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lunedì 19 agosto 2013

Insaziabile Lupin


Ormai si è arrivati alla psicosi.
Prima c'era la cronaca di qualche episodio qua e là, poca cosa, che si sapeva con giorni di ritardo.
Poi sono arrivate le notizie dei furti sistematici; quelle notizie che di bocca in bocca aggiungono una casa al racconto.
La notte scorsa sono stati in via Roma ed hanno passato quattro case”.
L'altra notte sono passati in via Roma e si sono fatti sei case”.
Un paio di notti fa si saranno fatti dieci case in via Roma”.
Ma se manco ci sono dieci case, in via Roma?

Prima c'era uno sderenato, un “ultimo” di quelli che se ti metti a raccontare la storia sua e della sua famiglia su un libro, le case editrici te lo segano perché macchiettistico, esagerato. Un pecoraio ladruncolo che si narra porti il gregge a pascolare nei campi vicini alle case da “ripulire”. Era sempre lui il colpevole, l'inafferrabile, il Lupin de noaltri.
Poi il nostro eroe si è andato a catafottere, tanto era inafferrabile, ubriaco marcio, da sopra una diga del torrente e trovasi in rianimazione da circa un mese. 
 
Ma le cronache continuano e, con esse, fioriscono le leggende metropolitane.
Si narra di sprai anestetici, che ti fanno piombare in un sonno torbido ma profondissimo (deve avercelo anche mio figlio, che spesso non mi accorgo che si infila sotto le lenzuola tra mia moglie e me).
Qualcuno giura che esistano attrezzi appositi per aprire balconi da fuori, con le calamite, che non si sa dove li vendano, visto che sarebbero tanto utili quando ci si chiude fuori.
Poi però si sa di frighi svuotati, di minestroni presi dal congelatore, scaldati direttamente sul gas e mangiati lì, mentre i proprietari sono in vacanza.
Si narrà di ladri che cercano di rubare una collana ad un signore disabile che guarda i passanti che vengono messi in fuga, a mani vuote, da una signora con la scopa.
Qualche tempo fa i miei suoceri sono stati svegliati dal campanello suonato accidentalmente dal “topo” che vi si era appoggiato nel tentativo di forzare la porta con un cacciavite. 
 
Si dice sempre che l'accento è straniero, ma non si sa se sia verità o suggestione. Per mia madre siete stranieri se non avete il cognome che finisce per “n”, e a volte non basta neppure quello. 
 
In ogni caso cosa cambia?
Quanto ci rassicura ancora pensare che a rubare per fame si riducono prima gli slavi e i terroni?
Possiamo sperare che il pecoraio torni dall'ospedale per avere un colpevole da indicare in società? È questo che ci serve per dormire tranquilli?
Cosa penseremo quando il minestrone al piano di sotto lo mangeranno parlando nel nostro dialetto?
Continueremo ad aggiungere chiavi e catene a porte e finestre, e condizionatori per non morire dal caldo e rimanere dentro, svegli, a bagnomaria nella paura? 
 
Io non ci sto.
Io lascio il portafoglio in vista, la pentola pronta e la birra in fresca.
Fate ciò che volete ma non toccate mia moglie ed i bambini.
Fate piano, lascio la finestra aperta, e mi godo il fresco.