cos'è casa mia?

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lunedì 9 dicembre 2013

Pan carrè con metodo Tang Zhong.



Quando da ragazzina scoprii i "toast" da fare nel tostapane - una cosa fighissima che vedevi nei film americani - me ne innamorai! 
Compravi il pane già affettato, mettevi dentro salumi, formaggi, verdure, scaldavi e la merenda era pronta... 
Poi nel tempo scoprii che dentro c'era l'alcool etilico e smisi di acquistarlo! 
In effetti era quello l'odore che usciva dal sacchetto appena aperto! 
Un pane in cassetta buonissimo lo acquistavo quando vivevo a Bologna in un forno che solo l'odore ti mandava in estasi... 
ma mai, mai avrei pensato di riuscire a realizzarne uno così buono in casa! 
Vi chiederete se bisogna parlare cinese per riuscirci! 
No, solo usare questo metodo sperimentato in Cina da alcuni anni, e che mi sembra dia ottimi risultati. Per questo vi invito a provarlo: 
semplicissimo da preparare, rimane soffice anche una settimana -
 sempre che riusciate a resistere a non finirlo!!! 

La ricetta l'ho presa pari pari dal sito di Ammodomio, che riporto qui per comodità: 


200 gr di Manitoba
300 gr di Farina 00
200 gr di latte
50 gr di burro (o strutto o olio) 
due cucchiai di zucchero (circa 30 gr)
4 gr di lievito di birra
5 gr di sale
150 gr di water roux (200 gr di acqua + 40 gr di farina)

Se avete il Bimby sarà ancora più semplice. 

Preparate prima di tutto il water roux. Mettere nel boccale l'acqua e la farina: 2', 70°, vel. 2-3. Tenere da parte. 
Senza lavare il boccale inserire il latte e, se freddo, portare a temperatura ambiente: 1', 37°, vel. soft. 
Aggiungere il lievito, lo zucchero, 150 gr di water roux tenuto da parte, e le farine. Lavorare 5' vel. Spiga. 
Dopo un paio di minuti inserire dal foro il burro a pezzetti e morbido, poco per volta. Quando tutto il burro si sarà assorbito, inserire il sale. 
Tirare fuori l'impasto, farne una palletta e lasciarlo riposare per circa 1h dentro al forno spento. 
Dopo un'ora mettere l'impasto su una spianatoia, lavorarlo col mattarello creando un rettangolo della larghezza del vostro stampo da plum cake - il mio misura 30x11 cm, interno - e alto qualche cm. Avvolgere l'impasto abbastanza stretto e mettere il "rotolino" dentro lo stampo imburrato. Coprire con pellicola e porre in forno spento per 1h e mezza. L'impasto è pronto da infornare quando supera il bordo dello stampo. 


Cuocere nella parte centrale del forno statico, a 220° per 25-30'. Il pan carrè è pronto quando è colorato sopra, ma se il vostro forno cuoce troppo sopra fate la prova stecchino e se si sta colorando troppo, mettete un foglio d'alluminio sopra. 
Quando sarà cotto sfornare, appena tiepido posizionarlo su una gratella e lasciarlo raffreddare. Ungere con dell'olio la crosta superiore per mantenerla morbida. Conservare in un sacchetto tipo cuki, chiuso.


Usatelo a colazione con la marmellata o crema di nocciole; per fare panini morbidi da portare a scuola; o semplicemente per fare delle tartine togliendo la crosta. Sarà un successo e non smetterete più di farlo.... a me è successo!!!!  :-)

Ho voluto provarlo anche in una teglia con decoro in rilievo che mi sono voluta regalare in anticipo per Natale, e mi sembra molto bello anche da portare in tavola per le feste, per un pasto a buffet o anche solo per l'aperitivo!


Alla prossima! 
Maria Luisa:-)  





venerdì 8 marzo 2013

Tigelle modenesi e un omaggio alle donne.


Niente mimosa oggi, ma solo un omaggio alle donne. 
Premetto: non mi piacerebbe un mondo senza uomini!  
E con chi me la prenderei tutti i giorni altrimenti???? 
Sogno, certo, un mondo meno maschilista. 
E un mondo in cui le donne avessero più autostima. 
E ancora di più: un mondo in cui le bambine non fossero cresciute come se nella vita dovessero fare tutte le "veline" o in alternativa le serve degli uomini! 

Niente mimosa, ma un omaggio a tutte le donne che non rinunciano ad essere donne, con le loro sensibilità, il loro coraggio, la loro voglia di mettersi in gioco, di far parte del mondo. Perchè le donne da sempre hanno dovuto aprirsi un varco in mezzo agli uomini per essere scrittrici, artiste, musiciste, ricercatrici, premi Nobel, politici; hanno dovuto scegliere tra fare carriera o avere dei figli; un omaggio a chi vuole essere donna, oltre che mamme, mogli, amanti. Che riescono a ritagliarsi un po' di spazio in mezzo a tanti diritti e doveri familiari che volenti o nolenti si accollano. Che pensano alla difesa di altre donne, bambini, uomini. Che pensano alla salvaguardia dell'ambiente, quello in cui vivranno i figli che hanno generato. 
Nonché un omaggio a tutte quelle donne (posso azzardare piuttosto tranquillamente che siano il 90%) che per passione o solo per dovere, si mettono ai fornelli della propria cucina tutti i giorni per portare in tavola piatti più o meno elaborati. 
Senza nulla togliere agli uomini, che per passione si mettono a spadellare, ma non so' perché, loro possono farlo se gli piace e quando gli va, noi anche se non ci piace e anche se non ci va, perchè è un compito che ci viene dato incluso nel nostro DNA femminile! Quello di pensare alla spesa, a cosa e come cucinare.
E se oggi chi non ha voglia, non ha tempo, o semplicemente preferisce così, può decidere di andare a comprare al supermercato piatti già pronti, così non era fino a 40-50 anni fa. Nelle case della maggior parte delle persone ci si arrangiava con quello che si aveva, ci si doveva inventare tutti i giorni qualcosa che bastasse per tutti. 
L'omaggio va' quindi soprattutto a quelle donne, di tradizione contadina, che con poco a disposizione hanno creato piatti che hanno lasciato un segno nella gastronomia italiana, con un netto distinguo tra i piatti poveri e piatti della festa; piatti a cui ti leghi non solo per la bontà, ma per la dedizione e l'amore, la pazienza, con cui viene preparato.  
Il medesimo omaggio che faccio anche a chi, oggi, in difficoltà spesso ad arrivare alla fine del mese, non butta via niente e si fa bastare pochi € per fare la spesa per tutto il mese. E anche a chi non buttava via nulla neanche quando con uno stipendio viveva due mesi! 
Credo però profondamente in una ricompensa anche se lontana nel tempo: anche se i nostri pargoli vivranno in giro per il mondo, anche se sposeranno un eschimese o diventassero  astronauti... quando si fermeranno a pensare al passato non si ricorderanno del vestito di Armani che mettevamo per andare a fare la passeggiata, né se la casa era in ordine. Si ricorderanno delle emozioni che abbiamo trasmesso, dei profumi che invadono casa tutte le volte che elaboriamo un alimento e che placa la loro fame e la loro anima. E non ci dimenticheranno!:-) Non servono uova di caviale, né ostriche, né aragoste cubane. E non serve neanche essere cuoche da Masterchef: noi siamo noi, e nei nostri piatti c'è anche la nostra personalità, la nostra fantasia, il nostro carattere, i nostri gusti, la nostra voglia di sperimentare che a casa nostra siamo liberi di esprimere liberamente e al meglio. 
Ma c'è un ingrediente che fa si che anche la pastina in brodo sia buona e indimenticabile: 
l'AMORE che mettiamo nel prepararla:-)  
A me questo basta per fare di queste donne il centro della vita.  E ricordarle in un giorno in cui ci si ricorda anche di tutto ciò che le donne subiscono a opera degli uomini - sul lavoro, in famiglia, in politica, nella Chiesa. 
Ma dobbiamo essere noi a guardare diversamente il mondo, farci riconoscere come persone, e fare in modo che i nostri figli siano educati a vedere le donne come esseri alla pari, con cui confrontarsi, con cui condividere il percorso della vita, in amore, ma anche nell'amicizia, sul lavoro. 
Ma questo lo dobbiamo volere noi, prima di tutto! 
Questo è l'augurio che rinnovo oggi alle donne di tutto il mondo. 

Mi piace essere la "padrona" della cucina... ma vi confesso che quando non ho voglia, o voglio uscire per svariati motivi, lascio il maritino ad arrangiarsi... perchè se non provano, non possono apprezzare!:-) 


E oggi torno in Emilia, ad un piatto tipico del modenese: le tigelle.
Se non le avete mai assaggiate, bisogna assolutamente rimediare. 
Se vi capitasse di passare per l'Emilia, cercate nei negozi di casalinghi il ferro per preparare le tigelle. Se invece passate lungo l'autostrada all'ora di pranzo o di cena, vi consiglio di abbandonare per una volta l'idea dell'autogrill, uscire a Campogalliano, e andare ad assaggiare le tigelle al Ristorante "I Laghi", a Campogalliano appunto. Tigelle e gnocco fritto - che prometto di pubblicare - accompagnati da ottimi salumi e formaggi molli, il battuto di lardo (classico accompagnamento alle tigelle) e il pinzimonio di verdure crude. Il ristorante punta molto sulla qualità e potete assaggiare anche altri piatti della cucina emiliana, preparati con molta cura dal proprietario-chef. Tra gli ingredienti anche qualche presidio Slow Food. Il ristorante è stato segnalato nelle ultime guide delle Osterie Slow Food, e ne consiglio vivamente la prova. La prima volta che vi andai fu nel 1989, e ci torno sempre molto volentieri. 

Qui la mia ricetta, fornitami sempre dalla stessa cugina che mi aveva fornito questa ricetta che a sua volta l'ha avuta da un'amica modenese. E mi scuso in anticipo con i modenesi e gli emiliani in genere se abbiamo farcito le tigelle in maniera meno ortodossa... ma vi assicuro che erano buonissime! 

Ingredienti per 3-4 persone

500 gr di farina 0
1/2 cubetto di lievito di birra 
1/2 bicchiere di acqua tiepida
180 di latte
1 cucchiaio di olio
1 presa di sale 

Preparare 4-5 ore prima.
Sciogliete il lievito di birra nell'acqua. 
Portare il latte a temperatura ambiente (io nel Bimby, 1', 37°, vel. soft). Impastare tutti gli ingredienti - aggiungendo il sale per ultimo - su una spianatoia (io nel Bimby: 2' a spiga). 
Lasciare lievitare per 3-4h. Stendere l'impasto con mattarello, lasciandolo alto circa 1 cm. Fare i cerchietti con un bicchiere - io con il taglia ravioli da 8 cm. Lasciare lievitare ancora 1 h. coperti. Cuocere e servire con salumi di buona qualità - prosciutto crudo, prosciutto cotto, mortadella, coppa, pancetta - e formaggi morbidi di buona qualità - squacquerore, certosa, stracchino - verdure grigliate e condite - melanzane, peperoni, zucchine. 
L'ideale è accompagnare le tigelle anche un un pinzimonio di verdure di stagione: finocchi, carote, sedano, insalata belga etc. 
Noi abbiamo anche utilizzato funghi sottolio e peperoni in agrodolce - le conserve dell'estate - la cui ricetta potete trovare qui. Potete provarle anche dolci con la marmellata o la crema gianduia. 
Le tigelle si conservano morbide in un sacchetto per alimenti per qualche giorno. In alternativa, se ne rimangono (e sottolineo SE) potete congelarle. 


Approfitto di questo post per ringraziare "Una luna per..." che mi ha donato questo graditissimo premio: 


PS: durante il week end avrò tempo di passare a visitare i miei blog preferiti e coglierò l'occasione per donarlo a 10 di voi!:-) 


Alla prossima! 
Maria Luisa:-) 


domenica 28 ottobre 2012

Pane dolce del Sabato



Era da tanto che cercavo di partecipare alle MTChallange ideato da Menù Turistico e finalmente stavolta, anche se solo all'ultimo momento, ce l'ho fatta!

Mi piaceva molto l'idea di preparare il pane dolce del sabato, come da tradizione ebraica, anche se per noi è diventato quello della domenica, con grande soddisfazione dei nostri ospiti. 

Ho seguito la ricetta come indicata da Eleonora, che riporto qui per comodità. Le due trecce sono state farcite diversamente e gli ingredienti sono già inseriti nella lista sotto. 

Ingredienti:
500 gr di farina 0
2 uova medie
100 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra
125 ml acqua tiepida
125 ml di olio evo
10 gr di sale
1 cucchiaio di uva passa
1 cucchiaio di rum
1 mela grande
1 cucchiaio di pinoli
cannella in polvere
5 chiodi di garofano
100 gr di cioccolata fondente
poca farina di cocco

per spennellare:
1 tuorlo d'uovo
1 cucchiaio d'acqua 
semi di sesamo e di papavero

Setacciare la farina. 
Io procedo col Bimby, visto che a mano non sono per niente brava con i lievitati. 
Quindi metto nel Bimby l'acqua e la porto a temperatura ambiente: 1', 37°, vel. soft. 
Aggiungo un cucchiaino di zucchero e il lievito: 10'' vel. 3-4. 
Far riposare una decina di minuti fino a far formare la schiuma.
 Unire lo zucchero, la farina e il sale: 1', Spiga. 
Reimpostare 5' a vel. Spiga e con le lame in movimento aggiungere l'olio a filo e quando sarà completamente assorbito aggiungere le uova uno per volta. 
Lavorare l'impasto fino a che non si stacca dalle pareti, lasciandola pulita. Io ho avuto bisogno di aggiungere dell'altra farina per ottenere questo risultato. Nel caso vi consiglio di aggiungerla poco per volta in base alla necessità.

Lasciare lievitare l'impasto per un paio d'ore. 
Quindi riprenderlo, sgonfiarlo, dividerlo in due panetti, e ciascun panetto in 3 panetti. 

Stendere su un piano infarinato i tre panetti formando delle strisce lunghe almeno 50 cm e larghe 10-15 cm. Farcirle a piacere. 


  
Le mie sono state farcite una con purea di mela - 1 mela sbucciata, frullata grossolanamente insieme ad un cucchiaino di zucchero - 1 cucchiaio di uva passa fatta rinvenire per 10 minuti in un cucchiaio di rum e due cucchiai d'acqua, 1 cucchiaio di pinoli tritati grossolanamente, una spolverata di cannella e chiodi di garofano pestati freschi. 


La seconda con cioccolata fondente tritata grossolanamente e una spolverata di farina di cocco. 


Dopo aver chiuso le singole strisce farcite, intrecciarle, poggiarle su una teglia unta leggermente d'olio, e lasciar lievitare per altre due ore. Quindi accendere il forno a 200° e nel frattempo spennellare le due trecce con il tuorlo e l'acqua. Spolverare con i semi che si preferiscono - in questo caso sesamo e semi di papaveri, ma possono essere di zucca o altro, e infornare per 20-25'. 

Questo pane dolce è davvero ottimo. 
Noi l'abbiamo degustato con un buona cioccolata calda, inaugurando con le temperature invernali di oggi - attese si, ma improvvise - le domeniche pomeriggio passate a "coccolarci"!

Grazie ancora a Eleonora di Burro e Miele per aver proposto questa ricetta per il contest MTChallange di Ottobre 2012 ideato da Menù Turistico



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