Visualizzazione post con etichetta legumi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta legumi. Mostra tutti i post

25 ottobre 2010

Vecchi pipistrelli


La casa è fredda. Di più: è ghiaccia come solo le case disabitate sanno esserlo. Fuori potrebbe esserci la più calda giornata d'estate, ma qui dentro farebbe comunque freddo. Di quei freddi solitari, che solo l'abbandono riesce a dare. Di quei freddi attaccati alle mura come pipistrelli neri, che quando ti infili nelle stanze, con un battito d'ali svolazzano sulle tue spalle, e li restano per tutto il tempo che servirà alla memoria per farli scappare via.

Mi muovo piano come un intruso, un ladro, in mezzo a questo nulla che resta. Apro porte di stanze, che sono come laghi di ricordi in cui tuffarsi. Sul suo comodino la vecchia radiolina nella custodia di finta pelle, matite gialle, e un piccolo fascio di "settimane enigmistiche". Cassetti che il tempo ha chiuso per sempre, gonfi di umidità che non li fa più scorrere. Il salone oramai vuoto, qualcuno ha portato i mobili in altre stanze, altre case. I passi rimbombano sul pavimento, contro le mura macchiate di muffa. Sul tavolo della cucina restano oggetti irriconoscibili, pezzi di dispensa e vecchi piatti "sbeccati". Solo la crepa sul muro, é ancora attuale, oggetto di una vecchia e infinita causa legale con i vicini, resta la sola ad aspettare che un giudice la faccia sparire. La porta dello studio é un invito ad entrare, il nulla che resta é un invito a fuggire. I libri che tappezzavano queste mura, il divano di lana rossa, il vecchio giradischi, tutto sparito, donato ad un museo, ad altre case. Resta solo la poltrona di mia nonna accanto alla finestra. Mi seggo, lo sguardo sul vecchio orto e più oltre verso il paese. Non se ne vanno i pipistrelli, per quanto mi stringa addosso la giacca a vento, restano aggrappati ai ricordi che riaffiorano.

Le giornate passate in questa stanza lei su questa poltrona, immaginava, più che vederlo, il mondo fuori di quella finestra, mentre io sul divano sfogliavo libri quasi più grandi di me. Restavo per ore ad ascoltare. Il suo ciacolare era la colonna sonora della mia immaginazione. A volte mi riportava a terra con una domanda diretta o con un racconto che dovevo per forza seguire, ascoltare. Altre volte impartiva ordini, seduta su quella poltrona, alle figlie che di la in cucina che preparavano il pranzo, più salato, meno cotto, la pasta da buttare per il figlio; mio zio. Passavano così i sabati e le domeniche d'inverno, davanti al quel camino sonnecchiante, davanti a quell'orto affacciato sulla finestra di quello studio. Da quella libreria lessi i miei primi romanzi, raccolsi le prime emozioni della carta stampata, i viaggi più belli quelli che solo la fantasia sa far fare. Su quel divano che non c'é più, tra quei libri ormai scomparsi.

I pipistrelli mordono ancora, svolazzano ogni volta che provo a scacciarli in cerca del calore di quei ricordi. Resto a guardare la mia immagine sfocata sul vetro, l'orto é nascosto dall'erba ormai alta, a malapena intravedo la punta del campanile del paese, lontano tra gli alberi di fico. Aspetto in questo silenzio che qualcosa si possa rianimare, che una voce mi possa far trasalire. Ma non ci sono rumori, non ci sono voci e non ci sono più i profumi. Solo l'odore languido di terra fredda, della muffa dei muri, invece dei profumi di un'infanzia prima e di un'adolescenza poi, così vicina in questa stanza, così lontana da questa casa.

Mi alzo, me ne vado, torno nel mondo, attraverso il corridoio buio e lungo e lascio che i pipistrelli fuggano via, mentre la fantasia mi tiene ancora bambino a correre tra queste stanze invase dalle nostre grida e dal profumo caldo della zuppa di ceci che bolliva in cucina.

I ceci vanno al mare
(il grillo con i ceci in zuppa)



Per 4 persone vi occorrono due astici e 200 gr di ceci di Colfiorito secchi, o quelli che preferite voi.
Lasciate i ceci in ammollo per almeno un giorno intero, cambiate l'acqua un paio di volte. Metteteli a lessare in poca acqua salata,(usate poco sale questa è anche la zuppa) che dovrete aggiungere man, mano che occorrerà. Profumate con 2 spicchi d'aglio in camicia e un paio di rametti di rosmarino. Un paio d'ore a fuoco lento e coperti dovrebbero bastare e comunque decide la cottura a vostro piacimento.

Preparate il sugo di Grillo: sciogliete un paio di scalogni, tritati finemente in poco olio evo. Lasciateli appassire aiutandovi con poca acqua calda quando questa sarà del tutto evaporata, aggiungete una decina di pomodori piccadilly o 5 di quelli ramati, privati dei semi e della pelle e fatti a cubetti. Lasciate cuocere a fuoco vivo per una decina di minuti, profumate con qualche foglia di basilico, salate, pepate e poi mettete da parte in un contenitore. Nella stessa padella mettete i due astici. Gli astici devono essere divisi in due per il senso della lunghezza. Se questa operazione che porta alla morte l'animale non riuscite a farla, chiedete al vostro pescivendolo di fiducia di sostituirvi nell'incombenza, eliminando anche le viscere (ma solo quelle). Rosolate gli astici a fuoco vivo e coperti, quando risulteranno belli rossi spegnete, incorporate il liquido rimasto al sugo fatto precedentemente. Recuperate tutta la polpa, spezzando le chele e le gambe, poi rimettete tutto in padella, sugo, polpa e a questo punto i ceci con parte del loro brodo di cottura. Correggete si sale e pepe. Lessate dei maltagliati che avrete ricavato da una sfoglia classica, tagliandoli a rombi abbastanza grandi. Scolateli al dente, poi finite la cottura saltandoli in padella, aggiungendo se occorre il brodo di cottura dei ceci. Servite con un filo d'olio a crudo.


Il cece cosí cotto e condito anch’esso con un filo di olio evo e accompagnato da una fetta di pane bruscato "tostato" é uno dei piatti della tradizione di questa parte di Marca e della mia famiglia.

19 settembre 2010

Ad Oleo


E’ come una bava di ragno, tenuta tra le dita.
Sottile, scivolosa, quasi eterea. La tengo con le unghie, mai con i denti, ma con con forza, stringendo la punta delle dita. Così accompagno i suoi movimenti, tiro, poi mollo, con la coscienza di un adulto e il cuore di un ragazzo. La lascio muoversi, stando attento a non tirare troppo, a non rompere l’ illusorio legame che ci tiene ancora vicini, meno lontani di un tra poco, non distante.

A volte m’illudo di sentirla vicina, la tensione quasi svanita, sparita. A volte, terrorizzato mi sembra scomparire, fuggire lontano. E allora come il ragno, a cui strappo la tela, ricostruisco quella bava sottile. Pian piano, girandoci intorno, indifferente, distratto, lo riporto vicino. Impongo regole, le spiego, mi illudo che vengano comprese, mollo qualcosa di quel filo sottile, e penso che adesso si rompe, forse si rompe, certo che si romperà, ma non ancora. Convivo, che è un vivere strano, con questa adolescenza che non cresce, e non son convinto che debba farlo. Non è lei che deve crescere, lei c'è, ci sarà, c'è sempre stata.

Me la porto addosso, attento a non commettere errori vissuti nella mia, dubbioso dei deboli segnali che passano e spaventato da quelli che potrebbero non passare. A volte mollo, perché per nuotare ci vuole l'acqua e anche profonda, ma anche qualcuno pronto con un salvagente, una pacca sulle spalle, uno sguardo di fiducia. A volte stringo fino all'impossibile, duro contro duro, a chi la dura di più. Poi dopo un po', ma un po' anche più po' di un po', molliamo, ma non senza aver prima ripreso tutte le misure l'uno dell'altro, ritastato tutti i polsi e pettinato tutti i peli. Allora uno sguardo basso e un "scusa dai", messo lì, al posto giusto, ci riportano vicini. Legati di nuovo da quella bava di ragno, sottile, scivolosa. Riconquista del conquistato che era, a volte anche con materiali messaggi di affetto portati, magari da un piatto di:

Fagioli con le cotiche



Dal vostro macellaio vi fate dare un paio di pezzi di cotica, puliti e lavati. Avrete cura di ripassare bene la parte esterna per eliminare i peli, usando, a vostro piacimento, o una fiammeggiata sui fornelli di casa o un rasoio usa e getta tri-lama. Raccomando vivamente di non utilizzare schiume, specialmente al mentolo.

Fatto ciò, scotterete per 5 minuti in acqua bollente salata le cotiche, e poi con un coltello affilato toglierete il grasso in eccesso, per poi riprendere la cottura fino a che risulteranno cotte ma non troppo (torneranno sul fuoco). Nel frattempo avrete lessato un chilo (sporco) di fagioli borlotti freschi o un 400 gr già "sdaginati" oppure un 250 gr. di fagioli, sempre borlotti, secchi e ammollati per almeno una giornata. Anche in questo caso io lascio i fagioli belli al dente avendo cura di farli bollire in acqua e sale, con una carota e una costa di sedano. A parte preparate un soffritto con cipolla, sedano, carota, qualche pezzetto di gambuccio di prosciutto, aggiungete della salsa di pomodoro, le cotiche che avrete tagliato a striscioline una foglia di alloro. Salate e pepate e se piace aggiungete un po' di peperoncino. Aggiungete i fagioli con la loro acqua di cottura, se freschi. Se fossero secchi vi conviene cambiare acqua dopo una prima bollitura. Lasciate insaporire bene per una ventina di minuti, servite accompagnato da fette di pane tostato.


Questo piatto sono la passione, una delle tante, di Leo. Magari per riconquistare il vostro adolescente basta una cioccolata calda.

24 settembre 2008

Non te la toglierà nessuno

Ha infilato un tozzo di pane secco nel suo bicchiere, ci ha versato sopra due dita di vino e altrettante di acqua, poi è tornata a concentrarsi sul suo piatto.
La cucina è piccola, disadorna, vecchia di un vecchio senza storia, anonimo e dozzinale. Sulla credenza una sveglia rumoreggia, scandendo i secondi che passano, ad ogni secondo la testa di una gallina, disegnata sul quadrante, si piega in un finto beccare. Una piccola prole di pulcini, la guarda immobile, in una sorpresa infinita, fare quel gesto inutile. Dalla sala giunge silenzioso lo sfregare di penna, cadenzato dal tempo di leggere la definizione successiva, lui sta finendo l’ultimo giro di parole crociate. Quando la sua pasta avrà finito di riempire la stanza di vapore, e sarà, condita con il sugo di ieri, pronta sul piatto, si alzerà e verrà a sedersi qui a tavola vicino a me. Nessuno parlerà e il richiamo che lo ha staccato dal suo passatempo, aleggerà nell’aria calda, rotto solo dal suo sbuffare. Affetterà un’ intera cipolla sulla pasta, sorridendo soddisfatto del senso di ripugnanza che vedrà trasparire sul mio volto. Prenderà con il cucchiaino blu di plastica, inseparabile cimelio di quello che resta di una sconosciuta formaggiera, un poco di parmigiano grattugiato che completerà quel rito giornaliero del suo desinare. Poi veloce infilzerà tanti rigatoni quanti ne potrà contenere la forchetta, e ingoierà senza respiro, costringendo il suo diaframma a contrazioni che gli faranno emettere rumorosi singhiozzi. Solo allora lei alzerà gli occhi dal suo piatto a rimproverare un figlio settantenne della sua incompostezza. Ma per ora siamo ancora soli.

Il cucchiaio si muove lento nel piatto, fa un giro in senso orario, poi raccoglie un poco di zuppa, e la porta verso la bocca. Lì quattro denti, ultimi testimoni dei fasti passati, fanno bella mostra per il suo personale orgoglio; e il solo modo di mangiare il pane, allora, resta quello di bagnarlo in una sorta di panzanella scondita. Il cucchiaio torna nel piatto, gira, raccoglie, risale. La mano sinistra tiene tra le dita il tozzo di pane imbevuto di acqua e vino. Il cucchiaio torna nel piatto, gira, raccoglie, risale. Ogni due cucchiai , addenta il tozzo di pane, lateralmente a sfruttare la posizione dei denti rimasti. La vedo succhiare, silenziosa e compita, godere piacevolmente di quel poco tanto atteso.
Continuerà in questa lenta sequenza, fino alla fine, misurando le cucchiaiate in proporzione al tozzo di pane, e lasciando che l’ultimo boccone di pane suggelli anche la fine del piatto. Alzerà la testa, si pulirà la bocca con il tovagliolo, estrarrà dalla manica sinistra il suo inseparabile fazzoletto, si soffierà il naso, rinfilerà il fazzoletto nella manica e si appoggerà alla sedia soddisfatta. Osserverà il mucchio di scorze di mela che giaceranno nel piatto del figlio, goloso di quei frutti piccoli e rachitici che crescono nel campo vicino casa.
Sarà allora che comincerà a raccontare: citerà i piatti della festa: i cappelletti in brodo, i passatelli, le lasagne, ne decanterà i sapori, il gusto, il profondo piacere che danno al palato. Racconterà le ricette, di come a suoi tempi gli ingredienti fossero diversi, più grasso, la gallina, l'anatra, le rigaglie. Ne percepirà il profumo, e la vedrò socchiudere gli occhi in cerca dei sapori persi nella sua memoria secolare. Poi, ad un certo punto lascerà sospesa la frase, come se quella tavola imbandita, apparsa per incanto lì sul tavolo, vibrasse nella distorsione elettrica del suo ologramma mentale. E quindi, come in un gioco di prestigio scomparirà tutto, quando soddisfatta e sazia esclamerà: "Però non toglietemi 'na zuppa di lenticchie !"
Ma per ora siamo ancora soli. Il cucchiaio torna nel piatto, gira, raccoglie, risale.

La zuppa di lenticchie e borlotti



Per 4 persone
Fate bollire 120 gr di borlotti freschi, o secchi precedentemente ammollati, per circa 45 minuti o finché non risultino cotti ma "al dente", allo stesso modo fate bollire 250gr di lenticchia di Castelluccio di Norcia, per circa 30 minuti, non occorre ammollarla precedentemente. A parte preparate un soffritto con olio evo buono, con due spicchi di aglio interi, un trito di basilico e del peperoncino fresco privato dei semi e fatto a julienne. Fate andare il soffritto a fuoco lento e quando l'aglio ha preso colore tuffateci qualche pomodorino piccadilly, privato di semi e bucce. Fate andare per qualche minuto e salate, ora incorporate i fagioli e la lenticchia, con parte della propria acqua a seconda di quanto vi piaccia più o meno densa questa zuppa. Lasciate riprendere bollore e spegnete.
Potete servire con pane "bruscato" sfregato di aglio fresco. Oppure potete tuffarci un 120 grammi di pasta tipo ditalini due minuti prima di spegnere e lasciare per 20 minuti a riposo a finire la cottura. Oppure potete mangiarla così con un filo d'olio e ancora basilico. 
Fate come più vi piace ma non fatevi mai mancare una zuppa di lenticchie.

06 maggio 2007

Supporto morale

Come fai a tirar su il morale di una famiglia che di ritorno da Parigi, destinazione entroterra marchigiano, si ritrova, ad un centinaio di chilometri da Digione, con il camper rotto. E se questo succede il giorno prima del primo maggio.E se l'assicurazione ti dice che ti può assistere solo in territorio italiano, o magari solo fino al confine. E se hai tutto quello che serve ad una famiglia di cinque persone, ma visto che avevi il camper non hai le valigie. E se le agenzie di noleggio hanno chiuso, ma anche i negozi di alimentari e i supermercati hanno chiuso. E se hai un telefono con la scheda ricaricabile che proprio nel mezzo della telefonata con l'assicurazione si scarica definitivamente. E se Materazzi si è fatto dare una testata proprio da Zidane e non magari da un tedesco della semifinale. E se quella sera abbiamo pure vinto i mondiali proprio contro i connazionali del tassista che ti porta verso la stazione. E se hai "ammucchiato" una decina di sacchetti del supermercato piene di "panni", puliti e no contro le vetrate della "gare de Dijon". E se al passante che chiedi l'ora, questo guarda le buste, poi guarda te, e poi di nuovo le buste, e poi se ne va. E se l'auto che riesci a noleggiare dopo un giorno e mezzo che la cercavi non ha neanche il freno a mano e ci perdi pure tempo a capire come c***o funziona una macchina senza freno a mano. E se mentre vai verso la frontiera ti arriva pure la telefonata dell'amico che ti chiede se la vacanza è andata bene.
Arrivi alla conclusione che sì la Francia è bella ma adesso non vedi l'ora di levarti dalle palle. Ecco ad una famiglia che ha passato questi momenti alla fine puoi mandargli un messaggio sul cellulare di questo tipo: "...se la cosa vi può un po' ritirar su, domenica siete a pranzo da noi." La risposta potrebbe sembrare scontata, ma non è detto: "... sempre che domenica siamo riusciti a ritornare a casa !"

E quindi la domenica abbiamo rispettato gli impegni con:


Insalata di pollo con macedonia di verdura e frutta croccanti


Per 4 persone pulite e lavate due carote e 120 grammi di piselli (già sbucciati, si dice? non mi viene il verbo giusto, se non quello dialettale di queste parti: "sdacinare"... ) cuocete al vapore la verdura 10 minuti circa i piselli e 4 le carote, queste devono risultare "croccanti" mettete da parte. Cuocete su di una bistecchiera ben calda 150 gr di petto di pollo e 150 gr. di coscio di pollo, riducetelo a fettine sottilissime e larghe un paio di cm. Condite il pollo con poco limone e olio buono, qualche fogliolina di origano fresco e qualcuna di timolimone (non chiedete il nome scientifico, il vivaista me lo ha venduto così). Incorporate la verdura salate e pepate, e condite con due cucchiai di maionese (se potete fatevela da soli). Servite accompagnando con dell'ananas a tocchetti in un letto di rucola e con della lonza croccante.

Tagliolini in zuppa di fagiolina del trasimeno, con salsiccia e prosciutto


La fagiolina del Trasimeno, è una varietà di legume salvata dall'estinzione. Per preparare 4 porzioni di questo piatto fatene bollire 150 gr per circa 30 minuti, poi scolatene l'acqua e rinnovatela, aggiungete una carota un gambo di sedano e un mazzetto di odori e riportate a bollore per altri 20 minuti. Nel frattempo in una padella capiente fate rosolare una salsiccia ridotta a tocchettini, con un pezzo di prosciutto che contenga una generosa parte di grasso. Fate andare per un paio di minuti e poi aggiungete un soffritto di cipolla, scalogno, sedano e carota che avrete preparato prima. Togliete il pezzo di grasso di prosciutto, allungate con del brodo di verdura e un paio di cucchiai di passata di pomodoro, salate e pepate. Incorporate la fagiolina e appena il tutto raggiunge il bollore tuffateci dei tagliolini fatti a mano (se doveste usarne di confezionati fate mezza cottura in acqua bollente e salata), fate cuocere i tagliolini fino a che risultino ancora al dente, tirando la cottura con il brodo vegetale caldo. Servite in delle scodelle, guarnendo con dei pomodorini confit, dei tocchetti di pecorino semi stagionato e un filo di olio buono. Il piatto deve risultare una via di mezzo tra un tagliolino asciutto ed una zuppa di legumi.

Parmigiana di melanzane indorate e fritte


Per la ricetta mi sono anche consultato con "Franco" dalla cui terra questo piatto tra le sue origini. Anche se l'automatismo della preparazione aveva lasciato qualche dubbio sul "prima la farina dell' uovo o viceversa" la preparazione è questa: Tagliate delle melanzane a rondelle (andrebbero tagliate per la lunghezza) di circa 3/4 millimetri, mettetele in un contenitore salandole leggermente e lasciandole "sudare" per circa un 'ora. Infarinate le melanzane, passatele nell'uovo battuto che avrete corretto di sale e poi friggetele in abbondante olio caldo. lasciate raffreddare, imburrate gli stampini (o la teglia) e poi fate uno strato di melanzane che condirete con un passato di pomodoro insaporito di basilico e aglio, alternato con mozzarella e parmigiano. Ho accompagnato il pitto con un cucchiaino di pesto di basilico, parmigiano e pinoli senza aggiungere aglio

Fragole ghiacciate con zabaione tiepido.

Mondate e lavate le fragole, tagliatele in quattro e conditele con il succo di un limone e un cucchiaio di zucchero ogni 200 gr di frutta. Tenete in frigo per un paio d'ore e mezz'ora prima di servire trasferite in congelatore. Per lo zabaione battete un uovo intero e un tuorlo con un cucchiaio di zucchero, quando il composto sarà ben montato aggiungete del Marsala. Mettete il composto nel sifone e mettete quest'ultimo a bagnomaria in acqua calda ma senza fuoco per un cinque minuti (se non avete il sifone scaldate la salsa a bagnomaria tradizionale). Chiudete il sifone e caricate con due cariche, servite le fragole appena tirate fuori dal congelatore condite con la salsa.
Il morale è tornato normale.......

26 aprile 2007

Solo per Passione

Quello che dice Maruzzella commentando un mio post di qualche giorno fa, è proprio tutto vero. Scrivo per me e per chi ha voglia di leggere. In effetti questo blog è nato come "database" per raccogliere le mie ricette, e quando non ne avrò più ... si vedrà. Intanto vorrei dire a Maruzzella che io non sono uno "chef", categoria nella quale mi ha inserito nei suoi link. Non che abbia qualcosa in contrario, se non si fosse capito è il mio sogno "segreto", sono anzi onorato di dove mi abbia messo, ma non vorrei che qualche vero "chef" se ne abbia a male. Io faccio un altro mestiere e se cucino lo faccio solo per un motivo: la passione.
.... Però, un momento, pensandoci bene, leggendo le loro cronache, fondamentalmente, anche i veri chef sono guidati da una grande passione, altrimenti perchè dovrebbero starsene fino alle tre del mattino ad aspettare che il pane sia cotto, perchè dovrebbero starsene chiusi in una cucina: posto poco raccomandabile, tutto il giorno ad inventare, provare, preparare e servire piatti. E' solo per la passione, la differenza, per me, è che io lo faccio per passatempo e loro per mestiere, ergo sacrificio: no non sono uno "chef", sono uno a cui piace cucinare, il culo me lo faccio in un'altro modo. Ma la passione è la stessa, altrimenti perchè mi sveglio alle sei del mattino per preparare una:

Insalata di cannocchie, seppie e orzo perlato, su passatina di lenticchie con olio allo zenzero.


Alzatevi presto, non c'è alternativa. In una pentola fate soffrigere in poco olio buono, mezza cipolla, uno scalogno e 4 carote fatte a pezzi anche grandicelli, lasciate andare per qualche minuto poi tuffateci 4/5 pomodori rossi e senza pelle. Profumate con del basilico e poi aggiugete della lenticchia di colfiorito, che avrete lasciato ad ammollare per qualche ora, coprite di acqua e lasciate sobbollire per un paio d'ore, la lenticchia deve risultare (solo per questa volta) scotta, aggiungete "alla bisogna" acqua fredda. Pulite le seppie e le cannocchie, poi sbollentatele per dieci minuti in acqua bollente o ancora meglio cuocetele al vapore per un cinque minuti. Fate raffreddare e tagliate le seppie a julienne mentre le cannocchie vanno tolte dal loro carapace senza romperle. Preparate l'orzo perlato facendolo bollire in abbondante acqua salata, deve risultare al dente (questo si). Raffredate l'orzo, incorporatelo al pesce e condite il tutto con qualche goccia di limone, olio buono, origano fresco (non usate il secco: troppo forte, fresco) sale e pepe. A piacere potete aggiungere una brunoise di verdurine croccanti, cotte al vapore o saltate in padella, io ho usato: carote, zucchine e funghi.

Impiattate specchiando le lenticchie, che avrete ridotto ad una passata con un frullatore ad immersione, componete l'insalata con un coppapasta, guarnite con dell'olio buono che avrete lasciato ad insaporire con dei pezzetti di zenzero fresco per almeno dodici ore.

Maruzzella, il link è qui a fianco, ha un ristorante in quel di Roma... da andare a trovare. ;-)

25 settembre 2006

Ricette sparse ..(1)

A corto d' idee? No! Anzi.
Ma ci vuole tempo a preparare (cucinare) quello che mi passa per la testa o quello che scopro girando. Mica posso chiedere, scusi signora me lo affetta e me lo fa fotografare? E sì...!
E allora, visto che mangiamo tutti i giorni, un paio di ricette provate ultimamente e che sono piacute alla commisione giudicatrice ;-), composta dai componenti della famiglia.
Bon Appétit

Risotto di verdure caramellate, con spinacio al parmigiano e crema di peperone

tempo prima:
Stufate, con poco olio, in una padella 4 carote e un cuore di sedano e 2 patate fatte a tocchettini. Sfumate con vino e acqua, aggiungete dei fagiolini precedentemente sbollentati per cinque minuti. Fate andare coperto per qualche minuto, poi togliete il coperchio e lasciate asciugare l'acqua e rosolate le verdure. Quando prendono una sfumatura d'orata, salate e aggiungete un cucchiaino di miele di acacia. Mettete a parte.
Arrostite i peporoni e sbucciateli eliminando tutte le parti bruciate. In una casseruola scaldate dell'olio e fate soffriggere mezza cipolla, sfumate con del vino. Aggiungete i peperoni a pezzi fateli andare due minuti. Frullate il tutto e aggiustate di sale.
Preparate il risotto (preparazione classica), con un fondo di scalogno appena dorato.

Tre minuti prima
Quando il riso è ancora ben al dente, mantecatelo con burro e parmigiano, aggiungete le verdure stufate. Coprite il risotto con un canovaccio. Scaldate bene una padella e mettete a cuocere gli spinaci (crudi senza sbollentarli), appena si saranno appassiti aggiungete una noce di burro e una presa di parmigiano.

Impiattate disponendo la crema di peperone, calda, a coprire il fondo del piatto, il risotto, e guarnite con gli spinaci. (la foto è diversa ma ritengo migliore il suggerimento)

Zuppa di ceci con verdure croccanti e profumo di speck


tempo prima:
Ammollate i ceci per una notte ( e per tutta la mattina se fate la zuppa per cena ). Lessate i ceci in acqua e sale, devono risultare teneri. Cuocete al vapore tre carote e un cuore di sedano. Lasciateli al dente e freddateli, preparate la verdura facendola a dadini (brunoise), aggiungete otto o dieci pomodorini, anche questi a dadini, senza buccia e semi. Condite con Olio buono e tanto basilico. Salate solo poco prima di impiattare (eviterete mezza scodella di succo).

quindici minuti prima
rosolate una cipolla e una fetta di speck intera in poco olio, sfumate con del vino e lasciate evaporare. Eliminate lo speck. Passate, con un passa verdure, la metà dei ceci e aggiungetela al soffritto, allungate con l'acqua di cottura dei legumi. Aggiungete l'altra metà dei ceci intera. Lasciate andare per un cinque minuti: la zuppa deve risultare abbastanza cremosa. In un padella fate scottare per due minuti due fette di speck fatte a striscioline sottili (julienne).

Impiattate in scodelle, o piatti fondi, la zuppa, insaporite con del parmgiano a scaglie e una generosa grattata di pepe. Aggiungete al centro la brunoise di verdure che avrete salato, e terminate con la julienne di speck. Un filo di olio di oliva a crudo.