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martedì 8 gennaio 2013

Buoni propositi per il 2013

Essere meno intollerante verso le persone che mi circondano, smetterla di criticare sempre tutto e tutti (non sarà facile, forse non dovevo scriverlo...);
Non prendere tutto come una critica personale;
Uscire un po' di più, e magari qualche volta anche senza palla al piede... ehm, bimbo in fascia;
Imparare a conoscere la città in cui vivo da un anno e mezzo (questa è facile dato che al momento la conosco meno di un liceale in vita scolastica);
Fare ordine in casa e mantenerlo (questa l'ho scritta pro forma, ma tanto non ci riuscirò mai);
Aggiornare il blog più spesso e cominciare finalmente quella nuova rubrica a cui penso da tanto (ci provo, ma non assicuro niente).

Auguri a tutti di buon anno... e anche stavolta si ricomincia!

lunedì 17 dicembre 2012

Rieccoci!

Prima o poi doveva succedere. Una febbriciattola da nulla, passata a me e poi tornata rinvigorita a Valerio e infine al Babbo ci ha messi tutti ko.
Valerio ha preso la sua prima medicina, per far scendere la febbre che in un pomeriggio ha toccato la punta di 40,1°C e io per la prima volta dalla sua nascita mi sono spaventata davvero tanto per la sua salute.
Poi tutto è tornato come prima, già il giorno successivo Valerio stava bene e l'ha dimostrato mangiando nuovamente in quantità. Sospiro di sollievo e si ricomincia.

Nel frattempo abbiamo sperimentato un paio di notti insonni. Devo dire che in nove mesi, Valerio ci ha graziati: certo si sveglia sempre un paio di volte per notte, ma quelle (quasi) totalmente insonni sono state finora pochissime.
Anzi, dopo la prima a pochi giorni di vita, quando ci ha fatto capire che non voleva assolutamente dormire nella cullina, gli è sempre bastato poco per riaddormentarsi subito. Anzi, una cosa sola: la mamma. Anzi, per voler essere precisi solo una parte anatomica della mamma...

C'è la notte che ti tiene tra le sue tette... (Ligabue... che di certo non pensava alle notti insonni dei neonati quando ha scritto la sua canzone più famosa, ma tant'è...)

Ma in corrispondenza col malessere portato dalla febbre, si è svegliato alle 3 e non aveva nessuna intenzione di ri addormentarsi. Che fare? Ispirata dal Babbo, che russava sonoramente, ho cercato di spiegare al piccolo insonne che era l'ora di dormire.

"Vedi? Il Babbo dorme. Anche la Nina dorme. E Claus? Dorme. Il cane dei nonni di sicuro dorme. I gatti dei nonni? Dormono. I vicini, li senti forse parlare? No, dormono! E il gatto dei vicini? Dorme anche lui!"
A seguire ho elencato tutti i nomi dei figli di amici, che sicuramente stavano dormendo. Quando sono arrivata all'ultimo dei peluches, che ovviamente stava dormendo, Valerio ha deciso che forse era l'ora di  riaddormentarsi.
Ci dev'essere un modo più veloce... forse semplicemente basta non avere la febbre!

Chiedo scusa per la lunga assenza. Tra febbre mia, di Valerio, del Babbo e poi preparativi per due giorni a Torino (lo scorso fine settimana) non mi sono più fatta sentire... Ma dato che di cose da scrivere ne ho sempre, ci riaggiorniamo a breve!

lunedì 26 novembre 2012

Ninna nanna del serial killer

Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla Befana che lo tenga una settimana.
Lo darò all'uomo nero che lo tenga un anno intero.
Lo darò all'uomo verde che lo tenga finché non lo perde.
Lo darò all'uomo rosso che lo tenga in fondo ad un pozzo.
Lo darò all'uomo bianco che lo tenga finché non è stanco.
Lo darò all'uomo giallo che lo tenga insieme al gallo.
Lo darò all'uomo blu che se lo porti giù giù giù...

Questa era la ninna nanna che mi cantava mia madre quando ero piccola.
Qualche considerazione:
- anche qui l'uomo nero non tiene i bambini, li rapisce;
- come al solito quella affidabile è l'unica donna: la Befana;,
- poi uno si chiede da dove arriva la mia paura dell'abbandono;
- quando canto le canzoni scout per far addormentare Valerio, mi consolo pensando che c'è di peggio... Molto peggio!

lunedì 22 ottobre 2012

Siamo diventati un fumetto!

Avete visto la nuova grafica del blog e della pagina facebook? A me piace molto, perché in questa immagine ci siamo tutti: io e il babbo, i cani, e ovviamente - protagonista indiscusso - un Valerio gattonante. E siamo bellissimi!

L'immagine è stata realizzata da una ragazza di Forlì, Emanuela Pedri, che nelle sue opere coniuga la passione per il ritratto con quella per i Manga. Da qui l'ideazione una tecnica fumettistica tutta particolare: gli occhi sono sempre chiusi, la bocca sorride, il naso è sostituito da tre linee orizzontali e tre oblique.
Emanuela ha chiamato questo stile "LOCH", ma vi rimando al suo sito per scoprire il motivo del nome e per vedere le sue realizzazioni: http://www.lochyourface.it
Immagini del proprio volto in stile LOCH possono essere usate per realizzazioni originali come inviti, magliette e felpe, biglietti d'auguri, partecipazioni a battesimi, prime comunioni, matrimoni, tazze, cuscini... e spazio alla fantasia!

Chissà se Claus, arrivato alla veneranda età di 17 anni dopo una vita passata in canile, o Nina, maltrattata da un cacciatore senza scrupoli, avrebbero mai immaginato di diventare un fumetto? (Valerio è già più probabile: nei momenti di distruzione assomiglia pericolosamente a Hulk!)

venerdì 10 agosto 2012

Tanti auguri al blog! E festeggiamo con un giveaway

Ci sono cascata anche io. Uno comincia con "potrei fare qualcosa per il compleanno del blog" e finisce con l'organizzare un giveaway.
Ma attenzione attenzione, non sarà facile vincere i ricchi (si fa per dire) premi messi in palio!

Cominciamo proprio da questo: i premi. Ce ne sono due, uno per ognuna delle sezioni del "concorso". Perché, ebbene sì, le cose o si fanno in grande o non si fanno.
Premio giveaway: un beauty case/porta trucco/porta oggetti... insomma, metteteci dentro quello che volete.
Premio per la sezione speciale twitter: un portacellulare.

Entrambi autoprodotti (=cuciti dalle mie manine sante) e quindi è il gesto che conta più che il regalo. Fatevene una ragione. A breve (si fa per dire, coi miei tempi...) le foto dei premi.

Il giveaway si intitola: "E ora cosa gli racconto?" (capirete poi perché)

Per partecipare devi:

- se non lo sei già, diventare follower del blog mammavegana.blogspot.com cliccando su "Unisciti a questo sito" (nella colonna a sinistra). Necessario un account google, yahoo, twitter, AIM, Netlog o OpenID;
- facoltativo: seguire Mamma Vegana su Facebook (cliccando su "mi piace", sempre qui accanto) o su Google+;

- inventare un breve racconto con le modalità che verranno spiegate qui sotto. Non ci sono limiti di lunghezza, ma evita di mandare un romanzo!

- scrivere nei commenti a questo post il titolo del racconto;

- mandarlo via mail a: mammavegana@gmail.com con oggetto: "E ora cosa gli racconto?".

Scadenza: 15 settembre 2012.

Una giuria ristretta (io e il babbo) selezionerà i migliori racconti, che verranno pubblicati su facebook alla pagina http://www.facebook.com/mammavegana.
Tra il 15 settembre e il 16° ottobre i "fan" della pagina facebook MammaVegana potranno "votare" i 10 racconti cliccando su "mi piace". Sarà possibile esprimere anche più di una preferenza.

Il 16 ottobre (o giù di lì) i 3 racconti finalisti saranno pubblicati su questo blog.
Tra il 16 e il 31 ottobre i follower del blog potranno esprimere un'ulteriore preferenza, commentando il post. Non saranno ritenuti validi i commenti di anonimi.

Il 4 novembre (o giù di lì) sarà dichiarato il vincitore.


SEZIONE SPECIALE TWITTER

Per partecipare devi:

- diventare follower di MammaVegana su twitterhttp://twitter.com/MammaVegana;

- inventare un brevissimo racconto con le modalità che verranno spiegate qui sotto. Massimo 127 caratteri;

- twittarlo inserendo @MammaVegana;

Scadenza: 15 ottobre 2012

Una giuria ristretta (io e il babbo) selezionerà il racconto vincitore, che verrà reso pubblico il 16 ottobre.


IL RACCONTO
Il racconto deve comprendere le seguenti figure:


- una paperella a forma di salvagente;


- tre matite colorate (verde, gialla e blu);
- una fragola;


- una girandola;
- un albero con una mela in terra;


- la luna con tre stelle;
- un paio di sandali;


- un delfino.

Saranno privilegiati i racconti che rispettano l'ordine delle figure.

Per la sezione speciale twitter è sufficiente scegliere due tra le figure sopra indicate.

Ed ecco svelato il mistero del titolo "E ora cosa gli racconto?" è la domanda che ci poniamo quotidianamente io e il Babbo, quando ci troviamo davanti il libricino regalato da una "zia" che è tra i giochi preferiti di Valerio, ma le cui immagini sono difficilmente collegabili tra loro.
Ma largo alla fantasia, so che ci potete riuscire!



giovedì 9 agosto 2012

La mia madre è una "poco di buono"!

Aggiornamento del 10/09/2012. Mi è stato segnalato da Google che i contenuti di questa pagina violano le norme bla bla bla... e che devo rimuovere il turpiloquio. Spero che fosse chiaro a tutti l'evidente carattere scherzoso del titolo del post, riferito ad un pezzo di farina, acqua e lieviti e non ad una persona vera. In ogni caso, rimuovo immediatamente qualunque contenuto"la cui visualizzazione non sembra consigliabile in un ambiente lavorativo o in presenza di membri della famiglia"
Ma "poco di buono" si potrà dire?

Sì, la mia madre è una "poco di buono" perché ha figli sparsi per il mondo... e noi siamo una famiglia di spacciatori!

Ma no, cosa avete capito, sto parlando di pasta madre! Grazie a Nadir ho scoperto il sito della Comunità del cibo Pasta Madre e ho iscritto il babbo (è lui che nutre la nostra "madre"), facendolo diventare ufficialmente uno "spacciatore".

Prima delle vacanze siamo stati contattati dalla nostra prima "cliente" (tra virgolette, perché ovviamente è tutto a titolo gratuito!) e così abbiamo "spacciato" la madre per la prima volta anche a sconosciuti, oltre che ad un paio di amici.

Quindi se siete in cerca di una madre un po'... facile... fate un fischio! Noi la condividiamo volentieri.
Solo la PASTA madre, eh!

giovedì 10 maggio 2012

Dire, fare, baciare...

Domande che mi sento porre quotidianamente (o quasi) e risposte che vorrei dare.

"Che bello, è suo?"
"No, l'ho rubato e ora me ne vado a passeggio chiacchierando con le vecchine per non dare troppo nell'occhio."

"E' maschio, vero?"
"Da cosa lo deduce, dal fatto che è vestito d'azzurro da capo a piedi, lenzuolino compreso, e che lo chiamo "IL miO bambinO"? No, in realtà è femmina, ma suo padre voleva un maschietto, allora l'abbiamo chiamata Ledioscar e abbiamo già prenotato l'operazione a Casablanca."

"Glielo dà Lei il latte?"
Sì, il latte glielo do io. Le melanzane alla parmigiana invece gliele dà mia madre, dato che io non so cucinarle.

"Intendevo se lo allatta al seno."
Veda lei, la quarta di reggiseno non ce l'avevo fino a tre mesi fa e quando sono andata in ospedale non ero  certo nel reparto di chirurgia plastica...

"E' fortunata! Mia nipote invece..."
No, è fortunata Lei, che oggi sono in una giornata "si". Di solito sguinzaglio i cani prima di arrivare alle vicende terrificanti capitate ai cugini dei vicini dei fratelli...

"Col cane va d'accordo?"
No, li porto in giro tranquillamente insieme, ma il cane odia i bambini. Infatti questo in realtà è il mio secondogenito. Il primo aveva tirato la coda al cane e ha fatto una brutta fine.

"E' bravo?"
No, a due mesi l'hanno condannato per furto aggravato e rapina a mano armata, ma è riuscito ad evadere.

"Non avrà caldo/freddo con quella felpa/con i piedi nudi?"
Sì, credo di sì. Ma sto facendo degli esperimenti e voglio capire quanto tempo ci vuole prima che abbia un colpo di calore/vada in ipotermia.

"Che faccia furbetta. E' vivace?"
Tremendamente. Con 'sta scusa che deve poppare, in due mesi e mezzo mi ha toccato le tette più volte di quanto abbia fatto suo padre da quando ci conosciamo.

"Lo tieni sempre in braccio! Non puoi metterlo nella carrozzina?"
E tu non potevi stare a casa davanti alla tv, invece di venire qui a criticare?

E con questo, dopo aver sfogato il mio cinismo, per oggi la smetto.

domenica 22 aprile 2012

Prima e dopo


Come cambia la vita con un bambino, è cosa risaputa. Qualche differenza tra "prima" e "poi"!

Con le amiche, prima
"Che si fa domani?"
"Aperitivo e poi cinema?"
Poi
"Che si fa domani?"
"Passeggiata al parco con le carrozzine?"

Scuse per i ritardi, prima
"Mi dispiace del ritardo. Ho perso l'autobus."
Poi
"Mi dispiace del ritardo, ma il bimbo aveva fame, ho dovuto a tutti i costi attaccarlo alla tetta"

Shopping, prima
"Cosa mi sta meglio, la gonna blu o i pantaloni neri?"
Poi
"Cos'è meglio, il ciuccio marca XXX o quello marca YYY?" (NdR: Valerio il ciuccio non lo vuole. E' la legge del contrappasso: sua mamma già scriveva e ancora aveva il ciuccio in bocca, tenuto di lato. Un po' come Che Guevara col suo sigaro)

Shopping su internet, prima
"Compriamo il biglietto dell'aereo per le vacanze? E la cena al ristorante col giropizza?"
Poi
"Compriamo la sdraietta? I pannolini?"

Situazioni imbarazzanti, prima
"Mi sono venute le mestruazioni. Hai per caso un assorbente?"
Poi
"Ha fatto pipì mentre lo cambiavo, allagando il cambio. Hai per caso un pannolino in più?"

Ecologia "intima", prima
"Ah, tu usi gli assorbenti usa e getta? No, io ormai solo la moon cup, più ecologica per l'ambiente e poi tutta quella plastica a contatto con la pelle non la sopporto!"
Poi
"Ah, tu usi i pannolini usa e getta? No, noi usiamo solo i pannolini lavabili, più ecologici per l'ambiente e poi tutta quella plastica a contatto con la pelle, il bimbo proprio non la sopporta!"

In partenza, prima
"Ho messo in auto lo zaino, partiamo?"
Poi
"Hai legato il seggiolino? Portiamo anche la carrozzina? E la struttura con le ruote dove la mettiamo, nel bagagliaio? Io ho preso lo zaino mio, lo zaino con le cose del bimbo, la borsa del cambio, la borsa con i 25 pannolini in più che non si sa mai, il carillon per quando piange in auto... Uh, no, aspetta... ha fame, partiamo tra mezz'ora..."

In fremente attesa, prima
"Se arriva un pacco, è il cd del mio gruppo preferito! Non vedo l'ora che arrivi, per ascoltarlo!"
Poi
"Se arriva un pacco, è un pannolino lavabile con fantasia gufi! Non vedo l'ora di metterlo al bimbo per scoprire se regge bene la pipì!"

Alle prime esperienze, prima
"Tu usi gli assorbenti interni? Mi spieghi come si mettono?"
Poi
"Tu ti tiri il latte? Mi spieghi come si fa?"

Libertà personali, prima
"Ma i tuoi ti fanno uscire la sera? Entro che ora devi tornare?"
Poi
"Ma il bimbo ti fa dormire la notte? Quante ore di fila dorme?"

... insomma, non è poi cambiato molto!



venerdì 9 marzo 2012

Frasi e momenti che resteranno indimenticabili

Durante il parto
"Non si potrebbe interrompere e ricominciare domani?"

Ostetrica: "Si vede la testa, ora bastano poche spinte"
io: "Poche cosa vuol dire?"
ostetrica (imbarazzata): "Beh... dipende..."
io (testarda): "Ma più o meno di dieci?!?"

Dopo il parto, in ospedale
"Il prossimo però lo adottiamo..."

In ospedale i pasti si prenotano il giorno prima. Essendo io arrivata alla sera non ho potuto prenotare, ma ho comunicato di volere per il giorno successivo un menu almeno vegetariano. A pranzo tutto a posto. A cena...
Inserviente: "Lei è quella vegetariana? Come primo c'è la pasta. Come secondo le posso dare le seppioline in umido"
io: "Le seppioline non le mangio, sono vegetariana"
inserviente: "Ah, non le mangia? Ma è pesce!"
io: "Appunto, i vegetariani non mangiano pesce..."
inserviente: "Di solito le nostre pazienti vegetariane il pesce lo mangiano. Allora non so proprio... ah, no, ecco, dalla cucina mi hanno mandato questo vassoio con i legumi apposta per lei!"
io "..."

La prima memorabile volta che il frugoletto, appena tolto il pannolino, pulito, asciugato... fa la pipì a spruzzo addosso a chi lo sta cambiando...

Dopo il parto, a casa
Le tre regole fondamentali per la nanna che dà l'ospedale sono:
- il neonato deve dormire a pancia in su
- non nel letto dei genitori
- ad una temperatura di non oltre 20°, quindi solo con un lenzuolino, niente coperte pesanti.
La prima notte mi addormento allattando. Mi risveglio e Valerio è sotto le coperte, a pancia in giù, nel centro del lettone. Cominciamo benissimo!!!

Il babbo che, tornando dall'unica farmacia aperta il sabato all'una di notte, commenta: "Sembra incredibile, ma mentre io andavo in farmacia, c'era gente che usciva per la serata!"

La prima memorabile volta che il frugoletto, appena pulito, asciugato, con già il pannolino pulito sotto il culetto... fa la cacca... allagando il bagno... (come fa a farne così tanta? Dove la tiene???)

La prima doccia al ritorno dall'ospedale. O meglio, TRE GIORNI dopo il ritorno dall'ospedale. Prima sembravo il gobbo di notre dame e non stavo abbastanza dritta da entrare nel box doccia...

Guardare in basso e vedere un seno taglia 4 al posto dei due brufoli che avevo prima.

La prima volta che ho rimesso la mia gonna preferita (che in qualche modo avevo cercato di mettere anche durante la gravidanza, ma non nell'ultimo mese) sentendomi finalmente donna e non più convalescente.

Il primo "vestitino per uscire" di Valerio. Che, mi fa notare il babbo, è un pigiamino come tutti gli altri. "Nooo! E' molto più bello!!" (solo perché è blu notte anziché bianco/azzurrino/panna...)

martedì 17 gennaio 2012

Aspettando Robino


Il widget qui sotto mi ricorda che manca meno di un mese alla data presunta del parto. O meglio, manca "un febbraio", cioè 28 giorni. Anzi, nemmeno, dato che quest'anno è bisestile. Considerando però che potrebbe nascere anche 15 giorni prima, la data si avvicina.
Se già col post precedente vi raccontavo di come fervono i preparativi, potete immaginare come in casa le cose non possano essere altro che peggiorate.
Ieri abbiamo provato la culla, che non è altro che la carrozzina del trio. Ero convinta che mancasse il materasso, invece dev'essere proprio così: i neonati dormono con un materasso sottilissimo e niente cuscino. Nella foto qui accanto, Swiffer in un sacco nanna, prova la comodità della culla.

In questi giorni, abbiamo cominciato anche a definire meglio la scorta di pannolini. Per l'ospedale e i primi giorni ci siamo orientati sugli usa-e getta Ecowip, che sono biodegradabili. Prodotti a Prato, vengono venduti anche pacchi da 120 di "seconda scelta" ad un prezzo decisamente conveniente. Consigliati da un amico neo-genitore, ne abbiamo subito approfittato.
Aumenta intanto la nostra scorta di lavabili. Nelle foto qui sotto il babbo si esercita coi ciripà: prima il pannolino di cotone... poi la mutandina...
... ed ecco Swiffer perfettamente pannolinato. Proprio perfettamente no... il cotone avrebbe dovuto rimanere all'interno della mutandina... ma per essere la prima volta, direi che è un successone, io non avrei saputo fare di meglio!

Oltre ai ciripà, ci siamo fatti tentare dagli Ecobu, produzione italiana di pannolini pocket in bambù. E' una fibra tessile molto particolare, soffice, che ha come unico difetto il tempo di asciugatura, che è  piuttosto elevato, ma a quanto sembra ha ottime proprietà assorbenti. Dopo il primo lavaggio effettivamente l'inserto ci ha messo un'intera giornata SOPRA il termosifone, prima di asciugarsi.

Nelle foto qui sotto il babbo si esercita anche con questo pannolino. Prima mette un inserto dentro l'altro, poi tutto dentro la mutandina, adagia Bella (la pecora... giuro che ha più anni di Twilight e non si chiama così in onore dell'aspirante vampira ma perché, come tutte le pecore, beeeela!) e chiude la mutandina.



Ed ecco anche Bella, vestita di tutto punto. Spero però che Robino non sia mai così ciccione e deforme!

Abbiamo anche provato a sistemare il seggiolino sull'auto, che come si può vedere dalle foto è una capiente Seicento. Siamo effettivamente un po' preoccupati all'idea di stivare due adulti, un Robino e due cani in cotanta automobile, ma al momento cerchiamo di resistere alle facili battute degli amici che ci consigliano di cambiare auto. Intanto abbiamo verificato che il seggiolino ci sta, e il sistema di ancoraggio è anche piuttosto semplice. Ce la possiamo fare.


Le ultime due fotografie sono per illustrare due delle mie recenti autoproduzioni.


Qui a sinistra, Bella mostra un bavaglino realizzato riciclando una tovaglia impermeabile e un asciugamano ormai quasi morente. Devo ancora mettere un bottoncino o un velcro, ma direi che il più è fatto. Ovviamente non ci baseremo solo su bavaglini autoprodotti (sembra che le bave dei neonati siano corrosive peggio che quelle dei mostri dei film di fantascienza), ma ho sempre ammirato le mamme che in rete postano le loro creazioni, e partire da questo mi sembrava la strada più semplice.

Al momento è in fase di realizzazione un sacco-nanna in pile, che però credo verrà usato tra qualche mese (la dimensione è da marcantonio, non da neonato... avrò scaricato il tutorial per realizzare un sacco a pelo da campeggio per scaricatori di porto invece che un sacco nanna?) Swiffer dentro ci naviga, Robino chissà.

Qui a destra c'è mio cugino con un mei tai contenente Bella. Anche questa è una mia autoproduzione, che segue il modello illustrato sul blog di Mamma Canguro. Il materiale è tutto riciclato: una stoffa pesante per l'esterno (credo che in origine fosse un copriletto) e un pile leggero per l'interno (in origine era una coperta regalata ehm... da una compagnia aerea).
Anche qui, per non sbagliarmi, la taglia è per un bimbo cresciutello e non per un neonato, per questo motivo ho regalato questo primo esperimento ad amici che hanno una figlia di quasi un anno. Se l'esperimento andrà a buon fine, proverò a ripeterlo con materiali più leggeri, per l'estate.

Infine mi sono data alle scatole. Per romperle, a quanto dicono il babbo e gli amici intimi, ero già una professionista. Il salto di qualità è invece rifasciarle. Dopo il trasloco sono rimaste alcune scatole piccole, con coperchio, che sono perfette per contenere i pannolini, i vestitini, i giochini, i cosini... insomma, tutte le cose in -ini di Robini... ehm, Robino. Unico difetto: sono brutte. Spazio alla fantasia e alla creatività, ne ho ricoperta una con la stoffa ricavata da una vecchia camicia del babbo, la seconda con una vecchia tovaglia impermeabile e la terza è in fase di lavorazione perché... è finita la colla! Ho implorato la cartolaia di farsi arrivare una confezione formato famiglia di vinavil prima che mi passi la vena creativa (e che nasca Robino), ma devo pazientare tutta la settimana.
Dato che il lavoro per il censimento non è ancora finito, dirotterò la mia creatività sulla revisione dei questionari, i risultati potrebbero essere esilaranti!

giovedì 5 gennaio 2012

Centra il buco, non il bruco!

Post veloce veloce perché in questi giorni ho troppe cose da fare, forse sta arrivando quella che viene chiamata la "sindrome del nido", quando la mamma sente l'urgenza di preparare la casa per l'arrivo del nascituro. Che nel mio caso significa spostare da una stanza all'altra i vestitini prestati dagli amici, dividerli per tipologie e taglie, montare un'anta di un mobile Ikea in camera di Robino, scrivere interminabili liste di cose da fare che poi puntualmente non faccio etc.

Una parentesi sui vestitini: capisco che non si possano uniformare le indicazioni delle taglie, ma perché i produttori si ostinano a mettere etichette con su scritto "1 mese", "3 mesi" che sono totalmente casuali? Considerando normale un  peso alla nascita da 2,5 a 4 kg non  sarà facile etichettare, ma trovare tutine da 3 mesi più piccole di quelle da 1 mese fa girare la testa anche alle future mamme mentalmente più stabili di me.

Solo un aggiornamento su Robino: l'ecografia del 30 dicembre ha mostrato ancora una volta la sua ritrosia nel voler farsi fotografare (l'ecografista per fortuna era giovane e gentile nonostante abbia faticato non poco e abbia poi dovuto lavorare in una posizione assai scomoda). Robino è già in posizione cefalica e speriamo che ci resti, è cresciuto molto e ora si colloca al 90° percentile, il che - se ho capito bene - vuol dire che il 90% dei bimbi della stessa "età" sono più piccoli di lui. Peso stimato (+ o - 15%) è di 2.700 grammi. Se continua così, nasce un ciccione di 5 kg. Qualcuno avrà comunque il coraggio di dire che i bambini vegani sono piccini.

Infine, la foto qui accanto è per accontentare Herby (ma sono sicura che non sia l'unica curiosa!) che voleva vedere la tazza del water che io e il babbo ci siamo regalati per Natale. Gli ospiti che sono venuti a trovarci durante le vacanze hanno confessato che le prime volte sono stati un po' a disagio nel fare i propri bisogni sentendosi osservati da Bruco e Coccinella, ma noi siamo già abituati ad ignorare le occhiate torve, impietosenti, pazze, accigliate, coccolone dei cani, specialmente quando vengono ad implorare cibo mentre siamo a tavola. E comunque, per un tocco di colore in una stanza fredda (e bianca... come raccontavo nel post "Colori di genere" a me non piace il bianco) si possono sopportare le occhiate degli insettini.
L'importante è centrare il buco e non il bruco!

lunedì 19 dicembre 2011

Lo strano Natale della famiglia Vegan

Mio marito mi racconta che in ufficio è diventato il tuttologo delle curiosità sui vegani. D'altra parte ne ha sposata una. Ogni tanto gli arrivano domande sugli argomenti più svariati.
Finché si limitano a "come si sostituisce il burro nei dolci?" o "capisco vegetariano, ma qual è il problema delle uova?", le risposte sono abbastanza semplici. A volte però il campo si allarga e le difficoltà aumentano. La scorsa settimana è arrivato il quesito più bello: "che cosa ne pensano i vegani degli alberi di natale? Meglio di plastica o vero?"
Al di là del fatto che al vegano magari degli alberi non gliene può importare nulla e li brucerebbe tutti (faccio per dire) mi fa sorridere questa idea per cui ci debba essere una soluzione "vegana" a tutti i problemi del mondo. Quindi, fiera di essere diventata una opinion leader, ecco la panoramica del nostro Natale.

L'albero.
Ci abbiamo provato e non ci stava. Proprio da nessuna parte. Il babbo ha proposto di metterlo sul divano, ma mi sono rifiutata, avrei dovuto spostare i questionari del censimento, che già stanno invadendo casa. Alla fine ci siamo arresi all'evidenza. L'abete (di plastica) che aveva addobbato la casa di Torino negli ultimi 5 anni è rimasto in cantina. Al suo posto abbiamo ben due alberi. Il primo è un altro sempreverde, finto. Alto meno di 15 cm, vaso compreso. In bilico sul mobile della televisione, rischia di cascare ogni volta che prendiamo il telecomando. Per fortuna capita di rado.
Il secondo è un pesco giapponese. O cinese (così ha detto mio padre, le mie competenze di arboricultura si fermano alle specie europee). Insomma, una normale pianta da appartamento che è stata spostata dal balcone al salotto perché non soffra troppo per le temperature polari di questo strano inverno. Addobbato come un abete, non sembra nemmeno troppo triste.

I regali.
Sotto l'albero, o meglio, tra i due alberi (nel mobile della televisione) ci sono i regali da fare e quelli ricevuti. Natale di crisi, con un "robino" in arrivo, quest'anno ci siamo limitati al minimo indispensabile. Però ci siamo concessi un regalo alla (nostra) famiglia: una tazza del water a forma di mela, bruco compreso. Per gli altri, regali rigorosamente del commercio equo e solidale, quasi tutti mangerecci. Fa eccezione il regalo della nipotina, su cui sorvolo per non rovinare la sorpresa. Agli amici lontani, un biglietto che arriverà forse per capodanno. Conoscendo le poste, anche dopo la befana.
Per noi, agli amici che l'hanno chiesto, abbiamo fornito l'indirizzo della "lista nascita" che abbiamo creato on line per "Robino". Non saranno sorprese, ma preferisco un regalo utile piuttosto che scartare un oggetto che finirà in un cassetto fino al prossimo trasloco.

Panettone o pandoro?
Il dubbio amletico che divide l'Italia e che molti propongono ai vegani per coglierli in fallo. Per fortuna io sono fortunata. Anzi, tre volte fortunata.
1) il dolce tipico del Natale di Genova è il pandolce, una specie di panettone con l'uvetta, ma più compatto e basso. Si trovano nei negozi anche versioni vegane (con la margarina). Ottimo inzuppato al mattino nel the o nel latte per colazione.
2) a Firenze c'è la pasticceria vegana più buona del mondo: Dolce Vegan. Vuoi che non prepari dolci natalizi già impacchettati, da portare ai parenti?
3) ho scoperto qualche giorno fa che anche in Toscana ci sono dolci tipicamente natalizi con ricetta vegana. Ad esempio i Cavallucci, che definire biscotti è quasi dispregiativo. Una delizia di sapori, tra canditi, noci e uvetta. In alcune versioni è previsto il miele, non in quella attualmente in vendita alla Coop sotto casa. Evviva.

Il pranzo di Natale.
Ormai da anni nella mia famiglia di origine il Natale si festeggia al ristorante. Però al cinese. La compagna di mio padre odia i ristoranti con menu fisso, dove ti siedi a mezzogiorno e il dolce arriva quando ormai da due ore non ce la fai più, fuori sarebbe buio anche se fosse agosto, ma pensi al conto che sta per arrivare e sfidi l'indigestione imminente cercando di far stare nel tuo povero stomaco anche quella fetta di panettone. Non ha tutti i torti. La mia pretesa di un menu veg-compatibile, quindi, al confronto non è così strana. Sfido chiunque a trovare un ristorante aperto il giorno di Natale, che non faccia menu fisso. Provateci e fatemi sapere. In Liguria sembrerebbe impossibile. La soluzione trovata, in tutti questi anni, è il ristorante etnico: menu alla carta e dopo un paio d'ore puoi uscire soddisfatto. E magari fare anche merenda. L'unico problema è che a Savona, tra gli etnici, ci sono solo ristoranti cinesi. In realtà di ristoranti cinesi ce n'è una quantità spropositata: un ristorante ogni 10 savonesi, contando anche i gabbiani. Egiziani, argentini, thailandesi, turchi... vade retro! Ci sono solo ristoranti cinesi. Dopo dieci anni, mio fratello si è ribellato. "Il cinese mi fa schifo!" ha comunicato alla famiglia, lasciando tutti di sasso. Dopo qualche giorno di panico mio padre ha accettato la soluzione che avevo già proposto anni fa: restare sull'etnico ma spostarsi a Genova. All'epoca scartata perché Genova è troppo lontana da Savona (sono 40 km e giuro che non pretendo che li faccia a piedi o in bicicletta) ma davanti alla minaccia di rimanere a digiuno proprio il giorno di natale, alla fine ha ceduto. Quest'anno romperemo la tradizione decennale e andremo all'indiano. Mio fratello suggerisce di telefonare al "nostro" cinese per chiedere scusa per l'assenza.

Natale con i tuoi, e Capodanno?
Capodanno, non c'è dubbio, con gli amici a quattrozampe, evitando i botti che spaventano tutti gli animali, in particolare gli uccelli. Ogni anno sono tantissimi i cani che vengono smarriti perche scappano terrorizzati. Per non parlare dei volatili che perdono l'orientamento.
Alcuni consigli della LAV:

  • non lasciate che i cani affrontino in solitudine le loro paure e togliete ogni oggetto contro il quale, sbattendo, potrebbero procurarsi ferite;
  • evitate di lasciarli all'aperto: la paura fa compiere loro gesti imprevedibili, il primo dei quali è la fuga;
  • non teneteli legati alla catena perché potrebbero strangolarsi;
  • non lasciateli sul balcone perché potrebbero gettarsi nel vuoto;
  • dotateli di tutti gli elementi identificativi possibili (oltre al microchip, medaglietta con un recapito);
  •  se si nascondono in un luogo della casa, lasciateli tranquilli: considerano sicuro il loro rifugio;
  • cercate di minimizzare l'effetto dei botti tenendo accese radio o TV;
  • prestate attenzione anche agli animali in gabbia e non teneteli sui balconi;
  • nei casi di animali anziani, cardiopatici e/o particolarmente sensibili allo stress dei rumori rivolgersi con anticipo al proprio veterinario di fiducia;
  • se l’animale scompare presentate subito una denuncia di smarrimento, e seguire i consigli riportati sul sito LAV alla pagina “cosa fare se…"
Tanti auguri di buone feste a tutti e a tutte! 

venerdì 18 novembre 2011

L'oggetto che cambia la vita: la Moon Cup

Mi è stato chiesto tra i commenti dello scorso post, e quindi non posso deludere le mie lettrici (sì perché questo post è dedicato unicamente alle lettrici, uomini per favore andate a prendervi un caffè al bar ed evitate risolini imbarazzati). Oggi si parla della Moon Cup.

Devo fare una premessa. Da quando ho 11 anni, le mie mestruazioni sono perfettamente regolari. No, non intendo dire che le ho ogni 28 giorni, anzi. Nemmeno il calendario Maya potrebbe calcolare le tempistiche dei "miei giorni". C'è però un metodo infallibile: le mestruazioni sono regolarmente coincidenti con le vacanze. Non ho mai capito come sia possibile, ma non c'è scampo. Dieci anni di scout, il che vuol dire dieci campi estivi, togliamo i primi due anni (ero lupetta e non le avevo), per otto volte ho avuto le mestruazioni al campo. Campo invernale? Idem. Campeggio con gli amici? Figuriamoci se no. Un weekend in una capitale europea? Non dimenticare gli assorbenti. E non c'è verso: si anticipa o si posticipa la vacanza, le mestruazioni arriveranno una settimana prima o quella dopo. Per anni ho tenuto un pacco formato famiglia nella tasca interna dello zaino, perennemente lì, da riempire nuovamente al ritorno da ogni vacanza.

Nell'estate del 2008 ho sentito parlare per la prima volta della Moon Cup. Ero in giro per Torino con due amiche e una di loro ne aveva sentito parlare a sua volta la sera prima a casa di un'amica, che le aveva consigliato di cercarla nella bottega del commercio equo e solidale. Decidiamo tutte e tre di andare a curiosare, per chiedere maggiori informazioni.

Che cos'è la Moon Cup?
Lo scorso anno avevo scritto un articolo per il giornale on line "Eco dalle città", dal titolo:  La mestruazione eco-compatibile con la coppetta mestruale. Non sto a ripetermi, consiglio di leggere direttamente quello. In sintesi, la Moon cup è un contenitore in silicone da indossare dentro la vagina al posto degli assorbenti. Ogni 6 ore circa (dipende dall'intensità del flusso) si toglie, si svuota, si pulisce e si rimette. Costa circa 30 euro e dura circa 10 anni. Quindi non c'è paragone con gli assorbenti né per quanto riguarda il lato economico né sul fronte ambientale (avete idea di quanti assorbenti si gettano via ogni mese?!)

La mia esperienza con la Moon Cup
Devo dire che il primo impatto non è stato positivo. Anche se ero in partenza per le vacanze (e ovviamente... non devo nemmeno dirlo... qualcuna indovina?) non mi sono fidata a comprarla subito.
Ammetto di non aver mai avuto un ottimo rapporto con le mie "parti basse". Un po' come con il vicino del piano di sotto: so che esiste, ogni tanto dà fastidio (una settimana al mese...), quando ci incontriamo ci salutiamo, ma la cosa finisce lì. In tutta la mia vita avrò messo forse 10 assorbenti interni, potrei quasi calcolare la cifra esatta dato che ho comprato una scatola e ce ne sono ancora dentro.
L'idea di "mettere lì" un oggetto per di più molto più grande di un assorbente interno non mi stuzzicava proprio. E se poi si perde? Se non riesco più a tirarla fuori?

Ho avuto bisogno di qualche mese per interiorizzare meglio il tutto. Nel frattempo ho letto on line i commenti di tante altre utilizzatrici, molto soddisfatte e nessuna che non era più riuscita a tirarla fuori. Anche perché, pensandoci, bisognerebbe avere la vagina di una cavalla, non di una donna...
In inverno mi sono ripresentata alla bottega del commercio equo e l'ho comprata, pensando "alla peggio butto via 30 euro".
Tra il dire e il fare c'è di mezzo una Moon Cup. Il primo inserimento è stato un incubo e mi ha ricordato la prima volta a 16 anni con gli assorbenti interni. Ginocchia piegate, petto in fuori, pancia in dentro, respiro profondo, si piega la Moon Cup, si inserisce e... ahi che male! Riproviamo, respiro profondo, petto in dentro, pancia in fuori e... niente, non ci riesco.
Moon Cup insacchettata, messa in un cassetto del bagno e per 27 giorni (circa) me ne dimentico.
Alla mestruazione successiva ci riprovo e... incredibile. Entra, senza nessun problema. Anzi, la devo mettere e togliere per tre o quattro volte nel giro di poco tempo perché la prima volta è necessario tagliare "il gambo" della misura giusta ed è consigliato di procedere per gradi. E ce la faccio. Miracolo. O forse, semplicemente, ero meno stressata.

Da quel momento comincia un altro rapporto col mio corpo, con le mie mestruazioni... e con le vacanze. Circa un anno dopo, in partenza per il Cairo con il progetto di entrare nella striscia di Gaza (qualche dubbio sull'arrivo delle mestruazioni? No, vero?) mi trovo a dire alla mia coinquilina che un anno prima sarei stata preoccupata al pensiero di dover cambiare l'assorbente in condizioni igienico-sanitarie non ottimali, mentre con la Moon Cup mi sentivo assolutamente tranquilla. Al ritorno la mia coinquilina compra una Moon Cup e, senza nemmeno i problemi iniziali che ho avuto io, mi conferma dopo pochi cicli la bontà dell'acquisto con parole che ricordano quelle usate a suo tempo dalla volontaria della bottega nella sua presentazione: "Mi sono avvicinata alla Moon Cup per una questione ambientale, disposta anche a sacrificare un po' la mia comodità per non contribuire all'inquinamento, ma oggi se per assurdo mi dicessero che inquina più di mille assorbenti risponderei che... pazienza, è comoda e non posso farne a meno!".

Ora da vari mesi non ho più le mestruazioni e non posso dire che mi manchino ;-) Però ogni tanto penso alla mia "Munchi" (come la chiamavamo amichevolmente con la coinquilina) e qualche giorno fa ho realizzato che tra qualche mese (non subito dopo il parto), dovrò comprare la taglia L (la S è consigliata fino ai 30 anni e prima di una gravidanza). Il costo della prima, però, è stato ampiamente ammortizzato nei due anni di utilizzo.
Ma soprattutto ha contribuito a ridurre lo stress in vacanza!

Aggiornamenti:
aggiungo altri post sull'argomento:
I giorni della Luna dal blog "Annaelaneve's Blog"
Mooncup I love you dal blog "Il meraviglioso e (im)perfetto mondo di Julie

venerdì 7 ottobre 2011

Il mio blog è CO2 neutral

Grazie a Mammafelice ho scoperto questa iniziativa.

Secondo il Dr. Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di CO2 per ogni visita. Assumendo 15.000 pagine visite al mese (ehm ehm... magari!!!) questo si traduce in 3,6 kg di CO2 l'anno.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) calcola che un albero assorbe ogni anno dai 5 ai 10kg di CO2, e vive circa 50 anni
Quindi piantando un albero posso compensare (abbondantemente) la produzione di CO2 del mio blog.



L'iniziativa è sponsorizzata da Doveconviene che, in associazione con iplantatree, garantisce che per ogni blog che aderisce (gratuitamente) venga piantato un albero in zone sottoposte a progetti di riforestazione.

Doveconviene.it riunisce e digitalizza i volantini di molte catene della grande distribuzione permettendo all’utente di avere tutte le informazioni sempre e ovunque a disposizione, inoltre ha sviluppato un'applicazione smartphone dalla quale è possibile accedere a diverse informazioni sulle catene commerciali e sfogliare i volantini direttamente sul cellulare.
In questo modo, Doveconviene.it, si dimostra amico dell’ambiente perché scoraggia l’utilizzo e lo spreco di carta ed aiuta il blogger più sensibili a dare il loro contributo nella tutela dell’ambiente.

Per maggiori dettagli sui progetti di riforestazione si può visitare il sito: http://www.iplantatree.org/project/7