RISPOSTA AL SESSANTENNE CHE SEI

Non esattamente caro vecchiodimmerda, ma la finisci di rompermi il cazzo?

Non posso farci nulla se ti sei illanguidito, o almeno, se me lo fossi anche solo immaginato non ti avrei permesso di arrivare a quell’età.
Tientele per te le tue tenerezze. Non citarmi, non rimpiangermi.

Mi hai fatto sprecare rabbia per nulla.
Avevo ragione io, che volevo passare per le armi i reazionari come facevano i khmer rossi, perchè a vent’anni hai una fretta pazzesca di avere ragione, prima che ce l’abbiano gli altri.
Invece tu mi hai chiesto tempo, mi hai obbligato ad avere pazienza (orribile e inutile vocabolo), a costruire qualcosa che non volevo costruire e a non distruggere quello che poi ci avrebbe distrutto. Hai sbagliato tu, non io.
Adesso ti spaventi per tutto, avanzi pretese di dialogo, ma con chi cazzo vorresti dialogare, cosa vuoi mediare? Non ti rendi nemmeno più conto che ti stanno portando via anche la terra su cui cammini.

Sei solo un poveretto, sai cosa puoi fartene della tua cazzo di cultura, o quella che tu reputi tale? Ti farà da scudo alle manganellate? Ti permetterà di farti pulire il culo quando non riuscirai più a farlo da te?
Non hai mai più reagito, cazzo! Hai imparato a non reagire, a farti scivolare sopra le cose e lo hai chiamato “il mio orientamento politico”. Io sarò anche un coglione, un ignorante, uno che non pensa a quello che fa ma tu, tu che sei così lucido, cosa è esattamente che fai? Stigmatizzi? Telefoni indignato a RadioTre? Scrivi su un blog?

Zio, comprati un paio di bocce. Vai a passare il tuo tempo, finché ne hai ancora, e non sprecare il mio, che sembra tanto e invece è sempre troppo poco. Io ho cercato di fare qualcosa anche per te, anche se tu nemmeno lo hai compreso.

Adesso ti saluto perché penso di averti sopportato abbastanza. Magari, se sei ancora in grado, impara una delle “lezioni” che hai sempre preteso di darmi: se non hai niente da dire, stai zitto.

Non sono un vuoto a perdere
Né uno sporco impossibile
Né un marchio registrato
Né un prodotto di mercato
Non sono un punto fermo
Né una realtà di base
Né un dato di fatto
Né un dato per perso

CCCP – SONO COME TU MI VUOI

LETTERA AL VENTENNE CHE FUI

Ciao caro.
Come vedi io sono qua, anche se tu non ci credevi. Sto insieme con lo scotch ma la testa funziona, probabilmente meglio di quanto funzionasse a te.

Ti ricordi com’eri? Eri uno spavaldo, magari simpatico (a volte), ma sei stato spesso una gran testa di cazzo, convinto che tanto saresti morto presto, sebbene nulla lo facesse pensare: eri abbastanza codardo, ho più fegato io adesso di quanto ne avessi tu allora.
Ovvio, avevi un certo vantaggio: avevi vent’anni. A vent’anni puoi tenere su un ponte di ferro con un’erezione, e pure la celere ti fa una pippa, puoi immaginarti un mondo completamente nuovo, fatto a tua misura, e hai già pronte mille soluzioni per ottenerlo. Peccato che non ne è funzionata neanche una. Ma non è stata colpa tua, dai.

Almeno ti sei divertito, o credevi di farlo. Ma sei stato anche malissimo, male dentro, di quel male che vedo uguale nei ventenni di adesso, che è il male di tutti i ventenni, lo è sempre stato, e noi vecchi dovremmo avere il coraggio di ammetterlo invece di scassare la minchia a tutti i giovani.

Lo so che non avresti voluto che io fossi il tuo futuro. Mi immaginavi totalmente diverso. Però, amico: sticazzi.
Tu che cosa hai fatto perché io potessi essere diverso? In realtà non lo ammetterai mai, ma ti è andata bene, anzi benissimo: sarei potuto diventare un dirigente aziendale tagliagole, avrei potuto avere un tracollo di direzione politica e diventare un pagliaccio di destra, sarei potuto essere uno qualsiasi di quegli squallidi personaggi cui tu sputavi addosso metaforicamente (ma ogni tanto anche realmente).
Io sono stato onesto e coerente, mio caro, e se non sono diventato uno dei tuoi idoli stonati, fattelo piacere lo stesso. Poteva andarti peggio.

Tu eri troppo occupato a pensare al punk hardcore, alla figa, alla rivoluzione e al basket, ti riempivi la giornata con quelli e la bocca di discorsi che a sentirli adesso mi nasconderei a ridacchiare, giusto per non imbarazzarti.
Guarda invece quante cose ho imparato io da te, dai tuoi errori, perché tu potevi permetterteli certi errori, anzi, meno male che li hai commessi, perché si impara in tanti modi ma quello che si impara dagli schiaffi ti resta dentro, proprio. E tu ne hai presi una bella quantità, lo sai no?

Adesso sono un anziano sportivo (e comunque gioco a tennis meglio di te, pirlotto) con ancora i capelli miei anche se di un altro colore, mediamente istruito, ascolto musica difficile, dico cose tipo “rapsodie urbane” o “stratificazione etica” che se tu mi avessi sentito mi avresti sventolato il medio davanti, ma ho ancora una certa dose di carogna, e in fondo porto con me qualcosa di te. Odio ancora tantissimo fascisti, banche e polizia, e questo, lo ammetto, me lo hai insegnato tu.

Il mio specchio prova orrore per me. Ma io per lui no, perché se ci guardo dentro bene, ma proprio bene bene, ci vedo te. E giusto quarant’anni dopo, anche se mi hai sempre fatto incazzare, ti voglio ancora bene.

E allora ti saluto e mi raccomando: statti sempre accorto e cerca di bere un po’ meno.

Ma s’io avessi previsto tutto questo
Dati, causa e pretesto,
forse farei lo stesso
Mi piace far canzoni e bere vino,
mi piace far casino,
poi sono nato fesso.
E quindi tiro avanti e non mi svesto
Dei panni che son solito portare.
Ho tante cose ancor da raccontare
per chi vuole ascoltare,
e a culo tutto il resto

FRANCESCO GUCCINI – L’AVVELENATA

DELIRIUM NUNTIUM

Parlo ancora del corteo per Askatasuna perché quello che sto sentendo in questi giorni, da politici di ogni parte ma anche da sprovveduti cittadini che non hanno la più pallida idea di quello che accade e sono convinti che leggendo i giornali e guardando le tv possano essere correttamente informati, mi sta bloccando il metabolismo.
Pertanto, a tutela della mia salute, mi devo sfogare e chiarire.

1. Se davvero vi piacciono i video, cercatevi tutti i video, e non solo quelli che pubblicano i giornali.
Vedrete lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo, persone inermi a terra bastonate da due o tre celerini, attacchi di celerini anche a gruppi ben lontani dalle aree critiche, tipo quelli ai manifestanti che stavano tornando ai bus per rientrare a casa (a circa 300 m da Askatasuna). Niente di insolito, insomma.

2. Leggetevi i resoconti dell’accaduto all’ormai noto poliziotto, ma quelli veri. Vi renderete conto che costui è partito da solo, probabilmente ipereccitato dalla situazione e dalle pere di caffeina che gli hanno fatto prima, per andare a bastonare dei tizi isolati che non c’entravano un cazzo. Era col casco sganciato, che gli è caduto mentre menava, ed è inciampato. Per sua sfiga sono arrivati nel frattempo altri manifestanti, che lo hanno preso a calci (il martello era un martelletto di 10 cm di quelli in dotazione ai bus per rompere i vetri in caso di emergenza). I suoi eroici colleghi sono andati a recuperarlo solo dopo che il gruppo che lo ha aggredito si è spontaneamente allontanato.

3. Io ho visto personalmente aggregarsi il gruppo di picchiatori nel giro di un minuto nei pressi di una via laterale che portava in 200 m ad Askatasuna. La via era completamente sguarnita, da lì ho realizzato che stava per accadere un guaio, ma non è che io sia un indovino. Secondo Piantedosi, non essendo io andato ad intimare a costoro (adeguatamente attrezzati con barotti da un chilo e caschi da moto in testa) di fermarsi, sono connivente. E sì, io ho “sfilato insieme a questi delinquenti” per ben 200 metri. Nei precedenti 9800 mi sono beato di tutta l’altra gente partecipante ed ho mandato più volte affanculo lui, Salvini e la Meloni.

4. Sto ancora cercando qualcuno in grado di convincermi che i celerini non siano dei fascisti esaltati dalla garanzia di impunità, ulteriormente ribadita dall’ipotizzato scudo penale, e che siano pagati, e bene (circa 2500 euro netti al mese, da fonte governativa), per fare qualcosa che farebbero con piacere anche gratis, tant’è che qualcuno lo fa anche per hobby fuori dal servizio.
Esito: non l’ho trovato.
Coloro che li classificano come figli del popolo farebbero bene a ricordarsi che figli del popolo sono anche gli operai licenziati che da loro si prendono le manganellate, e persino i beceri ultras, che però vengono affrontati con una certa circospezione ben sapendo che lì sì che rischiano grosso.

Ok, adesso prometto che non tornerò più sull’argomento, almeno per un po’. Tornerò ad isolarmi e a parlare dei miei argomenti preferiti: alcol, figa, scazzi vari, incubi ricorrenti. Almeno fino a quando qualche pagliaccio non tornerà a rompermi il cazzo.
Concludendo, in mona a so mare (questo sempre).

N.B. La cauzione sulle manifestazioni proposta da Salvini è la più grande genialata mondiale che abbia mai sentito dall’epoca della Poll Tax di Margaret Thatcher.

ANGELA BARALDI – SONO FELICE

INTEGRAZIONE:
Ecco qualcosa di preciso e sensato (non come le deliranti minchiate che ho scritto io)

CORTESEMENTE, INDIGNATEVI UN PO’ PIÙ IN LÀ

Questo post è un’appendice del precedente, e non riguarda il variegato circo della destra, su cui ho ormai esaurito le parole.
E’ proprio specifico per la sinistra, in particolar modo per i pelouches istituzionali delle mie parti, di quasivoglia livello.
E anche per estemporanei commentatori dagli attici del centro, cultural developers, ethical influencers e alla mai troppo citata (e qui ricorrente) mona de so mare.

Non so se mi fate più incazzare o più ridere, ma propendo per la seconda, stante la vostra condizione.
Ne ho lette di ogni. Più siete stati seduti a farvi i cazzi vostri, ieri come oggi, più banfate.
Qualcuno di voi ieri era lì? Qualcuno ha visto con i propri occhi?
E prima, qualcuno di voi ha seguito realmente tutti i passaggi della vicenda e della sua degenerazione?

Voi siete più dannosi dei fascisti di governo.
Voi pretendete di esprimere pareri, voi dite che vi siete adoperati, che vi siete fatti garanti sebbene a vostra volta attaccati.
Ma chi cazzo vi ha mai visti?

L’unico che, per motivi probabilmente tutti suoi, si è azzardato a metterci la faccia è un simulacro di sindaco, pensando di averci indovinato e anche perchè faceva figo, e forse magari ci sarebbe pure riuscito se solo avesse avuto il fegato di tenere la posizione. Purtroppo si è cagato in mano, probabilmente indotto da qualcuno che gli ha sconsigliato di proseguire per “inopportunità politica”.

Vetrate rotte, residenti incazzati a bestia, gente in ospedale. Askatasuna inchiodato.
Avanti con “io l’avevo detto”. Prego, accomodatevi.

Ma fate in fretta. E poi levatevi dal cazzo.
Tanto non servite a nulla e a nessuno, se non a voi stessi.
(si è capito che mi ha preso malissimo?)

THE SMITHS – BIGMOUTH STRIKES AGAIN

QUEL GIOCO IN CUI NON VINCE NESSUNO (A PARTE QUALCUNO)

Disclaimer: questo post NON solidarizza con le forze dell’ordine (manco per il cazzo).

L’unica buona notizia è che un paio di camionette della celere sono andate a fuoco, e finalmente abbiamo almeno un nome di uno dei puffi che solitamente operano nell’anonimato e nell’impunità totale. Lo ha pubblicato La Stampa: la povera vittima accerchiata dai “black bloc” è salvata da un eroico collega mentre viene presa (anche) a martellate trovandosi a terra. Sarebbe stato interessante, ma tanto è intuibile, sapere cosa stesse facendo pochi istanti prima quel prode dipendente pubblico. Sarà mica stato proprio lui quello che, insieme ad altri, manganellava un manifestante fino ad aprirgli il cranio? Questo La Stampa non lo dice. Ma tanta, tanta solidarietà, e anche in mona a so mare.

Merda chiama merda. Questo lo sapevamo, lo sapevano tutti, e il gioco sta diventando stucchevole.
Io sono uno di quelli tra i 40 mila (non 20 mila) che al corteo c’era, insieme a bande musicali, clown, giovani e vecchidimmerda (eccomi!), insegnanti e studentini, operai e impiegatini, famiglie con relativi bambini.
Un corteo, come sottolineato anche dell’informazione più retriva, “pacifico”, ma non per questo meno incazzato.

“Cosa è la democrazia?”, mi sono chiesto mentre ho camminato per quattro lunghe ore. Ci hanno confezionato, negli anni, tante risposte. Una, ad esempio, è quella che in democrazia sei libero di manifestare, come oggi, di fare cori contro politici e polizia, ridere e farti le canne mentre sfili, e nessuno ti potrà dire niente.
“Grazie al cazzo” è la mia conclusione, perché per me la democrazia, come nell’apposito libretto di istruzioni (la Costituzione) è chiaramente specificato, prevede anche ben altre cose che non sto qui ad elencare tutte, ma che non si toccano e neanche si vedono per l’elementare ragione che qui non esistono, sebbene garantite.

Perciò oggi ho riposto in un baule di casa l’anarchico introvertito che sono, e sono qui in barba all’odiata prossemica per dire insieme ad altri, e quindi con più forza, che la democrazia è tempo e spazio per ciascuno.
Per il tempo ciascuno deve far da sé, ma per lo spazio, anzi gli spazi, occorre fare tutti insieme. Occorre che gli spazi siano comuni e comune ne sia la loro gestione. Occorre che la gestione sia dal basso, dal territorio, di chi ci vive, dentro quegli spazi, e non eterodiretta. Askatasuna è (e non “era”) uno di quegli spazi, e lo sapevano bene gli abitanti del quartiere Vanchiglia, che c’erano quasi tutti.

Di Askatasuna ai delinquenti del governo locale e centrale, di per sé, non fregherebbe nulla, perché non pregiudica in alcun modo i loro intrallazzi. Ma del simbolo che Askatasuna e tutti gli Askatasuna d’Italia sono, interessa parecchio, perché è una leva elettorale di consenso far convergere tutto l’immaginario di illegalità lì sopra, perché il popolino gretto e demente che vota quei luridi è affascinato da queste parate di potere e pensa davvero che Belzebù alberghi lì dentro, perché è più sbrigativo e così ingurgita e delega e può restarsene felice nelle gabbie.

. . . . .

Ma a me l’inquietudine non passa, perché io continuo a non capire. Mi volto verso l’altro lato, e continuo a non capire. Leggo i comunicati del direttivo di Askatasuna, lucidi, chiari, puntuali, ineccepibili, poi guardo il fumo dei lacrimogeni, il fuoco dei cassonetti, alcuni manifestanti calpestati e trascinati via, e continuo a non capire.

Deve esserci qualcosa in me che si è guastato, perché io ci sono stato, quasi quarant’anni fa sebbene non molte volte, in mezzo a casini come questi. Qualche mazzata l’ho presa, anche se non tante. E posso garantire che non è servito a nulla. Infatti adesso siamo qui, in questa situazione del cazzo.

Sto aspettando che qualcuno che abbia magari una visuale più ampia, lungimirante e moderna della mia mi faccia capire a cosa esattamente serva far convergere un centinaio di esperti di spranga e scagliarli contro i farabutti in divisa. Cioè, a parte la soddisfazione dell’atto in sé.
E tutti noi, noi 40 mila, noi giovani, vecchi, studenti, insegnanti, operai, impiegati, che cazzo ci siamo venuti a fare, allora, oggi, a camminare per quattro ore? Per raccontarci cosa?

Per riprendere Askatasuna, e anche gli altri Askatasuna, e non far succedere più quello che sta succedendo ad Askatasuna, per come la vede questo vecchio coglione bollito che sono io serve un’altra via. Bisogna trattare, compagni.

Lo so che fa schifo, che sarà necessario relazionarsi con figure ignobili, che occorrerà ingoiare bocconi che in confronto la merda è un gelato, ma se si vuole stare ancora dentro quei muri per essere ancora quello che si è stati e si potrà essere, a sprangate non si riesce. E intanto le teste si spaccano, le denunce fioccano, i capelli ingrigiscono.
E il fiore, muore.

. . . . .

Oppure ci può essere un altro piano di lettura. E per questo, che ci sia o no un qualche Askatasuna da difendere è solo un accessorio, e non avrebbe più alcuna importanza.
Parlo di restituire la paura di vivere a chi ce l’ha imposta, ma moltiplicata, e in maniera precisa e personale, da far diventare i loro incubi una consolazione. Ma qui mi devo fermare, poiché è intuibile dove andrei a finire. E io non amo le sbarre.

THE CLASH – STRAIGHT TO HELL

GAZA, ITALIA

– Buongiorno, qui Leonardo, come posso esserle utile?

– Pronto, buongiorno, mi chiamo Dimaco, vorrei parlare con l’ufficio preventivi, per favore.

– Cortesemente le chiederei di precisare meglio, in quale settore?

– Missilistica.

– Ha già un riferimento interno? Di quale istituzione è referente?

– No, guardi, io sono un privato cittadino, avrei solo bisogno di qualche indicazione, senza impegno.

– Credo abbia sbagliato recapito, noi ci occupiamo di sistemi di difesa.

– Eh, appunto, io ho giusto un problema di difesa.

– Guardi, abbia pazienza, noi lavoriamo con organismi nazionali, non trattiamo il settore privato.

– Dall’esito di alcune indagini sembra non sia cosi, ma non volevo far polemica… volevo solo sapere alcuni costi, potrebbe inoltrarmi presso chi ha competenza?

– Non riesco a capire… esattamente, di cosa avrebbe bisogno?

– Oh, guardi, è semplice… vorrei acquistare alcuni missili a cortissimo raggio, mi basterebbero poche centinaia di metri… mi servirebbe un pacchetto completo: rampe collocabili, un sistema di puntamento guidato da AI, propellente e, ovviamente, testate esplosive. Consideri che io sto al primo piano.
Ah, non mi serve fattura, giusto per agevolarvi, lo so che è un piccolo ordine… Pago bonifico o contanti, anche cripto, se volete.

– Ma scusi, lei sta bene? E’ sicuro? Ma ha capito chi ha chiamato?

– Sì, certo. Ma chiarisco: ieri sera stavo guardando la partita, e tra le varie pubblicità ho visto anche la vostra. Certo, non me lo aspettavo, credevo vendeste armi solo a governi, o al limite, tramite qualche oscuro passaggio, ad organizzazioni terroristiche, e mi pareva di aver capito che, stante la situazione del mercato, aveste deciso di rivolgervi al dettaglio, tipo un outlet, insomma.

– Ma… è uno scherzo? E’ una qualche trasmissione in tv o in radio?

– Ma no, ma chi scherza? Guardi che io sono incensurato… è che devo risolvere una questione di vicinato, e le vie legali mi sembrano dispersive… Ma scusi, in altri posti lo fanno, e si rivolgono a voi, e mica fate tutte ‘ste storie… Insomma su, mi passi un funzionario, che vorrei chiudere in fretta, per cortesia.

…..

– Ha riattaccato… Ma guarda ‘sta stronza… E poi rompono i coglioni: compra italiano, compra italiano…
Eh, pace, proviamo dal mio contatto a San Salvario… costa anche meno.
Tanto te lo tiro il missile prima o poi, bastardo! E buone feste a te e famiglia!

THE FLAMING LIPS – EVERYTHING’S ESPLODIN’