Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post

lunedì 27 aprile 2015

La foto della domenica - Aprile/4*2015 - Garage con sorpresa

Oggi vi porto in un luogo inaccessibile ai più.

Si tratterebbe del garage della casa di mia zia... peccato che ovviamente non vi si possano parcheggiare le auto!


É accaduto che durante i lavori di restauro negli anni '90 di una palazzina molto vicina al Teatro Romano di Verona, siano venuti alla luce tutta una serie di reperti, il più spettacolare dei quali è la base circolare dell'antica Porta Postumia.




Oltre a quella sono presenti un pezzo di strada romana, un pezzo di cinta muraria antecedente la costruzione della porta (circa un secolo a.C.)la base di una casa, lapidi e fregi vari.















La sopraintendenza di Verona ha climatizzato il sito e lo apre al pubblico solo in occasioni speciali, tipo le giornate del Fai o per consentire a qualche studioso di esaminarlo.











Ma una delle custodi delle chiavi è mia zia e così ogni tanto concede a qualche parente o amico di visitarlo.



Ieri ci aveva invitato a bere il tè e non abbiamo resistito a fare un giro nel seminterrato, anche perchè non avevamo mai scattato delle foto e ho pensato che potevo condividerle con voi.




 



Per quanto riguarda il problema parcheggio dei condomini, niente paura: si sono ricavati dei posti auto nel cortile interno: non sarà coperto ma è sempre meglio di niente!





 
Qui sotto la foto apparsa sul quotidiano L'Arena del 30/04/2012 dove un articolo spiegava tutto del ritrovamento:

 
La base di una delle torri che costituivano l’antica Porta Postumia posta al passaggio dell’omonima via romana in uscita dalla città
FOTOSERVIZIO DIENNEFOTO


La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta


domenica 4 gennaio 2015

La foto della domenica - Gennaio 1/2015 - Val di Non

Sono tornata.
Siamo stati così bene!
Le premesse non erano delle migliori dato che di neve non ce n'era nemmeno un centimetro.
Così abbiamo fatto finta che fosse estate e ci siamo fatti tutte le camminate nei boschi che ormai conosciamo bene ed è stato anche meglio: non si sudava come in luglio!



E' stato bello condividere la vacanza con nostra figlia ed il suo ragazzo: averli intorno, così sempre sorridenti e felici, freschi ed entusiasti è stato il valore aggiunto di queste giornate.


Quante risate e quanti scherzi.
Ci hanno messo di buon umore anche quando qualcosa sembrava andare storto.
Ci ricordavano ogni momento che essere con la persona amata è la cosa più importante e riesce ad amplificare la bellezza e minimizzare i problemi.

Ogni tanto (tipo dopo più di vent'anni insieme) si rischia di dimenticarlo!



La foto della domenica è un'idea di Bim Bum Beta.



.
.





venerdì 26 settembre 2014

Il nonno terrone



Nonno Alfredo e nonna Elisa incinta di mio padre
Che se il presente non offre spunti né fatti particolarmente piacevoli da commentare ci si può buttare sul passato.

Racconterò di mio nonno paterno. 

Lo faccio soprattutto per me, così, tanto per fissare sulla carta qualcosa che altrimenti andrebbe perso per sempre come quasi tutti i ricordi delle persone comuni che sono morte da tanto tempo.

Era un ragazzo del ’99 che significa uno di quelli che poi hanno combattuto la Prima Guerra Mondiale. 
Nel suo caso era anche Cavaliere di Vittorio Veneto e aveva la sua brava medaglia incorniciata appesa nel salotto buono.


Nato a Lucera in provincia di Foggia, figlio e nipote di farmacisti, era un impiegato statale, precisamente dell’Ufficio delle Imposte. Penso fosse il posto ideale per lui…

Questo fatto che io ho un 25% di sangue terrone ha sempre provocato battutine e commenti a volte anche spiacevoli, dato che vivo a Verona che è una delle città più “integraliste” in questo senso. 

Il bello è che anch’io le faccio sugli altri perché quando si cresce in un posto così è difficile esimersi…
Ma, tanto per puntualizzare, qui pugliese è meglio che campano, per esempio, o siciliano… In ogni caso terrone resta.

E come ci arriva un terrone qui al nord? 
Mi mancano tutti i dettagli. 
Non so se per una richiesta in seguito al fatto di aver combattuto in Friuli o per un caso, fatto sta che il nonno viene trasferito a San Daniele del Friuli all’inizio degli anni ’20.

Lì conosce mia nonna, una ragazza ambiziosa (così si racconta) che punta all’impiegato con il posto sicuro e si fa mettere incinta. 

Sì, perché un lavoro statale all’epoca permetteva di vivere agiatamente, con tanto di cameriera fissa e lei proveniva da una famiglia di contadini.

Sì sposano in gran fretta e nel novembre del 1923 nasce mio padre.

Poi nascono altri due bambini, l’ultimo a Vittorio Veneto, dove nel frattempo si erano spostati e poi il definitivo trasferimento a Verona.

Il nonno era molto piccolo di statura, moro con due grandi occhi azzurri. 
Raccontava, come fosse una certezza assoluta, che questo era dovuto ai suoi antenati normanni.

Era una persona che definire parsimoniosa è un complimento.  
Dopo la prematura morte di mia nonna si risposò con una collega che fece del risparmio la loro missione di vita.

Io lo ricordo già anziano che partiva con la sua Vespa per andare a fare la spesa in tre o quattro posti diversi per cercare i prezzi migliori.

Indossava delle camicie con il colletto staccabile che metteva solo la domenica, giorno in cui si faceva anche la barba.
Infatti quando ci vedevamo tra settimana i suoi baci erano sempre “rasposi” sulle mie guance.

Mia nonna, o meglio la mia “nonnigna”, invece indossava sempre delle maglie lavorate a ferri unendo la lana di altre maglie disfatte. Mai vista con qualcosa che non fosse color “melange”.

Insomma il nonno in questo modo comprò tre appartamenti e passava il suo tempo di pensionato a tenere la contabilità e a tormentare gli inquilini se ritardavano di un giorno il pagamento dell’affitto.

Per dire, mio padre, quando io ero piccola, gli chiese un prestito perché avevamo cambiato casa e voleva comprare alcuni mobili nuovi, e lui gli fece 5 cambiali tanto per non rischiare…

Abitavamo vicini, noi in via Quarto e loro in via Marsala (quartiere garibaldino la Valdonega…) ed io venivo lasciata qualche volta a casa loro se mia madre aveva degli impegni.

Ricordo il salotto con due poltrone ancora con il cellophane e un ficus di plastica in mezzo.
Buffet e controbuffet con delle ante verdine e un tavolo dove non ha mai pranzato nessuno.

Si stava in cucina, dove c’era sempre una pentola con il brodo a raffreddare su un sottopentola di alluminio.

La nonna mi insegnava a lavorare ad uncinetto, a fare presine e centrini.
Unico divertimento una Matriosca che mio zio aveva portato da un suo viaggio di lavoro in Russia.

Il nonno non aveva mai perso il suo accento terrone ma voleva parlare in dialetto con risultati spesso esilaranti.
Mitico il suo “massa tanto” dove “massa” in veronese vuol già dire “troppo” e quindi la parola “tanto” è in più.

La sua mancia per il mio compleanno e per Natale è sempre stata di 2000 lire.
L’inflazione in questo caso non è mai esistita.

Quando è morto aveva 87 anni ed era andato in moto fino a poche settimane prima. 

C’erano i miei con lui e mia madre mi raccontò che fu la prima e ultima volta che vide piangere mio padre.
Tutto qui, niente di epico, ma stamattina mi andava di ricordarlo.
.
.
.

lunedì 22 settembre 2014

Plagio involontario





Vi racconto una bella storiella.

Nell’ottobre dello scorso anno sono andata con marito e figlia ad una rievocazione storica presso il castello di Marostica.

Ne avevo parlato proprio in un post dedicato alla Foto della Domenica.



La nostra amica Monica del blog Viaggi & Baci ci aveva invitato sapendo quanto siamo appassionati di fotografia.
Infatti l’evento prevedeva che ogni partecipante registrato scattasse delle foto da inviare agli organizzatori per partecipare ad un concorso.

Fatto sta che io e mia figlia abbiamo scattato delle foto istantanee, tanto per condividerle subito con i figuranti, mentre mio marito armato della sua Canon Mark II si è dedicato ad un vero e proprio reportage di decine e decine di scatti.

La sera stessa ho scritto il post corredato da 4 foto che mio marito aveva appena scaricato sul computer, senza sceglierle nemmeno con grande cura. 
Giusto per documentare la giornata.

Ho mandato il link del mio post agli organizzatori per ringraziarli e complimentarmi per la bella iniziativa, promettendo che entro i termini previsti sia io che mio marito e mia figlia avremmo spedito il nostro scatto per il concorso.

In realtà i mesi sono passati e nessuno di noi si è più ricordato di spedire le foto.

Il primo luglio ricevo una mail della Giuria Ufficiale del concorso “Immagini dal medioevo” che mi comunica di essere arrivata quinta e di avere perciò diritto ad un pass stampa per la famosa Partita a Scacchi che si terrà il 12/13/14 settembre.

Le opere ammesse sono state 20 e sono state premiate le prime 6. 
Seguono complimenti e rimandi a futuri contatti per sbrigare le pratiche burocratiche del pass che prevede anche la fornitura di un costume adatto all’ambientazione medioevale dell’evento.

Dopo un primo momento di smarrimento, certa di non aver spedito alcuna foto, tantomeno intitolata Massere al mercato, mi ricordo del post.

Chi ha ricevuto la mia mail con il link ha pensato di far partecipare al concorso le foto inserite nel post, dando per scontato che le avessi scattate io.

Ho subito scritto per chiarire l’equivoco. 
Non sia mai che mi prendo il merito al posto di mio marito.

Insomma, dopo una serie di mail sembrava tutto a posto.   
Mio marito era ancora un po’ seccato, non tanto per il nome sbagliato, ma per essere arrivato solo quinto e non con la foto che avrebbe scelto lui. 
Ma tant’è, il premio era uguale per tutti e quindi importava poco.

Poi accade che siamo coinvolti nel Vintage Festival di Padova, che si è svolto proprio nello stesso weekend della Partita a Scacchi e così altro scambio di mail in cui rinunciamo a malincuore al pass e assicuriamo che comunque andremo a visitare la mostra allestita al castello appena possibile.

Così abbiamo fatto: sabato mattina eravamo a Marostica, un po’ avviliti di fronte alle gradinate vuote nella piazza degli scacchi ma molto felici di rivedere Monica e la sua famiglia.

Entriamo insieme al castello per visitare la mostra e …. eccola  lì, la foto premiata con la sua brava targhetta dorata col nome dell’autore…. sbagliato!


Niente, non c’è stato nulla da fare.   
10 mail non sono bastate a dare a Cesare quel che è di Cesare (o a Massimo quel che è di Massimo)!

E per fortuna che mio marito non è potuto andare alla Partita, perché mi sa che al posto di un abito da cavaliere avrebbe trovato quello per una dama di corte e allora sì che ci sarebbe stato da ridere!
.
.
.

martedì 26 agosto 2014

Una famiglia in mostra





Come accennato nel post precedente, vi racconto in modo più dettagliato il progetto artistico che ha impegnato per tutta l’estate mia figlia Silvia e, in parte, anche mio marito Massimo.

Si sa della passione per la fotografia istantanea di mio marito, con la sua collezione di macchine Polaroid dagli albori alle ultime prodotte, della quale ho spesso scritto sul blog.
E-bay e mercatini della zona vengono passati al setaccio in cerca del pezzo mancante. 
Vecchi rottami vengono riparati perfettamente e sono usati spesso e volentieri durante le nostre passeggiate e viaggetti vari.

Questo suo hobby ci ha portato a conoscere diversi altri appassionati e a frequentare fiere e mostre del settore. 
Alan Marcheselli è un Polaroider tra i più conosciuti e quotati e ha avuto la brillante idea di suggerire a mia figlia, della quale conosceva la passione per il disegno e per l'ornitologia, di provare a "contaminare" le istantanee di suo padre dipingendoci sopra: qualora il risultato fosse stato buono se ne poteva fare una mostra presso il suo negozio-atelier di Maranello.


Dettagli...

Così un giorno Silvia, guardando una foto scattata alla vasca dell’Arsenale di Verona, ha pensato di disegnarvi sopra alcuni fenicotteri.

Prima però ha eseguito un “lift off”, che altro non è che un procedimento che stacca la parte impressionata  dalla base cartacea.




Lo scollamento avviene immergendo in acqua la foto e poi con grande attenzione si trasporta la parte gelatinosa sulla base prescelta (nel caso di mia figlia, cartoncino per acquerelli).
Una volta che si è “ridistesa” la foto (magari lasciando alcune pieghe e qualche strappo ad hoc), si lascia asciugare e poi vi si può disegnare sopra.

Il risultato è stato così soddisfacente che tutti insieme abbiamo pensato ad una serie di opere nello stesso stile e cioè: angoli di Verona e uccelli esotici.

Dove sono appollaiati questi gufi?

Quindi siamo andati in spedizione per la città, con Silvia che indicava cosa fotografare dato che già immaginava il tipo di volatile e in quale posa l'avrebbe disegnato.

Una volta ottenuti diversi scatti “papabili” (cosa non così scontata con le foto Polaroid…) aggiunti ad alcuni che avevamo già, è iniziata la parte più lunga e faticosa, tutta a carico di Silvia.



Settimane china sul tavolino della sua camera, musica in sottofondo e libri naturalistici aperti tutto intorno. Sullo schermo del computer primi piani di casuari, are, colibrì, a seconda del momento.

L’occasione per esporre al Vintage Festival di Padova ce l’ha fornita proprio Alan Marcheselli, al quale è stato dato l’incarico di organizzare una mostra e alcuni workshop dedicati alla fotografia istantanea. 

Insomma saremo lì, al Circolo Culturale San Gaetano – ex Tribunale – di Padova il 12-13-14 settembre.

Silvia inoltre collaborerà con Alan al Workshop di domenica 14, dedicato alle manipolazioni delle istantanee.

Io vi aspetto, tanto mica sono artista: posso dedicarmi alle pubbliche relazioni e vivere di luce riflessa.



Tutte le informazioni sul Vintage Festival 2014 qui

lunedì 25 agosto 2014

Ricapitolando + il video della settimana - 35/2014 - Foo Fighters

Summer's end dei Foo Fighters mi sembra adatta.

(Non volete che vi parli veramente dei Foo Fighters, vero?!?! - insomma c'è Wikipedia...)

Oggi è uno di quei giorni che in qualche modo simboleggiano qualcosa: il rientro al lavoro per molte persone, tipo mio marito, che volenti o nolenti sono state costrette a consumare le ferie in agosto.

La fine di un'estate che, almeno qui al nord, non è mai veramente iniziata.
Tanta pioggia, tanti cieli coperti, perfino la nebbia.
Personalmente una delle peggiori che io ricordi, con problemi, seccature e preoccupazioni che si sono accavallate e nessuna possibilità di sfuggirvi andando da qualche parte.

Su tutti la demenza senile di mia madre che si è convinta che i ladri siano andati a casa sua rubandole  dei gioielli e tanto ci ha stressato che abbiamo dovuto farle cambiare la serratura. Peccato che i gioielli fossero spariti ormai da anni, nascosti chissà dove o regalati (chissà) senza che lei sapesse dare una spiegazione ...

Vogliamo parlare del menisco di mio marito? Ha cominciato a fargli più male del solito a giugno, e così niente biciclettate e soprattutto niente montagna. Ma tanti esami in giro per ospedali, tra radiografie e risonanze, fino alla notizia (almeno questa buona) che non deve operarsi ma ingerire molto acido jaluronico per rimpolpare le cartilagini assottigliate. Però intanto...

Così siamo stati a casa, sistemando la collezione di macchine fotografiche sia in modo reale (casse numerate) che in modo virtuale (super database), guardando film e leggendo molto.

Ma siamo stati in buona compagnia: nostra figlia è occupatissima a finire una serie di lavori artistici che dovrà esporre nientepopodimenoche a Padova in una manifestazione collaterale dedicata alla fotografia istantanea al Vintage Festival il prossimo 12-13-14 settembre (ve ne parlerò in modo più dettagliato a breve) e quindi era sempre curva sui suoi acquerelli, con noi ed il suo ragazzo (santo subito) a farle da supporter.

Eccezionalmente abbiamo avuto ospite per due settimane il primogenito di mio marito, proprio come quando era piccolo, perchè ha ritenuto che solo nella tranquillità di casa nostra avrebbe potuto finire di preparare la tesi per un master che ha frequentato negli ultimi mesi.

E' stato in qualche modo un tuffo nel passato, a quando i miei figliastri trascorrevano i fine settimana e le vacanze da noi, in un ciclo continuo di spesa/lavatrice/cosa si mangia/metti in ordine.
Solo che un uomo di trent'anni, che si allena pure per la Spartan Race, consuma una quantità di cibo impressionante ed mi sono trovata in più di un'occasione a guardare la dispensa ed il frigo vuoti con un senso di smarrimento.

Insomma quest'anno è andata così.

Ho viaggiato in tutto il mondo tramite le mie amiche travel blogger, dalle Svalbard alla Thailandia, dal Canada al Laos, passando per Francia, Bali, il Far West e le Isole Greche, invidiandole molto ma pensando anche che c'è chi sta peggio di me, senza famiglia o senza casa, chi vive in zone di guerra, chi non ha la salute.

Come ho scritto un giorno su FB per la serie "bicchiere mezzo pieno" quest'estate mi ha fatto anche limitare l'uso dell'acqua per l'annaffiamento del giardino e dell'energia elettrica per il condizionamento.

Se non fosse stato per il mangione del mio figliastro, avremmo pure risparmiato!








lunedì 19 maggio 2014

La foto della domenica - 18/05/2014 - Il vino Silvia

Etichetta fatta in casa
Quando è nata mia figlia, nel 1996, noi abitavamo sui Colli Euganei ed avevamo una piccola azienda vitivinicola.

La nostra produzione era per la maggioranza di uva bianca - pinot, chardonnay e garganega - ma avevamo anche un 25% di uva nera mista (cabernet frank e sauvignon, barbera, merlot), le vigne più vecchie piantate ancora dal nonno di mio marito, su alcuni piccoli terrazzamenti difficilissimi da curare.

Si partiva sempre a vendemmiare l'uva bianca e dopo qualche giorno si finiva con la nera che trasformavamo in un robusto vino chiamato Nerolegno.

Quell'anno, fortunatamente solo dopo la raccolta dell'uva bianca, grandinò.

L'uva nera era praticamente distrutta, così io e mio marito raccogliemmo i pochi grappoli rimasti in una decina di cassette e decidemmo di farci un vino alla vecchia maniera.

Infatti il quantitativo di uva non giustificava l'uso dei grossi macchinari professionali della nostra cantina, così usammo un piccolo torchio in legno e mettemmo i mosto in due damigiane.

Aspettammo la prima fermentazione e poi, dopo una filtratura sempre manuale, lo imbottigliammo per ottenere che facesse la seconda fermentazione in bottiglia (metodo sur lie), per trasformarsi in una sorta di lambrusco, che avremmo chiamato "Vino Silvia" in onore dell'ultima nata.
Usammo delle bottiglie pesanti, con tappo spumante e gabbietta.

Le mitiche bottiglie

Ne ricavammo una quarantina di bottiglie che decidemmo di tenere per le occasioni speciali, su tutte il diciottesimo compleanno di Silvia.

Queste bottiglie ci hanno seguito nei nostri due traslochi e c'è da dire che nel corso degli anni ne abbiamo aperta più di una.
Mano a mano che il tempo passava la media era di una decente su due o anche su tre.
Non era certo un vino adatto all'invecchiamento, soprattuto visti i trattamenti artigianali che aveva subito.

E veniamo a ieri, festa del 18° compleanno di mia figlia.

Avrei voluto filmare l'operazione stappatura e assaggio perchè meritava.
Quasi tutti i tappi si sono sbriciolati, alcuni finendo dentro il vino.
Il colore era ovviamente ossidato, ma questo è il meno.
Il gusto andava dall'allappante con spunto acetico al marsalato feccioso.

10 bottiglie su 10 da buttare.

L'ex viticoltore ed il figlio stappano l'ennesima orrenda bottiglia

Per fortuna che eravamo stati previdenti e il buon vino in cantina non mancava.

Però l'idea era carina, dai.




La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta