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venerdì 8 gennaio 2010

Il Vittorioso 1962-1966: Lino Landolfi

Lino Landolfi è l’ultimissimo big a lasciare il Vittorioso: lo fa, infatti, nell’ultima pagina dell’ultimo numero, uscito il 31 dicembre 1966. Gli episodi della sterminata saga di Procopio di Torrecupa si diradano un po’ negli ultimi anni del settimanale, ma la chiusura della classica testata vede l’autore impegnato a tenere alta la bandiera del Vittorioso. E Landolfi, d’altronde, sarà una delle colonne del Vitt, la rivista per ragazzi che prenderà il suo posto.


1962












1963







1964





1965









L’ultima storia di Procopio pubblicata sul Vittorioso è una piccola saga storica, ambientata nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. La sua mistura di commedia e autentica tragedia, direi inedita in un fumetto “pupazzettistico”, è probabilmente ispirata a un capolavoro cinematografico ancora vivo nella memoria di quegli anni, e cioè La grande Guerra di Mino Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman (1959). L’ultima tavola di Procopio in trincea appare sull’ultima pagina dell’ultimo numero del giornale. Landolfi, per il nuovo Vitt, produrrà il Don Chisciotte, di cui ho abbondantemente parlato in occasione della recentissima ristampa NPE; di Procopio, se non sbaglio, non sentiremo più parlare. L’autore avrà un’ulteriore lunga e feconda carriera su Il Giornalino, con – fra l’altro – la saga umoristica di Caster ‘Bum e Piccolo Dente.


1966









giovedì 24 dicembre 2009

Il Vittorioso 1957-1961, Lino Landolfi – terza parte

Era da diversi post che non mi occupavo più dell’opera di Lino Landolfi sul Vittorioso. Dal 1958 in poi, Procopio è una delle residue colonne portanti del settimanale: il suo autore affina sempre più il segno, che ormai è pienamente maturo e con un primo accenno di stilizzazione. Ne vedremo gli esiti su altre testate, specie con La famiglia Bertolini, pubblicata negli anni Sessanta sul “Messaggero dei Ragazzi”. Per il momento, Landolfi imperversa, sul Vittorioso, con una catena quasi ininterrotta di storie, che addirittura si accavallano:

1957








1958



Lino Landolfi, sostituendosi (in qualche coso integrandosi) a Jacovitti, non fa solo fumetti: si industria anche coi redazionali, le pubblicità “interne”, vari strilli anche di copertina, con il suo ubiquitario Procopio:



1959

Il 1959 è un anno di produzione quasi parossistica, per lino Landolfi, e in verità le storie di Procopio, temponauta sui generis, sono di gran lunga le più interessanti fra le serie del settimanale. Notate la presenza – anche “tecnologica” – della televisione, che evidentemente ossessiona l’autore.














1960

È l’anno delle Olimpiadi di Roma, e Procopio ha l’onore di una delle più belle copertine in tema:









1961












mercoledì 9 dicembre 2009

Don Chisciotte di Lino Landolfi – la verifica

Avevo promesso e mantengo: ora che ho fra le mani il volume Don Chisciotte di Lino Landolfi, edito da Nicola Pesce Editore, che ho annunciato qui, sbilanciandomi in un giudizio “al buio”, posso verificare se le promesse di qualità sono state mantenute.



Troppo spesso si tralascia, anche nel caso di ristampe e riedizioni, di giudicare aspetti a torto ritenuti secondari, come qualità della stampa e adeguatezza della carta. Eppure la leggibilità di un’opera può cambiare drammaticamente, al variare di questi fattori tecnici, influenzando pesantemente il giudizio estetico che può darne, specialmente, un lettore nuovo. Ebbene, posso confrontare direttamente il Don Chisciotte di Lino Landolfi non con la prima edizione sul “Vitt” (che non possiedo), ma con il bel volume – introvabile, credo – targato Comic Art ed edito negli anni Settanta, prendendolo come “riferimento”.

Ebbene, la carta dell’edizione NPE è di ottima grammatura, senza effetti di “trasparenza”; la stampa del nero (che in questo fumetto è tutto) è di ottimo livello, benché non si tratti di un “nero assoluto”: ma purtroppo questo è uno scotto da pagare alle nuove tecniche di stampa. Per fortuna non c’è traccia di bassa definizione, di linee impastate o “spezzettate”, come purtroppo capita spesso di trovare anche in opere più ambiziose. Quel che rende il volume attuale superiore a quello Comic Art è senz’altro l’apparato critico-informativo: sia il saggio di apertura di Gianni Brunoro che quello di chiusura e la biblio-fumettografia, rendono il tomo assolutamente imperdibile, per chi vuole iniziare – e direi che ce n’è bisogno – un percorso di rivalutazione dell’opera di Lino Landolfi.
Quindi rinnovo l’invito: correte a comprare il volume: non solo ne vale ampiamente la pena, ma è bene incoraggiare l’attività della NPE. Per vie traverse, vengo infatti a sapere che non solo Andrea Mazzotta e il resto del team andranno avanti con l'opera di Landolfi (un secondo volume sarà presentato alla mostra di Napoli!), ma che ci sorprenderanno anche con iniziative decisamente inaspettate…

sabato 24 ottobre 2009

Il Vittorioso 1952/57 – Sebastiano Craveri

Ho parlato abbondantemente di Landolfi; adesso è doppiamente giusto (per tanti motivi, alcuni indicibili) che mi occupi nuovamente di Sebastiano Craveri, uno dei “padri fondatori” del Vittorioso. Gli anni Cinquanta, per lui, sono densi di alti e bassi. Il livello artistico delle sue storie, delle quali cura sia i testi che i disegni, è sempre molto alto, con punte di eccellenza. Quella che varia drammaticamente è la sua fortuna editoriale: all’astro di Jacovitti, che da un decennio abbondante l’ha spodestato dalla sua posizione di autore-bandiera del Vittorioso, dopo il 1952 si è aggiunto Lino Landolfi. Evidentemente, a differenza di Craveri, il nuovo autore gode in redazione di grande credito. Così, anche quando Jacovitti si imbarca nell’avventura del “Giorno dei Ragazzi” e dirada le sue collaborazioni al Vittorioso, lo spazio per Craveri resta limitato. Nel 1951, ancora, l'impaginazione delle avventure degli “zoolandini” è adeguata, anche se la pagina piena è ormai un ricordo:





D’altra parte, Craveri sa adeguare il proprio disegno alle mutate condizioni, raggiungendo, nel 1952, un nuovo livello di stilizzazione:




Due zoolandini in una goccia d’acqua è anche un esempio straordinario della capacità visionaria di Craveri, a suo agio con atmosfere surreali che – sia pure con “colorazione” del tutto diversa – non hanno niente da invidiare a quelle del grande Jac (con una bella citazione dal film Il Dottor Cyclops):






In Il nove non risponde, sempre del 1952, il suo segno grafico si fa lievemente più cupo, con un tratteggio più pesante: ne vedremo gli esiti fra qualche anno, quando realizzerà alcune storie, dal lato grafico, opposte al solare disegno degli anni Quaranta:







Il dramma arriva l’anno seguente. Non può essere un caso che il 1954 sia giusto l’anno del grande lancio del Procopio di Landolfi… Quando il giovane autore dispone perfino di due grandi pagine a colori, Sebastiano Craveri deve accontentarsi di una minuscola colonnina in bianco e nero. Che, comunque, è densa di spunti irresistibili, molto spesso delicatamente poetici, come ne La bombetta inesplosa, che fa parte del mini-ciclo di Caporal Meo:








L’affascinante Everowest! è impaginato peggio di un trafiletto pubblicitario:




Il 1955 è un anno da dimenticare; nel 1956, la stampa a rotocalco, inizialmente, fa soffrire il tratto di Craveri più di quello degli altri disegnatori, specie ne La carrettera zoolandina, con vaghe reminescenze disneyane:




Le cose tornano a migliorare più avanti, in quello stesso 1956, quando finalmente torna il colore, alternato con tavole godibilmente autoconclusive, in bianco e nero ma impaginate in modo decisamente più degno:










La scimmietta Dolly, per chi non se la ricorda, era la mascotte di Angelo Lombardi, l' "Amico degli animali" di una fortunatissima trasmissione televisiva di quegli anni ("Amici dei miei amici..."). Lombardi è un nuovo "amico del Vittorioso", in un periodo in cui il piccolo schermo sembra davvero in grado di annientare i fumetti...
La grande avventura craveriana, impaginata con la cura che merita, torna nel 1957 con Nel mare dei guai:








Che le fortune di Craveri sono mutate – in meglio, per una volta! – è testimoniato dalla copertina e contro copertina del numero di Carnevale del 1957:






Ma il cuore di Craveri deve aver palpitato di autentica gioia, quando la sua storia La città dei cuccioli, nel febbraio del 1958, ha addirittura l’onore della prima pagina del Vittorioso! Un ritorno ideale ai fasti zoolandini degli anni Trenta:




E se non è la prima pagina, spesso è l’ultima, altrettanto prestigiosa, oppure il paginone centrale come nel 1940, ai tempi dei tempi:






Nel giugno del 1958, poi, un momentaneo ritorno di Jacovitti sembra riparare simbolicamente ad un antico torto, quando i due autori vengono impaginati con uguale dignità:




Ma purtroppo le cose cambieranno di nuovo, e assai presto. Lo vedremo tra qualche post.