Visualizzazione post con etichetta romanzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta romanzi. Mostra tutti i post

venerdì 29 marzo 2019

Gomòria di Carlo H. De' Medici

L'immagine che vedete accanto è un'illustrazione originale di Carlo H. De' Medici utilizzata per la copertina del suo romanzo Gomòria che Cliquot Edizioni ha meritoriamente pubblicato recuperandolo da un oblio durato circa un secolo.
Scarne le informazioni sull'autore, fu giornalista, scrittore, illustratore e studioso di scienze occulte. Si dedicò in prevalenza alla narrativa gotica. Oltre a Gomòria (1921), conosciamo Leggende friulane (1924), I topi del cimitero (1924), tutti illustrati dall’autore, e Nirvana d’amore (1925). Scrisse anche testi di esoterismo di difficilissima reperibilità.
La critica negli anni non ha dedicato a Gomòria e a Carlo H. De' Medici l'attenzione che avrebbe meritato. 
Nei manuali di storia della letteratura cerchereste invano informazioni circa l'opera di questo brillante scrittore di inizio novecento.

Gomòria racconta la vicenda di Gaetano, ultimo esponente della nobile famiglia dei Trevi di Montegufo. Freddo, sprezzante e dai modi eleganti, egli incarna il tipo del dandy di inizio novecento ostentando fastidio per i modi e i costumi borghesi e ribrezzo per la plebe. Esteta raffinato dedito al soddisfacimento dei piaceri più estremi, Gaetano per vincere la noia architetta un gioco sadico accogliendo in casa una povera mendicante da curare ed educare per avviarla quindi alla prostituzione e nuovamente alla miseria. Il suo piano tuttavia verrà intralciato trovandosi a sua volta al centro di un gioco di forze oscure e diaboliche che lo avvilupperanno in una stretta perversa e mortale. 
In Gomòria ogni topos della narrativa gotica è presentato in modo originale, dal patto col diavolo alla femme fatale, dal castello maledetto allo pseudobiblion (da evidenziare l’invenzione – tre anni prima del Necronomicon di H.P. Lovecraft – di un terribile libro magico, il Sathan dell'occultista fiorentino Cosimo Ruggeri) e attraverso una scrittura potente ricca di pathos ed energia che rivela uno scrittore capace di stupire, incutere paura ed evocare uno sguardo originale sulla società italiana di inizio novecento trascinando il lettore all'interno di una storia nera dagli esiti fatali. 
Per tutti questi motivi, sopratutto per l'intrinseca qualità del testo e per l'elevato valore dello specifico letterario dell'opera, ci tenevo a segnalare Gomòria di Carlo H. De' Medici, Cliquot Edizioni di cui consiglio la lettura, sopratutto a coloro che hanno apprezzato le pagine di autori come Landolfi, Buzzati e De Maria.

domenica 4 febbraio 2018

Le venti giornate di Torino di Giorgio De Maria

Un caro saluto a tutti i miei lettori abituali, occasionali e promiscui che si ritroveranno a leggere queste pagine, spero, dopo la mia lunga assenza dovuta a un mucchio di seccature che non sto qui a elencare... ma infine dopo il buio riecco la luce!

Riprendo ad aggiornare Nerdelite segnalandovi l'ultimo romanzo che ho letto: Le venti giornate di Torino di Giorgio De Maria (Frassinelli).
E voi l'avete già letto? No? Sappiate che vi state perdendo uno dei romanzi più ispirati della narrativa italiana del '900. Un testo che entra in risonanza con i recessi più oscuri della grande narrativa fantastica, da Poe e Lovecraft fino a Landolfi, Buzzati - e... perché no? Stephen King e Thomas Ligotti - per comporre uno scenario lugubre e angosciante in cui il senso di un'esistenza si fa universale e il male assoluto.
La storia si svolge in una Torino spettrale e occulta, la medesima che si può avere occasione di percepire se si possiede una certa sensibilità o inventiva. Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di passeggiare dopo una certa ora per le strade del centro storico del capoluogo piemontese, ma in quelle occasioni ho percepito in modo inequivocabile la sensazione di sentirmi osservato da quella geometria irregolare avendo al tempo stesso il sospetto che dietro l'angolo poteva nascondersi un abisso infernale. Strani scherzi può fare l'immaginazione. E anche un buon libro.
Il romanzo va ben oltre, trascende direi verso un sentimento di male incombente assoluto e universale. Una lettura da brividi. Libro e autore consigliatissimi, ve lo garantisco.

martedì 31 ottobre 2017

Shining

SHINING, la pellicola di Stanley Kubrick girata nel 1980, torna al cinema dal 31 ottobre al 2 novembre in occasione di Halloween e in concomitanza con i quaranta anni della pubblicazione del romanzo best-seller di Stephen King che conquistò i lettori di mezzo mondo.
In genere, ho sempre cercato il modo di non andare a vedere film basati su romanzi o fumetti che ho letto e apprezzato: per risparmiarmi l'inevitabile delusione delle aspettative di lettore (chi legge, è risaputo, ricostruisce i romanzi nella propria mente con la fantasia, un mondo ritagliato nel cartoncino dei propri sogni - meglio - dei propri incubi nel caso di Stephen King e sarà inevitabile restare delusi dall'incongruenza tra il proprio immaginario e quello ricostruito del regista).
Alla stessa maniera evito di andare a vedere film ispirati a libri o fumetti che ho ancora intenzione di leggere. Per non rovinarmi la suspense della lettura, naturalmente. E per gli spoiler sulla trama.
Shining costituisce una delle poche eccezioni alla regola.
Innanzitutto poiché il film di Stanley Kubrick è uno dei capolavori della storia del cinema, una sinfonia maledetta sul male assoluto, ma sopratutto perché la prima volta che lo vidi avevo già letto il romanzo!
Ho letto Shining per l'appunto nei primi anni novanta, non ricordo esattamente quando, nell'edizione tascabile Bompiani che vedete riprodotta qui accanto. Il film l'ho visto in seguito in VHS prima e dopo al cinema grazie a una retrospettiva. Il romanzo è una avvincente storia di fantasmi sulla dipendenza da alcolici e sulle relazioni familiari tra marito e moglie e tra genitori e figli.
Le differenze tra le due opere sono molteplici. Esse differiscono per stile, concezione narrativa, linguaggio, registro. Tra le due versioni emergono anche differenze sulla trama di non poco conto.
Eppure, nonostante gli esiti differenti, a mio modesto parere siamo di fronte a due pietre miliari dell'immaginario collettivo. Due versioni di una magnifica storia dell'orrore tutte da gustare. Leggete il romanzo se non l'avete ancora fatto. E guardate il film se avete già letto il libro, non ve ne pentirete...
Buon Halloween a tutti!

mercoledì 25 ottobre 2017

Sudaca!

La parola sudaca è, secondo la definizione del Diccionario de la lengua española de la Real Academia, un termine dispregiativo usato in Spagna per indicare i nativi del Sud America.
Tuttavia, se dovessi pensare agli scrittori sudamericani che ho apprezzato potrei anche essere dell'idea di associare il termine sudaca ma in senso traslato, ribaltando il significato in maledetti. Maledetti nel senso buono, intendo. Sì, perché quando mi sono imbattuto in un autore sudamericano, ogni volta che mi sono inoltrato in un loro testo verrebbe da dire, poiché leggere i loro libri è come inoltrarsi in una selva oscura, quasi sempre ho scoperto un mondo letterario di assoluto valore. Probabilmente ho avuto la fortuna di imbattermi quasi sempre in autentici pezzi da novanta: sarà questo il motivo? Non saprei cosa rispondere. Di certo ammiro molto la disinvoltura di questi autori fuori delle gabbie degli schemi tradizionali occidentali. A ogni modo, vorrei qui fermare alcuni punti pur limitandomi per ragioni di spazio a solo tre esempi.
Il mio primo incontro con la letteratura sudamericana è stato con L'Aleph di Jorge L.Borges. Un po' come immaginare un adolescente al primo appuntamento con Julianne Moore, per fare un esempio. L'Aleph mi ha folgorato al primo capoverso, inutile dirlo. In seguito non potei resistere alla tentazione di leggere altro del celebre scrittore argentino, opere come Finzioni, Il libro di sabbiaStoria universale dell'infamia oppure Il manoscritto di Brodie, nel tentativo di tornare a immergermi in quella reinvenzione della realtà attraverso la letteratura che infonde energia alle sue opere. 
Altro nome da segnare è quello di Rodolfo Walsh, considerato uno dei fondatori del cosiddetto giornalismo investigativo, suo il famoso Operazione massacro dove racconta le repressioni e le esecuzioni sommarie contro la resistenza peronista. Un lucido e violento romanzo di cronaca (che anticipa di anni il celebre A sangue freddo di Truman Capote). Walsh fu anche un autore di genere poliziesco di grande spessore: Variazioni in rosso e Per non parlar del morto sono libri che mi hanno appassionato in maniera viscerale.
Infine farò il nome di Ricardo Piglia, scrittore di valore assoluto che nelle sue opere riesce a fondere immaginazione e cronaca innestando su intrecci di tipo poliziesco, legati alla storia del suo paese, invenzioni di matrice fantascientifica esprimendo una scrittura densa e articolata di grandissimo pregio. Vi segnalo un paio di titoli: La respirazione artificiale e La città assente.
In conclusione, fatene buon uso. Buona lettura!

venerdì 6 ottobre 2017

Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro e' il vincitore del Premio Nobel 2017 per la Letteratura. Ishiguro, che l'8 novembre compirà 63 anni, è uno scrittore giapponese naturalizzato inglese. Nato nel 1954 a Nagasaki infatti, si è trasferito in Inghilterra con la famiglia quando aveva poco più di cinque anni. La permanenza nel Regno Unito, in un primo momento temporanea, divenne stabile e Ishiguro ha visitato il suo paese d'origine solo da adulto.
Una volta tanto il nome di un vincitore di un premio Nobel per la Letteratura non mi ha colto di sorpresa. Una volta tanto non si tratta di un cantautore, di un drammaturgo né di una saggista. Stavolta ha vinto un autore letterario in piena regola!
Conoscevo Ishiguro, nonostante non avessi ancora letto una riga dei suoi testi, perché, come si dice oggigiorno, i suoi romanzi fanno parte della mia "wish-list" già da tempo. Il mio problema è avere una lista dei desideri lunga un chilometro. E pochissimo tempo libero. Perciò, riuscire ad accontentare le mie esigenze di lettore è un'impresa impegnativa che mi lascia con un senso di colpa poiché ci sarà sempre un libro che attende di esser letto...
Il mio incontro con Ishiguro è stato casuale. Cercavo qualcosa da leggere per evadere dai rigidi canoni vetero-realisti del grosso della narrativa italiana tradizionale e contemporanea, tanto per cambiare. Tra i vari autori, quasi tutti stranieri, ahimè, che proiettano la propria scrittura al di là dei "confini della realtà" per esplorare territori un po' più vasti riuscendo a parlare a una vasta platea di lettori e in cui mi sono imbattuto c'è stato anche Ishiguro. 
Avevo deciso che avrei iniziato da Gli inconsolabili per continuare forse con Quando eravamo orfani, Non lasciarmi e chissà, magari con Il Gigante sepolto... 
Ora potrò cominciare a farlo davvero, approfittando anche del fatto che i suoi volumi saranno più facili da trovare rispetto a prima. In genere, la vittoria di un premio Nobel genera interesse intorno ai libri del vincitore anche da chi legge poco o niente. O da chi lo ignorava del tutto. E pure dall'ultimo venuto. Tuttavia, mi auguro che sia almeno un'occasione per far sì che il lettore medio-italiano possa apprezzare la distopia e il fantastico...

lunedì 2 ottobre 2017

È finito

No. Non sono ritornato dall'altro mondo per commemorare la mia prematura dipartita. Per quanto ne avrebbe di cose da raccontare chi potesse tornare indietro dall'aldilà... Sarebbe una storia interessante da scrivere. Semplicemente la stesura e le revisioni del mio nuovo romanzo mi hanno impegnato ogni tempo e spazio libero e non ho avuto modo di aggiornare Nerdelite come avrei dovuto.
A ogni buon conto, il mio nuovo romanzo adesso è fatto e finito. Pronto per essere proposto ad editori e agenti.
Come la maggior parte delle cose che ho scritto negli ultimi anni, anche questa storia si situa “ai confini della realtà”. Una vicenda di impianto realistico in cui però alcuni elementi inducono a suggerire la presenza di realtà altre accanto al quotidiano, qualcosa di più complesso, un altrove onirico e fantastico che i personaggi arrivano a toccare rischiando di rimanere intrappolati per sempre.
La clessidra simboleggia la centralità che lo scorrere del tempo ha in questo romanzo. Alla mia scrittura ho mescolato come d'abitudine alcuni elementi di “genere”, dal noir alla fantascienza, con l'obiettivo di imbastire una trama solida e un intreccio coerente in grado di suscitare suspense.
Il mio auspicio è di esserci riuscito. Non so ancora quello che succederà. Mi auguro che interesserà a qualcuno.
Incrociamo le dita!

giovedì 23 febbraio 2017

E io sto scrivendo

Che fine ho fatto, qualcuno forse si sarà chiesto o forse nessuno.
A ogni modo ci sono stato e ci sono ancora. La stesura del nuovo romanzo mi ha rubato ogni energia libera e la scrittura sta impegnandomi rosicchiando ogni attimo utile.
D'altronde cos'altro dovrebbe fare uno scrittore se non scrivere al meglio delle proprie possibilità e anche di più?
E io sto scrivendo. E mi sto divertendo un mondo perché per me la scrittura è un gioco, un gioco dove sono io a stabilire le regole per un viaggio verso un mondo meraviglioso e un sacco strano dove accompagnerò i miei lettori.
Non so di preciso quando il testo sarà finito e pronto per essere proposto all'editore ma inizio a intravedere il finale tanto da poterlo quasi sfiorare.
Di cosa tratta questo mio nuovo lavoro?
Provate a osservare intanto l'immagine in alto. E per il resto, immaginiamo e rimaniamo in contatto...

sabato 25 ottobre 2014

E adesso che si fa

Quando si finisce di scrivere un libro si entra in una sorta di limbo. Hai passato molto tempo appresso a un testo. Ore e ore a scrivere, pensare. Riscrivere e ripensare. Correggere e editare. E quando tutto questo lavoro finisce c'è solo un grande vuoto. Un enorme nulla. C'è anche un manoscritto pronto per andare in stampa. Impaginato e corretto. Certo. Ma per il resto ancora niente fino a quando il libro uscirà e anche un misantropo come me allora dovrà darsi una mossa e andare in giro a promuoverlo, raccontarlo, parlarne con l'auspicio o l'illusione che non sia stato tutto inutile.
E adesso che si fa?
"E adesso che si fa" fu una domanda che rimbombò una notte di qualche anno addietro. In conclusione di una serata particolare quando giovani virgulti videro naufragare nell'oceano della propria goffaggine ogni velleità brancatiana...
Ma non tergiversiamo. Lasciamo stare, quella è una vecchia storia che non vale la pena di rivangare. Buona solo per accompagnare qualche birra.
Nel frattempo perciò si leggono buoni libri.
Prima di mettersi a scrivere qualcosa di nuovo è bene ricaricare le batterie dell'immaginario, per modo di dire.
Ho avuto la fortuna di imbattermi in buoni libri di recente
e mi permetto di segnalarveli, non si sa mai. L'ordine è casuale, naturalmente, non segue quello di lettura. E per almeno un paio si è trattato di parziale rilettura.
Concerto per archi e canguro, di Jonathan Lethem (Bompiani)
Con tanta benzina in vena, di Warren Ellis (Elliot)
L'impronta della volpe, di Moussa Konaté (Del Vecchio Editore)
Moby Dick e altri racconti brevi, di Alessandro Sesto (Gorilla Sapiens Edizioni)
Joyland di Stephen King (Sperlig & Kupfer)

Nel segno della pecora, di Aruki Murakami (Einaudi)
Racconto d'autunno di Tommaso Landolfi (Adelphi)
La boutique del mistero, di Dino Buzzati (Mondadori)

C'è da dire che ognuno di questi libri meriterebbe un post a parte, ma fidatevi del mio parere e leggeteli perché sono, ognuno a suo modo, delle letture deliziose.
Dei libri brutti che invece mi capitano tra le mani, meglio tacere.

lunedì 18 agosto 2014

Stalin + Bianca

Stalin + Bianca è un romanzo di Iacopo Barison uscito pochi mesi fa per Tunué, all'interno della nuova collana di narrativa lanciata dagli "editori dell'immaginario" e diretta da Vanni Santoni.
L'autore appartiene a una generazione precedente rispetto alla mia, i nati negli anni '80, e ho trovato molto interessante la storia che racconta proprio per la distanza generazionale del vissuto quotidiano che il testo incarna con naturalezza ma anche con un certo travaglio interiore. Lo scenario che si pone davanti al lettore appunto è quello di un presente continuo, cupo e privo di speranza. Desolante. Non siamo di fronte a una commedia sentimentale romantica e idealizzata. No. I colori sono del tutto assenti in questo romanzo di formazione, dove il lettore che guarderà a quella generazione come una gioventù frivola e superficiale, incapace di guardare al presente senza i filtri di un'applicazione da smartphone, rimarrà spiazzato.
Quello che Barison descrive è il racconto di un mondo giovanile crudo e acido, sullo sfondo di una nazione alla deriva ideologica e sociale, un paese definitivamente al tramonto dove tra il fango e la polvere, le lamiere ritorte e le macerie delle periferie prende luce il rapporto del protagonista, lo "Stalin" del titolo, con la compagna Bianca, una ragazza non vedente.
In un mondo caratterizzato dalle miserie di sempre, questo legame rappresenta qualcosa di tenace e vitale, e la loro fuga d'amore diventa una corsa incontro al domani, alla ricerca di sé stessi.
Dopo tutto, nonostante lo squallore dei tempi, forse vale la pena trovarsi ancora, provare a prendersi per mano. Stringere forte e correre via, incontro al futuro. Qualunque esso sia.

sabato 11 gennaio 2014

La penultima città

Ammettiamo pure che uno dei motivi se non il motivo fondamentale che mi ha portato a leggere il romanzo di Piero Calò, tra gli altri in catalogo per Las Vegas Edizioni, è stato sapere che il medesimo scrittore era anche autore di un trattato sulla figura di Linda Lovelace e sulla pornografia analizzata prima e dopo quello spartiacque che da tutti gli esperti è considerata la pellicola Gola Profonda (Gerard Damiano, 1972). Ammettiamolo pure.
Ero persuaso perciò all'idea che un intelletto così disinvolto da scegliere un film porno come chiave di volta per una visione sulla società contemporanea di sicuro non mi avrebbe propinato il solito romanzo didattico e moralistico contro la decadenza del mondo occidentale, semmai un bel romanzo ironico e pieno di fantasia sull'indecenza del mondo occidentale.
E le aspettative sono state ripagate. Scrittore dotato d'una prosa elaborata e dal ritmo ondulatorio che divaga secondo tensioni contrastanti attraverso un lessico colorito e levigato, Piero Calò con La penultima città  racconta un futuro prossimo, distorto e distopico ma anche bizzarro e imprevedibile, dove le "sorti magnifiche e progressive" del mondo occidentale sono rette dalla Giolla Unita, un'entità sovranazionale che ha preso il posto delle vecchie nazioni. Il denaro è stato abolito e al suo posto ogni cittadino ha a propria disposizione una tessera-punti con cui provvedere ai bisogni essenziali ma anche ai capricci. E sì, perché a tale scopo in ogni città sono a disposizione, a cura dei Beni Vizi e Servizi, sorta di surrogato delle vecchie amministrazioni comunali, dei magnifici bordelli dotati di ogni comfort e prestazione. L'oro, invece, in questo mondo sgangherato e futuribile non è scomparso ma è diventato ancor più prezioso, oltre a essere l'unico mezzo per evadere dalle città verso le Oasi Felici della Giolla Unita, luoghi esotici (ma anche no) che i cittadini possono ammirare solo attraverso i maxi schermi disseminati per le strade. A patto di riuscire a accumularne una quantità sufficiente prima di schiattare. Cosa niente affatto semplice come impareremo a conoscere leggendo questo romanzo corale, animato da una forza linguistica eversiva singolare e dominato da un tono umoristico sboccato ma raffinato.
La penultima città narra le vicissitudini di un gruppo di personaggi pittoreschi nella città di Torello, dove ognuno a proprio modo vive il destino individuale e collettivo dell'umanità mentre a loro insaputa la Storia complotta riservandogli un finale dagli echi palingenetici; in città esplode una bomba al giorno e non nascono più bambini da molti anni. E' la visione di un mondo distante solo un poco più in là dell'esistente e animato da un pieno smarrimento misto a una vaga eccitazione, una sorta di ottimismo disperato che, se da un lato non consola dall'altro nemmeno scoraggia. Una specie di allegra apocalisse verso un nuovo domani o un triste epilogo per le sorti dell'umanità? Ai lettori l'ardua sentenza! Quanto al sottoscritto, mi sono divertito un mondo a leggere La penultima città di Piero Calò.


sabato 26 ottobre 2013

Terra Ignota

Ai romanzi fantasy in genere si addebita l'eccessiva lunghezza e la prevedibilità della trama, nonché la pochezza di caratterizzazione dei personaggi, il tutto, come avviene spesso per taluna narrativa di consumo, a ragion veduta.
Non è il caso di Terra Ignota - Risveglio, primo tomo di una annunciata trilogia fantastica a opera di Vanni Santoni HG, già noto alle patrie lettere semplicemente come Vanni Santoni, l'autore del libro di culto Personaggi precari, che qui aggiunge al proprio nome la sigla HG (in omaggio alla Dissipatio Humani Generis di Guido Morselli).
Gli archetipi fondamentali del fantastico ci sono tutti dentro Terra Ignota, il viaggio e la ricerca, la magia e gli incantesimi, le visioni e la pugna armata, mescolati con sobrietà e eleganza a ascendenze letterarie di nobile lignaggio (da Virgilio a Ludovico Ariosto fino a Dino Buzzati e Italo Calvino, fra gli altri) in una miscela dal sapore agrodolce in cui cultura alta e letteratura di consumo vanno a braccetto senza troppi patemi.
Personalmente non sono mai stato un appassionato del genere fantasy, tuttavia come lettore ho ricevuto il mio personale imprinting col Sandokan di Emilio Salgari e il Pinocchio di Collodi, tra gli altri e restando nell'ambito italiano; la dimensione avventurosa e fantastica l'ho sempre gradita e perciò questo Terra Ignota, a mio personale giudizio, si è rivelata un'avventura assai godibile da leggere.
Presumo che l'appassionato lettore del fantasy tradizionale potrebbe rilevare delle interessanti varianti, delle novità nel testo di Santoni rispetto ai canoni del genere, irritualità che segnerei come tentativi di innovare un linguaggio e sviluppare una via italica al genere fantasy, una mossa che affonda le radici nella letteratura tout court nazionale. Insomma, il libro potrebbe essere anche suggestivo da leggere per chi del fantasy è digiuno del tutto. Ma in massima misura mi sentirei di consigliarlo ai pre-adolescenti e con l'auspicio che possano appassionarsi alla lettura.

lunedì 8 luglio 2013

Libri a 99 centesimi

Lanciata già da qualche tempo, la collana LIVE della Newton Compton Editori con le uscite a 99 centesimi ha animato un vivace dibattito, vedete per esempio il pezzo di Luigi Bicco. Come avvenne per l'iniziativa legata alla narrativa in economica prezzata a 9,90 €, su cui segnalo il contributo di Giampaolo Simi.
Ben vengano iniziative del genere.
Nei '90 oltre che giovincello e squattrinato fui un fervente sostenitore dei 100 pagine mille lire grazie alle quali potei conoscere e leggere decine di capolavori della letteratura di ogni genere. Quella collana fu una "nave scuola" per molti aspiranti lettori forti.
Perché una persona dovrebbe rinunciare al piacere della lettura per una questione di soldi?
In questi tempi di crisi il prezzo può scoraggiare l'acquisto: chi ha detto che i libri devono essere un bene di lusso? Il costo non deve mai diventare un ostacolo alla lettura. Queste sono edizioni economiche, certo, ma confezionate in maniera più che dignitosa. Naturalmente, chi volesse acquistare edizioni più durevoli e preziose potrà sempre farlo, trattandosi in larga misura di classici e best seller ovvero titoli di facile reperibilità. 
Le edizioni economiche possono invogliare alla lettura chiunque. La lettura deve valere più del libro inteso come oggetto, secondo me. Qualcuno dovrebbe ricordare l'importanza per la letteratura della stagione delle Pulp Magazines durante la Grande Depressione. I libri non sono merce qualsiasi, non sono pezzi da piazzare sul mercato, ma qualcosa di valore diverso.
Se sono rose, fioriranno. Pensate che bello però se in questa collana riproponessero materiali salgariani! Già la scuola fa i suoi danni con un imprinting negativo rispetto alla lettura propinando ai ragazzini mattoni indigesti come I promessi sposi, la Divina Commedia o qualche altro tomo sacro agli altari delle patrie lettere! Opere dal linguaggio ostico per chi inizia a scoprire la lettura e sopratutto caricate del gravame dell'obbligatorietà. Non sto dicendo che non si debbano studiare e conoscere i classici, attenzione, ma che per promuovere la lettura bisogna proporre testi accessibili e adeguati. E poi certo, non si può imporre niente a nessuno contro voglia. Il discorso si fa complicato, e per ora mi fermo qui congedandomi con un Elzeviro del grande Ennio Flaiano dedicato alla lettura dei libri.

mercoledì 13 marzo 2013

Il mattino ha l'oro in bocca

Ultimamente mi riesce difficile aggiornare Nerdelite con la giusta frequenza, ma come ho scritto tempo fa proprio su queste pagine sto lavorando a un nuovo romanzo e il tempo non basta mai.
Tra letture e riletture, modifiche, riscritture, aggiunte, tagli e insomma tutte le fasi che il lavoro di scrittura comporta, al momento sono giunto pressappoco a metà stesura della prima bozza. 
E no, non ho ancora cercato un editore.
Sto scrivendo esclusivamente mosso dall'onda dell'urgenza narrativa. E dal piacere di scrivere questa storia. Quando e se finirò il lavoro, quando il romanzo sarà finito, allora verrà il momento di trovare un editore. E che sia quello giusto.
Di cosa parla la storia? Di un uomo che ha perso la strada...

giovedì 8 novembre 2012

Bram Stoker

Doodle di Google per Bram Stoker


Oggi ricorre il 165° anniversario dalla nascita di Bram Stoker, il celebre autore del romanzo Dracula.
La figura di Dracula il vampiro è radicata nell'immaginario collettivo come poche altre. Tanto che l'autore scompare letteralmente di fronte al personaggio.
Il conte Dracula in particolare è talmente celebre e famoso in tutto il mondo, per via delle centinaia di adattamenti cinematografici e non solo che a volte, considerando anche l'enorme popolarità dei vampiri, mi chiedo quanti abbiano effettivamente letto il libro di Stoker del 1897 da cui tutto ebbe inizio.
Ho letto, naturalmente, il romanzo Dracula, e anche alcuni racconti fantastici di Stoker che ammetto di aver trovato molto buoni e avvincenti. Insomma, oltre Dracula, Stoker è stato un valido scrittore e narratore che merita senz'altro di essere scoperto. Anzi, a mio parere la sua opera è una lettura fondamentale per chiunque intenda scrivere storie ai confini della realtà.

lunedì 15 ottobre 2012

All'ombra dell'omertà

C'è quello che mi è piaciuto di più, per cominciare. Bella storia attraversata da una scrittura eleborata eppure scorrevole. Ricca di approdi. Dettaglio non banale. Il regista anarchico ne ha tratto un brutto film.
Poi quello che sembra un remake de La donna della Domenica ma ambientato a Bologna. Testo corale però con qualche stonatura di troppo. Scrittura pretenziosa. Non proprio memorabile. E con qualche acciacco logico nella struttura che pregiudica di molto l'equilibrio d'insieme. Passabile.
Infine quello più corposo lascia davvero perplessi. Scrittura fuori sincrono. Procede a scatti. Macchinosa. La trama sformata come un paio di scarpe usate di mezza taglia sotto il necessario. La parte iniziale è quella forse più interessante. Ma tutto appare forzato e tirato alla conclusione come un desiderio informe. Slavato.
Direi che i migliori, al momento, restano la raccolta di racconti, scrittura asciutta, concentrata, tono distaccato, personaggi concreti; e quello con la trama che somiglia a quel film ispirato a Delitto e castigo. Scritto davvero con grande perizia.
La storia ambientata nell'isola attende di essere letta, invece. Ma promette bene, nonostante le riserve che le circostanze potrebbero indurre.
L'impressione generale che se ne ricava è questa: non conta tanto la qualità dell'opera. Cioè, a patto di produrre del buon materiale, i buoni contatti e le aderenze sono decisivi. Senza, sei nessuno. Un file tra milioni. Attàccati a 'sta banana...

giovedì 4 ottobre 2012

Come nasce un libro

John W. Godward, 1889, Waiting for an answer
Sarà la coscienza di uno scrittore a determinare la sua opera o le condizioni materiali in cui l'opera si forma a determinarne la coscienza?
Ci ragiono di tanto in tanto intorno alla questione, stimolato dalle cose che ho scritto, da quelle a cui sto lavorando sopratutto, per capire cos'è che spinge un autore verso certe soluzioni narrative e stilistiche anziché altre. A patto di scrivere del buon materiale, c'è sempre un editore da convincere, i lettori che oramai iniziano a conoscerti e dai tuoi lavori si aspettano certe cose. E le aspettative degli addetti ai lavori e tutto il resto che potremo includere nella definizione di "condizioni materiali".
Ebbene, in che misura tutto ciò influisce sulla coscienza di un autore rispetto alle storie che racconta? Io una risposta ancora non saprei darla. Guardando alla mia esperienza non saprei dire con certezza quanto nelle mie storie sia "immediato" e quanto influenzato dalle "condizioni materiali". Eppure, rispetto alle cose a cui sto lavorando, le domande che mi pongo sono sempre le stesse, ovvero: ma è davvero questa la storia che voglio scrivere? Forse dovrei tenere conto di quel che si pubblica, delle aspettative degli editori e dei lettori? Sto facendo la cosa giusta? Alla fine la cosa migliore, forse, è scrivere come viene. Seguendo l'istinto. Ci sarà tempo più avanti per le spiegazioni.

lunedì 17 settembre 2012

Batterie macabre dell'immaginario

La stesura del romanzo sta impegnando quasi tutti i miei pensieri e il tempo libero, d'altronde, come detto, ci vuole disciplina altrimenti quando si scrive non si arriva da nessuna parte. La scrittura, a mio modo di vedere, è una corsa a tappe. Tra una ripresa e l'altra bisogna sedimentare. Distaccandosi dal testo si riesce a intuire meglio dove intervenire, cosa sviluppare e cosa tagliare alla ripresa dei lavori.
Nel frattempo, in attesa che la scrittura maturi, si possono leggere buoni fumetti per ricaricare le batterie dell'immaginario, si da il caso che ne abbia sempre qualcuno da smaltire dalla pila di letture arretrate...


Ho cominciato con Hellboy - La sposa dell'Inferno e altre storie, raccolta di racconti da brivido del ragazzo infernale creato da Mike Mignola illustrati da nomi di assoluto valore come Kevin Nowlan, Scott Hampton e lo straordinario Richard Corben. Deliziosi.
A seguire il terzo tomo di Fog, la saga mistery esoterica scritta da Roger Seiter e disegnata da Cyril Bonin. I punti di forza di questo fumetto sono le atmosfere magiche evocate dalle illustrazioni, lo spirito dell'epoca ottocentesca raccontato con pathos e suspence. Accattivante.
Infine ancora una volta la creatura di Mike Mignola con Hellboy - La tempesta e la furia, capitolo cruciale della saga del personaggio illustrato dall'ottimo Duncan Fegredo. Dopo nulla sarà più lo stesso per Hellboy. Imperdibile.
Tre buoni fumetti, tre letture macabre e gustose che consiglio ai cultori del genere (e non solo).

lunedì 10 settembre 2012

Disciplina


Come scrivevo la scorsa volta sto lavorando ad un romanzo. Devo dire che rispetto alla stesura di una sceneggiatura ci sono delle affinità e delle differenze.
Bisogna avere un'idea forte di partenza. Un'urgenza espressiva e narrativa che alimenta il motore del racconto. Una struttura di storia. Personaggi articolati. Un mondo da raccontare.
Le differenze sono eminentemente linguistiche. 
Il fumetto è un racconto per immagini in prima battuta e parole in seconda.
In letteratura invece tutto è affidato alla sola parola. Bisogna perciò lavorare molto su esse.
Una cosa però è certa. In ogni caso ci vuole molta disciplina. Altrimenti, e parlo a titolo personale dato che ogni autore ha il proprio metodo di lavoro, si rischia di girare in tondo e non concludere nulla. 
Disciplina. Darsi una precisa organizzazione del lavoro. Disciplina.
E sopratutto nessuno che ti interrompa. Che ti faccia smarrire il filo della concentrazione.
Altrimenti... altrimenti ci arrabbiamo.

venerdì 7 settembre 2012

Novel

L'autunno si avvicina e davvero non ne posso più dell'estate. La stagione più balorda e inutile. Il caldo ti costringe a rallentare i ritmi e a modificare l'organizzazione delle cose. Dormi male. Ti alzi peggio. Un'inferno, insomma.
Nerdelite riparte, intanto, dopo la messe di recensioni per Invito al massacro che sta donandoci molte soddisfazioni sia in termini di critiche che di vendite.
Naturalmente, scrivo. Non sono il tipo da adagiarmi sugli allori.
Ho alcuni soggetti in fase di decantazione. Ogni tanto li riprendo e vedo l'effetto che fa. Quindi li ripongo a riposare. Vedremo. Arriverà presto o tardi il loro momento.
Sto anche lavorando ad un paio di racconti e del resto sono al lavoro su un romanzo - il mio secondo - dato che il manoscritto del primo è in valutazione in giro già da qualche tempo a raccogliere solo amari silenzi e cortesi rifiuti.
Allora ne ho iniziato a scrivere uno nuovo. Su altri presupposti. Prevedo che mi impegnerà a lungo. Vedremo, arriverà presto o tardi anche il suo momento.
A breve invece annuncerò le nuove date del giro promozionale di Invito al massacro che mi vedranno protagonista rispettivamente ad Agrigento e Palermo. Ossequi.

venerdì 10 agosto 2012

Invito al massacro secondo Peter Cullen

Fa sempre un certo effetto ascoltare le interpretazioni dei lettori sulle storie che hai scritto, talvolta, anzi, il più delle volte, percepiscono aspetti di cui noi autori in primis non siamo neanche consapevoli. Fa molto piacere, infine, sentir dire che Invito al massacro racconta cose interessanti divertendo allo stesso tempo. E' sempre stato difficile raccontare storie che trattano temi coinvolgenti senza precipitare nella vuota retorica; si pensa, a torto, che le cose importanti debbano per forza essere narrate in maniera patetica. 
Un grazie a Peter Cullen per questo originalissimo e simpatico modo di recensire le proprie letture!