25 aprile 2026
25 apr 2026
25 aprile
23 apr 2025
Un vecchio articolo
Noi e la coscienza (di Sari nel 2016)
Papa Francesco ha appena compiuto 80 anni, da quattro è a capo del Vaticano e in questo lasso di tempo tanto è cambiato nel mondo e nei fatti che riguardano la fede cattolica.
Ricordo di quando esordì dicendo una frase insolita per un pontefice: "chi sono io per giudicare" e già questo avrebbe dovuto far presagire quanto questa figura di pontefice fosse diversa dalle altre... ma sono stati la sobrietà, la stima, l'accoglienza, i perdoni chiesti e quelli concessi a fare di lui una persona amata e rispettata, vicina alla nostra umanità ed alla realtà dei tempi.
Si dice che concederà alle donne il diaconato e io aspetto anche il passo successivo che le vedrà arrivare al sacerdozio, come nei primi tempi delle comunità cristiane, ma quel che più mi ha stupita, di questo papa, è stata la possibilità di perdono per tutte le persone coinvolte nel drammatico momento dell'aborto, compresi medici e infermieri, facendo sobbalzare sulle seggiole parecchi prelati. Nel novero dei protagonisti dell'aborto, non è però stata nominata la figura del potenziale padre di quell'esserino che mai nascerà e della cui sorte è responsabile al 50%. Il padre è per natura attore comprimario di quella vita nuova e spesso anche della decisione che vede come responsabile sempre e solo la donna. Peccato. (Davvero peccato)
In seguito alle decisioni fin qui prese da papa Francesco, ecco acquistare senso il suo presentarsi dicendo "chi sono io per giudicare"... perché se la chiesa, perdonando, conta sul nostro giudizio e quindi sulle coscienze, è chiaro che il primo immenso progetto del papa dovrà riguardare la formazione delle coscienze dei cristiani e riformare quelle dei preti, trasformando così ogni credente in persona in grado di rispondere delle proprie azioni davanti a Dio e alla giustizia terrena.
Il progetto, se sarà questo, presenterà notevole difficoltà e il cambiamento delle coscienze richiederà secoli. Che il Cielo protegga questo papa dagli altri e dai "suoi" concedendogli coraggio, forza e vita.
15 apr 2025
Ricordando Vik
1 feb 2023
Al babbo
La prima volta che lessi, sgomenta, una storia diversa da quella letta e raccontata a scuola, frequentavo la prima superiore e fu l'insegnante di psicologia a prestarci i suoi libri che narravano altro, scandalizzandomi. E poi fosti tu babbo, quando ne parlammo, a raccontare la tua esperienza personale che mal si accordava con quanto stavo imparando. Poi furono i libri prima letti in biblioteca e poi acquistati a mettere insieme tasselli che finalmente davano senso all'intero racconto.
Ora la storia passata viene riproposta, non declinata dai vincitori come è d'uso, ma dai perdenti. So bene che la verità non esiste, che la montagna ha tanti lati da mostrare, ma occorre distinguere fra i punti di vista e la natura delle cose. E' vero che la montagna ha tante facce ma rimane montagna e su quella non si può discutere... sei d'accordo babbo?
2 ago 2022
2 agosto, ieri e oggi
Bologna è una città generosa, che sa muoversi in fretta e 42 anni fa queste qualità furono messe alla prova.
In quel caldissimo giorno di agosto stavo riponendo la spesa, i miei tre piccolini giocavano nelle loro stanze e la radio era, come sempre, accesa. Una notizia interruppe il programma musicale e riguardava lo scoppio di una caldaia alla stazione centrale. Quella immediatamente successiva disse di morti e feriti. Tanti. La terza chiedeva a chiunque avesse competenze di soccorso a vario genere di precipitarsi in stazione. Poi si chiese a tutti di donare sangue, di lasciare libere le linee telefoniche e le strade, raccomandava di spostarsi solo per casi urgenti e fu fornito un numero telefonico per avere notizie di parenti o amici. Gli ospedali della città e dintorni divennero un organizzato formicaio e tutta la città rimase sintonizzata su diverse stazioni radiofoniche che, unitamente alla tv, raccontavano il disastro.
La città, tutta, s'era messa in moto. Medici e infermieri tornarono dalle ferie, i giovani arrivati numerosi in bicicletta scavarono spesso a mani nude per raggiungere i sepolti e chi aveva mezzi di trasporto li mise a disposizione. I soccorritori furono sfamati e sostentati da ristoratori generosi e chi veniva da lontano fu ospitato. La gara di generosità fu vinta da tutti.
I ferrovieri dissero subito che no, di caldaie lì non ce n'erano e i vigili del fuoco videro chiari segni di una bomba ad alto potenziale. Si fosse saputo subito, si sarebbero allertate le frontiere, messi posti di blocco e altro di cui non ricordo... invece quello della caldaia risultò il primo dei depistaggi che sarebbero seguiti.
A distanza di tanti anni ricordo, grata, il primo presidente della Associazione dei Familiari delle Vittime Torquato Secci, il suo successore Paolo Bolognesi, la segretaria storica Paola Sola e le tante persone che, a vario titolo, si sono impegnate usando tempo e denari propri per sostenere e seguire con tenace e fedele costanza la vicenda processuale che ne è seguita.
Oggi che ci si sta avvicinando a una verità a lungo negata, provo riconoscenza verso l'Associazione che mi ha educata a pretendere verità, legalità e a non demordere. mai
19 nov 2021
Sette le stelle...
Eravamo sette, sette signore sparse per l'Italia che si erano conosciute in un forum scoprendosi simpatiche e compatibili. Ma in quel forum tutto finì e io lanciai l'idea di aprirne uno tutto nostro che, ai voti, chiamammo Orsamaggiore: non eravamo forse splendide come le stelle del famoso Carro?
Dopo lunghe ricerche scegliemmo una piattaforma nuova, messa in opera da giovani che intendevano lanciarla alla grande, non eravamo esperte di codici e linguaggi ma quel poco che sapevo mi fu di aiuto ed imparai ciò che serviva a decorare e personalizzare la nostra nuova casa. Abbandonai il sito che avevo dedicato alla grafica (Le cose di Sari) e mi dedicai al nuovo forum.
Il nostro Orsamaggiore divenne praticamente un insieme di blog, quasi monotematici, che ognuna di noi curò con amore. Arrivarono altre persone e il forum si allargò con piccoli balzi di notorietà che ci misero di buon umore. Ci sentimmo forti. Per premiare il nostro successo decidemmo di concederci un weekend vacanziero e ben presto un B&B fiorentino diede ospitalità alla nostra allegria. Fu un incontro di anime, furono risate e nottate trascorse in pigiama a raccontarci, a bere tisane e a far fuori scatole di biscotti.
Poi...
Da amministratore notai strane entrate nei profili personali, monitorammo la situazione, notammo stranezze che ci impensierirono, decidemmo che la piattaforma non era seria come credevamo e chiudemmo la nostra casetta nel web pensando di trasferirci altrove. E che ci vuole ad aprire un altro forum?, pensavamo.
Poi...
In breve tempo qualcuna diventò nonna, altre s'impigrirono, qualche malanno arrivò e le sette stelle dell'Orsamaggiore persero la voglia di impegnarsi in altra avventura. La fine del nobile Carro venne decretata dalle poche telefonate, da discorsi troppo seri, talvolta stentati, e da tristi novità. Amen.
Oggi mi è capitata sott'occhio una foto natalizia del nostro gruppo... com'eravamo belle, vivaci, spiritose, solidali... Accidentaccio, perchè mai ogni cosa che nasce deve avere una fine incorporata?
13 dic 2020
Arte grafica
Il mio mestiere, da ragazza, era legato alla grafica e disegnavo caratteri da stampa in una grande azienda, unica in Italia, che si occupava di lunghi studi di grafica, di equilibri, di spazi e leggibilità. Un buon libro, mi si diceva, può essere un flop a causa della scarsa leggibilità del carattere usato perchè il lettore non sente correre lo sguardo fra le righe e associa quella fatica al gradimento.
A quel tempo il carattere tipografico era pensato per macchine che stampavano "a caldo", cioè con un sistema che prevedeva una matrice per ogni lettera che andava poi a comporre una riga di stampa che veniva impressa nel piombo fuso... ma il mestiere, così come lo svolgevo, è presto scomparso per via dei mezzi moderni di stampa "a freddo", che apriva le porte alle incredibili opportunità offerte dal computer.
Un altro importante motivo dell'abbandono delle linotype (macchine di composizione a caldo) fu quel piombo fuso che ai linotipisti (citati anche da Dalla in "com'è profondo il mare), provocava importanti malattie professionali.
Ho visto nascere le prime schede perforate che agevolavano e sveltivano il lavori di officina e sentite le prime idee che arrivavano da lontano e assicuravano la scomparsa delle matrici allora in uso. Le voci dicevano il vero ma il mio titolare non lo credette e le matrici divennero presto oggetto per artigiani e amanti del vecchio tipo di stampa.
Amo il computer e oggi lo uso anche per piccoli lavori di grafica ma il disegnare a mano è tutt'altra cosa.. è la proficua unione fra un'idea in divenire e la mano che armoniosamente usa matite e inchiostri per tentare di realizzare qualcosa di appagante, bello e anche utiile. Per la passione che ancora oggi ho per carta e matita, leggo dell'iracheno Amjed Rifaie che ha fatto dei suoi caratteri di scrittura un'arte. Scrive: "I sufi insegnano l’amore, insegnano che non bisogna lasciare che nel cuore alberghino sentimenti negativi e l’arte calligrafa è un esercizio eccellente in questi termini. L’opera d’arte è il partorire momenti spirituali. I miei quadri oscillano tra l’amore terreno e l’amore divino ed è bellissimo vedere altre persone vivere esperienze simili".
Come potrei non essere pienamente d'accordo?
Cliccare la riga qui sopra per leggere l'articolo di vita.it
3 gen 2019
Ricordo
2 mag 2017
Ricordi
I miei fratelli ed io ci sentimmo presto padroni di tutto e ci stupì la domanda che il babbo un giorno ci fece. Chiedeva se conoscessimo bene la nostra casa... se eravamo certi di riconoscerla fra le casette unifamiliari che si rincorrevano sulla stradina che portava a quella principale e quella domanda ebbe come risposta tre decisi sì.
Poco dopo ci disse che si sarebbe fatta una passeggiata e, avvertita la mamma, uscimmo di casa per incamminarci su una via che portava ad una piccola altura. Durante il percorso il babbo ci pregò di non voltarci e noi ubbidimmo perchè i suoi ordini non erano mai in discussione. Ardevo dalla voglia di voltarmi ma, pur non conoscendo la triste sorte capitata alla povera moglie di Lot, non lo feci.
Arrivati alla sommità della stradina, il babbo ci permise di voltarci e, puntando il dito sul gruppetto di case dov'era fra le altre la nostra, ci chiese di indicarla. Fummo sgomenti e cercammo invano un riferimento che ce la facesse riconoscere... dov'era il grande ciliegio che sorgeva alla destra della casa? e l'enorme cespuglio di ortensie rosa e azzurre?.. e il roseto tanto caro alla mamma? Se il babbo rimase deluso per il fatto che nessuno avesse menzionato il quadratino di orto che l'impegnava la domenica, non lo diede a vedere e tornammo verso casa.
Ci rendemmo conto che, da lontano, le casette parevano tutte uguali e neppure quando il babbo ci diede una piccola indicazione fummo certi di quale fosse la nostra. Man mano che ci avvicinavamo, però, spuntarono il ciliegio, le ortensie, le rose, l'altalena ed anche, per ultimo, l'orticello e tutti i particolari che distinguevano la nostra casa dalle altre.
Nell'ultimo tratto di strada, ormai sul cancello di casa, il babbo si inoltrò in un discorso che ci risultò incomprensibile. Disse che le cose viste da troppo vicino non si vedono bene e che è utile vederle anche da lontano. Che discorsi strani faceva il babbo ma certamente sbagliava perchè le cose si vedono meglio da vicino, che diamine.
Il babbo, lo capii molto più tardi, intendeva insegnarci a guardare i fatti e le cose che accadono oltre il limite imposto dai nostri occhi e ci aveva portati in cima alla stradina per dircelo.
21 set 2016
Solitudini
La giornata, ieri, è stata bellissima, quasi un ultimo regalo che l'estate, a valigie fatte, aveva voluto farci.
Il cane ed io eravamo nel grande prato a goderci il tepore del primo pomeriggio e lì, seduta su una panchina, abbiamo incontrato una signora che l'occupava tutta con le sue cose sparse. Al mio saluto ha risposto con accento straniero e poco dopo l'ho sentita cantare, sottovoce, un motivo che pareva inventato lì per lì, come chi canticchia per voglia o per farsi compagnia.
M'ha ricordata un'altra signora, in un altro prato che, seduta sul manto verde ad angolo retto, cantava un canto in una lingua dolce. Le avevo sorriso e, al suo invito fatto di sorrisi, mi ero avvicinata rimanendo un poco con lei. Nessuna lingua ci avvicinava e ci siamo scambiate solo gesti e sorrisi, ma è stato bello, per me.
Il cane reclamava con insistenza la sua passeggiata e l'avevo salutata con simpatia, dispiaciuta di quel mancato scambio ma certa che l'avrei incontrata nuovamente.
Non l'incontrai più e dopo qualche mese una triste notizia sul quotidiano locale me la ricordò: una signora peruviana si era lanciata dal sesto piano. Non era lei, no, lei è da qualche parte a cantare coi fiori del prato.
Da allora, chi canta in solitudine mi procura tristezza... mi fa pensare a un grido, una richiesta di aiuto che non si ha il coraggio di chiedere a parole.
15 mag 2015
Incontri
Riordinando, m'è capitato fra le mani un post-it piegato a metà: sopra, con elegante calligrafia, un nome e un numero di telefono fisso. Il nome è straniero e il numero è quello di un comune romagnolo.
Zivkica. Con un segnetto sulla Z.
Sorrido ad un ricordo ormai sbiadito e se mi spiace non rammentare la sua bella faccia, ho bene in mente il suo essere persona speciale, positiva, forte e piena di sentimenti alti.
L'avevo incontrata anni fa, in treno, e ci eravamo messe subito a chiacchierare con grande facilità, come ci fossimo conosciute altrove e in quel momento ritrovate.
Nell'ora di viaggio trascorsa insieme, ci raccontammo: io tratti della mia vita di casa, figli, lavoro.. lei ben altro: la terribile guerra jugoslava, la perdita drammatica del marito, della casa, dei parenti.
Quel giorno avevo un diavolo per capello come poche volte nella vita mi è capitato, perchè avevo appena subito un'ingiustizia di quelle dove non ci puoi fare niente e non ero capace di dirmi che in fondo la faccenda non era grave e che potevo dimenticare... ma non ce la facevo, non ancora, o forse non sarebbe passata mai.
Ma guardando gli occhi fermi e limpidi di Zivkica, ascoltando la sua voce pacata dire che bisogna guardare avanti, che il rancore appesantisce e stronca il sogno di un buon futuro per sè e i figli, mi sono commossa e calmata, piena di ammirazione davanti a tanta forza d'animo.
In me, in quel breve lasso di tempo, ogni punta aguzza s'era spuntata... ogni fatto irritante sparito, annullato da quella donna che raccontava fatti tremendi con toni pacati e la forza e la voglia di guardare oltre.
Un'ora passa in fretta e mentre il treno cigolava rallentando, ci siamo abbracciate e scambiate i numeri telefonici perchè avevamo stretto una grande amicizia e ci pareva - sì, posso parlare anche a nome suo ne sono certa - che fosse importante non perderci per quel tanto altro che avevamo ancora da raccontarci.
Invece no, non l'ho chiamata e lei non mi ha chiamata... ma mi piace pensare che, come me, abbia conservato il mio post-it a ricordo di un bell'incontro su un treno estivo che portava me a casa, lei nel suo nuovo futuro di pace.
Ripongo il post-it nel cassetto... mi regalerà ancora sorrisi e un profumo di cose buone.
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16 ott 2014
Ricordi
Eravamo tutti attorno al tavolo e cenavamo, composti come sempre. Il babbo era a capotavola, la mamma nel posto più comodo per raggiungere i fornelli ed i miei fratelli ed io, a riempire le sedie attorno al tavolo.
Solitamente mangiavamo scambiandoci poche parole perché era proibito parlare con la bocca piena, ma ogni tanto, fra un boccone e l’altro, qualche parolina correva.
Quella sera io dissi al babbo che a scuola avevo conosciuto un paese nuovo, tanto lontano da non immaginare neppure quanti giorni occorressero per raggiungerlo, convinta, pur senza dirglielo, che fosse nuovo anche per lui. Lui disse invece di conoscerlo e, con voce sicura, nominò i paesi che si sarebbero dovuti attraversare per raggiungerlo. Io lo corressi dicendo che uno dei paesi che aveva nominati non era in quella direzione ma lui non cambiò opinione. Ci accalorammo entrambi, lui sicuro di conoscere tanto più di me, io resa forte della lezione di geografia appena imparata.
Guardando il babbo, capii di non dover insistere perché sulla fronte magra, la vena centrale si era resa evidente, come sempre gli succedeva quando era teso. Quello, avrebbe dovuto essere un segnale per me ma non mi fermai. Stavo per alzarmi e andare a prendere l’atlante, che mi avrebbe confortato, quando lui mi ordinò di stare seduta e di non parlare più.
Io risedetti, zitta, ma gli lanciai uno sguardo colmo di sfida. E lui… lui mi guardò in modo strano ma niente affatto arrabbiato, come temevo, no. Aveva viste in quel momento le piccole ali che mi avrebbero portato chissà dove e ne era rimasto meravigliato, forse anche un po' spaventato.
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8 mag 2013
Ricordo
25 apr 2013
25 aprile
“Voialtri tornerete a casa vostra. Potrete dirlo, quello che avete patito, e allora tutti ci penseranno prima di farne un’altra, di guerre.”
7 feb 2013
Ricordi di un centenario
Se tornassero al mondo i nostri progenitori di qualche generazione fa, quando non c’erano ancora neppure le biciclette, chissà cosa penserebbero di questo mondo così pieno di tecnologia!
Andando indietro con la memoria penso soltanto allo sconvolgimento prodotto dalla cinematografia, quando comparvero i primi film muti con le scritte che illustravano il tema del dramma rappresentato.
Negli anni intorno al 1925, a Migliarina, dove io abitavo, c’era un padiglione, posto su un piccolo appezzamento di terreno, che serviva da sala da ballo e per qualche spettacolo di burattini. Mio padre allora mi accompagnava a vedere qualche spettacolo. Era un modo per passare il tempo piacevolmente, ma anche per imparare qualche storia mitologica, magari raccontata da Sandrone, Sgorghiguelo ed altri burattini.
Ma un giorno arrivò il cinematografo anche a Migliarina. Era un film muto, ma prima di dare inizio alla proiezione l’operatore mandò in onda un pezzo sui carabinieri a cavallo che si esercitavano su un verde campo.
Successe il finimondo. Il proprietario del terreno limitrofo, pensò che quei carabinieri gli calpestassero il suo campo. Cominciò ad urlare e volle che si sospendesse la proiezione. Solo quando si rese conto che il tutto avveniva solo sullo schermo si acquietò e la proiezione poté riprendere. Ma non fu l’unico episodio di questo genere. Mia moglie mi raccontava che sua sorella Zita, uscì di corsa dalla sala cinematografica perché nel film cominciò a piovere. Erano contadini ed avevano il fieno secco e pronto da raccogliere. Ma pioveva solo nel film. Fuori c’era ancora un sole splendente. Celebri sono rimaste le scene del pubblico che urlava e si spostava temendo di essere investito dal treno in arrivo.
Finito il periodo del cinema muto, un giorno portai anche mio padre al cinema a vedere il film “Le due città”, interpretato, mi sembra di ricordare, da Robert Coleman. Lo colpì il fatto che gli attori muoino e poi resuscitano e non gli piacque. Disse che erano meglio i burattini perché quando sono morti non resuscitano più. Va detto che a quei tempi e fino a qualche decennio fa le proiezioni avvenivano a ciclo continuo e gli spettatori potevano entrare in sala in qualsiasi momento. Noi eravamo entrati a metà del film ed avevamo visto la fine con la morte del protagonista, che poi puntualmente ricomparve, vivo e vegeto, all’inizio della proiezione successiva.
Sono storie vere del tempo che fu, anche se sembrano incredibili e possono far sorridere.
Leone S.
(scritto ieri, cent'anni fra qualche giorno)
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5 feb 2013
Ricordi
Diceva la cara vicina di casa ultranovantenne: a questa mia età i giovani faticano a credere che anch'io sono stata giovane. Aveva ragione ma io le prove le ho... ;)
In questa foto avevo dieci anni ed era stata scattata in occasione di una festa. Alle mie spalle ci sono i miei fratelli, i genitori, i nonni e i cugini. Ora la maggior parte di quelle persone non ci sono più e i coetanei ricordano spesso di quanto ero vivace in quegli anni.. Quella Sari non c'è più... al suo posto una posata signora.
Ciao bimba Sari.
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7 gen 2013
Un amore da ottant'anni
Il 24 settembre 2012 scrive la sua vita così, in breve, il mio amico Leone che compirà cent'anni il mese prossimo.
Aveva cominciato scrivendo:
Ecco, la sua Maria è mancata ieri, all'età di 97 anni. Questa mattina mi diceva fra le lacrime che lui e Maria avevano avuto molto dalla vita, che han sempre saputo dei suoi limiti di tempo e che erano pronti ad affrontare quel momento in cui si sarebbero separati. La mente è pronta e intelligente ma il cuore non ha orecchie per ascoltare. Caro Leone...
Qui le memorie in breve di Leone
29 dic 2012
Dal fondo di un baule
5 lug 2011
Musica!
Ho cercato fra i 45 giri ed eccolo lì il chitarrista preferito dalla Sari giovane... la copertina è un pochino sciupata ai bordi, il mio giradischi non è collegato (ma perchè?... domani provvederò) e mi chiedo se il suono sarà corrotto come la custodia. Ma no, sarà perfetto e già mi suona nella mente.