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23 ottobre 2008

Omaggi incomprensibili

"Ooh finammente facciamo la marmellata"
"Matti ! Fi-na-L-men-te..."
"... eh. Facciamo la marmellata"
"Matti si dice finalmente con la "L", fi-na-L-men-te"
"Si va bene, però facciamo la marmellata!"

Non ho mai capito perché nei supermercati di paese ci sono quattro casse, in una sorta di ostentazione di modernità, se poi ne tengono aperta solo una. E come adesso la massa consumistica del sabato mattina, si ammassa in questo unico imbuto vociante e cacofonico.

"No, non facciamo la marmellata, Matti, facciamo un'altra cosa"
"Ma con cosa la facciamo? Nonna ha fatto la marmellata quando la scuola non c'era !"
"Matti non facciamo la marmellata"
"Lei ci ha messo tutte le frutte che nonno gli ha comprato"
"Matti non facciamo la marmellata"
"Qualcuna la buttata via però !"
"Matti non facciamo la marmellata"

Una signora ha lasciato il suo cestino della spesa vicino alla cassa ed è sparita, ho una brutta sensazione

"Allora ci mettiamo dentro i pezzi di pesca, quelli grossi! Ma le pesche dove si comprano adesso ?"
"Matti non ci mettiamo le pesche!"
"Aaah ho capito allora ci metti quelle palline nere che si prendono lungo la strada ... !"
"..."
"Si ! Quelle palline nere che quando vai la sulla strada dove ci abita Gianluca le trovavi l'anno scorso!"
"Le more?!"
"Eh si la marmellata con le more!"
"Matti non facciamo la marmellata"

La signora riappare, lascia una bottiglia di latte nel suo cestino e poi riparte. Che brutta sensazione che ho !

"Ma allora che le prendiamo a fare le palline nere !?"
"..."
"...!"
"Matti ma chi ti ha detto che andiamo a prendere le palline nere, amore di papà ?!"
Ora ho il mio viso a livello del suo , girato verso di lui che sta alla mia sinistra, lo guardo dritto negli occhi, piegato in basso, il naso quasi a toccare il suo. Mi risollevo e ...

"Signora scusi ma lei dove stava? Non mi pare che fosse davanti a me, mi perdoni sa ma è un quartodora che sono in fila, abbia pazienza."
"Guardi che io ci avevo lasciato il cestino in fila !"
"Come il cestino signora? Guardi che i cestini non fanno le file, non pagano alla casse. Potrei capire un cappello ma un cestino, e no eh !!"
"Mamma mia che modi! Non c'è mica bisogno di alzare la voce se proprio vuole la lascio passare!"
"Ecco si, mi lasci passare grazie. Si che ho proprio fretta e che è meglio!"
"... e poi dobbiamo andare a fare le marmellate !"
"Matti non andiamo a fare le marmellate."

"Allora cosa ci fai con quei barattoli ?"

Insalata di mare tiepida omaggio ad Uliassi



Un piatto che potete mangiare da Uliassi qua vicino a Senigallia. Io ci ho messo un calamaro, una mazzancolla, uno scampo, un filetto di gallinella, qualche vongola, cozza, un piccola buccia di limone, un pomodorino piccadilly sbucciato e privato dei semi, poco sale, pepe e un filo di olio. Cuociono, i barattoli, a bagnomaria per una ventina di minuti e si aprono a tavola per goderne il profumo.

A Matti facevano "schifo". E gli è rimasta la marmellata nel gozzo.
Provvederemo, ma non subito.

12 luglio 2007

Aficionados

E' che uno alle cose ci si affeziona. Ti affezioni alla casa anche se è brutta e quando devi traslocare ti dispiace. Ti affezioni alle cose che neanche quando traslochi butti via. Le tieni perché "non si sa mai". Poi quando prendi il coraggio a quattro mani e butti, stai tranquillo che dopo una settimana quello che hai buttato ti serve.
E così quando vivi in posto, piccolo come il mio, ti affezioni alla pesciarola, al macellaro, alla fruttarola. Ti affezioni persino al cane del vicino, ma non quelle dell'enotecario, che abbaia tutta la notte, e che gli hanno ricostruito il tetto con l'eternit. Ché l'altro giorno, mi dice mio figlio che parla con i cani, voleva farsi abbandonare in autostrada.
Così quando "transumi" per quei quindici giorni di vacanza che la famiglia prende , che però tu lavori, non hai più i tuoi punti di riferimento. E allora tentenni sei incerto, non osi.
Ed è capitato così che prima di decidermi di comperare del pesce, in un posto di mare (!!!) ho analizzato, esteriormente, le quattro pescherie che nei sei chilometri di corsa mattutina incontro.
La scelta è caduta su quella della foto sopra, perchè mi dava l'idea di qualcosa di genuino, di vero, di pescatore che pesca, lì ad uno sputo dal mare. Vado.

Dentro il baracchino c'è un signore anziano, basso, tarchiato, la pella cotta dal sole, maglietta, pantaloncini e ciabatte. Le mani dietro la schiena. Sul banco una cassetta di alici, che ogni tanto, con una mano guizzante, risistema secondo un improbabile schema logico, tutto suo.

"Buongiorno, che abbiamo di buono oggi" (lo so che l'approccio fa cagare ma cercate di capire il contesto ambientale, l' "enviroment"!!! Come facevo ad integrarmi con l'indigeno?)
"Buongiorno, c'abbiamo delle 'cciughe fa-vo-lo-se !"
"No grazie. Magari dei calamari?"
"Nooo calamari niente oggi, ma le 'cciughe, guardi, fa-vo-lo-se !"
"No, no, volevo fare uno "scoglio". Mmmhh delle seppie le ha?"
"Nooo niente seppie oggi..." la mano destra guizza, da dietro la schiena verso la cassetta e allinea un'alice a un immaginario parallelismo, con un altra "... però guardi qua che 'cciughe, fa-vo-lo-se !"
Mi viene un dubbio.
"Scampi ?"
"Noooo...!"
"Mazzancolle ?"
"Noooo...!"
"Vongole ?"
"Noooo...!"
"Cozze?"
"Noooo...!"
E poi la certezza.
" 'cciughe ?"
"Fa-vo-lo-se !"
".... Me ne faccia mezzo chilo, che chissà quelli di casa oggi quanto saranno contenti .... "

Alici marinate con pesca e mandorle tostate

La ricetta ispiratrice originale è quella di chef "capo" Nico che ha pubblicato qui. Io ho dovuto giocoforza, per mancanza di punti di riferimento modificarla (perdonami Capo). E quindi ho deliscato le alici e le ho lasciate insaporire in olio extra buono con pochissimo limone (gocce) e qualche fettina di peperoncino piccante fresco, per una ventina di minuti (il tempo di preparare la cena). Le ho disposte nel piatto alternandole alla pesca tagliata a bastoncino, condito con un fleur de sel Portoghese, qualche scaglia di mandorla tostata (a ricordare il sale di Maldon, che non avevo e che se non ricordo male si presenta a scagliette). Ho condito con l'olio della marinatura un filo di balsamico tradizionale di Modena.
Con il resto delle alici invece ho fatto delle:

Trofie con le alici, olive taggiasche e cappero di Pantelleria

Per quattro. In una padella fate andare uno spicchio di aglio con un paio di fettine di peperoncino fresco in poco olio extra buono. Appena l'aglio comincia a colorare tuffate otto/dieci pomodorini datterino, privati di buccia e semi, aggiungete un tre o quattro alici a testa deliscate, poi le olive denocciolate e i capperi, lasciate cuocere per un minuto. Togliete dal fuoco. Lessate delle trofie (io uso le San Lorenzo), scolatele e saltatele in padella con il sugo, servite aggiungendo un filo d'olio a crudo.


Da bere su questi piatti, in particolare sul secondo, lo chardonnay di Cusumano, il Jalè un vino di struttura importante e gradevole che lascia piacevolmente appagati nel dopo cena ;)


17 giugno 2007

Che fatica !

Capo ho provato a fare una tua ricetta... ma che fatica !! Senti qua.
Vedo, già sul tuo vecchio blog, quel carpaccio di tonno che è una
meraviglia. Trovare il tonno non è complicato, la mia pesciarola, me ne rimedia di freschissimo quando voglio e dunque: tonno, celo; salsa di soia, mmmh non la metto; miele celo, aceto celo, pomodoro, celo ma non mi serve, stecca di lemongrass.... **zzo è 'sta roba?! Vai su internet, cerca, foto, lemongrass... verdura. Vado dalla fruttarola. Ma la mia fruttarola è sempre abbastanza "agitata", ogni volta che vado mi sembra di fare un esame di maturità, dopo che gli ho chiesto cinque cose, alla sesta mi guarda come a dire "Che palle, possibile che ti serve tutta questa roba.... mica posso stare dietro a servire te, che ogni volta vuoi undici cose". Ecco io sono certo che questo è il suo pensiero latente, quello della mia fruttarola. Però vado, se il Capo dice che ci mette il lemongrass, vado e l'affronto.

Entro, l'aria è tesa. Una signora anziana si sta lamentando che l'insalata è troppo aperta, la fruttarola è più che agitata, è estremamente nervosa.
Dopo tocca a me!
Entra un signore e chiede alla fruttarola se per caso abbia visto la figlia di lui. Apriti cielo .... "NO, SUA FIGLIA DA ME NON CI VIENE A FARE SPESA, NON C'E' MAI VENUTAAAA". ....... Ora la fruttarola sembra un po' più di nervosa ... sembra proprio incazzata
Dopo tocca a me!
La vecchietta vuol cambiare l'insalata, la fruttarola non gliela cambia, gli ridà i soldi e la "invita" ad andarsi a comperare l'insalata da un' altra parte, scambio di convenevoli e di saluti "formali". I "colpi e le maledizioni" volano dietro alla vecchietta appena uscita, mi passano davanti agli occhi come katane in quei film giapponesi. La fruttarola sbatte sul banco un cesto, la mascella serrata, e un melone quattro cassette più in là cade per terra.
Adesso tocca a me!
"CHE VUOLE?"
deglutisco, prendo fiato e... con evidente imbarazzo e finta disinvoltura dico:
"Quei bei pomodorini, che vedo là, vicino a quella bellissima e fresca, nonché chiusa, insalata."
"POI?"
"Aaahh queste meravigliose pere, che così belle non ne ho mai viste"
"ALTRO?"
"Che per caso, ha quelle belle carote a ciuffo che prendo sempre, solo da Lei, che mi piacciono tanto?"
"CERTO, POI?"
"Ehhh... mmh... Lem... Lemon... Lemongrass"
"CHE?"
"Le... lemoo... lemoo... lemooooonnn..."
"EHHH' NON HO CAPITO"
"lemmm... le... du... due pompelmi, rosa"
"Altro?"
"No signora basta così grazie mille" :-(((

Capo, qui dove abito io, il lemongrass mi sa che non ce l'hanno, e comunque magari lo chiedo un'altra volta, va bene? Però adesso mi perdoni se l'ho fato così, il tuo:

Carpaccio di tonno


Ho preso il tonno freschissimo che ti dicevo prima, l'ho tagliato con un coltello affilatissimo (non d'oltreoceano come i tuoi, ma "tedesco" sai io sono "giovane" del mesté), ho tagliato il tonno sottile, l'ho condito con un emulsione di olio buonissimo, succo di pompelmo rosa e una punta di miele d'acacia. Ho messo le fette a mo' di petali su di un piatto, ho aggiunto appena qualche grano di "fleur de sel de guérandes", alcune foglioline di timo limone, qualche goccia di aceto balsamico tradizionale. Lo abbiamo mangiato con pane caldo e burro salato...

A me veniva da "piangere" già così ... Pensa se trovavo il Lemongrass.

Ci abbiamo bevuto sopra roba della mia terra lo chardonnay di Velenosi. Non ha fatto una figuraccia.

Spero che la mia fruttarola non sia cablata, altrimenti altro che moderazione per i commenti, mi tocca metterci due cani lupo co' la bava alla bocca.

20 maggio 2007

A volte ritornano

Domenica come tante, famiglia divisa tra passioni sportive e cultura musicale. Qualcuno si pedale un tre ore di strada, in un silenzio quasi assoluto. Qualcun'altro accompagna la giovane promessa bandistico/clarinettiana ad un' eufonia concertistica fuori comune e fuori provincia.... otto chilometri da casa.
Il tempo di tornare e preparare un piatto veloce e con quello che hai. E quello che hai è ciò che rimane dalla visita di un paio di cari amici che si sono attraversati mezza Italia per venerti a trovare,... e che a volte, per fortuna, ritornano. Ma quello che hai sono anche gli ingredienti per un piatto che tempo fa, uno chef con faccia da bravo ragazzo, aveva postato (se non ricordo male) nel suo vecchio blog che ora non c'è più. Ma che anche lui, buon per noi che lo leggiamo, è ritornato, con una nuova veste.

E allora eccola quà una:


Carbonara di spaghetti "Cocco", con "tonno", zucchine e i fiori.


Per noi quattro: batto due rossi e un uovo intero, aggiungo poco latte, parmigiano, noce moscata, sale e pepe. Faccio saltare due zucchine fatte a tocchetti a cui ho eliminato parte del bianco interno, lavo i fiori di zucca e li tengo da parte. Riduco a tocchetti un paio di etti di tonno freschissimo. Lesso gli spaghetti, usate gli "spaghetti a matassa" della linea "sfoglia grezza" di Giuseppe Cocco, li scolo al dente li salto nella padella, a fuoco vivo, con le zucchine i fiori e il tonno che si scotterà appenna. Spengo la fiamma aggiungo poco olio buono, verso le uova e le lascio rapprendere a crema con il calore residuo della padella. Li servo sui piatti e li vedo scomparire nell'arco di cinque minuti. meno male che gli amici... ritornano.

07 febbraio 2007

Costa brasata

Giro annoiato per l'etere televisivo del dopocena, del dopotelegiornale, ogni tre o quattro secondi avanzo di un canale, film, telefilm, medico, sala operatoria, polizia, elicottero, africa, animali, alpinista, guerra, pubblicità, cucina... cuoco... ricetta.

Lui ha quella parlata "pulita" e senza accenti particolari, il viso glabro e rotondo, il capello corto e brizzolato sulle tempie, lo sguardo da bravo ragazzo. Nicola Cavallaro, giacca nera irrompe nel mio salone. In mano tiene un costa di manzo di quattro anni di razza Piemontese selezione Alberto Masseroni, suo amico, ne parla come solo chi ha la passione per la cucina, per i piatti, e per il suo mestiere può parlarne.


La costa, fatevela magari tagliare in due dal vostro macellaio, finisce prima infarinata e poi a rosolare in olio buono sul fuoco. Nicola racconta delle sue esperienze, sala e pepa la costa che contiunua a rosolare, a parte in una padella fa saltare pezzi di carota, sedano e cipolla in olio e poi sfuma tutto con del vino rosso. Quando la costa è rosolata incorpora verdure e vino e copre con carta alluminio, mette in forno a 135°/140° per cinque (cinque) ore. Da una parte fa una polenta , io a differenza sua ho preparato un classico e tranquillo purè di patate. Frigge dei cuori di carciofo tagliati sottili, impiatta un pezzo di costa che si stacca dall'osso: morbida e succosa, mette un paio di quenelle di polenta (purè) e ci adagia sopra i carciofi fritti, nappa con il fondo di cotture ristretto, e su invito del cuocopresentatore cita il nome del piatto, il mio: "Costa brasata con purè e cuori di carciofo fritti.