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mercoledì 16 novembre 2011

R.E.M. - Up



"Up" (1998), primo album senza il batterista Bill Berry, da poco dimissionario, è il disco che non ti aspetti dai R.E.M.. Dal tocco elettronico, atipico ed intimista. Lontano anni luce dalle prove precedenti della band. Dopo Monster e New Adventures in Hi-fi, dalla forte impronta rock, i R.E.M. senza un batterista fisso (le poche parti di batteria sono suonate da turnisti di eccezione, Barrett Martin, Joey Waronker) registrano tra Seattle e Athens quattordici brani tra ambient ed art pop. Si apre un nuovo capitolo della storia dei R.E.M., sono passati dieci anni dall'abbandono dall'etichetta indie I.R.S. e solo qualche anno dai fasti dei primi anni novanta (Automatic for the people su tutti), il gruppo si ritrova senza Berry a tracciare nuove strade sonore. Non è mai facile reinventarsi, tanto meno per una band dalla carriera ventennale. Difficile ripetere i capolavori dei tempi che furono, e che per definizione non saranno mai più. "Up" è un tentativo, riuscito solo a tratti, di opera pop tardo-contemporanea. Riporta in note le impressioni a caldo del fluire quotidiano, tra aeroporti e uffici. Nel brano di apertura "Airportman", breve frammento di suoni post-industriali, si percepisce il respiro dell'uomo di affari, che passe ore, giorni in aeroporto. "Daysleeeper", ballata acustica, ne raffigura i pensieri e i sogni sul sorgere del primo bagliore mattutino. Ne consegue un perfetto ritratto della società liquida descritta dal sociologo polacco Bauman : la mancanza di certezze, punti fermi e la continua ricerca di un'identità. I R.E.M.  stessi sono alla ricerca di un profilo artistico perduto, brani ibridi come "Lotus" e  "Hope", sono frutto di un'instabilità di fondo. Il profondo senso di smarrimento, catturato dai battiti elettronici altalenanti e sincopati, emerge nell'ampio flusso di immagini, fotografato dalle liriche di Stipe: il professore insicuro e triste ("Sad Professor"), l'apologo, pronto a scusarsi per ciò che è stato "I wanted to apologize for / Everything I was"("The apologist"), il protagonista di "Suspicion", incapace di intraprendere la benché minima relazione sociale. L'animo umano dei protagonisti descritti in Up e della band stessa cela ombre (Hope, Diminished, Parakeet) e luci ("At my most beautiful ", "Why not smile", "Walk unafraid"). Il merito dei R.E.M. è di mostrarle, senza nascondersi dietro a futili illusioni. Cadere per risalire.





Prossimamente su The Wave Lenght

venerdì 8 aprile 2011

Nei giorni silenziosi siamo Nuvole, Le Nuvole non hanno mai Paura.


Album: Scortati
Artista:Garbo
Genere:Pop /New wave
Anno: 1982
Tracklist:
1.Scortati
2.Generazione
3.Moderni
4.Al tuo fianco
5.Vorrei regnare
6.Terre bianche
7.Dance citadine
8. Frontiere-Auf Wiedersehen
Nel 1981 appare all’improvviso nella indefinita confusione della nebbia brianzola Garbo, un fulmine a ciel sereno nel panorama musicale italiano anni ottanta, invaso da ballate sdolcinate, accomunate dall’ormai “secolare” rima “cuore-amore”. Renato Abate, alias Garbo, “philosoph” new waver cosmopolita, tra  Berlino e Londra (viaggi testimoniati da video trasmessi  in heavy rotation nella trasmissione cult “Mr. Fantasy”) riporta l’atmosfera magica british nel suo pop d’autore, con richiami a Japan, Bryan Ferry, David Bowie(  quest’ultimo intervistato dal Garbo fan nel 1983 per l’uscita di “Let’s dance).Si fa conoscere al pubblico con l’album di esordio ” A Berlino…va bene”(1981, Emi) e il tour di supporto al maestro Franco Battiato, ma è solo il primo tempo del film, nel 1982 la pubblicazione di “Scortati” dimostra la maturità acquisita del giovane ragazzo milanese. Continua qui