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venerdì 7 novembre 2014

Il giubbotto maledetto



Domenica scorsa, come forse avete letto nel post precedente, abbiamo trascorso tutta la mattinata in centro, prima al mercatino di San Zeno e poi in passeggiata.

Era una di quelle mattine fresche ma soleggiate che in questo periodo bisogna cogliere al volo.
Il problema è come vestirsi.

Al sole c’è caldo, all’ombra c’è freddo. 
Soffia un venticello frizzantino, ma camminando si suda pure.

Insomma il marito era in crisi.

Il vestito no, lo porto tutta la settimana, l’impermeabile no perché non piove, col maglioncino ho caldo, con la camicia ho freddo.

Mettiti il giubbotto di pelle scamosciata! – dico io.

No, lo odio, ce l’ho da una vita, è “da vecchio”, ce l’hanno tutti – risponde lui.


Ma noooooo! – ribatto -  È un passepartout, l’ideale per queste giornate, ti sta bene, non è vero che è da vecchio e sì, se ne vede qualcuno in giro, ma proprio perché è perfetto per questa stagione…

Insomma cede e se lo mette, dicendomi però che avrebbe contato tutti quelli che incontravamo con lo stesso giubbotto.

E’ stato un disastro: a mezzogiorno, mentre degustavamo il nostro aperitivo Barolino al bar, è passato davanti a noi il 48esimo, indossato dall’ennesimo uomo di mezza età, per non dire terza età!

Ce n’erano ovunque. 
Ti giravi e ne vedevi qualcuno passeggiare, alcuni anche claudicanti (ne abbiamo contati 5), tutti con i capelli bianchi o pelati, col giornale sottobraccio o il nipotino per mano.

Avanzavano verso di noi, anche due al colpo, e mio marito ad un certo punto se l’è tolto, dicendo che aveva caldo.

Ma si vedeva che soffriva…dentro e fuori.

Beh, adesso piove.

Domenica potrà indossare il suo impermeabile blu. 
Un classico, un passepartout, glielo dico sempre!
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martedì 6 maggio 2014

Perchè tutte abbiamo incontrato uno stronzo - 3



Il Dog Trainer

Lei era proprio stanca.  Non c’era nulla che andava bene.

I problemi si accavallavano da anni. 

Un matrimonio finito, il lavoro che non rendeva quasi nulla, i figli ormai grandi pieni di esigenze e con poca voglia di studiare.

Tra l’altro il padrone di casa voleva anche che liberasse l’appartamento.
Così come ciliegina sulla torta.

Di uomini non voleva proprio sentirne parlare. 
Aveva già dato.

Aveva ceduto ad alcune avventure senza futuro, perché, come si dice, la solitudine è una brutta bestia.
Però adesso era arrivata alla conclusione che stava veramente meglio da sola.

L’unico momento felice della giornata era la sera, poltrire sul divano coccolandosi la sua nuova cagnolina, così dolce e fedele. 
Lei.
Un po’ indisciplinata però.

C’era un centro addestramento cani proprio vicino a casa sua. Quasi quasi …

Così aveva iniziato a farle dare lezioni da un istruttore di mezza età.
Un tipo dall’aspetto molto stropicciato che le era stato subito simpatico.

Avevano iniziato a chiacchierare ed era stato piacevole. 
Lui andava dicendo che era separato in casa. 
Con la moglie le cose non funzionavano più da anni e ognuno faceva la propria vita.

Era iniziata una storia che al principio doveva essere poco impegnativa, ma che poco a poco era cresciuta e li aveva portati a frequentarsi assiduamente, a fare progetti insieme.

Perché non è mai troppo tardi per sognare una vita felice in due.

Lui era trasformato.
Le persone che lo conoscevano raccontavano che non era mai stato così in forma, curato e di buon umore.

Lei quando ne parlava aveva gli occhi che le brillavano.  
“Lo vedi” mi diceva mostrandomi una sua foto “non è bello ma io starei con lui per tutta la vita, mi fa stare bene, mi calma, mi dà sicurezza, mi fa sognare di nuovo…”

Ad un certo punto, dopo alcuni mesi, avevano iniziato a parlare di vivere insieme. 
Lui sembrava convito. Anzi, era lui ad aver lanciato l’idea.

Avrebbe  chiesto la separazione legale e tutto sarebbe andato per il meglio.

E’ arrivato a casa di lei dicendole che non se ne faceva più nulla.

Con la moglie avevano una casa in comproprietà e un mutuo da pagare. 

Non c’era possibilità di accordo e quindi lui aveva deciso di restare ad abitare lì, che in fondo era anche casa sua e almeno avrebbe pagato le rate per qualcosa.

Oltre a tutto la moglie si era molto incazzata e l’aveva minacciato, diceva lui per giustificarsi, allargando le braccia e sparendo dalla sua vita.
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venerdì 4 aprile 2014

Perchè tutte abbiamo incontrato uno stronzo - 2



Nuovo prezioso contributo alla categoria degli stronzi, dopo IL PROFESSORE del mese scorso ecco:

IL LAUREANDO

Non era proprio un bel momento.

Tua sorella fidanzata in casa con l’uomo perfetto. 


E tutti a fare i complimenti, a dire che bella coppia, ma quando si sposano, che tanto lui ha il posto fisso e la casa.

E tu lì, sola.

Con l’ultimo fidanzato mollato da mesi e nessuna prospettiva.

Finita la scuola, incertezza su cosa fare dopo, questi capelli troppo ricci che almeno a mia sorella stanno solo mossi mentre io sembro un’africana.

Ma a una festa dove sei andata malvolentieri lo incontri.  Quello bello, alto e perfetto.
E lui ti guarda come fossi un’apparizione. 
E ti prende il viso tra le mani e ti domanda se sei vera.

Studia medicina e viene da quelle famiglie di intellettuali dove le case sono polverose e i frigoriferi vuoti. Dove tutti sono troppo impegnati per esserci.
E’ proprio fascinoso.  Decisamente più bello del fidanzato di tua sorella.

Quando andate a spasso e incontrate gli amici, lui ti cinge le spalle e domanda a tutti: “Non è bellissima?!?”  E ti senti proprio così.

Ma è molto in crisi con lo studio. E’ sempre abbandonato a sè stesso e tu cominci ad aiutarlo. 

Diventi il suo tutor per preparare gli esami, gli sistemi la camera che non si capisce dove sono i mobili sotto strati e strati di vestiti e libri, lo inviti a pranzo e a cena perché così almeno mangia le verdure.

E passano i mesi e tu quasi quasi potresti perfino iscriverti a medicina per come hai studiato, e lo hai supportato nelle sue velleità artistiche trovandogli spazi e preparando buffet perché sentiva di dover esporre le sue foto.  

D’estate andate in ferie dove sono i tuoi genitori così non mancherà un piatto di minestra e una lavatrice disponibile.

Gli hai fatto conoscere tutti i parenti e i tuoi amici, tra i quali una coppia sposata che ha una cagnolina incinta e così decidete di prendere uno dei cuccioli che nasceranno per provare ad essere responsabili e pronti per i passi successivi.

E fate uscite a quattro e siccome loro hanno un negozio di antiquariato comperate un mobile per il futuro e sembrate proprio una coppia collaudata.  

Lui ha sempre molto bisogno di te.   
C’è sempre un bottone staccato, un buco nello stomaco proprio sotto casa tua, delle fotocopie da fare che non ha tempo…

Tua sorella sta per sposarsi e voi siete i testimoni e va da sé che i prossimi sarete voi.

Due settimane prima del grande evento i tuoi genitori vanno a cena con amici in un bel ristorantino sulle colline.

E lui è lì, in un tavolino d’angolo, mano nella mano con l’antiquaria.

La storia va avanti da mesi.

D’altra parte cosa pretendi, lui poi te lo spiega anche, tu sei dolce ma lei lo fa impazzire, ma tranquilla: è solo sesso.

Ti toccherà anche sopportare la sua vista durante il matrimonio (troppo tardi per cambiare testimoni), ma almeno avrà il buon gusto di non partecipare al ricevimento.

La coppia di antiquari declina l’invito.
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venerdì 7 marzo 2014

Perchè tutte abbiamo incontrato uno stronzo - 1



Forse questo post diventerà un appuntamento mensile, nel quale racconto eventi dei quali sono stata testimone diretta o indiretta.

Certe cose vanno raccontate, dato che se è giusto rimuovere e voltare pagina è anche giusto che altre donne possano fare tesoro dei nostri errori e/o consolarsi.

Quindi la caratteristica di questi racconti sarà che ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti NON è puramente casuale.


IL PROFESSORE

Lei era sulla trentina.
Reduce da una storia durata cinque anni che non aveva portato da nessuna parte.
Aveva puntato e perso.

Ma adesso si sentiva forte. 
Aveva un buon lavoro, si era appena comprata una casa, insomma aveva iniziato una nuova vita da single cazzuta.

Con questa idea si iscrive ad un corso avanzato di conversazione inglese, organizzato dalla sua associazione professionale.

Sorpresa delle sorprese il professore lei lo conosce. 

Ai tempi delle superiori era in una compagnia che lei aveva saltuariamente frequentato.
Inoltre giocava a baseball nella stessa squadra del moroso della sua migliore amica. 
E si erano anche incrociati a Londra una decina di anni prima.

Quindi grandi baci e abbracci e ciao come stai, cosa hai fatto, che bello rivederti.

Le lezioni vanno avanti.
Al termine di ognuna si fermano sempre qualche minuto a chiacchierare del più e del meno, del lavoro di lui in un liceo, dell’essere single e quasi felici.

Alla fine dell’ultima lezione lui le chiede il numero, per evitare di perdersi di vista per altri dieci anni, dice.

Poi la chiama.
Mi chiedevo se ti andava di uscire. Parlare con te è così piacevole.
Suono in un gruppo, vieni alle prove?

E lei accetta. Insomma, perché no?
Lui suona la chitarra come lei ha sempre sognato di saper fare, è carino e simpatico.

Dopo in macchina parlano e parlano.
E si trovano d’accordo su tutto, ridono ed è bello dato che le sue serate di solito lei le passa da sola mangiucchiando sul divano davanti alla tv.

Escono una seconda volta e vanno in pizzeria.
E di nuovo stanno bene, sono proprio sulla stessa lunghezza d’onda.
Come da manuale, la terza volta lui la invita a cena a casa sua.

OK, non è mica una santa.
Insomma sembra tutto cosi perfetto. Lui cucina pure bene.

E le mostra le stanze, le racconta la storia di tanti oggetti, il perché di tante cose, ed è notte fonda quando invece di tornare a casa lei decide di dormire lì.

La mattina dopo le prepara la colazione, è carino e affettuoso.

Lei si ricorda ancora i suoi occhi ridenti illuminati dal primo sole quando si sono salutati nel parcheggio prima di correre tutti e due al lavoro.

Passano i giorni e lui non si fa vivo.

Dopo quasi una settimana di vana attesa lei raccoglie una ventina di gettoni telefonici e li mette in un sacchetto assieme ad un bigliettino con un punto di domanda.
Va nel parcheggio e lo lascia agganciato al tergicristallo della macchina di lui, furtiva come un ladro nella notte.

Continua a ripensare ai mesi passati, quelli in cui hanno parlato di tutto, quelli che alla fine le hanno fatto credere che loro due potessero stare bene insieme.

Ripercorre quello che è successo cercando un punto qualsiasi dove qualcosa possa averlo spaventato, offeso, infastidito.
Si arrovella ma non trova nulla.

Ad un’ora imprecisata della notte lui finalmente le telefona.
Sta singhiozzando.

A pezzi e bocconi, tra un singulto e l’altro, le racconta che è innamorato, ricambiato, di una sua studentessa di 17 anni, che i genitori di lei li hanno scoperti e hanno tolto la figlia dal liceo e si sono trasferiti, che lui è disperato, che lei è bionda, bellissima e ha la quarta di reggiseno, che lui sta malissimo perché l'ha tradita.

Quando lei gli chiede perché durante tutti i mesi in cui hanno parlato di tutto non le ha detto nulla lui le risponde che stava cercando di distrarsi e che parlare con lei gli ha fatto bene e non voleva rinunciarci.

Soffre, soffre poverino. Forse le chiede anche scusa. Forse.

Lei si guarda allo specchio, mora, trentenne e con una terza molto scarsa e riattacca.

Epilogo.

Una decina di anni dopo lei ad una cena con le sue compagne di scuola chiede ad un’amica che avevano in comune notizie del professore.

“Poverino, so che si era trasferito per mettersi con una molto più giovane di lui, che poi l’ha lasciato. Ha avuto un esaurimento nervoso tremendo…”
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