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23 gennaio 2020

Monty Python e il sacro Graal (Gilliam, Jones, 1975)

Monty Python e il sacro Graal (Monty Python and the Holy Grail)
di Terry Gilliam, Terry Jones – GB 1975
con Graham Chapman, John Cleese
***1/2

Rivisto in TV, in originale con sottotitoli, per ricordare Terry Jones.

Il primo lungometraggio vero e proprio del gruppo comico britannico dei Monty Python (composto da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin), dopo la raccolta di sketch "E ora qualcosa di completamente diverso", è una parodia dei miti di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, le cui vicende sono trasposte in un medioevo cupo, sporco e del tutto privo del glamour tipico dei lungometraggi hollywoodiani: un medioevo la cui natura fittizia è però rivelata a più riprese, segnatamente nel finale in cui la pellicola viene interrotta bruscamente e sul più bello dall'arrivo della moderna polizia che arresta gli attori e la troupe. Il risultato è un capolavoro di umorismo nonsense, comicità surreale e corrosiva, ironia british e non sequitur, che si alternano su un canovaccio che segue i vari personaggi impegnati nella ricerca del Santo Graal, compito affidato loro direttamente da Dio (che appare in animazione: i disegni e i cartoon sono, come sempre, opera di Terry Gilliam). Tutti i membri del gruppo interpretano diversi ruoli, anche en travesti: ma in particolare Chapman è Re Artù, Gilliam è lo scudiero Patsy (nonché "il vecchio della scena 24", ovvero il guardiano del Ponte della Morte che pone tre domande a chi cerca di passare), Cleese è il coraggioso ma troppo impulsivo Lancillotto (ma anche il bizzarro soldato francese che insulta Artù nei modi più assurdi e inventivi, o lo stregone Tim), Idle è il codardo Sir Robin (sempre seguito da una flotta di menestrelli che ne cantano le "gesta"), Jones è l'astuto Sir Bedevere (che per espugnare un castello escogita la costruzione di un "coniglio di Troia", dimenticandosi però che qualcuno doveva nascondervisi dentro) nonché l'effemminato principe Herbet, e Palin è Sir Galahad "il casto", nonché il capo dei cavalieri che dicono "Tiè!" (ma nell'originale dicono "Ni!"). La povertà del budget dà origine a grandi trovate creative: a parte l'uso dell'animazione, da ricordare le noci di cocco che vengono sbattute fra loro per simulare gli zoccoli dei cavalli (un "trucco" che viene scopertamente commentato in una delle prime scene del film), e le scenografie ripetute (i castelli diroccati, tutti uguali, immersi nelle brughiere scozzesi). Innumerevoli comunque le gag, tanto stupide, surreali o grottesche quanto memorabili, sin dai titoli di testa con i loro farlocchi sottotitoli in "svedese" (interrotti più volte dal licenziamento e dalla sostituzione dei responsabili): la discussione sulle rondini che trasportano noci di cocco, il duello contro il Cavaliere Nero, il castello assediato che risponde a colpi di vacche, il cavaliere con tre teste, le due guardie che devono sorvegliare il figlio del re per non farlo uscire dalla stanza, il coniglio feroce a guardia della caverna, il castello di Aaargh, la santa granata... Per la prima volta il gruppo dei Monty Python decide di non ricorrere a un regista esterno (come Ian MacNaughton, che aveva diretto i loro sketch precedenti) ma di fare tutto in famiglia: la pellicola segna così l'esordio alla regia sia per Gilliam (destinato poi a una brillante carriera dietro la macchina da presa) che per Jones. Diventato di culto in patria e negli Stati Uniti, il film ha dato origine anche a un musical teatrale, "Spamalot". Il doppiaggio della versione italiana, a lungo nota semplicemente con il titolo "Monty Python", realizzato dagli attori della compagnia teatrale del Bagaglino (fra cui Oreste Lionello, Bombolo e Pippo Franco), fa ampio uso di dialetti regionali e modifica diverse battute, spesso con allusioni sessuali (in ossequio al genere "boccaccesco" che andava di moda in quel periodo), per fortuna senza alterare più di tanto il senso della storia.

4 aprile 2011

Brian di Nazareth (Terry Jones, 1979)

Brian di Nazareth (Life of Brian)
di Terry Jones – Gran Bretagna 1979
con Graham Chapman, Michael Palin
***1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni, Rachele, Paola e Stefano.

Uno dei film più divertenti e irriverenti dei Monty Python, il leggendario gruppo inglese i cui sei membri (Terry Gilliam, Terry Jones, Eric Idle, Michael Palin, John Cleese e Graham Chapman) hanno fatto la storia della comicità cine-televisiva britannica (e non solo). In questa pellicola, come al solito, ciascuno di loro interpreta più parti, comprese quelle femminili (il regista Terry Jones, per esempio, è la madre del protagonista), all'insegna di un umorismo british che forse non tutti sanno apprezzare, anche perché è spesso venato di assurdo e nonsense. Brian, nato a Betlemme nella capanna a fianco di quella di Gesù, viene visitato per errore dai tre Re Magi e poi, una volta cresciuto, si ritrova coinvolto negli intrighi di un'accozzaglia di estremisti politici che complottano contro l'occupazione romana. Dopo svariate peripezie, verrà creduto un messia dalla folla ottusa e finirà crocifisso per una serie di equivoci; ma l'importante, come canta il suo compagno di crocifissione, è: "Always look on the bright side of life"! Grottesco, demenziale, cinico e beffardo: più che una parodia del racconto evangelico, il film è una satira contro le ipocrisie e le follie degli esseri umani a tutto campo: dall'omologazione sociale forzata alle litigiosità politiche, dalle incomprensioni fra persone e popoli al fanatismo dogmatico e religioso. Numerose e indimenticabili le scene cult: la lapidazione (alla quale le donne partecipano con barbe finte), la lezione di latino (Brian viene severamente corretto da un centurione perché ha sbagliato a scrivere "Yankees go home"... ehm, "Romani ite domum"), l'inaspettato arrivo di un'astronave aliena che salva il nostro eroe dalla caduta da una torre ("Hai più culo che anima!"), le gag su Mavco Pisellonio (l'amico di Pilato, al cui nome nessuno riesce a trattenere le risate), le surreali riunioni dei cospiratori ("A parte l'acquedotto, le fognature, le strade, le scuole, vino, medicina, istruzione, asini pubblici in orario, ordine pubblico, irrigazione, spiagge libere non inquinate, bilancia dei pagamenti in attivo.... che cosa hanno fatto i romani per noi?"), peraltro divisi in mille organizzazioni rivali fra loro (il Fronte Popolare di Giudea, il Fronte del Popolo di Giudea, il Fronte Popolare Giudeo...), la contrattazione al mercato pubblico, le perquisizioni dei soldati romani ("Abbiamo trovato questo cucchiaio!"), le prediche e i "miracoli" di Brian ("Erano diciotto anni che non aprivo bocca, finché non è arrivato lui"), fino ai titoli di coda ("Se vi è piaciuto questo film, perché non andate a vedere 'La notte'?"). Ottima la confezione cinematografica: la pellicola fu girata in Tunisia, e in parte vennero riutilizzati i set (e alcune comparse) del "Gesù di Nazareth" di Franco Zeffirelli. L'unico ruolo di rilievo non ricoperto da uno dei sei comici è quello di Judith Iscariot (Sue Jones-Davies), la ragazza di cui Brian si innamora. La sigla di apertura, come tutte le animazioni nei lavori dei Monty Python, è di Terry Gilliam. Considerato oggi un classico, alla sua uscita fu attaccato da alcuni gruppi religiosi e vietato in diversi paesi (il gruppo sfruttò la circostanza nelle tag line di lancio in Svezia: "So funny that it was banned in Norway!"). Giunto anche da noi con dodici anni di ritardo (venne distribuito solo nel 1991), il film è uscito in DVD con un nuovo doppiaggio non all'altezza dell'originale (la "erre moscia" di Pilato, per esempio, risulta molto attenuata) ma rimane comunque irresistibilmente esilarante.

27 luglio 2006

Jabberwocky (T. Gilliam, 1977)

Jabberwocky (id.)
di Terry Gilliam – Gran Bretagna 1977
con Michael Palin, Max Wall
**1/2

Cenorava. E i visciattivi cavatalucerti
Girillavano e sfrocchiavano nella serbaja;
mollicciattoli eran gli spennatoli
e gli smarriti verporcelli fistarnuiurlavano.
"Guardati dal mascellodonte, figlio mio!
Le mascelle che mordono e le tenaglie che afferrano.
Sii sospettoso del rapace malco ed evita
lo schiumarioso Bamariolo!

Rivisto in DVD con Monica, Roberto e una marea di altra gente, in originale con sottotitoli.

Non è propriamente un film dei Monty Python (oltre a Gilliam e Palin vi ha partecipato solo Terry Jones), ma ha molto in comune con "Il sacro Graal" di soli due anni prima, a partire dall'ambientazione. Il medioevo inglese, anzi, qui è ancor meglio ricostruito, con tutte le sue lordure, la povertà e l'oscurantismo (nulla a che vedere con lo scenario pulito e disneyano dei film americani dello stesso genere). Il film si ispira alla filastrocca omonima di Lewis Carroll, un gioco linguistico pieno di parole inventate: nei sottotitoli italiani, il nome Jabberwocky è tradotto "ciarlestrone", mentre nella versione che ho sul libro "Gödel, Escher, Bach" era "mascellodonte". L'umorismo di Gilliam si sposa bene al nonsense di Carroll, e il risultato è a tratti esilarante: vedi le scene con il re Bruno il Discutibile, il suo estenuante araldo, i suonatori, i cavalieri che giocano a nascondino, gli uomini vestiti da suora, eccetera. Rispetto a "Monty Python e il sacro Graal", come detto, c'è un maggiore impegno produttivo, anche se manca la coralità del film precedente e lo spettro delle gag è ridotto. Comunque, ad avercene oggi film così.