featuring Alex Balanescu, Antonello Salis, Barry Wilde, Bern Cruft, Bill Benham, Brian Eno, Cesare Chiodo, Chattanooga, Chris Lawrence, Chris Van Kampen, David Emmanuells, David Woodcock, Elisabeth Edwards, Ernesto Vitolo, Franco Giacoia, Garfield Jackson, Gavin Wright, George Robertson, Giulia Fasolino, Jim Archer, Jim McCleod, Jonathan Williams, Lanfranco Fornari, Levine Andrade, Luciano Torani, Mark Berow, Michael Brook, Miguel Angel Nicosia, Mike DeSauls, Mike Oglettee, Moreno Ferrara, Nick Worters, Paolo Costa, Paul Buckmaster, Paul Kegg, Peter Oser, Piero Pelù, Roberto Fix, Roger Garland, Rosario Iermano, Roy Gillard, Silvio Pozzoli, Tony Pleeth, Wilf Gibson, Zooming on the zoo
1. Fatica d'amore
2. Dammi spago
3. L'olandese volante
4. Capinera
5. Bocca di lupo
6. Chi sta meglio 'e te
7. Il miracolo di Salvatore Ammare
8. 'A neve e 'o sole
9. La storia vera di Lupita Mendera
10. Guerra alla guerra
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mercoledì 5 ottobre 2022
mercoledì 14 maggio 2014
Nana Vasconcelos & Antonello Salis - Lester (1987)
Antonello Salis - vocals, bandoneon, piano
Nana Vasconcelos - percussion, vocals
01 Trayra Boia
02 Sogni Caraibici (Caribbean Dreams)
03 Lester
04 Rameverde
05 Verderame
06 Sunny Island
07 Ondas (Na Ohios De Petronila)
Milano, November 9 & 10, 1985.
Produced by Giovanni Bonandrini
1987, Soul Note
Cd out of print
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venerdì 30 novembre 2012
Indaco - Porte d'Oriente (2005)
Gira e rigira, quando tra i nomi di copertina ti capita di imbatterti in
Mauro Pagani vale sempre la pena di prestare più attenzione. Non perché
necessariamente sia lui a fare cose magistrali, ma perché, grazie anche
al tempo passato, al fiuto più volte dimostrato, all'esperienza e alla
sensibilità artistica, è quasi impossibile trovare Mauro Pagani
coinvolto in un brutto lavoro. E succede anche questa volta. Il
contributo di Mauro è minimo per quanto efficace (suona il violino in
tre canzoni), ma il progetto Indaco sta in piedi benone e ci offre
l'ultimo grande disco di questa estate discontinua, se vogliamo, ma non
improvvida di belle canzoni.
Il brodo di coltura da cui emergono gli Indaco, peraltro, ha molto in comune con quello di Mauro: Rodolfo Maltese, chitarrista ed autore degli Indaco, nasce nel Banco del Mutuo Soccorso, da dove passa anche Pierluigi Calderoni (batteria). Se poi aggiungiamo che tra gli ospiti ci sono Francesco Di Giacomo e Tony Esposito, Enzo Gragnaniello e Antonello Salis, Andrea Parodi (ex Tazenda) e Lester Bowie, il quadro si fa più definito. Gli altri titolari della formazione sono il percussionista (fondamentale il suo apporto!) Arnaldo Vacca, Luca Barberini al basso, Carlo Mezzanotte alle tastiere, Gabriella Aiello, voce e Antonio Magli, tastiere (questi ultimi due però non hanno partecipato al disco).
Dall'incontro tra Maltese e Mario Pio Mancini, violinista, bouzoukista e altro autore del gruppo, sono nati gli Indaco, ormai da una decina d'anno (tutti dischi editi dal Manifesto Cd a 8 euro, ente sempre più benemerito a favore della buona musica d'autore). Il primo disco è una autoproduzione che data addirittura 1991, dal titolo, per l'appunto di "Indaco", il gruppo non c'è ancora, e i singoli partecipanti si firmano come Mario Pio Mancini, Rodolfo Maltese and the New Ensamble. Nel 1995 è la volta di "Flying with the Chakras" e, come si può inuire dal titolo segna una virata verso la new age. Nel 1997 esce "Vento del deserto". Nel 1999 escono con "Amorgos", la cui title track chiude anche Porte d'Oriente. Nel 2000 è la volta di "Spezie", un live. Seguono cinque anni di silenzio, interrotti da "Terra maris" del 2002, unico album non del Manifesto e infine Porte d'Oriente che è un po' una sorta di "greatest hits" di brani che vengono comunque dal passato, unito a due inediti (se non vado errato): "Salentu" e "Father P.".
La musica degli Indaco è un miscuglio molto interessante di armonie indiane, suoni mediorientali, contaminazioni mediterranee e rimembranze di quello che fu il prog-rock degli anni d'oro. Potrebbero essere elementi di scontro, di possibili collisioni pericolose, di frizioni vicine al kitsch, che invece viene miracolosamente evitato. Lo stupore nasce dall'equilibrio che riesce a crearsi da costruzioni così vicine al barocco, ma, effettivamente, come l'architettura barocca che semplicemente "non poteva stare in piedi" e poi dura da secoli, così anche i canti e le musiche di Indaco, pur sfiorando pericolosi sprofondi, restano sempre validi e in piedi. Da questa solida fragilità nasce la meraviglia.
Disco "barocco" quindi. Nel senso etimologico della "perla impura", della bizzarria stravagante ed eccentrica, del tentativo di emozionare e coinvolgere lo spettatore. Un disco che è prodotto dell'immaginazione col fine di esercitare l'immaginazione, perché dal superamento del limite si possa arrivare a persuaderci che qualcosa di non reale possa diventare reale. Anche questo melange sonoro che arriva dall'India alle regioni celtiche. D'altra parte, proprio nella presentazione del disco gli Indico precisano che "gli steccati dei generi, in cui si è soliti confinare la musica, dissezionandone il respiro e la forza" a loro stanno stretti. Fino all'obiettivo di creare "una sorta di zona franca della buona musica, con la porta sempre aperta verso altre esperienze".
Non è un disco di facilissimo ascolto, non da ombrellone o da tormentone estivo. E forse a qualcuno l'eccessivo puntare su termini new age (qui abbiamo Kundalini e Mantra) potrà dare fastidio, ma fortunamente non ci sono quasi mai parole ad accompagnare i suoni e quando ci sono le parole seguono orbite dinamiche che si rifanno alle tradizioni popolari più che alla new age. "Salentu", "Il volo del gabbiano", "Father P." e "Amorgos" i brani più coinvolgenti.
Il brodo di coltura da cui emergono gli Indaco, peraltro, ha molto in comune con quello di Mauro: Rodolfo Maltese, chitarrista ed autore degli Indaco, nasce nel Banco del Mutuo Soccorso, da dove passa anche Pierluigi Calderoni (batteria). Se poi aggiungiamo che tra gli ospiti ci sono Francesco Di Giacomo e Tony Esposito, Enzo Gragnaniello e Antonello Salis, Andrea Parodi (ex Tazenda) e Lester Bowie, il quadro si fa più definito. Gli altri titolari della formazione sono il percussionista (fondamentale il suo apporto!) Arnaldo Vacca, Luca Barberini al basso, Carlo Mezzanotte alle tastiere, Gabriella Aiello, voce e Antonio Magli, tastiere (questi ultimi due però non hanno partecipato al disco).
Dall'incontro tra Maltese e Mario Pio Mancini, violinista, bouzoukista e altro autore del gruppo, sono nati gli Indaco, ormai da una decina d'anno (tutti dischi editi dal Manifesto Cd a 8 euro, ente sempre più benemerito a favore della buona musica d'autore). Il primo disco è una autoproduzione che data addirittura 1991, dal titolo, per l'appunto di "Indaco", il gruppo non c'è ancora, e i singoli partecipanti si firmano come Mario Pio Mancini, Rodolfo Maltese and the New Ensamble. Nel 1995 è la volta di "Flying with the Chakras" e, come si può inuire dal titolo segna una virata verso la new age. Nel 1997 esce "Vento del deserto". Nel 1999 escono con "Amorgos", la cui title track chiude anche Porte d'Oriente. Nel 2000 è la volta di "Spezie", un live. Seguono cinque anni di silenzio, interrotti da "Terra maris" del 2002, unico album non del Manifesto e infine Porte d'Oriente che è un po' una sorta di "greatest hits" di brani che vengono comunque dal passato, unito a due inediti (se non vado errato): "Salentu" e "Father P.".
La musica degli Indaco è un miscuglio molto interessante di armonie indiane, suoni mediorientali, contaminazioni mediterranee e rimembranze di quello che fu il prog-rock degli anni d'oro. Potrebbero essere elementi di scontro, di possibili collisioni pericolose, di frizioni vicine al kitsch, che invece viene miracolosamente evitato. Lo stupore nasce dall'equilibrio che riesce a crearsi da costruzioni così vicine al barocco, ma, effettivamente, come l'architettura barocca che semplicemente "non poteva stare in piedi" e poi dura da secoli, così anche i canti e le musiche di Indaco, pur sfiorando pericolosi sprofondi, restano sempre validi e in piedi. Da questa solida fragilità nasce la meraviglia.
Disco "barocco" quindi. Nel senso etimologico della "perla impura", della bizzarria stravagante ed eccentrica, del tentativo di emozionare e coinvolgere lo spettatore. Un disco che è prodotto dell'immaginazione col fine di esercitare l'immaginazione, perché dal superamento del limite si possa arrivare a persuaderci che qualcosa di non reale possa diventare reale. Anche questo melange sonoro che arriva dall'India alle regioni celtiche. D'altra parte, proprio nella presentazione del disco gli Indico precisano che "gli steccati dei generi, in cui si è soliti confinare la musica, dissezionandone il respiro e la forza" a loro stanno stretti. Fino all'obiettivo di creare "una sorta di zona franca della buona musica, con la porta sempre aperta verso altre esperienze".
Non è un disco di facilissimo ascolto, non da ombrellone o da tormentone estivo. E forse a qualcuno l'eccessivo puntare su termini new age (qui abbiamo Kundalini e Mantra) potrà dare fastidio, ma fortunamente non ci sono quasi mai parole ad accompagnare i suoni e quando ci sono le parole seguono orbite dinamiche che si rifanno alle tradizioni popolari più che alla new age. "Salentu", "Il volo del gabbiano", "Father P." e "Amorgos" i brani più coinvolgenti.
di Leon Ravasi
- Rodolfo Maltese / guitars
- Mario Pio Mancini / bouzouki, electric violin
- Arnaldo Vacca / percussions
- Pierluigi Calderoni / drums
- Luca Barberini / bass
- Carlo Mezzanotte / keyboards
- Gabriella Aiello / vocals
- Antonio Magli / keyboards
Guest musicians:- Francesco Di Giacomo / vocals (5)
- Mauro Pagani / violin (3, 6, 8), flute (3)
- Tony Esposito / percussions (2)
- Enzo Gragnaniello / vocals (2, 3, 8, 11)
- Andrea Parodi / vocals (1, 9)
- Antonello Ricci / reed-pipe (3)
- Antonello Salis / accordion (5, 6)
- Fiona Davidson / harp, vocals (7)
- Lester Bowie / trumpet (12)
- Pivio / remix (12)
1. Salentu (4:03)
2. Su nuraghe (5:30)
3. Andalusiana (4:36)
4. To the lighthouse (5:40)
5. Tharros (5:32)
6. Il volo del gabbiano (4:21)
7. Father P. (3:04)
8. Waiting for kundalini (7:02)
9. Soneanima (5:02)
10. Mantra (6:26)
11. Teatro do mar (5:33)
12. Amorgos (6:41)
Total Time: 63:32
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mercoledì 7 novembre 2012
Têtes de Bois - Pace e male (2004)
CD 1
Abbasso Nixon (Têtes de Bois)
Tute (Têtes de Bois)
Ce l’ho con l’amore (Ezio Vendrame, Têtes de Bois)
Dott. De Rossi (Têtes de Bois)
Io sono allegro (Têtes de Bois) – feat. Paolo Rossi
Le rane (Têtes de Bois) – feat. Daniele Silvestri
E così sia (Têtes de Bois)
Pezzi di cielo (Têtes de Bois) – feat. Antonello Salis fisarmonica
Ondulava (Dino Campana, Têtes de Bois – adattamento della poesia “Tre giovani fiorentine camminano di Andrea Satta)
La serva dal gran cuore (C. Baudelaire, L. Ferré – versione italiana Andrea Satta) – feat. Mauro Pagani violino
Amore che vieni, amore che vai (F. De Andrè)
Quella ferita (L. Ferré – versione italiana di Andrea Satta con la collaborazione di Anna Maria Piccoli)
Vomito (Têtes de Bois)
La canzone del ciclista (Têtes de Bois) – feat. Gianni Mura, Davide Cassani voce intro e cori
CD 2 AUTORADIO E AUTOVIDEO
Vendo (Têtes de Bois)
Une jolie fleur (G. Brassens, versione italiana Andrea Satta, live 2003) – feat. Arnoldo Foà
Prima di partire (G. Mura) – feat. Gianni Mura
Buongiorno Arturo (Têtes de Bois) – frammenti “Ma che bella giornata” di Ugolino”, “Il sapore buono delle cose dei RevHertz.
Il pifferaio magico
La piattaforma (Têtes de Bois)
Intervista a Léo Ferré
Il battello ubriaco (A. Rimbaud, Têtes de Bois – versione italiana di Andrea Satta, live 2003)
Sogni (A. Satta) – feat. Marco Paolini
Gelosy (Têtes de Bois)
Distratto (Têtes de Bois)
Il mercato delle creme (Têtes de Bois)
Autovideo: "Strade" di Emilio Casalini
Disco fuoricommercio.
Dice "Non ci credo!".
"Come non ci credi? E allora leggi qui!".
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Markus Stockhausen – flugelhorn/trumpet/electronics Jeroen van Vliet – piano/keyboard Jörg Brinkmann – cello/electronics Christian Thomé –...