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4 apr 2016

Ho sceso milioni di scale...

dandoti il braccio e mi sono rotta anche un po' i coglioni, in verità.
Perché a salire e a scendere in metropolitana di scale mobili a New York se ne incontrano davvero molto poche.
Ciao, sono tornata. Già da una settimana, fra l'altro.
Sti cazzi.
Non so voi, ma io al posto vostro lo direi.
Comunque, New York continua ad essere splendida, e ti fa consumare tanti di quei passi che quando arriva la sera non vuoi nient'altro che un letto. O, in alternativa, qualcuno che ti porti in braccio. Cosa che se si è, come nel mio caso, diversamente magre, diventa oltremodo improponibile.
Però ho constato con piacere che ai ne(G)ri continuo a piacere anche stagionata.
Il nostro hotel si trovava a Chelsea, nel "flower district". La colazione costava 18$, ma, vuoi perché era cara, vuoi perché il personale era simpatico come la sete nel deserto, tutte le mattine raggiungevamo lo scalcagnatissimo "The Greek corner" all'angolo tra la 7^ e la 28^ strada e facevamo colazione in questo locale, classico diner americano, con lunga fila di sgabelli al bancone e una decina scarsa di tavolini in formica da 2 o 4 posti ricavati in quella che è a tutti gli effetti una veranda coperta, con wi-fi e caffè a volontà.
Insomma, locale senza infamia e senza lode, non fosse che per ben due mattine consecutive, a far colazione con noi, ad un altro tavolo, c'era Javier Bardem.


Che, vi dirò, dal vivo è tanta roba. 
Ovviamente la nostra sabaudità ci ha impedito di importunarlo chiedendogli autografi, selfie, donazioni in denaro e/o in natura.
Ci siamo limitate a contemplarlo con discrezione e a distanza.
A parte questo, essendo la terza volta che io e la bionda si tornava a New York l'unica cosa "nuova" che abbiamo visto è stato l'One World Trade Center, quello che inizialmente veniva chiamato Freedom Tower, in quanto è stato ultimato all'inizio di novembre 2014, e la nostra ultima visita risaliva all'ottobre dello stesso anno, mentre ha aperto al pubblico nel maggio del 2015.
Ad oggi, con i suoi 1776 piedi (pari a 541 metri e rotti) è il quarto grattacielo più alto del mondo e il più alto dell'emisfero occidentale. Non andate a controllare su Wikipedia se ho ragione, perché tanto ho copiato da lì.


Comunque il grattacielo sorge un po' arretrato rispetto a dove sorgevano le torri gemelle, l'ascensore che porta all'osservatorio posto al 102° piano è velocissimo, roba che attorno al 20° ti si tappano le orecchie, le pareti sono degli enormi schermi che in un minuto ti illustrano lo sviluppo della città, dai tempi di "una volta qui era tutta campagna" ad oggi. L'osservatorio è al coperto, a differenza dell'Empire State Building e del Top of the Rock, dove si esce all'aria aperta e al vento gelido, che a Manhattan - essendo pur sempre un'isola - soffia spessissimo.
Abbiamo avuto fortuna, nel trovare sia una bellissima giornata di sole limpida, sia zero coda all'ingresso, visto che non avevamo prenotato.

Questa è l'unica "attrazione" che abbiamo visitato, per il resto abbiamo camminato, camminato, camminato, camminato. E ancora camminato.
Abbiamo tentato (inutilmente) anche di entrare gratis al MoMA il venerdì pomeriggio, visto che l'altra volta io e la bionda non avevamo trovato un briciolo di coda. Questa volta la coda c'era, ed era lunga quasi un isolato. Ovviamente abbiamo lasciato perdere. E abbiamo continuato a camminare, camminare, camminare, camminare.
Siamo tornate a Brooklyn, che è sempre delizioso e tranquillo. E abbiamo ripercorso per l'ennesima volta il ponte a piedi, da Brooklyn a Manhattan. Roba che io e la bionda ci siamo dette "se torniamo un'altra volta il ponte a piedi anche basta".
Una sera in metropolitana nel nostro vagone c'erano Isabella Rossellini e la figlia Elettra, sciccosissime. E, come per Bardem, non le abbiamo importunate.


Abbiamo mangiato mediamente bene, spendendo il giusto, perchè New York non è propriamente economica.
Siamo tornate all'Oyster Bar della Grand Central, abbiamo pranzato in una delle più vecchie steakhouse cittadine, in un  ristorante cinese e in uno francese...
Abbiamo di nuovo camminato lungo l'High Line Park, dove ho scoperto che le opere d'arte sono "temporanee", infatti pensavo di ritrovare il bellissimo murales di Kobra (questo qua, per intenderci):

e invece, porcapaletta, al suo posto c'era una tristissima parete grigia, come potete vedere anche dal post perplesso del blog New York Cliché
Ci sono rimasta male. Molto male.


In ogni caso non è che ci sia bisogno di spingersi fin sull'High Line per trovare della street art come si deve, perché nel Lower East Side, Soho e Little Italy si trovano comunque parecchie cose notevoli.


Non ci siamo fatti mancare nemmeno il giro a Central Park al tramonto, con tanto di giro a Strawberry Fields, tanto sapevamo che in caso di bisogno le forze dell'ordine, sempre sull'attenti, sarebbero venute a salvarci in un istante.
Giusto il tempo di finire la partita.



7 giu 2013

Ma cosa starà mai guardando la Poison

mentre tenta inutilmente di confondersi con un gruppo di turisti giapponesi???


facile: un buco con il cielo dentro. 


30 mag 2013

Se dici sedici

16 giorni.
16 giorni volano. 
16 giorni volano in fretta. 
Non so da che parte iniziare. 
Anche perché sto ancora facendo a cazzotti col fuso orario. 
E, considerato che avevo iniziato a dormire regolarmente solo con l'arrivo a San Francisco, ovvero 13 giorni dopo il mio arrivo negli States, la vedo un po' dura per i prossimi giorni, ché 8 ore son tanta roba.
Non ho mai subito il fascino del mito americano, ma questo viaggio mi ha letteralmente entusiasmato come non mi capitava, credo, dai tempi dell'Australia, nel 2004. 
Forse sto diventando selvatica, ma ho amato quegli spazi sterminati, così pieni di nulla, percorsi in macchina, in totale assenza di traffico, in mezzo alla natura selvaggia e incontaminata (non una casa, in certi tratti, fra lo Utah e l'Arizona nemmeno i pali della luce) da sembrare quasi irreali. 
Per non parlare della meraviglia dei colori. Dalla neve a 4000 metri sul Tioga Pass, con le marmotte che spuntavano tra le rocce, i laghi, poi paesaggi aridi e brulli. Ma bastava una curva e ti sembrava di essere stato catapultato in un altro mondo, dove le rocce da beige diventavano prima rosa, poi rosse, poi si nuovo grigie, e poi si scendeva, in mezzo a canyon tagliati solo dalla strada, e poi si risaliva e poi ogni tanto l'indicazione di una località, generalmente una manciata di case in prossimità di un incrocio. E poi di nuovo il nulla, per miglia. E miglia. E miglia. 
E le persone affabili, sempre pronte ad attaccare discorso, come a Williams, dove, cercando un posto per la cena, una coppia che era appena uscita dal ristorante ci ha detto di entrare perché quello era il miglior locale della città, e poi ci hanno chiesto da dove venivano e cosa avevamo visto, e mentre eravamo impegnate a parlare, una coppia, ancora all'interno del ristorante, ci ha bussato dal vetro facendoci capire che lì si mangiava benissimo. 
E tutti si mostravano stupiti quando dicevamo di essere italiane. Poi una mattina - a colazione - un signore, sentendoci parlare, ci ha chiesto di dove fossimo, perché non riusciva a riconoscere "l'idioma" e pensava arrivassimo del nord Europa. E va bene che sua bionditudine è, appunto bionda e abbastanza alta, ma io ho l'aspetto nordico giusto se mi metti a fianco a Frida Kahlo. Ma sua moglie ci ha prontamente spiegato che, per essere italiane, eravamo insolitamente silenziose e tranquille. Quindi lo stereotipo dell'italiano casinista, mi pare di capire, purtroppo vale sempre. 
In compenso a San Francisco almeno un paio di volte ci hanno chiesto indicazioni stradali. 
San Francisco è una città splendida. L'ho già detto, credo. Mi ha colpito solo l'enorme concentrazione di homeless e disperati di ogni specie, soprattutto in pieno centro, in particolare sulla Eddy. La prima sera una ragazza mi ha chiesto una sigaretta in cambio di 20 centesimi. Ho dispensato sigarette un po' a chiunque. Un po' a chiunque me le chiedesse con gentilezza, compreso l'ubriacone sdentato incrociato su Polk Street, che mi ha seguito per dirmi che gli piaceva il mio tatuaggio, e che, dopo aver scoperto che ero italiana mi ha detto che anche la sua mamma era italiana, di Capua. Almeno, Capua è quello che ho dedotto io, che la sua pronuncia non era esattamente chiarissima. 
Ma, per quanto numerosi, non sono affatto molesti. Molti vagano con l'espressione assente in un mondo tutto loro. Spero che quello che vedono sia migliore di quello che vivono. 
E adesso vado a informarmi sulle modalità per adottare un cane della prateria.




27 mag 2013

San Francisco


Questa città ti affascina.
Credo sia impossibile non amarla.
Ho perso il conto dei nostri "che meraviglia" dopo la prima mezz'ora.
Tre giorni in cui abbandonavamo l'hotel la mattina fra le 8.30 e le 9.00, per farci ritorno in media dopo 12 ore. Dopo aver capito dove fare l'abbonamento dei mezzi pubblici e aver acquistato il "muni passport" per 3 giorni (22$) abbiamo iniziato a girare per la città - senza il minimo problema e diventando padrone del territorio in tempo zero - partendo dalla zona dei Pier. Purtroppo non siamo riuscite a trovare posto per fare il giro ad Alcatraz, tutto esaurito fino a martedì, complice il fatto che oggi è (anche) il Memorial Day.
Ci siamo passate davanti andando a Sausalito, e abbiamo deciso che per questa volta ci saremmo accontentate.
E fra cable car, streetcar e semplici filobus (l'abbonamento è stato ammortizzato praticamente già il primo giorno) siamo salite e scese lungo le strade di chinatown, Castro, north beach, japantown, haight hasbury, mentre ieri mattina ci siamo spinte fino al Mission District approfittando del fatto che fosse il week end del tradizionale Carnaval.
Tanto colore.
Visto che eravamo già lì, dopo aver assistito alla "grand parade" ne abbiamo approfittato per visitare la missione e la cattedrale. Una delle più vecchie della città. La messa non era ancora finita e io e la bionda, per non scassare la minchia a nessuno, ci siamo sedute nelle ultime file. E dopo un attimo il prete si è messo a raccontare di quando la cara signora Obispo l'ha invitato a cena e lui ad un certo punto ha iniziato ad accusare dolori fortissimi al petto e temeva gli stesse per venire un infarto proprio il giorno del suo compleanno. Portato all'ospedale ha scoperto che la pressione era a posto e che quei dolori al petto arrivavano dall'esofago e non dal cuore, e si trattava di un semplice caso di reflusso gastrico.
Io non frequento molto le chiese, ma un prete che dal pulpito ti parla del suo reflusso gastrico gode del mio massimo rispetto, per avermi fatto ridere fino alle lacrime.
Abbiamo cenato in posti decisamente interessanti (Brenda's e Frances), e, per la serie tutto quanto fa cultura, visitato il museo del vibratore.
Abbiamo stampato la carta d'imbarco per il nostro volo di ritorno. E adesso ce ne andiamo ancora un po' in giro per le ultime ore.
Non siamo andate al cinema, ma in compenso ieri sera sull'HBO abbiamo visto "behind the chandelabra".

25 mag 2013

Da Monterey a San Franciaco


Dopo aver lasciato Monterey senza troppi rimpianti, prima di arrivare a San Francisco abbiamo fatto una tappa in Napa Valley.
Che è un po' come quando io e la bionda si decide di andare a fare un giro nelle Langhe, se stai a vedere il panorama non è molto diverso. Ma il paesaggio è indubbiamente affascinante. Soprattutto se arrivi dalla Groenlandia o dal Camerun e non hai mai visto un vigneto. Del resto ieri mattina ho visto un signore fotografare un geranio, quindi ci sta.
Zona da visitare comunque con più tempo a disposizione. Che a noi però mancava.
Calistoga è tranquilla e rilassata, oltre che, con le sue acque termali, rilassante, Santa Helena elegante e più movimentata, mentre Yountville è esclusiva e raccolta, e Sonoma si sviluppa attorno a una grande piazza alberata.
E poi, quando ormai erano le 7 di sera, ci siamo messe in viaggio verso San Francisco. E quando davanti ai miei occhi si è materializzato all'improvviso il Golden Gate io un po' mi sono emozionata!
Abbiamo raggiunto l'aeroporto e riconsegnato l'auto - km percorsi: 4.444 - in tempi ragionevoli. Poi, con la BART, abbiamo raggiunto Union Square, e da li l'hotel. E, alle 10.00 di sera, siamo riuscite a trovare un ristorante Thailandese che ci ha dato da mangiare...

23 mag 2013

Da Pismo Beach a Monterey


Il nostro viaggio on the road giunge al termine. Abbiamo lasciato Pismo Beach questa mattina, dopo un giro sulla spiaggia, dove sono riuscita a fare conoscenza con Fielding, un vero surfista californiano con due occhi splendidi (ma anche tutto il resto non era affatto male) che mi ha chiesto se per caso lo avessi fotografato mentre era in acqua. E io casualmente lo avevo fotografato, così gli ho promesso che gli manderò la foto, e lui si potrà vantare con gli amici.
Che io mi dico, sei lì che aspetti l'onda e ti guardi in giro per vedere se qualcuno ti sta fotografando? Capace che arriva l'onda perfetta e tu te la perdi, sai? È un attimo, eh?
Abbiamo fatto colazione al "Cinnamon roll", che è il tripudio del... cinnamon roll, che - manco a dirlo - io adoro. E anche la bionda.
Quindi, attraverso la panoramica Highway 1 abbiamo raggiunto Carmel by the Sea, paesino davvero incantevole, di cui Clint Eastwood è stato sindaco un po' di anni fa.
Ci siamo fermate a pranzo in un locale, dove, dopo aver ordinato fish & chips, siamo uscire con la doggy bag, d'ordinanza, vista l'abbondanza delle porzioni, risolvendo così anche il problema della cena. Abbiamo visitato il paese, che ha una spiaggia citradina bellissima, e, In una manciata di minuti siamo arrivate a Monterey, che, sinceramente, al contrario di Carmel, non mi ha entusiasmato particolarmente. Ma tanto domattina ce ne andiamo.
Destinazione Napa Valley. E da li, in serata, raggiungeremo San Francisco. Dove ci separeremo dalla Ford (tutta assemblata in Michigan), che ci ha scarrozzato per giorni e miglia. Mi manca già adesso. E questi giorni sono letteralmente volati.

22 mag 2013

Santa Barbara


E dopo rocce e sassi e deserti e montagne, e canyon e strade con zero traffico, siamo arrivate sulla costa. 
Ho provato l'ebrezza di circumnavigare Los Angeles. Una roba che al confronto la tangenziale di Milano nell'ora di punta sembra una passeggiata di salute.
Non siamo ancora riuscite a capire per quale motivo le persone - fra l'altro sono tutti molto cordiali, espansivi e gentili - si stupiscano sempre quando scoprono che siamo italiane.
E adesso andiamo a cena, che la famosa clams chowder di Pismo Beach ci sta aspettando.

19 mag 2013

Antelope Canyon


Un altro posto di una bellezza che non si capisce e a cui nessuna foto potrà mai rendere giustizia.
Nessuna foto scattata da me, naturalmente. 

18 mag 2013

dallo Utah all'Arizona


Abbiamo abbandonato il Bryce Canyon e, percorrendo la US89, strada panoramica che attraversa, fra gli altri, il Red Canyon, il Paria Canyon e il Glen Canyon, in un susseguirsi di panorami mozzafiato, siamo arrivate a Page, dove abbiamo mangiato il nostro primo hamburger. La nostra intenzione era di visitare subito l'Antelope Canyon, ma non si può fare se non con escursioni guidate. E quelle di oggi erano già al completo. Eventualità che io e la bionda non avevamo nemmeno lontanamente ipotizzato potesse accadere. Abbiamo quindi prenotato il tour per domattina alle 9.30. E siamo andate a visitare - che io i consigli li ascolto, grazie Tonono! - l'horseshoe bend, che è, come suggerisce il nome, un punto in cui il Colorado fa una curva (bend) a forma di ferro di cavallo (horseshoe), e tu dall'alto, osservando questo spettacolo della natura rimani quasi incantato. 
Facilmente raggiungibile uscendo da Page e proseguendo 5 miglia sulla US89. 
E ne vale assolutamente la pena! 

17 mag 2013

Bryce Canyon


Questo posto è semplicemente fantastico, non trovo altre parole per descriverlo. 
Sono quasi le 10 di sera e sono stanca morta. 
Dev'essere stato tutto lo shopping fatto ieri a Las Vegas ad avermi stremato.

16 mag 2013

Via da Las Vegas



Las Vegas è un non luogo. Troppo finta, troppo kitsch, troppo rumorosa, troppo trafficata, troppo troppo.
Il tripudio del troppo, disse lei dopo essere scesa dalle montagne russe che ci sono nel suo hotel...

15 mag 2013

Death Valley

Io non oso pensare a cosa possa essere visitare questo posto quando fa caldo "seriamente".
Del resto quando siamo arrivate noi, questa mattina, c'erano appena 108 gradi Fahrenheit (i nostri Celsius 42). 
Arrivata a Zabriskie Point avevo voglia di morire. 

14 mag 2013

Sulle strade della California

E dopo aver attraversato lo Yosemite Park attraversando il Tioga Pass (fortunatamente aperto) siamo arrivate a Lone Pine. Dove fa un caldo che non si capisce.
Abbiamo visitato il Lone Pine Film History Museum (dove è esposta la carrozza del Dottor Schultz di Djiango Unchained) e adesso, che sono le 17.00, ci toccherà buttarci in piscina.
Che fatica!