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domenica 22 gennaio 2012

Aemilia Ars

Volevo scrivere questo post fin dall'inizio del mio blog: il merletto chiamato Aemilia Ars in questo momento è, tra i merletti italiani, quello più "vivo", più insegnato, sul quale si scrivono più libri. proprio per questo è difficile dire qualcosa di originale e interessante.
Lo spunto per questo articolo mi è stato dato dalla segnalazione di materiale molto interessante che ora è consultabile in rete, e rende accessibile a tutti non solo la storia e il presente, ma anche la valutazione dello stile di questo pizzo, che è ciò che lo rende peculiare.

STORIA
La Società Cooperativa Aemilia Ars fu fondata nel 1898, periodo assai favorevole ai movimenti che valorizzavano l'artigianato artistico, come l'Arts and Craft inglese, l'Art Nouveau francese. Lo scopo era quello di valorizzare le eccellenze artigianali della regione, merletti e ricami, ferro battuto, oreficeria, lavorazione del legno, producendo oggetti di uso comune disegnati da artisti.
La moglie di uno dei fondatori, la contessa Lina Bianconcini Cavazza s'incaricò di divulgare il reticello ed il punto in aria, insegnandolo in vari labratori che produssero centinaia di bravissime merlettaie e ricamatrici.
Nel 1903 l'attività della Società cessò, i costi della manodopera erano eccessivi e la clientela scarsa. Venne mantenuta l'attività del laboratorio di merletto (evidentemente le donne venivano pagate di meno degli artigiani uomini), che continuò fino al 1936.


Aemilia Ars autentico, di proprietà di Elisabetta Saccani

STILE
Spesso sono designati come "Aemilia Ars" merletti ad ago geometrici; io per molto tempo ho creduto che fossero sinonimi, in realtà non è così. La Società Aemilia Ars produceva merletti per la vendita, quindi era conveniente fare merletti geometrici, relativamente veloci e semplici da eseguire, facili da imparare e poco costosi. Nei primi tempi soprattutto si utilizzavano disegni simili a quelli del reticello, come quelli contenuti nel libro di Cleofe Mingarelli Ricci, poi molti artisti, tra cui  Rubbiani, produssero dei disegni peculiari, che rispecchiavano il gusto del tempo. Un'altra fonte d'ispirazine furono dei modellari antichi: il libro di Passarotti, pubblicato nel 1500 e riprodotto integralmente. Fotografie di questi meravigliosi merletti sono raccolte nel libro di Elisa Ricci "Merletti e ricami dell'Aemilia Ars", edito nel 1929, la cui copia anastatica del '99 è recensita qui.
L'altro libro di modelli a cui fecero riferimento le merlettaie e i disegnatori dell'Aemilia Ars fu quello di Bartolomeo Danieli, e ora una sua copia, conservata alla Galleria Corsini, è consultabile qui.
Negli ultimi tempi la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna ha reso disponibile in rete una parte delle sue collezioni, tra cui merletti e disegni dell'Aemilia Ars, una meraviglia!


Bordo per centro, illustrato nel libro "I bordi" citato in bibliografia

TECNICA
Oltre alle peculiarità di stile, i merletti dell'Aemilia Ars sono fatti con una tecnica peculiare. Il cartone di sostegno viene preparato con dei punti d'appoggio, che sosterranno i contorni del disegno, eseguiti non tutti all'inizio del lavoro, come nel merletto veneziano, ma man mano che si procede. I punti utilizzati sono pochi, ma sufficienti a conferire leggerezza e consistenza insieme, bastano il punto festone imbottito (punto smerlo) e il punto chiaro, poi ci sono le barrette a cordoncino, che talora formano uno sfondo a rete, a volte ornato da pippiolini (Gruppetti) agli incroci. Gli ornamenti a rilievo, fatti a punto vapore, sono chiamati "canottiglie". Il tutto lavorato con un filo abbastanza consistente, in passato lino, ora spesso cordonetto, che conferisce ai rilievi una bella consistenza, e permette di fare un lavoro molto "pulito".
Poi c'è la perfezione dell'esecuzione, la caratteristica principale di questi merletti; le punte devono essere proprio a punta, le curve dolci, le barrette dritte e regolari, e così via. Chi ha avuto la fortuna di ammirare i lavori di Antonilla Cantelli sa di cosa parlo.

Il mio primo tentativo di Aemilia Ars, da autodidatta. Come si vede non è perfetto,
ma lo sfondo è fatto con le caratteristiche barrette ornate di pippiolini

Questo è perfetto. Fotografato a Parma, realizzato da Carla D'alessandro
BIBLIOGRAFIA
Elisa Ricci, Merletti e ricami dell'Aemilia Ars, 1929; copia anastatica: University Press, Bologna, 1999
Virginia Bonfiglioli Chiavegato, Punto in Aere, Re Enzo Editrice, Bologna, 2003
Un Bordo Aemilia Ars, Edizioni Punto Antico, San Giovanni in Persiceto, Bologna, 2005
Aemilia Ars. Dai vecchi disegni ai nuovi merletti , Edizioni Il Punto Antico, 2008
Barbara Cantelli: L'Aemilia Ars di Antonilla Cantelli, Edizioni Nuova S1, Bologna 2008
Il Club delle Aristocratiche Signore: Fiori . Edizioni Nuova S1, Bologna 2009
Aemilia Ars Disegni e Merletti e copia anastatica di: Disegni di trafori, Punto in aria di Cleofe mingarelli Ricci, cofanetto edito da Il Punto Antico, san Giovanni in Persiceto, 2009
Bellomo, D'Alessandro, Monteventi: Quaderni di Aemilia Ars Bordi. Ed Nuova S1 Bologna 2011

IN RETE
Libro di disegni di Cleofe Mingarelli Ricci: http://www.cs.arizona.edu/patterns/weaving/books/rcm_lace.pdf
Articoli vari sull'Aemilia Ars: http://www.fioretombolo.net/ars.htm
Collezioni d'arte della Cassa di Risparmio di Bologna: http://collezioni.genusbononiae.it/products/lista_prodotti/category:31
Libro di disegni di Bartolomeo Danieli: http://calcografica.ing.beniculturali.it/calcografica/index.php?page=default&id=19&lang=it&start=1&schemaType=S&textToSearch=Danieli
Associazione I Merletti di Antonilla Cantelli: http://www.aemilia-ars.it/
Disegni originali regalati dall'Associazione I Merletti di Antonilla Cantelli (bellissimi!): http://www.aemilia-ars.it/Eventi/il-nostro-regalo-di-natale-2011.html
Associazione Il Punto Antico http://www.ilpuntoantico.it/home.html

NB
Non avrei potuto scrivere questo articolo senza le informazioni e i suggerimenti che mi sono stati forniti, nel corso degli anni, da Bianca Rosa Bellomo, che ringrazio ancora una volta.
Se siete a conoscenza di altre fonti o se trovate errori o inesattezze nel mio scritto comunicatemelo, sarò felice di rettificare.

Edit del 23.1: ho fatto alcune correzioni suggeritemi da Jeanine, Grazie!
Edit 2: altre correzioni suggerite da Bianca Rosa!

lunedì 14 marzo 2011

Point de Gaze

All'inizio di aprile andrò in Inghilterra, a Newbury, vicino a Londra, per seguire un corso di Point de Gaze, tenuto da Catherine Barley.
Mi rendo conto che si tratta di una pazzia: non potrò chiacchierare con le altre allieve perchè capirò poco la loro lingua, e temo di non essere a un livello adeguato per fare bene questo merletto così raffinato.
Questa mia convinzione si è rafforzata quando ho visto le dimensioni del lavoro che dovremmo fare in tre giorni: 7 cm X 4 (più festoni di finitura). Dentro c'è una rosa, con foglie e decorazioni varie. Mi chiedo se riuscirò almeno a vedere i fili.
Per il momento devo tracciare i contorni, in modo da avere la base già pronta all'arrivo. Io ci provo, pubblicherò gli aggiornamenti sulla progressione del lavoro

Ma cos'è questo Point de Gaze? Per avere un'idea della versione moderna, vi rimando QUI, al post su Catherine Barley, appunto.

Questo tipo di merleto è tipico delle Fiandre, nasce a Bruxelles, poi si espande nelle città vicine, in particolare a Gand (Gent). Si inizia a produrre dopo la Rivoluzione Francese, sull'esempio dei merletti di Alençon e Argentan, dapprima con fondo a barrette (brides), poi su fondo tutto lavorato con filo molto sottile, tipo tulle (Gaze).
Ecco nato il point de Gaze, che poi evolve in modo autonomo assumendo le caratteristiche che lo contraddistinguono.


I disegni sono floreali, molte rose, peonie, altri fiori, solo in parte stilizzati, spesso accompagnati da farfalle, e ramages vari, il tutto legato da una retina molto sottile, eseguita in giri di andata e ritorno in punto festone ritorto.


Quello che io chiamo punto festone ritorto

Molto spesso le ali delle farfalle o alcuni petali dei fiori sono in rilievo, lavorati a parte ed applicati al merletto in un secondo tempo; questi elementi in rilievo sono peculiari del Point de Gaze.
Altre caratteristiche tecniche sono:
- all'interno dei fiori, ci sono parti molto traforate, eseguite con la stessa tecnica della rete di fondo, ma con filo più grande
- disegni ornamentali soprattutto all'interno dei fiori (cerchi, roselline, linee continue) che sono in parte derivati dalle "modes" dei merletti francesi
- il contorno, che si chiama "Cordonnet" è fatto con un filo decisamente più grosso, che viene ricoperto solo parzialmente a punto festone, con punti distanziati, che servono solo per tenerlo a posto.


In un periodo successivo, per velocizzare il lavoro, solo gli elementi decorative venivano eseguiti ad ago, erano applicati su un fondo fatto a fuselli (più rapido) o addirittura su un tulle meccanico.
Ecco un esempio di decorazione eseguita per un ventaglio prima dell'applicazione sul fondo:



Mi pare, tra l'altro, che il contorno esterno sia eseguito a tombolo, se vedo bene.

sabato 13 novembre 2010

Dentelles

Qualche giorno fa ho visto l'annuncio del tema della prossima edizione di "l'Aiguille en Fete" che si terrà in febbraio a Parigi

Sarebbe bello andarci, anche se ho pensato che in Francia non sono sistemati molto meglio di noi, in fatto di merletto ad ago.
Mi è venuto in mente che ho interrotto la storia del merletto ad ago proprio all'inizio del suo splendore in Francia, possiamo vedere com'è proseguita.
Eravamo rimasti qui.
Francia, seconda metà del '600; si decide di produrre i merletti ad ago autonomamente, senza doverli importare, visto il loro costo esorbitante. Si installano delle manifatture nel Nord, in bassa Normandia,  dove già si producevano dei merletti ed erano disponibili filati di lino adatti. Inizia così la produzione ad Argentan, ad Alençon e nella città di Sedan, che si trova invece al confine con le Fiandre.
I primi merletti rassomigliano molto a quelli veneziani, ma il re Luigi XIV paga degli artisti per produrre disegni nuovi, tipicamente francesi. Intanto anche la moda sta cambiando; il re ama  tenere i capelli lunghi e ricci sciolti sulle spalle, che non stanno bene sui colli in merletto rigido, perciò si tende ad "ammorbidirli", sia nella consistenza che nel disegno. In questo periodo la produzione francese è abbastanza omogenea come stile e come tecnica, e prende il nome di Point de France

Point de France, fine '600


Point de France, inizio '700

La corte è una dei maggiori committenti, infatti ci sono disegni proprio ispirati al simbolo di Luigi XIV, il sole:



Negli anni successivi la moda cambia ancora: nel '700 i vestiti sono ornati da una profuzione di volant di pizzo, che si applicano persino ai bordi degli stivali degli uomini. E' necessario produrre merletti sempre più leggeri e morbidi. I meno abbienti usano merletti al tombolo, di esecuzione più rapida e meno costosi. Non bisogna dimenticare che all'epoca i merletti ad ago richiedevano il lavoro di diverse persone, ognuna delle quali si occupava solo di una fase dalla lavorazione; era perciò più pratico unire le lavoratrici in manifatture, localizzate in alcune citta,per cui la produzione tende a caratterizzarsi maggiormente. Ad Argentan troviamo disegni  floreali di gusto classico, con lo sfondo riempito da esagoni ben evidenti.


Argentan

Il merletto di Alençon, forse il più conosciuto, ha disegni floreali di gusto spesso naturalistico, con fondo lavorato a Point d'Espagne (punto festone ritorto) con filo sottilissimo, che lo fa somigliare ad un tulle molto fine.


Alençon


Alençon



Argentan ed Alençon


Il merletto chiamato Argentella, prodotto prevalentemente ad Alençon, ha invece un fondo occupato in buona parte da esagoni che racchiudono un cerchio, molto elaborato e caratteristico


Argentella

Argentella
In alto Argentella, in basso Argentan


Nella città di Sedan che si trova in un'altra zona, i disegni evolvono in modo diverso, mantengono il carattere non naturalistico del punto di Venezia, con molti disegni piriformi circondati da foglie e ramages; i punti di riempimento sono molto vari e conferiscono un carattere particolare a questi merletti


Sedan



In alto point de Sedan, in basso Argentan
 Con la Rivoluzione Francese tutto cambia: la moda diventa più rigorosa, il lusso sfrenato non ha più spazio, e le manifatture cadono in disgrazia, come i loro maggiori committenti, i nobili.
Conoscono ancora un breve periodo di splendore sotto Napoleone, che cerca di far rifiorire soprattutto le manifatture di Alençon, adeguando anche i disegni alla nuova moda.



Merletto di Alençon raffigurante le api, simbolo dell'impero napoleonico

All'inizio dell''800 arriva la vera rivoluzione in fatto di merletti: la costruzione di telai capaci di riprodurre il tulle. A questo punto non è più necessario occupare per molte ore delle maestranze altamente specializzate. Inizia la produzione industriale del merletto. 

Bibliografia e immagini:
Bury-Palliser History of Lace
Lefébure, Dentelles et guipures
Lefébure, Les Point de France
(scaricabili da http://www.cs.arizona.edu/patterns/weaving/books.html )

lunedì 6 settembre 2010

E poi?

Riparliamo un po' di storia?
Qui eravamo arrivati al Seicento, la moda richiedeva tessuti e merletti sempre più ricchi, sontuosi e costosi; a Venezia, oltre il Gros Point, o Punto tagliato a Fogliami, si produceva il Rosaline, delicato, con tanti piccoli fiorellini, e il Punto di Venezia, con disegni che ricordavano i coralli.


I merletti veneziani erano apprezzati e pagati molto bene in tutta Europa, si cominciava ad imitarli, soprattutto in alcune regioni della Francia, senza riuscire a riprodurne l'eleganza.

Nel 1665 Colbert, (non a caso figlio di un mercante di stoffe di Lione) allora Primo Ministro di Luigi XIV, si rese conto che l'importazione di tessuti e merletti era un peso insostenibile per l'economia francese, per cui emanò una legge che vietava l'acquisto all'estero di tali merci. Questo non significava che gli ornamenti dovevano essere banditi dall'abbigliamento e dalle case, semplicemente quelli impiegati dovevano essere prodotti in Francia.
Per migliorare la qualità dei merletti ad ago francesi chiamò (e pagò profumatamente) una trentina di merlettaie veneziane, che fece risiedere essenzialmente nelle città di Argentan e Alençon, dove dovevano insegnare la loro arte alle merlettaie autoctone. Affidò la direzione artistica di queste menifatture a famosi disegnatori, che fornirono dei modelli particolarmente eleganti, e diede inizio alla fiorente industria del merletto ad ago francese.

Venezia aveva perso il monopolio di questa fiorente industria. Si cercò di limitare il danno emanando leggi che vietavano l'espatrio delle merlettaie, con pene severissime che colpivano anche le famiglie. Provarono anche a raffinare la produzione dando origine a bellissimi pezzi di Rosaline, poi cercarono di allinearsi alla produzione francese: arricchirono i fondi, dapprima aumentando semplicemente la densità delle barrette



poi iniziando a fare delle barrette con disposizione geometrica, come si vedeva nei merletti di Argentan



A Burano si iniziò a produrre un merletto con un fondo completamente a rete, quello che ancora oggi conosciamo come merletto di Burano, che era simile a quello di Alençon, senza eguagliarne l'eleganza per quel che riguarda i disegni.



Questi nuovi merletti avevano in comune la leggerezza, e la facilità di manipolazione. La moda intanto era cambiata, aveva nuove esigenze, gli abiti erano ricchi di fiocchi e gale, che non potevano essere fatti con gli antichi pizzi rigidi come sculture, per questo i nuovi merletti erano l'ideale.

Ma le leggi di Colbert non colpirono solo i merletti. Furono vietate anche le importazioni di ricche stoffe orientali, i Damaschi, e quelle stampate che arrivavano dall'India (le indiennes, appunto). Per ovviare a queste restrizioni, nel Sud della Francia si iniziò proprio allora a produrre il famoso Boutis, in sostituzione delle indiennes, mentre i damaschi furono sostituiti con il ricamo Colbert, che prese il nome proprio dal famoso ministro.


Needlebook ricamato a Colbert

sabato 28 agosto 2010

Musei virtuali

Vi ricordate quando, solo pochi anni fa, dovevamo sorbirci lunghi viaggi, per poter ammirare capolavori nei musei? L'invidia nei confronti delle persone che avevano la possibilità di visitarli?
Bene, l'invidia resta, e anche la voglia di vedere i musei dal vivo.
Ora però possiamo approfittare dei musei virtuali, prendere visione di pezzi appartenenti a collezioni che a volte non sono esposte, o lo sono in condizioni di luce  non ottimali, grazie ai musei virtuali. A volte le immagini onlie sono molto dettagliate, e si vedono i dettaglio meglio che dal vivo.
In Italia mi risulta che esista solo il Museo Caprai, visitabile qui.



Quando sono stata a New York ho cercato di visitare la Collezione Ratti, al Metropolitan Museum, ma non è stato possibile, le visite erano solo su appuntamento. Anche la sezione di moda e costume non era accessibile, quindi mi è rimasta la voglia di ammirare le meraviglie che mi erano state descritte. Da qualche tempo è online la Collezione di Moda e Costume del Brooklyn Museum, se ho capito bene è stata donata al Metropolitan. Per molti oggetti c'è un'accurata descrizione, con possibilità di ingrandire le foto fino a vedere i dettagli. Oltre ai merletti, trovo molto interessanti le borse. Segnalo in particolare questo bellissimo collo ad ago. In basso a destra si possono selezionare delle immagini di particolari, ancora ingrandibili, che rendono possibile apprezzare anche i singoli punti. Si tratta di un collo in merletto ad ago, probabilmente eseguito alla fine dell''800, utilizzando e riassemblando dei merletti antichi o fatti in quel periodo su modelli antichi. E' divertente vedere i particolari, si notano dei rilievi che disegnano un cane, in una parte forata c'è una minuscola damina... Un gioiello da osservare con attenzione.



La raccolta  di tessili virtuale più famosa è sicuramente quella del Victoria and Albert Museum di Londra; se si fa una ricerca tra le collezioni per "needlelace" si trova questo : pagine e pagine di merletti, ognuno con descrizione abbastanza dettagliata. Purtroppo in questo caso non è possibile avere degli ingrandimenti sufficienti a cogliere tutti i dettagli della lavorazione.

Altra collezione molto interessante è questa: si tratta di un museo australiano che ospita e mette a disposizione una bellissima collezione di tessili, merletti in particolare; anche in questo caso gli ingrandimenti purtroppo non sono sufficienti a studiare con cura i singoli pezzi. Dalla homepage del sito del museo si può anche scaricare un interessante documento che propone un sistema di classificazione dei merletti.

Quando riusciremo in Italia a digitalizzare e mettere a disposizione il nostro bellissimo patrimonio tessile, che in buona parte è conservato in magazzini inaccessibili?

sabato 31 luglio 2010

Andiamo un po' avanti


Il reticello, forma di merletto relativamente semplice, si diffonde in tutta Italia, viene prodotto con poche varianti sia per ornare capi d'abbigliamento sia per la biancheria da casa, naturalmente nelle case dei ricchi, non solo nobili, che proprio nel '500 conoscono grande fortuna.

Dal merletto ad ago geometrico al punto in aria (non geometrico) il passo è breve, basta non porre limiti alla fantasia, uscire dagli schemi e usare ago e filo come se fossero una matita, che disegna nell'aria.
Nasce così quello che è universalmente conosciuto come Pizzo ad ago Veneziano, con la sua sontuosità e tutte le varianti.


Punto in aria

I disegni di questo merletto si ispirano alla natura, ma non sono mai realistici, come dimostrano i pezzi a noi pervenuti e i libri di modelli che cominciarono a divulgarsi in quel periodo, negli ultimi decenni del XIV secolo.
Si distinguono diversi stili: il Punto di Venezia, che presenta disegni ramificati che ricordano un po' i coralli o i licheni:
Punto Venezia

La forma più caratteristica e più conosciuta è il Punto Tagliato  o Punto tagliato a fogliami, quello che in francia si chiama Gros Point de Venise. Il nome Punto Tagliato incuriosisce, perchè non pare pertinente, ma sembra derivare dal dialetto, e significa Punto INtagliato, come se fosse un bassorilievo. Se si esaminano questi merletti con una luce tangente si può apprezzare appieno l'effetto di rilievo dato dalle imbottiture, che ricordano delle sculture in avorio.




Il merletto di Venezia viene considerato oggetto di gran lusso, molto costoso. Non lo producono più solo le dame di corte, che lo consideravano un raffinato passatempo, ma viene eseguito anche dalle popolane, che lo vendono per ricavarne mezzi di sostentamento. L'arte del merletto diventa una voce importante nell'economia della città.


Tutte le fotografie di questo post e del precedente (tranne l'ultima) sono tratte dal libro di Elisa Ricci "Old Italian Lace" Vol 1

lunedì 26 luglio 2010

Un passo avanti nella storia

In questo post avevamo parlato delle origini (presunte?) del merletto ad ago, di come sia nato a Venezia, probabilmente grazie ad impulsi tecnici provenienti dal Medio Oriente.
Se si vuole approfondire l'argomento è imprescindibile il libro di Elisa Ricci: Antiche Trine Italiane: trine ad ago , ristampato nel 2007 e scaricabile gratuitamente nella versione inglese ; io l'ho riletto per l'ennesima volta e ho trovato ancora nuovi spunti, sono rimasta come sempre colpita dalla conoscenza delle arti e dalla disinvoltura con cui ne parla.
Ho trovato molto interessante la parte che riguarda proprio le origini del merletto ad ago, e riesce a individuare un percorso abbastanza lineare in una materia piuttosto aggrovigliata.

In questi ultimi giorni sono un po' perplessa sulla datazione dell'inizio del Punto Tagliato; nel libro si fa risalire a una data non antecedente la seconda metà del '400, ma leggendo la prefazione dell'ultimo libro di Bruna Gubbini sul Punto Antico, ho visto riportata come esempio di primo Punto Antico l'immagine della Pace, nell'allegoria del Buon Governo, di Ambrogio Lorenzetti,che si trova nel Palazzo Pubblico di Siena, ed è databile intorno al 1340. Come si vede dalla foto, la Pace è adagiata su un cuscino che è indubbiamente ricamato con dei motivi a punto tagliato.
Forse questo tipo di ricamo si utilizzava da tempo ma non era molto diffuso ed è diventato di uso comune dopo il '400?


Allegoria del buon governo: la Pace


Sembra che tutto sia nato dall'esigenza di decorare le camicie che uomini e donne portavano, alla fine del '400, sotto ai sontuosi vestiti in seta ricamata in oro; non erano lavabili, andavano protetti con della biancheria più "pratica", che però si poteva vedere ai polsi e al collo, quindi andava lavorata altrettanto sontuosamente; lo stesso discorso era valido anche per la biancheria da casa: il gusto la voleva sontuosa, ma esigenze pratiche la richiedevano lavabile (seppur di rado, suppongo!).

I primi decori sono stati fatti in bianco su bianco, ma non erano abbastanza evidenti, non soddisfacevano il gusto dell'epoca. Se non si volevano fare ricami colorati, l'unica soluzione era quella di fare dei trafori.
Si comninciò così ad applicare della rete a modano ricamata, a ricavare dei trafori raccogliendo fascetti di filo in modo da formare delle finestrelle,  oppure a togliere dei fili ottenendo una rete su cui si poteva ricamare.
Questa tecnica si chiama "a fili tirati" e se ne può vedere un esempio in questa foto. Ricorda molto lo sfilato siciliano, chissà se ha la stessa origine?



L'evoluzione successiva è stata di allargare gli spazi vuoti, nei quali si poteva ricamare con punti vari (ed è qui che si comincia a vedere l'uso del punto festone), costruendo dei disegni molto più elaborati. si ottenne così il Punto tagliato, che rassomigliava molto a quello che oggi chiamiamo reticello. Qui la struttura del tessuto era mantenuta, ma solo per definire le linee essenziali del lavoro, e su queste si ricamava ottenendo disegni molto complessi.

Punto tagliato


A questo punto il tessuto serviva solo da sostegno ad un ricamo che era "autonomo", perchè allora non sostituirlo con un semplice filo di sostegno?
Questo fu il passaggio chiave tra ricamo su tessuto e merletto ad ago. I primi esempi mantennero la struttura geometrica del punto tagliato, spaziando però con la fantasia per creare arabeschi e volute di ogni tipo.
E' così che nasce quello che Elisa Ricci chiama il Reticello, cioè il merletto ad ago geometrico.


Reticello

Il seguito alla prossima puntata.
                                                

giovedì 15 luglio 2010

Cominciamo dall'inizio

Non è facile trovare l'inizio della storia del merletto ad ago. Il bandolo della matassa pare ingarbugliato nei gomitoli della storia del ricamo, spesso è difficile distinguere il limite.

Cominciamo col definire il merletto ad ago, tanto per fare un po' di chiarezza? Alcuni considerano il merletto un tessile che presenta molti "buchi", ottenuto anche a partire dal tessuto, con sottrazione e raggruppamento di fili.

Io tendo a sposare la concezione più "radicale": oggetto tessile fatto solo con ago e filo, senza supporto di tessuto. Punto in aria, ma anche puncetto, merletto armeno, Oya. Poi c'è il chiacchierino, il tombolo, il macramé, la rete a modano ricamata; sono merletti ma non sono ottenuti con ago e filo (per la verità il chiacchierino si può eseguire anche ad ago, ma mi sembra un'alternativa alla tecnica originale).



Dove e quando nasce il merletto ad ago che conosciamo come punto in aria?

Sembra assodato che nasca a Venezia alla fine del 15°-inizio del 16° secolo; alcuni testi, per esempio questo indicano un inizio molto più remoto, ma considerano come merletto ad ago anche il ricamo su rete (tessuta o annodata).

Un'arte così raffinata però non può nascere dal nulla, e proprio leggendo il suddetto libro ho pensato che sia nato in quel contesto perchè a Venezia arrivavano merci dall'oriente, dalle isole greche e dalla Turchia. In questi Paesi si era molto diffusa la produzione di tappeti annodati, dalla cui evoluzione sono nati i merletti annodati, come quello armeno e quello turco (Oya).



Ho pensato che il punto festone, che si usa in tutte le sue varianti per il merletto di Venezia, potrebbe essere una modifica di questi punti, elaborata poi fino a raggiungere i livelli di grande raffinatezza che conosciamo; potrebbe essere questa la novità venuta dall'oriente in quegli anni: l'introduzione di questo punto che in Europa era sconosciuto. Con la sua semplice annodatura, è l'unico che per "reggere" non necessita di un supporto di tessuto, basta un filo su cui avvolgersi.

Una volta cominciato, non c'è limite alla fantasia: si comincia con il Punto tagliato



Si prosegue col reticello, che mantiene la struttura geometrica del tessuto, ma è già eseguito senza il suo supporto




Per proseguire con il Punto Venezia più classico che aggiunge una terza dimensione al merletto, rendendolo tridimensionale