_Da adesso dovrò farne a meno. Per sempre._ per un attimo, gli
apparvero quegli occhi nerissimi, fiammeggianti._Per sempre._
Si trovò a vagare con lo sguardo tutt'intorno, come a cercare una via d'uscita.
Mai
più, non l'avrebbe mai più vista. Mai più si sarebbe arrabbiato con
lei, mai più l'avrebbe evitata per farle dispetto. Mai più le avrebbe
detto cose gentili per stupirla. Mai più.
Comunque non importava
adesso: si sarebbe portato con sè quell'amputazione per sempre (non
vederla, non sentire il suono della sua voce). Adesso c'era il lavoro; e problemi e fastidi .
L'immagine di lei andava a
sbiadire pian piano, si dissolveva nelle preoccupazioni affollate
nell'attimo presente. (Non sparire, resta qui, che ti veda, almeno nei
sogni, una volta ancora).
Adesso c'era il tedio quotidiano, le
noiose incombenze, i lievi palliativi, i doveri, gli impegni, la noia...
la noia.
Ma
non ce l'avrebbe fatta a sopportare lo sfascio del suo progetto di vita. A
lasciare tutto: ad affrontare
lo stacco, le sordide questioni economiche, le rabbiose querimonie dei
figli "Tu...tu...tu...". Meglio così.
Meglio
rinunciare a lei, allo strappo nel cuore al solo vederla, alla ferita
che lasciavano i suoi occhi .
Già
solo il sapere che in un punto del mondo esisteva lei, esisteva quel
fascio luminoso di occhi neri, quei capelli lucidissimi riccioluti duri e
forti (come lei), già era un sollievo; come lo era il raccogliersi la
sera a sognarla: a occhi chiusi, a occhi aperti, comunque.
Oci ciornie...