Irrequieta, inquieta, incostante, a volte inconcludente, facile alla noia. Insieme all'immancabile " molto intelligente, ma non si applica" questi aggettivi sono sempre comparsi, singolarmente o tutti insieme, nei miei giudizi scolastici. Crescendo non sono cambiata: ho fatto mille lavori diversi, ho vissuto in otto case diverse....Quello che dà serenità e tranquillità alla maggior parte delle persone, mi spaventa a morte. Quello che spaventa i più, mi è necessario come l'aria che respiro.
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domenica 18 maggio 2014
Il babà ai frutti tropicali per il mio ultimo MTC
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lunedì 28 aprile 2014
Colpo di coda: Ochsenschwanzsuppe! ...sempre per l'MTC di Cristiana...
In extremis, nonostante abbia la ricetta pronta fin dall'inizio della gara. In questi giorni proprio non gira: le parole ancora faticano a trovare la strada di casa. O forse manca solo la voglia di metterle insieme e poi scriverle. La tentazione di non pubblicare è stata forte, ma non potevo far torto a questa ricetta.
domenica 27 aprile 2014
Si è mangiato il fegato!...ovvero: Terrina di carne con fegato di maiale e mele al sidro per l'MT Challenge di Cristiana
Esci di casa inviperita: come al solito tuo marito ti farà arrivare con mezz'ora di ritardo! Sì, questa è solo una delle molte cose che in casa La Valigia non sono come nel resto del mondo, dove mariti al limite della sopportazione tamburellano con dita nervose su maniglie di porte tenute speranzosamente aperte o sopra volanti di automobili ferme col motore acceso mentre attendono la ritardataria di turno.
mercoledì 23 aprile 2014
domenica 23 marzo 2014
Sua Ariosita' il Soufflé di anatra confit con salsa Thiviers e fichi sciroppati per l'MTC di Fabiana
Questo e' il primo che abbia fatto. Non dico solo per l'MT Challenge di questo mese. Proprio il primo in assoluto. Il primo soufflé della mia vita. Lo pubblico come ultimo dei tre fatti per la sfida, perché è quello che mi ha dato più soddisfazione, è quello nel quale ho messo maggior cura ed attenzione, quello che mi ha fatto tremare le mani per l'ansia di far bene, per l'incertezza del risultato, per la curiosità del gusto sconosciuto....
venerdì 21 marzo 2014
Soufflé di trota affumicata e formaggio casalingo, con bisque di gamberi al siero di latte, gelatina di mango e granita di barbabietola al rafano
Rido. Son qui che tento di mettere in fila due frasi di senso compiuto e intanto rido. Rido per il lunghissimo titolo di questo post e perche' mi immagino l'espressione di sconforto della Gennaro quando le tocchera' leggerlo: "Belin!....la Cornali e i suoi titoli....quando non sono in ostrogoto son lunghi una Quaresima.....Ancora un po' e ci scrive anche dove ha comprato il sale fino e come si chiamava la cassiera che le ha fatto il conto....Non ce la posso fare...." Dai Genny, guarda il lato positivo: almeno e' in italiano questa volta! E gli ingredienti li conosci tutti! E ho evitato di scrivere che nel soufflé ho messo anche l'aneto e la scorza di limone e che nella bisque c'e' il Piment d'Espelette....Apprezza lo sforzo, su! ....
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lunedì 17 marzo 2014
Soufflé di Selles sur Cher con crema di topinambur e scorzonera alla malva ed emulsione di prugne mirabella per l'MTC di Fabiana
Posso dirlo che sono felicissima che Fabiana abbia vinto l'MT Challenge del mese scorso? Ma posso dirlo?
Di questo scrigno di tesori che e' la blogsfera, Fabiana e' una delle gemme piu' preziose, per me. Come persona, come cuoca e come amica. Ora basta, altrimenti mi si accusa di volermi ingraziare il terzo giudice. E che giudice ragazzi!...no no, basta complimenti....tanto è sufficiente andare a dare un'occhiata al suo blog per rendersi conto di quello che vorrei e potrei dire sul suo modo di stare ai fornelli e sul livello della sua cucina.
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sabato 22 febbraio 2014
Le strudel du Perigord avec son sirop de pelure de pomme pour l'MTC de Mari Lasagnefou
E lo so, ve lo abbiamo ripetuto fino alla nausea: l'MTC non e' solo un gioco tra appassionati di cucina, e' una famiglia virtuale, un gruppo di amici cosi' diversi tra loro eppure cosi' simili per certi aspetti. Come dire: chi si somiglia si piglia. E noi che ci somigliamo, ci pigliamo. Per i fondelli, principalmente. Ma non solo.
giovedì 20 febbraio 2014
Het nederlandse strucolo voor de MTC van Mari Lasagnegek
E' impossibile pensare all'Olanda e non immaginare immediatamente i suoi verdi prati punteggiati di mucche bianche e nere che pascolano placidamente. Sono anche loro parte dell'identita' nazionale olandese al pari degli zoccoli, dei mulini a vento, delle cuffiette inamidate e dei tulipani....e si' Nora, anche di quella cosa li', lo sappiamo grazie.
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lunedì 10 febbraio 2014
Il mio strucolo e il mio strudel per l'MTC di quella (Lasagna)pazza della Mari!!
Intanto una cosa l'ho gia' vinta: per la primissima volta da quando partecipo all'MTC pubblico nel primissimo giorno utile per inviare le ricette!! Hurra'!! Merito dell'oggetto della sfida lanciata da Mari Lasagnapazza, che vincendo la scorsa edizione dell'MTC si e' tirata addosso la sfiga si e' aggiudicata l'onore di condurre le danze in questa 36° edizione del gioco piu' bello del web! E ci sta facendo ballare a ritmo di strudel, la bella triestina.... Non solo il classico dolce da forno tipico della ricca tradizione culinaria della sua citta', ma anche il cugino salato e bollito: lo strucolo in straza! E se di strudel qualcuno ne e' uscito da mio forno, mai pentolone fumante aveva sostenuto galleggianti salsicciotti di pasta ripiena fasciati in aderentissimi ed elegantissimi panni. Mai prima d'ora. Ma d'ora in poi si', sicuramente! Entusiasmo alle stelle per questa preparazione che mi ha conquistata a prima vista, che conoscevo e gia' da tempo desideravo provare, ma solo il vederla proposta da Mari per questo MTC ha fatto scattare la molla decisiva.
Per questo mio primo di molti strucoli che verranno, ho pensato di proseguire con la carrellata di ortaggi dei quali, come ormai sapete, in casa La Valigia siamo tutti golosi: dopo barbabietole, pastinache e rutabaghe varie, e' ora il turno del Kohlrabi, che qui in Olanda chiamano Koolraap e in Italia cavolo rapa.
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lunedì 3 febbraio 2014
E' di nuovo L'ORA DEL paTE'!
Non sono un'esperta, anzi, non ne so proprio nulla sull'argomento. Pero' cosi', a naso, un libro che va in ristampa dopo meno di due mesi dalla sua prima edizione mi sembra una cosa notevole. A voi non sembra una cosa notevole? Per me e' davvero una cosa notevole! E non date retta alle malelingue che dicono che ce le siamo comprate noi MT Challengers tutte le copie. Il libro L'ORA DEL paTE' piace di suo anzicheno! Piace al punto che persino quelli di Armani lo hanno voluto nel loro bookstore che solitamente tiene solo libri d'arte. Piace al punto che il 10 di Febbraio i fortunati che si dovessero trovare da quelle parti a quell'ora, le 18,30, potranno assistere ad una presentazione del bellissimo volume nientepopodimenoche alla Libreiria Mondadori di Piazza del Duomo. E quelli che non si dovessero trovare a passare di li'? Be', che ci vadano apposta, che diaggine!! Potessi andarci io, potessi....
lunedì 27 gennaio 2014
Spezzatino di maiale al sidro con pastinaca, stomppot di rutabaga e knot rolls alle patate....con tutta la buccia....
Ho gia' avuto modo di dire che non credo alla fortuna. Pero' per essere una che non crede alla fortuna, nella vita sono stata piuttosto fortunata. In primo luogo per essere nata in un Paese relativamente pacifico e prospero e in una famiglia che si e' sempre presa cura di me e non mi ha mai fatto mancare nulla, anche a prezzo di grandi sacrifici personali. Ho avuto la mia bella dose di sofferenze, dolori e problemi, ma anche la fortuna di riuscire ad affrontare e superare tutto ritrovandomi ogni volta piu' forte e piu' fiduciosa in me stessa e nelle mie possibilita'. Quando avevo domande, ho trovato risposte. Quando avevo bisogno di imparare, ho trovato maestri disposti ad insegnarmi. Ho messo al mondo una figlia ( una sola, purtroppo, e questo va nella colonna dei crediti ) sana, intelligente e indipendente. Ho incontrato e sposato l'uomo della mia vita, anche se il fatto che siamo insieme da trent'anni non ha nulla a che vedere con la fortuna!! Ho la vita che sognavo di avere e non ne vorrei una diversa....ma anche qui non so quanto c'entri la buona sorte, in effetti....Invece posso considerare come la classica botta di culo fortuna l'acquisto della casina francese. E' perfetta: stile, dimensioni, terreno, vista, prossimita' ai servizi...non le manca nulla. Soprattutto l'ho trovata piena di ogni bendiddio!!
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sabato 18 gennaio 2014
Spezzatino di manzo al vino rosso con sedano rapa e prugne...e la vaniglia quasi non si sente....
....cosi' ho potuto omettere di rivelare al maritino la sua presenza in un piatto a base di carne. Che se glielo avessi detto mi avrebbe guardato male e forse lo spezzatino nemmeno lo avrebbe assaggiato. Invece l'ha mangiato tutto e gli e' piaciuto. Pure parecchio! Alla frutta nei piatti salati, soprattutto insieme alla carne, e' gia' abituato da molto tempo. Per fortuna, perche' far passare delle prugne secche per qualsiasi altra cosa mi sarebbe risultato difficile. Un piatto insolito, ve lo concedo, ma che sicuramente merita una possibilita' e che sono certa piacera' molto a chi, come me, sia dotato di papille avventurose e curiose di nuovi sapori.
Ad esempio, la vaniglia la si usa a profusione nei dolci: biscotti, torte, dolci al cucchiaio, creme, gelati e persino una semplice macedonia, ci guadagnano parecchio con l'aggiunta di un pizzico di questa profumata spezia. Nei piatti salati, invece, il suo utilizzo e' praticamente sconosciuto, anche da parte degli chef professionisti. Eppure in molte cucine dei paesi tropicali la si trova spesso abbinata a pesce o carni. Pare che quello con la carne di maiale sia un matrimonio perfetto.
giovedì 5 dicembre 2013
E' scoccata L'ORA DEL paTE'!
Lo ricordo come fosse ieri. Bloggheggiavo gia' da un po' e da ancora piu' tempo li tenevo d'occhio. Visti da fuori sembravano un branco di folli. Sembrava anche, pero', che si divertissero un mondo. Sia mai che mi perda un'occasione per farmi due risate. Ci penso e ci ripenso. Ti arriva una certa Bucci, che ha vinto la sfida sulle tagliatelle, e propone il pate'. Buono il pate'. A me piace molto il pate', Anzi: a me piacciono moltissimo i pate'. Tutti i pate', senza distinizioni: di carne, di pesce, di verdure. Li mangio ogniqualvolta ne ho l'occasione. Li mangio, si', ma non ne ho mai cucinato uno in vita mia! Pazienza, sara' per la prossima volta, mi dico. Pero' il post di Bucci posso anche leggerlo.
mercoledì 27 novembre 2013
Ricotta e castagne: la cucina povera della festa per l'MTC di Serena
Scene di ordinario MTC
il dialogo che segue si svolge tra me e l'altra me, da me soprannominata Quella. Quella e' un personaggio immaginario, io no. Io sono quella simpatica, Quella no.
Ma cosa cavolo stai facendo?
Uhssignurdeldom!!...ma sei scema?...te me fà ciapà un strimisi....ma la vuoi piantare di saltarmi fuori cosi' dal niente a urlarmi nelle orecchie?
Oh scusa!...la prossima volta mi faro' annunciare dalla fanfara dei Bersaglieri....
Certo, cosi' sarebbe molto meglio, come no?...un discreto colpo di tosse non credi che potrebbe bastare?
Cof cof...SI PUO' SAPERE COSA CAVOLO STAI FACENDOOOOOOOO?
Sei senza speranza, guarda!....Sto facendo le ricette a base di castagna per l'MTC, non vedi?
Certo che vedo, non sono mica cieca!...IO!
Allora cosa me lo chiedi a fare, scusa?
Non ci vedi niente di strano?
....direi di no....a me sembrano carine....sono anche buone...
Ma non ti sembra di aver perso di vista una cosa?
Vuoi prendermi in giro?...Mi stai per caso prendendo in giro?...In questo casino direi che saranno sicuramente qualcuna più di una le cose che ho perso di vista....
Non mi riferivo a quello.. e ti faccio la grazia di sorvolare sull'argomento...parlavo proprio delle ricette: ti sembra cucina povera quella che stai mettendo in quel piatto?
Aaaaaah...quello!!...potevi dirlo subito invece di girarci attorno come tuo solito...secondo me si', e' cucina povera, almeno negli ingredienti...
Tuo padre non la penserebbe cosi'...lui certe cose nemmeno se le sognava....
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martedì 26 novembre 2013
Pulenda de chataignes avec grattons de canard pour l'MTC de Mme Pici e Castagne
Dunque la ricetta, questo mese, non c'e'. Serena, la signora Pici e Castagne, vincitrice dello scorso MTC, ha pensato bene di proporre un solo e unico ingrediente: le castagne. Per il resto, abbiamo piena liberta'...per modo di dire, perche' poi e' arrivata la Genny, che e' una fissata con le regole, a dirci " Cucina Povera"! ....e niente tacchini ripieni! Ecco. E io le ho ascoltate. Tutte e due. Le castagne ci sono e piu' povero di cosi' non si puo': acqua, farina e pelle d'anatra. A patto di avere pagato la bolletta del gas, ovviamente. O di avere almeno un po' di legna ben secca ed un camino.
lunedì 25 novembre 2013
Kastanjesoep per Colors and Food e per l'ultimo MTC dell'anno
Quindi questo mese all'MTC e' di scena la cucina povera. Quella fatta con pochi ingredienti, con quel che da' l'orto in quel momento, con quel che si puo' trovare spontaneamente nei campi e nei boschi, con quello che c'e' in dispensa. Pero' il tema della sfida di questo mese, proposto da Serena, e' la castagna e la stagione delle castagne coincide con quella del maiale.
giovedì 24 ottobre 2013
Doughnuts: la ricetta!
Se siete curiosi di sapere se sia nato prima il buco o la ciambella, qui trovate tutte le risposte:
I doughnuts si dividono
principamente in due tipi: fritti e cotti al forno. I doughnuts fritti, a loro
volta, possono essere fatti con impasto lievitato con lievito di birra o con
impasto che lievita in cottura con lievito chimico per dolci. I doughnuts cotti
in forno, invece, in genere hanno un impasto piuttosto liquido, simile a quello
dei muffins, per intenderci, e quindi necessitano di apposite teglie per essere
cotti. Esistono anche ricette di impasti lievitati adatti alla cottura in forno, ovviamente piu’
leggera di quella in olio bollente.
Ma non c’e’ dubbio che il
doughnut piu’ classico, il piu’ antico e il piu’ amato, rimanga quello con
impasto lievitato e poi fritto. In ogni caso, una volta raffreddate, le
ciambelle possono essere glassate a piacere o cosparse di zucchero sia semolato
che a velo.
Ingredienti per 12 doughnuts
60 ml di acqua appena
tiepida, intorno ai 35°C
90 ml di latte
7 g di lievito di birra secco
30 g di zucchero
35 g di burro
5 g di sale
1 uovo
150 g di farina “manitoba”
150 g di farina 00
1 l di olio per friggere
Sciogliere un cucchiaino di
zucchero nell’acqua tiepida ed aggiungere il lievito secco. Mescolare bene ed
attendere dai 5 ai 10 minuti, fino a che sulla superficie comincera’ ad
apparire della schiuma. Scaldare il latte con il burro, finche’ il burro sara’
completamente sciolto e lungo il bordo si formeranno delle bollicine. Versare
il latte caldo in una capiente ciotola e unire lo zucchero, mescolando con una
frusta per scioglierlo completamente. Attendere che il composto di latte, burro
e zucchero abbia raggiunto temperatura ambiente e poi unirvi il lievito, l’uovo
e meta’ della farina. Mescolare per incorporare tutti gli ingredienti e poi
unire il resto della farina e il sale. Impastare, sempre nella ciotola, fino ad
avere un impasto morbido e omogeneo. Rovesciarlo poi sul piano leggermente
infarinato e continuare ad impastare energicamente, fino a che non sara’
elastico e non appiccicoso. Ungere con burro o olio leggero una ciotola grande,
rotolarci l’impasto in modo che si unga uniformemente, coprire con un panno
umido e lasciare lievitare a temperatura ambiente fino a che non avra’
raddoppiato il volume, circa un’ora.
Rovesciare di nuovo l’impasto
sul piano di lavoro leggermente infarinato e schiacciarlo con le mani per far
uscire l’aria. Stenderlo con il mattarello ad uno spessore di poco piu’ di 1
cm. Ritagliare dei dischi con un taglia biscotti di 7 cm di diametro e poi
creare su ciascuno un buco centrale con un tagliabiscotti di 3,5 cm di
diametro. Lasciarli lievitare per 40 minuti coperti da una teglia rovesciata o
da un panno inumidito, avendo l’accortezza che il panno o la teglia non
tocchino le ciambelle.
Scaldare l’olio in una
pentola non troppo larga, in modo che i doughnuts possano galleggiare durante
la cottura. Cuocerli, a due, massimo tre alla volta, per circa due minuti,
voltandoli a meta’ cottura: dovranno risultare ben dorati, ma non troppo scuri.
Scolarli con un mestolo forato e farli asciugare su carta da cucina. Lasciarli
raffreddare completamente prima di guarnirli a piacere. Si conservano
abbastanza bene per un paio di giorni se opportunamente riparati dall’aria. Al
momento di consumarli, meglio scaldarli in forno a 120°C per pochi minuti.
Senza glassa, si posso congelare fino a due mesi.
sabato 28 settembre 2013
Les ravioles du plin a la façon du Sud Ouest...piu' o meno...
Riparte la sfida dell'MT Challenge. Questa volta dopo una pausa estiva insolitamente lunga. Ci siamo fermati per ben due mesi! Ve ne siete accorti? Vi siamo mancati? Ecco, allora per farci perdonare la lunga assenza, Elisa ha proposto una ricetta con i controfiocchi: nientepopodimenoche... sua maesta' la pasta ripiena! In questo caso nella sua veste piemontese, piu' precisamente delle Langhe e del Monferrato: quella " raviola del plin ", che deve il suo tintinnante nome al pizzicotto grazie al quale la sfoglia sottile si chiude saldamente attorno al morbido ripieno.
Giusto per quei due o tre che ancora non lo sapessero, i meravigliosi folli che ogni mese si sfidano amichevolmente dalle pagine dei loro blog, e non solo, vengono invitati a realizzare quante piu' varianti di una stessa ricetta la loro fantasia possa suggerire. Oppure possono replicarla tal quale a come viene proposta.
Mai come questa volta la tentazione di scegliere questa seconda possibilita' e' stata forte, per me. Diciamoci la verita': ormai, cosi' come succede per la pizza ...o per le crepes....o per i sandwich, nel ripieno di ravioli e tortelli c'e' finito davvero di tutto!! Trovare un'idea originale, ma che sia anche gradevole al palato ed equilibrata nella scelta degli ingredienti, che sia innovativa senza per questo snaturare la ricetta originaria, che sia anche rispettosa della tradizione che solitamente sta dietro questi grandi piatti della gastronomia italiana o internazionale, lo capite anche voi che non e' mica facile! a complicare ulteriormente la cosa, ci sono le realizzazioni degli sfidanti, che immancabilmente mi fanno cascare braccia e mandibola, perche' mi soffiano gli ingredienti da sotto il naso, ma non solo: li abbinano e li combinano molto meglio di come avrei fatto io! Alla fine, non rimane che buttarsi nella mischia....e magari accorgersi di non avere la rotella per tagliare la pasta e nemmeno un tritacarne o un mixer per tritare il ripieno, ma fa niente, non importa: tiremm innanz...ci sono i coltelli, no? Usiamo quelli! A proposito di tirare, saro' anche stata sprovvista di rotella e tritacarne, ma fortunatamente avevo la macchinetta della pasta, la mia fida vecchia Titania compagna di mille sfoglie...perche' va bene l'affetto per l'MTC e il desiderio di onorare la sfida proposta da Elisa, ma, come suol dirsi, a tutto c'e' un limite ed il mio limite arriva al mattarello, questo sconosciuto....
Trovandomi in Francia, mi e' sembrato doveroso impiegare per i ripieni e i condimenti delle mie raviole, anzi, ravioles alla francese, dei prodotti tipici del territorio, nel mio caso il Perigord Vert. Ho sconfinato, ve lo dico subito, arrivando fino alla bellissima e romantica Bretagna dalla quale proviene il formaggio di capra fresco che ho utilizzato nella versione di magro; ho fatto una capatina nel vicino Deux Sevres per accapparrarmi il famoso burro d'Echire' e ancora piu' vicino, a Saint Emilion in Gironde, dove ho trovato il Sel de Vin, un fleur de sel aromatizzato al vino che mi ha totalmete conquistata. Un assaggio di Auvergne me l'hanno dato la Fourme d'Ambert, l'erborinato forse piu' antico di Francia ed il Cantal, un altro tra i piu' famosi formaggi francesi, a pasta pressata non cotta....
Per pareggiare questi ingredienti "esotici" e forestieri, ne ho utilizzati alcuni a metro zero: le more selvatiche raccolte dai cespugli vicino a casa e le noci fresche dei nostri alberi. Inoltre ho finalmente avuto l'occasione di assaggiare ed utilizzare un tipico prodotto perigordino: il Verjus du Perigord. Si tratta di un condimento, un succo acidulo ottenuto per spremitura a freddo degli acini di uva ancora acerbi e quindi verdi, da cui il nome arcaico Vert-jus, succo verde. Molto diffuso nel Medio Evo, non solo in Francia, ma in tutta l'Europa centro orientale, come testimoniano le 54 ricette storiche a noi pervenute. Utilizzato come condimento e legante, come ingrediente per vinaigrette fredde e calde, per deglassare fondi di cottura di carni e pesce o aromatizzarne i brodi, era particolarmente apprezzato nella composizione delle mostarde, le salse a base di senape tipiche della cucina francese. Cadde poi in disuso quando vino ed aceto, compresi gli aceti aromatizzati, divennero piu' facilmente accessibili. Ai giorni nostri sono davvero in pochi a ricordarsi della sua esistenza e lo si puo' reperire quasi esclusivamente nei negozi di specialita' alimentari, anche se ultimamente sta cominciando a comparire sugli scaffali della grande distribuzione, almeno localmente. Prodotti simili sono tipici anche della cucina medio orientale, Siriana e Persiana soprattutto, ed un Verjuice sta conoscendo un momento di grande popolarita' nel sud dell'Australia, grazie a Maggie Beer, cuoca, imprenditrice e personaggio televisivo, che produce e commercializza il verjuice ed ha anche scritto un libro di ricette che lo vedono protagonista....E il sapore? Delicatamente acido, fresco, decisamente fruttato, per nulla aggressivo. Adatto anche come liquido di macerazione per la frutta secca, ad esempio, o come acidificante per le confetture. Nel mio caso, si e' sposato benissimo con la dolcezza della carne d'anatra e lo scalogno stufato.
Ravioles du plin
con sfoglia alla barbabietola
ripieno di formaggio di capra e more selvatiche
condite con Fourme d'Ambert fuso e sciroppo di more
per la sfoglia
200 g di farina
1 uovo intero
1 tuorlo
2 cucchiai di barbabietola frullata
per il ripieno
100 g di robiola fresca di capra
100 g di buche de chevre
30 g di uovo sbattuto
80 g di more selvatiche
per condire
25 g di burro di Echire'
50 g di Fourme d'Ambert
2 cucchiai di panna fresca
2 cucchiaini di sciroppo di more
qualche mora fresca a decorazione del piatto
Preparate la sfoglia unendo tutti gli ingredienti e impastando bene con forza fino ad ottenere un panetto liscio e non troppo sodo che lascerete riposare una mezz'ora avvolto in pellicola trasparente.
Nel frattempo, preparate il ripieno: lavorate la ricotta con una forchetta fino a renderla cremosa, unite il buche de chevre tagliato a pezzettini piccolissimi e le more divise in due o schiacciate grossolanamente. Aggiungete anche l'uovo e amalgamate bene il composto.
Tirate la sfoglia sottilissima
e componete le raviole come vedete fare da Elisa in questo video.
Le mie son venute 'na schifezza, ma ero senza "ruotella", ricordate?
Mentre l'acqua bolle, preparate il condimento, semplicemente sciogliendo il burro, il formaggio e la panna, a fiamma dolce, in una padella capace di contenere le raviole, una volta cotte.
Quando l'acqua bolle, versateci le raviole e fatele cuocere per un paio di minuti, scolatele al dente e fatele saltare delicatamente in padella con il formaggio fuso.
Servite con un cucchiaino di sciroppo di more e delle more fresche.
Ravioles du plin
con ripieno di magret e gesiers di anatra, noci fresche e Cantal
condite con glassa al Verjus e Fleur de Sel au Merlot
per la sfoglia
200 g di farina
1 uovo intero grande
2 tuorli, sempre di uova grandi
per il ripieno
1 filetto di petto d'anatra
5 o 6 gesier* d'anatra confit
due cucchiai di Cantal grattugiato
5 noci fresce private della pellicina
e tritate grossolanamente
1 cucchiaio di Verjus
1 uovo medio
1 cucchiaino di erba cipollina tritata
1 cucchiaino di salvia tritata
sale, pepe
per condire
2 cucchiai di grasso d'anatra
1 scalogno
1/2 bicchiere di Verjus
20 g di burro d'Echire'
Fleu de Merlot
Preparate la pasta nel solito modo, mescolando le uova alla farina, impastando energicamente per una decina di minuti e poi lasciando riposare il panetto mentre preparate il ripieno.
Praticate delle incisioni sulla pelle del filetto d'anatra e mettetelo a cuocere, pelle in giu', in una padellina antiaderente e a fiamma moderata, senza aggiunta di altro condimento. Lasciate cuocere un paio di minuti, scolate il grasso sciolto in una ciotola e poi girate il filetto dalla parte della carne. Cuocete per altri due minuti e togliete dal fuoco. Lasciate intiepidire e nel frattempo tritate i gesier, *che sono i ventrigli dell'anatra, e metteteli in una ciotola. Appena si sara' intiepidito, tritate anche meta' del petto con tutta la pelle, il resto lo potete mangiare in insalata. Unite anche il resto degli ingredienti e lasciate riposare in frigo, in una ciotola coperta con un piatto, mentre tirate la sfoglia.
Componete le raviole come per le precedenti.
In una padella abbastanza capiente, scaldate due cucchiai di grasso d'anatra che avrete precedentemente filtrato. Unite lo scalogno affettato non troppo sottilmente e fate stufare a fiamma bassissima per una quindicina di minuti, finche' lo scalogno non sara' tenero e trasparente. Unite il verjus e lasciate ridurre della meta', mescolando spesso perche' si formi una crema ben emulsionata. Togliete dal fuoco e tenete in caldo mentre cuocete le raviole in abbondante acqua salata. Scolatele benissimo, trasferitele nella padella, aggiungete il pezzettino di burro e saltate dolcemente finche' le raviole saranno ben ricoperte di condimento. Servite spolverizzate con qualche granello di Fleur de Merlot.
Con queste due ricette partecipo all'MT Challende del mese di Settembre 2013:
le Raviole del Plin
dei blog:
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venerdì 28 giugno 2013
L'insalata che sognavo di fare da 22 anni...
...quella alla quale ho pensato immediatamente, quando ho letto il tema della sfida di questo mese, proposto da Leo The Cozzaman, per l'MT Chalenge. Quale occasione migliore di questa per realizzarla? Finalmente. Dopo quasi 22 anni dalla prima volta in cui ho visto la ricetta. Potra' sembrare assurdo che sia rimasta tutto questo tempo nel famoso cassetto de "Le cose da fare", ma so che chi e' appassionato di cucina come me, mi puo' capire. Alzi la mano chi non ha libri e riviste che son raddoppiati di volume a furia di appicicarci post-it, inserire segnalibri o foglietti, fare orecchie e quant'altro, per segnare una ricetta che ci ha colpiti e che assolutamente dobbiamo realizzare...Solo che abbiamo una vita sola e, solitamente, mangiamo solo due volte al giorno e non sempre abbiamo la possibilita' di cucinare entrambe le volte. Poi ci piace inventare e creare piatti nuovi, tutti nostri, senza seguire ricette di altri, oppure non abbiamo tutti gli ingredienti e rimandiamo o veniamo attratte da altre ricette o ci chiedono di rifare quel piatto che era piaciuto tanto...Insomma, ci possono essere mille motivi per cui una ricetta, quella ricetta, resta in paziente attesa per anni. Ogni volta che riprendiamo in mano il libro o la rivista sulla quale e' pubblicata, ci ricordiamo di lei e ci ripromettiamo di farla, poi la storia ricomincia uguale a se stessa...
La ricetta l'ho presa da un allegato ad una rivista femminile di, appunto, 22 anni fa. Ricordo con esattezza il giorno in cui ho comprato la rivista: ero ricoverata in ospedale per una colica renale ed ogni mattina passava la titolare dell'edicola interna all'ospedale per vendere i giornali a chi, come me, era impossibilitato ad alzarsi dal letto. Oltretutto ero a digiuno stretto, nutrita con le flebo, e potevo, anzi, dovevo solo bere. Acqua. Tantissima. Ogni tanto, al colmo dello sconforto e della nostalgia, sfogliavo il libriccino e sognavo di realizzare, una volta tornata a casa, alcune di quelle belle ricette. E cosi' feci. Pur con le numerose limitazioni dovute alla mia convalescenza, non appena rientrata a casa ho cominciato a sperimentarne qualcuna, trovandole tutte ottime e facili da realizzare, grazie alle spiegazioni chiare e dettagliate. Molte di quelle ricette, sono diventate altrettanti miei cavalli di battaglia ed ormai fanno parte della mia personale Cucina Vintage anni '90 e ogni qualvolta le ripropongo, trovano entusiastici consensi. Questa, invece, e'sempre rimasta li'. Ora non potevo proprio piu' rimandarla. Mancava solo la parte croccante richiesta dal regolamento e volevo qualcosa di piu' di un semplice crostino, qindi ho optato per un crumble salato con le mandorle. Ottima anche la vinaigrette calda, anche se la prossima volta, perche' so gia' che ci sara', vorrei provare con l'aceto di lamponi, che non avevo.
Insalata con petto d'anatra e pompelmo rosa
con crumble salato alle mandorle
Ingredienti per due:
lattuga mista: Foglia di Quercia,
Lollo verde e rossa, cuore di baby Romana
1 pompelmo rosa
1 petto d'anatra di circa 300 g
per il crumble:
40 gr di mandorle non pelate
60 gr di farina 00
20 gr di grana grattugiato
75 gr di burro molto freddo
1 pizico di sale
per la vinaigrette:
succo di pompelmo
2 cucchiai di aceto di mele o di lamponi
2 cucchiai d'olio d'oliva delicato
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di pepe rosa in grani
sale
Lavate ed asciugate la lattuga e tenetale in frgio fino al momento di utilizzarla. Accendete il forno a 200 gradi. macinate le mandorle, non troppo finemente, nel mixer, unite la farina, il grana ed il sale e mescolate per qualche secondo. Unite il burro freddo di frigorifero e tagliato a dadini. Con la funzione pulse, frullate il tutto per qualche secondo fino a che si formeranno delle grosse briciole. Versatele su una teglia coperta con carta da forno e infornate in forno caldo per circa 10 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare completamente. Sbucciate il pompelmo, separate gli spicchi, pelatene al vivo la meta' e poi dividete ogni spicchio in tre pezzi. Frullate gli spicchi rimanenti e passateli al setaccio, premendo con il dorso di un cucchiaio per raccogliere maggior succo possibile. Fate scaldare una padella per due minuti a fuoco vivo. Nel frattempo incidete la pelle del petto d'anatra, praticando dei tagli obliqui e incrociati. Quando la padella sara' calda, adagiateci il petto dalla parte della pelle. Lasciatelo cuocere per tre minuti a fuoco moderato e quando la pelle sara' croccante, voltatelo e fatelo cuocere altri tre minuti dalla parte della carne. In questo modo avrete una carne ben cotta ai bordi, ma ancora rosa all'interno, come dovrebbe essere. Se, invece, preferite una maggior cottura, trasferite il petto d'anatra in una piccola pirofila e infornatelo a 180 gradi per una decina di minuti. Gettate il grasso rimasto nella padella, deglassate il fondo con il succo di pompelmo e l'aceto, facendo ritirare il liquido per circa un minuto, e quindi unite l'olio d'oliva e il miele. Fate scaldare per qualche secondo e poi, fuori dal fuoco, mescolate bene per emulsionare la salsa. Aggiungete i grani di pepe rosa leggermente schiacciati e tenete in caldo. Disponete le foglie di lattuga su un piatto da portata, distribuite i pezzeti di pomplelmo e il crumble. Tagliate il petto di anatra in fettine di circa mezzo centimetro di spessore e disponetele a raggiera al centro del piatto. Irrorate il tutto con la salsa e servite subito, eventualmente con il resto del crumble e della salsa a parte.
Con questa ricetta partecipo all'MT Challenge di Giungo 2013 del blog MTC in collaborazione con
Leo del blog Cozzaman
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