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mercoledì 6 gennaio 2010

Rivelazione...

Nonostante i buoni consigli di una ammiccante gallina di pollaio, nel mio frigo le carote abbondano e incanutiscono. Torta di carote e nocciole (non posso pubblicare la foto... è una delle mie torte senza zucchero, senza uova, senza grassi... senza torta!). Crema di carote e crostini (nemmeno fotografata, ma fatta fuori senza esitazioni). Carote crude. Carote pelate e mangiate a colazione (deglutite con l'ausilio del tè verde al limone). Oggi, mentre su FB (che fino a un mese fa evitavo come la peste... e ora è lui che vorrebbe tanto ch'io lo evitassi) chiacchieravo con un nuovo amico, conosciuto per errore (omonimo e cugino di un amico, ha accettato senza scomporsi di concedermi la sua "amicizia"), ho ricevuto un paio di telefonate di amiche e cugine che ci tenevano tanto a farmi gli auguri... e - EPIFANIA - a me sono venute in mente le mie quattro carotine piagate e raminghe. Ho abbandonato il mio novello amico e mi sono fiondata a far loro il funerale.
Recuperare verdura morente è ormai la mia missione. Segreto? Basta nascondere, mescolare, camuffare, mentire e speziare. Credo sappia un po' di truffa alimentare. Datemi della strega, via. O della Befana. Tanto non sarete mica i primi...

TAGLIOLINI ALLE CAROTE
INGREDIENTI:
# 50 gr. tagliolini di grano duro lessati in acqua insipida per cinque minuti
# 40 gr. tempeh alla piastra tagliato a dadini
# quattro cm di alga wakame (sbriciolata nelle carote prima di cuocerle)
# quattro carote pelate (mezze buttate!), tagliate a rondelle e cotte con: una tazzina di acqua calda, un cucchiaino di tamari, pepe nero, un cucchiaino di succo di limone, spezie (nanami togarashi) e coriandolo
# tekka
# olio extravergine d'oliva q.b.
PREPARAZIONE: quando le carote saranno cotte e l'acqua evaporata, aggiungere un paio di cucchiaini di olio, la pasta scolata e mescolare sul fuoco per un minuto. Impiattare e aggiungere la tekka (la polvere nera nella foto).

domenica 30 novembre 2008

Croccantini Prêt-à-porter

Meno male che qualcuno organizza raccolte. Ho sempre troppa fretta o troppo poco tempo (recentemente) per imbastire un discorso degno di essere scritto, quindi finisce che mi lascio trasportare dalle doti organizzative di qualche food-blogger più attivo. Oggi è la volta di Eleonora, persona sempre piena di parole gentili e suggerimenti. Questa volta si tratta di trovare ricette per una raccolta buffet: qualcosa di comodo, tipo finger food o comunque maneggevole da sbriciolare allegramente durante una colazione all'impiedi o per una cena fra amici di quelle in cui ognuno porta qualcosa (e ti ritrovi con tre torte al cioccolato, magari, ma vuoi mettere le risate?!)...

Invece di andare a pescare fra le ricette già inserite (mi verrebbero comunque in mente un paio di torte salate, magari dimensionate all'uopo oppure qualcosa di freddo o tiepido, da servire in bicchieri... magari commestibili pure loro... si potrebbero creare con una pasta brisée?!) ho pensato bene di postare una delle mie migliori ricette di recupero...
Tutte le volte che faccio una torta salata abbondo con l'impasto... così mi avanza sempre un etto o due di impasto per dare spazio alla creatività! L'ultima volta che ho fatto l'erbazzone (pochi post fa) ho steso la pasta avanzata con un mattarello, ne ho ricavato strisce irregolari e le ho condite con quello che ho trovato in frigorifero: sugo alla pizzaiola (pomodoro, origano, olio aromatizzato al basilico e sale) e battuto di olive e carciofi (olive nere denocciolate e tritate e carciofi sott'olio tritati finemente).
Per la pasta:
cento grammi di pasta per torte salate (Come era fatto? ...300 grammi di semola di grano duro
...quattro cucchiai di olio extravergine di oliva ...acqua due decilitri ... sale se occorre)
Preparazione: stendere l'impasto con un mattarello (o nonna papera), tagliare a strisce irregolari, condire.
Cottura: in forno a 200°C per dieci minuti circa.
NB: è difficile resistere e lasciarli intiepidire... sono troppo buoni!

domenica 19 ottobre 2008

Fusilli alla zucca (Amarcord... autunno in Emilia )

In questi giorni mi capita di provare invidia.
Forte.
Motivata.
Un blog sì e uno no leggo storie di nonne e nonni alle prese con nipoti, budini, biscotti, profumi dell'infanzia e ricette della memoria.
Io non ho conosciuto i miei nonni.
Quelli paterni se ne erano andati molto prima del mio arrivo e quelli materni fecero appena in tempo a mangiare i confetti del mio battesimo.
Dai tre ai sei anni non smisi di chiedere spiegazioni a proposito di questa lacuna familiare: mio padre brontolava risposte tipo "Mica si sceglie quando morire; (...) ma insomma la smetti con 'ste domande?!" e mia madre mi mandava dai vicini in modo ch'io potessi questuare un poco di attenzione alla Nunnéta, la nonna della mia amica Elisa (con la quale passavo ben poco tempo a pettinare le bambole)... arrivavo a malapena al campanello, mi ci attaccavo come una cozza e cominciavo a chiamare la mia amica alzando la voce di mezzo tono fino a quando qualcuno non sbucava dalla porta e mi apriva il cancello. Poi facevo di tutto per essere l'ospite perfetto, quello che rimane a lungo, che può giocare con il dolceforno e che viene invitato a rimanere per cena. Mi ero inventata un rituale che consisteva nel declinare la prima offerta (per educazione), ma poi accettavo precipitosamente al rilancio. Ero alla spudorata ricerca di qualsiasi attenzione da parte della nonna di Elisa. La seguivo in lavanderia e suggerivo alla mia amica di giocare alle lavanderine (lei mi occhieggiava come se fossi improvvisamente diventata fosforescente e mi proponeva di andare in terrazzo ad ascoltare tutti i quarantacinque giri di Gianni Morandi), la seguivo in cucina e lei mi invitava a sbattere le uova per la frittata (e la mia amica mi tirava per un braccio per andare a giocare alle maestre), facevano la marmellata di pere e mele e io prezzemolavo fra i vasetti. La nunnèta è ancora fra i cinque miei over settanta prediletti: sono punti fermi, timonieri titubanti e, talvolta, spettatori riottosi di questo strano presente.
La mancanza dei nonni mi ha fatto diventare gerontofila. Mi piacciono i vecchi. Non vado nemmeno tanto per il sottile permettendomi di prediligere quelli dolci o quelli saggi. Mi piacciono - punto. Attacco pezze allucinanti a quelli che vengono in ufficio; mi metto a chiacchierare in fila alla cassa del supermercato solo con gli over settanta.
Un autunno di tanti anni fa a casa di Elisa mangiai i primi tortelli di zucca. A casa mia erano sempre e solo di erbette. Rimasi deliziata e decisi che dovevo tenere d'occhio quella cucina esotica...

FUSILLI DI KAMUT ALLA ZUCCA

Ingredienti:
60 grammid i fusilli di grano kamut
un quarto di zucca hokkaido** cotta al forno (avanzo, il resto l'avevo mangiata appena cotto!)
un cucchiaio di lievito alimentare in scaglie (sostituto del parmigiano)
sei mandole non pelate
Procedura: mentre la pasta cuoce, frullare zucca e mandorle (aggiungere poca acqua di cottura della pasta per rendere più fluido il condimento). Scolare la pasta e mantecare con la purea di zucca e il lievito alimentare.












**Non me ne vogliano i sostenitori degli acquisti a chilometri zero... ho una debolezza anche per per verdure che non sempre riesco a trovare nei paraggi. queste vengono dalla Germania... rappresentano un pittoresco estratto d'autunno fatto di... sedano rapa, rafano nero, rape rosse e bianche, pastinaca, cavolorapa, zucca hokkaido e cavolo bok choi (quello che assomiglia alle bietole, in piedi nella foto a sinistra).

giovedì 9 ottobre 2008

Avanzi... un altro!

Mi piace quando avanza qualcosa di scondito, neutro e malleabile. Penso sempre di essere un tipo fantasioso, ma finisco per ridurre tutto in... polpette!


INGREDIENTI:
una decina di foglie di radicchio rosso lungo (quelle esterne, più dure) a pezzetti
tre scalogni affettati
un cucchiaino di olio di sesamo
una tazza di riso integrale già cotto (l'avanzo!)
panatura di mais e pane grattugiato
lievito alimentare in scaglie (sostituto del parmigiano)
semi di girasole
PROCEDIMENTO: far saltare in padella scalogno e il radicchio a fiamma moderata mescolando di continuo, aggiungendo poca acqua se necessita. A freddo aggiungere l'olio. Frullare due terzi del riso insieme alla verdura saltata fino ad ottenere una crema densa. Aggiungere il lievito e mescolare (meglio con le mani, anche se a me fa un po' impressione tutta la roba che finisce sotto le unghie...). Formare le polpette (bagnandosi le mani o usando due cucchiai per formare delle quenelle, polpette oblunghe), passarle nella panatura mista ai semi. Cuocere in forno pre-riscaldato a 200°C per una ventina di minuti, girandole a metà cottura.
Rispetto a quelle che faccio di solito erano amarognole (radicchio), molto adatte al clima autunnale: erano croccantissime all'esterno e morbide dentro (molto buone anche fredde il giorno dopo).

martedì 9 settembre 2008

Riso nero (e integrale) con verdura

Ieri sera ho messo in ammollo mezzo bicchiere di riso: 2/3 riso nero (Venere) e 1/3 riso integrale. L'ammollo riduce il tempo di cottura dei cereali integrali e li rende vivi. Insomma li risveglia dal letargo. Poi ho preso spunto da... NON RICORDO!** Era tardi, sono suonata e anche stonata: chiunque riconoscesse come sua la matrice di questa ricetta è pregato di ricevere seduta stante le mie... congratulazioni, è buonissimo!


INGREDIENTI PER UNA PERSONA:
>> mezzo bicchiere di riso integrale (2/3 Venere e 1/3 Arborio)
>> una volta e mezzo il suo volume in acqua (per cuocerlo)
Cuocere il riso in una pentola con il fondo pesante, per circa 25 minuti (questo dopo otto ore di ammollo).
>> due scalogni affettati
>> due cucchiai di fave surgelate
>> un quarto di peperone giallo a dadini
>> un gambo di broccolo a dadini (non mi piace metterlo nelle orecchiette e non voglio buttarli, quindi me ne ritroverò pressoché ovunque da qui alla fine della primavera prossima)
>> una zucchina microscopica
>> due cucchiaini di olio extravergine d'oliva
>> sale
>> miso d'orzo
Scaldare l'olio nel wok e far rosolare scalogni e fave per tre minuti a fuoco medio basso; aggiungere il resto della verdura e il sale, mescolare in continuazione per quattro o cinque minuti (la verdura deve essere tenera, ma non molle). Aggiungere il riso, far saltare in padella un minuto, quindi spegnere. Aggiungere il miso (stemperato in pochissima acqua tiepida) e mescolare a fuoco spento.

NB: ottimo modo per far sparire le verdure imboscate (intere o redivive).

** Ma vieni!! Ho recuperato la fonte di ispirazione: si tratta di Susy di PASTICCI E DELIRI DI UNA STREGA IN CUCINA!

venerdì 18 luglio 2008

Ingredienti estivi, ricetta... da cuocere in forno!

Qualche volta si fanno cose incomprensibili, tipo infornare lasagne il 15 di luglio.
Tutto è cominciato con un paio di zucchine giganti dell'orto di mio padre... sorelle di altre zucchine di dimensioni varie che - tuttora - occhieggiano dal frigo in attesa di dare un senso alla loro vita da flora edibile.
Stufa di mangiare zucchine trifolate, marinate, arriminate, tribolate, crude o affogate, ho deciso di concedermi un supplemento di essudazione preparando qualche porzione di lasagna (parte da congelare...).

LASAGNE DI ZUCCHINE
... otto sfoglie di lasagna (recuperando dal freezer un avanzo di pasta)
... due grosse zucchine all'origano di Pantelleria (zucchine a cubetti saltate in padella con olio extravergine d'oliva, uno spicchio d'aglio - poi tolto -, sale e origano secco) - in parte frullate*
... poca besciamella light (250 ml di latte di soia + 25 grammi di farina + pepe e sale = mescolare gli ingredienti a freddo con una frusta, quindi portare ad ebollizione e cuocere fino al raggiungimento della densità desiderata)
... due cucchiai di olio extravergine e sei cucchiai di pane grattugiato (per il fondo e la superficie delle lasagne)
... lievito alimentare in scaglie (da mescolare alla copertura, in sostituzione del Parmigiano Reggiano, per me off-limits)
PREPARAZIONE: accendere il forno a 200°C; lessare le lasagne qualche istante e riporle su di un canovaccio asciutto. Mescolare le zucchine frullate* alla besciamella. Foderare di carta da forno uno stampo rettangolare, stendere un poco di pane e un filo d'olio sul fondo della teglia, seguitare alternando lasagne e zucchine fino a terminare gli ingredienti; ricoprire l'ultimo strato di zucchine con pane grattugiato, lievito alimentare e olio. Cuocere per trenta minuti circa (a me piacciono secche... le ho cotte cinquanta minuti, spegnendo il forno per gli ultimi dieci minuti di cottura). Credo che Annamaria-Unika le definirebbe arruscatielle! Io ne vado pazza... più arruscatiellizzano e più mi piacciono.

martedì 1 luglio 2008

Bhaji di cipolle

I Bhaji sono frittelle di cipolla e, come i Pakora, prevedono pochi ingredienti (prevalentemente vegetali) e qualche spezia. Non ho mai nascosto la mia passione per i cibi fritti: con un collega passavamo intere pause-pranzo ad elencare delizie panate e non (fritte), mentre lui mangiava una banana ed io bevevo un thermos di tè.

Qualche settimana fa, ripulendo il reparto farine e legumi della dispensa, mi sono accorta che il sacchetto di farina di ceci che ho comprato lo scorso anno è in scadenza. Mi è presa l'ansia da utilizzo, ho rotto le scatole ai più dotti di voi e ho piatito consigli a dritta e a mancina...
Con la farina di ceci posso fare:
1- farinata(!)
2- pane (mescolandola ad altra farina che contenga glutine) e torte e biscotti
3- impanatura di cotoletta al posto dell'uovo (fantastica!)
4- frittelle indiane (il suggerimento era stato per i Pakora)

Ho trovato tante ricette ed ho elaborato la mia come segue...

Bhaji di cipolle
Ingredienti
... cinque cucchiai di farina di ceci
... otto cucchiai di farina bianca autolievitante
... semi di finocchio (mezzo cucchiaino)
... cumino macinato (poco a casa mia non fa strage di cuori)
... un cucchiaio di curcuma
... due cipolle bianche
... coriandolo o prezzemolo fresco (cinque cucchiai)
... acqua tiepida q.b.
... olio di arachidi
... sale (sulle frittelle, non nell'impasto)

Mescolare in una terrina la farina di ceci e le spezie secche, quindi aggiungere il coriandolo e la cipolla affettata: gli anelli di cipolla devono essere separati e ricoperti di farina. Versare anche la farina autolievitante e mescolare nuovamente. Aggiungere l'acqua a filo, rimestando fino ad ottenere un composto omogeneo che preleverete a cucchiaiate per poi friggere le bhaji. Lasciar riposare mezz'ora. Scaldare l'olio in una capiente padella (meglio wok) e versare il composto a cucchiaiate e girateli dopo uno o due minuti. Le ricette dicevano tutte di friggerli fino a farli diventare marrone dorato... Scolare su carta per fritti (o su sacchetti del pane, se ne trovate ancora di adatti o su carta paglia, se riuscite a convincere l'inserviente del banco gastronomia del super di fiducia a vendervene/smollarvene qualche metro).

Suggerimento: se sapete come si fa (io lo ignoro, per ora) servite con un chutney o con un raita di cetrioli (io mangio sempre ravanelli o daikon con i cibi fritti).

Dedica: dedico le frittelle al lungo isolamento carsico di Mikamarlez, l'Indiana Jeans del fritto subliminale... e della polpettazione eufemistica della zucchina.

sabato 14 giugno 2008

Futomaki al farro (l'arte del riciclo, del falso e dell'arrampicarsi sugli specchi...)

Giovedì sera, per la prima volta in vita mia, ho mangiato cibo giapponese "vero". Così mi sono ricordata di un esperimento (ne ho altri, documentati, ma accantonati... tipo il tofu autoprodotto... coming soon!) di qualche tempo fa, che non avevo mai voglia di postare...
Da tempo possiedo un sacchetto di farina di ceci. L'ho comprata per fare la farinata o magari le panelle... forse anche la cecina... Due mesi fa ci ho provato per la prima volta, sperando di ottenere un qualcosa di commestibile anche solo lontanamente simile a una qualsiasi delle tradizionali ricette che usano questo ingrediente...mi sarei accontentata di riuscire a mettere inseme delle frittelle di ceci. Ho seguito le istruzioni contenute nella ricetta di una nota cavoletta di Bruxelles... ma non ho uno stampo adatto! Me ne sono resa conto la sera del venerdì raccontando alla mia amica Marina i miei programmi per la mattina successiva: le mie vengono buone, mi ha improvvisamente detto, perché ho la teglia giusta. E che teglia ci vorrà mai?! Eh, una seria di rame, mica una delle tue di teflon leggere come la carta da forno... Mi sono lasciata spaventare... e ho cotto la mia non-farinata in padella... come fossero crêpes sottilissime e a quel punto ho stravolto i miei piani per il pranzo di quel sabato... Futomaki di farro!
Il fatto è che avevo del farro spezzato cotto in frigorifero e alcuni nuovi acquisti giapponesizzanti in attesa di essere testati.


Ingredienti per otto futomaki farlocchi
... due fogli di alga nori
... una tazza di farro spezzato precotto (ma io lo rifarei anche con altri cereali!!)
... crêpes di farina di ceci (chi può userà frittata!) ridotta a tagliatelle
... una carota a bastoncini
... pochi germogli di soia
... uno spicchio di Tropea
... mirin (una sorta di vino dolce fermentato, a base di riso mochigome al vapore)
... salsa di soia
... acidulato di riso
... rosmarino fresco
Procedimento: marinare i bastoncini di carote, i germogli e lo spicchio di cipolla con acidulato di riso, un poco di soia e il rosmarino tritato fine. Nel frattempo mettere un po' di mirin nel farro e mescolare. Mettere un foglio di nori su di un tagliere (sul quale ho messo un foglio di cellophane per poi poter arrotolare l'alga più agevolmente), inumidirsi le dita e stendere uniformemente il farro, pressando bene (non è compatto come il riso!), disporre al centro, per tutta la lunghezza da destra a sinistra, un fila o due di bastoncini di carota, fettine di cipolla e tagliatelle di farinata. Chiudere il tutto arrotolando su se stesso con l'aiuto del cellophane, stringendo il più possibile. Non sono proprio riuscita a dargli una forma cilindrica!! Ripetere con il secondo foglio di nori. Tagliare a metà ciascun rotolo e ciascuna metà a metà. I germogli di soia sono finiti nel piatto con le poche carote rimaste (le ho mangiate mentre impiattavo!) come decorazione commestibile. Su ciascun futomaki ho poi versato poche gocce di salsa di soia (e per colpa sua il farro si è un po' slegato).

Perché mi arrampico?
  1. non avevo il wasabi
  2. non sarò mai in grado di finire la farina di ceci prima che scada (anche se mi hanno suggerito di usarla al posto dell'uovo per impanare le cotolette... avete altre idee?!)
  3. mancavano anche gli insalatini di daikon o zenzero o cetriolo...
  4. per questo mi autodenuncio come baro, da qui l'appellativo fake (falso... farlocco!!)
Però...










... che buoni!! Viva i farlocchi.

domenica 4 maggio 2008

Pomodoro ramato ripieno, totally vegan! (Farro... ultima chiamata!)

Da tre giorni mangio farro.



Lo faccio per due ragguardevoli ragioni (facciamo tre...):




  1. è buono
  2. ne ho cotto troppo (vedi ricetta precedente),ma nulla butto
  3. a partire dal Medioevo, la coltivazione del farro nei paesi del Mediterraneo è stata lentamente soppiantata... il fatto è che ci sono cereali che non necessitavano di sbramatura, rendendo quindi più conveniente l'abbandono del farro. Ma ora ci siamo ravveduti: lo coltiviamo, lo commercializziamo e lo mangiamo! Il farro appartiene alla famiglia delle graminacee. È uno dei cereali meno calorici, contiene la metionina (aminoacido essenziale carente in quasi tutti i cereali) e le sue fibre sono costituite da polisaccaridi complessi che non vengono metabolizzati dall'organismo umano, ma favoriscono il transito efficiente ed efficace lungo l'ultimo tratto del nostro apparato digerente (ci siamo intesi, no?!).
Oggi, ispirata dai pomodori ripieni di quinoa di erbaviola, ho messo insieme due diversi ripieni per quattro pomodori maturi...

Ingredienti:
cinque grossi pomodori ramati
otto cucchiai di farro spezzato già cotto
due cucchiai di pesto alla genovese il Sarchio (senza formaggio)
un cucchiaio di lievito alimentare in scaglie
due olive verdi denocciolate
quattro cucchiai di pane grattugiato
tre cucchiai di prezzemolo tritato
un cucchiaio di olio extravergine aromatizzato all'aglio
sale


Procedimento: accendere il forno a 220°C. Tagliare a metà i pomodori, togliere semi e nervature centrali e salare leggermente (metterli in uno scolapasta in modo che perdano un poco di acqua).
(Primo ripieno) Recuperare
la frazione solida o semi-solida dell'interno dei pomodori: tritare, salare e mescolare a prezzemolo, olive tritate, tre cucchiai di pane grattugiato e olio all'aglio.
(Secondo ripieno) Mescolare farro, pesto e lievito alimentare. Terminé!
Riempire i pomodori, cospargere di pane grattugiato e infornare per 25 minuti. (Mi sono avanzati due cucchiai del primo ripieno... ne ho ricavato due polpette).




domenica 20 aprile 2008

Insalata di Cannellini

In due dei blog (qui e qui) che leggo più spesso ho trovato di recente ricette con fagioli. Fa ancora un po' troppo poco caldo per me e, in linea di massima, le verdure crude non mi fanno ancora voglia... quindi ho imbastito questa insalata che mescola cotto e crudo.

Ingredienti:

una scatolina di cannellini
(precotti... non potevo aspettare!)
una carota grattugiata
una manciata di rucola
un cipollotto Tropea
un gambo di sedano
due cucchiai di alghe hiziki
(vedi post precedente)
olio extravergine d'oliva
aceto balsamico


Svolgimento:
mescolare il tutto... non ho aggiunto sale, perché i fagioli in scatola sono salatissimi e le alghe sono cotte di acqua e salsa di soia.

sabato 5 aprile 2008

Polpette (ricollocamento mirato avanzi!?)

Sì. Oggi si inaugura una nuova etichetta: avanzi. Le misure ed io siamo gemelle separate alla nascita. La mia unità di misura preferita fa parte del sistema spannometrico e si chiama tot (detto anche circa). Per questa ragione ho una vera idolatria per le bilance, il metro da sarta e le persone precise. Quando cucino, spesso, esagero quel poco che basta ad avere troppo poco di ogni e nessuna prospettiva di pasto replicato il giorno dopo, perché ciò che avanza è un meno-di-poco (unità sel sistema sopra citato, visibile a occhio nudo, misurabile di cucchiai da tavola) di ogni. Buttare, però è terribile.
Ieri mi sono dunque ritrovata con:di riscaldare il riso, nemmeno a parlarne... e la verdura mi piace solo appena fatta (ma va?!).
Quindi ho tirato fuori l'estro sopito e, memore delle incredibili polpette dei tempi dell'asilo, ho frullato il riso (senza alcuna aggiunta), frullato la verdura e mescolato i due prodotti in attesa di illuminazione. Ci mancava qualcosa... ho pensato ai semi oleosi che possiedo e uso meno di quanto dovrei. Essi sono ricchi sostanze nutritive importantissime per chiunque: non ultimi i più che di moda omega-vari. Ho mescolato semi di girasole, di zucca, di sesamo e di lino con poco sale ed li ho aggiunti ad una miscela di farina per polenta e pane in parti uguali.
Con l'aiuto di due cucchiai ho fatto delle polpette oblunghe che ho poi impanato. Non è stato necessario l'utilizzo di uovo o altro aggregante. Ho messo le polpette in una teglia leggermente unta di olio extravergine d'oliva (che ho spruzzato anche sulle polpette), poi le ho cotte in forno preriscaldato a 200 ° C per 40 minuti (girandole una volta). Ovviamente ho mangiato anche la guarnizione del piatto (radicchio rosso e cicoria cimata).