Visualizzazione post con etichetta primavera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta primavera. Mostra tutti i post

giovedì 21 marzo 2013

Respiriamo l'aria aspettando

Mi sono sempre chiesto come mai il cambio di orario non corrispondesse all'inizio della Primavera. 
O meglio, capisco le ragioni per cui, storicamente, si dovesse fare di domenica... vi ricordate, quando tutti lavoravano. 
Però per me la Primavera non inizia finchè non si "allungano" le giornate.
Sono strani i ricordi. Non so se accada anche a voi, credo di si, di associare odori, sapori, emozioni, ai ricordi. Il primo ricordo che associo al cambio dell'ora è il Gran Premio del Brasile di Formula 1. Da bambino sapevo che se era in programma il GP do Brazil si sarebbe dormito un'ora in meno. Non mi importava nulla della Luna, dell'ultima domenica di Marzo o di tutti gli altri modi di calcolare il giorno giusto del cambio.
Recentemente ho scoperto che, per ragioni pubblicitarie, il GP del Brasile non lo fanno più all'inizio della stagione. Per fortuna "i miei ragazzi" qui in cooperativa iniziano a ricordarmi di aggiornare gli orologi già in febbraio.

Le giornate lunghe preparano lo spirito per le vacanze. Da fine marzo si smette di guardare la tv: la sera si gioca a palla fuori, si gira in bici, si va a passeggiare.
Mi tornano in mente le infinite serate in strada a giocare a calcio con tutti i ragazzi della via.
Eravamo in tanti, e non eravamo una vera e propria compagnia. Avevamo età diverse, facevamo scuole diverse. Ma in quelle due ore, tra la cena ed il sonno eravamo tutti amici.
Non ci ho mai pensato prima, ma era proprio così. La maggior parte di loro non l'ho più vista ma mi piace stare qui a ricordarli in queste  ultime serate fredde.
Il primo che mi ricordo è Il Ranger.
Il soprannome gli era stato affibiato da qualcuno una sera qualsiasi e dura ancora oggi, anche se lui si è trasferito e i ragazzi non lo conoscono più. Ma quando giocavamo a pallone, usando il cancello di casa mia come unica porta, che per fare il contropiede dovevi superare la riga di mezzeria della strada e poi tornare verso il cancello, lo si chiamava con il suo nome vero. Ed era un ragazzo normale. E normale erano tutti: erano quelli senza papà o senza mamma, quelli bocciati a scuola, quelli un po' ritardati, ma solo un po'...
Si muoveva in modo un po' rigido, quasi robotico. Se lo incrociavi per strada ti salutava sempre ma alzando solo, anche se in modo molto enfatico, il sopracciglio sinistro.
La sua casa era un po' sgarrupata. ancora adesso ha dei pezzi incompleti. Le saracinesche erano perennnemente abbassate e, quelle rare volte che ci eravamo entrati, all'interno era impossibile muoversi senza andare a sbattere da qualche parte. Lasciavano crescere l'erba all'inverosimile. Poi compravano una falciatrice nuova e provano ad addentrarsi nella sterpaglia. Facevano qualche metro e la povera macchinetta si ingolfava.
Quando, stremati, si arrendevano, il prato sembrava la riproduzione del labirinto di Knosso. Infatti avevamo il terrore che il pallone finisse in quel prato. Trovarlo sarebbe stata dura. Uscirne ancora di più.
Tranne che per lui, naturalmente. 
Poi chissà perchè, dopo il diploma, invece di iscriversi banalmente all'università o cercarsi un lavoro, si era messo a girare di notte in macchina. Non si fermava. Faceva delle ronde inquiete. Per questo lo chiamavamo il Ranger.
Tutto questo è durato anni. Poi è sparito del tutto. Pare che conviva, che stia bene. Glielo auguro.

Buona primavera a tutti

ah, se leggete abitualmente Elle o se vi avanzano 3 euro e cinquanta, mi trovate in una mini intervista dell'allegato Elle Kids




giovedì 7 giugno 2012

Virus Letame


Non so perchè, ma in questo finale di primavera pazza con tutte queste piogge (molto british, isn't it?) mi veniva da buttare lì delle riflessioni esistenziali sulla vita, sul mondo sul nido dei miei figli.
Oltretutto il mondo doveva essere finito il 5 giungo. C'è stata? Pare di no. Se ci fosse stata me la sarei persa. Confido in qualche replica.
Su twitter avevo scritto che, se proprio non il mondo, mi sarei accontentato che finissero il pavimento della camera...
Va ben, lasciamo perdere.
A casa ci siamo riammalati. Forte no?
A gennaio, nel pieno della grande pestilenza, mi ripetevo come un mantra:”Ha da arrivà l'aprile, ha da arrivà l'aprile” (si tra me e me parlo strano).
Da febbraio a giugno non ci siamo persi un giorno, dico uno, di asilo nido. Poi sabato scorso ho ceduto. Venerdì avevo la replica dello spettacolo dei “miei ragazzi” e già non stavo benissimo. La notte la febbre è salita. Era un messaggio di Dio. Ne sono certo. Diceva “Sei stato bravo quest'anno, Gae, meriti un premio: potrai saltare la recita dell'asilo e startene comodo comodo a casa a recuperare dvd impolverati che hai in attesa da mesi e goderti il tappone dolomitico al Giro d'Italia”. E così abbiamo fatto. Gemelli dai nonni, Marichan alla recita con Silver.
C'era anche il valore aggiunto: lo spettacolo dei genitori. Avevo deciso di non partecipare per motivi logistici (abitiamo ancora lontano). I momenti più alti, riferiti da Silver,sono stati un rutto (quando il lupo di cappuccetto mangia la nonna) e la citazione dei Fichi d'India (tichitì). Cosa posso dire per esprimere il rammarico del non esserci stato? Gran tappa, quella dello Stelvio.

Si, è parecchio antipatico e snob criticare senza avere mosso un dito. Non fatelo, bambini.
Ma oggi mi prende così. Poi da lunedì sono malati tutti i bimbi. Tutti. Mi concederete mezzo minuto di acidità premestruale.
Si sono presi un virus che si chiama “Mani Bocca Piedi” o “Punta-tacco, punta-tacco”. O forse era “Sasso carta forbice”.
Non ricordo.
Comunque si sono riempiti di pustole che manco la peste delle 12 piaghe d'Egitto.
Ora pare ce l'abbia anche Silver. Non ci facciamo mancare nulla.