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giovedì 19 settembre 2019

Tartufi ‎– These Factory Days (2013)

L'innesto di un nuovo bassista irrobustiva la portata ritmica dei Tartufi, al terzo (e finale? chi lo sa, comunque sono passati 6 anni.....) album, per un rilancio in vena melodica ma non privo di quella intricata strutturalità compositiva che ne contrassegnava le opere precedenti.
La mistura di Built To Spill, progressive moderno e indie-pop su These Factory Days parte con Underwater, un pezzo molto easy per i loro standard, forse troppo. Per fortuna a partire da Seldom si ritorna sui binari preferiti, fra scarti ritmici repentini, scatti felini e pause mistiche. La cura delle parti corali è assoluta, culminante in Furnace Of Fortune, che finisce in un ineffabile territorio Yes, nientemeno. E' la tensione spasmodica di Edgar Lovelace che manda in orbita il disco, concluso magistralmente dalle arie crepuscolari di 8:1. Sarebbe un peccato se la loro ambiziosa corsa fosse finita qui.

lunedì 16 luglio 2018

Panoply Academy Legionnaires ‎– No Dead Time (2001)

Oscura e dimenticata formazione dell'Indiana che realizzò 4 dischi su Secretly Canadian a cavallo del 2000: nonostante l'autorevolezza della label, ottennero ben poco riconoscimento (persino PS non li ha omaggiati di una parola); magari è solo un piccolo dettaglio, ma il giochino di cambiare estensione al nome in ogni disco di sicuro non li favorì.
All'epoca ne avevo sentito solo parlare superficialmente, e ci ha pensato SIB in un Blow Up di qualche mese fa a disotterrarne il nome. La loro proposta era un indie-rock arzigogolatissimo, che trae origine dal post-hardcore più colto (Joan Of Arc, Heavy Vegetables), ma che evita testosterone a piedi pari e gira sui lati più cerebrali. Un disco labirintico e cervellotico, che lambisce i territori più progressive nel senso strutturale del termine; una specie di gioco di prestigio, che dopo svariati ascolti ancora non svela i propri segreti, e che forse ha un solo limite, cioè quello di restare un po' asettico ed impassibile nonostante la sua irrequietezza.

lunedì 11 gennaio 2016

Tartufi ‎– Nests Of Waves And Wire (2009)

Tre anni dopo il piccolo miracolo che li rivelava come alfieri mondiali dell'indie-prog, la coppia Gorman & Angel tornava ed intricava ancor di più la matassa con un meritato approdo alla potenza Southern.
Nests of waves and wire è infatti ancor più elaborato del precedente; laddove i capitoli erano suddivisi in 2 o più fasi, questo contiene 7 pezzi dai 5 ai 13 minuti. Una fioritura coloratissima, che logicamente ha ancora in Doug Martsch una grande fonte di ispirazione soprattutto per l'impostazione vocale, ma che si perde in un labirinto di costruzioni compositive articolate oltre misura, e conosce anche fasi meno spensierate. Necessita di un paio di ascolti almeno per essere apprezzato in tutta la sua genuinità.

lunedì 27 gennaio 2014

Tartufi ‎– Us Upon Buildings Upon Us (2006)

Mai immaginato una versione post-progressive dei Built To Spill? Io no, e forse neanche altri. Ebbene, dopo anonimi inizi indie questo ottimo trio di San Francisco virò bruscamente sulla fresca complessità di Us upon, che non riesco a smettere di ascoltare da 24 ore filate.
Prendiamo le cantilene esistenziali adulte di Doug Martsch, la sua voce adolescenziale nonostante gli anni che passano, aggiungiamo l'attitudine a complicare gli schemi con arrangiamenti scarni ma arzigogolati, ed una forte, fortissima attenzione alla batteria ed ecco spuntare i Tartufi. Il brano simbolo è la mini-operetta indie Mourning's wake, capolavoretto di 8 minuti e mezzo che sintetizza i loro barocchismi. Spiccano sopra la media le scoppiettanti Ebenezer you are rotten e My loathsome hero: è un ottovolante di emozioni e scosse, le cose funzionano meglio quando i tre pigiano l'acceleratore ma in generale l'esperimento, voluto o no che fosse, è andato a buon fine. Bravi.

lunedì 7 novembre 2011

Aereogramme - A story in white (2001)

Ricordo, una decina d'anni fa, quando bazzicavo nel sito della Chemikal Underground alla ricerca di memorabilia sugli AS, l'entusiasmo quasi incontenibile che i suoi tipi esternavano nei confronti degli Aereogramme. Si diceva che fossero destinati ad esplodere, che erano l'espressione più ricercata e moderna possibile dell'alt-rock, e via dicendo.
Non è andata esattamente così, visto che nel 2007 si sciolsero nell'indifferenza generale, dopo esser tornati alla casa madre ed aver pubblicato il loro apice Sleep and release sull'illustre Matador nel 2003. Fra quest'ultimo e il debutto A story in white stava il meglio del quartetto di Glasgow, con sonorità variegate che ancora oggi fanno bella figura.
Ballads delicate (Descending), riffoni metallurgici (The question is complete), impennate progressive (Post-tour), elucubrazioni sotterranee (la suggestiva Egypt), addirittura archi bucolici (Sunday), emo-core convulso (Shouting for Joey). Nonostante la teorica disomogeneità, il gruppo riusciva molto bene ad amalgamare tutti questi umori (da cancellare soltanto lo sbiadito pop di Zionist timing, deprecabilmente vicina ai Placebo).
Fossero approdati ad una major, chissà....

martedì 19 luglio 2011

Thingy - Songs About Angels, Evil, And Running Around On Fire (1997)

In pratica la ri-edizione indie-pop degli Heavy Vegetable, in sostanza un altro saggio di torrenzialità compositiva di Crow, che in questo primo album dei Cosi buttava dentro 24 piccole songs (ce n'è solo una oltre i 3 minuti, ma la media è sull'1 e mezzo) che smaltivano le ultime scorie dell'adolescenza hardcore e cercavano spiragli melodiosi basati sull'assiduo interplay vocale fra il corpulento e la Tenuta, anch'ella reduce dall'esperienza HV.
Songs about... è un flusso diviso con grande arguzia: i pezzi più catchy sono sapientemente alternati a quelli un po' più compressi e/o grintosi e alle ballad acustiche, mentre l'attitudine progressive non viene minimamente inficiata; merito anche della sezione ritmica del mitico Rubalcaba e di Soares, che non erano certo da meno dei colleghi precedenti e seguivano con allegria le peripezie armoniche di Crow.
Vista l'irresistibilità e l'ottima qualità di gran parte del materiale, passa in secondo piano anche il solito problema dell'inesorabile dispersione. Forse l'apice del primo Crow, che di lì a poco varerà Pinback dandosi un ulteriore calmata.

martedì 11 gennaio 2011

Long Fin Killie - Houdini (1995)

All'epoca comprai solo Valentino, e mi persi gli altri due. A quindici anni di distanza, eppure, appare chiaro perchè Houdini campeggiasse bel bello nella top ten annuale di Blow Up quando era ancora fanza.
Perchè se Valentino era un gran disco, questo debutto manifestava una creatività ed un esuberanza strabordante, un'ora abbondante in cui Mastro Sutherland e compagnia saltavano di palo in frasca nella creazione di misture inedite. Fra folk arcano, indie-shoegaze, etnie stralunate, ancestralità progressive, jazz pellegrino e quant'altro.
Ricordo che ai tempi andava di moda il termine crossover, anche se era riservato soltanto ad alcune band popolari e dedite a certe sonorità prettamente dure. La popolarità i LFK non la ottennero, ma se c'era un crossover vero ed applicato era il loro sound, imprendibile, fantasioso e dalle mille sfaccettature.
Diavolerie dei dimenticatoi.

mercoledì 29 dicembre 2010

Levitation - Need for not (1992)

Travagliatissimo quintetto inglese capeggiato da Bickers, personaggino inquieto che era stato sbattuto fuori dagli House Of Love per aver dato fuoco ad una pila di soldi...Ed in effetti il suono dei Levitation era alquanto nevrotico, lasciava poco spazio alle melodie lineari, proponeva break e piccole orchestrazioni acrobatiche che facevano ricomparire il tanto famigerato fantasma del progressive, così abiurato ai tempi....
Ciò nonostante la stampa li esaltava e le porte del successo sembravano potersi aprire. Oltretutto ricordo un'intervista a Ciccio Smith in un Rockstar del 1992, in cui li nominava come un ascolto preferito. In certi punti (il bellissimo break strumentale di World around, o lo spleen galattico di Resist) faceva capolino per l'appunto una lieve influenza Cure. Il chitarrismo arzigogolato di Bickers e il dispiegamento di tastiere didascaliche (Pieces of Mary) portavano ad alcune derive psichedeliche. Proprio quelle che, esattamente come il prog, venivano isolate quando non derise dalla stampa inglese. Occorre anche dire però che i Levitation avevano il punto di forza propulsivo in Francolini, un batterista autenticamente posseduto dal demonio, che suonava ogni rullata come se fosse stata l'ultima della sua vita.
Con tali premesse, Need for not sarebbe potuto diventare un capolavoro, ma non lo fu perchè le idee, anche quelle migliori, finiscono per amalgamarsi male e far perdere spesso il focus del lavoro. Insomma, mancò omogeneità al risultato finale e i Levitation forse avrebbero potuto rimandare il target al disco successivo, non fosse stato che nel 1993 un Bickers sempre più schizofrenico durante un concerto confessò al pubblico il suo disagio e si chiamò fuori, decretandone di fatto lo scioglimento.

mercoledì 2 giugno 2010

Long Fin Killie - Valentino (1996)

Indie-Prog? Soltanto sulla valente Too Pure potevano manifestarsi i LFK, una delle band scozzesi più originali degli ultimi 20 anni. Nei meri 5 anni di esistenza il 4-piece ha pubblicato 3 dischi, con zero titoli sui newspapers e pochissimi riconoscimenti. Davanti ad un capacissimo trio rock convenzionale il leader polistrumentista Sutherland spiccava per doti non comuni: la capacità di suonare svariati strumenti che tipicamente non hanno legame con l'indie, specialmente quello inglese, conferivano al sound una malcelata componente progressive, anche se comunque imbevuta in una robusta corazza, contenuta nei formati song. La voce poi, era altrettanto singolare; una specie di incrocio fra il David Thomas meno deviato e il Schulman dei Gentle Giant, forse l'unico piccolo punto di tangenza col prog reale. Valentino è una filata sfrizzante dai toni semi-crepuscolari, piena di luci ombre, vuoti-pieni, in cui le sferzate chitarristiche di Cameron mantengono innovativo lo spirito fantasioso di questa meteora colorita dei mid nineties.
Da ricordare.

(originalmente pubblicato il 09/06/09)