Già pare anacronistico il titolo, se pensiamo che oggi (ma anche nei tempi passati eh) ci sono molti uomini che fanno largo uso di trucchi, creme, lozioni (l’abominio vero a mio avviso è la depilazione delle sopracciglia e quella integrale, ma la mia è una considerazione tanto personale quanto gretta, ossia spiritualmente limitata). Tanto per dire: il nuovo, già ex (credo, non intendo approfondire) moroso dell’Arcuri girava con gli occhi più truccati di lei.
Ora, in fatto di trucco (viste anche le premesse) non è che io sia un esperto o abbia granché da dire: sia come uomo che non pratica la cosa sia, d’altra parte, come uomo privo di genio.
L’ispirazione per ciò che segue (che ultimamente in fatto di ispirazione per aggiornare il blog – ma più che ispirazione che quella c’è, direi in fatto di voglia – più che gretto sono greto, prosciugato nello specifico) viene dal post di Eppifemili, e possiamo pure citare il salvifico mantra di Alessia “lucidalabbra” o le disavventure di Monia che causa caviglia dissociata, non ha potuto partecipare ad un matrimonio vestita e preparata come avrebbe desiderato. Tutto ha a che fare con l’arte delle donne di farsi belle (più in generale di attraversare la vita con un tocco di sublime classe). I link ai post ci sono, non mi pare il caso di spiegare, anche perché chi legge qua sa già a cosa mi riferisco.
Ragazze con trucco o senza trucco? La bellezza viene esaltata da un trucco ben fatto o viene mortificata? Trucco: estetica del bello alla sua massima espressione o, appunto, parva innaturalia?
Baudelaire ha le idee chiare: in tutto ciò che è naturale (che ha a che fare con la natura) risiede il lato più terribile dell’uomo: ad esempio il delitto come istinto di sopravvivenza, o piacere ecc. Quanto di buono c’è nell’uomo avviene per via di virtù, e la virtù è frutto di ragione e calcolo. La virtù è artificiale (ossia non connaturata alla natura), la virtù eleva al soprannaturale. Il male si fa senza sforzo, naturalmente, il bene è sempre il prodotto di un’arte. Detto questo come premessa, Charles dice che la donna è nel suo pieno diritto, e addirittura compie un dovere, sforzandosi di apparire magica e soprannaturale grazie al trucco; bisogna che stupisca e affascini: essendo un idolo deve indorarsi per essere indorata, deve divinizzare la sua fragile bellezza. Deve prendere a prestito tutte le arti e i mezzi per elevarsi al di sopra della natura, non deve nascondere il trucco, può farne sfoggio ma non con affetazione e piuttosto con una sorta di candore. Pure Ovidio è d’accordo, l’importante per lui è che quando una donna si trucca non ammetta mai nella sua toletta gli uomini, che non devono esser messi a parte dei suoi segreti di bellezza.
C’è pure chi la pensa diversamente, tanto per citarne uno: Tertulliano non la vede mica bene la cosa, se Dio avesse voluto una pecora blu l’avrebbe dipinta di blu, perciò il trucco che modifica ciò che Dio ha creato è più competenza e manifestazione del demonio, perciò non va bene. Il trucco è una manomissione della natura. Non vi dico della storia degli angeli che si invaghiscono delle donne, ci danno dentro per un po’ ma poi si stufano, e allora i demoni per riaccendere il loro desiderio forniscono il maquillage alle donne ecc. Interessante poi la sintesi del suo pensiero: truccarsi è divenire immagine. Tertulliano amava le immagini come io e Dracula amiamo l’aglio. Sulla stessa scia il pedagogo Clemente di Alessandria: truccarsi è distruggere la bellezza della natura.
E così molti altri: chi a favore, chi contro. Ma leggendo ho osservato che nessuno considera ciò che c’è alla base dell’operazione di truccarsi, e non mi riferisco tanto all’esperienza, non mi riferisco alla misura (sapere come esaltare l’immagine di sé senza esagerare fino a ridursi ad una maschera grottesca), non mi riferisco alla grazia, qualità che connota il viso di una donna ben truccata, ma mi riferisco alla fatica! La fatica. Una ragazza si prepara perché ha piacere di essere bella, lo fa per sé, certo, ma lo fa anche per te (se è fidanzata, e per gli altri: amici, parenti, sconosciuti, alte donne) e siccome spesso truccarsi è un piacere, ma come ogni attività umana rappresenta anche una fatica e se parliamo di depilazione pure una tortura, se quella graziosa ragazza è la tua fidanzata lei non solo ti offre un’immagine e una prospettiva della sua belleza, ma ti offre la fatica che ha fatto per preparare quell’immagine di sè.
Se la mia lei mettendosi il sandaletto mi fa vedere con piacere lo smalto che si è data e io lo trovo bellissimo, è così non solo perché lei è bellissima e lo è sempre anche senza il trucco (mutano però i riflessi della sua bellezza, perché dire sei bella sempre, senza cogliere le diverse forme in cui la sua bellezza si manifesta, con o senza trucco, è da superficiali e da cialtroni, significa che in realtà non la guardi – lei è bellissima quando è truccata e preparata per un’occasione speciale e la vedi sorridere, lei è bellissima quando appena sveglia e senza trucco ti sorride, il suo sorriso ha forme, implicazioni, riflessi e una luce completamente diversi in un caso o nell’altro, ma qualitativamente non c’è differenza, e se tu ti trovi in uno scalino della scala evolutiva che ti permette di cogliere la diversa forma della bellezza e ti senti tremare le ginocchia e senti una sensazione di benessere che dallo stomaco si propaga in tutto il corpo, allora sai che hai di fronte una ragazza non comune, sai che quella bellezza non è solo immagine di sé ma ti arriva dentro e incide in te così a fondo, perché è una bellezza profonda radicata dentro di lei, e ogni volta lei te ne mostra una parte diversa e tu sei un privilegiato, un felice fino all’estasi privilegiato) ma è bellissima perché c’è lei, c’è la sua fatica, c’è il suo piacere di essere bella. C’è un attimo sospeso di infinita gioia da condividere.
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