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12 settembre 2010

Morire dove si nasce

Se ti dico Ascoli cosa ti viene in mente?
E si, certo le olive all’ascolana. Poi ? Dai fai uno sforzo !... La Quintana. Bravi !!
Nient’ altro ? Eh si, perché de Ascule che ne saio io .
Magari chi ci è stato un paio di posti se li ricorda: Piazza del popolo, il Palazzo dei Capitani del Popolo, il forte Malatesta e il ponte di Cecco. E poi il caffè Meletti lo storico Salotto della città


A me se dici Ascoli mi vengono in mente i monti. Le montagne, meglio. Meglio ancora i monti della Sibilla: i Sibillini. Mi viene in mente il freddo di un inverno di più di venti anni fa. La sera che scendeva presto. Attraversammo le Marche lungo la spina dorsale che sono i suoi monti. Non fu un viaggio, fu una traversata di altri tempi, qualcosa che forse facevano i nostri nonni. Fu un andare quasi fuori del tempo, con altri pensieri altre memorie, quelli di ragazzi venticinquenni che si affacciano sul mondo, lo guardano e si fanno una grassa risata.

Evitammo le autostrade, ci infilammo lungo le provinciali e facemmo così tante curve che anche l'auto aveva il maldimacchina. Matelica, Castelraimondo, San Severino. "Anche se non è di strada te passamo a prende lo stesso, però ci prometti che stai zitta, o che parli la metà del solito". Tolentino e poi verso il lago di Fiastra, lì finirono le conoscenze del nostro navigatore umano, oltre non eravamo mai andati. Ci perdemmo dalle parti di Camporotondo Fiastrone, non passava anima viva e per chiedere informazioni bussammo ad un casolare, apriti cielo. “Se non andè via a rrompe li coioni chiamo la pulizia”. Tentai di far notare che “pulizia” non è quella con la luce sul tetto della macchina, ma dovetti desistere per seguire la banda nella fuga. Ritrovammo la strada per sbaglio, o meglio grazie ad una teoria che qualcuno poi si convinse aver valore scientifico, secondo la quale tentando di sbagliare avremmo indovinato, visto che prima avevamo sbagliato tentando di indovinare. Contento lui. Quando arrivammo a Sarnano era già buio, e Amandola ci passo fuori dai finestrini senza che ce ne accorgessimo. Comunanza non ho mai capito dove fosse, o meglio, il paese sembra disperso nella valle, e la sola cosa che si vede è la zona industriale, con la grande fabbrica che ci aspettava, ma questa non è la storia. Arrivammo da Roverino, solo perché dopo avergli telefonato ci aspettò sulla strada. Nel frattempo era scesa la nebbia, pioveva e il freddo ti mordeva le spalle. “Andate a custodivve, e poi venite giù a cenà”.

Se mi dici Ascoli io sento ancora quel freddo, vedo il buio di quella notte. Se mi dici Ascoli sento l’aria fredda dei Sibillini che scende giù e corre verso il mare, e vedo le luci delle vetrine di quel ristorante perso in quella notte, e i suoi :

Maccheroncini di Campofilone


Lu Maccheroncì de Campufilò si fa solo a Campofilone e dal 1998 sono un prodotto tipico tradizionale di questa regione. Ora c'è da dire anche un' altra cosa, e cioè che dal gennaio di questo anno Campofilone non è più in provincia di Ascoli Piceno ma bensì di Fermo. E si, ricordate quel progetto politico di razionalizzazione delle provincie di cui tutti si sono riempiti la bocca, ecco quella era un' altra cazzata elettorale. Per ora le province le stiamo razionalizzando in aumento.
Comunque i Maccheroncini altro non sono che una "tagliatella" (perdonassero i Cmpofilonesi) tagliata sottilissima, il taglio nasce dalla tradizione di conservare la pasta per lungo tempo essiccata, e per quando possa sembrare assurdo più è sottile meno si spezza. Una volta lessata e scolata al tende va condita con il più tradizionale dei sughi marchigiani, un ragù fatto con un soffritto di carote, cipolle e sedano sciolto in olio evo e burro, si aggiunge polpa di vaccina macinata e la si lascia soffriggere ben bene. Si sala, si pepa, si aromatizza con noce moscata e un paio di chiodi di garofano, si sfuma con mezzo bicchiere abbondante di vino rosso. Una volta riassorbito il liquido si aggiungono un paio di cucchiai di concentrato di pomodoro sciolto in una tazza di brodo bollente, e quindi i pomodori pelati. Si lascia sobbollire a fuoco lento per 2 o 3 ore e il gioco è fatto.



Perché sulla tavola per far la pasta ? Perché quella sera Roverino mi disse che i Maccheroncini "aano da morì, do so nati, quindi sulla spianatora!"



06 gennaio 2008

Scontri generazionali

Babbonatale non faceva parte della mia infanzia. Anzi babbonatale non esisteva proprio quando io ero un bambino. Non esisteva chiaramente alle latitudini Marchigiane, se ne sentiva parlare da qualche parente del nord e alla richiesta di mie spiegazioni, i miei genitori glissavano, più per ignoranza che per altro. Quindi quando quelli della bevanda che se la metti con le mentos fai un casino, è inutile che stiano a far vedere che la bimba è diventata nonna e c'ha la nipotina: noi quella bambina non la conosciamo e nutriamo forti dubbi che la bambina sia la stessa persona della vecchia. Anzi secondo me hanno sostituito anche babbonatale.

Per questo noi bambini degli anni '60 ci affidavamo unicamente ed esclusivamente alla Befana. Una sfigata vecchietta a cui nessuno ha mai dedicato un film, a differenza del panzò vestito di rosso che vive delle royalties che le "major" americane gli pagano. La befana non ha folletti vestiti di verde che l'aiutano con i regali, lei fa tutto da sola. La befana si becca il solito servizio del telegiornale romano che gira per piazza del popolo e chiede ai bambini, "Cosa vuoi dalla Befana ?" e niente più. Anzi deve anche ringraziare, perché quando i bambini rispondono "E chicazzè la befana ?" I bravi giornalisti, tagliano le risposte. Invece babbonatale è diventato come il cuochetto inglese che sta sempre in televisione e non cucina mai. E a forza di stare in televisione finisce che dice un mare di catzate, mica il cuoco, nooo, babbonatale ! La Befana invece lavora come una bestia, la Befana puzza, perché la Befana suda e quando riparte con la scopa son tutti colpi d'aria. Poi ti vengono a raccontare che è gobba perché è vecchia, vacci te in giro con il finestrino aperto d'inverno!
La befana è denigrata, calunniata: avete mai sentito frasi del tipo "Se non sei bravo viene babbonatale e ti porta via", "Se non fai il bravo, babbonatale ti porta cenere e carbone". Macchè al massimo babbonatale, se non fai il bravo non ti porta niente, e in confidenza babbonatale punta ad un alto "mix" di bambini cattivi, così risparmia fatica, porta la metà delle cose. Invece la Befana no. La Befana, comunque, deve portare la cenere e il carbone, anche ai bambini stronzi. La befana è sfigata, la befana oggi non conta più niente, Lei porta i cioccolatini, le calzette con le caramelle, i colori, i libricini, con questa roba qui, non se la fila più nessuno. Babbonatale no, lui porta la pleistescion tre, la xbox trecentosessanta, il desktop quattroquad, il palmare con il gps, il navigatore, che oramai vedi gente che va a buttare la monnezza con il tomtom. E' tutta colpa di babbonatale se sto paese va a rotoli. Babbonatale è entrato a casa mia quando mi è nato il primo figlio. Perché te ad un figlio di tre o quattro anni come fai a spiegargli che babbonatale non passa a casa sua, ma ci passa la befana, mentre il panzò passa nelle case di tutti i suoi compagni di scuola?

Allora posso? Io a babbonatale non lo sopporto, ecco perché, noi, quando lui passa non gli facciamo trovare niente da mangiare.
Mentre alla Befana, a Lei si. A Lei abbiamo preparato i:

Cazzotti


tanto uno più o uno meno a Lei non cambia niente.
Si montano tre uova intere con tre etti di zucchero, la buccia grattugiata di mezzo limone, si incorpora mezza bustina di lievito per dolci (8gr), tre cucchiai di olio evo, tre etti di farina e tre etti di nocciole in parte triturate e in parte intere.
Avrete notato che in questa preparazione tutto le proporzioni sono uguali, tutto è per tre... facile no! Sono le ricette delle nonne che secondo me quando te le dettavano non se li ricordavano e allora dicevano: tre... tre... tre...
Comunque una volta che avete fatto l'impasto lo potete mettere a cucchiaiate su di una placca coperta da carta forno imburrata, oppure nei "pirottini", le forme di carta, che fa più scic. Cuocete tutto al forno ben caldo a 180°, per 20 minuti circa. Poi aspettate la Befana, verso mezzanotte li mangiate con lei, inzuppati in un buon passito, quando la Befana è 'mbriaca.... Bé fate voi.

09 dicembre 2007

A volte le strade

A volte le tradizioni ci si attaccano addosso come spezzoni di vecchie canzoni, che ritornano in mente senza tregua. Le canticchiamo per qualche nota, qualche nota soltanto, perché il resto lo abbiamo dimenticato. E così magari ti ritrovi, a Pasqua, a parlare e a regalare conigli di cioccolato al posto delle uova, perché vivendo in Svizzera non potevi fare altrimenti. Oppure se penso al cibo le mie tradizioni si legano al "cappelletto" perché la Romagna scivola oltre il confine che l'uomo ha disegnato, entra nelle Marche si allarga nel Montefeltro e giocoforza da un colpetto di coda oltre alla collina lì di fronte, e influenza anche qui dove siamo noi.

Quando ero un ragazzino, passavo i miei Natali da mia nonna, quella nonna. Ad ogni vacanza e così anche a Natale, la compagnia del paese si ritrovava a ravvivare l'unica solitaria strada di quel villaggio di ex minatori. Chi risaliva da mare come me, chi arrivava da Monza, i più da Ferrara. Era lì che la chiusura della miniera aveva trasferito buona parte della forza lavoro. I miei compagni di gioco erano, come me, i figli o i nipoti degli ex minatori, che tornavano "a casa".
Di cosa parlavi quando eri ragazzino? Di tutto, di quel mondo che ancora non ti toccava, di calcio, di musica, poco di scuola e qualche volta di cibo. Che mangi a Natale? E' stato lì in quella compagnia che ho sentito parlare per la prima volta di lei della "Salama da sugo Ferrarese". Sugo per me voleva dire pomodoro, condimento di pasta, e non era facile sentirsi raccontare di un salame grosso e rotondo che veniva bollito: non capivo. Facevo domande, e a forza di chiedere appariva anche un cucchiaio che serviva a scavare il salame. Poi faceva capolino il puré, e io cercavo con la logica di incastrare la pasta in tutto questo. Ci rinunciai, avevo tredici o quattordici anni e chiusi lì il mio rapporto con quella tradizione.

Ma a volte le strade riportano, direttamente, o indirettamente, nei luoghi dei misfatti della memoria. Ogni volta che, oggi, per il mio lavoro, passo davanti a Ferrara, cerco nei ricordi i visi di quegli adolescenti. Li vedo riapparire, come la nebbia che il lunedì mattina mi viene incontro in autostrada. I loro sguardi, le loro camminate, la bicicletta che ognuno sfoggiava, le risate di quel tempo. I giochi, i bagni al fiume in estate, le carte da gioco al "club" in inverno. Ripenso a quel gruppo di ragazzini che eravamo, e agli adulti che siamo e che saremo oggi. Mi fermo. Cerco quello che una volta avevo sentito nei racconti, quello strano salame da bollire, tipico piatto, mi raccontavano loro, MarchigianFerraresi, del loro Natale:

La salama da sugo





Ora il problema primo, è rimediare questo pezzo d'Italia culinaria, di cui per niente sentirete parlare in giro per i programmi di cucina, non saprei che indicarvi una qualunque macelleria nella zona di Ferrara. E poi per cucinarla, bé qui non c'è che da affidarsi al decalogo per la salama, che il buon Antonio Tombolini, ha raccolto in rete.