sabato 20 marzo 2021

Saturday's Book

"Lo so, non avevo mai niente da raccontare, ti chiedevo sempre le stesse cose, me lo rinfacciavi in continuazione. Ma cominci a capire quali erano le mie giornate? Mi sentivo svuotata. Ero solo affamata di te." 




Dopo il successo di "Resto qui" e "Le parole sono importanti", Marco Balzano è da poco tornato in Libreria con il romanzo "Quando tornerò", sempre pubblicato da Einaudi. Anche questa volta dietro alle pagine di Balzano c'è un lavoro di scoperta e, infatti, regala ai lettori una storia nuova, che merita di essere conosciuta.
Siamo in Romania e la vicenda viene raccontata dai tre protagonisti: Daniela, Manuel e Angelica. Daniela è la mamma di Manuel e Angelica e, un giorno, decide di lasciare la sua casa, la sua famiglia e i suoi figli, per andare in Italia e cercare un lavoro per garantire loro un futuro migliore. 
Quella che si impone Daniela non è certo una scelta facile, e forse non è totalmente consapevole delle conseguenze che deriveranno da questa decisione: eppure rischia tutto, pur non sapendo cosa ci sarà ad aspettarla in Italia. Daniela trova lavoro come badante e le sue giornate iniziano a essere scandite dagli orari e dalle esigenze degli anziani che accudisce. Così facendo, Angelica e Manuel devono prendere atto di come questa decisione cambi anche le loro esistenze. Angelica si ritrova a dover badare alla casa e al fratello, mentre Manuel è rapito dalla nostalgia. La figura paterna è di passaggio e, dunque, Manuel trova nel nonno Mihai il nuovo punto di riferimento, la sua nuova bussola per poter proseguire le sue giornate.  
Daniela passa il tempo a prendersi cura delle famiglie degli altri, mentre la sua cresce a distanza. Prova a colmare il vuoto con le richieste dei figli: regala loro tutto ciò che può, ma non esiste oggetto che possa colmare l'assenza di un genitore. 
Ognuno dei protagonisti vive in maniera diversa la sofferenza provocata da questa situazione, ma nessuno dei tre dà voce a questo sentimento; ognuno terrà per sè la propria ferita e non la confiderà a nessuno. Perciò Daniela non dirà mai ai suoi figli di aver perso il lavoro, di trovarsi in difficoltà, di dover ricominciare daccapo. Così Angelica non parlerà mai della sua fatica e Manuel non rivelerà alla madre di soffrirne la mancanza. 
All'improvviso però sarà la vita stessa a far incontrare di nuovo i nostri protagonisti: accadrà un fatto, che qui non rivelerò, che sconvolgerà le loro vite. Daniela dovrà tornare in Romania per stare accanto a Manuel, che passa le sue giornate in un letto d'ospedale. È qui che inizia il confronto tra i due: Daniela racconta com'era la sua vita in Italia, mentre Manuel rimane in silenzio. Daniela non troverà giustificazioni per ciò che ha fatto, ma tenterà di dire il perché si è spinta a tanto. 
Inizia così uno scambio di ricordi, di stralci di vita, che emoziona e trascina il lettore fino all'ultima pagina, rivelando quanto una madre e le sue parole possano salvare una vita. 

Quello che ci regala Marco Balzano è un romanzo che racconta storie nascoste, quelle che si snodano sotto i nostri occhi ma di cui non conosciamo le coordinate. Quante donne vengono in Italia e diventano parte integrante di molte famiglie: eppure quanto poco sappiamo della loro storia e, ancora meno, conosciamo le vite di chi hanno temporaneamente lasciato. 
Balzano non lascia niente al caso e indaga, scava nel profondo di ogni animo, per regalare al lettore una storia che merita di essere letta: perchè racconta la vita, quella vera, senza tralasciare nulla, senza risparmiare nessuno. 

mercoledì 2 dicembre 2020

Saturday's Book

"Mi hanno sempre appassionata le storie, con le loro contraddizioni, le immancabili cadute, i tentativi di rialzarsi, la fatica di cambiare, e tu non cadevi mai, non litigavi mai, splendevi e basta. Però non eri più variabile. Col tempo sei mutata in stella fissa. Sempre più lontana, e pallida."


Cari lettori,

sarebbe dovuta essere la recensione del sabato, come d'usanza, tuttavia le regole sono fatte anche per essere infrante ed ecco la recensione che arriva, a sorpresa, a metà della settimana. Sono felice di aver incontrato Silvia Avallone nelle pagine del suo nuovo libro "Un'amicizia" pubblicato per Rizzoli; un romanzo che è davvero potentissimo, per la qualità di scrittura, per i temi affrontati, per le emozioni e le riflessioni che questa lettura ti lascia addosso soprattutto una volta conclusa.

Silvia Avallone ci porta nella vita di due ragazze, apparentemente tanto diverse, ma destinate a incontrarsi. Elisa viene da Biella e ha alle spalle una famiglia disastrata: il padre è una figura pressoché inesistente che Elisa vede in rare occasioni; la madre non è esattamente una figura responsabile, e il fratello Niccolò è un punk. Per quanto strana, questa famiglia a tre sembra aver raggiunto il proprio equilibrio, quando l'ennesimo colpo di testa della madre si concretizza in un trasferimento nella cittadina di T, dove abita il papà di Elisa. I due genitori vogliono ricominciarsi e vogliono provare a essere, insieme ai loro figli, una famiglia felice. Questo cambiamento per Elisa è una ferita; si trova in una nuova città, non conosce nessuno e tra poco inizierà il liceo. All'inizio trova conforto nel frequentare la biblioteca, poi incontra Beatrice, quella che diventerà la sua migliore amica anzi, l'unica amica che abbia mai avuto. Beatrice viene da una famiglia borghese, è curata, bella, ha sempre gli occhi di tutti puntati addosso: per ammirarla e per giudicarla, mai per conoscerla. Beatrice ed Elisa sono così differenti: la prima è spregiudicata e capace di intravedere il futuro, innamorata delle foto di cui capisce il potenziale; la seconda è affezionata ai libri, alle parole, vorrebbe fare la scrittrice ma non lo ammette nemmeno a se stessa. Beatrice ed Elisa diventano l'una il mondo dell'altra: si completano, si aiutano, comprendono cosa l'una può insegnare all'altra. Infatti, se Elisa impara a truccarsi, a vestirsi in modo più femminile, Beatrice impara a essere vera, a non nascondersi, almeno con Elisa. Come in tutte le amicizie, anche in quella tra Elisa e Beatrice ci sono luci e ombre e, proprio quando si affacciano al mondo degli adulti arriva l'addio, doloroso e inaspettato. Le loro strade si dividono; Elisa diventa una ricercatrice di Italianistica all'università di Bologna, mentre Beatrice diventa una star del web, diventa Beatrice Rossetti: tutti la seguono sui social e, solo guardando le sue foto, pensano di conoscerla, di sapere chi è, ma l'unica a conoscere la vera identità di Beatrice, tenuta nascosta al pubblico, è Elisa. Quello che è stata, Beatrice lo vuole tenere segreto e, il modo migliore di celare un segreto è non raccontare. Elisa però tredici anni dopo aver detto addio a Beatrice, inizia a scrivere la loro storia. Perchè decide di farlo? Perché dopo tredici anni Beatrice si riaffaccia alla vita di Elisa: riceve una telefonata inaspettata, imprevista, come quel dolore che sembrava sepolto e invece è ancora là, ancora vivo, sotto la cenere. A quel punto per Elisa scrivere, raccontare quello che è stato, rivivere ciò che ha vissuto diventa necessario: perché quando la vita arriva non si può far altro che viverla, anche attraverso le parole.

Forse la storia di “Un'amicizia” appartiene un poco a ognuno di noi: forse tutti abbiamo avuto un'amicizia come quella di Elisa e Beatrice, ma non tutte le nostre vite sono state raccontate. Tuttavia è proprio questo il miracolo della letteratura: parlare dell'universale rendendolo unico. E Silvia ci riesce, alla grande, nel primo romanzo in cui parla dell'adolescenza ma anche dell'età adulta. Sono pagine che non temono di affrontare nessun argomento e, nel mondo in cui siamo, dove gli occhi vedono ma non si soffermano, Silvia ci regala due personaggi che incarnano esattamente questo: Beatrice è l'immagine, mentre Elisa la parola. Eppure esistono entrambe, hanno una loro vita autonoma, ma hanno conosciuto anche una vita legata, indissolubile. Quello che ha scritto Silvia Avallone è un romanzo che non conosce mezze misure: ci si ritrova ad avere fame di questa storia, a girare le pagine, a sottolineare le frasi, a fare le orecchie alle pagine. Tutto questo semplicemente perché Silvia Avallone sa raccontare la vita e i lettori lo sanno, per questo la aspettano. 




sabato 14 novembre 2020

Saturday's Book

"Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie a nasconderci, ma sotto sotto vogliamo venire alla luce. Siamo fatti per nascere, non certo per morire. E un nome ben detto dà luce e dà alla luce ogni angolo dell'anima e del corpo, perché purtroppo ciò per cui vogliamo essere amati, noi, lo nascondiamo."


Cari lettori,

sono passati davvero diversi mesi dall'ultima recensione ma, prima di scrivere bisogna vivere e, soprattutto nell'ultimo anno, c'è stata tanta vita da vivere che il tempo per fermarsi a scrivere è mancato, ma non quello per leggere che è sempre stato presente nelle mie giornate. È un periodo sospeso quello che stiamo vivendo e non potevo che tornare con un libro che è prorompente e trasuda vita a ogni pagina. 

Alessandro D'Avenia è tornato in Libreria con "L'appello" pubblicato da Mondadori e, attraverso una notevole narrazione, chiama ognuno di noi a riflettere sull'importanza della scuola e ci racconta quale miracolo può avvenire semplicemente chiamando gli studenti per nome. 

Omero Romeo è un insegnante diventato cieco che vuole tornare a insegnare: gli viene affidata la classe quinta più scalcinata del liceo e i suoi alunni sono Caterina, Mattia, Stella, Ettore, Elisa, Cesare, Elena, Oscar, Achille e Aurora. Dieci studenti che gli altri professori hanno sempre definito come dei disperati e ai quali il professor Romeo scardinerà ogni certezza. Romeo chiede ai propri allievi di fare L'Appello: di dire il proprio nome e di lasciare che le sue mani tocchino i loro volti, così da poterli vedere attraverso il tatto e non più con la vista. L'Appello è il modo di venire al mondo ogni giorno, di essere guardati, non solamente visti, di essere toccati da mani che riescono a essere occhi, e di essere chiamati col proprio nome che contiene la propria vita. Gli studenti sono diffidenti, ma accettano la sfida e così inizia la rivoluzione dell'Appello. Romeo insegna la sua materia e la vita ai ragazzi, non è un semplice professore, bensì un Maestro. Ascolta ogni studente e, pur non avendo la vista, riesce a cogliere quello che è scritto nelle pieghe dei loro volti. Come mai un uomo senza vista riesce a guardare i propri studenti e a capirli, a spingersi negli angoli più nascosti della loro anima? Proprio perché siamo tempestati di immagini pensiamo di saper incasellare tutto con uno sguardo. In realtà ci vuole tempo per saper guardare. Romeo non ha fretta e per questo riesce ad arrivare nel cuore dei suoi studenti che affrontano non solo la maturità ma anche la vita. La rivoluzione che l'Appello ha iniziato è un fenomeno che non conosce arresto e se vorrete conoscerne la potenza e la verità dovrete assolutamente leggere questo romanzo. 

La scuola che descrive D'Avenia non è una scuola utopica, io ho avuto la fortuna di vivere quella rivoluzione. Dieci anni fa ero una studentessa diciassettenne con poche certezze e molte ferite aperte; dopo una bocciatura mi affacciavo a una nuova classe senza avere una prospettiva, senza avere sogni. Ero una ragazza ammaccata su sé stessa che non riusciva a trovare il suo posto nel mondo. Ero come un riccio: un'armatura di aculei affilati per difendermi dalle ferite della vita, che si sarebbero abbassati solo quando qualcuno mi avrebbe guardata senza giudizio. Gli adulti, con un'occhiata rapida, mi etichettavano senza conoscere la mia storia e senza ricordare il mio nome, e allora, pensavo, perchè mettersi in gioco? Fino a quando ho incontrato il mio Omero Romeo. Si chiamava Diego Gabos ed era il mio professore di storia e filosofia; è stato il primo a guardarmi dritto negli occhi senza avere paura di quello che vi avrebbe trovato. Mi ha dato fiducia e ha aspettato che io uscissi dal mio guscio e iniziassi a venire di nuovo alla luce perché, insegnandomi la storia e la filosofia, mi ha anche insegnato a rinascere e ad accettare le mie ferite. Contemporaneamente a questo percorso, nella mia vita entravano le parole di un libro: quel libro era "Bianca come il latte, rossa come il sangue" il primo romanzo pubblicato proprio da D'Avenia. Quella storia mi ha insegnato a trovare il mio sogno, dovevo trovare la mia Itaca da raggiungere e questa casa l'ho trovata nelle parole e nei libri. Forse perché davanti ai libri riesco a essere me stessa senza difese, forse perché in un libro ho trovato quello che ero e quello che volevo diventare, forse perché un libro dice sempre la verità. Dopo quell'anno non è stato tutto facile, ci sono state nuove sfide, nuove difficoltà, nuovi ostacoli, nuove cadute e nuove rinascite perché, quando riconosci la tua passione, non ci può essere tempesta che riuscirà a spegnerla. 

Ora vivo tra i libri e vi consiglio di leggere, e di fare vostro, l'Appello. 




giovedì 11 luglio 2019

Saturday's Book


"Riabituarsi, era questa la parola che lo gettava nel dubbio. 
Chi si abitua è stato da un'altra parte, sovvertendo un equilibrio."


Cari lettori,
è da molto che non scrivo una recensione ma, a volte, prima di scrivere bisogna leggere, e farlo bene. 
A chi frequenta queste pagine virtuali da più tempo sarà forse capitato di aver incontrato lo scrittore di cui parleremo oggi anche in una precedente recensione
Ho conosciuto Marco Missiroli grazie al suo "Il senso dell'elefante" e, da allora, non l'ho più lasciato; questo è ciò che succede quando si incontrano storie e scrittura di qualità. 
Ciò avviene anche in "Fedeltà", nuovo libro di Marco Missiroli, pubblicato dalla casa editrice Einaudi e classificatosi terzo al Premio Strega proprio la scorsa settimana. 

In queste pagine troviamo Carlo e Margherita, una coppia sposata, di cui conosciamo la vita quotidiana, fatta di alti e bassi, di armonie e incomprensioni, di complicità e tentazioni. Sofia e Andrea, gli altri personaggi, sono gli sconosciuti che inciampano nella vita dei protagonisti. 
Carlo, mancato scrittore che ripiega nell'insegnamento, incontra Sofia, una studentessa del suo corso; Margherita, che lavora in un'agenzia immobiliare, viene curata dalle sapienti mani del fisioterapista Andrea. Sofia e Andrea sono le tentazioni della coppia, sono coloro che potrebbero essere l'infedeltà di Carlo e Margherita. Una situazione ambigua tra Carlo e Sofia, un tradimento solamente presunto, diventa il pensiero fisso dei personaggi, nonché il filo rosso dal quale dipende tutta la trama. Quello che viene narrato in queste pagine è talmente sottile che non può essere svelato e dev'essere affrontato solamente attraverso un'attenta lettura che vi consiglio vivamente.
Alla fragilità dei giovani protagonisti fa da contrasto il personaggio di Anna, la madre di Margherita, che sa essere un'attenta e silenziosa guida, nonchè porto sicuro per la figlia, ma anche per il genero. 
L'intera vicenda è ambientata tra due città: Milano e Rimini sono descritte in modo tale da risultare anch'esse dei caratteri irrinunciabili per la comprensione del romanzo.   

"Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito."

Ma cosa significa essere fedeli e, si può essere fedeli agli altri e anche a se stessi?
Questa è una delle tante domande che possono sorgere durante la lettura di questo romanzo, che ha il potere di porre quesiti, anche scomodi, al lettore. Missiroli non ha paura di entrare nell'intimità dell'animo umano, spingendosi a minare anche le certezze più profonde.
Quelli che l'autore racconta sono personaggi che mostrano le loro debolezze e le loro fragilità in una società che pretenderebbe la perfezione. Sono personaggi coraggiosi, che stanno cercando il loro posto nel mondo e che non hanno paura di sbagliare, se questo significa essere ancora più fedeli al proprio io. Sono adulti che sono ancora figli, ma devono affrontare l'impresa di accudire i propri genitori. Sono personaggi reali, con ferite che non hanno bisogno di nascondere, perché sono la vera bellezza. 

Un libro che non teme nulla: né il giudizio dei lettori, né quello della critica.
Un libro che non ha paura di indagare la debolezza e la fragilità. 
Un libro di cui si è molto sentito parlare: perché la letteratura deve fare anche rumore.

Voto 10   

sabato 12 gennaio 2019

Saturday's Book

"Non funzionano mai le cose quando si trasportano da
un'epoca all'altra, stanno bene dove stanno e c'è sempre un
motivo per cui i ricordi devono restare nei
ricordi e non venire a disturbare il presente."



Cari lettori,
sono diversi mesi che non scrivo di libri qui, nelle mie pagine virtuali ma, questo devo dirvelo, non ho mai smesso di leggere. Forse non è un caso che io ricominci proprio da qui, proprio da questa storia.
Ho incontrato Nadia Terranova alcuni anni fa, nel suo primo romanzo, Gli anni al contrario, di cui vi avevo parlato qui. Ora Nadia è tornata, e per tornare ha scelto il mese di settembre, quello dove si riprendono le abitudini, quello in cui si torna a vivere dopo essere scomparsi nel mondo delle ferie. Nadia è tornata nel mese dei nuovi inizi, nel capodanno dell'animo ma non del calendario, e non c'era mese più adatto per dare alla luce Addio fantasmi.

Ida, la protagonista, torna a Messina dopo un lungo periodo di assenza. L'arrivo sull'isola ha uno scopo preciso: aiutare la madre nei lavori di ristrutturazione della casa di famiglia. Tuttavia, il loro rapporto e il loro appartamento, da ventitré anni, fanno i conti con un'assenza: quella del padre e del marito. L'uomo - di cui conosciamo il nome tardivamente - è scomparso misteriosamente senza lasciare tracce, senza lasciare un messaggio, senza lasciare il corpo.
Ida bambina aveva visto il volto di Sebastiano - questo il nome del fantasma - tingersi di tristezza; lei, impotente, non era riuscita a fare nulla e si era trovata, improvvisamente, a dover condividere un vuoto inspiegabile insieme alla madre.
Ritornare sull'isola significa affrontare nuovamente il ricordo e il dolore. In quella casa dove il tetto è rotto, Ida deve decidere quali oggetti tenere e quali buttare, quali ricordi conservare e quali, invece, abbandonare.

"La memoria è un atto creativo: sceglie, costruisce, decide, esclude."

E' in questo modo, attraverso la memoria, che conosciamo la vita di Ida, tra passato e presente. La passeggiatammare fatta talvolta con Sebastiano, l'assenza della madre - perché doveva fare anche il lavoro del padre -, l'amicizia con Sara. Il trasferimento a Roma, il lavoro alla trasmissione radiofonica, il marito Pietro e il desiderio da ritrovare, Nikos e Anna. Poi ci sono gli incubi di Ida, quelli che la nonna le raccomandava di raccontare sempre, quelli che confidava a Pietro, ma che a Messina non può raccontare a nessuno.  

"E io capii ciò che mi era mancato: imparare a dire addio.
Amiamo le nostre ossessioni, e non si ama ciò che ci rende felici, al contrario.
Ci attacchiamo gli uni agli altri, e nessuno è fatto di sostanze nobili."

Ida è tornata sull'isola per sconfiggere i suoi fantasmi, per sistemare il tetto della sua vita. L'assenza del padre, azzardando, l'assenza di una parte di identità: sappiamo quello che siamo anche perché sappiamo da chi veniamo. Ida convive con un vuoto dal quale però ha ereditato qualcosa, come l'attrazione per il mare. Non è facile non poter dare un volto, un corpo, una realtà, a una parte di noi.
Eppure Ida, nonostante il dolore, ha una forza incredibile, perché è sopravvissuta. Anzi, Ida ci insegna che siamo tutti dei sopravvissuti, con dei fantasmi più o meno presenti. Tuttavia a questi fantasmi si può dare un nome e una sepoltura anche se, come tutti i fantasmi, sono senza corpo.

La storia che racconta Nadia Terranova ha un valore aggiunto oltre alla bellezza letteraria: il lettore si può riconoscere in questa vicenda e può trarne aiuto, consiglio, riparo. All'autrice va dato merito di affrontare un dramma senza abbandonare la dolcezza e la potenza della parola. Quello di Ida è un viaggio a ritroso, verso la propria casa, ambientata non a caso in Sicilia, in quella isola che non solo dà origine alla protagonista e alla scrittrice, ma rappresenta anche un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, dove i colori, i sapori, i profumi, fanno tornare bambini, e per diventare veramente grandi bisogna conservare quello spirito. Forse è proprio Ida bambina che dà il coraggio a Ida grande di essere sé stessa e di "vivere e dimenticare".

Voto 9

mercoledì 31 ottobre 2018

Books Of Our Days #57

Cari lettori,
eccoci arrivati a un nuovo appuntamento con la rubrica #BooksOfOurDays.
Anche oggi ospitiamo diversi scatti tutti opera di Claudia, lettrice che divora molte pagine. Prima di farvi vedere i suoi consigli, per chi fosse approdato da poco qui, ricordo le regole di questa rubrica

  

Di cosa si tratta ? 



Di condividere i libri che vi stanno accompagnando ora, oppure quelli che sono stati importanti per voi, o quelli che portate nel cuore e che, nonostante il passare delle stagioni, non spengono mai la loro luce. Scrivetene anche il motivo, bastano poche righe, ma se vi siete emozionati al punto da produrre un papiro non sarò certo io a contenervi!



Come condividere?


Potete farlo con una foto su Instagram aggiungendo l'hashtag #BooksOfOurDays e taggandomi, così sarò sicura di non perdere nemmeno uno dei vostri suggerimenti. Se non voleste pubblicare foto, magari perchè il libro che vi ha appena entusiasmato è stato riportato in biblioteca, non preoccupatevi, scrivetemi il titolo e provvederò a trovare io l'immagine; l'importante è che vi firmiate.




Claudia consiglia #DaSoli di #CristinaComencini
perchè:

"Cosa significa ritrovarsi da soli - single - dopo una vita passata in coppia? 
Provano a raccontarlo i protagonisti di due coppie che si lasciano. 
Le loro voci si alternano mostrando quattro punti di vista, quattro stati d'animo, quattro modi di reagire diversi. 
C'è tanta disillusione, un bel po' di consapevolezza, molto realismo.
Questa è la sua magia."




Claudia consiglia #DaDoveLaVitaEPerfetta di #SilviaAvallone perchè:



"Nonostante l'irreparabile.
Nonostante la disperazione.
Oltre i vuoti e le sottrazioni.
La vita può regalare attimi perfetti."









Claudia consiglia #LaVitaNonEInOrdineAlfabetico
di #AndreaBajani perchè:

"Con 21 lettere si possono 
scrivere racconti che sono 
poesia e raccontano 
emozioni. 
Con 21 lettere si può 
descrivere la vita."











Claudia consiglia #EleanorOliphantStaBenissimo
di #GailHoneyman perchè:



"Acquistare un libro d'istinto.
Sentirlo fin dalla prima riga.
Non aspettarsi nulla e rimanere 
incollati alla storia.
Consigliarlo."











Claudia consiglia #LeFedeltaInvisibili di #DelphineDeVigan perchè:



"Solitudine, tensione, buio. 
Tanto, troppo.
Così intenso da far dimenticare l'afa
e il sole di questa
domenica
di fine luglio"











Claudia consiglia #DivorareIlCielo di #PaoloGiordano perchè:


"Quando un romanzo è capace di inghiottirti"












Claudia consiglia #SempreDAmoreSiTratta di #SusannaCasciani perchè:


"A volte si è incapaci di donarlo, altre se ne subisce la mancanza. 
Spesso, per difesa, è egoista o si finge di provarlo. 
Può spezzare il cuore, sfinire e nei casi peggiori può accadere che non basti. Indagando il suo lato negativo, molte sono le sue sfaccettature, ma sempre d'amore si tratta."










Claudia consiglia #UnBoscoDiPecoreEAcciaio di #MiyashitaNatsu perchè:

"In queste pagine lievi e nostalgiche si parla di musica, di pianoforti, di accordatori. La vera protagonista è però la ricerca di una condizione dell'animo, una passione che sfiora l'ossessione. Quella di un giovane ragazzo per il suono magico, un suono in grado di evocare il mondo in cui è cresciuto, i boschi con i suoi odori, colori e rumori. Quanto fascino si cela dietro la scrittura e la tradizione giapponese."




Avete visto che scatti stupendi anche questa settimana?

Vi aspetto al prossimo appuntamento!

giovedì 25 ottobre 2018

Books Of Our Days #56

Cari lettori,
è passato davvero molto tempo dall'ultimo appuntamento con la rubrica #BooksOfOurDays e, in generale, sono trascorsi molti mesi dall'ultima volta che ho scritto un post, in questo mondo virtuale. Purtroppo, o per fortuna, la vita reale ha preso il sopravvento. Ho provato a rincorrere il tempo, trascurare questo spazio non è stato giusto soprattutto nei confronti di chi mi ha sempre letta e ha sostenuto i miei progetti. Tuttavia, sono ancora qui e, spero, di non aver perso di vista la maggior parte di voi. 
Ripartiamo da qui, da questa rubrica in cui ho chiesto a voi di condividere le vostre letture a cadenza settimanale. Claudia è la lettrice che più ha condiviso i libri letti e che, nonostante il mio silenzio, ha sempre creduto che questo spazio ritornasse. A te, cara Claudia, va il mio grandissimo grazie. Tutti gli scatti che vedrete in questo post sono suoi. 
Per chi approda qui per la prima volta, di seguito troverà le regole della rubrica. 

  



Di cosa si tratta ? 



Di condividere i libri che vi stanno accompagnando ora, oppure quelli che sono stati importanti per voi, o quelli che portate nel cuore e che, nonostante il passare delle stagioni, non spengono mai la loro luce. Scrivetene anche il motivo, bastano poche righe, ma se vi siete emozionati al punto da produrre un papiro non sarò certo io a contenervi!



Come condividere?


Potete farlo con una foto su Instagram aggiungendo l'hashtag #BooksOfOurDays e taggandomi, così sarò sicura di non perdere nemmeno uno dei vostri suggerimenti. Se non voleste pubblicare foto, magari perchè il libro che vi ha appena entusiasmato è stato riportato in biblioteca, non preoccupatevi, scrivetemi il titolo e provvederò a trovare io l'immagine; l'importante è che vi firmiate.


Claudia consiglia #ChiamamiColTuoNome
di #AndrèAciman perché:

"Pigre e lente le prime 70 pagine. Di una lentezza necessaria, quasi propedeutica. Perché poi, quelle che seguono, sono pagine di un'intensità che ubriaca, disarma, stordisce, scuote, tormenta. Ti perdi nella nostalgia di ciò che è stato e di ciò che non sarà mai più. Tutti dovremmo vivere un amore come questo. Da conservare nella propria memoria come fosse all'interno di una teca, intoccabile e protetto dalla vita che va avanti, perfetto così. Anche se interrotto. Proprio perché interrotto."












Claudia consiglia #StoriaDellaMiaAnsia
di #DariaBignardi perché:


"Leggerezza e pesantezza percorrono queste pagine tenendosi, strette, per mano. 
Ne è il preludio la copertina, nell'immagine scelta una, nel titolo l'altra. 
E' straordinario come le parole 
scorrano fluide 
e leggere nel racconto di una 
battaglia contro la malattia e 
contro se stessi."










Claudia consiglia #LePocheCoseCerte
di #ValentinaFarinaccio perché:

"Tra le poche cose certe: - il tram passa appena accendi la sigaretta, fra due isole c'è sempre il mare, il dolore che sentiamo non ha misure universali, Capri - vista da Procida - quando sta per piovere, tra l'andata e il ritorno di un viaggio in tram possono passare 10 anni e una vita cambia. Letta la prima riga già sapevo mi sarebbe piaciuto. E tanto."










Claudia consiglia #UnaCosaPiccolaCheStaPerEsplodere di #PaoloCognetti perché:

"Come raccontare l'adolescenza 
in cinque racconti 
che ne esaltano tanto 
la tenerezza 
quanto 
il tormento."









Claudia consiglia #FaremoForesta di #IlariaBernardini perché:



"Da ogni cosa può nascere una foresta, se la si tratta con dedizione. 
Perché prendersi cura è un gesto che modifica l'esistenza generando bellezza. 
Qualunque cosa sia l'esistente: piante, relazioni, se stessi, la vita."










Claudia consiglia #ParlaMiaPaura di #SimonaVinci perché:

"Ho amato ogni riga, 
in ogni pagina, 
l'attenzione 
verso 
le parole usate 
e scritte."











Claudia consiglia #LAtlanteDellInvisibile
di #AlessandroBarbaglia perché:



"Un pizzico di giochi di parole, 
molta poesia, 
magia quanto basta. 
Pochi ingredienti, 
ma tutti di qualità."












Claudia consiglia #IlPrimoGiornoDellaMiaVita di #PaoloGenovese perché:

"Potrebbe essere la sceneggiatura di un film, uno di quei pochi - tratti da un libro - che vorrei vedere. Una vera e propria celebrazione della vita, di cui spesso si dimenticano le gioie, le infinite possibilità e le innumerevoli occasioni che regala. "









Ecco i consigli di questa settimana: sono bellissimi, vero?

Aspetto i tuoi, se ti va!