Edgar Rice Burroughs was an American author, best known for his creation of the jungle hero Tarzan and the heroic John Carter, although he produced works in many genres.
Leggere questo libro è stata per me un’autentica delusione e non me la sono sentita di dare meno di tre stelle solo perché si tratta di un classicone dei fantasy di tutti i tempi e per la fama che lo accompagna da tanti anni.
La storia la conosciamo tutti credo, di questo bambino nato nella giungla africana e che, rimasto orfano, viene cresciuto dalla scimmia Kala, che lo sostituisce al suo piccolo morto. Nei film che ho visto finora però la storia inizia quando lui è già grande, mentre nel libro si parte dalla storia dei genitori, abbandonati sulle coste africane dopo un ammutinamento sulla nave su stavano viaggiando.
Ma partiamo dal fatto che a mio parere, non si tratta di un libro per ragazzi come è stato indicato, dato che contiene diverse scene violente narrate anche con dovizia di particolari. Certo è vero anche che i ragazzi oggi sono abituati a ben altro ma, essendo stato scritto un po’ di anni fa, il discorso era un po’ diverso, e poi a me personalmente non piacerebbe far leggere a mio figlio di scene così truculente e gratuite, così come in realtà non è piaciuto nemmeno a me leggerne, in particolare perché vengono esposte come se la violenza fosse tipica degli animali, creature senza cervello e limitate, che amano esercitarla così quasi per diletto, perché non sanno fare altro, mentre invece l’uomo è la razza superiore. E beh non so dire quanto lo appaia realmente, dato che è proprio Tarzan a compiere omicidi su omicidi, sia di animali che di indigeni, e poi gli stessi francesi dell’Arrow, che arrivano per liberare il loro collega ma finiscono per vendicarsi per compiere una strage, ma beh loro sono buoni perché almeno risparmiano donne e bambini “laddove fosse possibile”!!!! E aggiungiamoci il fatto che tutto il libro è così, incentrato su questo tipo di scene, dipingendo Tarzan come il macho, il fustacchione senza timore e con forza superiore ai migliori atleti di tutti i tempi, solo perché usa la forza per salvare chiunque del gruppo di inglesi si trovi in pericolo, correndo da una parte all’altra della giungla e portandoli a dorso, anzi non correndo ma volando da un albero all’altro!
E poi diciamocelo, è tutto veramente troppo troppo irrealistico e forzato. Tarzan trova la capanna e per magia riesce a comprendere che quelle formiche sono delle lettere e le impara tutte e riesce a scrivere e non solo copiarle ma anche combinarle per creare tutte le parole, non solo quelle che trova scritte sui libri che vede, e anche a costruire frasi di senso compiuto con una sintassi perfetta! E poi impara a parlare perfettamente in quattro e quattr’otto e in diverse lingue, in pochi giorni, quando i bambini ci mettono anni per apprendere tutti i suoni e le regole della fonetica, e i sordomuti che non sentono le pronunce, anche quando imparano a produrre suoni, risultano non naturali perché non li hanno mai ascoltati prima. E poi vogliamo parlare del fatto che essere un gentiluomo sia presentata come caratteristica innata e quindi tramandata col sangue, in quanto erede di un lord???
Nella parte finale, dall’arrivo del gruppo di esploratori inglesi, tra cui c’è la famosissima Jane Porter, si arricchisce almeno tutto con un po’ di comicità. Il padre di Jane e il suo assistente sono davvero esilaranti nelle loro scenette, anche se a un certo punto si intuisce che forse il professore non è proprio stupido ma è diventato un po’ svampito dopo la perdita della moglie. La schiava domestica Esmeralda poi, che sviene ogni momento, fa davvero scompisciare.
La conclusione però è davvero assurda. Dopo tutto il casino fatto e i tormenti subiti, nonché l’ultima tragedia dell’incendio misteriosamente scoppiato vicino alle dimore del gruppo, ennesima casuale coincidenza che permette a Tarzan di rifarsi vivo con un’entrata in scena coreografica, che si dica di sì così da un momento all’altro, senza nemmeno pensarci, mi risulta veramente assurdo.
Ho scoperto per la prima volta che Burroughs ha scritto diversi altri libri di seguito a questo, sulle avventure di Tarzan, ma non credo che li leggerò.
Uno dei classici per ragazzi più sottovalutati, che tutti conoscono come personaggio ma che credo in pochi abbiano letto veramente (basta guardare quanto poco è presente in una qualsiasi libreria). Ovviamente la trama è abbastanza irrealistica ma altrettanto avventurosa e appassionante, ed ha la capacità di farsi trascinare soprattutto se letto in giovane età. Una stella in più per il valore affettivo.
Classico esempio di "pulp fiction": struttura narrativa estremamente semplice, quasi meccanica nella sua prevedibilità; personaggi tagliati con l’accetta; nessuna attenzione al "politically correct" (e questo è forse l'unico lato positivo). Un esempio lampante di letteratura "seriale" più che commerciale (Burroughs ne ha scritti altri ventisei solo su Tarzan). Sono libri che non invecchiano bene, in genere, e questo non fa eccezione.
Un classico che mi ha davvero stupita. Veramente bello e soprattutto un romanzo di formazione che ti fa conoscere un personaggio molto più sfaccettato di quello che i film del passato avevano proposto. C'è un intero universo in Tarzan, un uomo che pur non conoscendo le sue vere origini, impara a costruirsi il suo spazio, a trovare il suo posto nel mondo, a imparare con tenacia a scrivere, parlare e comportarsi come un gentiluomo, mantenendo però quell'istinto selvaggio che lo rende un personaggio tridimensionale. Sicuramente l'ultimo adattamento, pur non raccontando questa storia, ma una a seguire, ha colto lo spirito di Tarzan, la sua tridimensionalità, la sua complessità. La storia d'amore con Jane non è centrale, ma caratterizza con ancora più delicatezza e struggimento il personaggio di Tarzan, un uomo che impara anche ad amare al punto di sacrificarsi per l'altra. Burroughs non è certo un autore romantico, il suo stile narrativo è asciutto ma ironico, capace di brillare nelle scene d'azione e nel raccontare i momenti più emozionanti della vita di Tarzan, eppure involontariamente ha saputo creare una coppia incredibilmente romantica che a tutt'oggi ancora sa affascinare. Il problema di questo romanzo è un altro. La storia si interrompe con un immenso cliffhangher. Spero sinceramente che la Newton pubblichi il seguito "Il ritorno di Tarzan", perché io devo sapere quello che accade. Devo! Da leggere.
Come spesso (mi) succede, è strano leggere un libro di cui la trama è straconosciuta, per aver già visto innumerevoli versioni in film, cartoni, ecc. ecc. Ancor più strano poi se leggendo si scoprono parecchie differenze rispetto a com’è sempre stato rappresentato! Non eccessivamente diverso, ovviamente, la storia del personaggio è sempre quella, però sono rimasta molto stupita dallo scoprire che erano invenzioni filmesche sia Cita che la famosa frase “Io Jane tu Tarzan”! Poi, altro esempio: nel libro c’è una lunghissima parte iniziale che racconta la vita di Tarzan tra le scimmie, prima di incontrare qualunque essere umano, e qui non posso non capire perché questa parte nei film viene sempre tagliata, essendo quella che, devo dire, mi è piaciuta di meno. Più avanti, quando appunto iniziano i contatti con altri umani, la storia si è fatta più interessante! Specie dall’arrivo di Jane, cosa che sinceramente non credevo, immaginando che non avrei apprezzato l’immagine di “fanciulla in difficoltà” che poteva avere un americano di inizio secolo scorso. Bellissimi poi i personaggi del signor Porter e di Philander, divertentissimi insieme: mi chiedo come mai neanche il cartone della Disney ha voluto sfruttare la loro comicità! :)
Molto belle le descrizioni degli usi delle scimmie, della foresta, del carattere di Tarzan che aiuta sempre chi è in difficoltà. La teoria di Darwin sullo sviluppo dell'Homo sapiens sapiens, nel periodo di ambientazione del romanzo, era appena stata scritta, quindi Tarzan credeva di essere stato partorito da una scimmia. Anche molte teorie sociologiche, a Burroughs sono sconosciute: un uomo allevato da animali, senza contatto con un altro essere umano, molto di rado sarà in grado di leggere da solo, scrivere, comportarsi come un uomo o donna. Romanzo scritto bene, lo consiglio.
"Tarzan delle scimmie" E. R. Burroughs: 6 Tira più un pelo di bionda che un carro di scimmioni. Romanzo d'avventura adatto a grandi e piccini a patto che sappiano contestualizzare il pesantissimo razzismo e sessismo di cui è impregnato. (Ho imparato ben quattro parole nuove! Adusto: abbronzato, abbruciacchiato Eziandio: ancora, altresì Tampoco: neppure, nemmeno Imperocché: per il fatto che, imperciocché) Angola - Baltimora 1888-1908 John Clayton/lord Greystoke e sua moglie Alice Rutherford partono nel 1888 da Dover verso Freetown per lavoro. Durante la traversata l'equipaggio si ammutina e scarica la coppia a riva. I due si danno da fare per costruire una capanna per difendersi dalle bestie feroci che li circondano. Pochi mesi dopo nasce il loro bimbo sano e forte. Un anno dopo però Alice, già debilitata mentalmente dall'attacco subìto poco prima del parto, muore e, il giorno successivo, John viene ucciso da Kerkiac che approfitta della distrazione dell'uomo per irrompere nella capanna e sgozzarlo a mozzichi. Prima che il capo dei gorilla riesca a maciullare anche il bimbo, Kala lo rapisce per rimpiazzare il suo cucciolo ucciso da un precedente attacco d'ira di Kerkiac. Kala cresce Tarzan (scimmia bianca) che diventa agile e forte all'inverosimile, ma mai quanto i suoi compagni di branco e quindi viene bullizzato ed escluso da quasi tutti. Tarzan passa un mucchio di tempo nella capanna dei suoi genitori dove trova abbecedari e libri dai quali apprende l'inglese scritto e scopre un villaggio di indigeni antropofagi dai quali ruba un arco e delle frecce avvelenate. Così armato, durante l'ennesimo litigio con Kerkiac, riesce ad accopparlo e a diventare re degli scimmioni riportando la pace e la prosperità nel branco. Circa vent'anni dopo la nascita di Tarzan approdano nella stessa modalità anche il professore Porter con il suo assistente, sua figlia Jane e il corteggiatore di lei, nonché attuale e illegittimo lord Greystoke e cugino di Tarzan, William Clayton, e la cameriera di Jane, Esmeralda. Tarzan si innamora immediatamente di Jane e da quel momento per lei fa di tutto. La combriccola sopravvive solo grazie all'aiuto di Tarzan. Un giorno approda una nave comandata da D'Arnot, ma, prima di poter partire, Jane viene rapita da un gorilla rancoroso che la vuole per moglie (attenti al goriiiiiiilla!). I marinai organizzano una spedizione di salvataggio, ma vengono attaccati dalla tribù indigena e il capitano sta per diventare la portata principale del banchetto.Tarzan, dopo aver salvato Jane e averla riportata palpitante alla capanna, riparte per recuperare anche D'Arnot. Lo trova e lo salva, ma purtroppo, a causa delle numerose ferite del capitano, sono costretti a fermarsi dieci giorni nella foresta prima di poter tornare. Quando finalmente ci riescono scoprono che la nave è salpata credendoli morti. Tarzan trova una lettera di Jane nella quale lo ringrazia e lo sfancula con eleganza nonostante la fanciulla non riesca a togliersi dalla testa i muscoli adusti, gonfi e scattanti di lui. Tarzan e d'Arnot ci rimangono di merda. Poi Tarzan scopre che Jane, tornata a casa, sarà costretta a sposare contro la sua volontà uno strozzino dal quale quel rincoglionito di suo padre ha chiesto soldi per finanziare una caccia al tesoro. Infatti il professor Porter era, prima dell'ammutinamento, in viaggio seguendo le indicazioni di una mappa strapagata senza neanche la certezza di autenticità. Tarzan allora svela a d'Arnot di aver trovato il tesoro e di averlo conservato al sicuro non conoscendone l'utilità. Tarzan si carica a spalle d'Arnot e oscillano fino alla città più vicina per noleggiare una nave per recuperare il tesoro e infine per partire verso Baltimora. Qualche mese dopo, un Tarzan civilizzato, arricchito e dialogante in inglese e francese, si presenta da Jane. La salva da un incendio, la conduce al sicuro, minaccia lo strozzino che la pretende in sposa come risarcimento del debito e regala al padre di lei il tesoro affinché possa saldare legalmente le pendenze. Nel frattempo Tarzan, aiutato da d'Arnot, ha la conferma di essere figlio di John Clayton e quindi il legittimo lord Greystoke. Nonostante ciò, dato che Jane lo ha sfanculato anche dal vivo preferendo la classe e le sostanze di William Clayton agli addominali del selvaggio affascinante, Tarzan decide di tenere per sé quell'informazione e non rovinare la vita di William e, di conseguenza, anche di Jane. Finalmente può sfilarsi il doppio petto e riprendere a ciondolare felice nei boschi! E vissero tutti felici e coooooooooooooooooooooontentiiiiiiiiiiii! (Urlo di Tarzan)
Vogliamo partire dalla bella presentazione di nientedimenoche Dino Buzzati? Ecco, concordo sul suo approccio positivo al genere letterario, e dopo aver terminato il romanzo anche con il suo parere.
Perché leggere l'originale Tarzan oggi, dopo decine di altri romanzi, centinaia di edizioni a fumetti, decine di film, almeno un paio di telefilm e chissà cos'altro? Il primo motivo è, appunto, scoprire l'origine di un genere letterario dalla forte influenza multimediale. Burroughs con Tarzan, più che con il ciclo di Barsoom, ha creato un'intero genere ricco di epigoni. Ha influenzato tutto il filone super eroistico americano, partendo dallo stesso Superman di Siegel e Schuster fino ad oggi.
Il secondo motivo è che, almeno in questa traduzione, la scrittura è molto scorrevole ed il ritmo della narrazione estremamente veloce e coinvolgente. Davvero si fa fatica a staccarsi dalla lettura, se ne vorrebbero altri capitoli.
C'è avventura e c'è romance, perché per diversi capitoli sembra di leggere un romanzo rosa.
Si scopre, tra l'altro, che contrariamente alla vulgata popolare Tarzan non è stato adottato da dei gorilla, bensì da una specie di ominini dotati di un linguaggio estremamente primitivo; qualcosa tra Australopithecus ed Erectus. Certo, alcuni passaggi del linguaggio sono oggi improponibili: l'originale "niggers" ed il disprezzo che traspare verso i neri; la presunta supremazia bianca, sebbene Tarzan sia certamente un umano superiore. Ma in queste parti si arriva alla fantascienza pura e semplice, come quando impara a leggere e scrivere in inglese senza conoscere la lingua usando solo dei sussidiari che i suoi geniori avevano preparato per la sua educazione.
È il primo di una lunga serie di libri a cui il famoso film animato è solo vagamente ispirato.
È evidente che l'autore ha scritto questo libro con una mentalità coloniale classica del tempo, non a caso Tarzan, cresciuto con le scimmie ma pur sempre un Lord Inglese (che non sa di esserlo) vien detto essere molto più intelligente e forte delle tribù di indigeni africani e delle scimmie (più e più volte Tarzan prende in mano cassaforti e altri uomini come se niente fosse, arrampicandosi sugli alberi e saltando di ramo in ramo), e in cui Tarzan esce vittorioso in ogni scontro come una sorta di Semi Dio. Il successivo rigetto per la sua tribù scimmiesca per ricongiungersi con quella umana viene dipinto in un modo simile. Tuttavia questa indignazione che si legge in giro non mi colpisce per niente, visto che al loro tempo era del tutto normale dipingerli in questo modo, così come per Newton o Locke era normalissimo avere e vendere schiavi. Inutile fare gli indignati per cose di altri tempi.
Non proprio realistico in certi punti, intendo che certe cose sono proprio forzate, ricordiamo Tarzan che impara a scrivere e leggere guardando un libro per bambini trovato nella capanna dei genitori o il tagliarsi la barba con un coltello da caccia (inoltre anche qui il tagliarsi la barba è come un rigetto verso la natura ''scimmiesca''.
Bello comunque il finale, autoconclusivo, anche se sappiamo che il Ciclo di Tarzan conta più di venti libri.
Ridicolo poiché contiene nozioni che probabilmente erano considerate sorpassate già all'epoca in cui uscì. Molto peggio di qualunque versione cinematografica esistente e capisco benissimo perché tutti gli adattamenti abbiano cambiato quasi tutto del romanzo. Per carità, per intrattenere intrattiene, ma la storia è condensata in 300 pagine o meno e nemmeno il personaggio di Tarzan risulta a tutto tondo (il resto dei personaggi sono ideali e stereotipi dell'epoca).
Non è esattamente ciò che mi aspettavo, mi rendo conto che partire da un preconcetto è il metodo peggiore per affrontare un libro ma ero convinta di trovarmi difronte a una storia e invece ne ho trovata un'altra, molto retorica, la supremazia assoluta della razza bianca in tutto il suo potere, bellezza, intelligenza e doti morali, un po' troppo! A questo punto però bisogna tenere presente il periodo storico in cui fu scritto il libro e forse allora questo era veramente il pensiero corrente.
E' una lettura affascinante, un'avventura che si svolge tra immagini nitide e sentimenti netti. Purtroppo è anche un libro fatto di teorie eugenetiche, razzismo e pregiudizi di varia natura. Denota una ristrettezza mentale da parte dell'autore difficile da giustificare persino tenendo conto del periodo in cui il libro è stato scritto. E' un vero peccato, con meno pregiudizi e uno sviluppo dei personaggi un po' più ricco avrebbe potuto essere un libro splendido.
Uno dei rari casi in cui tutti dicono: “Meglio il film del libro!”. In realtà non sono proprio convinta: il romanzo, oltre a proporre una trama meravigliosamente avventurosa, offre anche una morale tutt'altro che demodé. Chi si ferma al politicamente scorretto si perde una lettura piacevolissima. Recensione completa qui 👇 https://www.ilpesciolinodargento.it/t...
Avevo un ricordo vivido di Tarzan ricordando i film che vidi da bambino. Il libro è decisamente tutta un'altra storia. Lettura piacevole e scorrevole. La conclusione è amara, non poteva essere diversa probabilmente, ma mi ha rattristato. Libro per ragazzi ed anche per adulti in cerca di evasione e anche di qualche riflessione.
Un altro eroe di noi ragazzi degli anni cinquanta. Un eroe che abbiamo ritrovato in una miriade di altre pubblicazioni, ma il libro di Burroughs rimane il più bello e interessante scritto su questo personaggio.
È così bello che non si può credere come sia stato banalizzato negli anni col pessimo "Io Tarzan tu Jane". Anche il cartone Disney non gli rende merito e lo banalizza. Burroughs si conferma uno dei miei autori preferiti. Proseguirò la saga di sicuro!
"Appena entrato nella giungla, Tarzan salì sugli alberi e fu con senso di esaltante libertà che si spostò di nuovo tra i rami della foresta. Questa era vita! La civiltà non offriva niente del genere, nella sua ristretta sfera circoscritta, delimitata da restrizioni e convinzioni."
lettura molto facile e piacevole. Spunti molto interessanti sulla differenza tra uomo e bestia anche se spesso si intravede un pò di razzismo e soprattutto la preminenza inglese che addirittura si trasmette attraverso i geni!
Bello avvincente, molto molto diverso verso da quello che potresti aspettarti avendo visto le varie trasposizioni. Sicuramente una lettura davvero interessante.
- lui è figo e intelligente, le scimmie sono brutali e stupide ABBIAMO CAPITOOOOOO - da quando arriva Jane è un po' una palla, prima parte molto più interessante
E' un bel libro, scritto bene, che ad ogni capitolo porta sempre elementi nuovi, e non lascia mai che la storia stufi. Trovo solo un po' "forzati" gli ultimi tre capitoli, in cui Tarzan sembra che abbia imparato alla perfezione la lingua e i modi di fare della società civile in poco più di 3 mesi, ma va beh! L'ultima frase poi è la degna conclusione di un bel libro!
12/06/2016 Non me l'aspettavo ma è stato molto bello. Il finale, cavoli, da restare senza parole... realmente non lo sapevo. Che lei scegliesse suo cugino, lui che non dice niente per amore, non ritorna nella forseta neanche dopo; beh devo leggere il secondo. Marty P.S. L'unica cosa è che l'autore ha molti pregiudizi verso gli scuri di pelle, il cannibalismo, gli animali...