Marcello è un trentenne senza un vero lavoro, resiste ai tentativi della fidanzata di rinsaldare il legame e cerca di prolungare ad libitum la sua condizione di post-adolescente fuori tempo massimo. La sua sola certezza è che vuole dirazzare, cioè non finire come suo padre a occuparsi del bar di famiglia. Per spirito di contraddizione, partecipa a un concorso di dottorato in Lettere, e imprevedibilmente vince la borsa. Entra così nel mondo accademico e il suo professore, un barone di nome Sacrosanti, gli affida come tesi un lavoro sul viareggino Tito Sella, un terrorista finito presto in galera e morto in carcere, dove però ha potuto completare alcuni scritti tra cui le Agiografie infami, e dove si dice abbia scritto La Fantasima, la presunta autobiografia mai ritrovata. Lo studio della vita e delle opere di Sella sviluppa in lui una specie di identificazione, una profonda empatia con il terrorista-scrittore: lo colpisce il carattere personale, più che sociale, della sua disperazione. Contemporaneamente sperimenta dal di dentro l'università: gli intrighi, le lotte di potere tra cordate e le pretestuose contrapposizioni ideologiche, come funziona una carriera nell'università, perfino come si scrive un articolo «scientifico» e come viene valutato. Si moltiplicano così i riferimenti alla vita e alla letteratura di Tito Sella, inventate ma ironicamente ricostruite nei minimi dettagli; e mentre prosegue la sarcastica descrizione della vita universitaria, il racconto entra nella vita quotidiana di Marcello e nelle sue vitellonesche amicizie viareggine. Realtà sovrapposte, in cui si rivelano come colpi di scena delle verità sospese. Che cosa contiene l'archivio Sella, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi? Perché il vecchio luminare Sacrosanti ha interesse per un terrorista e oscuro scrittore? E che cosa racconta, se esiste, La Fantasima, l'autobiografia perduta? La ricreazione è finita è un'opera che si presta a significati e interpretazioni molteplici. Un narrato in cui si stratificano il genere del romanzo universitario - imperniato dentro l'artificioso e ossimorico mondo dell'accademia -, con il romanzo di formazione; il divertimento divagante sui giorni perduti di una generazione di provincia, con la riflessione, audace e penetrante, sulla figura del terrorista; e il romanzo nel romanzo, dove l'autore cede la parola all'autobiografia del suo personaggio. Questo libro racconta la storia di due giovinezze incompiute, diversissime eppure con una loro sghemba simmetria.
Dario Ferrari (Viareggio, 1982) ha passato il primo trentennio di vita a studiare, fino a diventare dottore di ricerca in Filosofia, un titolo ornamentale che serve quasi esclusivamente a impreziosire le note biografiche. Insegna in un liceo romano ed è traduttore.
En Marcello té uns trenta anys i està perdut. No sap què fer amb la seva vida ni tampoc té ganes de plantejar-s’ho quan li cau a les mans, de manera mig accidental, una beca per fer la tesi sobre Tito Sella, un escriptor i militant d’extrema esquerra dels anys 70. El seguirem a ell surant per la la seva vida erràtica com a jove descontent i com a doctorand.
El “mundillo acadèmic” que mostra és esfereïdorament realista. Jo mateixa anava tenint flaixbacs de la meva època a la facultat i sentia la veu del meu director de tesi. Per això, crec que el llibre se disfruta més si estàs familiaritzat amb aquest tipus de pràctiques. M’ho he passat molt bé perquè està escrit amb molt d’humor, però la crítica cap a aquesta fauna endogàmica és evident.
Cap a la meitat, el llibre se centra en la vida d’en Tito. Primer m’ha semblat un canvi de registre molt gran, però realment aquesta part també m’ha agradat molt.
Al final, en conjunt, és una novel·la que retrata dues generacions completament diferents però que comparteixen la insatisfacció. Marcello i Tito m’han semblat dos personatges molt reals i humans.
M’ha agradat molt com està escrit i ha estat molt agraïda de llegir, tot i que a en Marcello li agrada fer ús de paraules grandiloqüents per donar-se-les d’intel·lectual modernet i demana dues galtades a crits.
És d’eixos llibres que et fan riure, vols saber més de l’època que descriu i pensar alhora. Conta la història de Marcello, que no sap molt bé què fer amb la seua vida i acaba ficant-se al món universitari que li canvia el camí. És una lectura senzilla de seguir, sobretot si t’agrada la història, però amb moments que et toquen i et fan mirar-te el melic.
Una factura absolutament clàssica pel bo i pel dolent i un humor que s’escola a batzegades. Un parell d’escenaris interessants i la presa de decisions suspesa d’una edat que hi convida. La veritat, m’ha avorrit fins al final de les quatre-centes pàgines.