Le trovi in corridoio, o appoggiate allo stipite della porta. In ciabatte, con i capelli arruffati, gli occhi pesti e i piedi gonfi, le pieghe sul viso e l'odore di chi ha bisogno di una doccia. Sono lì, al mattino presto, che chiudono la sdraio e bevono il caffè del distributore, tra il carrello con i pannoloni e quello delle scope. Sono le vecchie che assistono i vecchi. Figlie e mogli. Sono a loro volta madri e nonne, desiderose di essere altrove, incapaci di essere altrove. Parlano al telefono con fratelli e figli rassicurandoli non venire, resta con tua moglie, no non sono stanca, non preoccuparti ho tutto. E poi chiedono dei nipotini, belli di nonna, hai fatto i compiti e babbo natale che ti ha portato? Sono le vecchie che assistono i vecchi. Aiutandoli a lottare contro la morte o contro la vita, chissà. Pranzando con tramezzini freddi e con la frutta avanzata nel vassoio. Sono le vecchie consapevoli della solitudine presente e futura, coscienti che il loro vivere avrà un senso finchè ci sarà quella flebo da sorvegliare. E quella sdraio chiusa nel bagno.
Vi sarà sempre qualcuno che non venderà la sua anima per un pugno di fave e un pezzo di pecorino. -Silone-
martedì 30 dicembre 2014
venerdì 26 dicembre 2014
i vecchi
La notte fa paura ai vecchi in ospedale. Restano svegli, attaccati alla vita, alle flebo, all'ossigeno. Rimangono insonni e gementi fino all'alba. Si assopiscono alla prima porta che sbatte, al primo ciabattare di infermieri e inservienti. Si addormentano quando i carrelli fanno rumore in corridoio. Si rilassano quando qualcuno entra in camera per pulire, per misurare la febbre, per cambiare le lenzuola. Allora si lasciano andare al sonno, le dita abbandonano le lenzuola stropicciate, i visi si distendono, cessano i lamenti.
I vecchi hanno paura di morire al buio, quando nessuno se ne accorgerebbe.
I vecchi hanno paura di morire al buio, quando nessuno se ne accorgerebbe.
domenica 21 dicembre 2014
A casa
E dunque sono a casa. Casa mia, casa nostra. Da venti giorni. Però solo da ieri ho l'adsl. Dovrei, vorrei, scrivere tante cose. L'emozione, la confusione, la soddisfazione. Il caos che regna ovunque. Siamo due famiglie nel palazzo. E operai e cemento e polvere e tante cose ancora da sistemare, dentro e fuori casa. Ci sono circa trenta scatoloni da vuotare ma non posso, per mancanza di mobili. Li compreremo, prima o poi. Sostituiranno i mobili rotti. Prima o poi. E' tutto un po' precario e approssimativo, tutto faticoso. Ma siamo a casa. E vi dico solo (chè adesso vorrei leggervi un po', dal cellulare non era possibile) vi dico solo che la prima sera, dopo aver mangiato panini (panini per tre giorni, senza lavarci per tre giorni, chè non c'era gas e non c'era acqua calda ma vabbè, eravamo a casa) scesi giù,sul piazzale sgarrupato di casa (ancora da asfaltare) per riprendere delle cose in macchina e mi accesi una sigaretta. Le luci accese di casa mi commossero oltre misura. Oltre ogni aspettativa. Dopo la commozione il disorientamento. E la stanchezza, che ancora durano. Ma siamo a casa. E vi voglio bene.
(e ora ho un problema in famiglia, riguarda una persona cara, anziana ma carissima, per cui se passo di corsa portate pazienza. Sapere che ci siete mi fa bene, non immaginate quanto)
giovedì 23 ottobre 2014
senza pretese però
Avete presente quella frase che parla di gesti di gentilezza a casaccio e gratuiti? Non la ricordo bene ma suggerisce di essere gentili e carini così, a caso, senza nulla in cambio, senza un perchè. Ecco, mi piacerebbe tanto che qualcuno avesse per me uno di quei gesti. Uno, eh, uno solo,piccolopiccolo,quasi insignificante ma assolutamente gratuito. Non perchè ho cambiato turno a scuola centomila volte alla collega, non perchè ho cucinato un dolce particolare e nessuno se lo aspettava, non perchè ho dato un passaggio alla vicina facendo un giro quadruplo a quello che avrei dovuto. No. Un gesto gentile solo mio, solo per me, à la pènis du chien. Un gesto piccolino da chi conosce le mie rughe, la mia stanchezza, la sciatteria del mio vivere.
Sì sì sto fresca, vero? Eh, lo so, ma ogni tanto ci penso. Ogni tanto tantissimo. Rarissimamente.
martedì 26 agosto 2014
passa il faraone
Prima che 'sto figlio nasca gli comprano una carrozzina che andrà bene come monolocale quando andrà all'università. Così risparmiano l'affitto, no? Una sorta di marchingegno, una specie di piccolo camper con grandi ruote ma senza motore. Per ora senza motore, poi boh. Dopo il monolocale tocca al fuoristrada, che chiamano passeggino, anche quello per ora senza motore, e andrà bene anche il pargolo non sarà più pargolo ma magari avrà moglie e figli. Dentro al fuoristrada che chiamano passeggino, lo portano fino a dieci anni, chè sennò dice che non vuole camminare porello e come fanno poi a portarlo a rompere le scatole al prossimo in ogni dove: bar ristoranti pizzerie mercatini discoteche ascensori treni autobus negozi supermercati parrucchiere e perfino nello sgabuzzino dei videopoker e nella cabina dove strappano i peli? Calpestando piedi e schiacciando stomaci fianchi braccia e schiena, pretendendo precedenza e riverenze, arroganti prepotenti e isterici. Pare che abbiamo figliato Tutankamun, portato a spasso nella carrozza reale.
E se una invoca Erode Erode c'è chi si scandalizza.
martedì 19 agosto 2014
tes petites choses
Le amicizie virtuali esistono? Come nascono, come crescono? Ma crescono? A cosa servono, se non puoi condividere una risata, un caffè, un abbraccio? Vanno e vengono, spesso, come flirt adolescenziali. Colorate come bolle di sapone, volano luminose e poi si dissolvono. A volte, però, accadono cose magiche, che quasi non ti va di raccontare per paura che fuggano via. Ma tu sei già fuggita, Piccola mia. Quando per te la vita doveva essere fatta di presente e di futuro, di amore e di famiglia, di progetti e di sorrisi. No, non faccio sviolinate, non ne ho nessuna intenzione. Nessuna melassa per noi, vero?, solo l'essenziale. Nascosto in quelle che chiamavi Mes petites choses. Tu, dispensatrice nata di resilienza, amica, figlia, sorella. Forte nel dolore, grande nella fragilità, amata nella solitudine. Nelle tue mani anche le cose piu' disparate ( o disperate) diventavano possibili. E oggi come mai sei dentro di me e oggi come mai ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato e che mi hai lasciato, donato, l'affetto immenso per i tuoi cari, la loro amicizia che mi onora e mi sorregge in giornate che altrimenti sarebbe difficile affrontare. E concludere. I ricordi. E il ricordo si fa coraggio di non dimenticare. Il ricordo si fa forza. Magia, di polvere magica di fata. Ti vorrò sempre bene, Bimba. Ti amerò per sempre.
Le frasi in corsivo non sono mie.
Le frasi in corsivo non sono mie.
martedì 12 agosto 2014
magari il nulla
Quando, a luglio 2009, portai via quello che si poteva dalla mia casa, buttai tante cose. Non solo quelle che si erano rotte ma anche oggetti che non aveva senso e neanche scopo conservare. Tra qualche mese mi aspetta un nuovo trasloco. Nella casa dove vivo ho l'indispensabile, il resto è in decine e decine di scatoloni sparsi tra garage e cantine di conoscenti e amici e anche in una cantinola qui sotto. Ho deciso che butterò via quasi tutto: oggetti di uso comune, fotografie, lettere, cartoline, dischi, libri, chincaglierie di varia natura, dei mobili che volevo far restaurare. Ricordi. Quel poco di cui avrò bisogno voglio che sia nuovo e tutto ciò che è legato al passato finirà nei vari cassonetti della differenziata. Il passato è dentro di me: gli aspetti migliori, che conservo con cura, e i brutti ricordi, dei quali non è facile liberarsi. Gli oggetti portano con sè solo dolore, perchè il passato è comunque dolore perchè passato e proprio in quanto tale fa male. Figuriamoci quando non è solo passato. Quando è rimpianto straziante, errori senza rimedio, colpe senza perdono. Negatività accumulate nel fondo degli anni. Farò spazio al nulla che mi circonda.
sabato 26 luglio 2014
tormentoni...
....stereotipie e quant'altro. Modi di dire senza se e senza ma, sono adrenalina allo stato puro! Ne vogliamo parlare? Assolutamente sì! Ma di cosa stiamo parlando? Farlo non ha prezzo! Ma non me ne può fregare di meno. Chi sono i deputati che fanno il gioco del cerino? E il gruppo col mal di pancia?
Vabbè, faccio le virgolette in aria svolazzando indici e medi e vi saluto.
Continuate, se vi va. Io, davvero... non ce la posso fare ;-)
Vabbè, faccio le virgolette in aria svolazzando indici e medi e vi saluto.
Continuate, se vi va. Io, davvero... non ce la posso fare ;-)
domenica 13 luglio 2014
acc porc mann vaff echecazz.... £§@*....
Elenamaria: Sai, mi piacerebbe andare inpalestra (piscina, camminata in campagna, dal parrucchiere, dall'estetista, ecc)
Amica: Uh che bello mi piace vengo pure io con te! Quando vai?
Elenamaria: Pensavo marte...
Amica: E no dai martedì no non posso proprio, andiamo mercoledì, a che ora?
Elenamaria: Alle ott...
Amica: Oh mamma così presto? Ma chi ce lo fa fare? Andiamo un po' più tardi, cosa cambia? Passi tu a prendermi? Cosa devo portare fare preparare? Chi c'è? Come si fa?
Elenamaria: Vabbè, porta fa' così così cosà... (acc...£§@&#* ....)
..........
Elenamaria: Pronto Amica, passo tra cinque minuti, inizia a....
Amica: Oddio sono un po' in ritardo, non ha suonato la sveglia, ho fatto tardi ieri sera, arrivo, un momento, aspettami, sali, non metterti fretta..
Elenamaria: (acc porc....£§@&a#*)
Amica: Senti, hai gli spiccioli per me? Ci fermiamo a prendere un caffè così cambio? Aspetta devo rispondere a sms telefonata uozzapp uh oh ah...
Elenamaria: (acc porc mann... £§@&#*....)
.....................
Amica: Oh ma va' più piano aspettami rallenta fermati senti ti ho raccontato detto spiegato fatto leggere vedere... Oddio ho dimenticato lo sciampo la crema la spazzola le mutan...no le mutande ce l'ho...aspetta che mi asciugo vesto pettino trucco ma che fretta... Prendiamo un caffè?
Elenamaria: (acc porc mann vaff £§@&#*....)
..............
Amica: Elenamaria ti dispiace se ci fermiamo al supermercato centro commerciale edicola mercato saldi? Che ti costa, siamo sulla strada, dovrei passare in lavanderia banca ufficio postale...
Elenamaria: (acc porc mann vaff echecazz £§@&#*...)
.................
Amica: Pronto pronto Elenamaria allora domani a che ora...
Elenamaria: Guarda sono bloccata con il mal di schiena, non credo di poter più andare, mi dispiace, forse tra qualche settimana.
(e riempie tranquillamente il borsone: andrà mart... alle ott...da sola)
Amica: Uh che bello mi piace vengo pure io con te! Quando vai?
Elenamaria: Pensavo marte...
Amica: E no dai martedì no non posso proprio, andiamo mercoledì, a che ora?
Elenamaria: Alle ott...
Amica: Oh mamma così presto? Ma chi ce lo fa fare? Andiamo un po' più tardi, cosa cambia? Passi tu a prendermi? Cosa devo portare fare preparare? Chi c'è? Come si fa?
Elenamaria: Vabbè, porta fa' così così cosà... (acc...£§@&#* ....)
..........
Elenamaria: Pronto Amica, passo tra cinque minuti, inizia a....
Amica: Oddio sono un po' in ritardo, non ha suonato la sveglia, ho fatto tardi ieri sera, arrivo, un momento, aspettami, sali, non metterti fretta..
Elenamaria: (acc porc....£§@&a#*)
Amica: Senti, hai gli spiccioli per me? Ci fermiamo a prendere un caffè così cambio? Aspetta devo rispondere a sms telefonata uozzapp uh oh ah...
Elenamaria: (acc porc mann... £§@&#*....)
.....................
Amica: Oh ma va' più piano aspettami rallenta fermati senti ti ho raccontato detto spiegato fatto leggere vedere... Oddio ho dimenticato lo sciampo la crema la spazzola le mutan...no le mutande ce l'ho...aspetta che mi asciugo vesto pettino trucco ma che fretta... Prendiamo un caffè?
Elenamaria: (acc porc mann vaff £§@&#*....)
..............
Amica: Elenamaria ti dispiace se ci fermiamo al supermercato centro commerciale edicola mercato saldi? Che ti costa, siamo sulla strada, dovrei passare in lavanderia banca ufficio postale...
Elenamaria: (acc porc mann vaff echecazz £§@&#*...)
.................
Amica: Pronto pronto Elenamaria allora domani a che ora...
Elenamaria: Guarda sono bloccata con il mal di schiena, non credo di poter più andare, mi dispiace, forse tra qualche settimana.
(e riempie tranquillamente il borsone: andrà mart... alle ott...da sola)
mercoledì 9 luglio 2014
di sciarpe e scarpe
Rubo l'idea a Linda per un post frivolo e femminile (non sono nè frivola nè femminile) per stemperare un po' pensieri e parole che è meglio non vengano espressi. Insomma parliamo un po' di cazzatelle e ve ne faccio un elenco. Lo so, 'sti cavoli ma tanto per scherzare un po'. Lo sapete, no?, ho un'età, lasciatemi giocare via, non lo faccio mai. Non soon neanche vanitosa, considerate che in due ante di armadio ho tutto il mio guardaroba quattro stagioni e c'è ancora spazio...
La mia divisa: vestiti in maglia lenti e comodi neri durante l'inverno, jeans e camicette o t-shirt quando fa un po' più caldo.
Colori: nero ma anche grigio, ecru in estate pure se mi sta da schifo, essendo bionda e pallida. Cioè slavata. Ho però una camicetta bianca ricamata davanti e una color lavanda. Le sciarpe, quelle, coloratissime. Ma anche no.
Scarpe: stivali bassi morbidi neri, sandali neri (vabbè, l'ho già scritto), scarpe da trekking (leggere) per la mezza stagione. Comodissime, sostituiscono egregiamente le sneakers. Veramente, ma bisogna prenderle buone però.
Gioielli e accessori: amo gli anelli, grandi, enormi, e i bracciali, tanti, magari etnici. Le collane mi strangolano e gli orecchini... porto gli stessi cerchi da quara... da parecchio, ecco.
Sempre: sciarpe e borse grandi. Le sciarpe sempre, ma proprio sempre. Le borse grandi devono essere pure leggere, poi ci penso io ad appesantirle.
Mai: gonne (mi strangolano la vita) e tailleur. Non ho mai avuto un tailleur, anzi no, mi sposai in tailleur. Forse per questo non ne ho. Ah, neanche cappelli, mai avuti, mi stanno una schifezza. E poi le tute, odio le tute! Se vado a camminare mai tuta, calzoni da montagna e scarpe idem. Stop.
Cosa vorrei cambiare: ma nulla, dai. Ormai...
Ossessione: le sciarpe. Colorate, leggere, belle. Ho anche una kefia quarantenne che continuo ad usare e delle sciarpine indiane che hanno la stessa età. Bazar a fontana di Trevi, odore di patchouli.
Negozi preferiti: l'erboristeria. Anche per le robe da mangiare. Non ne ho altri. (madonna 'sto post è poverissimo, mi sa che lo cancello). E il supermercato. Quello che posso permettermi più spesso. Ah già, là non ci si veste però..
Il prossimo acquisto: vorrei un vestito estivo. Uno chemisier. Ho dato un'occhiata ai saldi e non l'ho trovato. Anzi ne ho trovato uno ma non era della mia taglia. Sono sottotagliata.
Trucco: emh...nulla. Vabbè, una crema colorata e certe volte un po' di rossetto. Lo smalto. Mi piace lo smalto. Rosa, quello un po' da vecchie. D'altronde...
Un errore: un cappotto cammello. Acquistato dieci anni fa.Forse quindici. Ma pure venti mi sa.
Un sogno: riempire una scollatura. E indossare un cappello. Anche un berretto con il ponpon, va bene lo stesso. Un basco, poi, altro che sogno. Ma sai che ridere gessù gessù.
Aggiungiamo il profumo? Mai senza. Calèche sempre ma ora ho scoperto Nouveau Cologne 4711. Perfetta acqua di colonia per l'estate. Mi ci farei il bagno. Tutti gli altri mi fanno venire il mal di testa. Tutti.
Certo che come post fa pena ma comunque pure io, per cui ci siamo.
La mia divisa: vestiti in maglia lenti e comodi neri durante l'inverno, jeans e camicette o t-shirt quando fa un po' più caldo.
Colori: nero ma anche grigio, ecru in estate pure se mi sta da schifo, essendo bionda e pallida. Cioè slavata. Ho però una camicetta bianca ricamata davanti e una color lavanda. Le sciarpe, quelle, coloratissime. Ma anche no.
Scarpe: stivali bassi morbidi neri, sandali neri (vabbè, l'ho già scritto), scarpe da trekking (leggere) per la mezza stagione. Comodissime, sostituiscono egregiamente le sneakers. Veramente, ma bisogna prenderle buone però.
Gioielli e accessori: amo gli anelli, grandi, enormi, e i bracciali, tanti, magari etnici. Le collane mi strangolano e gli orecchini... porto gli stessi cerchi da quara... da parecchio, ecco.
Sempre: sciarpe e borse grandi. Le sciarpe sempre, ma proprio sempre. Le borse grandi devono essere pure leggere, poi ci penso io ad appesantirle.
Mai: gonne (mi strangolano la vita) e tailleur. Non ho mai avuto un tailleur, anzi no, mi sposai in tailleur. Forse per questo non ne ho. Ah, neanche cappelli, mai avuti, mi stanno una schifezza. E poi le tute, odio le tute! Se vado a camminare mai tuta, calzoni da montagna e scarpe idem. Stop.
Cosa vorrei cambiare: ma nulla, dai. Ormai...
Ossessione: le sciarpe. Colorate, leggere, belle. Ho anche una kefia quarantenne che continuo ad usare e delle sciarpine indiane che hanno la stessa età. Bazar a fontana di Trevi, odore di patchouli.
Negozi preferiti: l'erboristeria. Anche per le robe da mangiare. Non ne ho altri. (madonna 'sto post è poverissimo, mi sa che lo cancello). E il supermercato. Quello che posso permettermi più spesso. Ah già, là non ci si veste però..
Il prossimo acquisto: vorrei un vestito estivo. Uno chemisier. Ho dato un'occhiata ai saldi e non l'ho trovato. Anzi ne ho trovato uno ma non era della mia taglia. Sono sottotagliata.
Trucco: emh...nulla. Vabbè, una crema colorata e certe volte un po' di rossetto. Lo smalto. Mi piace lo smalto. Rosa, quello un po' da vecchie. D'altronde...
Un errore: un cappotto cammello. Acquistato dieci anni fa.Forse quindici. Ma pure venti mi sa.
Un sogno: riempire una scollatura. E indossare un cappello. Anche un berretto con il ponpon, va bene lo stesso. Un basco, poi, altro che sogno. Ma sai che ridere gessù gessù.
Aggiungiamo il profumo? Mai senza. Calèche sempre ma ora ho scoperto Nouveau Cologne 4711. Perfetta acqua di colonia per l'estate. Mi ci farei il bagno. Tutti gli altri mi fanno venire il mal di testa. Tutti.
Certo che come post fa pena ma comunque pure io, per cui ci siamo.
martedì 24 giugno 2014
di preliminari grida e sigaretta
A me le partite dei mondiali piacciono. Anzi, come in altre situazioni, mi piacciono i preliminari. Mi piace l'atmosfera, ecco. I supermercati che si riempiono di gente affannata che compra birre e patatine e poi corre a casa. Le strade che si svuotano, i balconi con le bandiere e le trombette perepè perepè. Mi piace questo clima festoso. Mi piace quando escono le squadre e tutti cantano gli inni. Lo canto pure io. Poi spengo. Esco in balcone e mi accendo una sigaretta, godendo del silenzio, chè qui sto tranquilla tranquilla per fatti miei. Tanto sappiamo come funziona, qualche grido sì sì dai adesso adesso e tutto è finito. Comunque non guardo le partite, non mi interessano, non ci capisco niente, anche se ho chiesto alla preside di spostare una riunione per via della partita. Vabbè, io non la vedo ma ho diritto di scegliere, no? Mica è indispensabile riunirsi proprio a quell'ora per stilare ipotetiche proposte per il prossimo anno scolastico, che cavolo... Però ho sorriso alla Costa Rica, perdonatemi. E vorrei che stasera sorridesse lui. Questo signore che vedete nella foto. Lo spero proprio. Non me ne vogliate ma io gli voglio tanto tanto bene.
(oddio, se gli azzurri avessero giocato o giocassero con una squadra europea, forse, boh, chissà...)
(oddio, se gli azzurri avessero giocato o giocassero con una squadra europea, forse, boh, chissà...)
mercoledì 11 giugno 2014
indiani e calcioni
Tanti
ma tanti anni fa, entrando all'università, ebbi modo di ascoltare parte
di un discorso (o presunto tale) di una bionda pallida indiana
metropolitana seduta a zampe incrociate insieme ad altri compagni di tribù nel
mezzo del cortile di palazzo Carli. Tra un ululato e l'altro (come da consuetudine
tribale) ella proclamava "quando io mi siedo per terra sotto i portici
sento la gente che passa dire che cazzo ci fa questa puttana seduta per
terra perchè non va a lavorare? ma loro non sanno che io il lavoro me lo voglio inventare
eja eja uuh uuh uuh".
Ecco, quando vedo qualcuno seduto per terra (metaforicamente) penso la stessa cosa (letteralmente) con l'aggiunta di ma nessuno ti prende a calci?
Perchè scrivo questo? Perchè tenere le natiche staccate dalla sedia è doveroso. Altrimenti che cazzo ci fa e via dicendo con aggiunta di calcioni.
Ecco, quando vedo qualcuno seduto per terra (metaforicamente) penso la stessa cosa (letteralmente) con l'aggiunta di ma nessuno ti prende a calci?
Perchè scrivo questo? Perchè tenere le natiche staccate dalla sedia è doveroso. Altrimenti che cazzo ci fa e via dicendo con aggiunta di calcioni.
giovedì 5 giugno 2014
estate e fellatio
A me l'estate non piace, credo di averlo già detto. Non sopporto che se ne parli come della bella stagione, non essendoci stata nessuna disposizione formale e rigorosa riguardo ciò che è bello e ciò che è brutto. Amo la pioggia (se non fosse il pensiero dei randagi) e amo pure il fre...sco. Vabbè, diciamo il fresco. E amo pure il cielo nuvoloso, ecco. Non pretendo, però, che le mie giornate preferite vengano chiamate giornate di bel tempo. Perchè, dunque, devo chiamare bello un tempo che non amo? Ora sul perchè l'estate mi sta sulle scatole scendo un velo pietoso, chè poi mi si dice ogni cosa ha aspetti belli, pensa positivo, goditi quello che viene, essù essù e via dicendo. Però tre quattro cose di questa stagione che proprio odio devo dirle, tanto le detesto. I calzoni a metà polpaccio, ad esempio. I piedi nudi ovunque e comunque essi siano. I deodoranti profumati. E i fellatio ice. Quelli che fino all'ultima goccia.
venerdì 23 maggio 2014
di porte chiuse e poesia
Non so più bene come vivono i miei concittadini e neanche mi interessa. Non so neppure cosa succede in città e quanti cantieri e quali e dove. Non leggo notizie locali e neppure non locali. Lavoro, vedo poche amiche disfatte come me, curo i miei gatti e la mia famiglia. La comunanza non serve, nel senso che ti sbatti ti sbatti ma poi arriva il momento che devi fare i conti con quello che hai dentro e dentro casa. E nessuno può aiutarti e ti accorgi che la coscienza sociale il sentimento civico e lo spirito comune son solo di intralcio e che è ora che pensi a dipanare la matassa che se prima era ingarbugliata ora è tutta un nodo e i fili si spezzano. Questo non per lamentarmi o giustificarmi ma per dire che di forza e coraggio ce ne sto mettendo ma solo dietro la porta di casa, dall'interno. E non vi dico che fatica. Ho lasciato la piazza non solo in senso metaforico e ho dismesso la prima persona plurale per quella singolare e questo io pesa come un macigno ma so che devo portarlo da sola e non solo per me sebbene da sola. Non è un discorso dell'antico lamento e neanche delle recriminazioni quotidiane sebbene sì, lo ammetto, sono pentita e non rifarei quel che ho fatto. Non inorridite e non compatitemi, vecchiaia e stanchezza sono dati di fatti e un po' di sano individualismo ogni tanto ci vuole. E niente, so di non aver ragione ma delle ragioni sì e me le faccio bastare per andare avanti recitando come un mantra la poesia Sfogo del mio amico Dante che mi conforta e mi incoraggia, come tutti i suoi scritti e i suoi letti che non sono quelli dove ci si corica ma quelli che lui legge e noi ascoltiamo. Chi li conosce sa e comprende, vero?
sabato 10 maggio 2014
aggiornamento
Da qualche giorno penso di aggiornare il blog sulla situazione qui all'Aquila. Mi è difficile ma ci provo.
Allora, la ricostruzione nelle periferie va abbastanza bene. Vengono fuori osceni palazzi arancioni gialli perfino lilla, rappezzati à le pènis du chien ma così è. In centro sono partiti diversi cantieri. Non molti, rispetto a quello che si dovrebbe e forse pure potrebbe, ma così è. Ogni tanto si sente parlare di progetti faraonici di parcheggi sotterranei e pure negozi e altre robe ma spero restino progetti. In alcune parti il centro sprofonda, si formano delle voragini che poi sono grosse buche ma mi viene da pensare che scavarci negozi non sia una bella idea. Gli alunni nelle scuole diminuiscono, i negozi chiudono, la gente va via. Vanno via pensionati che chi me lo fa fare 'sti pochi anni me li godo in un posto decente. Vanno via le famiglie giovani che chi ce lo fa fare facciamo crescere i figli in posti più sereni e speranzosi. Vanno via i liberi professionisti e gli artigiani che chi me lo fa fare 'sti quattro soldi che guadagno almeno so come spenderli e comunque qui ne giadagnerei due chi me lo fa fare. Vanno via i giovani che se altrove non si lavora qui si crepa proprio. Ci sarà una crisi del mercato immobiliare che lèvati. Gli alloggi del progetto c.a.s.e. vanno in malora nonostante costino nove milioni di euro l'anno per la manutenzione. Si vedono dappertutto cartelli vendesi vendesi ma chi vende praticamente svende. La città si è imbruttita e si sono imbruttiti gli abitanti. Imbruttiti invecchiati incattiviti. Anch'io. E anch'io, se potessi, me ne andrei. Subito. Anche adesso. In un qualunque altro posto. No, qualunque no, tipo le adozioni di cani e gatti. Avete visto come scrivono nellerichieste di affidi e adozioni? Eh, così. Ma proprio non posso e devo restare. E resto, sognando una vita normale.
Ho riletto il post. E' sciatto, non l'ho fatto apposta ma è così. Migliorerò. Spero.
Allora, la ricostruzione nelle periferie va abbastanza bene. Vengono fuori osceni palazzi arancioni gialli perfino lilla, rappezzati à le pènis du chien ma così è. In centro sono partiti diversi cantieri. Non molti, rispetto a quello che si dovrebbe e forse pure potrebbe, ma così è. Ogni tanto si sente parlare di progetti faraonici di parcheggi sotterranei e pure negozi e altre robe ma spero restino progetti. In alcune parti il centro sprofonda, si formano delle voragini che poi sono grosse buche ma mi viene da pensare che scavarci negozi non sia una bella idea. Gli alunni nelle scuole diminuiscono, i negozi chiudono, la gente va via. Vanno via pensionati che chi me lo fa fare 'sti pochi anni me li godo in un posto decente. Vanno via le famiglie giovani che chi ce lo fa fare facciamo crescere i figli in posti più sereni e speranzosi. Vanno via i liberi professionisti e gli artigiani che chi me lo fa fare 'sti quattro soldi che guadagno almeno so come spenderli e comunque qui ne giadagnerei due chi me lo fa fare. Vanno via i giovani che se altrove non si lavora qui si crepa proprio. Ci sarà una crisi del mercato immobiliare che lèvati. Gli alloggi del progetto c.a.s.e. vanno in malora nonostante costino nove milioni di euro l'anno per la manutenzione. Si vedono dappertutto cartelli vendesi vendesi ma chi vende praticamente svende. La città si è imbruttita e si sono imbruttiti gli abitanti. Imbruttiti invecchiati incattiviti. Anch'io. E anch'io, se potessi, me ne andrei. Subito. Anche adesso. In un qualunque altro posto. No, qualunque no, tipo le adozioni di cani e gatti. Avete visto come scrivono nellerichieste di affidi e adozioni? Eh, così. Ma proprio non posso e devo restare. E resto, sognando una vita normale.
Ho riletto il post. E' sciatto, non l'ho fatto apposta ma è così. Migliorerò. Spero.
giovedì 24 aprile 2014
sabato 12 aprile 2014
andrò a votare e chi
Vi avevo scritto qui che stavolta avrei votato, alle europee, alle regionali non credo proprio. E vi avevo detto che me lo aveva chiesto Pluto. Ora Pluto delle votazioni se ne frega altamente. E con lui se ne fregano gli altri Cani dell'Aquila che sono Prosperino, la sua morosa che si chiama Key, poi Gigino, Morgana, Bianchina e Nerone. Sono i nostri Cani del centro, quelli che vivevano in centro già prima, quelli che hanno le cucce nel parco del Castello che sarebbe il Forte spagnolo, quelli liberi che mai farebbero i cani di famiglia. Quelli un po' vecchi ma belli orgogliosi fedeli e fieri. Quindi se ne fregano, anzi ce ne freghiamo, loro ed io. Solo che a 'ste europee si presenta una delle loro nutrici assistenti volontarie un po' mamme e un po' badanti. Si presenta Annalucia Bonanni. Si presenta con Tsipras. E me ne fregherei pure di Tsipras chè ormai 'sti cazzi è l'unico mio pensiero ma invece no, vado lì e voto Annalucia. Perchè è in gamba, perchè si è impegnata tanto per la nostra città, da subito, in prima persona, con forza e coraggio. E perchè se i Cani dell'Aquila, quelli che vi ho detto ma anche quelli meno conosciuti ma più bisognosi, stanno bene, malgrado tutto quello che è successo e succede, gran parte del merito è suo. E questo è il motivo principale. E già da solo mi pare più che sufficiente. Poi se si vuole discutere di Tsipras, sappiate che mi trovate impreparata. E neanche ho intenzione di studiare.
domenica 6 aprile 2014
cinque anni dopo, grazie
E sono cinque anni tondi tondi. E forse dovrei scrivere cosa stavo facendo cinque anni fa. Dove come perchè con chi. O forse dovrei fare un bilancio, di questi cinque anni. E raccontare lo strazio, il dolore, le speranze, la delusione, la rabbia. No, nulla di tutto questo. Voglio, con questo post, dirvi grazie. Dire grazie, un grazie profondo, a tutti quelli che, in quei giorni privi di aggettivi significativi, mi furono vicini. A tutte le amiche e gli amici di questo blogghetto che chiesero di me, che mi scrissero, che mi telefonarono, che mi offrirono aiuto e disponibilità. Furono tanti, davvero tanti. E ancora oggi e sempre vi sono e vi sarò riconoscente. Grazie a chi ancora mi legge, grazie a chi ha deciso di chiudere questa esperienza virtuale. Io vi ricordo tutti e vi abbraccio uno ad uno, siete stati importantissimi e ancora lo siete. Grazie grazie grazie, vi voglio bene.
sabato 5 aprile 2014
cinque anni, la vigilia
San Massimo, la cattedrale. Non è la chiesa più bella e neanche la più importante. Questa immagine, però, è significativa. Perchè se andate in piazza Duomo e guardate la facciata vi viene da pensare che non è successo niente. Ma dentro è spezzata. Come la vedete nella foto. Come noi.
sabato 29 marzo 2014
Esserino e Balena
Un regalo per i lettori del blogghetto, un Blog che seguo da sempre e del quale (onorata e contenta) fui la prima commentatrice. Un Blog che amo tantissimo e che fa fare una capriola al mio vecchio cuore ogni volta che ne vedo un aggiornamento. Un Blog che racchiude tanti sentimenti, tante emozioni. Legate ai personaggi che lo animano, alle loro storie, al loro narrarsi. Esserino e Balena sono Gatti come Gatto è Ito e poi ci sono Dante Holly Bob Dani Dino Uliano e tante altre vite che ho imparato a conoscere e che amo. Ve lo propongo (molti di voi credo che già lo conoscano) perchè credo che anche voi ve ne innamorerete, perchè è impossibile non innamorarsene. Impossibile non ringraziarlo per ogni post, prezioso dono.
Questa è la loro presentazione:
" Il blog fatevi i gatti vostri nasce per iniziativa di Esserino Gatto, perennemente seduto sul pc di zia, con l’aiuto del nipotino di mamma umana Bobby, vero adoratore di questo gattino col quale si identifica e al quale attribuisce doti intellettive e culturali straordinarie per un micio. L’ interpretazione dei pensieri ed umori di Balena è opera della giovanissima ma non meno pazza sorella Dani che, quando il fratello ha troppo da fare, lo sostituisce nell’ausilio a Esserino. Nella lettura globale “blogale” è facile incontrare: incongruenze, contraddizioni, differenti versioni di un fatto. Derivano dall’ essere questo blog un luogo virtuale in cui si avvicendano più autori, differenti teste, differenti stili e soprattutto conoscenza dei fatti di seconda mano, avvenuta per lo più attraverso le veglie di Dante, amante del racconto orale ma poco dello scritto. DANTE, il babbo umano, i gatti se li è trovati in casa, partoriti da una gatta libera Agata che li ha concepiti (forse) con Benito (così detto per le pose autoritarie e per la nevrotica ,ricorrente affermazione della propria maschia e latina virilità). Della cucciolata, il grosso Balena e lo smilzo Esserino, in simbiosi fin dalla nascita sono stati trasferiti a casa di mamma Holly, quasi sempre detta la mamma umana, quale pegno di amore da parte di Dante.Gli altri sono stati sistemati tutti presso amici A giugno 2007 Agata è scomparsa nel nulla. ITO (così familiarmente detto) continua a fare il gatto guardiano a casa del babbo, in quella fascia di alta maremma cara a Fattori e ai Macchiaioli. Dante carattere irrequieto, spirito libertario sempre in contrasto con tutto ciò che è ordine e potere, vive facendo il pescatore tra Livorno e Piombino e l’arrotino in giro per l'Italia. Ha studiato ed ha avuto una brillante carriera ma il carattere insofferente, le prese di posizione radicali, diverse peripezie giudiziarie lo hanno portato dai convegni universitari al fiasco del vino. Di sé non parla molto, beve (troppo) suona l’armonica, improvvisa versi, ama i gatti e la mamma. Quando non pesca sul Tirreno,vive in una sorta di pendolarismo tra la sua bicocca sul mare, la casa del nonno a Livorno, dove è nato e incontra tutti i suoi amici, e Venezia dove vive la mamma. Per singolare coincidenza anche la mamma vive di pesca. Mentre Dante è un omaccione robusto e talvolta sovrappeso Holly è esile e raffinata. Avendo ereditato una barca per la pesca (sarebbe meglio dire la raccolta) delle vongole,ha scelto questa attività come alternativa agli impieghi precari che svolgeva da tempo. La pesca in laguna, un tempo fruttuosa, al momento è fortemente ridimensionata a causa dell’inquinamento e gli incassi un tempo buoni stanno andando piuttosto male. Adora i suoi gatti ed è perennemente in attesa dell’arrivo di Dante. Appena può va lei a trovarlo e si prende cura del babbo gatto ito che a causa delle lotte con gli altri maschi ha perennemente bisogni di medicazioni. Ruotano intorno alla famiglia e intervengono occasionalmente nel Blog: NONNO ULIANO e DON LUIGI (sacerdote in pensione): ultra ottuagenari, sono stati partigiani insieme quando erano poco più che ragazzi. Sopravvivono con dignità e fatica aiutandosi e bisticciando di continuo come Peppone e don Camillo, le loro fonti di angoscia sono rispettivamente la scomparsa dei comunisti e i discorsi del papa. DINO il lavacani: compagno di infanzia di Dante (rimasto orfano di mamma dalla nascita ha avuto il latte da nonna Argia, scomparsa anche lei una decina d’anni fa) hanno studiato insieme ma anche Dino non ce l’ha fatta a digerire il sistema e ha preferito la toilette per animali alla cattedra universitaria. Continua a laurearsi in discipline disparate che spaziano dalla filosofia alla biologia marina. Di fede marxista leninista sono famosi i suoi scontri con Dante anarchico libertario. Al momento sembra vivere una fase emozionale peggiore.Recentemente la mamma ha avuto in dono dal fratello un portatile seminuovo, così il vecchio macinino su cui furono scritti i primi post è passato come dotazione del Bar, consentendo al gruppo di Livorno di interagire in tempo quasi-reale. AMPELIO: Il circolo degli amici Livornesi si ritrova a un baretto (Bar Nado, nome del suocero di Ampelio) gestito da lui che non è un cuor di leone ma è furbo e da NARA: sua moglie (costretta a far quasi tutto lei in casa e al bar) Sono avanti con gli anni e non si sa quanto reggeranno col bar. I FIGLI di Ampelio (che hanno nomi di insetti, tipo ZANZARA, TAFANO, MOSCA, per il loro modo insistente di richiedere attenzione fin da quando erano in età infantile) compaiono ogni tanto. Il Tafano e Zanzara, ambedue giornalisti free-lance, talvolta scribacchiano sul blog per conto proprio o in aiuto del nonno Uliano."
Questa è la loro presentazione:
" Il blog fatevi i gatti vostri nasce per iniziativa di Esserino Gatto, perennemente seduto sul pc di zia, con l’aiuto del nipotino di mamma umana Bobby, vero adoratore di questo gattino col quale si identifica e al quale attribuisce doti intellettive e culturali straordinarie per un micio. L’ interpretazione dei pensieri ed umori di Balena è opera della giovanissima ma non meno pazza sorella Dani che, quando il fratello ha troppo da fare, lo sostituisce nell’ausilio a Esserino. Nella lettura globale “blogale” è facile incontrare: incongruenze, contraddizioni, differenti versioni di un fatto. Derivano dall’ essere questo blog un luogo virtuale in cui si avvicendano più autori, differenti teste, differenti stili e soprattutto conoscenza dei fatti di seconda mano, avvenuta per lo più attraverso le veglie di Dante, amante del racconto orale ma poco dello scritto. DANTE, il babbo umano, i gatti se li è trovati in casa, partoriti da una gatta libera Agata che li ha concepiti (forse) con Benito (così detto per le pose autoritarie e per la nevrotica ,ricorrente affermazione della propria maschia e latina virilità). Della cucciolata, il grosso Balena e lo smilzo Esserino, in simbiosi fin dalla nascita sono stati trasferiti a casa di mamma Holly, quasi sempre detta la mamma umana, quale pegno di amore da parte di Dante.Gli altri sono stati sistemati tutti presso amici A giugno 2007 Agata è scomparsa nel nulla. ITO (così familiarmente detto) continua a fare il gatto guardiano a casa del babbo, in quella fascia di alta maremma cara a Fattori e ai Macchiaioli. Dante carattere irrequieto, spirito libertario sempre in contrasto con tutto ciò che è ordine e potere, vive facendo il pescatore tra Livorno e Piombino e l’arrotino in giro per l'Italia. Ha studiato ed ha avuto una brillante carriera ma il carattere insofferente, le prese di posizione radicali, diverse peripezie giudiziarie lo hanno portato dai convegni universitari al fiasco del vino. Di sé non parla molto, beve (troppo) suona l’armonica, improvvisa versi, ama i gatti e la mamma. Quando non pesca sul Tirreno,vive in una sorta di pendolarismo tra la sua bicocca sul mare, la casa del nonno a Livorno, dove è nato e incontra tutti i suoi amici, e Venezia dove vive la mamma. Per singolare coincidenza anche la mamma vive di pesca. Mentre Dante è un omaccione robusto e talvolta sovrappeso Holly è esile e raffinata. Avendo ereditato una barca per la pesca (sarebbe meglio dire la raccolta) delle vongole,ha scelto questa attività come alternativa agli impieghi precari che svolgeva da tempo. La pesca in laguna, un tempo fruttuosa, al momento è fortemente ridimensionata a causa dell’inquinamento e gli incassi un tempo buoni stanno andando piuttosto male. Adora i suoi gatti ed è perennemente in attesa dell’arrivo di Dante. Appena può va lei a trovarlo e si prende cura del babbo gatto ito che a causa delle lotte con gli altri maschi ha perennemente bisogni di medicazioni. Ruotano intorno alla famiglia e intervengono occasionalmente nel Blog: NONNO ULIANO e DON LUIGI (sacerdote in pensione): ultra ottuagenari, sono stati partigiani insieme quando erano poco più che ragazzi. Sopravvivono con dignità e fatica aiutandosi e bisticciando di continuo come Peppone e don Camillo, le loro fonti di angoscia sono rispettivamente la scomparsa dei comunisti e i discorsi del papa. DINO il lavacani: compagno di infanzia di Dante (rimasto orfano di mamma dalla nascita ha avuto il latte da nonna Argia, scomparsa anche lei una decina d’anni fa) hanno studiato insieme ma anche Dino non ce l’ha fatta a digerire il sistema e ha preferito la toilette per animali alla cattedra universitaria. Continua a laurearsi in discipline disparate che spaziano dalla filosofia alla biologia marina. Di fede marxista leninista sono famosi i suoi scontri con Dante anarchico libertario. Al momento sembra vivere una fase emozionale peggiore.Recentemente la mamma ha avuto in dono dal fratello un portatile seminuovo, così il vecchio macinino su cui furono scritti i primi post è passato come dotazione del Bar, consentendo al gruppo di Livorno di interagire in tempo quasi-reale. AMPELIO: Il circolo degli amici Livornesi si ritrova a un baretto (Bar Nado, nome del suocero di Ampelio) gestito da lui che non è un cuor di leone ma è furbo e da NARA: sua moglie (costretta a far quasi tutto lei in casa e al bar) Sono avanti con gli anni e non si sa quanto reggeranno col bar. I FIGLI di Ampelio (che hanno nomi di insetti, tipo ZANZARA, TAFANO, MOSCA, per il loro modo insistente di richiedere attenzione fin da quando erano in età infantile) compaiono ogni tanto. Il Tafano e Zanzara, ambedue giornalisti free-lance, talvolta scribacchiano sul blog per conto proprio o in aiuto del nonno Uliano."
e se cliccate QUI trovate il Blog a me più caro
sabato 22 marzo 2014
sogno
Allora, io dormo (poco) con le gocce, per cui faccio dei sonni (brevi)
ma profondi e non ricordo cosa sogno. Ieri sera avevo la gatta che mi
dormiva addosso e non ho potuto prendere le gocce, ho dormito
(pochissimo) ma ho sognato. Ho sognato che mi affacciavo alla finestra
di questa casa, la rete di recinzione che c'è sotto era, nel sogno, la
ringhiera del balcone di una casa dove erano stese delle enormi coperte
di pelliccia, grandissime. Guardando meglio, sopra a tutte, c'era
una specie di pelle spellata di cavallo ma enorme, sembrava una pelle
di giraffa per come era grande ma era di cavallo. Io pensavo "ma chi ha
potuto fare una cosa del genere? e dove esiste un cavallo così grande?".
Mi affacciavo di nuovo e vedevo che 'sta pelle era per terra
spiaccicata ma si muoveva, allora cercavo aiuto e un signore che passava
mi dice "è un cavallo ma non è morto, è vivo, e adesso vola". Vola?
Insomma questo cavallo si mette in piedi ed era enorme con un manto
lungo e nero. Inizia a correre e si alza in volo perchè aveva pure le
ali. Allora scendo in strada e chiamo mio marito. Intanto il cavallo
era sceso e camminava e io dico a mio marito "guarda bene adesso il
cavallo vola, vedi? corre corre e poi si alza in volo". Mio marito non
capiva e io mi arrabbiavo e gli dicevo "lo vedi lo vedi? corre e poi
vola!" Ma lui non capiva e io mi arrabbiavo.
Stasera prendo le gocce.
Stasera prendo le gocce.
martedì 18 marzo 2014
andrò a votare...
...alle europee. E darò un voto da cani. E sarò contenta di poterlo dare, 'sto voto. Perchè lo devo a Pluto, Prosperino, Key, Nerone, Bianchina, Gigino, Morgana e a tutti i Cani della mia città. Ah-ha. Lascio il post incompleto, vi aggiornerò, lo prometto. Se e per quel che ve ne importa.
domenica 23 febbraio 2014
oltre il buio
Da tempo non parlo della mia città. Dovrei farlo, forse a qualcuno farebbe piacere sapere qualcosa. Ma vi giuro che mi pesa molto, come mai in quasi cinque anni. Con il passar dei mesi, degli anni, restano forti, crescono, l'attaccamento, la nostalgia, l'amore, il bisogno. Diminuiscono, inesorabilmente, il sogno e la speranza. Sparito ogni desiderio di mettere insieme i cocci e fare. Non ho voglia di fare nulla. Neppure di tornare nella mia abitazione, cosa che accadrà entro l'anno. Credo. Cosa cambierà, cambiando casa, non so. Per ora resto sospesa, dopo tanto affannarmi, dopo tante emozioni. Sospesa nella quotidianità e nell'anima. Vado ogni tanto in centro, evito i percorsi più frequentati, scelgo tragitti defilati, come la mia vita. Scopro vicoli dimenticati, piazzette silenziose, cammino seguita da uno dei nostri cani storici tra vecchi vetri e nuova spazzatura. Amo disperatamente le pietre che calpesto e le mura che mi fanno ombra ma in solitudine, chè non reggo presenze vive. Mi allontano restando presente dai sogni passati e mi incammino, sola, verso un futuro incerto che mi fa paura. Tendo la mano, c'è una porta chiusa che devo aprire. Oltre la porta il buio, la luce è lontana da questo cuore vecchio e da queste strade disfatte.
sabato 22 febbraio 2014
ci sarà una prima volta
Una vita defilata, sull'orlo dell'invisibilità. Una vita da gregario, o da mediano, canterebbe Liga (a me non piace eh). Una vita in secondo piano, in seconda fila, chè c'era sempre qualcuno prima. Sempre.
Finirà con un funerale sommesso, di quelli che si saprà dopo. Quattro gatti, forse,tutti dietro a quella bara. Per la prima volta in prima fila. Sogghignando nel buio.
Finirà con un funerale sommesso, di quelli che si saprà dopo. Quattro gatti, forse,tutti dietro a quella bara. Per la prima volta in prima fila. Sogghignando nel buio.
domenica 16 febbraio 2014
finiremo per inciampare
Se solo avessi capito prima. Capito, saputo. Se fosse stato altrove, o prima. O dopo. Se avessi saputo fare due conti, chè bastavano le dita di una mano. Se avessi avuto una dote, una qualunque attrattiva. Un briciolo di intelligenza in più, o almeno di furbizia.
E se tu avessi capito. E saputo. Del mio pane e della mia acqua. Gocce di sudore sulle briciole, sorgente persa tra i rovi. E le mie notti, la luce del lampione tra le persiane che cambia. E invece guardi nascondendoti tra le dita, con la paura che qualcuno ti veda.
Ma nessuno porta indietro i viandanti e ci si volge all'indietro a contare i passi. Tanti. Tutti inutili e sbagliati.
E tu continui a metterti la mano davanti agli occhi, e io a guardare indietro.
E se tu avessi capito. E saputo. Del mio pane e della mia acqua. Gocce di sudore sulle briciole, sorgente persa tra i rovi. E le mie notti, la luce del lampione tra le persiane che cambia. E invece guardi nascondendoti tra le dita, con la paura che qualcuno ti veda.
Ma nessuno porta indietro i viandanti e ci si volge all'indietro a contare i passi. Tanti. Tutti inutili e sbagliati.
E tu continui a metterti la mano davanti agli occhi, e io a guardare indietro.
giovedì 13 febbraio 2014
IO DICO NO AL CAPTCHA 2014
Sembrano una cazzata, i captcha, ma non lo sono poi tanto. Soprattutto per chi, come me, ha problemi di vista. Comunque voi fate come vi pare, io aderisco a questa iniziativa e dico che 'sti captcha mi stanno cordialmente sulle scatole e che evito di lasciare commenti dove ci sono quelle odiose stringhe, chè come voi vedete le stringhe io vedo tutto e le stringhe neanche le vedo. Grazie all'Amico Alligatore che non è l'alligatore qui sotto ma un blogger davvero in gamba. Quello che segue è un brano scritto da un suo amico e gli amici dei miei amici sono (quasi sempre) miei amici. Sembra che tra i giovani bloggers 'sta cosa sia molto seguita. Io non sono giovane ma va bene lo stesso, anzi di più, proprio perchè sono vecchia. Voi date un'occhiata ai vari blog che aderiscono a questa cosa, ci sono idee molto originali e divertenti. Un esempio.
sabato 1 febbraio 2014
ti sparo a pranzo
Si invecchia si invecchia. E i difetti si evidenziano e si controllano meno. Sempre più spesso (mi) elenco le cose che non tollero e che aumentano ogni giorno che passa. E di tali intolleranze mi compiaccio e non me me dispiaccio, immaginando vendette e rappresaglie. Non tollero, ad esempio, il mangiare insieme. Non parlo dei pasti domestici, occasione per nutrirsi e per metter su qualche bella discussione familiare sul cibo-università-lavoro-salute-governo e vaffanculo tu ma che cazzo capisci e non rompere le palle. Parlo, chennesò, dei pasti nelle mense, a scuola, ad esempio. Quando e dove mi ritrovo seduta con altre quattro persone tre volte a settimana, intorno ad un tavolo minuscolo, che una parla con la bocca piena, l'altra muove la posata poggiando il gomito e un'altra per prendere il pane ti infila il braccio nel piatto. Dove i discorsi di accompagnamento sono la menopausa, l'influenza di stagione e i genitori anziani. E dalli con cicli perdite scompensi intestinali cateteri drenaggi dispute tra cognate e cazzi vari. Che cavolo, mangiare è un dovere e un piacere ma il piacere lo provo se non vedo bocche e non sento versi, per quanto sensati o se, mentre mangio, mi diverto. E in compognia difficilmente mi diverto. Divertirsi masticando e deglutendo, ma dai per favore. Da sparagli in bocca. E vedere come ingoiano.
sabato 11 gennaio 2014
compleanno
Oggi è il mio compleanno. Grazie grazie, molto gentili. Dovrei unire il bilancio dell'anno solare con quello anagrafico (insomma, avete capito la somma, no?). Non sono così masochista e desisto. Ieri volevo farmi un regalo. Avevo visto una bella sciarpa in una vetrina, prima di Natale. Costava, per me, un po' tanto, non pago quaranta euro per una sciarpa, per quanto bella bellissima. Con quaranta euro faccio la spesa o metto benzina o son finite le crocche. Ieri l'ho cercata, speravo pure nei saldi, ma l'avevano venduta. Sarebbe stato il mio regalo di Natale e di compleanno. Pazienza. Meglio così, ho detto alla commessa rammaricata, voi l'avete venduta lo stesso e io risparmio. Ho riordinato, per consolarmi, il cassetto delle sciarpe. Mi piacciono, le sciarpe. Colorate, morbide, setose, avvolgenti. L'unica capo colorato che riesco ad indossare. Ho poi riordinato il mio armadio: penzolano, desolati, tre paia di jeans, quattro vecchi vestiti di maglia neri, due maglioni neri e uno grigio, un piumino che non è di piume vere per fortuna, un giaccone, due giacche, tre camicie che non uso da decenni. E mi son rallegrata. Un armadio vuoto, essenziale, il minimo indispensabile. L'ultimo capo comprato cinque anni fa. Prima. Chè qui il tempo si divide in prima e dopo. Bene bene, mi son detta. Sempre più cozza, eh? E sì, mi sono risposta. Sempre più cozza dentro e fuori. Ho tagliato sulle spese (non solo per scelta) e anche sul resto. Ho tagliato su affetti e sentimenti. Ho tagliato ristretto messo disinfettanti igienizzanti e cicatrizzanti. E ancora ho da lavorare, mica ho finito. I vecchi si rimpiccioliscano, si restringono, diventano più bassi. E chi ha detto che non debba accadere la stessa cosa anche al loro cuore, non inteso come muscolo cardiaco ma come quello simbolizzato con minore di tre? E quindi è così, se non riesco ad amare di più me stessa, risparmio un po' sugli altri. Ho un'età, non posso disperdere forze inutilmente. Questo è il mio regalo di compleanno: risparmio affettivo. A voi continuo a voler bene, però. In maniera molto egoistica: ho bisogno di voi. Ecco cosa sono: una vecchia avara ed egoista. Vabbè.
Un regalo lo gradirei, si tratta di un sms che non arriverà e, poichè non arriverà, darò un'altra mandata di chiave a 'sto vecchio minore di tre.
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