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martedì 30 marzo 2021

Chiffon cake con namelaka al limone

You belong to me - Annie Lennox 

Per la serie "siamo già a Pasqua", voglio concentrarmi sull'idea che questa sia l'ultima Pasqua in lockdown e che certamente il prossimo anno saremo in viaggio in qualche bella località. 
Viviamo quindi il momento, consolandoci nelle nostre case insieme alla presenza delle persone più importanti per noi, con la calma rassegnazione di chi ha già vissuto questo momento e sa che non c'è nulla in più da fare che non si stia già facendo. 
Ho pensato a questa torta perché mi sembra un inno alla primavera, sia nel suo aspetto che nei suoi profumi, dove il limone trionfa sul resto. 
Avrei voluto inserirci anche delle fragole poi ho pensato che avrebbero dovuto essere perfette nel gusto ma è ancora tanto presto per quelle davvero buone e lascio la scelta a voi. 
Per me la primavera ha il profumo fresco e acidulo del limone, che il piatto sia dolce o salato. 
Lo uso spessissimo e diventa un complemento fondamentale nel condimento delle insalate e verdure.
Vorrei poter conservare il più a lungo possibile questo aroma, forse il mio preferito in assoluto dopo quello del basilico (non per niente insieme stanno da Dio). 
La chiffon è un dolce che su questo blog è molto amato. 
Con le dovute precauzioni è semplice da preparare (consigliabile avere una impastatrice o planetaria per ottenere una massa montata con i controfiocchi) ed anche piuttosto veloce, in più è versatile e si mantiene soffice per diversi giorni adeguatamente coperta. 
La texture è talmente morbida da ricordare l'ovatta ed è possibile aromatizzarla con qualsiasi liquido (io l'ho fatta anche con l'Earl Grey e cioccolata). 

La ricetta è quella della Chiffon all'arancia che trovate già su questo blog, con questa variante:
  • la quantità di succo di limone è 100 ml + 80 di acqua. 
Inoltre, per la perfetta riuscita, fate attenzione a queste indicazioni:
  • Separate le uova (tuorlo da albume) e portatele a temperatura ambiente 
  • Non aggiungete sale alla montata di albumi, ma solo il cremor tartaro ed eventualmente un mezzo cucchiaino di limone che stabilizza la montata
  • Lo stampo per questo dolce è fondamentale: stampo da ciambellone americano o Angel cake con o senza piedini, 26 cm diametro nella parte più larga 
  • Lo stampo NON SI IMBURRA pena il disastro totale. La torta deve potersi "aggrappare" all'alluminio mentre cresce ed una volta sfornata dovrà essere capovolta sui suoi piedini o infilata a testa in giù sul collo di una bottiglia. Non si sforna fino a che non sia fredda. 
  • Ogni altra spiegazione, la troverete sul post indicato. 
Qui di seguito vi metto la ricetta della Namelaka al limone, facoltativa, con cui potrete fare la decorazione. Questa quantità vi servirà per la decorazione del top ed anche se vorrete, della farcitura. Quella che vi avanza può essere congelata e riutilizzata su altri dolci tipo crostatine con frutta. 

Namelaka al Limone 
340 g di cioccolato bianco
400 g di panna fresca 
200 g di latte intero
120 g di succo di 1 limone e la sua scorza grattugiata
5 g di colla di pesce in fogli 
25 g di acqua 
  • Spezzettate i fogli di gelatina e metteteteli in una ciotolina con l'acqua
  • Sciogliete il cioccolato a bagnomaria in una ciotola abbastanza ampia
  • Portate ad ebollizione il latte e versateci la gelatina mescolando per farla sciogliere completamente
  • Versate il latte in 3 tempi sul cioccolato, mescolando di volta in volta per incorporare bene. Non aggiungete altro latte se il primo non è ben incorporato.
  • Aggiungete la panna ed emulsionate con il Minipimer avendo cura di non incorporare aria 
  • Aggiungete il succo di limone e la sua scorza e mescolate con un cucchiaio. La crema si addenserà come per magia. 
  • Mettete in frigo tutta la notte coperta con pellicola a contatto.
  • Il giorno dopo decorate con un sac a poche con la vostra bocchetta preferita. Io ho usato una tonda liscia da 1 cm di diametro. 



martedì 16 febbraio 2021

Lemon Moon Cake: l'istinto del salmone

It's only a Paper Moon - Ella Fitzgerald

Un martedì grasso senza roba fritta. 
Vado contro corrente come i salmoni. 
Questo in genere per ogni cosa della mia vita. 
Mangio il Pandoro a Ottobre (che è il più buono), friggo il primo giorno di carnevale e poi più, fino a che ho potuto, ho viaggiato sempre in stagioni impossibili e adesso chissà; detesto la colazione al bar; sono una snob che non guarda Sanremo, ecc, ecc, ecc.
Mi è sempre piaciuto non conformarmi nonostante ami ritrovarmi nei gusti della persona appena incontrata, nel libro che sta leggendo il mio sconosciuto vicino di treno, nella playlist scelta dall'amica con cui viaggio in macchina. 
Si vuole essere diversi ma non si vuole sentirsi i soli. 
Ciò che piace a tutti non è detto che piaccia anche a me ma non è per essere ostinatamente fuori dagli schemi: è che tutto ciò che è troppo "nazional-popolare" come diceva il vecchio Pippo Baudo, finisce con l'annoiarmi a morte dopo mezzo minuto. 
Ma non parlo di televisione ovviamente. 
Circa 50 anni fa, in Scandinavia uno sgamato imprenditore nel campo dei dolci industriali, si inventò una torta soffice e deliziosa dall'intrigante profumo di limone e mandorle, la coprì con una glassa al limone variegata con ghirigori bicolore e la mise in commercio tagliata esattamente a metà, come una luna crescente. 
La chiamò Lemon Moon Cake, divenne un classico delle merende per ragazzi ed il geniale signore fece una fortuna con cui gli eredi della sua famiglia camperanno per anni. 
La ricetta è tratta dal libro Fika & Hygge di Bronte Aurell che abbiamo trattato su Starbooks qualche tempo fa. 
La particolarità di questo dolce, estremamente facile nella sua realizzazione, è la presenza del marzapane, che potrete farvi in casa con 50g di farina di mandorle, 50 g di zucchero a velo, qualche goccia di estratto di mandorle amare e mezzo albume di un uovo piccolo. Impastate il tutto a lungo con le mani fino ad ottenere un panetto morbido e setoso e dategli la forma del rotolo. Impacchettatelo nella pellicola e lasciatelo riposare tutta la notte in frigo prima di usarlo.
E' importante che sia grattugiato finemente senza pezzi grossi. Eventualmente potreste anche frullarlo. Questo ingrediente regala un sapore unico alla torta, non omettetelo. 
In caso non abbiate il marzapane, potreste usare degli amaretti morbidi, tipo quelli di Mombaruzzo, frullati. 

Ingredienti per uno stampo a cerniera da 22 cm di diametro. 

200 g di burro a temperatura ambiente 
180 g di zucchero semolato
100 g di marzapane (la ricetta la trovate qui sopra)
I semi di una bacca di vaniglia 
5 uova grandi a temperatura ambiente
200 g di farina 00 setacciata
1 cucchiaino di lievito
1 pizzico di sale 
la scorza grattugiata ed il succo di un limone non trattato

Per la glassa
150 g di zucchero a velo
2 cucchiai di succo di limone spremuto fresco
1 cucchiaio di acqua bollente 
mandorle a filetti per decorare (a piacere)
  • Preriscaldate il forno a 160°. 
  • nella ciotola della planetaria montate con la frusta il burro e lo zucchero fino a che non sia pallido e leggero. Grattateci il marzapane con una grattugia a fori piccoli o un microplane, aggiungete i semi di vaniglia e mescolate nuovamente. 
  • Aggiungete le uova, una alla volta, senza procedere alla successiva se la prima non è stata ben incorporata. Dopo ogni aggiunta, pulite bene con una spatola di silicone le pareti della ciotola. 
  • Aggiungete la farina con il lievito ed il sale ed incorporate con delicatezza utilizzando la stessa spatola. Aggiungete per ultimo il limone, scorza e succo, e mescolate con delicatezza. Se il composto vi sembrasse troppo denso, aggiungete un altro cucchiaio di limone. 
  • Versate la massa nello stampo a cerniera in cui avrete coperto la base con carta da forno ed imburrato le pareti, smuovete bene in modo che l'impasto si livelli ed eventuali bolle svaniscano quindi cuocete per 50 minuti/1 ora, fino a che lo stecchino non uscirà pulito e asciutto. 
  • Fate raffreddare completamente su una gratella prima di glassare. 
  • Per fare la glassa, mettete lo zucchero setacciato in una ciotola, aggiungete limone ed acqua bollente quindi mescolate con un cucchiaio con energia, fino ad ottenere una consistenza mielosa non troppo liquida. La glassa deve potersi spalmare con facilità ma non deve colare lungo i lati. Aiutatevi con una spatolina a gomito. 
  • Rifinite aggiungendo dei filettini di limone e mandorle e lasciate asciugare.  Si conserva a lungo coperta e migliora di giorno in giorno. 
 


lunedì 18 maggio 2020

Crème Caramel al limone: maledetta mania di controllo.

Under Pressure - The Queen 
Quando tutto questo sarà passato e mi guarderò indietro, penserò a questo anno come ad un canyon, una crepa nel tempo e nello spazio che ha inghiottito 365 giorni, un buco nero che ha risucchiato ogni progetto, idea, desiderio, prospettive, sogni di un intero pianeta.
Non credo che riuscirò a ricordare momenti speciali, se non il senso di sgomento e incredulità, la rassegnazione e la successiva immobilità.
Un'immobilità che perdura tutt'ora travestita da stanchezza, da svogliatezza e noia.
Ogni giorno, per lo meno per quanto mi riguarda, è uguale a se stesso.
L'attesa.
Siamo tutti in attesa, tutti noi senza un lavoro, senza l'impegno quotidiano.
Questa attesa del "miracolo" che non arriva, l'impazienza del ritorno alla "normalità", della nostra libertà di fare tutto quello amiamo fare abitualmente ha una sola unica conseguenza: mi impedisce di capire la fortuna che mi è piovuta addosso.
Da giorni sono molto nervosa e insofferente.
Eppure se solo riuscissi a calmarmi e capire che non ci posso fare niente, che tutto questo è fuori dal mio controllo....
Maledetta mania di avere tutto sotto controllo. E' una schiavitù.
La vita si diverte a dare delle belle lezioni ai maniaci del controllo.
Cara Patty, beccati questa!
Avere tutto sotto controllo è un mio problema anche in cucina. 
Prima di cominciare a fare qualcosa, ho già l'immagine del risultato chiara nella mia mente. 
Ho tutte le fasi belle chiare nella testa, mi sento gagliarda, sicura, vado come un treno. 
Poi c'è l'elemento imprevisto, l'incognita. E' una cosa normale no?
Ma se succede, avviene una mutazione. 
Da donna che cucina, ad Hulk in grado di devastare lo spazio intorno a sé. 
In questi momenti, noto un incredibile pulito e silenzio intorno a me. Chi circolava nei dintorni, improvvisamente sparisce...non me ne spiego la ragione. 

Per farmi perdonare l'umore balengo, vi lascio un crème caramel che adoro. Al profumo di limone. Il caramello poi, ve lo raccomando. Fresco, ha il sapore dell'estate. Irresistibile.

Ingredienti per uno stampo da 1 litro 
800 ml di latte intero biologico
1 limone non trattato
1 bacca di vaniglia
5 uova medie 
80 g di zucchero semolato

Per il Caramello al limone 
120 g di zucchero semolato
60 ml di succo di limone filtrato 

  • Preriscaldate il forno a 150°. 
  • Versate il latte in una casseruola e aggiungete la scorza del limone ed i semini della bacca di vaniglia. Portate il latte a sobbollire quindi toglietelo dal calore e lasciatelo riposare almeno 30 minuti. 
  • Nel frattempo preparare il caramello al limone, sciogliendo lo zucchero in una casseruola con fondo spesso con il limone ed un cucchiaio di acqua. Cercate di non mescolare per non far granire lo zucchero. Al limite date delle piccole scosse alla padella ogni tanto per far sciogliere lo zucchero uniformemente. 
  • Lasciate cuocere fino alla formazione di bolle, quando il colore comincerà a scurirsi e caramellare e sentirete il buon profumo caratteristico: ci vorranno dai 3 ai 5 minuti. 
  • Versate il caramello nello stampo e roteatelo in maniera che si distribuisca uniformemente sul fondo. Lasciate raffreddare. 
  • Per la crema, rompete le uova in una ciotola ed aggiungetele allo zucchero mescolando bene con una frusta fino a che tutto sia omogeneo. Aggiungete il latte già intiepidito gradualmente e continuate a mescolare con la frusta. 
  • Preparate il recipiente a bordi alti per il bagno maria, scaldando l'acqua in un bollitore. Il recipiente dovrà essere in grado di contenere lo stampo del crème caramel completamente e avere un po' di spazio sui lati. Sistemate lo stampo al centro e riempite per 2/3 il recipiente con l'acqua bollente. 
  • Mettete in forno nella griglia centrale e cuocete per c.ca 1 ora. Fate la prova con una lama: se il centro sarà ancora morbido ma la lama uscirà pulita, sarà pronto. Spegnete il forno lasciate lo stampo lì fino a che il forno non sarà freddo. 
  • Una volta freddo, togliete dall'acqua, coprite con pellicola e passatelo in frigo almeno tutta la notte. 
  • Togliete dal frigo almeno 30 minuti prima di servire. Quando sarete pronti, ruotate un coltello intorno ai bordi dello stampo e capovolgete su un piatto di portata. 
  • Si conserva in frigo coperto per 4/5 giorni. 

sabato 27 gennaio 2018

Crostata di mele e limone per il Club del 27

Lady Marmelade - Moulin Rouge Version - C. Aguillera
Continuando sulla scia agrumata che sta caratterizzando gli ultimi post di questo blog, oggi il banco è particolarmente ricco e poi non dite che non vi voglio bene!
Non mi dilungherò neanche in parole inutili perché da leggere ne avrete per il prossimi mesi visto che con il Club del 27, ovvero quel manipolo di assatanate della cucina che ogni mese in questa data, ci dà dentro con un tema specifico, divertendosi a cucinare tutte insieme, ne abbiamo fatte delle belle!
Il tema di questo mese è la Marmellata di Agrumi alla maniera inglese, ovvero tosta, amara e scura come tradizione comanda.
Così, invitandovi ad andare sulla pagina del Club per leggere la moltitudine di proposte delle scatenate cuciniere, mi appresto ad introdurre quanto da me preparato: Marmellata ai limoni di Cetara finita dentro alla Crostata di mele e limone di Anna del Conte.
E veniamo a noi.
La fortuna di avere un marito che gira l'Italia in lungo e che sa che per farmi felice basta un mazzo di carciofi invece di rosee purpuree a gambo lungo, è che ogni volta arriva una bustina con qualche prelibatezza dei posti in cui è stato.
L'ultimo viaggio mi ha regalato una sacchettata di tostissimi e profumati limoni di Cetara che non avevano alcuna intenzione di finire in una marmellata.
Si, perché la scorza grattugiata io la metto praticamente ovunque e quando ho limoni non trattati per me è una festa. Volete poi mettere l'aroma dei limoni della Costiera?
Insomma: è bastato il tarlo del Club del 27 per cambiare idea.
Ci faccio la marmellata, vabbé dai! Quando mi ricapita.
Devo anche essere sincera. La ricetta tratta dal libro Marmelade - A Bittersweet Cookbook di Sarah Randell, è semplice ed anche relativamente veloce.
Si comincia la sera prima ed il giorno dopo in poco tempo è fatta.
Quindi veniamo subito alla nostra marmellata di limoni
MARMELLATA ESTIVA DI LIMONI - Dal libro Marmelade - Sarah Randell
La particolarità di questa marmellata è che vi verrà scura, amara e assolutamente non acida grazie all'uso del bicarbonato che crea una reazione con l'acido citrico, smorzandone la forza.
Il colore è dovuto anche all'uso di zucchero di canna in sostituzione al tradizionale semolato.
Ingredienti per c.ca 8 vasetti da 250g
200 g di mela (una mela piccola - io ho usato una mela Gala)
1400 g di limoni interi
2 kg di zucchero di canna chiaro (credete, non è troppo, serve tutto)
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio setacciato

  •  Sbuccia la mela e elimina il torsolo. Procurati 2 quadrati di garza di 20 cm di lato ed appoggiali sovrapposti su una scodella. Metti le bucce della mela sulla garza. Taglia la mela a tocchetti e falla cuocere in una casseruola con qualche cucchiaio d'acqua fino a quando non sia morbida e sfatta. Aggiungi acqua se necessario. Dovrà cuocere c.ca 10/15 minuti. 
  • Taglia a metà i limoni e spremine il succo raccogliendolo in una caraffa graduata. Non buttare i semi ma mettili sulla garza insieme alle bucce. Aggiungi la polpa dello spremiagrumi al succo.
  • Adesso taglia le metà dei limoni in quarti e riduci i quarti in fettine sottili con un coltello ben affilato, senza preoccuparti delle membrane interne che lascerai attaccate alla buccia. Se necessario, rimuovi le estremità nodose dei limoni ed aggiungile alla garza
  • Quando tutta la buccia è affettata sottilmente, raccoglila in una grande ciotola. 
  • Aggiungi acqua al succo per ottenere un totale di 1,5 litri. 
  • Versa il liquido nella ciotola con le bucce tagliate. 
  • Chiudi la garza come se fosse un sacchetto e ferma l’estremità superiore con dello spago. Fai in modo che lo spago sia sufficientemente lungo da poter essere legato lateralmente al tegame in cui cuocerai la marmellata. Metti quindi il sacchettino nella ciotola immerso con le bucce ed il succo e lascia riposare coperto tutta la notte. 
  • La mela cotta raffreddata potrai metterla in una ciotolina e conservarla al fresco fino all'indomani.  
  • Il giorno successivo, versare l'intero contenuto della ciotola in un ampio tegame (possibilmente più largo che alto in modo che il calore possa distribuirsi regolarmente), compresa la mela cotta. Lega il sacchetto di garza sul lato del tegame facendo in modo che appoggi sul fondo. Porta tutto ad ebollizione, quindi riduci la fiamma e fai bollire delicatamente per 30-45 minuti, o finché le scorze non sono veramente tenere, mescolando di tanto in tanto. 
  • Rimuovi il sacchetto, schiacciandolo bene contro il lato del tegame (io l'ho messo nello schiacciapatate ed ho spremuto bene) per estrarre tutta la pectina possibile. 
  • Versa lo zucchero nella pentola: la marmellata ti sembrerà molto densa, ma cuoci a fuoco molto basso, mescolando fino a quando tutto lo zucchero si sarà sciolto. 
  • A questo punto, toglie il tegame dal fuoco ed aggiungi gradatamente e mescolando il bicarbonato di sodio, quindi rimettere la pentola sul fuoco. Noterai che il bicarbonato scatenerà la formazione di una densa schiuma che salirà fino al bordo della pentola. Mescola continuamente in modo da controllare il volume e piano piano la schiuma diminuirà. 
  •  Aumenta il calore e porta la marmellata ad ebollizione e lasciala bollire per 20-25 minuti o fino a quando non ha raggiunto il punto desiderato (il tempo di bollitura non è lontano dalla realtà. Se ritieni che sia troppo liquida, lasciala bollire massimo 30 minuti, ma raffreddandosi, si indurirà molto quindi valuta attentamente la cottura). 
  • Lascia riposare la marmellata per qualche minuto quindi trasferiscila in vasetti sterilizzati caldi, chiudi bene, capovolgi e lasciare raffreddare.
  • VARIANTI: - MARMELLATA DI LIMONE E GIN - aggiungi 50 ml di gin con il bicarbonato di sodio, fai bollire, quindi aggiungi altri 2 cucchiai di gin una volta che la marmellata ha terminato la cottura. - MARMELLATA DI LIMONE E LIMONCELLO - Aggiungi 50 ml di limoncello al bicarbonato di sodio, fai bollire, quindi aggiungi altri 2 cucchiai di limoncello una volta che la marmellata ha terminato la cottura.
Una volta pronta la tua marmellata, potrai attendere un mese prima di consumarla oppure potrai fare come me, ed infilarla subito subito in una bella crostata. 

E' molto tempo che non pubblico una crostata e l'idea che mi è venuta è di usare uno stampo da tarte rettangolare e realizzare una decorazione diversa dal solito. Niente griglia, niente cuoricini o fiorellini.
Avevo in mente un intricato intreccio di tralci e foglie di edera che piano piano si richiudono sul ripieno lasciandolo appena intravedere.
Non è un decoro complesso ma c'è bisogno di una frolla ben fredda e non troppo morbida quindi mi sono permessa di "aggiustare" appena la ricetta di Anna del Conte, diminuendo la quantità di uova che su 250g di farina e ben 150 g di burro, mi sembrava eccessiva.

Ingredienti per uno stampo da 24 cm di diametro
250 g di farina 00
100 g di zucchero a velo
150 g di burro freddo
la scorza grattugiata di mezzo limone
1 uovo grande ed un tuorlo grande (io solo 1 uovo)
un pizzico di sale

Per il ripieno
100 g di mandorle senza buccia tritate grossolanamente
175 g di mela grattugiata (io ho usato una Pink Lady)
8 cucchiai colmi della vostra marmellata di limoni
il resto della scorza di limone grattugiata.
Poco tuorlo sbattuto per lucidare

  • Versa la farina in una larga ciotola, aggiungi lo zucchero setacciato e la scorza del mezzo limone quindi miscela tutto con una frusta a mano. Taglia in burro in dadini quindi sabbia il burro con la farina usando la punta delle dita. 
  • Sbatti l'uovo e versalo nel composto quindi comincia ad incorporarlo con la punta di un coltello ed impasta il tutto velocemente per ottenere una palla. Appiattiscila ed avvolgila nella pellicola. Falla raffreddare in frigo almeno mezz'ora. La pasta può essere preparata anche un giorno prima, avendo cura di tirarla fuori dal frigo almeno mezz'ora prima di usarla. 
  • Mentre la pasta riposa, prepara il ripieno grattugiando la mela ed unendola alla marmellata: se la marmellata fosse troppo dura, aggiungi un paio di cucchiai d'acqua. Mescola bene. Aggiungi anche la scorza di limone e dai un'ultima mescolata. 
  • Quando la pasta sarà pronta, stendila su una spianatoia leggermente infarinata ad uno spessore di 3/4 mm e foderaci lo stampo che avrai precedentemente imburrato. Buca il fondo con una forchetta e cospargilo con le mandorle tritate. 
  • Riempi il guscio con la miscela di marmellata e mela e stendi bene il composto. 
  • Per realizzare la decorazione, stendi la rimanenza della frolla ad uno spessore di 3mm e con una rotella affilata, taglia delle strisce lunghe e sottili per realizzare i tralci. Disponi i tralci lungo i bordi come nell'immagine, creando degli intrecci e ghirigori come più vi piace. 
  • Adesso rifinisci i tralci con le foglioline. Con un tagliapasta a forma di foglia d'edera, taglia le vostre foglioline e disponile in ordine casuale sui tralci, facendole sporgere anche sui bordi per dare armonia. 
  • Una volta terminato, spennella la decorazione ed i bordi con poco tuorlo sbattuto con un goccio di latte metti in frigo. Fai raffreddare almeno 1 ora o anche più. 
  • Cuoci in forno caldo a 190° per 35/45 minuti, e comunque fino a che la frolla non sia bella dorata. 
  • Fai raffreddare su una griglia e togli dallo stampo facendo molta attenzione a non rovinare i bordi. 


martedì 23 gennaio 2018

St Clement's Polenta biscuits per Starbooks

Lemon Tree- Fool's Garden 
Altra ricetta in 5 ingredienti per Jamie Oliver e lo Starbooks di gennaio.
Dei biscottini con farina di mais dall'inebriante profumo di limone.
Se volete sapere se perdere 30 minuti del vostro tempo e pochissimo sforzo per prepararli, andate a leggere il post nel blog ufficiale Starbooks.
Secondo me vi intrigheranno!
Buona giornata a tutti.


martedì 23 maggio 2017

Pollo saltato al limone, mostarda e basilico per Starbooks

I have a dream - Abba
Che mi piaccia cucinare il pollo, è risaputo.
Che sia un ingrediente che va cucinato con attenzione pure.
Ma questa versione fresca e perfetta per le cene d'estate non richiede neanche troppo tempo, e finirete col litigarvi l'intingolo.
Oggi su Starbooks!



mercoledì 8 marzo 2017

Caprese al limoncello: la donna che vorrei

Woman - John Lennon
Non credo di aver mai desiderato anche una sola volta nella vita di essere uomo.
Neanche quando capitava di giocare "all'immagina di vivere una giornata nei panni di un uomo".
Nulla, la cosa non mi entusiasmava granché.
Eppure da ragazzina sono stata un maschiaccio, una furia della natura.
Ad un carnevale ho pure indossato gli abiti di mio padre, mi sono disegnata i baffi ed ho nascosto i capelli nella coppola.
In ogni momento della mia vita, ho fortemente parteggiato per la parte femminile dell'universo e credo di averlo fatto fin dal momento in cui ho cominciato a capire certe dinamiche.
Tra gli 11 ed i 15 anni, nel periodo in cui i maschi hanno il cervello in pappa dominato dagli ormoni e le ragazze subisco trasformazioni precoci mutando da bimbe a donne, ho dovuto difendermi a suon di schiaffi dalla sfacciataggine dei bulli che quotidianamente allungavano le mani.
Non mi sono mai vergognata di reagire, a parole o nei fatti: ricordo anche di avere fatto piangere un compagno di classe di fronte a tutti, con uno schiaffone ben assestato a seguito di una "manomorta" neanche troppo morta.
La prima volta in cui ho sentito parlare di "Festa della donna" mi sono chiesta: "perché, ma la festa dell'uomo quand'è?", trovando la cosa alquanto fastidiosa e discriminatoria.
Da quel momento ho capito di avere una proto-femminista ben sistemata negli strati profondi della mia identità, che nei momenti meno opportuni fa capolino.
Ed oggi ritorno a pensare che ho una figlia, una ragazza che sarà presto una donna e che nell'arco della sua vita si troverà di fronte a situazioni nauseanti con cui dovrà confrontarsi, che la faranno piangere, arrabbiare, disilludere.
Allora vorrei lasciarmi andare ai sogni, ed immaginare un mondo in cui le donne possano trovare come prime alleate le donne stesse.
Che possano riuscire a fare squadra senza invidie, rivalità, menzogne perché sono brave, intelligenti, e generose geneticamente.
Che coltivino il proprio cervello con la stessa costanza con cui curano il proprio aspetto e non abbiano mai paura di mettersi in gioco anche nelle sfide più difficili, senza pensare di poter vincere esponendo la merce.
Che sappiano crescere figli in grado di diventare uomini che amano le donne come noi amiamo noi stesse.
Che non debba più leggere notizie di uomini deboli che distruggono l'oggetto del loro amore per l'umiliazione di un abbandono.
Ma soprattutto vorrei che ogni ragazza, ogni donna che sogna l'amore perfetto, abbia la fortuna di trovarlo, non prima di aver imparato ad amare se stessa.
E se l'amore non dovesse arrivare, che al suo fianco ci siano sempre amiche sincere ed affettuose.
Questa torta mi ha fatto innamorare al primo sguardo ed arriva dal blog di una amica speciale, una di quelle con cui quando cominci a parlare, rischi di perdere la nozione del tempo e veder volare due ore senza accorgertene.
Ridendo, scherzando, ciarlando di tutto.
Una di quelle donne di cui vorresti che il mondo fosse pieno perché sarebbe davvero migliore.
Grazie Anna per questa ricetta e per il tuo blog pieno di storie meravigliose.

Ingredienti per uno stampo da 26 cm
220 g di farina di mandorle
50 g di fecola
180 g di zucchero
140 g di burro fuso
mezza bustina di lievito per dolci
la buccia grattugiata finemente di 2 limoni biologici
5 uova medie
30 ml di limoncello
zucchero a velo per rifinire

  • Mescolate le farine, il lievito e la scorza di limone in una larga ciotola.
  • A parte montate i tuorli con lo zucchero fino ad avere un composto chiaro e spumoso. 
  • Fate sciogliere il burro, lasciatelo intiepidire leggermente poi aggiungetelo alla miscela di farine, seguito dalla massa di zucchero e tuorli. Per ultimo aggiungete il limoncello. Mescolate con un cucchiaio fino a gli ingredienti non saranno ben amalgamati.
  • Montate a neve ferma gli albumi. Versatene una cucchiaiata nel composto e mescolate per ammorbidire, quindi aggiungete in due tempi il resto degli albumi con estrema delicatezza per non smontare l'impasto. 
  • Versate il tutto in uno stampo foderato con carta da forno e fate cuocere a forno preriscaldato a 170° per 40/50 minuti. Fate la prova stecchino. L'impasto dovrà essere asciutto ma non cuocersi eccessivamente. 
  • Fate raffreddare una decina di minuti quindi sformate e lasciate raffreddare completamente su una gratella. Rifinite con abbondante zucchero a velo. 
  • Questa torta da' il suo meglio il giorno dopo ed i successivi. 
  • E' naturalmente gluten free 



mercoledì 2 settembre 2015

Torta di carote al limone e mandorle senza grassi, gluten free: quando la vita presenta il conto!

What's new? - Billie Holiday
Come rientro dalle ferie non c'è male!
La mia estate non è stata niente di speciale anche perché le tanto agognate ferie non hanno prodotto quel senso di "stacco" di cui si ha bisogno dopo mesi sotto pressione.
Ho ancora negli occhi il mio lago ma mi sembra tutto già molto lontano.
Oltretutto negli ultimi tempi mi sono resa conto di avere sottovalutato un problema che mi è stato diagnosticato un paio d'anni fa e che adesso sta presentando il conto.
Se si comincia a distogliere l'attenzione dai propri impellenti doveri, dando finalmente il dovuto ascolto al proprio corpo, un ascolto onesto, attento e critico, ognuno è in grado di capire se qualcosa non va.
Ma questo va fatto senza distrazioni, serenamente, non rispedendo il sintomo al mittente solo perché non ci sembra importante o perchè "adesso non ho tempo".
Purtroppo è quello che ho fatto io per mesi a questa parte.
E' bastata una foto.
Scaricando quelle delle vacanze, l'ho vista.
Sono io il fotografo di casa, e la mia macchina è un'appendice al mio braccio destro.
Ma quel furfante di mio marito deve averla presa di nascosto scattandomi delle immagini a mia insaputa.
Immagini di una persona sorridente, rilassata, felice e....gonfia!
Aghhhh....ho avuto un momento di vero panico non riconoscendomi. E quella chi è?
Per lunghi attimi mi sono sentita gelare.
Di fronte a me c'era una matrona pettoruta dai fianchi ridondanti, le belle guanciotte, le cosce a stento trattenute da pantaloni troppo stretti.
Così, dopo un primo momento di confusione emotiva, sono corsa a pesarmi.
In neanche 2 mesi ho preso quasi 4 chili che per me è una cosa eccezionale, considerando che ho lo stesso peso da quando avevo 25 anni.
Ognuno conosce se stesso. Io ho immediatamente capito che quei chili non sono il frutto di bagordi disordinati visto che in estate mangio quasi la metà che nel resto dell'anno, e tutta roba fresca.
Magari un gelato in più, ci sta, ma non è quello a fare testo.
Inoltre sono sempre troppo stanca, dormirei in continuazione.
Le articolazioni mi provocano dolori costanti e piegarmi è sempre un supplizio.
Il fatto più eclatante è la mia capacità riflessiva: ho sempre la testa confusa, annebbiata. Vagamente depressa.
La memoria è andata a farsi un giro e non so quando tornerà. La mia memoria...sono conosciuta per essere quella che ricorda tutto, anche i nomi di clienti passati in agenzia 10 anni fa!
Adesso non ricordo se ho preso gli integratori 5 minuti dopo averli ingoiati.
Ho messo tutto insieme.
Ho ripreso in mano la mia diagnosi: Sindrome di Hashimoto.
Ho controllato sintomi e problematiche sul web. Ci sono dentro con tutte le scarpe.
Ciò che fino a qualche mese fa se ne stava quatto quatto senza darmi problemi, adesso è lì che organizza un rave party, ed io devo fare la volante della polizia che interrompe la festa!
In Italia milioni di persone ne soffrono.
Le donne in gran parte.
Ho deciso che una parte di questo blog sarà dedicata ad una missione: Patty versus Hashimoto. 
Seriamente, magari anche ridendoci un po' su, perché le cose troppo serie non mi vengono bene.
Cercherò di parlarne periodicamente raccontando i progressi della mia battaglia e quello che sto facendo.
Adesso sono ancora un po' scossa e leggermente intristita perché ho appena scoperto quello che dovrò schivare sul mio percorso verso lo "starbene".
Diciamo che un dolce è in grado di mettere allegria, e me ne serve un bel po'.
Non smetterò di postare dolcezze perché anche se non posso mangiarne, mia figlia mi ha incoraggiato dicendomi: "Dai mami, li farai per me".
Ingredienti per uno stampo da 18/20 cm di diametro
3 uova medie, bianchi e tuorli separati
la scorza grattugiata ed il succo di un grosso limone di Sorrento, non trattato
10 ml di liquore all'arancia (Cointreau o Aurum o uno vostro a piacere)
140 g di carote grattugiate finemente
125 g di zucchero di canna integrale
125 g di farina di mandorle
50 g di farina di riso
1 cucchiaino di lievito per dolci
Per la glassa al limone
150 g di zucchero a velo (fatelo in casa tritandolo nel cutter)
il succo di un grosso limone di Sorrento
una manciata di mandorle a lamelle per guarnire
Accendete il forno a 180°
In una larga terrina mettete le carote grattugiate, la farina di mandorle, lo zucchero, il lievito, il liquore ed i tuorli e mischiateli bene con una frusta elettrica.
Quando la miscela sarà ben amalgamata, aggiungete poco a poco la farina di riso setacciata.
Montate a neve ferma gli albumi ed aggiungeteli al composto con una spatola di gomma, mescolando dal basso in alto per non farli smontare.
Foderate uno stampo a cerniera da 18/20 e versatevi l'impasto.
Fate cuocere per 45 minuti fino a che non sarà bella gonfia e lo stecchino uscirà asciutto dalla prova.
Fate raffreddare completamente il dolce prima di toglierlo dallo stampo.

Preparate la glassa mescolando il succo di limone filtrato allo zucchero a velo. Versate il limone poco alla volta per cercare la consistenza giusta della glassa, che non deve essere troppo solida, ma deve essere fluida come il miele nuovo.
Una volta freddo,  mettete il dolce su una gratella appoggiata su un piatto e glassate il dolce facendo scorrere la glassa lungo i bordi.
Decorate con una manciata di mandorle a lamelle o la scorza grattugiata del limone.
Buonissima subito, diventa divina con il passare del tempo.
Conservatela al riparo dall'aria per non farla seccare.

mercoledì 26 novembre 2014

Il lemon curd più facile del mondo e l'importanza delle basi.

You're so vain - Carly Simon
Ogni tanto bisogna partire dalle basi.
Le basi sostengono, rafforzano, ci identificano.
Se si chiamano basi una ragione ci sarà: senza quelle difficilmente si sta in piedi.
Nel nostro caso, le basi della cucina sono ciò che ci consente successivamente di fare giri pindarici con la fantasia, creare qualsiasi cosa, fare la differenza tra l'essere bravi e l'essere....solo l'essere, và.
Io non mi fermo mai solo alla cucina, ormai avrete imparato a conoscermi.
Per me le basi più importanti sono quelle che distinguono l'essere umano dall'animale.
Sono ciò che fanno la differenza nella società civile ed hanno una definizione unica nella mia personale concezione: pura e semplice educazione.
Educazione. Che bella parola.
Sa di pulito, fresco, ha il profumo del bucato nuovo. Sa di bello.
Il fatto di essere più vicina ai 50 che ai 20, mi autorizza a lamentarmi pubblicamente dell'indiscutibile, efferata, insopportabile e sfacciata maleducazione imperante in qualsiasi momento della nostra giornata. In qualsiasi occasione, situazione, contingenza....l'educazione pare essere all'ultima fase della sua miserrima vita, ed io la piango senza vergogna. Ma forse è già morta ed io non me ne sono accorta.
Questo pensiero mi è piombato addosso con un peso immane dalla lettura della sintesi dell'ultimo consiglio di classe di mia figlia.
I professori lamentano il fatto che i ragazzi non li salutino quando entrano in classe, escono o li incrociano nei corridoi. Una delle tante cose ovviamente.
Il fatto mi ha mandato su tutte le furie.
Così che sono partita con un primo grado a mia figlia minacciandola qualora venissi a sapere che lei ha questo tipo di comportamento (ovviamente non ce l'ha perché la conosco, ma mi sono arrabbiata ugualmente).
Buongiorno, buonasera, arrivederci, grazie. Ma stiamo scherzando?
Ho i nervi a fior di pelle perché a casa mia, se non salutavo quando incontravo qualcuno, partiva lo scappellotto di default e la ramanzina consequenziale.
Oggi i professori si fanno dare del tu. E' normale?
Per me è ancora impossibile riuscire a dare del tu ad una persona appena conosciuta, dalla commessa di 18 anni del negozio di scarpe alla signora over 70 (per le persone di quell'età si sale ad un rispetto superiore che mi verrebbe di usare il Voi).
La maleducazione legata al saluto, al rispetto per coloro a cui ci rivolgiamo, non è purtroppo una manifestazione orale.
Mi capita di ricevere e.mail arroganti, da persone che chiedono informazioni con tono scortese, come se tutto fosse dovuto, con aria di superiorità e "leinonsachisonoio".
Tralasciando la forma in cui sono scritte, la mia domanda è: perché?
Hai forse paura che non ti risponda? Hai fretta e ti fa fatica usare parole come Gentile Signora, la ringrazio, attendo con fiducia....hai il timore che ti prendano i crampi alle dita, che ti venga l'infarto al pollice opponibile? Non lo so.
Guardate che la maleducazione sta ovunque, è talmente invasiva che non ci facciamo più neanche caso e la nostra indifferenza è la materia di cui si nutre. Io sto parlando del saluto, questo sconosciuto, che è proprio una delle basi che fanno la differenza.
Rispondere a qualcuno: "lei è un gran maleducato", ci procurerà probabilmente un bel biglietto espresso per quel paese, ma almeno ci saremo tolti la soddisfazione.
E se lo facessero tutti, partendo col dirlo ai nostri figli (che non sono di vetro ma sanno essere di piombo), ogni volta che si dimenticano le buone maniere, forse qualcosina cambierebbe. O no?
La base che vi regalo oggi in un bel 2 x 1, è la lemon curd più facile e buona che sono riuscita a fare dopo tanto tempo.
Si tratta della ricetta di Delia Smith, presente sul suo Delia's cake, e che ho piacere di condividere.
La lemon curd è propriamente una crema al limone che non prevede l'utilizzo di latte né farina (il limone di per se ha una grande forza addensante), ma giusto uova, zucchero, limone e burro.
E' una crema perfetta per riempire tartelette, per farcire torte, per comporre bicchierini multistrato, per essere sterminata con un cucchiaino direttamente dal vasetto.
Questa di Delia, rispetto ad altre assaggiate, ha un perfetto equilibro del gusto del limone, che se eccessivo, rende la curd a mio avviso immangiabile.
Io l'ho utilizzata per la ricetta della Lemon Griestorte, una torta leggerissima con semolino dalla consistenza impalpabile.
Ingredienti per la lemon curd
110 g di zucchero semolato
3 uova grandi
75 g di ottimo burro
le zeste grattugiate ed il succo di 1 limone grande e mezzo non trattato
Per la Griestorte (6/8 persone)
3 uova grandi separate e a temperatura ambiente
110 g di zucchero semolato
le seste grattugiate di un limone ed il succo della sua metà
50 g di semolino
1 cucchiaio di farina di mandorle
Per il ripieno
150 ml di panna fresca montata
4 cucchiai di lemon curd
zucchero a velo per finire.
Preparate il lemon curd
Mettete le zeste grattugiate e lo zucchero in una ciotola e mescolateli.
In una ciotola sbattete le uova con il succo di limone e versate il tutto sullo zucchero, aggiungete il burro a cubetti e mettete la ciotola su una casseruola con acqua che sobbolle leggermente, facendo attenzione che la base della ciotola non tocchi mai l'acqua.
Mescolate con una frusta e fatelo con continuità fino a che la crema non si sia addensata. Per questo ci vorranno c.ca 20 minuti.
Una volta pronta, copritela con una pellicola a contatto e mettetela a raffreddare.
Preparate la torta.
Separate le uova. Mettete i tuorli nella ciotola della planetaria (potete usare anche la frusta elettrica), aggiungete lo zucchero ed il succo di limone e montate fino a che il composto non si gonfi e diventi pallido. Quando è pronto, aggiungete il semolino con delicatezza, mescolando con una spatola, la farina di mandorle e la scorza di limone e mescolate fino a che tutto non sia perfettamente incorporato.
Dopo questa operazione, montate gli albumi a neve ferma utilizzano la frusta perfettamente pulita e senza tracce di grasso, quindi cominciate ad incorporare gli albumi al composto, utilizzando una spatola di gomma e mescolando sempre dall'alto in basso.
Dividete l'impasto in due tortiere da 18 cm di diametro foderate con carta da forno e cuocete nel forno preriscaldato a 180° per 20/25 minuti fino a che non siano dorati e toccandoli con una leggera pressione al centro, questo perda subito l'impronta.
Lasciateli 10 minuti negli stampi, quindi rovesciateli su una griglia ed eliminate con delicatezza la carta da forno. Non lasciate che il sopra resti a contatto con la griglia perché questo si attaccherebbe. Fate in modo che le due parti possano raffreddare non capovolti.
Una volta assolutamente freddi, piazzate il primo disco sul piatto di portata, spalmate il lemon curdi quindi aggiungete la panna e coprite con il secondo disco.
Spolverate bene con lo zucchero a velo e servite.
Si conserva in un portadolci ermetico in frigo, per massimo 2 giorni.
La lemon curd invece si conserva benissimo anche per 7/10 giorni in un vaso di vetro ermetico.

mercoledì 14 maggio 2014

Un classico intramontabile: il Babà per l'MTC

Comme facette mammeta - Orchestra Italiana
Non ce la farò a leggere tutti i post che parteciperanno a questa sfida ma di una cosa sono certa: saranno tutti uno più strabiliante dell'altro.
E non mi riferisco solo in senso creativo, ma emotivamente.
Perché relazionarsi ad un classico come il Babà è un'esperienza che va fatta almeno una volta nella vita e qualcuna di noi aspettava da tempo di farla.
Per quanto mi riguarda, posso dire di essermi letta ogni ricetta che gravita nel web, i classici sul savarin dai grandi maestri francesi alla tecnica da Cordon Bleu, ma fino ad oggi non ero riuscita a trovare il coraggio.
Perché il coraggio di buttarsi sul Babà è piuttosto quella sorta di soggezione mista a rispetto che si ha di fronte ad un classico inimitabile.
Un po' come andare ad una festa di carnevale vestendosi da Marilyn: magari ti dicono che il travestimento è bellissimo, ma ovviamente tu non sei Marilyn!
Questo è il sentimento che mi pervade ogni volta che decido di affrontare la sfida con una ricetta immortale.
Il confronto mi sembra inarrivabile, anche un tantino eretico e finisco col soprassedere.
Eppure, quando ho letto il post di Antonietta mi si è immediatamente spalancato un mondo.
Il suo racconto di come questa ricetta sia abitualmente preparata in famiglia, dolce delle feste così apparentemente facile da realizzare utilizzando il fattore tempo quasi come il ritorno alla necessità di sedersi ed aspettare, così come di fare le cose senza fretta, è stato motivo di grande entusiasmo e di immediato desiderio.
Quello che mi succede da un po' di tempo a questa parte quando sento la parola "lievitato".
Dagli insuccessi clamorosi collezionati negli anni all'incoraggiamento con la prima sfida, il restarne completamente soggiogata è stato inevitabile.
Così ho voluto provarci subito, senza ravanare nella fantasia, restando sul classico più classico, e non avendo a disposizione Rum, ho optato per il limoncello.
Uno dei dolci del mio cuore resta la Delizia al Limone, ed è a lui a cui mi sono ispirata realizzando questo Babà.
L'impasto è una gioia da lavorare.
Il profumo che si spande per la casa assolutamente irresistibile.
Io ho realizzato la ricetta con lievito di birra perché ancora non sono entrata nel tunnel del Lievito madre (e non ho intenzione al momento).
Ma rispetto alla ricetta di Antonietta, i tempi di lievitazione sono stati inferiori.
In solo 45 minuti gli stampini monoporzione erano già al massimo e lo stampo grande già arrivato al bordo.
Quello che posso dire, è che la prossima volta dimezzerò la quantità di lievito e concederò più tempo all'impasto per crescere con calma.
Ingredienti per uno stampo a ciambella da 26 cm di diametro o per 10/12 babà c.ca
300 g di farina tipo 0 Manitoba
3 uova cat A grandi
100 g di burro ammorbidito
100 g di latte
25 g di zucchero
10 g di lievito di birra
1/2 cucchiaino di sale fino

h. 8.00 Preparare il lievitino
Dal totale degli ingredienti, Intiepidite 50 g latte e scioglietevi il lievito con un cucchiaino di zucchero, quindi aggiungete 70 g di  farina ed impastate ottenendo un panetto morbido che farete lievitare in una ciotola coperto fino al suo raddoppio (c.ca 1 ora).

h. 9.00 PRIMO IMPASTO
Nella ciotola della planetaria versare il resto della farina, ovvero 230 g. Fate la fontana e mettetevi il lievitino e le uova quindi cominciate ad impastare con il gancio.
Quando le uova saranno state incorporate dalla farina cominciate ad aggiungere il latte rimasto, una cucchiaiata alla volta, per ammorbidire l'impasto, facendo attenzione a non renderlo troppo molle. Valutate al tatto: l'impasto non deve essere appiccicoso. Impastate a velocità 2 per qualche minuto in maniera che l'impasto sbatta vigorosamente per 5/8 minuti.
Quando l'impasto sara omogeneo, copritelo e fatelo lievitare per 90 minuti c.ca (io l'ho messo nel forno con la luce accesa).

h. 10.30 SECONDO IMPASTO
Lavorate il burro a pomata in una ciotola insieme allo zucchero rimanente.
Sgonfiate l'impasto con il gancio e cominciate a lavorare a velocità 1 aggiungendo un cucchiaio di burro alla volta, passando al successivo solo quando il primo sarà ben assorbito.
Una volta terminato il burro, aumentate la velocità della planetaria prima a 2 per c.a 10 minuti e poi aumentatela a 3 per ulteriori 5 minuti. L'impasto diventerà sempre più lucido e si aggrapperà saldamente al gancio. Dovrete lavorarlo con energia fino a quando tirando un lembo dell'impasto, non riuscirete ad ottenere il famoso "velo", che garantirà un'alveolatura porosa e regolare, in grado di assorbire con facilità la bagna che deciderete di utilizzare.
Adesso dovrete sistemare l'impasto nello stampo prescelto.
Io ho utilizzato uno stampo da budino o brioche da 1 litro e mezzo, senza buco, e mi è avanzato impasto con cui ho ottenuto 4 babà monoporzione.
Dall'impasto staccate 3 palline di 8 cm di diametro c.ca aiutandovi con e le mani, "strozzando" la pasta tra pollice ed indice. Sistematele alla base dello stampo imburrato e copritelo con un telo umido.
Fatelo lievitare per c.ca 2 ore ( a me è bastata 1 ora e 20).  L'impasto triplicherà di volume.
Accendete il forno a 220°C.
Una volta pronto, portate la temperatura a 200° e fate cuocere per 20/25 minuti, coprendo con un foglio di alluminio dopo il primi 10 minuti di cottura.
Una volta pronto, fate raffreddare una decina di minuti.
Il babà scivolerà con estrema facilità fuori dallo stampo e mentre lo farete raffreddare, preparerete la bagna. Sistematelo su una base che possa raccogliere il liquido ed abbia bordi bassi per poter far scivolare fuori il dolce con facilità una volta terminate le operazioni di "inzuppamento".
Per la bagna al limoncello:
500 ml di acqua
200 g di zucchero
100 ml di limoncello
Portate ad ebollizione l'acqua con lo zucchero ed il liquore e fate sobbollire per 10 minuti quindi lasciate intiepidire e cominciate a versare con un mestolino la bagna sul dolce.
Ripetete l'operazione ogni 15 minuti in modo che questo abbia il tempo di assorbire il liquido fino a che ne sarà completamente inzuppato. Via via che effettuate questa operazione, raccogliete il liquido che si deposita sul piatto e riversatelo sul dolce. Ci possono volere anche tre ore prima che il dolce sia bagnato alla perfezione. Mentre il dolce prende il tuo tempo per trasformarsi in babà, preparate la guarnizione. Ovviamente potete preparare la crema mentre il dolce lievita, così avrà il tempo di raffreddarsi bene in frigo prima di servire.
Per la crema Chantilly al limone
500 ml di latte intero
4 tuorli grandi
40 g di amido di mais
140 g di zucchero
la scorza di un limone di Sorrento (non trattato)
250 ml di panna fresca molto fredda
4 cucchiai di limoncello
Questa è la crema che in genere preparo io e che aromatizzo come preferisco.
Mettete il latte con il limoncello e la scorza del limone (solo la parte gialla della buccia, fate attenzione quando la ricavate dal frutto) in una casseruola dal fondo alto e portate il tutto a fremere. Spegnete e lasciate in infusione per almeno 1 ora.
Sbattete i tuorli con zucchero e farina aiutandovi con una forchetta fino a che il composto non sarà omogeneo. Non è necessario che li montiate o usiate una frusta elettrica, basta solo che il composto stia insieme ed abbia cominciato a schiarire. Prendete un paio di cucchiaiate di latte tiepido (dalla casseruola) e "rompete" la crema per ammorbidirla.
Riaccendete il fuoco sotto il latte, versatevi il composto di uova e con una frusta, mescolate bene per sciogliere le uova nel latte e continuate a cuocere a fiamma dolce.
La crema arriverà velocemente a cottura. Spegnete immediatamente a densità preferita senza superare i 3 minuti dal momento in cui prenderà bollore, rischio stracciatella.
Io non tolgo le bucce di limone fino a che la crema è fredda. Le elimino proprio all'ultimo per dare maggiore aroma al tutto.
Versate la crema calda in una ciotola di acciaio e coprite immediatamente con una pellicola trasparente. Cercate di abbattere la temperatura in una ciotola con acqua ghiacciata quindi mettete in frigo.
Al momento di servire, eliminate il limone, montate la panna con una frusta elettrica e miscelate crema e panna con delicatezza (la panna dovrà essere la metà della crema ed il mio consiglio è che sia montata bella ferma).
Decorate il babà.
Prima va lucidato. Io ho optato per una gelatina di limoni amalfitani che avevo in casa (ed ho utilizzato i limoni per completare la decorazione).
L'ho scaldata leggermente e ho spennellato tutto il dolce senza esagerare per dare un lieve tono lucido.
quindi ho aggiunto delle fettine di limone e la chantilly al limone.
Dopo di che c'è poco altro da fare se non lanciarsi a fauci sguainate sul piatto.
Grazie Antonietta.

Con questa ricetta partecipo con grandissima gioia all'MTC di Maggio sul Babà di Antonietta.