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Letteratura Italiana Quotes

Quotes tagged as "letteratura-italiana" Showing 1-25 of 25
Pier Paolo Pasolini
“Siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza, o criminali, o nevrotici:
vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare
qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.
Non vogliamo essere subito già così sicuri.
Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”
Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane. Il progresso come falso progresso

Giovanni Verga
“Nei piccoli paesi c’è della gente che farebbe delle miglia per venire a portarvi la cattiva nuova.”
Giovanni Verga, Mastro-don Gesualdo

Raffaele La Capria
“Quella, la vedi quella? Viviamo in una città che ti ferisce a morte o t'addormenta, o tutt'e due le cose insieme. «Ma che c'entra quella?» Racconta, racconta di più, incita l'occhio...”
Raffaele La Capria, Ferito a morte

Luigi Pirandello
“E dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili.”
Luigi Pirandello, The Late Mattia Pascal

Giusi Marchetta
“La verità era che nel mondo succedevano cose di cui ignoravo l'esistenza o il significato e le persone pensavano e facevano cose che poi non dicevano. Era possibile che la vita stessa fosse fatta da queste cose. Non mi era permesso vederle, sentirle o capirle, eppure c'erano, attorno a me, esistevano. E qualcuno le scriveva nei libri.”
Giusi Marchetta

Giusi Marchetta
“Nessuna generazione è più dotata o predisposta alla cultura e all'arte di quella successiva: le piace solo pensarlo.”
Giusi Marchetta, Lettori si cresce

Giusi Marchetta
“E tu guardami, Polito, tutta rosa in viso con L'ultimo dei Mohicani in mano. Lo vedi adesso perché mi piace quando leggo? Perché non sbaglio mai. Non posso dire o fare niente di sbagliato. E i libri non ti possono fare male, al massimo un po' piangere e sono molto tristi e molto veri. Ma, in generale, i libri sono più facili delle persone.”
Giusi Marchetta, Lettori si cresce

Giusi Marchetta
“Non è il mondo fuori che scompare mentre leggo, sono io a sparire nei libri finchè il mondo me lo permette.”
Giusi Marchetta, Lettori si cresce

Alessandro D'Avenia
“[...] la scrittura è il luogo in cui si supera il limite e si combatte la propria incompiutezza, riparando ogni possibile inadempienza e raccontando come sarebbe dovuta o potuta andare.”
Alessandro D'Avenia, L'arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti la vita

Alessandro D'Avenia
“Viviamo in un’epoca in cui si è titolati a vivere solo se perfetti. Ogni insufficienza, ogni debolezza, ogni fragilità sembra bandita. Ma c’è un altro modo per mettersi in salvo, ed è costruire, [...] un’altra terra, fecondissima, la terra di coloro che sanno essere fragili.”
Alessandro D'Avenia, L'arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti la vita

Raffaele La Capria
“Gargiulo, scarpe bianche, cravatta bianca, camicia bianca, e quella faccia di levantino sopra, nera come una cozza.
«Tu conosci l'inglese, non è vero? Bravo, bravo, allora è inutile che lo traduco: sometìng old e sometìng niu, un po' di vecchio e un poco di nuovo, eh, quelli non li fai fessi, 'ste cose le sanno. Le dosi a discrezione personale, e là ti voglio. Ma mai, ma-i, tutto nuovo. E invece guarda a Gargiulo come si è combinato stamattina. Non sa che l'eleganza è tutta questione di dosaggio, come in politica. E si vede che ci ha pensato, il poveretto. Oggi sono pochi quelli che sanno portare il frac senza fare la figura di camerieri. Eh, 'ste cose tuo padre le sa.»”
Raffaele La Capria, Ferito a morte

Italo Calvino
“I rumori della città che le notti d'estate entrano dalle finestre aperte nelle stanze di chi non può dormire per il caldo, i rumori veri della città notturna, si fanno udire quando a una cert'ora l'anonimo frastuono dei motori dirada e tace, e dal silenzio vengon fuori discreti, nitidi, graduati secondo la distanza, un passo di nottambulo, il fruscio della bici d'una guardia notturna, uno smorzato lontano schiamazzo, ed un russare dai piani di sopra, il gemito d'un malato, un vecchio pendolo che continua ogni ora a battere le ore.”
Italo Calvino, Marcovaldo

Carlo Sgorlon
“Pensò che forse non era possibile vivere senza tradire o deludere ogni momento qualcuno. Ogni giorno bisognava abbandonare qualcosa. Ogni momento la vita lo metteva nella necessità di scegliere tra strade diverse, e si sentiva in colpa in qualche modo verso tutto ciò che trascurava.”
Carlo Sgorlon, La carrozza di rame

“Non c'è nulla della realtà che sia banale e fine a se stesso. Non siamo tornati nella nostra città per nostalgia; non erano suggerite da nostalgia le nostre ricerche, non erano inutili i piccoli episodi, le modeste immagini, i colori, le voci, i volti; t'assicuro Stefano, che ci son più legami tra le cose, sia pur quelle banali, domestiche e di tutti i giorni e quelle che riguardano il cielo e la terra, di quanti non ce ne siano tra il grano e il pane.”
Guglielmo Petroni, La morte del fiume

Domenico Starnone
“Io in principio mi sforzai di tenerle dietro, ma presto di parole per l'esame ne ebbi fin troppe, e più riempivo schede più mi pareva che l'alfabeto, la grafia fonetica, perdessero terreno, lasciassero fuori gran parte del suo napoletano. Niente - pensavo - riesce davvero a fissare questa sua giostra, questo materiale sempre eccedente. E più lei diventava incontenibile, più io tendevo a concludere: basta, perché seguito a scrivere schede, la scrittura è un altro coperchio calcato su questa povera vecchia, finiamola. Intanto però mi incantavo, lasciavo che seguitasse a scoperchiarsi, a scummigliarsi. Cosa che le arricchiva i toni, le alzava il volume della voce, la infervorava al punto che come nei suoi occhi mi pareva ci fossero altri occhi, così nei suoi gesti mi pareva ci fossero altri gesti, nella sua bocca altre bocche, nelle sue parole molte, moltissime parole altrui, un vocìo sregolato che nessuno strumento era in grado di registrare, figuriamoci la scrittura.”
Domenico Starnone, Vita mortale e immortale della bambina di Milano

“Ognuno ha il suo monumento di parole e di ricordi, ma qui non si sa scrivere e le parole non scritte son già scancellate e i ricordi muoiono con la morte di chi ricorda: la morte di un uomo, in queste parti del mondo dove non c'è tradizione scritta, non è soltanto la morte di quell'uomo, ma anche di tutti i parenti morti che lui nella sua mente conteneva. Lui viene a sua volta ricordato e contenuto nella mente di coloro che gli vogliono bene. Andare verso la morte è come camminare tenendosi per mano e formando una catena. L'umanità sarà giusta quando la catena stringerà tutti gli uomini, allora la storia avrà un senso positivo, cioè collettivo.”
Ferdinando Camon, Un altare per la madre

Domenico Rea
“Ormai ho capito che la vita è una stronzata. Tutto passa, tutto finisce, tutto o se cagna o more.”
Domenico Rea, Ninfa plebea

“In quella dilatazione del tempo della giovinezza, quando ogni istante è un tergiversare del futuro, sognavo di andare a passo agile verso l'estate, di montare i motorini nelle strade grigie tra i pini d'Aleppo che scendevano al mare, esplorare i segreti della sabbia gialla o di certi ruderi abbandonati nelle insenature azzurre del porto, dove le donne un tempo si spogliavano e facevano il bagno; pregare assieme al tramonto sotto le nuvole d'argento che attraversano la cruna del cielo sul golfo di Taranto.”
Mario Desiati, Spatriati

“Non sopportavo gran parte dei miei coetanei all’estero, una volta espatriati scoprivano di aver vissuto per venti o trent’anni in mezzo ai barbari. Non importa in che città fossero: Parigi, Barcellona, New York, Pechino, Osaka, e ovviamente la maledetta Berlino. Non importa che lavoro o che ragione profonda si nascondessero dietro la loro nuova vita. La terra natale era disseminata di ladri, burocrati, baciapile, raccomandati e mafiosi. Ma cosa avevano fatto loro per migliorarla? Erano andati via.
Questo pensavo all'epoca, ma chi resta ha le sue ragioni. Dopo tutti questi anni, lo riconosco. La vita mancata è sempre migliore di quella vissuta.”
Mario Desiati, Spatriati

“Il mio periodo berlinese mi ha bollato per sempre ai loro occhi come «il tedesco», parola che pronunciano con aria sarcastica. So bene che per gran parte di loro sono uno che non ce l'ha fatta, che è dovuto tornare. Ma sono gli stessi che mi credevano fuggito, un emigrato avrà sempre addosso un sigillo di vigliaccheria.
«Tornato ma sempre spatriato», dicono, alludendo al fatto che non ho una moglie, un figlio, un lavoro certo, ma solo una valigia sempre pronta. Sono un disperso. Un interrotto, secondo la loro idea di mondo.”
Mario Desiati, Spatriati

Patrizia Cavalli
“Tenersi all'apparenza, forse descrivere / soltanto cose in mutua tenerezza.”
Patrizia Cavalli, Vita meravigliosa

“Ciao a tutti è la mia prima volta su goodreads,
mi è sempre piaciuto leggere per ricevere delle emozioni e per imparare qualcosa, Vi presento il mio libro, una raccolta di poesia fatta con Amore
Diario dell'Anima”
Franco Ficco, Diario dell'anima

Cesare Pavese
“La letteratura è una difesa contro le offese della vita".”
Cesare Pavese, Cesare Pavese Il mestiere di vivere

“Quando Freud deve definire, un pò a tentoni, la malinconia, dice che somiglia a un lutto senza defunto, il lutto di aver perduto qualcosa senza sapere cosa e quindi, mancando un oggetto, il lutto si ritorce sull’io. Pensandoci mi convinco che questi siano i termini più precisi per definire il mio stato d’animo attuale. E gli oggetti assenti di questo lutto, quelli per cui provo malinconia senza che esistano davvero, ho la sensazione che siano tutti gli io che non sono stato e che avrei potuto essere, e che in un certo senso incontro ogni volta che lascio il piacevole anonimato della metropoli, in cui tutto è sgranato, pixellato, e dunque in un certo senso smussato e inoffensivo, e vengo investito dalla contundente definizione della mia città natale, in cui ogni strada, ogni albero, ogni tramonto e ogni occhio posto sul tramonto mi riguardano e mi contengono, e dunque mi appaiono nettissimi, quasi taglienti. Non è tanto il fatto che rivedo gli io che sono stato e che non posso più essere: non ho alcuna nostalgia del passato, di ciò che è stato e che sono stato, della mia infanzia e della mia giovinezza: che il passato sia passato mi va benissimo. Il lutto che sempre mi si ripresenta quando torno qui è quello per tutte le cose che avrei potuto essere e non sono diventato, per tutte le vite che qui mi apparivano ancora possibili e che poi per forza di cose non si sono realizzate. E non si significa che io abbia sbagliato le mie scelte: ad atterrirmi è il fatto stesso di averle dovute fare, aver bruciato a ogni bivio miriadi di alternative, aver smesso progressivamente di vivere nella virtualità abdicando ogni volta a una vertiginosa serie di possibilità per tenermi un micragnoso pezzetto di realtà.”
Dario Ferrari, L'idiota di famiglia

Eugenio Montale
“Il mondo, purtroppo, non è fatto soltanto di arte, non è fatto di suoni, non è fatto di colori, non è fatto solo di parole, ma anche di problemi pratici. Se vogliamo salvare il mondo, bisogna tuttavia salvare anche cose non assolutamente necessarie come la poesia. L'uomo economico da solo non potrà sopravvivere.”
Eugenio Montale