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giovedì 26 novembre 2009

Nico B. & Rozz Williams - Pig (1998)





Piccola gemma di 20 minuti circa, "Pig" è un corto diretto da Nico B., oscuro regista olandese, che collaborò al progetto con Rozz Williams (compianto cantante dei Christian Death) che scrisse la sceneggiatura per il film oltre a parteciparvi come attore. Anche se non lo vedremo mai in faccia. In realtà nessun viso è mostrato, nessuno parla. Una colonna sonora noise-drone accompagna il film scritta da Williams stesso ma mai terminata a causa della prematura morte; i nastri da lui registrati verranno messi assieme da Chuck Collision, che collaborò con lui al progetto Premature Ejaculation

Sicuramente straniante, tra il surreale, l'avanguardia del New American Cinema e l'horror (chiamiamolo così) ne sconsiglio la visione ai deboli di stomaco, nonostante le scene "fastidiose" siano davvero poche e il film sembri più che altro incentrarsi sul rapporto "vittima- carnefice"/"carnefice - vittima" che viene esplorato e mostrato agli spettatori in modo suggestivo e molto efficace. E come sempre, quando si parla di film indecifrabili e criptici, l'importante è godere dello spettacolo delle immagini al di la di ogni senso. Questo è in fin dei conti il cinema. 

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sabato 23 maggio 2009

Control (2007)


Anton Corbijn nel 2007 firma il suo primo film, dopo una lunga carriera come regista di videoclip (famosa la sua lunga collaborazione coi Depeche Mode). E data la forte passione per la musica che l'ha portato da giovane a trasferirsi a Londra e a scattare le prime foto, cominciando così la sua carriera, non sorprende un film dedicato a uno dei gruppi più importanti e seminali della storia della musica, nati in una "fabbrica magica" che era l'Inghilterra della fine degli anni 70.
"Control" è un film biografico che ripercorre la storia personale e artistica (a dire il vero più personale) di Ian Curtis, voce dei Joy Division, personaggio ormai leggendario e di culto grazie alla sua immagine di giovane decadende e depresso ma ancor più grazie (si fa per dire) alla sua prematura scomparsa, il 18 Maggio 1980, all'età di soli 23 anni dopo essersi impiccato nella sua casa di Macclesfield nella ormai famosa Burton Street, al numero 77.
Temevo seriamente un ritratto di Curtis troppo stereotipato, una cosa tipo il Jim Morris di Stone, per capirci. Una caricatura del personaggio più che della persona, sempre se questo sia possibile. Il film, in un bianco e nero che credo sia sembrata una scelta ovvia e "intonata" alla materia, ci rende inizialmente un Curtis ragazzino in bilico fra la voglia di essere famoso come i suoi idoli David Bowie, Lou Reed e Iggy Pop e la tristezza quasi fisiologica delle poesie e pensieri che continuamente colleziona nei suoi quaderni. Distratto a scuola, sognante nella sua cameretta tappezzata di poster, mentre si trucca e si atteggia allo specchio cantando " Jean Genie".
Un ragazzino come tanti, oggi forse lo chiameremo "emo" (dio, che ho detto!!?). Direi che pensavo peggio tutto sommato.
All' innamoramento per Debbie, ragazzina goffa e ingenua, segue a breve il matrimonio, troppo affrettato e dettato più dall'impulso di un amore giovanile che dalla ragione. 19 anni entrambi e già accasati. Un errore che segnerà profondamente Ian.
I Joy Division nascono e neanche lo spettatore se ne rende conto, segno che la vita di Ian è la protagonista, non la band. An Ideal for Living, apparizioni televisive, concerti e la vita matrimoniale si sgretola. Nel tentativo di porre rimedio, un'altra improvvisa uscita di Ian: "Facciamo un figlio!", ma questo non sarà mai veramente voluto da lui, tanto che dopo aver assistito alla nascita della bambina correrà fuori probabilmente a chiedersi: "Ma che ho fatto??".
Annik Honorèe, una giornalista belga entra nella sua vita e se ne innamora. Non sa che fare, la situazione è troppo complicata e non sa neanche lui cosa vuole.
Inoltre arrivano le crisi epilettiche, gli impegni con la band aumentano e lui se ne vorrebbe tirar fuori. La fine la conosciamo tutti.
Senza lode e senza infamia.
Fantastici i "siparietti" sui Buzzcocks, presi per culo in varie occasioni.
Per chi lo volesse vedere in streaming: http://filmpertutti.com/control/

sabato 9 maggio 2009

La Merda

domenica 3 maggio 2009

Abel Ferrara - The Addiction (1995)


Perché tutti continuano a dire che questo è un film horror? Un film di vampiri?? SPLATTER????
In Italia il titolo originale di questa pellicola di Ferrara, "The Addiction" (la dipendenza) è stato tradotto con Vampiri a New York, il che la dice lunga della ormai stra-conosciuta, quanto orribile, politica culturale italiana nella resa di titoli dei film stranieri per il pubblico italiano (paradigmatico il bellissimo "Lessons of darkness" di Herzog, tradotto con un sensazionalistico e orrendo Apocalisse nel deserto).

Titoli a parte, "The Addiction" è un film che gioca sul suo essere apparentemente (e per uno spettatore superficiale) un "film di genere". E ne ha tutti gli ingredienti: l'atmosfera dark, tipica del genere horror (tanto che sembra per tutto il durare del film sia sempre notte), creature malefiche come i vampiri, sangue, morsi, droga, orge di sangue etc..
Ma quando veniamo a sapere che "la vampira" protagonista è una studentessa di filosofia, che il sangue che provoca lei dipendenza altro non è che il Male che ogni persona ha in se e che nel film viene paradigmaticamente rappresentato dall'Olocausto.. beh, le cose cambiano.
La metafora dell'uomo che fa il Male perché è malvagio egli stesso (e senza possibilità di redenzione?) è la trappola (o consapevolezza) senza scampo che accompagna Kathleen prima nel suo abbandonarsi alla dipendenza, poi nel tentativo, che finirà in una memorabile festa di laurea, di smettere. Un finale "pro-Dio" che mi ha personalmente gelata.
Comunque, fra citazioni colte e occhialetti scuri, questo film è da vedere!!!

venerdì 1 maggio 2009

Un' antropologia


Werner Herzog ha sempre detto di preferire la "verità" al "fatto". E la differenza fra queste due parole è fondamentale per capire la poetica del regista ed è abissale. L'abisso è quello che Herzog spesso sfiora, o ci cade dentro, ma non un abisso da vedersi come perdizione, caduta irreparabile. L'abisso è l'uomo e la sua impresa. Poco cambia se questa è grande o di poco conto, ciò che conta è l'intenzione. Herzog è affascinato dagli uomini con un'intenzione, l'uomo pragmatico con un progetto è il suo modello.


Per Herzog costruire un dirigibile non è solo costruire un dirigibile. Walter Steiner non è solo uno sciatore che partecipa ad una competizione. Costruire un dirigibile con la materia, la tecnica e tutto ciò che comporta, è un operare che si eleva al di sopra del mero fare materiale, è azione metafisica. Steiner non salta, vola. L'azione dell'uomo è portatrice di valori.

Il "fatto" è questione animale, la "verità" che la camera cattura, che lo sguardo del regista coglie significa l'azione al di la del risultato.

L'ingegnere aeronautico Graham Dorrington, protagonista di "The White Diamond", è il romantico figlio della nostra società odierna (efficentista e tecnicista) e rappresenta appieno l'uomo con un progetto, che con la sua azione segna il mondo. La "verità" profonda del suo dirigibile non sta nel "fatto" stesso del dirigibile: il dirigibile in "verità" è un diamante bianco, è un immagine che si è spostata (o forse è nata?) dalla realtà all'immaginazione, dalla materia allo spirito. Lo stesso "fare" nasce dall'immaginazione che, lungi dall'essere mera fantasticheria, è spinta necessaria all'azione, lo sguardo che ci spinge dal nostro interno all'azione oggettiva.


L'uomo è essere immaginativo.