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domenica 14 aprile 2019

Salmone in padella con riso al cocco... per quanti modi di fare e rifare


 Questo mese, con Anna e Ornella, ci trasferiamo in Norvegia per riprodurre una ricetta proposta dalla cuochina. Quest'anno, infatti, replicheremo ricette raccolte da siti molto frequentati dalle nostre due cuochine, nei loro rispettivi paesi. Le ricette spesso sono corredate da filmati in lingua madre che loro hanno tradotto e hanno provato in prima persona. Ammetto di aver stravolto la ricetta per soddisfare i gusti dei miei commensali che non amano troppo il cocco; ho deciso quindi di usare l'acqua di cottura dei broccoli per cuocere il riso. Ho impiegato un riso Thai e una cottura pilaf servendo il riso con broccoli ripassati nel fondo di cottura del salmone e con asparagi cotti in padella. Un piatto unico, apprezzato da tutti.

La cottura pilaf è un'usanza diffusa in Medio Oriente ma sempre più diffusa in tutto il mondo. Il suo nome significa "riso bollito". La sua cottura avviene per assorbimento e si calcola in volume.

Vi metto il mio procedimento, ma se volete seguire la ricetta originale vi rimando Qui.


domenica 10 marzo 2019

Cotolette di gamberi (Ebi katsu)... Per quanti modi di fare e rifare


Per il terzo mese di condivisione, la cuochina ci porta in Giappone con Anna. Il mese scorso le cuochine sono andate in Norvegia da Ornella per replicare questa ricetta (purtroppo per motivi di salute non mi sono potuta aggregare alla comitiva). Quest'anno infatti replicheremo ricette prese da siti molto frequentati dalle nostre due cuochine, nei loro rispettivi paesi. Le ricette  spesso sono corredate da filmati in lingua madre che le cuochine hanno tradotto e hanno provato in prima persona. Sono quasi certa che questa ricetta piacerà anche ai bambini ed è adatta anche per farcire i panini. Devo ammettere che ho cambiato qualche ingrediente; ebbene si, lo confesso, non amo particolarmente il tofu e per questo, l'ho sostituito con la ricotta e omesso la cipolla (mio marito la detesta). Ho aumentato gli ingredienti data la mia numerosa famiglia. Ne ho fatte 10 da circa 65 grammi più tre burger da 85 grammi ciascuno. Per panare le polpette ho usato il pane giapponese: il panko. Un pangrattato preparato con un pane bianco originario della terra nipponica. Molto più leggero del nostro. La sua particolarità sta nel fatto che non frigge, ma ingloba aria lasciando ,cosi, i fritti asciutti. Ad oggi si trova facilmente nella grande distribuzione.


domenica 13 gennaio 2019

(Doughnut) Ciambelle di zucca, noci e tofu... Per quanti modi di fare e rifare



Solitamente non seguo le ricette così, come vengono proposte, modifico sempre qualcosa. Questa volta, al contrario, non conoscendo la ricetta, ho seguito passo passo quello che suggeriva la cuochina. Con Anna e Ornella, come prima condivisione dell'anno, siamo andate in Giappone. Questi doughnut (potrei chiamarle frittelle o meglio ancora castagnole) sono dei dolcetti vegani, senza zucchero all'interno; tutta la dolcezza che offrono viene semplicemente dalla zucca, la sofficità dal kinugoshi tofu (tofu seta) e sono perfetti per chi non ama troppo il dolce. Una frittella soffice a struttura umida.

Il kinugoshi tōfu, conosciuto all'estero come "tōfu seta", è una varietà del tofu fresco che si estrae dalla cagliata (per altre notizie, vedere Wikipedia). In mancanza di questo, si può usare il normale tofu vellutato facendolo sgocciolare con sopra un peso per un paio d'ore, ed infine asciugandolo con una salvietta.
Comunque non è stato difficile trovarlo nei negozi che vendono prodotti bio.


lunedì 31 dicembre 2018

Ravioli della Val Pusteria (Turteln)... Per quanti modi di fare e rifare

Anche se in mostruoso ritardo, desidero essere presente per l'ultima ricetta condivisa con la cuochina, Anna e Ornella. Sono certa che loro saranno pazienti con me e mi perdoneranno, non solo per il ritardo.

Ad onor del vero, i miei non sono i ravioli fritti proposti dalla cuochina, bensì gli Schlutzkrapfen: dei ravioloni farciti con spinaci, erba cipollina, cipolla e ricotta. La particolarità di questi ravioli sta nell'impasto di cui sono fatti, ossia la farina di segale. Un piatto golosissimo e molto saporito che i miei commensali hanno, manco a dirlo, molto gradito. Per renderli ancora più golosi li ho conditi con le briciole di pane di segale rosolato e tostato nel burro. Con questi ingredienti ho fatto 110 ravioli. Ne ho serviti 10 a persona e il rimanente l'ho congelato.


giovedì 20 dicembre 2018

Pinza Tarcentina


Desidero precisare che la mia pinza tarcentina è l'insieme di due ricette e, ad onor del vero, ci ho messo anche il mio estro. Ho unito la versione dello chef Silvio Di Giusto e del pasticciere di Tarcento Alessandro Rizzo . La pinza: dolce tradizionale del Triveneto. Tra le versioni conosciute, ognuna delle quali con peculiarità proprie, si contraddistingue la tarcentina. Un lievitato a tutti gli effetti, mentre la pinsa veneta ha un procedimento molto diverso. 

Il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, a Tarcento c'è una grande festa, secolare, che unisce il sacro e culmina con il profano: l'accensione del Pignarul Grant (il falò). La festa inizia il giorno prima, quando i Pignarulars, persone addette all'approvvigionamento delle cataste di legno per il falò, si trovano con il Vecchio Venerando per ricevere il fuoco con il quale, poi, accendere il grande falò. Culmina infine il 6 gennaio con la salita al castello di Coia, il  Ciscjelat, con il vecchio; spetterà a lui accendere il grande falò per poi decretare come sarà il nuovo anno: a seconda della direzione presa, il fumo farà la sua profezia:  "se il fum al va a soreli a mont, cjape il sac e va pal mont; se invezit il fum al va de bande di soreli jevat, cjape il sac e va al marcjat"
Traduzione: se il fumo va occidente prendi il sacco e vai a cercare fortuna per il mondo; se invece il fumo va a oriente prendi il sacco e vai al mercato.
Significa che se il fumo va a occidente bisognerà, appunto, cercare fortuna altrove; se va a oriente sarà per tutti un anno fortunato.

Mentre scrivo il post, riaffiorano prepotentemente i ricordi di quando portavamo i bambini, già nel primo pomeriggio, ad assistere alla rievocazione storica, rappresentata da centinaia di figuranti in abiti medioevali. Attendavamo, poi, l'accensione del falò mangiando la pinza della pasticceria e riscaldandoci bevendo il brulè gli adulti, la cioccolata calda i bimbi.
Ora passiamo alla mia ricetta.


domenica 11 novembre 2018

Riso e porri degli ortolani d'Asti... Per quanti modi di fare e rifare

 Adoro il porro e amo smisuratamente riso e minestre in genere. Quando la cuochina con Anna e Ornella per il nostro incontro mensile di novembre, ha proposto questa ricetta, sono stata molto felice di aderire. Un piatto definito "umile" ma gustoso e adatto ai celiaci.
Ricetta tratta dal libro: “ le Ricette Regionali Italiane” edito da Solares"

Nota dal libro: 
"...L'origine di questo piatto risale al Medioevo. Fin da quell'epoca alcuni orti cingevano la periferia di Asti, nella fertile piana del Tanaro, ed erano coltivati soprattutto ad aglio e porri. Gli ultimi vecchi ortolani d'Asti hanno dato questa ricetta agli autori del libro; gli ortolani dicono che il porro fa bene agli occhi e "pulisce" il sangue.
Questo, comunque, è un piatto rinfrescante e digeribilissimo oltre che economico perché si possono utilizzare tutti gli eventuali avanzi di formaggio...."
In questa occasione ho sostituito il parmigiano e il groviera con dei formaggi che avevo in casa.


domenica 14 ottobre 2018

Maccheroni al ragù... Per quanti modi di fare e rifare



Il tempo corre e siamo già arrivati al nostro incontro mensile. La cuochina con Anna e Ornella ci porta a Bologna per rifare un primo piatto tra i più tradizionali della nostra penisola: il ragù alla bolognese. Anche se la vera ricetta è depositata presso la Camera di Commercio di Bologna, come tutte le ricette tradizionali, ogni famiglia possiede la sua e molte sono le varianti. Chi ci mette il vino bianco e chi il rosso; chi il latte e chi lo aborra. Tutti però sono concordi nell'usare una carne non magra e una cottura lenta lenta; inoltre il ragù deve "pippiare" (sobbollire) per almeno due ore.

Quando ero piccola, a casa mia, sulla stufa a legna, mia nonna, dopo aver fatto rosolare il soffritto e la carne e sfumato con il vino, poneva un coperchio sulla casseruola a lato della stufa e la lasciava lì tutta la notte. La mattina ci alzavamo con un profumo di ragù indescrivibile. Lei, poi, prendeva il latte e ne aggiungeva un bicchiere facendolo consumare, cuocendo ancora per un po'. Non vedevamo l'ora arrivasse ora di pranzo (ora si riscopre questo metodo ricorrendo alle pentole 
 slow cooker). La mia era una famiglia numerosa perciò il peso degli ingredienti sarebbe improponibile. Torniamo alla ricetta.

Il ragù alla bolognese nella tradizione andrebbe abbinato alle tagliatelle all'uovo fatte in casa o alle lasagne, ma, i bolognesi tollerano anche gli abbinamenti con i rigatoni o maccheroni, come nel nostro caso. Regola indiscutibile è quella di non metterci gli spaghetti (anche se è un piatto che adoro... chiedo venia ai bolognesi)


domenica 9 settembre 2018

Strascinate con peperoni cruschi... Per quanti modi di fare e rifare

Dopo la pausa estiva e vacanziera, assolutamente meritata, la cuochina con Anna e Ornella ci porta in Basilicata per preparare le strascinate. Una pasta lucana semplice, fatta con farina di semola e acqua. Pensavo di non essere in grado di farle, vista la prova fallimentare delle orecchiette. Devo dire, al contrario, che è stato facilissimo. A Senise, da un piccolo produttore, ho acquistato e fatto arrivare in Friuli, i peperoni cruschi. Sono dei peperoncini dolci fatti seccare sotto il sole e, una volta secchi prendono il nome di "crusco" che nel dialetto lucano significa croccante; sono, peraltro, un prodotto IGT (Indicazione Geografica Tipica).
Le curiosità e le informazioni dettagliate, le trovate Qui.

Avrei voluto fotografare i passaggi della ricetta ma per svariati motivi non ce l'ho fatta. Vi rimando alla pagina originale.


domenica 8 luglio 2018

Fregola con... Per quanti modi di fare e rifare




Il tempo corre veloce; siamo così arrivati all'ultima puntata prima delle vacanze. Ritorneremo a settembre con la cuochina, Anna e Ornella per proporvi nuove sfiziose ricette. Come avrete notato, quest'anno abbiamo realizzato tutti primi piatti delle regioni della nostra magnifica Italia. Questa puntata, nello specifico, è dedicata alla Sardegna con una pasta tipica di questa regione: la fregola, o più correttamente fregula, nella lingua sarda.
Una pasta simile al cous cous visto che ha la forma di piccole palline e fatta con farina di grano duro e acqua. Viene lavorata a mano su un piatto largo e fondo e con uno sfregamento delle mani si ottengono delle palline, appunto, molto simili al cous cous. Vengono lasciate asciugare e poi tostate al forno.
La ricetta da condividere, confesso, sarebbe stata diversa ma devo ammettere che non amo cucinare e mangiare frutti di mare.
Mi piace raccontare questo aneddoto che ricorda il mio viaggio in Sardegna, precisamente a Villasimius. Quando partiamo per le vacanze devo stare attenta a come riempio la valigia, specialmente se si parte con l'aereo. Mio marito mi tormenta: "stai attenta al peso, altrimenti lasci i vestiti in albergo". Al ritorno, le valigie sono stracolme di cibo. Quando siamo andati in Sardegna, al ritorno, quasi perdevamo l'aereo per sistemare le cibarie nelle giuste borse. Abbiamo portato delle cose buonissime, tra cui la fregola


lunedì 2 luglio 2018

Grissini con farina di farro


Durante l'ultimo corso a cui ho partecipato indetto dall'"Associazione Cuochi di Udine" (di cui faccio parte)  tenuto dal maestro panificatore Cragnolini, tra le tante preparazioni sfiziose c'erano anche i grissini. Naturalmente poi, ho fatto le mie modifiche. La mia amica Maria Teresa mi aveva omaggiato della sua farina di farro, coltivato nel suo terreno in Molise e macinato a pietra; ho subito pensato di utilizzarla per questi grissini. Confesso di non aver impiegato questa farina "in purezza" ma l'ho lavorata insieme ad una farina di grano tenero di tipo 1 e di tipo 0, anch'esse macinate a pietra.

Il farro è un cereale antico e molto resistente, adatto anche ai terreni poveri. La farina è ottenuta con la macinazione delle cariossidi dei tre tipi di farro. E' un cereale che non necessita di concimi chimici in quanto molto resistente. Il farro essendo  ricco di fibre è particolarmente adatto ad una buona funzione intestinale. La sua farina è più digeribile dalla farina di frumento pur non essendo adatta ai celiaci contenendo il glutine.



*Il farro era il cereale più utilizzato nell’antica Roma, fino alla comparsa dei frumenti, grano tenero e duro, più produttivi e facilmente coltivabili. Inoltre i chicchi del grano erano liberabili dalla pula con semplice battitura, a differenza del farro, che necessitava di essere abbrustolito prima della macinazione.Esistono tre tipi di farro: monococco, dicocco e spelta. Il monococco, o farro piccolo, ancora coltivato in nord Europa ed ora anche in Italia, e noto col nome di einkorn, è il più antico antenato del grano, ed era proprio il farro più utilizzato nell’era repubblicana.Nello specifico si tratta di farro dicocco semintegrale; la granulometria è simile alla semola; al gusto sentori di nocciola e castagna.
*Notizie tratte dal blog di Maria Teresa


domenica 10 giugno 2018

Pasta a la Norma... Per quanti modi di fare e rifare



Questo mese, la cuochina con Anna e Ornella ci porta in Sicilia per la condivisione della pasta alla Norma. Ricetta che nasce a Catania, dove viene chiamata "pasta ca' Norma", per valicare poi i confini cittadini. e diventare un simbolo della cucina siciliana. La versione più accreditata vuole che il nome venga dato dal commediografo Nino Martoglio che, dopo aver mangiato questa delizia disse estasiato: "chista è na vera Norma" riferendosi all'opera omonima del compositore Bellini.

 La tradizione vuole i maccheroni come tipo di pasta anche se qualcuno preferisce gli spaghetti. Gli altri ingredienti sono: pomodoro (preferibilmente fresco), melanzane, categoricamente fritte (non importa se a fette o a cubetti), ricotta salata di pecora e basilico. Un piatto tipicamente estivo, con pochi ingredienti e per questo ancora più importante è la loro qualità. L'usanza vorrebbe le melanzane lasciate a fette ma, per agevolare i commensali, io le ho inserite nel sugo, a cubetti, lasciando qualche fetta per l'impiattamento.


domenica 13 maggio 2018

Tiella di riso, patate e... Per Quanti modi di fare e rifare



Ero indecisa se partecipare o meno alla consueta condivisione della ricetta ideata dalla cuochina, Anna e Ornella. Le motivazioni delle mie perplessità sono in realtà molteplici; non starò qui ad elencarle tutte per non tediarvi, ma una è stata determinante: avere figli e nuora vegetariani. Mi ricordo poi di una tiella vegetariana fatta alla fine stagione delle verdure estive. Amo la stagionalità dei prodotti e con l'avvicinarsi dell'estate ho pensato che fosse il caso di rispolverarla. Una ricetta vegetariana si, ma che nulla ha da invidiare alla classica tiella pugliese con le cozze.

Pochi dubbi: sono stati i Borboni ad insegnare il piacere di questo piatto ai cittadini del capoluogo pugliese, con diverse varianti a seconda dei gusti.
Spagna e Italia unite dal riso
Un nome e un profumo inconfondibile.
Anche la tiella, proprio come la paella, deve il suo nome al tegame in cui viene fatta cuocere (in dialetto barese “tied”, letteralmente “teglia”). Tegame che secondo la tradizione dev'essere di terracotta, alto e di forma circolare. Quando il forno in casa era un lusso, non c’era domenica mattina senza padri di famiglia in giro per Bari con teglie allestite a casa e cucinate in piccole botteghe col forno a legna, dedite proprio a questo romantico lavoro: regalarsi un pranzo di riposo con il piatto locale per eccellenza era una grandissima soddisfazione. Meno male che i regnanti dei Borboni hanno voluto regalare questo lusso ai propri sudditi, attenti nel tramandarlo di generazione in generazione.


domenica 8 aprile 2018

Spaghetti alla puttanesca... Per quanti modi di fare e rifare


Ci sono versioni contrastanti e diverse diatribe riguardo il nome di questo primo piatto. Si racconta che il proprietario di una casa di appuntamenti napoletana preparasse per i suoi clienti, in attesa del proprio turno, questo primo piatto che oltre ad essere saporito è caratterizzato da un basso costo e una facile reperibilità delle materie prime. La versione più accreditata, e meno colorita, è quella che racconta dell'architetto ischitano Sandro Petti, proprietario di una trattoria che, una sera, mentre chiudeva il locale arrivarono dei clienti affamati; provò invano a respingere gli avventori non avendo nulla da cucinare ma loro insistettero, chiedendo una "puttanata qualsiasi". Lui preparò con pochi ingredienti un delizioso piatto che chiamò appunto alla puttanesca. Questo piatto è diventato un must della tradizione napoletana e famoso in tutto il mondo.
Con la cuochina, Anna e Ornella, all'appuntamento mensile, rendiamo omaggio a questa ricetta sfiziosa.


giovedì 1 marzo 2018

Crostata di mele rivisitata

Oggi il mio blog compie nove anni e lo voglio festeggiare con questo dolce che ha inaugurato il nuovo progetto di "D La Repubblica".
Un appuntamento mensile dove esploreremo le, da tutti tanto amate, crostate. Preparazione antica, nata dolce a Venezia dopo l'anno mille, quando le navi della Serenissima cominciarono a importare in laguna lo zucchero dall'Oriente. Dal mio ricettario un po' stropicciato e profumato di vaniglia usciranno le tante ricette di crostate, dolci e salate, che ho preparato mille e mille volte, per la gioia dei miei figli e nipoti, ma anche di mio marito, mio fedele e imparziale assaggiatore da molti anni. Sono una nonna e quindi per questo primo appuntamento vorrei portarvi, come faccio sempre con i miei nipoti, nel mondo incantato delle favole. Per un attimo provate a chiudere gli occhi insieme a me. Siamo in una piccola casa nel bosco; una giovane fanciulla con un candido grembiulino bianco, sta diligentemente miscelando burro, zucchero, uova e farina. Vuole fare una crostata per i suoi 7 piccoli ometti che stanno lavorando nella miniera di pietre preziose. All'improvviso...toc, toc! qualcuno bussa alla porta. E' una vecchia signora vestita di nero con un cestino di mele rosse e succose, proprio l'ingrediente giusto per completare la crostata... La favola va avanti così, la conosciamo un po' tutti; la ricetta, che mi piace pensare stesse preparando Biancaneve, forse no, e allora eccola con un mio tocco personale. Spero vi piaccia.


domenica 11 febbraio 2018

Lagane e ceci... Per Quanti modi di fare e rifare

Lagane e ceci, un primo piatto antico e molto diffuso in quasi tutto il meridione. Lo si può mangiare in Campania, nel Cilento, in Calabria, ma soprattutto in Basilicata. Si narra che questo piatto fosse amato dai briganti che si aggiravano per i boschi del Vulture in Lucania e che fossero soprannominati "scolalagane" per la loro grande passione e ingordigia per questa pasta.
 Con la cuochina, Anna e Ornella  siamo approdate in Basilicata per riprodurre questo delizioso piatto tradizionale. La lagane, in realtà, sono delle tagliatelle larghe (quasi pappardelle) fatte con un impasto di acqua e farina. Come tutte le ricette regionali, ogni paese o, addirittura ogni famiglia, ha la propria versione. C'è chi mette il pomodoro e chi no; chi i peperoni cruschi e chi li omette. Per non farmi mancare nulla li ho inseriti nella ricetta entrambi. Per onor di cronaca, confesso di aver comprato le lagane pronte.


domenica 14 gennaio 2018

Gnocchi alla romana... Per quanti modi di fare e rifare



Quest'anno la cuochina, assieme ad Anna e Ornella con noi blogger (e non), hanno deciso di rivisitare ogni mese un primo piatto della variegata cucina italiana. Come non iniziare con la nostra amata Capitale?
Onoriamo la sua cucina con gli gnocchi di semolino; piatto tipicamente laziale. Un piatto che definirei eclettico in quanto si presta a diversi condimenti, ma il più classico viene preparato con burro e parmigiano dopo essere stati impastati con semolino, tuorli e parmigiano. Questo non è certamente un piatto light ma sicuramente saporito e sfizioso.
Si racconta che questo piatto, nelle osterie romane, veniva servito il giovedì (forse anche ora?) per il detto: "giovedì gnocchi, venerdì baccalà e sabato trippa"; si pensava appunto di restare leggeri il giovedì per prepararsi ai giorni successivi con piatti ritenuti, ingiustamente, più pesanti e ritenendo il semolino un ingrediente da ospedale.


domenica 10 dicembre 2017

Zelten Trentino... Per Quanti modi di fare e rifare


Ultimo mese dell'anno. Noi lo salutiamo con un dolce natalizio. La cuochina con Anna e Ornella è andata in Trentino Alto Adige e ha trovato (e provato) la ricetta dello zelten. Da tempo pensavo di cimentarmi con questa specialità con una ricetta donatami dalla mia amica bolzanina Miranda. Per l'impasto di pane mi ha dato una ricetta approssimativa. Mi dice:"Prepara una pasta di pane aggiungendo burro, uova e zucchero. Fai lievitare una notte e unisci la frutta secca". Ecco, la sua dose di frutta è molto generosa. Come noterete lei mette anche i datteri. Mi ha raccontato che la varietà degli ingredienti cambia da paese a paese se non addirittura da famiglia a famiglia, secondo la possibilità economica. La parola "zelten" infatti deriva dal tedesco selten che significa "talvolta".


domenica 12 novembre 2017

Culingionis de patata... per quanti modi di fare e rifare





I culingiònis o culurgiònis sono un piatto povero della cucina sarda e nasce precisamente nella zone dell'Ogliastra. Ora, in tutta la Sardegna, se ne fanno diverse versioni. Sono, in pratica, dei ravioli dalla forma di una spiga. Vengono chiusi "pizzicando" la pasta. Con lacuochina, Anna , Ornella e le amiche cuochine prepariamo la ricetta classica dell'Ogliastra. Farina, acqua e poco olio sono gli ingredienti per la pasta di questi gustosi ravioli. Il ripieno, anch'esso molto gustoso e sapido, è fatto con patate, pecorino stagionato e fresco, menta e olio extravergine insaporito dall'aglio. Solitamente vengono conditi con un leggero sugo di pomodoro, proprio perché il ripieno è sapido. Dal 2015 questi ravioli hanno ottenuto l'IGP (indicazione geografica protetta).
Confesso che ho tentato la chiusura come gli originali e ammetto, con un po' di "vergogna", che non ci sono riuscita. Eh già, non è così semplice. Mi piacerebbe davvero imparare. Qualche volontario insegnante?


domenica 8 ottobre 2017

Budinone senese per... Quanti modi di fare e rifare



Questo mese la cuochina, con Anna e Ornella, ci accompagna a Siena per rifare il "Budinone Senese". Ecco che mi torna alla mente il libro donatomi dal mio amico Nicola Natili, senese doc, "La Dolce Strada", dove descrive tutti i dolci senesi tradizionali; tra questi: il budinone senese. Ho unito quindi le due interpretazioni e la riuscita è stata...perfetta. Nicola racconta che questo dolce, in un epoca in cui i contadini erano mezzadri e perciò non abbienti, era una merenda per i bambini. Considerato l'alto potere nutritivo, i pargoli giungevano a tavola senza i morsi della fame (considerato che la cena mezzadrile prevedeva l'acqua cotta o una zuppa).


domenica 9 luglio 2017

Panzerotti pugliesi... Per quanti modi di fare e rifare



Siamo arrivati alla fine della prima fase delle ricette regionali (il mese di agosto andiamo in ferie) scelte dalla cuochina, su consiglio di Anna e Ornella. Questo mese siamo in Puglia per riprodurre i panzerotti. Specialità che acquista un nome diverso in base alla regione dove viene preparata; in Campania ad esempio, viene chiamata addirittura pizza fritta. In Puglia prende il nome di panzerotto e nasce per consumare la pasta del pane rimasta, mentre per  il ripieno veniva usato ciò che avanzava in casa. L'autentico panzerotto va fritto ma, se lo si vuole più sano e leggero, lo si può fare anche al forno. Diverse volte ho affermato di aver figlio e nuora vegetariani; inoltre in questa stagione ho diverse verdure cotte in frigo, perciò ho fatto mia la tradizione di usare ciò che rimane e con queste verdure ho farcito i panzerotti. Ho usato tutti e due i metodi di cottura. Per cucinarli tutti, prima del pranzo, ho fatto una prima cottura friggendo e poi ho riscaldato al forno. Un metodo non proprio ortodosso, ma devo dire che mi ha dato grande soddisfazione.