QWERTYUIOP… BUUMM!!
[Avvertenza d'obbligo per i cervelletti più piccini: qui ovviamente si scherza e si provoca: da queste parti la violenza e i violenti sono da sempre considerati un paio di gradini al di sotto della merda.]
UNO
Niente è più blasfemo della cattiva scrittura. Niente è più maledetto del Verbo balbettante di una mezzasega ambiziosa e raccomandata. Il mio sogno? Penne, matite, tastiere intelligenti e spietate, che esplodano in mano a chi scrive male ma pubblica "bene".
Piazza pulita, e disinfestazione usurpatori.
Per essere più chiaro: le troverei giuste e sacrosante anche se scoppiassero, o si difendessero con scariche elettriche, mentre scrivo IO.
L’arte della scrittura esige (dovrebbe esigere) Rispetto. E divieto assoluto ai mediocri.
DUE
Uno scrittore moscio, convenzionale e politicamente corretto è come un pugile non-violento: può fare strada se il manager è coglione, il match truccato, i giudici corrotti e il pubblico ubriaco.
TRE
Ma se Silvio Muccino non mi è mai piaciuto come attore e regista (che almeno è il suo mestiere), perché mai dovrei dargli credito come “scrittore”?
(E visto che oggi da noi i romanzi li fanno scrivere ai registi – che almeno dovrebbero essere un po’ meglio dei cuocuzzi e dei cantanti, zio cantante – un altro editore risponde con la Comencini. Qualcosa di nuovo? Nein: coppiettismo etero in crisi, miliardesima puntata. 2 maroni.)
(TRE BIS)
Il calciatore è tutto un altro paio di natiche. Il calciatore è uno dichiaratamente incapace di scrivere, e il suo libro è dichiaratamente opera di un ghostwriter o di un cronista sportivo. Per cui quando entro in libreria non mi capita mai di pensare al calciatore “autore” di bestseller come a un USURPATORE. Cosa che invece penso di molti, molti, moltissimi altri.
QUATTRO
Tutte quelle personcelle senza ispirazione e senza talento, che scrivono romanzetti “a tema” svolgendo prima la loro brava ricerchina sull’argomento, e poi per far vedere che hanno fatto i compiti (come a scuola) impestano le pagine di astrusi termini tecnici del tutto inutili (anzi nocivi) alla narrazione: perché non lasciano perdere?
(Ancor più deprimente il pensiero che dietro possa esserci un editor che non ha posto rimedio, o peggio ancora ha incoraggiato/imposto tale scempio.)
Documentarsi è spesso utile, a volte indispensabile. Ma se sei uno Scrittore, da quel lavoro di ricerca devi saper ricavare un prezioso succo concentrato, non una cascata di termini precisini, saputelli e irritanti. (Vedasi la parte medico-ospedaliera di “Non ti muovere”, uno dei libri più brutti e sgraziati che abbia mai letto).
CINQUE
A dispetto del bellissimo titolo (che infatti fu deciso dall’editore) “La solitudine dei numeri primi” è uno dei libri più brutti, balbettanti e malscritti che abbia mai avuto la sventura di leggere. A dispetto del bruttissimo titolo (che infatti fu deciso dall’editore) “Quattro soli a motore” è uno dei romanzi più belli mai scritti e pubblicati. C’è bisogno che vi ricordi quale dei due abbia vinto il premio strega, quale dei due abbia dominato le classifiche, quale dei due abbia consentito all’autore di scrivere articoli sui giornali e di vivere di scrittura, e quale dei due invece non sia arrivato a vendere mille copie, e ad avere uno straccio di recensione sulle grandi testate? C’è bisogno che vi ricordi come si chiama l’unico vergognoso paese al mondo in cui una cosa simile poteva succedere?
TROPPO
L’intellettualozzo italico odierno è un fanatico feticista del brutto, un seguace (spocchiosissimo) della noia programmatica elevata a filosofia scorreggiona, della mosciaggine insipida elevata a (im)potenza.
Se il tuo libro ha un bellissimo incipit, lui ti dirà che è “TROPPO scolpito”. Se c’è un paragrafo di travolgente brillantezza e comicità, lui sentenzierà che è “TROPPO compiaciuto”. Se esprimi un concetto con forza e chiarezza, lui sdottorerà che il tutto è “TROPPO detto”. Se c’è la descrizione di un paesaggio, o di un’emozione, meravigliosamente poetica, la liquiderà come “TROPPO letteraria”. Se ci sono neologismi geniali, ti accuserà di “TROPPO virtuosismo”. E via TROPPando.
Spesso gente così è responsabile delle pubblicazioni di grandi case editrici, purTROPPO. E i risultati si vedono fin TROPPO.
In questo paese, se hai talento sei di TROPPO.
E io mi sono TROPPO rotto il cazzo.