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25.1.16

Certe Salvezze





(Del Diluvio Universale tutto si sa. Ma di quello Singolare, senza arca e senza mito, non parla mai nessuno).



*




-

7.4.15

Un puntino vicinissimo




Vedi,
 gli disse la Luna,
 la distanza è cosa così piccola, 
e senso così vano, 
se io e te ci guardiamo.





*

26.1.14

Test di leggibilità

francesca nina ballarini illustrazione


Il momento migliore è la bassa marea.

Quando l'acqua si ritira, è allora che emergono le insegne delle case profonde, le finestre aperte e quelle rotte, le tende fragili, i posti dove tira il vento, le voci degli alberi muti che svettano dentro.

Lì si scopre tutto, e puoi leggere. Ma c'è da aspettare, la bassa marea.

Di solito si va via prima. E invece, per quanto si tratti di un brillante paesaggio colorato, bisogna sempre considerare l'esistenza di un abisso.

E proteggerlo, una volta scoperto, provando per lui un poco di tenerezza.



*

11.11.13

Nina Nanna

Chiaro di luna scendi in fondo al mare
e arriva dove il vento non può arrivare 
e trova le parole per calmare 
quest'acqua che si mescola col sale 
quest'onda sulla riva della ciglia 
Che un po' t'incanta e un po' ti meraviglia 
Che un po' t'incanta e un po' ti meraviglia 

Fiore di scienza e libero pensiero 
Ancora senza nave e vela senza veliero 
bottiglia mezza vuota e mezza piena 
e pesci e luci e canto di balena 

Chiaro di luna segnami il futuro 
e mescola l'idrogeno e il carburo 
e mescola l'idrogeno e il carburo 
e passo dopo passo piano piano 


Illumina i miei passi con i tuoi 
che ogni passo avanti è un passo in meno 
e meno ossigeno nei serbatoi 
illumina le torri medievali 

E i falchi e il tempo e i sogni e gli ideali 
e le città sconfitte in fondo al fumo 
e il sangue e l'innocenza di nessuno 
il sangue e l'innocenza di nessuno.



(Le Lacrime di Nemo - L'esplosione - La fine / Francesco De Gregori)



4.10.13

La balia delle onde

illustrazione mare lampedusa francesca ballarini

In balìa delle onde, esistesse davvero una Balia delle onde.
Che se ne curi, e ne sia curata - ché se aderisci a ciò che sei, allora ti salvi pure tu.


*




A Lampedusa, Nobel per la Pace

26.7.13

Mare permanente



Guarda questa cosa. Guarda dentro ciò che ruota senza attrito. Chiudi gli occhi. Nessun venditore porta a porta suonerà il citofono, assolutamente nessuno. Rilassati. Stenditi. Non voglio nulla da te. Stenditi. Rilassati. Terreno di prima qualità viene spazzato via. Apri gli occhi. Voltati in diverse direzioni. Guarda. Ascolta. Usa orecchie che sarei fiero di chiamare nostre. Ascolta il silenzio dentro il rumore dei motori. Cristo, tesoro, ascolta. È una canzone d’amore. 
Per chi? 
Tu sei il mio amore.


David Foster Wallace, Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso





*

3.7.13

Ovunque.













Sui miei quaderni di scolaro
sulla mia cattedra e sugli alberi
sulla sabbia sulla neve
scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette
su tutte le pagine bianche
pietra sangue carta o cenere
scrivo il tuo nome

Sulle immagini dorate
sulle armi dei guerrieri
sulle corone dei re
scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
sui nidi e sui cespugli
sull'eco della mia infanzia
scrivo il tuo nome

Sulla meraviglia delle notti
sul pane bianco dei giorni
sulle stagioni fidanzate
scrivo il tuo nome

Su tutti i miei stracci d'azzurro
sullo stagno sole marcito
sul lago luna viva
scrivo il tuo nome

Sul campo sull'orizzonte
sulle ali degli uccelli
e sul mulino delle ombre
scrivo il tuo nome

Su ogni sbuffo d'aurora
sul mare sulle barche
sulla montagna demente
scrivo il tuo nome

Sulla spuma delle nuvole
sui sudori della tempesta
sula pioggia spessa escipita
scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
sulle campane dei colori
sulla verità fisica
scrivo il tuo nome

Sui sentieri risvegliati
sulle strade dispiegate
sulle piazze che trabordano
scrivo il tuo nome

Sul lume che s'accende
sul lume che si spegne
sulle mie ragioni riunite
scrivo il tuo nome

Sul frutto tagliato in due
dello specchio e della mia stanza
sul mio letto conchiglia vuota
scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero
sulle sue orecchie drizzate
sulla sua zampa maldestra
scrivo il tuo nome

Sulla pedana della mia porta
sugli oggetti familiari
sul flusso benigno del fuoco
scrivo il tuo nome

Su ogni carne accordata
sulla fronte dei miei amici
su ogni mano che si tende
scrivo il tuo nome

Sul vetro della sorpresa
sulle labbra intenerite
ben al di sopra del silenzio
scrivo il tuo nome

Sui miei rifugi distrutti
sui miei fari crollati
sui muri della mia noia
scrivo il tuo nome

Sull'assenza senza desiderio
sulla solitudine nuda
sui gradini della morte
scrivo il tuo nome

Sulla salute ritornata
sul rischio scomparso
sulla speranza senza ricordo
scrivo il tuo nome

E per il potere d'una parola
ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per nominarti.



(Paul Éluard, "Libertà", omonima)





28.1.13

Ancora

nave illustrazione francesca ballarini
Come conchiglia abbarbicata e sola 
sul torace del tuo scoglio mi addormento. 
Resisto ai flutti della mia impazienza 
sentendo che il tuo cuore batte lento. 

(V.Lingiardi) 



Mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai.

(da City - A.Baricco)



22.11.12

Ode a bordo pagina



Sai quei segni che rimangono sul margine del foglio, fogliaccio spiegazzato, carta per le bozze, e non li vede nessuno, che nascono sovrappensiero o sovrapparole, e prendono una forma, col colore che in quel momento hai in mano, senza scelta, e distratta sposti il polso, al confine tra la carta e il tavolo, e scarabocchi? Un volto una casa una volpe una donnina capovolta una sedia zoppa un libro volante un gabbianello con le scarpe.
Oggi mi sono fermata, e l'ho guardato quel profilo relegato al limite, dopo averlo disegnato. L'ho guardato. Gli ho dato il tempo. Ho detto scusa Bordopagina se rimani sempre senza voce e senza occhi, ma pensa a quanto hai di me dentro tu, quanto sei leggero di pensiero e insieme gravido di tutto quello che la parola e l'aspettativa e la richiesta scartano nei segni che invece stanno al centro di 'sto foglio qui.
L'ho guardato a lungo, ci siamo capiti, mi ha sorriso e ci siamo detti che andrà tutto bene, che nelle frontiere come il bordo pagina ci sono tante promesse, anche se silenti.
E allora adesso è qui, è uscito, in viaggio pure lui, anche se è senza nome, senza sensi, senza ordine, senza perché. È, e basta. Sulla riva prima, ora in mare. Il mio prisma, e dopo.
"If I'm dreaming you and you're dreaming me 
Then why don't we choose a different story?"




14.9.12

Dimmi che cosa vedi tu da lì


Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.


 (Antonia Pozzi - Milano, 24 aprile 1929)




*

25.8.11

Faremo

disegno


*

3.7.11

Tre Mare

francesca ballarini illustrazione salvataggio

Con te io sono giovane
Quando laggiù gli alberi minacciano
E il cielo svanisce in lontananza
I tuoi occhi mi toccano

Quando ogni passo si perde sull'erba
Quando ogni passo sfiora le acque
Quando le onde mi fervono in testa
E dall'azzurro qualcuno mi chiama

Con te io sono giovane
Cadono i miei anni come foglie
E qualcuno colora le mie tele
Allora esse brillano di te

E sul tuo volto il sorriso è radioso
Più chiaro assai delle nubi più chiare
Allora io corro dove sei
Dove mi pensi e dove mi attendi.


(Marc Chagall)






*

22.6.11

Credo


sirena pesce credere credo illustrazione yellowletters


Quando credi non è che qualcosa ti fa distogliere, credi e basta. Nessuna terra, nessuna ragione, nessun divieto, nessun limite. Credi negli asini che volano, o che ce la puoi fare, che uno c'ha una missione e che ci crede sempre fino alla fine, credi che quello che senti è una musica chiara, che svela tutto pure se la senti solo tu, e credi pure che esistono le sirene che parlano coi pesci - che poi son quelli che ti sogni di notte, pure loro volanti. Insomma un credo è un credo. O non si chiamerebbe così. Ho molto rispetto del credo perché, come dice Chris, potrà succedere di tutto but still I’ll raise the flag.
Ecco, quella bandiera è parecchio bella.

Poi la difficoltà di farlo realizzare non intacca il credo. Neppure il tempo che attraversa, neppure la distanza che svuota, neppure la diversità. Tutto il resto è l'ordine casuale o causale di elementi. Sì, insomma quella è un'altra storia, e probabilmente è quella fondante, ma parte tutto dal "credo che quel qualcosa sia predisposto al meraviglioso". 


Ad esempio, quella sirena lassù si chiama Disì, mentre il pesce si chiama Credo, ma se glielo chiedi lui non ti risponde proprio così, lo fa a bolle silenziose, voglio dire, è un pesce. Però a quanto pare si chiama proprio così. Almeno credo. Ci devi credere però che si chiama Credo. Perché non tutto è proprio chiaro a suoni e risposte.



(Tra l'altro oggi sono vestiti a festa - li ricordate no, loro due? - perché, nuota che ti nuota, sono arrivati in un altro porto ancora, invitati ad ascoltare una storia che è stata scritta in loro onore. Leggete le Yellow Letters di lei, la cui penna è un amo, in tutti i sensi)




*

27.5.11

La voce a te dovuta

francesca ballarini illustra Salinas


[I]
Tu vivi sempre nei tuoi atti,
con la punta delle dita
sfiori il mondo, gli strappi
aurore, trionfi, colori,
allegrie: è la tua musica.
La vita è ciò che tu suoni.

Dai tuoi occhi solamente
emana la luce che guida
i tuoi passi. Cammini
fra ciò che vedi. Soltanto. [...]

E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t'invaghisti di un'ombra
- l'unica che ti è piaciuta -.
Un'ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.


[IV]
E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi, da una stella
attraverso specchi e gallerie di anni bisestili
può venire. Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo.


[VIII]
E improvvisa, inattesa,
fortuita, l'allegria.
Da sola, perché volle, è venuta. [...]
Così dono a sorpresa,
che non posso credere che sia per me.
Mi guardo intorno, cerco.
Di chi sarà? [...]
Ma non importa, ormai.
Sta con me, mi trascina.
Mi sradica dal dubbio.
Sorride, possibile.


[XII]
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci
o nelle ore in cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi. [...] Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto ed ora [...]
sei così anticamente mia
da tanto tempo ti conosco
che nel tuo amore chiudo gli occhi
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura...


[XX]
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell'errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.


[XXI]
Che allegria, vivere
e sentirsi vissuto.
Arrendersi alla grande certezza, oscuramente,
che un altro essere, fuori di me,
molto lontano, mi sta vivendo. [...]
E quando mi parlerà
di un cielo scuro, di un paesaggio bianco,
ricorderò stelle che non ho visto, che lei guardava,
e neve che nevicava nel suo cielo...


[LIX]
Aspetto, passano i treni, il caso, gli sguardi.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare. Quale immensa novità tornare ancora,
ripetere, mai uguale, quello stupore infinito!
E finché tu non verrai, io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni, delle scie.
Immobile.


[LXX]
Le senti come chiedono realtà
scarmigliate, feroci,
le ombre che forgiammo insieme
in questo immenso letto di distanze?
Stanche ormai di infinito, di tempo
senza misura, di anonimato,
ferite da una grande nostalgia di materia,
chiedono limiti, giorni, nomi.
Non possono vivere più così: sono alle soglie
della morte delle ombre, che è il nulla.
Accorri, vieni, con me.
Insieme cercheremo per loro
un colore, una data, un petto, un sole.
Che riposino in te, sii tu la loro carne.
Si placherà la loro enorme ansia errante,
mentre noi le stringiamo avidamente
fra i nostri corpi,
dove potranno trovare nutrimento e riposo.
Si assopiranno infine nel nostro sonno
abbracciato, abbracciante. E così,
quando ci separeremo, nutrendoci
solo di ombre, fra lontananze,
esse
avranno ormai ricordi,
avranno un passato di carne ed ossa,
il tempo vissuto dentro di noi.
E il loro tormentato sonno
di ombre sarà, di nuovo, il ritorno
alla corporeità mortale e rosa
dove l'amore inventa il suo infinito.


(La voce a te dovuta - P. Salinas)






*

4.3.11

Cliff viewing point

Racconto confuso del mio viaggio in Irlanda, come la vista dalla rupe, tempestosa scrosciante. 
Ci passa un gabbiano ogni tanto, mentre tu guardi dal balconcino belvedere, lui vola lento e non ha paura della vertigine.
disegni irlanda viaggio

Ho incontrato le pecore di Chagall. Erano dipinte di rosa e di blu per riconoscersi, davvero.
Colorate a testa in giù inerpicate placide dallo sguardo dolce attento sapiente, sul ciglio della strada, sotto il cespuglio per l'acquazzone, ti guardavano per un po' e poi via, the show must go on.
La pioggia e l'arcobaleno, rapidi ripetuti doppi, squarciavano cielo e bagnavano i capi, per noi la meraviglia, per gli irlandesi il cielo di sempre.
La pioggia in mare, un flusso di coscienza d'acqua, lo vedevi netto, verso giù o verso su, non importa.

La terra sempre bagnata, morbida, to merge in. 
L'acqua nella terra, che sabbia o terra e mare, oceano anzi, erano una cosa sola, e pure io.


C'è un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento, dove le domande aspettano ancora, e non ho capito perché, eppure heaven knows it's high time.





Cliffs, "dangerous cliffs, extreme caution is necessary", le rocce sul mare, il vento ghiacciato, il cappello dove nascondersi, il braccio a cui appoggiarsi come quello di Bob Dylan su freeweelin'.



Un faro, bianco piccolo basso grassoccio, che perdeva i contorni con la luce del cielo, pure così bianca, e io ci ho riso tanto sotto, perché era il secondo faro che conoscevo dal vero.

Strade infinite, netto confine tra terra e cielo, dove ogni albero era una persona, che tanto lo so che gli alberi tutto sanno, imperturbabili testimoni; e tu così in alto sulla linea dell'orizzonte che non sembrava poi essere così lontano la nuvola che stava sopra.




This year's love had better last
Heaven knows it's high time
And I've been waiting on my own too long
But when you hold me like you do
It feels so right
I start to forget
How my heart gets torn
When that hurt gets thrown
Feeling like you can't go on









Piccoli muretti di pietra, labirinti superabili. Bassi e affrontabili, aperti e accoglienti, seppur barriere. 
Se avessi avuto grandi mani avrei disegnato con i sassi su quella terra infinita, geoglifi nineschi di una nuova era.






Una canzone spesso è passata, che non ascoltavo da tempo, perché anni fa aveva segnato tanto, ma non era legata poi a nulla in fondo, per cui me l'ho ritrovata lì a chiudere un altro punto del cerchio e a ritrovare il senso.

Turning circles when time again
It cuts like a knife oh yeah
If you love me got to know for sure
Cos' it takes something more this time
Than sweet sweet lies
Before I open up my arms and fall
Losing all control
Every dream inside my soul

And when you kiss me
On that midnight street
Sweep me off my feet
Singing ain't this life so sweet?


(Il gabbiano torna dalla rupe e segue il vento. "Che quel gabbiano aspetti, gli porterò il cielo più bello" mi tornava spesso in mente lassù.)


*

28.2.11

Irish Nina

disegno sabbia irlanda amore

Nina è in Irlanda, ora. A Keel Beach a dirla tutta, in Achill Island.
Forse qualche onda l'ha portata già via, ma la sabbia sotto lo sa, e pure l'oceano.


*

14.1.11

Riempi il mare

illustrazione mare francesca ballarini

Ché il mare, come a dire il tempo, lo reinventi tu, dice Nina. 
Ci cadrà una collana da cercare, un pesce rosso che ha trovato la strada, belle lacrime salate, desideri sotto forma di conchiglia, ancore per attraccare e ancore per ripartire.

Lasciare dei segni che non siano scie sull'acqua, è una questione di cura.

Su un dizionario speciale  sta scritto che "la cura è una parola stereofonica. Parola di scoperte e avventure intimissime. Parola di chi sa di essere al centro della propria esistenza. Parola che non si costringe in alcuno spazio, ma li abita tutti. Parola del superamento di noi stessi, parola-energia che modella i nostri gesti, parola che sa restituirci ciò che credevamo di aver perduto. Parola che assomiglia a quell'unico volto che solo contiene in sé tutti gli altri che abbiamo amato e quelli che ancora ameremo."

Preparate le vostre ampolle per quest'anno, clessidre piene d'acqua, capovolgetele e riempite il vostro mare, ché diventi oceano.
Fateci poi ballare i pesci, sposate le sirene, tuffatevi, imparate le astuzie e a leggere le stelle, e siate trasparenti come acqua.




(Something in the water

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