Da due giorni c’è un vento assurdo.
In bicicletta sul ponte sembra di essere sul traghetto per la Corsica.
Gli alberi si flettono e gli uccelli volano un po’ a caso.
Ogni cosa si sposta, cade, si sgrendina.
E sotto il vento lei.
Bu.
Con le orecchie sollevate dalle raffiche impetuose, il naso in aria e i pensieri sparsi, corre da un punto all’ altro del giardino, confusa da tutto quello che si muove, e abbaia, e non capisce, e va, novella Dumbo con le orecchie al vento, senza senso alcuno.
E la chiamo da casa, che quando il vento soffia così boh, mi fa un po’ paura e un po’ no, e lei arriva, poi gratta per uscire perché ha sentito qualcosa volare e poi gratta di nuovo per entrare e poi di nuovo per uscire e così via.
E mi viene voglia di uscire con lei, per sentire, naso in aria, il vento bofonchiare, e mi piacerebbe avere le sue orecchie e prendere il volo insieme, fare un giretto chissà dove e tornare dal gatto, che ci guarda torvo, che a lei, del vento non solo non gliene frega ma se c’è una cosa che non sopporta è avere la coda spettinata.