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giovedì 26 marzo 2015

[continuum]


è bello sapere che sul confine [limite] lì, dove prudenza e innocenza si intersecano, con~fondono, forse chissà... sfidano anche un po', l'adulta che sono non smette [rassegna] mai di stupirsi, esplorare, altresì, la fanciulla che dimora in me non soccombe [R_esiste] e ancora vaga incontaminata, desiderosa di compiersi, esprimersi...


photo by ~ Katia Chausheva ~


Se è vera la notizia
che il rondone dorme in volo,
non resta più alcun dubbio
sul valore equipollente
di volare e sognare,
difficile da intendere
per chi è costretto al suolo.


~ Franco Marcoaldi ~

venerdì 30 gennaio 2015

[dapprincipio]


quando il primo uomo si eresse in piedi
e si guardò le mani

[libere]

tutto, o quasi, è cominciato così...


e...

"Non sempre ciò che vien dopo è progresso."

~ Alessandro Manzoni ~

mercoledì 17 dicembre 2014

​[il ciabattino]


... daje de tacco, daje de punta, le scarpe, tra le mani di Andrea sembravano danzare, volteggiare, tu gliele portavi incanutite, cor fiatone, la lingua a penzoloni, e Lui, te le restituiva tutte azzimate, pimpanti, le rughe spianate dall'adesivo neoprenico, lo chiamavano il chirurgo estetico delle cioce. Chiamavano, mica perchè è morto, ma è come se lo fosse... la bottega, alla fine, gliel'hanno fatta chiude, la crisi, la gente che spesso le scarpe us[ur]ate le butta e se le compra nuove perchè tanto all'outlet costeno poco, l'avvento dei macchinari, quei damerini tutti impomatati che le mani mica se le sporcheno, quelle di Andrea, invece, dopo decenni di... e daje de colla, daje de martello, erano diventate carta vetrata, ma io so' sicura, che quanno accarezzava la donna sua diventaveno de velluto. I mestieri antichi, oggi, tendono a sparì [dimenticati] li chiamano tempi moderni... io però ad Andrea nun me lo scordo mica, così come il rumore del martello sull'incudine, l'odore della colla [certi sogni].


"Poi ori lontanissimi e uno zaffìro, nel cielo: come cigli a tremare sopra misericorde sguardo. Quello che, se poseremo, ancora vigilerà. I battiti della vita sembra che uno sgomento li travolga come in una corsa precìpite."

~ Carlo Emilio Gadda ~



"Paradigmi rovesciati" ~ foto di albafucens


"Un uomo è quello che ha commesso.
Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso."

~ Erri De Luca ~

mercoledì 9 aprile 2014

[Megaminimondo]


C'è un dis~ordinato
primitivo, ramingo, maliardo
{recondito} microcosmo [intima_mente]
un infinitesimo universo, dove tutto vive, nulla invecchia...

 

photo by ~ Aleksander Smid ~


“Longer Moments”

Invecchiare
con i venti freddi di ieri
ancora vagano
i sogni della mia anima
dolce passione


~ W. Jude Acher ~

lunedì 7 aprile 2014

[Vestigia]


"L[ode] al tempo a(i)nteriore"


Riflessioni, sopite, smerigliate
dal ticchettìo impalpabile del tempo
lambiscono, sfiorano {accarezzano} reminescenze
rieccheggiamenti che il tempo ha nettato, rassettato

[accomodandoli]

un amabile as[saggio] dei tempi andati
preziosi, ine{stima}bili manufatti
cimeli da serbare, vezzeggiare.


photo by ~ Margaret Watkins ~


Ma vorrei ricordare la luce
che entra dalle grandi vetrate
a quest’ora del giorno e mette
in corsivo ogni cosa che tocca:
i piatti, le teiere [...]

~ Billy Collins ~


... e che mette in corsivo, stilizza [semplifica] la Vita.

lunedì 16 dicembre 2013

[il Trilemma di Münchhausen]


Nella vita, ci sono quelli che attendono [respirano sottovoce] quasi a voler inibire il tempo, affinché i suoi battiti, palpiti, non s~fuggano, e l'esile, effimero, spazio dell'aspettativa, non rimanga disabitato, e ci sono poi, coloro che sono invece attesi, "forse" i più spensierati, prediletti dalla sorte, volendo, ci sarebbe altresì una terza categoria, quelli che attendono anche quando sono attesi...

"forse" garbo, premura, sensibilità, sono utopie per i più, "forse" non sempre feconde [remunerative emotivamente] - a volte, significa portarsi dietro un bagaglio di dispiaceri, rincrescimento, fonte di disillusioni - sicuramente, però, la delicatezza, la disponibilità, l'ascolto, custodiscono il potenziale {l'armonia, l'incanto} per migliorare ed impreziosire la vita, non solo quella degli altri, altresì, indirettamente, anche la nostra.

Perché la vita, non lo sai mai quali strade può farti percorrere, e se si pensa poi, che la maggior parte delle cose, accade quasi sempre nella più assoluta casualità, è un pensiero, un disegno, straordinario, questo... per ri_conoscersi, in fondo, è bastévole af{fidarsi}, bisogna voler sentire [annusarsi anche, un po', indovinarsi] soprattutto, scegliere di esser(e)ci, non facile, vero...? sicuramente, però, genuino, onesto...

“E se vale la pena rischiare,
io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore.”

~ Che Guevara ~


photo by ~ Mila Kucher ~


"Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, 
cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all'incontro, 
non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni 
senza nemmeno riconoscerci."

"L'eleganza del Riccio" ~ Muriel Barbery ~



*chiamato anche trilemma di Agrippa, è un termine coniato dal folosofo Hans Albert per definire l'impossibilità di provare alcuna verità assolutamente certa. È definito trilemma perché pone tre possibilità, di cui nessuna riesce a soddisfare l'assoluta certezza necessaria a fondare una conoscenza, ed il suo nome proviene ironicamente dal Barone di Münchhausen, che si dice sia riuscito a tirarsi fuori da una pozza di fango tirandosi per i capelli.

il titolo, filosoficamente parlando, forse non si presta molto per il tema post, ma vuole essere per l'appunto, buontempone... :) così come lo è il tempo, ora magnanimo, altre un po' truffaldino, altresì beffeggiatore [burlone].

giovedì 14 novembre 2013

[Qui e Ora]


Esistiamo, nella pienezza, unicità, delle nostre vite, virtuosismi e peripezie. Esistiamo, in questo preciso istante [batter di ciglia] quello, in cui scrivo queste parole, per esempio, che proprio ora, sì, adesso, è già passato...

Il futuro, è una [proiezione] dimensione impalpabile, astratta, aleatoria. Il passato, tangibilmente, non esiste più, se non cesellato, forgiato nella nostra memoria~orditi~ossa [canovacci] eppure, estende le sue ombre fino a noi, è un souvenir pregiato, raro [atavico] da cutodire... per poter così trarre ispirazione, nuovi slanci, flessuosi, suggerimenti, da ciò che è stato. Il presente, dunque, infine, è l'unica dimensione [familiarità, complicità] concretamente da vivere.

"Pochi possono dirsi: "Sono qui".
La gente si cerca nel passato e si vede nel futuro."

~ Georges Braque ~


photo by ~ Robert Gojević ~


Oggi rammendo
l’affetto verso il mondo
il nido
il maglione bucato.

il manto dell’edera
le parole rosso sangue
il futuro il presente il passato.

voglio provare a fare la pace
voglio provare a intenerire il creato.


~ Francesca Genti ~

lunedì 15 marzo 2010

Relazioni pericolose


Il mio stomaco, è in un certo senso anche il mio migliore amico, è come un radar ~ un rilevatore di menzogne, non mente mai, non sbaglia un colpo. Se il mio inconscio capta qualcosa d'insolito... di sibillino...

Lui
lo elabora all'istante, e a quel punto
guardare negli occhi... cercare sul volto segni rivelatori
analizzare la voce cercando incrinature, incertezze... non serve, perché

Lui
coscienzioso ~ prontamente
mi avverte

si contorce ~ duole
ed infine si mette a brontolare
per poi erompere in un BURP!

... che di liberatorio, pero', ha ben poco
perché anziché metabolizzare, digerire il tutto
lasciarlo eruttare  e  poi scorrere liberamente...

Lui
avido, se lo riprende
e tutto torna ad annidarsi dentro
lasciandomi addosso una sensazione di gelo

Ho provato a rabbonirlo
indurlo a lasciarsi andare
l'ho anche gastroscopizzato, ma...

Lui
niente
e ultimamente
ha assunto una sua identità
pericolosa per la mia integrità

Quindi, dopo tanti anni
passati insieme a somatizzare
credo sia arrivato il momento di lasciarlo andare...

Da oggi... bicarbonato.

mercoledì 17 febbraio 2010

Il Paese delle ultime cose


Fino 25 anni fa, il paese dei miei nonni, vicino a Roma, dove ho passato tutte le estati da giugno a settembre per i primi vent'anni, era un piccolo mondo antico dove il tempo sembrava essersi fermato.

Nella grande casa in pietra su due piani, al pianterreno, c'erano cinque grandi stanze, di quelle che si susseguono le une alle altre, ed in fondo un'altra piccolissima, con una minuta finestrella, il bagno, nel quale tutto l'arredamento si riassumeva in un unico elemento, il "water". Per le pulizie quotidiane si utilizzava una bacinella a forma di otto poggiata su un cavalletto, mentre per il bagno l'acqua veniva messa a scaldare in un enorme pentolone sopra il fuoco del caminetto d'inverno, e sui fornelli l'estate, poi versata in un'enorme catino. Al piano superiore si trovavano altre due camere da letto, una delle quali con un balconcino affacciato su una splendida piazzetta, la mia camera preferita. I pavimenti erano null'altro che delle grandi pietre grigie, per pulirli era sufficiente gettare un po' di acqua con il secchio e poi spazzare.

L'acqua corrente non era potabile e veniva attinta alla fontana con un'anfora di rame, sì... di quelle che somigliano tanto ad una donna un po' corrucciata, con le braccia piegate ad arco e le mani poggiate sui fianchi, quando avevo sete, dovevo solo immergere il mestolo, anch'esso di rame che era sempre lì.

Tutte le sere andavo con un mastellino di latta a prendere il latte per la colazione direttamente dal pastore, per farlo dovevo passare sulla piazza della chiesa che al chiarore dei lampioni e della luna, aveva un che di magico con il suo splendido bianco campanile quattocentesco orlato da bellissimi archi, che sembra sia stato costruito su un progetto del Bramante.

Prima di andare a letto cominciava poi la "grande caccia" e cioè un'attenta ispezione della stanza, sotto il letto, sui muri... alla ricerca di eventuali scorpioni e millepiedi, abituali, ma indesiderati frequentatori della casa.

mercoledì 6 gennaio 2010

Fired


Paolo, continua ad alzarsi tutte le mattine alle sei, lo ha fatto per trenta dei suo 55 anni, si veste, si rade, poi si reca alla fermata dell'autobus, ma stavolta... lascia che gli passi davanti senza salirvi. Poi torna a casa, si sveste, sprofonda sul divano e si guarda intorno smarrito, in una mano l'assegno di disoccupazione, nell'altra un pugno di mosche, e davanti

una vita da vivere
possibilmente in maniera dignitosa

"Avete mai visto un uomo spezzato in due"


"senza titolo" ~ Maciej Deja
ascolta

"Feel no Pain" ~ Sade

giovedì 19 novembre 2009

Passato Remoto


Quando avevo 22 anni, sono partita per andare a lavorare a Venezia.
A Roma avevo già un lavoro, ufficialmente partivo per migliorare la mia condizione, ma in realtà solo io sapevo... era per portare il mio cuore infranto in convalescenza nella città degli innamorati.

Quando arrivai, rimasi intimorita, ammutolita, di fronte a quella distesa d'acqua, dove Venezia, bianca, abbagliante, si ergeva in tutto il suo splendore, sembrava come scivolare... incedere dolcemente sull'acqua. Mi ci sono voluti un pò di giorni per abituarmi all'idea di trovarmi sospesa sul mare, ma alla fine, si è rivelato uno dei periodi più belli della mia vita.

La stanzetta che avevo preso in affitto si trovava verso il Lido, distava quaranta minuti dall'Ufficio, e tutte le mattine ne percorrevo la distanza a piedi. Alle 6.30 ero già in cammino per godermi la quiete della città, a quell'ora, Venezia, è pura magia.

Dovevo costeggiare tutto il lungomare, e passare davanti al Ponte dei Sospiri, e facendolo, "sospiravo", mi ero auto prescritta come cura rigenerativa... due sospiri al giorno, uno all'andata e uno al ritorno, dopo venti giorni il cuore ha iniziato a risanarsi, smesso di "pensare" e cominciato a pulsare per le bellezze della città. Superato il ponte, percorrevo tutta Piazza San Marco, a quell'ora semideserta, diverse calli, poi attraversavo il Ponte di Rialto per giungere di lì a poco al mio Ufficio, ubicato in uno splendido Palazzo che si affacciava sul Canal Grande.

A Venezia ho lasciato una piccola parte di me, che ogni tanto si aggira ancora per le sue calli, spensierata, inconsciamente felice e leggiadra, così come si può essere a vent'anni. Quando sono partita, i colleghi mi hanno regalato una catenina d'oro con una piccola maschera e un delizioso biglietto, dove si sono disegnati seduti dietro le scrivanie, intenti alle loro occupazioni nei momenti di relax, leggere il giornale, parlare al telefono... e mi hanno scritto una delle frasi più belle che mi siano mai state dedicate:

 "Come un raggio di sole ci hai illuminati ed ora la pioggia cade su di noi"

domenica 18 ottobre 2009

il Simposio di Platone


il "Mito delle due Metà"


immagine vladstudio

Durante il Simposio prende la parola il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull'amore narrando un mito.

"Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non vi era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all'antica perfezione".

Mi sembra che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza dell'Eros. Nei tempi andati esistevano tra gli uomini tre generi di esseri umani: il maschio, la femmina e ne esisteva un terzo che riassumeva entrambi i caratteri, l'ermafrodita. La ragione per cui c'erano tre generi è che il maschio traeva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e l'ermafrodita che aveva i caratteri d'entrambi, dalla Luna perché la Luna riassume i caratteri sia del Sole che della Terra. Gli uomini ad un certo punto però, attaccarono gli dèi e tentarono di dar la scalata al cielo.

lunedì 7 settembre 2009

il Robivecchi


Ercole, era piccolo, minuto, occhi azzurri, mani agili e curate nonostante il mestiere, un'intera vita, la sua, passata ad accatastare mobili. Per Ercole i suoi mobili, eleganti o ordinari che fossero, erano tutti uguali, "preziosi" meritevoli allo stesso modo di una carezza che li rendesse nuovamente lucidi, splendenti, come lo erano stati in gioventù, quando fieri e baldanzosi, facevano bella mostra di sè nelle case. Quello che per gli altri diventava inutile, da buttare, per lui rappresentava un tesoro, nonché il suo sostentamento.

Intorno ad Ercole però tutto ruotava vorticosamente, piano ~ piano la campagna cedeva il posto a palazzi, negozi - e l'errore di classificare come vecchie le cose con una loro storia da narrare... - la gente non si fermava quasi più. Alla fine, era rimasto solo lui, con i suoi due capannoni e il grande cortile all'aperto. Un giorno ero andata a trovarlo, ma al loro posto ho trovato un ristorante, ogni volta che passo lì, ripenso a Lui, a quanto mi piaceva immergermi tra quei mobili, vecchi, logori, annusarne l'odore, unico... di vita vissuta.

A casa ho una grande sedia in legno con la seduta di paglia intrecciata, ed una vecchia macchina singer che utilizzo come tavolino acquistate da Ercole, sono all'ingresso, appeno entro... e mi piace pensare che lui sia lì, a darmi il benvenuto.

E' l'angolo di casa che preferisco, spesso mi siedo su quella sedia a leggere, scrivere... e allora, quando mia figlia mi vede, arriva anche lei, e ci stringiamo in due, oppure porta la sua seggiolina, un libro, i colori e un quadernino, dove scrive tutta seria delle storie accipicchia... "deliranti", un giorno di questi, forse, ne pubblico una.

E trovo bellissimo tutto questo,
trovarmi lì, tra quei vecchi mobili, con Lei.



photo by ~ Adolfo Kaminsky ~

venerdì 10 luglio 2009

il Dagherrotipo


E' in divisa, lieve il sorriso, malinconico lo sguardo, scruta il vuoto, forse ripercorre con la memoria, i contorni del viso dell'amata lasciata in patria. Mi fissa, impresso per sempre su quella piccola lastra [come in una prigione di vetro] sembra chiedermi, liberami. Non posso... quindi, lo inserisco nuovamente nella bustina che per decenni lo ha custodito, ed infine lo depongo delicatamente nell'accurato cofanetto di cartone

i bordi sono ornati
da piccole borchie di ferro
sul coperchio l'elegante scritta

Gevaert
PANCHROMOSA.

e penso...

c'era una volta
un tempo che fu, e mai sarà più
quando anche i più piccoli particolari venivano curati

fotografare era un'arte

neri i drappi
lastre di rame
cloruro d'argento
 bagliori improvvisi
e nuvole di fumo.

per sviluppare
mani sapienti e pazienti
non macchinari senz'anima e inerti.

sabato 9 maggio 2009

il Pigneto


Ho passato i miei primi anni e quelli dell'adolescenza al Pigneto, quando ancora non era il quartiere d'élite di oggi. Fummo visitati dai ladri cinque volte. Ricordo ancora lo spavento nel vedere i cassetti ribaltati, gli armadi spalancati... lo sconforto delle borsette, la mia e quella di mia sorella appese alla maniglia della porta del salotto, aperte... derubate delle 50 lire, quello che bastava per i nostri piccoli desideri.

C'erano solo tre famiglie nel mio palazzo, due al primo e la nostra al secondo, nei miei giochi di bambina potevo immaginarmi come in un castello tutto mio. Tra miei spazi preferiti c'era la terrazza, come quella del palazzo dei ferrovieri a Casalbertone, dove vive "Mamma Roma". D'estate piena di fiori e inondata di sole, sul parapetto, i piccoli ragnetti rossi, quelli che quando ti affacciavi, immancabilmente schiacciavi, lasciando un piccolo puntino rosso sulla pietra.

C'era la tintoria di Via (non ricordo), che a pensarci oggi mi viene da grattarmi ovunque, mentre mia madre consegnava i vestiti, io mi mettevo a sedere sprofondata nelle ceste dei panni sporchi. E poi, "Conti" il negozio di alimentari, adoravo "Conti", andare a fare la spesa lì... da sola, era la mia conquista più grande. Ero affascinata dagli scaffali multicolori, l'odore del pane che veniva dal forno. Complice il garzone che ci lavorava, a volte potevo passare dietro il bancone dove venivo promossa "commessa".

Ed ero felice di quella felicità che...

lunedì 27 aprile 2009