Visualizzazione post con etichetta Curare le opere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Curare le opere. Mostra tutti i post

25 luglio 2011

Come impaginare il tuo libro (regole brevi brevi)

Mi sono prodigata un pò alla ricerca della risposta alla penosa domanda:
Adesso che ho finito, come lo presento sto ca***** di romanzo alla casa editrice?
Ho trovato qualcosa sul web e la riporto qui, idee utili delle quali però non ho l'assoluta certezza della buona riuscita del capolavoro alla presentazione alla casa editrice...
Certo è che almeno per quanto mi riguarda sfrutterò questo metodo perchè non credo ci sia di meglio in circolazione! Ovviamente, il tutto + o - commentato da me.
Buona serata!!!


COME IMPAGINARE (o tentare di impaginare) UN ROMANZO

1. Prima di tutto, da quanto mi è parso di apprendere, è importante utilizzare un carattere chiaro e semplice, come ad esempio TIME NEW ROMAN o GARAMOND. Io personalmente ho utilizzato il TNM;
2. La grandezza del carattere deve oscillare fra il 12 e il 14, a seconda della grandezza del vostro scritto. Io ad esempio, mi sono resa conto che ho utilizzato il carattere a 14, ed è forse troppo grande per un romanzo di 360 pagine e rotte...Quindi immagino che diminuirò a 12 poichè su pagine molto più piccole del formato A4, il carattere a 14 farebbe diventare tutto un macello;
3. Non ho notizie per quanto riguarda i margini, Io personalmente ho lasciato un rientro di 1 cm a sinistra e a destra;
4. L'Interlinea. Sul web ho trovato che per scritti brevi (racconti o romanzi brevi), l'interlinea sta bene sul 1,5 ma nel mio caso preferisco utilizzarla al 1,15 perchè francamente la prima mi appare eccessiva...Non so a voi!
5. Bisogna ovviamente dare una pagina iniziale con un Titolo alla nostra opera, e quindi impostare il carattere utilizzato per il testo a 35 e piazzarlo in alto, al centro della pagina bianca.
Sotto, a 12 o 14, non dimenticate i vostri dati personali (nome, cognome, indirizzo ecc...), consenso al trattamento dei dati personali e per finire, la vostra bella firma!

ps: Queste regole, sono per chi utilizza Microsoft Word. Per l'impaginazione in formato libro, andare sulla barra delle applicazioni e selezionare MODIFICA - SELEZIONA TUTTO.
Le dimensioni standard di un libro stampato, dovrebbero essere (stando a quanto leggo) 23 cm di altezza per 15.5 di larghezza.
Sperando di esservi stata utile. Vi abbraccio tutti!
Alla prossima. Melina

13 aprile 2011

Le figure retoriche (elenco dalla A alla Z)

Visto che sono a lavoro ed ho rubacchiato qualche minuto da dedicare al mio amato blog, copio/incollo questo prezziosissimo elenco in ordine alfabetico delle figure retioriche più importanti, ovviamente dopo averlo letto heheheh!
Sperando di essere sempre utile a qualcuno, vi saluto e vi do appuntamento alla prossima, probabilmenre lezione n 4 su come scrivere una fiaba!
Ciao a tutti! ^_^

A
Allegoria: procedimento retorico per cui un contenuto concettuale viene espresso attraverso un’immagine che rappresenta una realtà diversa e autonoma rispetto al contenuto stesso. (esempio: i veltro riformatore della divina commedia che sconfigge la lupa ovvero la cupidigia)
Antitesi: indica la contrapposizione di due concetti o di due pensieri (esempio: due volte nella polvere \ due volte sull’altar. Manzoni)
Aferesi: caduta di una lettera o di una sillaba a inizio di parola
Affabulazione: vedi favola
Anafora: ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi
Apocope: caduta di una sillaba a fine di parola
Anacoluto: contenuto sintattico che prevede un soggetto senza verbo (esempio: un religioso che vale molto anziché si tratta \ è un religioso che vale molto )
Asindeto: sequenza di diversi aggettivi uniti dalla virgola.
Asindeto aperto: “a”,”b”,”c”,”d”,”e”,”f”,”g” Asindeto chiuso: “a”.”b”.”c”.”d”.”e”.”f “ e “g” Allitterazione: quando due parole iniziano con le stesse sillabe: (esempio e fa fuggire le fiere e li pastori(Dante)- e di me medesimo mi vergogno)
Assonanza: le parole finali dei versi hanno dopo l’accento tonico le vocali uguali ma le consonanti differenti: (esempio: io non sono come loro \ in perpetuo volo \ la vita la sfioro- )
Anastrofe: presentare le parole di un enunciato in un ordine diverso da quello abituale 8ad un pensiero solleva \ di me più degno - invece che più degno di me-)
Analogia: similitudine senza il come “i tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto: Pavese)
Apostrofe: interrompere l’ordine espositivo per rivolgersi improvvisamente ad una persona: “Ahi serva Italia, di dolore ostello… (Dante)

B
Brachilogia: contrazione dell’espressione. Si caratterizza per la presenza dell’ellissi del verbo.
Bisticcio: esempio: pizza pazza a pezzi- ragazzi pizzi pazzi e male avvezzi

C
Comparazione: confronto immediato tra due cose, due animali, persone.
Climax: intensificare il racconto sul piano emotivo – passionale gradatamente, se ascendente. Se non lo è si fa l’esatto contrario. (da un momento più emozionante a uno meno)
Chiasmo: ripetizione con schema ABBC. La ripetizione si può effettuare anche con l’uso di sinonimi.
Cotesto: rapporto semantico che si stabilisce tra un testo e un altro dello stesso poeta e tra il poeta e gli altri del suo tempo
Con-testo: rapporto tra autore e momento storico in cui vive
Consonanza: quando le parole finali dei versi hanno dopo l’accento tonico le consonanti uguali ma l vocali diverse ( batte alla tua finestra e dice il VENTO\ per monti e per mari ho viaggiato TANTO)

D
Dialefe: distinzione dei due suoni. Quello finale da quello iniziale
Diastole: spostamento dell’accento da sinistra a destra.

E
Epandiplosi: ripetizione della stessa parola a inizio e fine frase
Epentesi: allungamento all’interno di una parola
Eufemismo: dir le cose in modo piacevole per nascondere una situazione svantaggiosa
Epifonema: sentenza espressa in modo esclamativo
Epifonia: ripetizione alla fine di due o più versi
Epanalessi: ripetizione di un termine a fine frase che si ritrova all’inizio della successiva
Enallage: aggettivo con valore avverbiale
Ellissi: quando vengono sottintesi alcuni elementi della frase
Enumerazione: accostamento di una serie di termini della stessa categoria (fior, frondi, herbe, mbre, antri, onde, avri soavi)

F
Favola: sistema narrativo, racconto (generico); in greco mùtos: modo di raccontare dando alle cose un valore reale

I
Ipotiposi: descrizione varia e efficace , ricca di colori e suoni
Iterazione: ripetizione di discorsi, parole, costrutti
Ironia: particolare modo di esprimersi che conferisce alle parole un significato contrario (antifrasi) o diverso da quello letterale con intento critico e derisorio.
Dissimulazione in cui la figura autoriale vuole cogliere e significare idee morali, sociali, etiche e spirituali non facilmente comprensibili dai destinatari o dall’interlocutore all’interno dell’affabulazione.egli sa che i destinatari no sanno e gli fa capire che devono sapere.
Iperbole: esagerazione “ti mando mille baci” (Catullo)
Idiotismo: espressione dialettale riportata in lingua dotta
Ipotassi: proposizione principale che regge diverse subordinate
Iperbato: inversione di posizione “della città la bellezza”
Inarcatura: frase iniziata in un verso che si conclude in quello successivo.
Intensione: qualità concettuale che rende la comunicazione più o meno intensa per chi ascolta.

L
Litote: dare rilievo ad una non qualità negando l’idea contraria
Litote mascherata: non si definiscono con il non ma il non è nascosto : intero: non maculato

M
Metonimia: esprime un rapporto di qualità
Causa per effetto: morì per duello
Effetto per causa: vivere col sudor della fronte
Contenente per contenuto: bere un bicchiere
Contenuto per contenente: gli ho inviato un sms
Astratto per concreto: sfuggì alla polizia
Concreto per astratto: sei un tuono
Strumento per chi lo adopera: è un’ottima penna
L’epoca per le persone che vi appartengono : il Novecento
L’autore per l’opera: un Botticelli
Il nome di una persona per le qualità che la contraddistinguono: è un Woytila
Metafora: sostituire una parla con un’altra

O
Ossimoro: unione di due termini antitetici
Onomatopea: imitazione di un suono della natura o del suono di un oggetto
Omoteleuto: quando due o più parole hanno la sillaba finale uguale

P
Protesi: aggiunta di un infisso
Paragoge:allungamento a fine parola
Perifrasi: giro di parole che tende a esprimere qualcosa
Preterizione: affermare di non dire qualcosa che poi viene descritta
Polisindeto: sequenza di diversi aggettivi o sostantivi untiti da numerose congiunzioni
Polisindeto aperto: x e y e p e t e v e z
Polisindeto chiuso: x e r e t e p e v , v
Paratassi: proposizioni principali legate o per asindeto o per polisindeto
Pleonasmo: uso superfluo di qualcosa “ a me mi…”
Paronomasia: accostamento di due parole di suono simile ma con significato diverso.
Poliptoto: un vocabolo ripreso a breve distanza con funzioni morfo-sintattiche diverse: genere, numero, tempo, persona de verbo
Prosopea: cose anomale, astratte

R
Reticenza: non dire qualcosa che sarebbe bene dire
Ripetizione: esempio: viene subito subito
Rafforzamento: insieme di due o più aggettivi che consolidano il significato del sostantivo a cui si riferiscono (Vieni subito e presto: deittici diversi foneticamente ma simili nel significato)

S
Sinestesia: contrapposizione tra due sensazioni diverse.
Similitudine: figura retorica composta da”cosi…come” che esprime un rapporto di uguaglianza.
Sarcasmo: esprimere in modo aspro o brutale un giudizio sociale, morale, etico, spirituale contro qualcuno o qualcosa
Sineddoche: esprime un rapporto di quantità.
la parte per il tutto: un asso del pedale
il tutto per la parte: un cappotto di visone
il singolare per il plurale: sensibilità dell’uomo
il plurale per il singolare: sensibilità degli uomini
sincope: caduta di una sillaba all’interno di parola
sillessi: concordanza assentio di verbo e soggetto (la maggiorparte delle donne chiesero---anziché chiese)
Sinalefe: prevede la fusione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della successiva)
Sineresi: quando si fondono due o più vocali all’interno di una parola
sistole: spostamento da destra a sinistra dell’accento, dalla penultima alla terzultima sillaba per esempio
Simbolo: oggetto concreto chiamato a rapporto delle sue qualità leone per coraggio

T
Tmesi: taglio di una parola per andare a capo

Z
Zeugma: verbo che regge più complementi che dovrebbero essere da altri o quando una principale regge delle subordinate che avrebbero bisogno di essere rette da altri.
Parlare e lagrimar vedrai insieme (dante)

2 dicembre 2010

Ancora consigli su come scrivere un romanzo

Premetto che dopo un'accurata lettura di un libro sull'argomento "Come diventare scrittori oggi" di Andrea Mucciolo, ho deciso di scrivere questo post e di trasferire i tratti salienti da me elaborati al fine di consigliare ai miei lettori cosa bisogna fare per scrivere un romanzo (o semplicemente per sentirsi + sicuri di sè quando lo si scrive!)
In fondo, spesso leggiamo consigli non perchè non sappiamo fare le cose, ma perchè vogliamo essere certi che quello che facciamo sia, in un certo qual modo, giusto. Mi sto forse sbagliando?
Bene, cominciamo...
I primi passi da fare, prima di lanciarsi nella scrittura sconsiderata sono:
- decidere a quale genere letterario apparterrà la nostra opera (fantasy, horror, giallo, noir, rosa, thriller);
- a quale pubblico vogliamo indirizzarla (adolescenti, adulti, esperti nel settore);
- se il tema che abbiamo deciso di trattere è originale, se costituisce una novità o se invece potrebbe apparire come un orrido scopiazzamento!
- domandarsi se si è davvero in grado di trattare da soli l'argomento di cui si è scelto di parlare o se invece ci serve aiuto (consulenza, libri, notizie, web). Ne seguirà sicuramente una raccolta di informazioni;
- Pensare bene se si vuole utilizzare la prima, oppure la terza persona per la stesura dell'opera
e valutare i vantaggi e gli svantaggi dell'una o dell'altra.

Fatto questo, avremo le fondamenta della nostra opera.

Pieni di grinta, il nostro primo desiderio sarà quello di lanciarci nella scrittura sconsiderata del nostro romanzo, mentre invece ci toccherà pazientare ancora e creare i personaggi.
Q
uanti ne desiderate, purchè utilizziate una scheda dei personaggi per ognuno di essi, delineandone molto accuratamente l'aspetto, il carattere, le propensioni, i segni particolari ecc.
Troverete una scheda dei personaggi da compilare in qualche mio post precedente, oppure anche in rete. è utilissimissimaaaaa, non dimenticatelo!

Il prossimo post sarà dedicato alla distinzione fra prima e terza persona, e il narratore onnisciente o esterno.
Sperando di esservi stata utile, buona giornata a tutti!



25 novembre 2010

LA PUNTEGGIATURA...rinfreschiamoci la memoria!

Sono rimasta stupita dal fatto che NESSUNO abbia commentato o quanto meno letto i miei due POST SUI DIALOGHI, i post che credo (assieme a quelli su come creare un personaggio e sulla scheda del personaggio) siano fra quelli + importanti che abbia mai pubblicato...
Erano interessantissimi ^_^
E vabè, dopotutto i miei consigli sono sempre qui, a disposizioni di chi voglia usufruirne e soprattutto a MIA disposizione poiché è facile predicare, ma è difficile camminare lungo la retta vita.
Ecco, oggi volevo parlare della punteggiatura.
PERCHè? PERCHè QUALCOSA DI COSì "BANLE" PER UNO SCRITTORE, anche se alle prime armi?
Perchè sono dell'avviso che dobbiamo sempre rinfrescarci la memoria; perchè non dobbiamo mai sentirci padroni di nulla, ma soltanto limitarci a scrivere e a tenerci sempre aggiornati, sempre in allenamento.
Inolre, siccome il notebook mi ha momentaneamente abbandonata xkè l'alimentatore si è rotto e sto aspettando che me lo riparino o cmq di avere 30 euro per acquistarne uno nuovo, mi sono detta che UNO BUON RIMASSO DI Grammatica NON FA MALE A NESSUNO!
(gggrrrrr mi mancano 5 capitoli da correggere prima di andare alla SIAE e quel cavolo d alimentatore m molla...sfiga sfiga sfiga! Ci accontentiamo del pc d casa, condiviso con le mie due sorelle che lo occupano dalle 12.00 in poi...uff)

LA PUNTEGGIATURA
Sarò breve, e ricordate sempre che le regole della punteggiatura non sono affatto rigide e che potete quindi decidere da voi dove sia + opportuno inserire un ";" piuttosto che un ".", o viceversa.
IL PUNTO - Si usa a conclusione di una frase o di un periodo, e viene anche impiegato nelle abbreviazioni (sig. dott.). Indica una pausa lunga.
LA VIRGOLA - Indica una pausa breve e viene usata quando si elencano più elementi senza fare uno della congiunzione e; quando ci si rivolge a qualcuno interpellandolo prima di un'apposizione (Leopardi nacque a Recanati, cittadini delle Marche); per separare fra loro alcune apposizioni e per delimitare un inciso.
La virgola, NON SI USA per separare il soggetto dal verbo (tranne che non sia un inciso) e per separare il nome dall'aggettivo.
IL PUNTO E VIRGOLA - è un segno + forte della virgola e meno forte del punto. Si usa soprattutto per separare dei periodi piuttosto complessi, quando lo stacco logico fra essi non è troppo forte da richiedere un punto.
I DUE PUNTI - Si usano per introdurre il discorso diretto (io personalmente non li uso per questo), per introdurre la spiegazione la precisazione o la conseguenza di ciò che si è detto immediatamente prima (Era una bella giornata di sole: decidemmo di fare una gita).
IL PUNTO INTERROGATIVO - Alla fine di una domanda.
IL PUNTO ESCLAMATIVO - Contrassegna un'esclamazione, un ordine o un'invocazione. A volte, può anche essere usato assieme al punto interrogativo, per esprimere meraviglia. Insisto a ricordare che va messo UN punto esclamativo alla fine di una frase o al massimo (e non ve lo consiglio) ne vanno messi 3. Quindi NON 2 nè 4 o 5 o a casaccio: 1 OPPURE 3.
I PUNTINI DI SOSPENSIONE - Si usano quando non si vuole completare una parola o una frase per ragioni di convenienza, tipo quando per incertezza si interrompe il discorso e si cambia la frase che si aveva in mente in un primo momento (Io voglio...cioè mi piacerebbe che fosse così).
Non dimenticate MAI che i puntini sospensivi vanno usati con passimonia e sono 3: non 2 nè 4,5 o a casaccio, ma soltanto 3!
LE VIRGOLETTE - Si usano per delimitare il discorso diretto o per mettere in evidenza una o più parole affinchè risalti il loro significato. Vengono usate anche per i titoli delle opere.
IL TRATTINO - Per delimitare un inciso quando la virgola sarebbe uno stacco troppo forte.
LE PARENTESI - La loro funzione è quella di delimitare un inciso non essenziale alla comprensione della frase, ma utile per il lettore in quanto all'interno sono inserite informazioni.
L'APOSTROFO - Per questo segno bisogna fare un discorso a parte, un pò + complicato, e quindi lo tratteremo + avanti.

12 novembre 2010

Il dialogo (parte II)

Ma quanto potrà mai essere complicato scrivere un dialogo? In fondo non facciamo altro che comunicare verbalmente fra noi tramite dialoghi di tutti i generi, ma sì, ci diciamo qualsiasi cosa e ci viene così naturale...è così facile...
E invece NO!
Vi dico che scrivere un buon dialogo letterario è più difficile di quanto pensiamo, questo perchè prima di tutto, nella vita di tutti i giorni, durante i nostri dialoghi con il fruttivendolo, con nostro marito, con la professoressa o il datore di lavoro, diciamo spesso cose NON NECESSARIE!
Mentre chiacchieriamo amabilmente, ci capita di trattare argomenti di scarso interesse, che forse neanche ci riguardano; di buttare lì qualche parolina in dialetto, qualche frase fatta, tutte cose che nella stesura di un dialogo scritto, non servono a far andare avanti la storia.
Non voglio dire che il dialetto debba essere abolito del tutto (ad esempio nella caratterizzazione di un particolare personaggio o cmq di un particolare contesto ci può anche stare, ma sempre in minima parte), mentre per le frasi fatte tot out, ma voglio dire che dobbiamo essere moderati e che dobbiamo avere criterio.
Il dialogo spesso è quella chiave che ci permette di sbloccare una situazione, che ci permette di far proseguire velocemente la storia e proprio per questo noi non dobbiamo privarlo di elasticità e dinamicità allungando il solito brodo.
Mi seguite?
Spero di sì (ecco, quando vi do consigli è come se stessi parlando e quindi divago, faccio errori, mi concedo una risatina e un cambio di argomento di tanto in tanto perchè così mi va, ma quando sono seria ed ho a che fare con il mio romanzo, non posso assolutamente permettermi certi lussi...E NEANCHE VOI!)
Dicevamo quindi che voglio che ricordiate bene che
tutto quello che si mette sulla pagina deve servire a caratterizzare un personaggio e a far andare avanti la storia. Se le battute del vostro dialogo non svolgono entrambe queste funzioni, o almeno una delle due, vanno drasticamente E-L-I-M-I-N-A-T-E!
Anche se vi duolerà, il mio consiglio è quello di cancellare tutto ciò che è sulla vostra pagina a puro scopo decorativo (e fidatevi che ne avrete da potare...la prima sono io ^_^).
"Quel pezzo era veramente bello."
"Poteva starci bene..."
E INVECE NO!
Il pezzo che tanto vi piaceva potrete aggiungerlo poi, magari in una descrizione o in un tratto narrato. NON APPESANTITE I VOSTRI DIALOGHI!
Inoltre, (e ancora mi do la zappa sui piedi) non dovete dimenticare che nei dialoghi bisogna essere PLAUSIBILI.
Non possiamo scrivere pagine e pagine di dialoghi dove i personaggi si scambiano un susseguirsi di informazioni che sì, sembrano essere utili alla storia ma che tuttavia la deturpano orribilmente. Troverete, ops troveremo, altri modi per informare il lettore della stagione in cui è ambientata la storia oppure di che colore sono gli occhi del panettiere.
"Grazie Tom, per essere venuto a portarmi il pane in una così afosa mattinata di metà giugno" oppure "Grazie per essere venuto a portarmi il pane Tom, mi stavo proprio domandando cosa avrei accostato all'insalata che servirò questa sera. è verde sai, proprio come il colore dei tuoi occhi smeraldini."
Come vi suonano?

VOMITEVOLI!
Ebbene, spesso non ci accorgiamo di compiere delitti simili!
Quindi, come vi ho detto, bisogna essere plausibili, avere orecchio e rileggere attentamente ciò che si scrive (anche 2 o 3 o 4 volte) per cercare di minimizzare questo comunissimo errore. Per aiutarvi in questo compito, vi consiglio di rileggere i dialoghi ad alta voce oppure di farveli leggere da qualcuno che abbia moooolta pazienza.
Io provvedo rileggendo ad alta voce i pezzi che non mi suonano e purtroppo sono certa che i miei dialoghi non siano perfetti come voglio che siano i vostri tuttavia, come dico sempre, i consigli che do ai lettori del mio blog sono gli stessi che do a me stessa ogni giorno!
Buona serata e buona scrittura!

30 ottobre 2010

Curare le nostre opere. 10 semplici regole!

Qualche regola per curare meglio le nostre opere.

1) ELIMINARE LE PAROLE INUTILI. Spesso, senza accorgercene, tendiamo ad appesantire i nostri scritti con parole inutili che "allungano il brodo", che tolgono dinamicità al racconto e che lo rendono mediocre rispetto a quello che potrebbe essere con un'accorta e coraggiosa revisione. Non dobbiamo avere paura, dobbiamo essere forti ed accettare che spesso per saltare alla pagina successiva aggiungiamo qualche parolina qua e là e qualche frase inutile, che sicuramente non piacerà affatto al lettore e neanche all'editore, specie se siamo scrittori esordienti (i quali non si possono permettere mai nulla). Quindi, vi dico, omettiamo le parole superflue, rivediamo il nostro racconto e tagliamo tutto quello che non è essenziale. Il consiglio che mi sono permessa di darvi viene niente meno che da uno dei migliori manuali di scrittura quale "Elements of style", di Strunk and White. " quindi, predetelo in considerazione.

2) ELIMINARE LA MAGGIORANZA DEGLI AGGETTIVI E DEGLI AVVERBI.
Tutti lo dicono ma nessuno lo fa, nemmeno io. Mea culpa. Ma almeno devo consigliarlo a chi mi segue e anche a me stessa. Gli elementi più importanti del racconto sono verbi e sostantivi, le parti della frase dotate di maggiore potenza. Sono i verbi ad essere gli elementi più importanti della storia perché caratterizzano l'azione, che è il nucleo di qualunque racconto. è inutile appesantire i verbi con una catasta di avverbi soltanto nel tentativo di abbellire i nostri scritti perchè rischiamo di ottenere l'effetto contrario. Ancora una volta, perdiamo dinamicità e diventiamo noiosi. Moody dice "Eliminate tutti gli aggettivi e gli avverbi, poi alla fine aggiungeretene nuovamente qualcuno qua e là", e ancora, "mettete nei racconti più azione, più dialogo".

3) IL RITMO. Fate attenzione alla lunghezza delle frasi. È importante tenere conto della musicalità delle frasi che si susseguono, del ritmo che si snoda nel paragrafo e nell'intero racconto. Con frasi troppo lunghe rischiate di perdere il filo e il tono in cui leggete nella vostra mente o a voce alta, nel caso contrario, solo frasi corte potrebbero assomigliare ad una lista della spesa malriuscita.

4) EVITARE I VERBI "ESSERE" E "AVERE". È una raccomandazione molto semplice: si tende molto a usare la forma "X è questo", "X è quello", poiché come si è detto prima la forza della scrittura è nei verbi, è necessario usare verbi che siano più incisivi, più suggestivi e originali.

5) EVITARE RIME E ALLITTERAZIONI. È necessario evitare di ricorrere agli effetti della scrittura poetica quando si scrive prosa, proprio perché nello scrivere prosa quello su cui ci si deve concentrare è la narrazione, altrimenti il rischio è di dimenticarsi della narrazione e di finire con l'essere semplicemente "esornativi".

6) SEMPLIFICARE I TEMPI VERBALI. Anche se in certe opere risulta piacevole, bisogna cercare di usare un solo tempo quando si scrive e quindi evitare di fare troppi salti temporali all'interno di uno stesso racconto, altrimenti si corre il rischio che il lettore possa fare confusione e sia costretto a rileggere (punto a nostro sfavore).

7) NON FARE TROPPE RIPETIZIONI, TUTTAVIA QUALCUNA POTREBBE ANCHE RISULTARE PIACEVOLE. A volte si possono ottenere effetti molto belli con la ripetizione di detrminate strutture o periodi prima di introdurre un periodo molto diverso, magari più denso o complicato. Questo sempre a proposito della musicalità della scrittura. Non bisogna però inciampare i ripetizioni di una stessa parola all'interno di una frase, del tipo "il comandante comandò" oppure "lo scrittore scrisse uno scritto" altrimenti, vi dico, siamo rovinati!

8) NON ESAGERARE CON LE SIMILITUDINI. Il pericolo è quello di fare costanti paragoni con altre cose, e mentre ci sembra di essere molto profondi, in realtà stiamo solo facendo perdere la nostra storia di efficacia. Quindi un corollario è che, se si vogliono usare similitudini, è meglio fare paragoni tra cose che sono estremamente distanti tra loro, non tra cose vicine o prevedibili.

9) USARE TUTTI I 5 SENSI. Una cosa che si fa spesso è quella di usare soltanto la vista, invece è molto importante lasciare lo spazio anche all'udito, all'olfatto, al gusto e al tatto così da rendere i nostri scritti molto più strutturati e piacevoli, capaci di coinvolgere il lettore a 360 gradi.

10)NON SEGUIRE ALLA LETTERA I 9 CONSIGLI SOPRA INDICATI. Sono consapevole che non è affatto facile seguire i consigli che vi ho appena dato, e con tutta franchezza ammetto di non riuscirci neanche io quindi vi dico, non importa se riuscite a metterli in pratica fino in fondo, basta soltanto che li teniate bene a mente quando scrivere, così da commettere meno errori possibile. Non vi dirò quante parole occorre che scriviate al giorno per essere dei buoni scrittori perchè proprio non lo so e perchè ritengo che nessuno lo sappia. Il mio fidanzato dice una cosa sacra: BATTI IL FERRO FINCHè è CALDO, ed è quello che dibbiamo fare. Darci dentro finchè siamo freschi ed abbiamo idee...e quando siete stanchi fermatevi, predetevi il vostro tempo perchè la scrittura è un processo lento e la revisione lo è ancora di più (anche noiosa, a parere mio, ma molti la trovano eccitante).