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domenica 30 novembre 2008

Croccantini Prêt-à-porter

Meno male che qualcuno organizza raccolte. Ho sempre troppa fretta o troppo poco tempo (recentemente) per imbastire un discorso degno di essere scritto, quindi finisce che mi lascio trasportare dalle doti organizzative di qualche food-blogger più attivo. Oggi è la volta di Eleonora, persona sempre piena di parole gentili e suggerimenti. Questa volta si tratta di trovare ricette per una raccolta buffet: qualcosa di comodo, tipo finger food o comunque maneggevole da sbriciolare allegramente durante una colazione all'impiedi o per una cena fra amici di quelle in cui ognuno porta qualcosa (e ti ritrovi con tre torte al cioccolato, magari, ma vuoi mettere le risate?!)...

Invece di andare a pescare fra le ricette già inserite (mi verrebbero comunque in mente un paio di torte salate, magari dimensionate all'uopo oppure qualcosa di freddo o tiepido, da servire in bicchieri... magari commestibili pure loro... si potrebbero creare con una pasta brisée?!) ho pensato bene di postare una delle mie migliori ricette di recupero...
Tutte le volte che faccio una torta salata abbondo con l'impasto... così mi avanza sempre un etto o due di impasto per dare spazio alla creatività! L'ultima volta che ho fatto l'erbazzone (pochi post fa) ho steso la pasta avanzata con un mattarello, ne ho ricavato strisce irregolari e le ho condite con quello che ho trovato in frigorifero: sugo alla pizzaiola (pomodoro, origano, olio aromatizzato al basilico e sale) e battuto di olive e carciofi (olive nere denocciolate e tritate e carciofi sott'olio tritati finemente).
Per la pasta:
cento grammi di pasta per torte salate (Come era fatto? ...300 grammi di semola di grano duro
...quattro cucchiai di olio extravergine di oliva ...acqua due decilitri ... sale se occorre)
Preparazione: stendere l'impasto con un mattarello (o nonna papera), tagliare a strisce irregolari, condire.
Cottura: in forno a 200°C per dieci minuti circa.
NB: è difficile resistere e lasciarli intiepidire... sono troppo buoni!

martedì 27 maggio 2008

Pizzette di melanzane














Ho cucinato la prima melanzana dell'anno. Dichiara di essere Bio. Ovviamente sarà di serra. Beata lei! La serra è un ambiente protetto nel quale si germoglia e si cresce senza grossi traumi (me lo ha raccontato uno zucchino obeso, duro e verde come il marmo del Guatemala). Ormai c'è la corsa del mercato lieta di istituzionalizzare l'ossimoro della verdura bio disponibile tutto l'anno... la potremmo chiamare S-bio: è super biologica, cresciuta sotto un telone di plastica bio ricavata dal mais. Se farà tanto di passare la moda del verde, potremo tornare alla stagionalità dei prodotti lasciando che siano gli spagnoli a mangiarsi le nespole a marzo!

Mi piace la pizza. Uno dei primi post che ho inserito nel blog riguardava proprio lei.
Mi piace la pizza.
Mi piace il pane-pizza.
Mi piace la pizza-piadina.
Mi piace la pizza-melanzana.
Quando ci vuole ci vuole... la pizza! E se non ho tempo o voglia di impastare (capita piuttosto di frequente...) me la invento!

Ingredienti
una melanzana s-bio
passata di pomodoro
origano
olive verdi e carciofi alla brace (sott'olio)
cipolla bianca a fettine

Procedimento
Accendere il forno a 220°C. Tagliare a fette di un paio di centimetri la melanzana (se è giovane e se siamo all'inizio della stagione calda non la cospargo di sale) e metterle sulla teglia foderata di carta da forno. Fare un battuto con un paio di carciofi e le olive verdi. Spalmare un cucchiaio di passata di pomodoro su ogni fetta di melanzana, aggiungere un cucchiaino di battuto di olive e carciofi (tutte tranne tre, sulle quali ho messo la cipolla) e l'origano. Infornare e cuocere per quindici o venti minuti.

Le melanzane sono versatili e ragionevoli... si prestano tanto a preparazioni succulente e condite, quanto a ricette leggere o anche dolci... come ho scoperto leggendo qui!

giovedì 13 marzo 2008

Pizza marinara?!

Sabato scorso ero di turno a lavorare e fra una telefonata e l’altra le mie colleghe ed io siamo morte di fame parlando di cibo. Quando sono arrivata a casa avrei mangiato la mia gatta cruda e con la pelle, ma la furbetta mi ha fatto due moine ed io ho dovuto ripiegare sul mio cibo trash prediletto: patatine (vedi in fondo alla pagina, "Come combattere una dipendenza patologica, sensuale, abominevole... ?"), che ho mangiato come fossero ostie consacrate in attesa che cuocessero le verdure al vapore che avevo programmato di mangiare.

Poi ho pensato alla pizza (che aveva popolato abbondantemente i ragionamenti del mattino), al fatto che da anni provo e riprovo a fare in casa qualcosa di commestibile e vagamente partenopeo. Ho recuperato le millanta ricette che avevo scaricato dal web, controllato la dispensa e prodotto quanto segue…

Ingredienti:

700 grammi di farina manitoba

1 bustina di lievito di birra (se Mastro Fornaio, si mescola al tutto senza bisogno di farlo rinvenire in acqua zucchero)

2 cucchiaini di zucchero o malto di mais

1 cucchiaino abbondante di sale

350/400 ml di acqua (a seconda dell’umidità ambientale…)

2 cucchiai di olio extravergine di oliva

Ho perso l’elica della macchia del pane, rotto il coperchio del robot da cucina… ho impastato a mano?!

No, davvero!

Ho usato lo sbattitore, che ha lavorato gli ingredienti per dieci minuti senza particolari sofferenze, salvo il fatto di dover rincorrere recipiente e impasto in fuga sul tavolo.

Avevo messo la farina a fontana in un capiente recipiente, aggiungendo poi sale, malto, lievito secco, olio e acqua (poca alla volta); poi ho infarinato l’impasto e l’ho lavorato qualche minuto sul piano di lavoro, quindi l’ho messo in una capiente terrina, coperto con un asciughino e lasciato lievitare per quattro ore dentro al forno spento (al riparo da correnti d’aria!).

Trascorso il tempo della prima lievitazione ho ripreso l’impasto, l’ho diviso in quattro parti ed ho impastato nuovamente per qualche minuto; la seconda lievitazione è durata due ore.

Ho steso l’impasto in qualche modo (il cerchio è una figura geometrica dopotutto e nulla ha a che fare con la cucina…) e ho guarnito con

  • passata di pomodoro
  • origano
  • sale
  • mezzo spicchio d’aglio a pezzetti
  • capperi dissalati
  • olio extravergine di oliva

poi l’ho infornata a temperatura massima consentita dal forno (almeno 240°C) per circa quindici minuti.