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domenica 12 novembre 2017

Salvatore Maddalena - Solo più che mai/Una cosa da nulla (1966)













Nulla so su Salvatore Maddalena, che pubblicò un 45 giri per la DKF Folklore, etichetta torinese del Maestro Happy Ruggiero, nel 1966: in copertina e sull'etichetta, chissà perchè, il nome e il cognome sono riportati all'inverso, quindi Maddalena Salvatore, con l'aggiunta "Da Formia", e quindi suppongo che il cantante provenisse dalla cittadina del Lazio: come mai era arrivato a incidere a Torino? Quando qualche anno fa ho fatto vedere a Ruggiero il 45 giri non ha saputo darmi nessuna informazione, non ricordava nulla di questo disco e delle canzoni. E allora ascoltiamole: il lato A è la cover di "Strangers in the night", già incisa da Johnny Dorelli con lo stesso testo (scritto da Ermanno Parazzini, il cui nome non è riportato sull'etichetta, chissà perchè). "Una cosa da nulla" vede lo stesso Ruggiero tra gli autori, ed è un brano melodico senza infamia e senza lode, con una chitarra acustica solista in evidenza e un testo d'amore. Il testo è firmato Perrera, autore sconosciuto: in Siae risulta iscritto un certo Salvatore Perrera, che sia lui? La voce di Salvatore Maddalena ha un'impostazione classica, da tenorino, pur con qualche incertezza qui e là. Sul retro copertina vi è la pubblicità dell'album "Centochitarre" di Peps Garino e i Cosacchi, una delle prime emissioni su LP della DKF.

1) Solo più che mai (Ermanno Parazzini-Bert Kaempfert-Charles Singleton-Eddie Snyder)
2) Una cosa da nulla (Perrera-Happy Ruggiero)

giovedì 17 ottobre 2013

Misterbianco - Alto gradimento (1971)












Abbiamo già parlato di Misterbianco (pseudonimo di Antonio Ranieri) a marzo dell'anno scorso, presentando un suo 45 giri del 1976; oggi invece parliamo del suo 33 giri del 1971, inciso per la DKF, l'etichetta a cui era passato dopo le prime incisioni per la Mercury del gruppo Phonogram.
Il disco si intitola "Alto gradimento", come il programma di Arbore e Boncompagni che andava per la maggiore in quegli anni, e raccoglieva alcune canzoni originali e cover di canzoni di successo del periodo.
La canzone che apre il disco, “Ra ta ta ta”, è un brano che pochi mesi prima era stato lanciato dai Rotation (in Italia il loro 45 giri era stato pubblicato dalla Ricordi), e Misterbianco lo canta in inglese; chissà perchè vi è sull'etichetta anche la firma di Luigi Albertelli (che era l'autore del testo in italiano della versione cantata da Antoine), mentre Juwens è riportato con il cognome storpiato in Yuwnes ed Heilburg in Heilbure.
Del brano esiste anche una versione incisa da James Last con la sua orchestra, ovviamente strumentale. “Love story” è invece incisa in italiano, con il testo scritto da Sergio Bardotti e già inciso da Johnny Dorelli e Patty Pravo (e in questo caso nell'etichetta scompare la firma di Bardotti); un'altra canzone tratta da un film è “Cuore cosa fai”, da “Anonimo veneziano”, in cui Luciano Beretta ha inserito un testo sulla musica del Maestro Stelvio Cipriani (e in questo caso l'errore dell'etichetta è doppio: manca il nome di Beretta ed è riportato il titolo del film).
Sono invece in lingua originale le notissime “Sing sing Barbara” di Laurent e “My Sweet Lord” di George Harrison. Meno nota “What does'it take” di Junior Walker, che è presentata in italiano: ovviamente non è riportato chi sia l'autore del testo.
Le canzoni originali sono scritte da Nereo Villa, di cui abbiamo già parlato nel blog presentando un suo 45 giri inciso con lo pseudonimo “Mosé”, che suona anche il pianoforte nel disco: “Parere di un soldato” è una canzone il cui testo racconta di un soldato stanco di pregare, mentre “Un bicchiere al posto di te” musicalmente ricorda lo stile dei Procol Harum, con evidenti rimandi classici, così come “Così sia”; “Formula blu” è una canzone d'amore orecchiabile con un intermezzo di pianoforte nel finale, ed è interessante la ritmica di “Vedo lei”, che sorregge tutto il brano.
Conclude il disco “Vespro”, brano lento che cresce progressivamente e che è melodicamente elaborato.
Oltre a Villa, suonano nel disco altri musicisti torinesi: Roberto Balocco alla batteria (da non confondere con l'omonimo cantante, il batterista torinese entrerà poi nei Panna Fredda e nei Capsicum Red), Roberto Favaro al basso (che suonerà in seguito nei Living Live), Luigi Catalano alla chitarra (in seguito entretrà nella Strana Società) e Guido Monge all'organo.
L'ingegnere del suono (così è riportato in copertina, anni prima dell'uso comune di questi termini sui dischi della Cramps) è Danilo Pennone, il chitarrista dei Ragazzi del Sole.

LATO A

1) Ra ta ta ta (Luigi Albertelli-Chris Juwens-Christian Heilburg)
2) Parere di un soldato (Nereo Villa)
3) Love story (Francis Lai)
4) Un bicchiere al posto di te (Nereo Villa)
5) Sing sing Barbara (Luc Aulivier-Michael Laurent)
6) Formula blu (Nereo Villa)

LATO B

1) My sweet Lord (George Harrison)
2) Vedo lei (Nereo Villa)
3) Anonimo veneziano (Luciano Beretta-Stelvio Cipriani)
4) Così sia (Nereo Villa)
5) What does'it take (Johnny Bristol-Harvey Fuqua-Vernon Bullock)
6) Vespro (Nereo Villa)

mercoledì 9 ottobre 2013

Mariolino Barberis e Lina Chiusso - Salvé Venesia/Raconto d'inverno (1967)












Vincitore di due edizioni successive del Festivalbar Cantagiro nella sezione giovani, Mariolino Barberis, a causa delle vicende che ci ha raccontato Happy Ruggiero in un'intervista per ora inedita, ad abbandonare l'RCA Italiana ed a firmare per una piccola etichetta torinese, la DKF Folklore di proprietà dello stesso Ruggiero, distribuita a livello nazionale dalla Polygram.
Abbiamo già presentato un disco di Barberis, ed oggi ne presentiamo uno in comproprietà con Lina Chiusso, cantante veneta che aveva partecipato a due edizioni del Festival di Castrocaro, nel 1964 e nel 1966, che dopo la prima edizione era entrata come cantante nell'orchestra di Santi Latora e che incideva anch'essa per la DKF: il motivo di questo abbinamento è che entrambe le canzoni avevano partecipato alla nona edizione del "Festival della Canzone Veneta" che si teneva a Soriago.
"Salvé Venesia", per quel che posso capire io della lingua veneta (e cioé ben poco...) non è un saluto alla città lagunare bensì un invito a salvarla dai problemi legati all'acqua alta; il testo è di Franco Cacciatore e Pino Tombolato, mentre la musica è del notissimo Eros Sciorilli e di Dario Matejcic (che però sull'etichetta è riportato come "Mateicich").
La canzone cantata dalla Chiusso invece vede come autore del testo Andrea Cason, poeta e paroliere di Treviso che, in passato, aveva anche collaborato con Umberto Bindi (suo il testo di "Un paradiso da vendere"), mentre la musica in SIAE è depositata a nome di Dario Matejcic, ma sull'etichetta il suo nome è sostituito da tal Ferretto.
In entrambi i brani l'orchestra è diretta da Happy Ruggiero.

1) Salvé Venesia (Franco Cacciatore-Pino Tombolato-Eros Sciorilli-Dario Matejcic)
2) Raconto d'inverno (Andrea Cason-Dario Matejcic)

mercoledì 26 giugno 2013

I Ragazzi del Sole - Il suono del sole (1970)












Prima di continuare con la trilogia dedicata a Claudio Rocchi, presentiamo il secondo album dei Ragazzi del Sole, che vede solo Danilo Pennone ancora presente tra i componenti originali del complesso: vi era stata infatti, a seguito di alcuni dissidi, una causa giudiziaria sull'utilizzo del nome, vinta proprio da Pennone, che come abbiamo visto in altri post aveva formato il gruppo con dei nuovi elementi.
Il disco è interamente strumentale (anche se in SIAE pare che i testi siano depositati...), con qualche vocalizzo qui e là (ad esempio in "Black label" e "Rally").
Lo stile è tra il rock psichedelico e il progressivo, e i brani musicali potrebbero benissimo far parte di una colonna sonora di uno dei tanti film di serie B del periodo.
Come si può leggere nelle note di copertina, partecipano alla registrazione due batteristi, Valerio Liboni e Cesare Plantulli: nella sua autobiografia "Crash! Storie e curiosità dell'Italia della canzone a ritmo di musica, viaggi e amore" Liboni ha spiegato che, mentre stavano registrando l'album fu chiamato per il serivizio militare, e quindi lasciò il posto nel gruppo a Piantuilli, e una volta congedato poi fondò, con altri ex componenti dei Ragazzi del Sole, un nuovo complesso, la Strana Società.
Tra i brani (tutti firmati da Pennone con Vic Nocera ed Happy Ruggiero, tranne "Summertime"), oltre a quelli già citati, possiamo ricordare "Color sound" e "Underground" , due brani rock, "With you", più melodico e lo psichedelico "Neige".
Il disco è introvabile e rarissimo, e quindi le poche volte che lo si vede in vendita in genere ha dei prezzi abbastanza alti.

LATO A
1) Voom-Voom (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
2) Color sound (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
3) Black label (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
4) Underground (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
5) With you (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
6) Rally (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)

LATO B
1) Summertime (George Gershwin)
2) Neige (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
3) Psycology (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
4) Schun schun schun (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
5) ...in life (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
6) Warm (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)

mercoledì 17 ottobre 2012

Tony Pagliano - L'immensità/Maria...ti prego (1967)












Pur essendo nato in Sicilia, Tony Pagliaro ha vissuto sin dagli anni ’50 a Torino, dove ha debuttato come cantante incidendo per la Fonit Cetra; passato nel decennio successivo alla DKF si è dedicato al folklore, incidendo nel 1966 un album che venne anche premiato come miglior disco folk dell’anno.
Non so perché nel 1967, incidendo il 45 giri che presentiamo ogi, adottò il cognome di Pagliano al posto del suo (e quando l’ho chiestoal titolare della DKF, Happy Ruggiero, non ha saputo rispondermi).
“L’immensità” è la nota canzone scritta da Don Backy e lanciata anche da Johnny Dorelli; la versione qui presente, nonostante i mezzi decisamente ridotti dell’etichetta, è ben realizzata.
Il retro è “Maria…ti prego”, una preghiera scritta da Ruggiero con Domenico Ravizza, mentre il testo è di Luciano Beretta: si tratta di una canzone melodica forse un po’ fuori tempo nel 1967.
Entrambe le canzoni sono realizzate con l’orchestra del Maestro Happy Ruggiero.

1) L'immensità (Mogol-Don Backy-Detto Mariano)
2) Maria...ti prego (Luciano Beretta-Domenico Ravizza-Happy Ruggiero)

martedì 7 febbraio 2012

Mariolino Barberis - Il posto mio/Agnese (1968)












Si avvicina Sanremo, ed anche noi ci avviciniamo al festival: lo facciamo con un disco che contiene sì una canzone presentata a Sanremo nel 1968, ma non in questa versione: si tratta di "Il posto mio", bella canzone scritta da Alberto Testa e Tony Renis e cantata da quest'ultimo in abbinamento con Modugno.
Sicuramente queste due versioni le conoscerete già, mentre meno nota è l'incisioe che ne fece il cantante torinese Mariolino Barberis che, dopo i due dischi pubblicati con l’RCA Italiana (con cui vince per due anni di seguito il Cantagiro nella sezione Giovani), lascia l’etichetta romana (a causa dei motivi che Happy Ruggiero ci ha raccontato nell’intervista realizzata due anni fa) e passa alla DKF, con cui pubblica nella primavera del 1968 (dopo un 45 giri diviso a metà con Lina Chiusso) questo disco.
Una recensione del disco tratta da "Giovani"
“Il posto mio” nulla aggiunge e nulla toglie, in questa versione, a quelle più note, ed Happy Ruggiero non stravolge per nulla l’arrangiamento.
“Agnese” è una canzone melodica con sul sottofondo un’armonica a bocca che dà al brano un’atmosfera quasi country; Ruggiero è l’autore della musica con Luigi Ferracioli, mentre le parole sono di Bruna Giorgini Dunn, che abbiamo già incontrato come autrice del testo di Gina Gey, e raccontano il rimpianto per un amore del passato.
Torneremo sicuramente su Mariolino in altri post.

1) Il posto mio (Alberto Testa-Tony Renis)
2) Agnese (Bruna Giorgini Dunn-Happy Ruggiero-Luigi Ferracioli)

lunedì 16 gennaio 2012

Rangers - Good by mr. Flinston/La città sommersa (1967)












Non sono riuscito a trovare nessuna informazione in merito al gruppo autore del 45 giri che presentiamo oggi, i Rangers, che pubblicarono due 45 giri con l’etichetta torinese DKF; l’unica cosa che so me l’ha raccontata Happy Ruggiero, il titolare della casa discografica, che, quando l’ho intervistato, mi ha detto che il gruppo era torinese e che il chitarrista si chiamava Giansereno Raimondo, per cui non dovrebbero aver nessun collegamento con altri Rangers (come ad esempio il complesso che accompagnava Remo Germani).
Giansereno Raimondo tra l’altro lo troveremo come chitarrista nel secondo album di Paolo Conte, nel 1975, ed ha avuto una discreta carriera a partire degli anni ’70 collaborando anche con Ennio Morricone.
Passando ai due brani del disco, che sono entrambi strumentali, sul lato A vi è  “Good by mr. Flinston” (scritto proprio così) che è in realtà la cover di “Good night mrs. Flintstone” dei Piltdown Men, gruppo californiano guidato da Ed Cobb (che è l’autore del brano). 
La versione dei Rangers ha una melodia suonata dal sax, in evidenza in tutto il brano, mentre la chitarra elettrica e l’organo danno le tipiche sonortità beat che differenziano la loro versione dall’originale.
 “La città sommersa”, il brano sul retro, presenta una stranezza: all’ascolto infatti la canzone è “City under the sea” degli Islanders (scritta dal chitarrista del duo, Randy Starr), anche se eseguita in una versione meno melodica; tuttavia nell’archivio Siae esiste una canzone strumentale intitolata proprio “La città sommersa” e firmata da ….Giansereno Raimondo, cioè il chitarrista dei Rangers!
Cosa può essere successo? Forse il chitarrista ha depositato la stessa musica dell’originale cambiando il titolo, così da poter comunque incassare una parte dei diritti d’autore?
Mah…. Per adesso accontentiamoci delle poche notizie che abbiamo e torniamo a “La città sommersa”, che  inizia con l’effetto dell’acqua che si mescola con l’organo: poi la melodia, che è eseguita dalla chitarra elettrica e che ricorda un po’ le colonne sonore del periodo.
In definitiva entrambi i brani sono interessanti….peccato non avere qualche notizia in più sul gruppo.

1) Good by mr. Flinston (Edward Cobb)
2) La città sommersa (Randy Starr)

martedì 13 settembre 2011

Poker di Voci - O mio carino (sapevo il Credo)/La vien dalla montagna (1966)












A proposito del quartetto vocale “Poker di Voci” spesso si legge (ad esempio nel “Dizionario della canzone italiana” della Curcio) che terminò l’attività alla fine degli anni ’50.
In realtà non è vero: il quartetto continuò ad incidere dischi e ad esibirsi per tutto il decennio successivo, avvicinandosi alla musica folk e pubblicando alcuni 45 giri per la Folklore, etichetta della DKF di Happy Ruggiero.
Oggi presentiamo appunto uno di questi 45 giri, contenente due brani notissimi rielaborati per l’occasione dal Maestro Ruggiero; la copertina è apribile, ed all’interno possiamo trovare sia il testo dei due brani sia alcune note di presentazione scritte dal titolare dell’etichetta.
Ritorneremo sicuramente tra qualche tempo sul Poker di Voci.

1) O mio carino (sapevo il Credo)
2) La vien dalla montagna

mercoledì 30 marzo 2011

The Juniors - Groovin'/Solo solo solo-Il ragazzo d'argilla/Solo solo solo (1967)












A volte capita, in questo blog, di trattare dei dischi che hanno qualche tipo di stranezza: il post odierno, ad esempio, ne racconta una. Come tuttti i lettori di "Musica leggera" sanno (avendo letto l'intervista a Gianni Pettenati nel numero 12 dell'anno scorso), gli Juniors (ma spesso, come in questo caso, The Juniors) erano il complesso vercellese, formato dai gemelli Piero e Nando Bellini, che a partire dal 1965 erano diventati il gruppo d'accompagnamento di Pettenati, con cui avevano anche inciso due 45 giri per la Fonit-Cetra.
Quando le strade del complesso e del cantante si separarono, gli Juniors passarono alla DKF di Happy Ruggiero, reclutando un nuovo componente, Arturo Bo, come cantante.
Oggi presentiamo il debutto,.....o meglio i debutti, come vedremo, del gruppo per la nuova etichetta: cominciamo dal primo 45 giri, che ha come numero di catalogo KF 30047, e sul lato A vi è "Groovin' ", successo dei Young Rascals scritto da Felix Cavaliere ed Eddie Brigati, rispettivamente il tastierista ed il cantante del complesso; il testo italiano è scritto da Danpa (Dante Panzuti), come riportato nell'etichetta, ma alla Siae questo testo non è registrato.
La canzone sul lato B si intitola "Solo solo solo", e risulta scritta da un certo F. Bignoti: l'autore non risulta essere presente nel sito della Siae e, di conseguenza, nemmeno la canzone.
Ma la DKF pubblica un altro 45 giri del complesso ripetendo il numero di catalogo, con l'aggiunta però di un "bis" (....nell'etichetta infatti si legge KF 30047 bis): come mai?
Happy Ruggiero, purtroppo, non si ricorda più come mai....un'ipotesi però potrebbe essere legata al non deposito del testo in italiano di Danpa e quindi a qualche problema legato ai diritti d'autore, ma sono solo ipotesi, bisognerebbe rintracciare qualcuno del complesso.
Ma torniamo a questo secondo disco: la canzone sul lato A è una cover di un successo di Jimmie Rodger (omonimo del cantante country degli anni '30), "Child of clay", scritta da Ernie Maresca e Jimmy Curtiss, noti come collaboratori di Dion Di Mucci, per cui scrivono varie canzoni; la traduzione è firmata da Mogol e si intitola "Il ragazzo d'argilla". La canzone è stata incisa anche nello stesso periodo da Renato Rascel, che la presentò anche in televisione nel programma "Quelli della domenica".
Sul retro vi è la già citata "Solo, solo solo",. nella stessa identica versione del primo 45 giri.
Degli Juniors avremo altre occasioni per parlare: incisero altri 45 giri ed anche un album, ma la formazione ebbe qualche cambiamento, intorno al nucleo dei gemelli Bellini, ed Arturo Bo, il cantante di questi brani, venne sostituito.

1) Groovin' (Danpa-Felix Cavaliere-Eddie Brigati)
2) Solo, solo, solo (F. Bignoti)
3) Il ragazzo d'argilla (Mogol-Ernie Maresca-Jimmy Curtiss)
4) Solo, solo, solo (F. Bignoti)

sabato 26 febbraio 2011

Silva Grissi – Vorrei/Sopra le nuvole-Γιατί/Panteboy (1968)












Nell’intervista a Giancarlo Golzi pubblicata sul nuovo numero di “Musica Leggera” (che vi consiglio di acquistare…) a pagina 30, il batterista dei Matia Bazar ad un certo punto dice che l’unico gruppo in Italia precedente al loro che aveva avuto una cantante come solista, sul modello di Grace Slick dei Jefferson Airplane (ma anche di Julie Driscoll e dei Trinity), erano stati i Circus 2000 di Silvana Aliotta.
Io credo che Silvana sia una delle voci femminili migliori della musica italiana: certo, non nel post che presentiamo oggi, in cui è ancora giovanissima e con la voce immatura, ma certamente nelle incisioni del gruppo torinese, dalla vita troppo breve (nascono alla fine del 1969 e si sciolgono alla fine del 1972, con circa 3 anni di attività).
Il disco che presentiamo oggi è però interessante: e forse sarebbe meglio scrivere ‘’i dischi’’.
Partiamo dall’inizio….Silvana Aliotta, nata a Reggio Calabria il 21 agosto 1949 da una famiglia siciliana ma cresciuta a Torino, dove i suoi si trasferiscono nel 1951, è una bambina prodigio: debutta infatti a soli 9 anni in uno spettacolo al Teatro Alfieri di piazza Solferino, dove si presenta come sosia di Betty Curtis cantando alcune canzoni della brava cantante milanese.
A 16 anni partecipa al Festival di Castrocaro con le canzoni “Caro Johnny” (che poi inciderà) e “I tuoi anni più belli”, e firma un contratto con la Odeon che l’anno successivo, nel 1966, la fa partecipare a “Un disco per l’estate” con “Luglio e agosto” ed alla “Mostra Internazionale di Musica Leggera” con “Goodbye Venezia”….ma non succede molto, e Silvana, lasciata libera dalla sua etichetta, firma con la DKF, casa discografica torinese distribuita dalla Phonogram fondata l’anno precedente dal maestro Happy Ruggiero….la denominazione precisa dell’etichetta è “DKF-Folklore”, in quanto nasce in origine per la pubblicazione di dischi di cantanti folk (uno di essi, Tony Pagliaro, vince nel 1966 un premio internazionale per il miglior disco folk con un suo album di brani tradizionali siciliani), ma presto incidono per la DKF molti cantanti torinesi, dai Ragazzi del Sole a Mariolino Barberis, dai The Juniors alla Gina Gey (a cui abbiamo dedicato uno dei primi post).
Ruggiero le fa scegliere come nome d’arte ‘’Silva Grissi’’: curiosamente, da me intervistati, nessuno dei due si ricorda come nacque il cognome d’arte (…ipotizzo che Silva fosse stato scelto come diminutivo di Silvana).
Il primo 45 giri inciso per la DKF dalla cantante contiene due canzoni, “Vorrei” e “Sopra le nuvole”: mentre la prima è una rielaborazione del celebre “Adagio in sol minore” attribuito a Tomaso Albinoni (in Siae però la musica è depositata, con il titolo “Vorrei andare lontano”, a nome di Raffaele Cirulli, vero nome di Raf Cristiano, oggi insegnante al Conservatorio di Alessandria ma con un lungo passato nella musica leggera) con il testo di Luciana Medini e del medico Renato Scala, la seconda è invece sicuramente una cover, viste le firme degli autori, ma non è riportato il titolo della canzone originale (ed io, dall’ascolto, non l’ho riconosciuta).
Un articolo di Stampa Sera su Silvia Grissi
In entrambe le canzoni suona l’orchestra di Happy Ruggiero.
Sull’”Adagio” apro una parentesi: pare che in realtà non sia affatto di Albinoni, ma del musicologo Remo Giazotto, che lo pubblicò nel 1958 ricostruendolo sulla base di alcuni frammenti di spartiti di Albinoni trovati alla Biblioteca Musicale di Dresda….spartiti che però, ricercati da alcuni studiosi, non sono mai stati ritrovati, per cui molti ipotizzano che sia tutto opera di Giazotto: ma se fosse così perché non rivelarlo, prima di morire (nel 1998)? Forse per fare uno scherzo tipo quello dei falsi Modigliani? Oppure dopo il 1958 i frammenti di spartiti sono stati distrutti o rubati? Mah…ritorniamo alla Aliotta.
L'edizione greca del disco in italiano - lato A
L'edizione greca del disco in italiano - lato B
Silvana presenta “Vorrei” alla “Sei giorni della canzone” di Milano, dove ottiene un buon successo, come raccontano i giornali dell’epoca, dopodiché parte per un tour in Grecia.
Come ho scritto, la DKF era distribuita dalla Phonogram, che decide, con l’occasione della tournée, di pubblicare il disco per il mercato ellenico, su etichetta Polydor: il disco entra in classifica e si vende abbastanza bene, per cui si decide di realizzare anche la versione in greco (il testo è firmato Ελλήναιος , sicuramente uno pseudonimo); nel frammento di intervista ad Happy Ruggiero e che riporto in basso, il Maestro sostiene di aver riregistrato le canzoni ad Atene con un’orchestra greca, devo però dire che, ad un ascolto comparato dei due brani, le versioni mi sembrano identiche.
Anche la Aliotta, intervistata, ci ha raccontato alcuni particolari su “Γιατί”, questo il titolo in greco di “Vorrei”, e sulla tournée, in cui era accompagnata dal gruppo di Ronnie Jones.
Tutti quelli che, avendo fatto il classico, volessero provare a leggere il testo in greco (o magari a cantarlo insieme a Silvana) possono trovarlo in questo sito: http://www.inout.gr/showthread.php?t=44197
La carriera dell’Aliotta continua con altri 45 giri, fino all’incontro, allo Swing di Torino, con un gruppo di ragazzi appassionati di jazz: Johnny Betti, Marcello Quartarone e Gianni Bianco….ma questa è un’altra storia (….e un altro post).
L'edizione greca del disco in greco - lato B
L'edizione greca del disco in greco - lato A













FRAMMENTO DELL’INTERVISTA A SILVANA ALIOTTA

Come avvenne il passaggio alla DKF? Era un’etichetta torinese, quindi più piccola della Carisch…

Sì, è vero, anche se poi la distribuzione era affidata alla Phonogram. All’epoca era mio padre che si occupava di me, quindi avranno contattato lui…non seguii molto la cosa. La DKF Folklore era una casa discografica torinese, il capo era un direttore d’orchestra, Happy Ruggiero, e mi ricordo anche che avevano degli studi di registrazione dalle parti di via Ventimiglia, si registrava lì.
Dicevo che la nuova etichetta mi portò fortuna: infatti il primo disco, Vorrei, fece la “Sei giorni della canzone”, una gara canora abbinata al ciclismo, e nello stesso anno feci anche un tour insieme a Milva e ai Giganti.Vorrei era una rielaborazione dell'Adagio di Tomaso Albinoni, che non era citato nell'etichetta, rielaborato e firmato da Raf Cristiano, un direttore d'orchestra e concertista della Rai di Torino, insegnante di pianoforte al conservatorio (e che in realtà si chiamava Raffaele Cirulli), che è stato anche il mio maestro di canto.
Ma la cosa più importante è che arrivò al primo posto in classifica in Grecia, per cui mi venne organizzata in fretta e furia una tournée....pazzesco, sono arrivata ad Atene e vi erano i manifesti con la mia faccia, una situazione incredibile, feci subito spettacoli televisivi, realizzarono anche un video.
Il gruppo che mi accompagnava era quello di Ronnie Jones, all'avanguardia all'epoca....mi ricordo che suonammo allo “Stork Club” di Atene e venne a sentirci il principe d'Arabia che si trovava in Grecia in quel periodo.
La Phonogram mi fece registrare una versione di Vorrei in greco, intitolata Jaty, che significa Perchè, e fu prodotta da Niko Papathanassiou, fratello di Vangelis: e Jaty sostituì Vorrei in testa alle classifiche.
Pensa che io questi dischi nemmeno li ho; mi ha fatto molto piacere quindi qualche tempo fa trovare le due canzoni su You Tube, sia in italiano che in greco.....qualcuno evidentemente si ricorda ancora di Silva Grissi.

Poi però tornasti in Italia.....

Sì, per realizzare il secondo disco, Il processo, con cui partecipai a “Settevoci” di Baudo.....persona che poi ritornerà nella mia vita in seguito. Questa canzone era la versione italiana di End of the world degli Aphrodite's Child. Poi registrai anche Comme d'abitude, versione originale di My way, che uscì ma forse solo in Grecia....non mi ricordo.

FRAMMENTO DELL’INTERVISTA AD HAPPY RUGGIERO

Un'altra cantante della DKF è Silva Grissi, cioè Silvana Aliotta, che pochi anni dopo diventerà nota come cantante dei Circus 2000....come mai questo pseudonimo, visto che lei già aveva inciso con la Odeon con il suo vero nome?

Il perchè non lo ricordo, si usavano spesso degli pseudonimi se il nome non aveva, diciamo così, un bel suono.....forse abbiamo pensato che Aliotta suonasse male, chissà, o forse volevamo distaccarci dalla produzione precedente....comunque con lei abbiamo avuto un bel successo in Grecia, con una canzone, Vorrei, che era una rielaborazione dell’Adagio di Albinoni: successe che la Phonogram, che distribuiva la DKF, aveva stampato il disco in Grecia, ed aveva avuto un grande successo arrivando al primo posto in hit parade….per cui andammo ad Atene, si fece qualche televisione, e poi preparammo una versione della canzone tradotta in greco, che divenne Jatì e fu stampata dalla Phonogram su etichetta Polydor, ottenendo un nuovo successo….la registrammo con un’orchestra ad Atene, io la dirigevo, era una cosa anche emozionante.
E poi si fecero le serate.

Dopo quel disco la Aliotta pubblicò Il processo, che era una cover di “End of the world” degli Aphrodite’s Child….

Sì, una canzone ed un gruppo che avevamo conosciuto lì ad Atene; e poi se non vado errato deve aver fatto qualche altro 45 giri prima dei Circus 2000 sempre con la DKF, ma non ricordo i titoli.


1) Vorrei (Luciana Medini-Renato Scala-Raffaele Cirulli)
2) Sopra le nuvole (Savelli-Williams-Harrison)
3) Γιατί (N. Ελλήναιος - Raffaele Cirulli)
4) Panteboy (N. Ελλήναιος -Williams

martedì 18 gennaio 2011

Gina Gey - Aggiornamento

Nel post che abbiamo dedicato a Gina Gey   il 6 gennaio scorso avevamo scritto, in merito alla canzone "Qualcosa di blu": "dovrebbe essere una cover, vista la firma McDaniels, ma non so, ahimè, dirvi di cosa.....se qualcuno per caso lo sapesse me lo faccia sapere; il testo italiano è di Renato Scala".
Ci ha scritto uno degli utenti iscritti alla mailing list, Andrea Mortara, che ha effettuato delle ricerche in merito: "Complimenti per il blog, stai inserendo una rarità dopo l'altra (mi ha sorpreso non poco il disco "cantautorale" di Enrico Riccardi!). Bellissima anche la compilation sul Natale, ne farai altre prossimamente? 
A proposito ... la canzone "Qualcosa di blu" cantata da Gina Gey è una cover di "Something blue" di Gene McDaniels, autore americano da cui all'epoca furono tradotti in italiano anche altri due brani "Tower of strange" (la "Stai lontana da me" cantata da Celentano) e "It's a lonely town" ("Città vuota" cantata da Mina), l'originale c'è anche su YouTube".
Ringraziamo Andrea per i complimenti e, soprattutto, per la precisazione in merito a Gina Gey su cui, comunque, le indagini per l'identificazione continuano....!

giovedì 6 gennaio 2011

Gina Gey - Due occhi fra noi/Qualcosa di blu (1967)













Chi è Gina Gey? Quando sono venuto in possesso del 45 giri oggetto del post di oggi me lo sono chiesto, ed ho iniziato a sfogliare tutte le riviste musicali degli anni '60 che ho, da "Big" a "Ciao amici", da "Sorrisi e canzoni" a "Giovani".....ma niente: venivo sommerso da Patty Pravo, da Caterina Caselli, persino da Niky e Ivana Borgia.....ma nulla su Gina Gey.
Anche nel libro pubblicato dalla Coniglio lo scorso anno, "Le ragazze dei capelloni" di Franco Brizi, di Gina Gey non c'è traccia: e lo capisco, in effetti pare aver inciso un solo disco, questo....almeno con questo pseudonimo (e tra poco saprete perché uso questa parola).
Io non mi arrendo, però.....ed ho deciso di indagare, anche se vi anticipo che ancora non so chi sia questa Gina Gey.
Ma andiamo con ordine......il disco, come potete vedere dalla copertina, è stato pubblicato dalla DKF Folklore, un'altra  casa discografica torinese, che aveva sede in via Pietro Micca 17.....se per caso ci passate, vedrete che è un normalissimo condominio.
Felice Ruggiero (che tutti conoscono come Happy, dai tempi in cui suonava nei Fauni alla fine degli anni '50), il titolare dell'etichetta, da me intervistato poco più di un anno fa, mi ha spiegato che lì c'era la sede e gli uffici, ma che le registrazioni dei dischi venivano effettuate a qualche isolato da lì, in via Bertola 34, in quelli che erano gli studi della Fonit-Cetra....questo, almeno, negli anni '60 perchè poi Ruggiero decise di aprire anche uno studio di registrazione, il Format (che molti di voi conosceranno perché vi ha registrato i suoi primi due album Paolo Conte).
Ovviamente gli ho chiesto notizie su Gina Gey (mi ero portato anche il 45 giri dietro, insieme ad altri...): mi ha detto che, al contrario degli altri dischi pubblicati, questa era una produzione esterna, nel senso che qualcuno (ma non si ricordava chi....) gli aveva portato le due canzoni già incise.
La cosa di cui era sicuro, però, era che ''Gina Gey'' fosse uno pseudonimo: si ricordava inoltre che doveva essere torinese.
Apro una parentesi: la DKF aveva anche altri artisti che pubblicava con l'uso di pseudonimi: prima o poi farò qualche post su una tale Silva Grissi, che molti conoscono come componente, negli anni '70, di un bravo gruppo di rock progressivo con il suo vero nome....(e magari, chissà, anche questa Gina Gey ha poi usato in seguito il suo vero nome o magari uno pseudonimo).
Ma non mi sono fermato: sull'etichetta ho visto i nomi degli autori di ''Due occhi fra noi'', Dunn e Valgiust....allora ho cercato nel sito della Siae il deposito della canzone, ed ho trovato Gilberto Valgiusti come autore della musica, mentre l'autore del testo non era evidenziato (la dicitura è ''Avente diritto non amministrato", tipica di chi era iscritto ma poi, per vari motivi, ha fatto decadere l'iscrizione, magari non pagando la quota annuale).
A questo punto ho cercato nelle "Pagine bianche", scoprendo che in Italia esistono due Gilberto Valgiusti registrati, uno abitante a Forlimpopoli ed uno in provincia a Pistoia....ed è proprio quest'ultimo l'autore della canzone!
Persona molto disponibile, che tuttora suona in giro per la Toscana, mi ha raccontato che, in quel periodo, si trovava a Torino, città in cui stava studiando pianoforte al Conservatorio.....suonava inoltre in un complesso, che si chiamava "I Cinque Toscani", e componeva canzoni, su cui poi un'autrice di testi milanese, Bruna Giorgini, scriveva i testi....tra cui "Due occhi fra noi" (Dunn è il cognome del marito della signora Giorgini, che all'epoca era un medico, e lei l'aveva usato per firmarsi).
Mi ha poi detto che era questa Bruna Giorgini che conosceva Gina Gey, mi ha confermato che si trattava di uno pseudonimo e che era torinese....purtroppo lui da una quindicina d'anni non è più in contatto con la Giorgini, e non avendo più il telefono non sa come rintracciarla: si ricorda che aveva una sorella, Maretta Giorgini, segretaria delle edizioni musicali Alfiere.
Ora sto cercando di individuare questa signora, per capire finalmente chi sia Gina Gey.....un'ultima cosa: quando il quotidiano "La Stampa" ha messo in rete tutto il suo archivio, tra le mille e mille ricerche che ho fatto c'è anche quella su questa cantante, ed ho trovato una recensione di questo 45 giri e varie sue esibizioni in locali torinesi nel biennio 1967-1968....tra cui una al "Garden Danze" proprio la stessa sera (25 gennaio 1968) in cui al Piper (parlo del "nostro" Piper, non di quello in via Tagliamento....) suonavano le mitiche "Le Stelle di Mario Schifano".....chissà chi ha fatto più pubblico!!!
Passando, finalmente, alle canzoni...."Due occhi fra noi" è una canzone che mi piace molto, un Rhythm 'n' Blues con i fiati in sottofondo, peccato non conoscere i nomi dei musicisti...ed anche Gina Gey dimostra di avere una voce tutto sommato adatta al brano e certamente non peggiore di quella di altre cantanti che hanno inciso persino uno o due 33 giri (come Niky, Dominga o Barbara Lory).
"Qualcosa di blu", canzone più lenta, dovrebbe essere una cover, vista la firma McDaniels, ma non so, ahimè, dirvi di cosa.....se qualcuno per caso lo sapesse me lo faccia sapere; il testo italiano è di Renato Scala.

1) Due occhi fra noi (testo di Bruna Giorgini Dunn; musica di Gilberto Valgiusti)
2) Qualcosa di blu (testo di Renato Scala; musica di McDaniels)