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giovedì 4 dicembre 2014

Se viaggiare è solo un ricordo



 
Ieri, così per gioco, ho usato una di quelle applicazioni che compaiono spesso su Facebook, quelle che servono a catalogarti e inserirti in qualche tipologia (libri, quadri, profilo psicologico…).

Si trattava di ottenere la mappa degli stati visitati nella propria vita.

Ne sono usciti 33.

Un paio di commenti e ho iniziato a ragionarci su.




Forse qualcuno avrà notato che non ho più scritto post su “I sensi dei miei viaggi”, la bella iniziativa promossa da Monica di Viaggi & Baci alla quale partecipavo sempre con entusiasmo.

Era diventata solo motivo di stress, di rimpianti, nostalgie e in definitiva producevo post che non avevano niente a che fare con quelli degli altri partecipanti.

Loro viaggiano ancora, sono aggiornati, sono una fonte di notizie utili e condivisibili.

Io parlavo quasi sempre di qualcosa che è profondamente cambiato e soprattutto di un modo di viaggiare diverso e ormai improponibile.

Anche la cifra 33 è sbagliata.

Ho guadagnato una decina di stati solo perché non esiste più la Yugoslavia!

Quello era "il senso dei miei viaggi" di mio padre. Non il mio.
Di un uomo che ha sempre avuto tanto tempo per viaggiare, anche 3 mesi interi. 

Erano viaggi veri. 
Di quelli fatti macinando chilometri e chilometri in auto. 
Vedendo cambiare a poco a poco i paesaggi, i volti, il clima; ascoltando più lingue, maneggiando monete sempre diverse.

Niente a che vedere con i teletrasporti di oggi, dove in un weekend lungo si possono raggiungere mete lontanissime in poche ore, dove tutto è un mordi e fuggi e lo straniamento regna sovrano.
Sono vacanze che qualche volta faccio anch'io, 5-7 giorni per tagliare l'aria, ma non è viaggiare.

Io ho foto di luoghi che non esistono più o dove adesso esistono cose che non ho visto: Londra senza la ruota, Mostar con il suo ponte autentico e Istanbul senza il ponte sul Bosforo, Valencia senza la città della scienza e New York con le torri gemelle.




Ecco New York. 
Un dolore sordo mi colpisce ogni volta che vedo un film dove lo skyline non mostra più le torri.


Le foto che condivido sono la quintessenza di quello che volevo spiegarvi: foto scattate da una persona che non c’è più, in un luogo che non c’è più, dove si vede mia madre, la mente organizzativa di ogni nostro viaggio, che adesso ricorda solo vagamente di esserci stata.





#sensomieiviaggi

martedì 23 aprile 2013

L'architettura dei miei viaggi


Quando Monica di Viaggi&Baci comunica al mondo il tema mensile de “I sensi dei miei viaggi” io parto. 
Resto purtroppo ferma con il corpo ma la mente ripercorre i viaggi fatti ed elabora tutte le combinazioni possibili di foto, che devono sempre essere solo (!) tre e chiaramente pertinenti al tema.

Che taglio dare al post? 
Saltabeccare da un angolo all’altro del pianeta o approfondire una particolare zona? 
Uniformare lo stile o andare quasi a caso e vedere cosa ne viene fuori?

Il tema di questo mese può essere sviluppato in mille modi: stili, tipologie di edifici, urbanistica.

Io adoro il gotico e mi ero già immaginata un exursus partendo dal tetto del duomo di Milano, passando per la cattedrale incompiuta di Batalha in Portogallo per finire sulla quinta strada di NewYork davanti a San Patrizio.
Ma erano tre chiese. 
Hai visto mai che un prossimo tema sia sui luoghi della religione? Me lo tengo buono per il futuro.

Poi avevo pensato ai grattacieli o ai castelli.  Mah…

Alla fine ho deciso di concentrami sul luogo piuttosto che sul genere e così, mentre per il tema del mese scorso sono rimasta in Italia, questa volta attraverso l’Atlantico e mi fermo negli Stati Uniti.

La qualità delle immagini non è il massimo, portate pazienza!


La prima foto - ma serve dirlo? - rappresenta la Casa Bianca a Washington.

Disegnata da James Hoban in stile neoclassico e sulle orme dello stile palladiano, venne inaugurata nel 1800.

Vederla è stato emozionante, così come visitare l'intera capitale, con il Campidoglio, il monumento ai caduti del Vietnam, la biblioteca del Congresso, il museo Smithsonian.  

Una città che ti fa canticchiare l’inno americano anche senza volerlo…



La seconda foto è del Museo Salomon Guggenheim a New York.

Un edificio che rimarrei a guardare per ore, al di là delle meraviglie che contiene.

Disegnato nel 1943 da Frank Lloyd Wright è considerato uno dei capolavori dell’architettura moderna.  

E’ concepito come un nastro che si avvolge su sé stesso e nell’idea di Wright doveva assomigliare ad una torre di Babele rovesciata, uno Ziggurat, che univa i popoli attraverso la cultura.
I quadri sono disposti lungo la rampa che sale dolcemente e sono illuminati dalla grande cupola vetrata.

Visitarlo è stato uno dei momenti “topici” della mia vita.


Con un salto coast to coast arriviamo a San Francisco, la città più europea degli Stati Uniti.

Intorno ad Alamo Square e in tutto il quartire di Pacific Hights si possono ammirare le tipiche case vittoriane in stile Queen Anne, piene di torrette e bow windows, dipinte in colori pastello e situate lungo strade ripidissime.

Passeggiare per questo quartiere è stupefacente.  La vista sulla baia è magnifica e solo il perenne fiatone vi distrarrà da tanta bellezza.

Finito.
Però avevo tante altre architetture da mostrare…uffa!
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martedì 18 gennaio 2011

Uomini e topi

Sta facendo il giro del mondo la sequenza in cui si vede un giornalista davanti al famoso n.10 di Downing Street e una grossa pantegana passare indisturbata proprio sullo zerbino del primo ministro inglese.

La notizia è affiancata da un'altra "in tema".
Invasione di topi di tutti i generi a New York.  Altra sequenza cliccatissima quella di un ratto che percorre tutto un vagone della metro, passando sotto i sedili dei passeggeri.
Sembra per ogni newyorkese ci siano 4 topi, da quello di fogna a quello campagnolo.

D'altra parte gli immondi roditori impazzano anche in letteratura e al cinema, da Mickey Mouse a Jerry e Soldino, da Geronimo Stilton a Ratatouille, passando per Stuart Little e Firmino.

Abbiamo creato per loro l'ambiente ideale, pieno di sotterranei e immondizie, accoglienti locali caldaie e cumuli di scarti di cucina.

Ma a Boston, città storica simbolo della democrazia americana, sembra che abbiano intravisto una possibile soluzione:  è stato convocato alla Corte Suprema Sal, un gatto domestico meticcio, che dovrà entrare a far parte di una giuria popolare. Chiaramente il felino, regolarmente censito, è entrato per sbaglio nella lista dei candidati, ma non è forse da piccoli sbagli e confusioni che si fanno spesso grandi scoperte?

Già mi vedo squadre tipo i City Angels, formate da gatti affamati, girare per le strade di notte, con gli artigli affilati e le orecchie dritte.
L'importante è che non facciano come Nerona, mitica gattina del mio passato campagnolo, che i topi li uccideva però li  lasciava come regalo sul davanzale della finestra....
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martedì 11 gennaio 2011

I ribelli della mutanda

Che luogo meraviglioso New York...
In questa metropoli attanagliata da mille problemi c'è sempre chi trova il tempo e il modo di sdrammatizzare.

Invece di incatenarsi ai cancelli di qualche ambasciata oppure iniziare lo sciopero della fame, alcuni buontemponi si trovano agli ingressi della metropolitana e rimangono in mutande.

Percorrono alcune fermate, tra lo sconcerto e il divertimento dei presenti, si rivestono e proseguono verso le loro destinazioni.

Altro che bivaccare in cima a tralicci e monumenti o arrivare a darsi fuoco. Qui siamo alla macchietta.

Non è chiaro a cosa si ribellano (se non all'uso di gonne e pantaloni...) ma comunque siamo al decimo raduno di questi imbecilli.

A giudicare dalle foto almeno la maggioranza dei partecipanti alla protesta è giovane e abbastanza "guardabile", perchè si sa che quando si arriva alla biancheria intima cascano molti "palchi" e in fondo a nessuno piace vedere delle miserie.

Non si vorrebbe mai arrivare agli spettacoli deprimenti visti nei famosi campi nudisti istriani.

Certe cose vanno mostrate solo al medico e forse ai propri partner nell'intimità di buie camere da letto...
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giovedì 28 ottobre 2010

New York New York

Sono stata a New York un paio di volte. 
Vorrei davvero ritornarci.
Chissà...

La prima volta é stata parecchi anni fa alla fine di maggio.
Ero rimasta in contatto epistolare con un ragazzo che avevo conosciuto a Londra e dopo anni che mi continuava ad invitare per farmi vedere come diceva lui "the real New York" avevo finalmente trovato il tempo e i soldi per farlo.

Era, per i miei gusti, il padrone di casa ideale: quello che non c'è.  Faceva il fotografo free lance e perlopiù lavorava di notte per un giornale, quindi non ci incrociavamo mai.
Il suo appartamento era a fianco del Museo di Storia Naturale (sì proprio quello di Notte al Museo....) ed era perciò vicino a Central Park West.

Ho trascorso 15 giorni in totale autonomia, girando in lungo e in largo Manhattan e facendo anche una gita con lui a Coney Island, come i veri newyorkesi e mangiando un vero pranzo kosher a casa di sua sorella.

Tutti i luoghi comuni su New York, la malavita, l'indifferenza, la confusione non ci sono stati nella mia vacanza.
New York e i newyorkesi possono essere veramente speciali e meravigliosi. 
Ho incontrato persone gentili e disponibili.
Persone che mi hanno regalato il biglietto dell'autobus, che mi hanno consigliato luoghi particolari da visitare, che mi dicevano le poche parole di italiano che conoscevano appena scoprivano da dove venivo... simpatici e carini, veramente.

New York è una di quelle città dove è bello anche solo passeggiare. 
Ogni angolo ricorda un film che si è visto, e spesso ne stanno girando uno proprio in quel momento, con le rotaie montate per la macchina da presa e le transenne a fermare il traffico.

Io non mi stancavo mai di guardare in alto, questi grattacieli a specchio e tutte le bandiere esposte.
A me fanno allegria.
E le limousine lunghissime, gli idranti, i carrettini che vendono gli hot dog, l'aria calda che esce dalle grate sui marciapiedi.

Spesso la mattina entravo al Plaza per comperare il Corriere della Sera. 
I portieri in livrea ti salutano e dall'altra parte della strada vendono i bretzel che sono l'ideale per accompagnare la lettura del giornale su una panchina del parco.

La seconda volta ci sono tornata alla fine di novembre.
Solo un paio di giorni prima di proseguire per la California e l'Arizona.

La città era già addobbata per Natale e al Rockefeller Center la gente pattinava sotto la statua dorata.
E' stato ugualmente bello.
Anche se faceva già molto freddo, addirittura ha nevicato un po'.

Mi sono riparata dentro la Cattedrale di San Patrizio dove stavano celebrando una messa in latino, ma con l'accento americano, che ho trovato particolarmente suggestivo...

Sono anche salita in cima a una delle Twin Towers per fare delle foto... un ricordo che adesso è ancora più prezioso.
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