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Amore Quotes

Quotes tagged as "amore" Showing 181-210 of 626
Natalia Ginzburg
“Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere.”
Natalia Ginzburg, The Little Virtues

Domenico Starnone
“Pensai: ci innamoriamo di persone che sembrano vere ma non esistono, sono una nostra invenzione; questa donna così ferma, dalle frasi così scandite, questa donna senza timidezze, sferzante, non la conosco, non è Nadia. Una cosa è la persona amata, altra cosa è la persona reale che finché l'amiamo non vediamo mai davvero. Quanto tempo, mi dissi, sprechiamo nei rapporti amorosi. In questi anni ho felicemente inventato una persona. Sono entrato con grande godimento nel corpo di un mio acquerello dai colori leggeri, e ho nell'altra stanza una figlia vera di un anno che è stata partorita da una mia finzione.”
Domenico Starnone, Confidenza

نزار قباني
“Io non posseggo nulla al mondo, tranne i tuoi occhi e la mia tristezza.”
Nizar Qabbani, Le mie poesie più belle (Poiesis)

Tatjana   Ostojic
“Sono avvolto in te.
Sciogliersi nella tua silhouette
e diventare una cosa sola,
uno strano contorno d'amore,
che scorre con il vento.”
Tatjana Ostojic

George Călinescu
“- Ia să vedem pulsul, domnișoară! Hm! slab, abia perceptibil! Anemie mare. Știu eu ce-ar trebui să faceți!
- Ce? întrebă avidă Aurica, cu mâna rămasă încă în mâna lui Weissmann.
- Amor!”
George Călinescu, Enigma Otiliei
tags: amore

Henry James
“Isabel s’illudeva di credere che Ralph avesse parlato per astio. Per lei era tanto più facile credere così in quanto, come ho detto, aveva ora poca emozione libera e disponibile per i minori bisogni, e accettava come un caso, in effetti proprio come un ornamento, della sua sorte, l’idea che preferire Gilbert Osmond così come lei aveva fatto voleva dire di necessità rompere tutti gli altri legami. Di questa preferenza gustava le dolcezze, e attraverso queste giungeva con un terrore quasi sacro ad acquistar coscienza dell’onda malefica e priva di rimorsi dell’essere affascinati e posseduti, grande quanto l’onore tradizionale e il supposto stato di grazia dell’essere innamorati. Era la parte tragica della felicità; il proprio bene è sempre stato fatto del male degli altri.”
Henry James, The Portrait of a Lady

Henry James
“- Qualunque cosa debba essere, - ella concluse chiaramente, -non è avvenuta ancora.
Egli scosse la testa, arreso del tutto ormai. - Non è avvenuta ancora. Soltanto, sappiatelo, non è qualche cosa ch'io debba fare, compiere nel mondo, e che mi darà reputazione e onori. Non sono asino sino a questo punto. Sarebbe molto meglio, senza dubbio, se lo fossi.
- Sarà qualche cosa che dovrete soltanto subire?
- Ebbene, diciamo attendere, una cosa che devo incontrare, affrontare, veder esplodere all'improvviso nella mia vita; distruggendo probabilmente ogni ulteriore coscienza, e probabilmente annientandomi; che d'altra parte, potrà alterare ogni cosa, colpendo alla radice tutto il mio mondo e abbandonandomi alle conseguenze, quali esse siano.
Ella lo ascoltò con attenzione, ma la luce nei suoi occhi continuava per lui a non essere quella della beffa. - Quanto descrivete non è forse soltanto l'attesa, o in ogni modo il senso del pericolo, ben noto a tanta gente, di innamorarsi?”
Henry James, The Beast in the Jungle

Henry James
“Così lei aveva visto mentre egli non vedeva, e così lei continuava ancora a ribadire la verità. Verità, vivida e mostruosa; la sua lunga attesa: quella era stata la sua sorte. La compagna della sua vigilia aveva a un certo momento capito, gli aveva offerto la possibilità di eludere la sorte. La propria sorte, però, non si elude mai, e il giorno in cui gli aveva detto che la sua si era compiuta, l'aveva soltanto veduto fissare stupidamente la scappatoia che gli offriva. La scappatoia sarebbe stata amare lei; allora, allora sì egli
avrebbe vissuto. Ella aveva vissuto - chi avrebbe ora potuto dire con quale passione? - giacché l'aveva amato per se stesso; mentre egli non aveva mai pensato a lei (ah, con quale evidenza la verità fiammeggiava davanti ai suoi occhi, ora!) se non nel gelo del suo egoismo e al lume di utilità pratica in cui egli la vedeva. Le parole di May tornavano a lui; la catena si allungava all'infinito. La Belva era stata in agguato davvero, e la Belva, al momento giusto, era balzata; era balzata nel crepuscolo di quel freddo aprile quando, pallida, consunta, ma bella, e forse ancora in grado di guarire, si era alzata dalla sua sedia per rizzarsi in piedi davanti a lui e lasciarlo immaginosamente indovinare. Era balzata, la Belva, quando egli non aveva saputo capire; era balzata mentre ella si allontanava disperata da lui, e il marchio, quando oramai egli l'aveva lasciata, era caduto dove doveva cadere. Egli aveva giustificato il suo presentimento e compiuto il suo fato; era fallito, con assoluta esattezza, in tutto quello in cui doveva fallire; e un gemito gli salì ora alle labbra nel ricordare come May aveva supplicato di non voler mai sapere. Quell'orrore del risveglio -quella era la conoscenza, e sotto quel fiato le stesse lacrime sembrarono gelarsi. Attraverso le lacrime, nondimeno, egli cercava di fissarla e trattenerla: la teneva lì davanti a sé così da sentirne tutto il dolore. Almeno questo, in ritardo e con amarezza, aveva un poco il sapore della vita. Ma l'amarezza improvvisamente lo nauseò, e fu come se, orribilmente, avesse veduto, nella verità, nella crudeltà della raffigurazione, ciò che era stato scritto e compiuto. Vide la Giungla della sua vita, e vide la Belva in agguato; poi, mentre guardava, la senti in un fremito dell'aria ergersi, enorme e laida, per il balzo che doveva finirlo.”
Henry James, The Beast in the Jungle

Italo Svevo
“Chissà se l'amo? È un dubbio che m'accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l'amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità

Italo Svevo
“È una delle grandi difficoltà della vita d’indovinare ciò che una donna vuole. Ascoltarne le parole non serve, perché tutto un discorso può essere annullato da uno sguardo e neppure questo sa dirigerci quando ci si trova con lei, per suo volere, in una comoda buia stanzuccia.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità

Rosella Postorino
“Mi mancava. Non era come la mancanza di Gregor, il destino sterzato, l’annullamento di ogni promessa, non era così grave. Era una smania. [...] Al posto di Ziegler avrebbe potuto esserci chiunque, questo pensavo. Ho fatto l’amore con lui perché da troppo tempo non lo facevo. [...] A mancarmi non era Albert Ziegler, mi dicevo. È il mio corpo. Ora di nuovo abbandonato, di nuovo autarchico.”
Rosella Postorino, At the Wolf's Table

Elisa Fumis
“Rimasi in disparte ad ascoltarla, le braccia conserte e gli occhi chiusi. Quando li riaprii, era di nuovo sola su quella panchina. Mi sembrò la creatura più triste dell'Universo.”
Elisa Fumis, La fabbrica dei cuori abbandonati

Elisa Fumis
“Una domenica di fine novembre nevicò. Osservai i fiocchi depositarsi sul manto mai sciolto, come se la natura volesse ricordarmi che la vita andava avanti senza aspettare nessuno.”
Elisa Fumis, La fabbrica dei cuori abbandonati

Jean Rhys
“— Perché mi hai dato questo desiderio di vivere? Perché mi hai fatto questo?— Perché lo desideravo. Non basta?— Sì, basta. Ma se un giorno tu non lo desiderassi più? Che farei, allora? Pensa se tu mi portassi via questa felicità mentre sono distratta…— Per perdere la mia? Chi sarebbe tanto sciocco? — Non sono abituata alla felicità — disse. — Mi fa paura. — Non avere mai paura. E se hai paura non dirlo a nessuno. — Lo capisco. Ma provarci non mi aiuta.
— Che cosa ti aiuterebbe? — Non rispondeva mai a questa domanda; poi una notte sussurrò: — Se potessi morirei adesso, mentre sono felice. Lo faresti? Non dovresti uccidermi. Dimmi di morire e io morirò. Non mi credi? Allora prova, prova, dimmi muori e guardami morire. — Muori allora! Muori! — La guardai morire molte volte. Nel mio modo, non nel suo. In pieno sole, nell’ombra, al chiaro della luna, a lume di candela. Nei lunghi pomeriggi quando la casa era vuota. C’era soltanto il sole a tenerci compagnia. Lo chiudevamo fuori. E perché no? Ben presto lei fu presa quanto me da quel che si chiama amare — in seguito, più perduta e vinta di me.”
Jean Rhys, Wide Sargasso Sea

Domenico Starnone
“Far chiarezza all'interno della vita di coppia, mah, forse è un dovere, ma anche un lusso che è rischioso permettersi.”
Domenico Starnone, Confidenza

Italo Svevo
“Una volta sposati non si discute più d'amore e, quando si sente il bisogno di dirne, l'animalità interviene preso a rifare il silenzio. Ora tale animalità può essere divenuta tanto umana da complicarsi e falsificarsi, ed avviene che, chinandosi su una capigliatura femminile, si faccia anche lo sforzo di evocarvi qualcosa che non c'è. Si chiudono gli occhi e la donna diventa un'altra per ridivenire lei quando si abbandona”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità

Italo Svevo
“Essa subito decise, perché afferrò la mia mano per trattenermi più sicuramente e mi fece entrare. L’emozione m’oscurò la vista e ritengo sia stata provocata non tanto dal dolce contatto di quella mano, ma da quella familiarità che mi parve decidesse del mio e del destino di Augusta. Perciò credo di essere entrato con qualche riluttanza e, quando rievoco la storia del mio primo tradimento, ho il sentimento di averlo compiuto perché trascinatovi.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità

Mirca Ferri
“Siamo natii per vivere, non sopravvivere”
Mirca Ferri

Italo Svevo
“Ada m’afferrò subito la mano. Ebbi un brivido. Offre molto una donna porgendo la mano! Ho sempre sentito questo. Quando mi fu concessa una mano mi parve di afferrare tutta una donna. Sentii la sua statura e nell’evidente confronto fra la mia e la sua, mi parve di fare atto somigliante all’abbraccio.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità

Italo Svevo
“Fu un vero raccoglimento il mio, uno di quegl’istanti rari che l’avara vita concede, di vera grande oggettività
in cui si cessa finalmente di credersi e sentirsi vittima. In mezzo a quel verde rilevato tanto deliziosamente da
quegli sprazzi di sole, seppi sorridere alla mia vita ed anche alla mia malattia. La donna vi ebbe un’importanza
enorme. Magari a pezzi, i suoi piedini, la sua cintura, la sua bocca, riempirono i miei giorni. E rivedendo la
mia vita e anche la mia malattia le amai, le intesi! Com’era stata più bella la mia vita che non quella dei
cosidetti sani, coloro che picchiavano o avrebbero voluto picchiare la loro donna ogni giorno salvo in certi momenti. Io, invece, ero stato accompagnato sempre dall’amore. Quando non avevo pensato alla mia donna,
vi avevo pensato ancora per farmi perdonare che pensavo anche alle altre. Gli altri abbandonavano la donna delusi e disperando della vita. Da me la vita non fu mai privata del desiderio e l’illusione rinacque subito intera dopo ogni naufragio, nel sogno di membra, di voci, di atteggiamenti più perfetti.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità

Antonio Fogazzaro
“Un tenace, fiero sentimento d'indipendenza intellettuale resisteva in lei all'amore. Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito, riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch'egli non poteva altrettanto, lo sentiva umile nel suo amore, devoto senza fine.”
Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico

Gaetano Riccio
“E se una persona che non hai mai incontrato né visto né conosciuto fosse la sola che stai cercando? La tua anima gemella?”
Gaetano Riccio, La storia di noi due (a Saint Germain des Prés): Una romantic comedy fra Parigi e New York (Amori a Parigi)

Amélie Nothomb
“L’amore riunisce la certezza e il dubbio: si è sicuri di essere amati tanto quanto se ne dubita, e non a momenti alterni, ma in una simultaneità sconcertante. Provare a sbarazzarsi di questa sfumatura dubitativa facendo mille domande alla propria amata, significa negare la natura radicalmente ambigua dell’amore.”
Amélie Nothomb, Soif

Rosella Postorino
“Fra i nostri corpi c'era una sorta di fratellanza, come se avessimo giocato insieme da piccoli. Come se a otto anni ci fossimo morsi a vicenda il polso per lasciare inciso un "orologio", il marchio delle arcate dentali che luccicava di saliva. Come se avessimo dormito nella stessa culla, tanto da credere che l'alito caldo dell'altro fosse l'odore stesso del mondo.”
Rosella Postorino, At the Wolf's Table
tags: amore, love

“Dico amore perché non ho altra parola per definire qualcosa di indefinibile. Non ho mai saputo e non so tuttora come abbiamo trovato quel punto di equilibrio in cui i nostri desideri si incontravano senza affrontarsi, senza che uno avesse il sopravvento sull’altro, senza che nessuno dei due ne fosse leso.
Non ho mai saputo e non so tuttora come raccontare quello stato di pienezza e di grazia, quell’inquietudine così simile alla perdita, quella sensazione di non essere più se stessi e di essere superati dall’altro, di dover essere all’altezza. Mi sono abbandonato a quell’amore. Non sono mai stato così libero. Non sono mai stato così bello. Volevo le sue braccia, il suo ventre, la sua bocca, la sua voce. Volevo il suo passato, il suo futuro, la sua presenza.”
Antoine Leiris, La Vie, après

“Lei si siede nell’angolo del divano. Discreta come se fosse solo di passaggio. Vedendola seduta lì, vicino a me, capisco che da troppo tempo non la guardo.
Ho conservato in me anche i minimi dettagli dei suoi tratti. La sua bellezza è sempre stata un mistero per me. Un’entità che non ho mai saputo scomporre. Un tutto, sensuale e femminile, desiderabile e materno, fragile e incrollabile.
Più di una volta avrei voluto mangiarla. La sua pelle, la sua carne di mela e il suo sapore zuccherino. Ho scritto il mio primo racconto e l’ho divorata, l’ho inghiottita, senza lasciare niente. Ho posato il suo corpo sulle mie pagine e il libro si è richiuso. Quello che mi aveva impedito di fare dodici anni prima posando la sua mano sulla mia l’avevo fatto alle sue spalle, senza che lei potesse dire niente, senza che potesse farmi ragionare.
Oggi che la nostra storia è diventata una storia, che i nostri personaggi vivono in autonomia, è tempo di ritrovarla.”
Antoine Leiris, La Vie, après

“Abbiamo inventato l’amore per descriverla, e perché bisogna pur dirlo, la coesistenza in un medesimo istante della gioia, della paura, della tenerezza e della vertigine. Tua madre e io ci siamo innamorati il giorno della tua venuta.

I bambini devono pensare che i genitori sono sempre stati genitori. Ma non è così, noi eravamo ancora i bambini dei nostri genitori un istante prima del tuo arrivo. Da allora abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Tua madre è perfetta. Io faccio quello che posso.”
Antoine Leiris, La Vie, après

“Come si fa ad amare quello che non si è detestato almeno per un giorno?”
Antoine Leiris, La Vie, après

“Amare dopo. La questione del desiderio dopo la morte è probabilmente la più complessa da raccontare, la più difficile da confessare. Bisogna accettare le proprie debolezze, accettare che il bambino dentro di noi, di fronte all’abbandono più terrificante, riprenda il suo posto, si agiterà un momento ma poi si calmerà.

Quanto a me, ho sentito presto il bisogno di una presenza. Ho provato il bisogno di quell’amore che mi era divenuto così familiare. Non capivo come avrei potuto vivere senza. Come mio padre, non potevo concepire di non amare più. E così ho amato.”
Antoine Leiris, La Vie, après

“Quando un amore nasce e quando muore, c’è uno strano momento di confusione. Qualcosa di difficile da descrivere. Una specie di limbo. Un purgatorio. Un tempo di adattamento durante il quale il corpo, non sapendo bene cosa riceve o cosa rifiuta, lascia la mente in uno stato di attesa.
Quello che, un istante prima, sembrava impossibile diventa tutt’a un tratto perfettamente realizzabile, perché quel momento di incertezza è condiviso, perché si è in due a non sapere, si è in due ad aspettare che il momento scelga per noi.
Il momento ha scelto. O forse quella collera insopprimibile dentro di me. Lei mi ha lasciato solo con Melvil. A proteggere mio figlio un’altra volta dalla perdita.”
Antoine Leiris, La Vie, après