Anche Kurt Caesar, come Lino Landolfi, rimane sul Vittorioso fino alla chiusura delle pubblicazioni. Benché, dopo il 1962, le sue memorabili copertine “tecnologiche” si diradino molto, i fumetti – quasi tutti a tema fantascientifico – continuano a essere pubblicati uno dopo l’altro. E si tratta, quasi sempre, di lunghissime avventure, che si sviluppano anche in decine di puntate. La cosa notevole dello stile di Caesar è che, pur mantenendosi sempre sostanzialmente immutato, intorno alla metà degli anni Sessanta sa accogliere meglio di altri le novità introdotte in campo internzionale dal linguaggio a fumetti. Non a caso, una sua storia del 1963, I naufraghi della Kemel, ricorda molto la saga de Les Pionniers de l'Espérance di Raymond Poïvet (su testi di Roger Lécureux), pubblicata in Francia dal 1945 al 1973 e che gode di un ottimo sito web:
1963
Ecco qui due esempi della citata opera di Poïvet:
Nel 1964/65 è pubblicato il notevole ciclo di Flambart l’astronauta:
1964
1965
I fumetti di Caesar sono sempre stati densi di suggestioni oniriche, spesso addirittura “malate”, fin dall’Anteguerra. Ma con la maturità, nel 1963/65, certe atmosfere allucinate si fanno particolarmente interessanti. Eccoalcuni esempi, dalla storia Il mondo del silenzio, con cui si chiude la collaborazione di Caesar al Vittorioso:
1966
Invece, quando (raramente) lascia le ambientazioni fantascientifiche, il segno di Caesar degli ultimi anni diventa molto più limpido, a volte addirittura vicino alla solarità di un De Luca. Oppure, per altri versi, in sintonia col classico “fumetto d’avventura”:
1965
Il massimo, comunque, Caesar lo dà, ancora nel 1966, con le sue amate storie di ambientazione aviatoria. È un po’ l’ombra di Romano il Legionario che torna ad aleggiare sul morente Vittorioso:
Per il resto, il 1963 vede le sue ultime copertine: