito di passaggio che è l'adolescenza. Merito anche del testo originale, la regia evita tanto la scorciatoia della commiserazione quanto quella della trivialità (non una sola parolaccia per l'intera ora e mezza di film), inanellando una dopo l'altra le tappe obbligate di quella difficile transizione: il retaggio dei giochi fanciulleschi, le prime occhiatine a quel mondo sconosciuto che è rappresentato dall'altro sesso, il timore reverenziale nei confronti dei più grandi, la crescita improvvisa dei corpi, l'amicizia, le difficoltà di comunicazione con i genitori. Il tutto viene posto sotto la lente di un'acuta lettura pedagogica che mette in guardia dall'eccesso d'ambizione, mostrando cosa davvero conti nella vita. E allora la formaggite - malattia contagiosissima che porta a emarginare gli altri -, il bullismo e le vignette animate che intarsiano continuamente il racconto fungono perfettamente da sponda a una narrazione che non perde mai il ritmo e che suscita molte risate.    

venerdì 28 ottobre 2011

Lasciami entrare (Låt den rätte komma in)

anno; 2008       
regia: ALFREDSON, TOMAS  
genere: horror  
con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm, Karl-Robert Lindgren, Anders T. Peedu, Pale Olofsson, Cayetano Ruiz, Patrik Rydmark, Johan Sömnes, Mikael Erhardsson, Rasmus Luthander, Sören Källstigen, Malin Cederblad, Berndt Östman, Kajsa Linderholm, Adam Stone, Ingemar Raukola, Kent Rishaug, Linus Hanner, Thomas Ljungman, Fredrik Ramel, Christoffer Bohlin, Julia Nilsson, Elin Almén, Bengt Bylund, Bengt Lindström, Susanne Ruben  
location: Svezia
voto: 6

In un quartiere operaio della Stoccolma del 1982 un dodicenne (Hedebrant) è vittima di bullismo da parte di alcuni coetanei. Una strana ragazzina (Leandersson) che vive nel suo palazzo si allea con lui e costruisce un solido legame.
Originalissima storia di vampiri ambientata in un contesto "normale" e priva delle consuete atmosfere gotiche, totalmente spogliata dalla dimensione fiabesca ma carica al tempo stesso di simbolismi di non facile lettura, Lasciami entrare - tratto dal romanzo omonimo di John Ajvide Lindqvist - è un film intelligente, ambizioso, ma non sempre all'altezza delle aspettative.    

lunedì 29 giugno 2009

Un gioco da ragazze

anno: 2007   
regia: ROVERE, MATTEO  
genere: drammatico  
con Chiara Chiti, Filippo Nigro, Nadir Caselli, Desirée Noferini, Valentina Carnelutti, Stefano Santospago, Giorgio Corcos, Valeria Milillo, Franco Olivero, Elisabetta Piccolomini, Tommaso Ramenghi, Chiara Martegiani, Chiara Paoli, Diana Albo, Eleonora Ceci, Daniela Fontani, Cecilia Carponi, Pietro Matteucci, Lorenzo Fiuzzi, Federico Felicissimo  
location: Italia
voto: 3

Figlia di gente ricchissima, Elena (Chiti), 17enne iscritta in un esclusivo liceo di Lucca, insieme a due sue amiche non fa che provocare le altre compagne e disturbare in classe. Il professore di lettere (Nigro) tenta di rabbonirla e lei, impermeabile a qualsiasi tentativo di redenzione, riesce a devastargli la vita.
Il 25enne Matteo Rovere, all'esordio nel lungometraggio, racconta una storia di bullismo tratta dal romanzo omonimo di Andrea Cotti e cosceneggiata da Sandrone Dazieri senza alcuna sensibilità psicologica né sociologica. Il racconto non riesce ad andare oltre il ritratto di una psicopatica con il corredo di tutti i luoghi comuni possibili. Professori e figure di contorno assolutamente improbabili.    

lunedì 25 febbraio 2002

Fuga dalla scuola media (Welcome to the dollhouse)

anno: 1996       
regia: SOLONDZ, TODD  
genere: commedia  
con Heather Matarazzo, M.Faber, D.Halinina, B.Sexton Jr., E.Mabius, W.Lyman, R.Martens, D.Jervolino, S.Moseley, H.Duarte, T.Pontidis, C.Brucato, V.Davis, Z.Pitta, A.Pietropinto, B.Buell, Mr.Wiener, Mrs.Wiener          
location: Usa
voto:5

Ignorata dai suoi familiari, vessata a scuola da insegnanti e compagni a causa di una bruttezza portata con goffaggine, la dodicenne Dawn Wiener (Heather Matarazzo) si rifugia nel sogno di un amore impossibile, quindi tenta la fuga per New York ma nulla riesce a scuotere l'attenzione di chi le sta intorno.
Operina indipendente con qualche velleità di cattiveria, il film di Solondz, vincitore del Sundance Festival, si agita con impaccio tra antropologia degli adolescenti e sentimentalismo stropicciato. Né carne né pesce, il film si segnala come tentativo di guardare senza civetteria a quella fase difficilissima dell'esistenza che è l'adolescenza.