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venerdì 1 maggio 2020

FROM HELL: UN'ARCHITETTURA TEMPORALE

A seguire un'interessante recensione ragionata (o mini-saggio, se volete) su FROM HELL, la monumentale opera di Moore & Campbell. L'articolo originale, firmato da Bala Menon, apparve a suo tempo sul sito Popimage (link non più disponibile) ed ora è leggibile QUI
Nel 2002 fu pubblicato, con l'autorizzazione dell'autore, su Ultrazine.org nella traduzione da me curata insieme a Michele Fioraso. 
Buona lettura!
FROM HELL: UN'ARCHITETTURA TEMPORALE
di Bala Menon 

Traduzione: Michele Fioraso & smoky man
   
Alan Moore, conosciuto da tempo come dei migliori scrittori di fumetti, realizza, insieme ad Eddie Campbell, questo racconto su Jack lo Squartatore.
In questo caso, Moore costruisce una narrazione che si dispiega nel tempo nel tentativo di dare la propria spiegazione degli omicidi dello Squartatore. Non un modello tridimensionale attraverso Whitechapel ma piuttosto un modello quadrimensionale attraverso il tempo, con gli effetti (e le cause) degli omicidi dello Squartatore che viaggiano attraverso i secoli, il piano di un singolo uomo di trascendere la propria mortalità, e contemporaneamente un atto di un culto personale e un tentativo di esaltare se stesso e finalmente vedere il volto di Dio.
Focalizzandosi, non sul punto di vista degli investigatori, ma su quello dello Squartatore, Moore analizza le informazioni disponibili, sceglie colui che crede sia l'assassino più probabile, e proietta le convinzioni e le motivazioni del sospetto da quello che è noto sulla sua vita. Il risultato è una storia terrificante e cupa, resa ancor più orrorifica dalla non-casualità, dall'inumanità dei delitti.

Opera immensamente erudita, presenta un motivo razionale per gli omicidi dello Squartatore. Non si tratta di un semplice omicida "taglia-e-squarta", che si lancia con furia cieca su ogni donna che attraversi la sua strada; piuttosto emerge un piano complesso indirizzato a specifici obiettivi per uno scopo preciso.
Campbell, anch'egli noto narratore (Bacchus, Alec), da vita all'esigente sceneggiatura di Moore, disegnando l'oscura immensità di Londra, dalle imponenti cattedrali che dominano la città, alla gente che sciama per le vie.
Questa è la storia dello Squartatore. Dai suoi primi passi come bambino, curioso d'imparare l'intimo funzionamento del cosmo, alla sua ascesa professionale fino a diventare Medico Reale; all'attacco di cuore che gli induce una visione, e il risveglio con la conoscenza del suo Maestro; alla sua ricerca finale per esaltare quel Signore. Niente a che vedere con il malefico macellaio di palchi e schermi, ma un uomo logico e intensamente credente, che porta avanti ciò che crede sia la sua auto-attribuita missione per Dio.

Ma è anche un racconto su Londra, il racconto della città di quel tempo e della sua gente. Dell'orrore che l'esistenza riserva per le persone che vi vivono; di innumerevoli crudeltà, semplici, dure, impensabili che ti schiaffeggiano con la loro imprevedibilità.

Nonostante gli importanti temi che tratteggiano lo scorrere della storia, non ci è mai consentito di dimenticare l'essenziale umanità dei miserabili attori sul palco.
Non esiste, in questo racconto, un personaggio che sia così depravato, così brutalizzato che Moore e Campbell non riescano comunque a farci toccare il cuore e vedere la piccola scintilla di umanità che ci consente di simpatizzare per lui e, di conseguenza, sentire l'orrore della sua storia.
LA GENTE (E L'ARCHITETTURA DI LONDRA)
I personaggi di Moore e Campbell sono persone vive e reali e riescono a rendere vivida nelle nostre teste la Londra del 1888.
Sir William Withey Gull è un fanatico, un uomo così perduto nella sua terribile visione da voler fare qualsiasi cosa sia necessaria per raggiungerla, senza curarsi di torcere le braccia dei colleghi, di sfruttare le paure dei suoi superiori, utilizzando la sua inamovibile volontà per farsi strada attraverso tutti gli ostacoli come un bulldozer. Un uomo rigoroso e educato a considerare il Dovere sopra tutto, la cui devozione al Dovere finirà per rapirlo nell'estasi.

Gull, unico tra tutti i personaggi, si eleva oltre le esigenze della terra in cui è radicato per cercare un piano spirituale più elevato. Mantiene un atteggiamento etereo, ingegnandosi per completare la sua auto-attribuita missione a dispetto della debolezza dei suoi mezzi umani. Invece, gli altri attori su questo palco sono fermissimamente radicati nella loro terra.

Moore si diverte parecchio nei parallelismi e nei doppi significati, che abbondano nella sua scrittura. In uno di questi, Gull è affiancato a Netley, un ignorante e sventato uomo della strada, una persona conscia di null'altro più del suo desiderio di andare avanti nella vita, un uomo molto "terreno", che cerca un sapere maggiore solo per ricavarne beneficio in questo mondo. La superficialità di Netley, la sua prona natura servile e l'allarmante stupidità lo rendono il perfetto strumento senza cervello per Gull.

Netley è un uomo piccolo, perfino troppo cosciente di questo, e cerca potere e avanzamento ma quando si rende conto della natura dell'immenso maelström nel quale si è cacciato, entra nel panico e collassa . Non è l'idea dell'assassinio che disturba Netley: la vita vale poco nella Londra del tempo. No, è la consapevolezza di essere stato completamente sopraffatto e avviluppato da un potere onnipresente che ora è parte inestricabile della sua vita quotidiana. È la sconcertante rivelazione di Gull secondo cui è sempre stato circondato da questa grande magia. Nel suo caso il risveglio produce terrore piuttosto che la grande illuminazione e la visione concesse a Gull (Capitolo 4, pagine 36-37).
 
L'ispettore Abberline è un uomo gettato di nuovo nella brutale e decomposta parte di Londra che detesta; ma è costretto a tornarci, per necessità politica.
Notate la rappresentazione di Campbell della esplosiva frustrazione sul volto di Abberline, quando viene di nuovo trasferito a Whitechapel, il centro del suo disprezzo; comparate questa con il disgusto nella sua faccia quando capisce la vera partita che si gioca nei corridoi del potere che aveva ambito (Capitolo 13, pagine 8-11).
C'è più di una piccola parte di Abberline che si riconosce con gli abitanti di Whitechapel; è ancora uno del luogo, è stata la sua casa per quattordici anni, e la conosce meglio di quanto comprenda il nuovo regno del privilegio dove è stato trascinato.
Le prostitute, gli obbiettivi di Gull, sono le vittime perpetue, che cercano disperatamente di restare in vita in una Londra che rende difficoltosa perfino la vita di ogni giorno.
Guardate il Capitolo 5 dove Campbell mostra visivamente il contrasto tra le due Londra, quella del privilegio, di Gull, e l'infernale Londra dei poveri. Morbidi grigi alleggeriscono Gull nella sua routine quotidiana, mentre affilati neri spingono le donne da un sonno tranquillo al freddo di Londra.
Le vittime dello Squartatore non sono donne particolarmente amabili e non si può dire che conducano una vita felice. Osservate il disperato e completo terrore delle prostitute che affrontano la morte o, peggio, nelle mani della mala di Londra (Capitolo 3).
Ma Campbell non dimentica mai di ricordarci la loro umanità e il loro tempo: il sorrisino calmo e quieto di Mary Kelly (Capitolo 3, pagina 14), la spaventosa miseria di Annie Chapman (Capitolo 7, pagina 5); Kate Fellowes che si gode un piccolo momento di gioia nel bel mezzo del suo ingrato lavoro (Capitolo 9). È impossibile non sentire il loro tormento, la triste e struggente disperazione di una persona condannata all'Inferno non per colpa sua e adesso incapace perfino di concepire una qualunque via fuga.
La stessa Londra è un vero e proprio personaggio della storia, che avvolge e nasconde gli altri e li guida lungo il sentiero prescelto.
Nello straordinariamente potente Capitolo 4, per prima cosa vediamo il grande piano ideato da Gull e le forze circostanti che capitalizza per compiere la sua missione. Qui, vediamo la terribile rivelazione del suo obiettivo finale, reso ancora più terrificante dall'aria di completa soddisfazione sul suo volto.
Gli studi di Gull sulla Massoneria gli hanno rivelato l'enorme progetto sotteso alla costruzione di Londra; le minacciose costruzioni che non solo esaltano la Deità, ma anche strappano via l'umanità dal piccolo uomo e non gli consentono di elevarsi al livello divino ed anzi evidenziano la differenza tra i due, rendendo l'uomo dolorosamente consapevole di quanto possa essere davvero poca cosa. Ogni piccolo dettaglio, dal superbo al mondano, dalla schiacciante cupola di St. Paul ai semplici cavalli d'ottone montati su ogni carrozza di Londra, rende testimonianza della grandiosa magia incastonata nella città.

La città, un'immensa macchina oscura messa a punto da architetti occulti e massoni attraverso le epoche, ora è innescata e puntata, preparata da un'uccisione e diretta contro i nemici della sua Regina da un fanatico che vuole fare qualsiasi cosa per il suo Signore, e anche di più, se questo fosse il volere del suo Dio (in verità, servire il suo Signore è solo incidentalmente l'ambizione maggiore di Gull, la punta dell'iceberg: la Regina Vittoria non sospetta ciò che ha scatenato nel tentativo di proteggere la reputazione della famiglia reale).
Come Hawksmoor costruì la Londra colossale, allo stesso modo Gull ora costruisce la sua missione nelle strade sottostanti. Gli innocenti sono pedine sacrificabili nel disegno per innalzare gli Dei e così completare la missione di Gull sulla Terra.

Ingrandendo e amplificando l'oscurità di Londra….

PERCHÉ LONDRA È L'INFERNO…
Stranamente, il protagonista non sembra provocare la stessa pena e disperazione che invece causa l'ambiente stesso. Whitecapel, un incubo infernale per i suoi più poveri abitanti, provoca un senso di sofferenza di gran lunga maggiore di quanto faccia Gull. Qui Campbell rende più che giustizia alla sceneggiatura di Moore, producendo una visione da Girone infernale: gli spaventati abitanti che si derubano l'un l'altro, rassegnati al loro destino, perpetuamente bramosi di un'esistenza migliore ma senza nessuna reale speranza di ottenerne una, disperatamente appigliati a qualsiasi frammento di gioia che riescano ad estrarre dalle tenebre.
Questa Londra è un vero Inferno… e non ci sono personaggi felici qui… tutti soffrono, in un modo o nell'altro: un principe, tormentato e controllato dalla sua Imperiale madre, senza nessuna speranza di una qualche felicità; l'Imperatrice stessa, che teme la rivoluzione e vive una vita fredda e senza amore; una commessa, derubata della sua mente, una pedina lanciata su una scacchiera da forze oltre il suo controllo; le prostitute di Londra, maledette da una precoce vita di disperazione, con poche speranze di miglioramenti; l'Uomo Elefante, condannato all'Inferno nel suo stesso corpo, ma che sogna il Paradiso rivelatogli da Gull; infine Gull stesso, in fuga da un mortale Inferno per afferrare il Paradiso.

Il massimo avvicinamento al Paradiso che questi personaggi riescono ad ottenere avviene attraverso le interazioni con Gull; le sue casuali parole che presentato la visione di un mondo migliore a John Merrick; i pochi momenti di gioia infantile che intravediamo nel viso di Polly Nichols, una ragazza privata della sua infanzia, sono quelli a lei concessi da Gull, poco prima che ucciderla: un contatto finale col luminoso Paradiso di Gull un attimo prima di abbandonare l'Inferno che la sua vita era diventata.

"Siamo tutti per strada, ma alcuni di noi guardano le stelle" dice Oscar Wilde.
Nel libro di Moore, l'unica persona che sta guardando le stelle è Gull. Tutti gli altri sono così persi nel dolore dei vicoli di Whitechapel da non riuscire a vedere oltre: nessuna speranza è rimasta. Un'occasionale sogno di fuga è tutto ciò che è rimasto loro, seguito dall'inevitabile e rapida botta di realtà e dal ritorno alle loro vite prive di speranza.
Soltanto Gull vede la gloria del suo incarico che permea tutto il mondo.

FINALE
Un altro dei giochi di specchi tipici di Moore si trova nel capitolo 14 dove Gull allo stesso tempo piomba negli abissi della pazzia e si eleva verso la meta definitiva, completamente al di là dei comuni mortali.
Questo è il trionfo finale di Gull, fuggire dalle circostanze terrene in un intento più imponente e importante che lo avviluppa; perfino oltre le tre dimensioni, in una quarta più ampia e finalmente faccia a faccia con Dio. Il potere di questa ascensione si estende per increspature attraverso il tempo, appena la forza della fede di Gull e l'intensità delle sue credenze, tocca altri nella sua veglia. Il completamento di questo grandioso conseguimento simultaneamente lo scaglia tra le altitudini della sua meta finale e negli abissi della follia.
Viene avvolto dall'estasi e rapidamente perde contatto con la sua vita terrena. Come usa le strutture costruitegli intorno nel tempo, così ora crea la sua propria struttura occulta, che si estende attraverso il tempo e diffonde i suoi rivoli lungo gli anni.
La forza di questa creazione influenza altre menti attraverso gli anni, riflessi e imitatori, ombre dello Squartatore originale, menti simpatetiche che seguono la strada tracciata da Gull. Il grande progetto sorge in cerchi sempre più stretti (prima un secolo, poi 50 anni, poi 25 e di così via), muovendosi attraverso il tempo verso una convergenza. E l'ascensione di Gull si completa, la sua mente raggiunge l'eternità e alla fine abbandona il suo corpo terreno.
Moore combina un'abile miscela di ricerca e finzione, non resiste al richiamo di includere alcuni personaggi contemporanei (la presenza di Crowley a Londra, la nascita di Hitler) per sostenere il suo racconto attraverso il tempo. Il dettagliato glossario della sua ricerca e le annotazioni delle sue letture per scrivere quest'opera danno un ulteriore profondità al processo creativo retrostante.
Nell'appendice finale, Moore segnala il lavoro svolto dai primi esperti di Jack lo Squartatore e osserva gli effetti di ciascuno su tutti gli altri (incluso il proprio lavoro).
È consapevole dell'immensa forza della leggenda che è stata costruita sullo Squartatore, della linea estremamente limacciosa tratteggiata tra mito e realtà (che spesso si confondono) e del proprio personale contributo a queste leggende (ulteriore fango per le acque).

From Hell è senza dubbio uno dei migliori lavori fumettistici di sempre e merita un posto nella biblioteca di ogni lettore. L'opera nella sua ricchezza di dettagli ricompensa ogni nuova lettura con ulteriori approfondimenti del racconto.

lunedì 22 aprile 2019

[Oldies but goldies] EDDIE CAMPBELL 2000

Ancora recuperi di un certo (credo) interesse.
Nel seguito una intervista pubblicata nel Dicembre 2000 su Ultrazine.org e da me realizzata con il co-creatore di From Hell e autore di Bacchus: EDDIE CAMPBELL
Buona lettura!
EDDIE CAMPBELL: Una vita a fumetti
a cura di smoky man

Eddie Campbell - scozzese e attualmente residente a Brisbane, in Australia [N.d.T., al momento, come recita il suo sito, Campbell vive a Chicago] - è uno degli autori di comics più autorevoli e innovativi. Attivo fin dagli anni '70, è tra i paladini della scena indipendente - pur avendo collaborato anche con DC e Dark Horse - con lavori come Bacchus e From Hell (insieme ad Alan Moore).
Da From Hell, epocale narrazione delle vicende di Jack lo Squartatore, è stato di recente tratto un film: la Twentieth Century Fox ha annunciato che dovrebbe essere nelle sale nella primavera del 2001 per la regia degli Hughes Brothers e con la partecipazione, tra gli interpreti, di Johnny Depp e Heather Graham.

ULTRAzine: So che lavori nel mondo dei fumetti da più di 20 anni e che hai speso tutto questo tempo stando nel campo delle pubblicazioni indipendenti. Ti ricordi quando hai letto il tuo primo fumetto? Quando hai iniziato a lavorare come professionista?
Ricordo di aver letto alcuni albi americani della Marvel quando da piccolo fui ricoverato in ospedale. Ho raccontato questa storia in un numero recente di Bacchus.
In particolare avevo notato che nei comics americani venivano indicati i nomi degli artisti. Non mi era mai venuto in mente prima dall'ora che i fumetti erano creati da esseri umani. Pensavo fossero un atto di un dio e da quel momento decisi che volevo diventare come uno di quegli incredibili autori. Da quell'istante ho sempre desiderato diventare un'artista e ho cercato di vivere la mia vita secondo quel principio ma, non sono riuscito a farne un mestiere che mi permettesse di viverci fino a che non ho avuto sui trent'anni.

ULTRAzine: Quali sono stati gli autori che ti hanno influenzato sia come disegnatore che come scrittore?
Una volta scoperti i comics americani sono venuto in contatto con tutta la storia dei fumetti pubblicati sui quotidiani e questo mi ha aperto gli occhi sull'idea del fumetto come Arte. Penso in particolare ai lavori di George Herriman, Cliff Sterret, Clare Briggs e Milton Caniff.
ULTRAzine: Cosa pensi dell'editoria indipendente? La tua scelta di autoproduzione è stata una questione di libertà creativa o una necessità?
Il punto cruciale non è creativo, semplicemente posso guadagnare di più con l'autoproduzione.

ULTRAzine: In Italia tu sei conosciuto fondamentalmente per il capolavoro From Hell scritto da Alan Moore. Puoi dirci qualcosa riguardo quest'esperienza? Com'è stato lavorare su una storia così densa e atipica?
Certamente è stata una grande esperienza lavorare con un genio come Alan Moore ma credo che From Hell non sia nulla se paragonato all'altro lavoro che abbiamo fatto insieme intitolato The Birth Caul che è di prossima pubblicazione in Italia per la casa editrice Black Velvet.

ULTRAzine: Hai dovuto fare molte ricerche prima di scegliere uno stile che si adattasse alla storia e alle sue atmosfere? È stata una scelta naturale o hai dovuto faticare per trovare la giusta soluzione?
Ho essenzialmente immaginato di essere nel 1890 e ho utilizzato lo stile che credo mi sarebbe venuto naturale se fossi vissuto in quel periodo storico.

ULTRAzine: So che vedremo presto un film tratto da From Hell e che lo stanno girando a Praga. Puoi darci qualche informazione a riguardo? Tu, o Alan Moore, siete coinvolti in qualche modo nella sua realizzazione?
Le riprese del film sono finite e dovrebbe uscire in America per Maggio 2001 ma è possibile che sia a Giugno o più tardi. Né io né Alan siamo coinvolti in alcun modo.

ULTRAzine: Un'altra tua storia pubblicata qui in Italia è stata "Il Ritorno di Mink Stole", che hai disegnato per la serie Will Eisner's The Spirit New Adventures su testo di Neil Gaiman.
Neil è un mio carissimo amico da moltissimi anni è stato un grande piacere per me illustrare una sua storia dopo tutto questo tempo. Per Spirit ho scritto e disegnato anche un'altra storia che forse non hai letto intitolata "Il Pacifista" ed era l'autobiografia di un proiettile senziente con un'avversione per la violenza.

ULTRAzine: La prima volta che mi sono imbattuto nei tuoi lavori è stata leggendo un meraviglioso volume di Bacchus. Puoi presentare al pubblico italiano questo personaggio così particolare? Perché hai deciso di creare un personaggio basato su una figura della mitologia?
Con la mia produzione autobiografica il mio intento è stato quello di rendere i monotoni dettagli della mia vita e dei suoi sviluppi in un modo che fosse eccitante così come credo in realtà sia la vita di tutti i giorni.
Continuo a pensare ancora che sia un'avventura.  Nello stesso modo in cui da bambini ci si sveglia eccitati la mattina per tutte le cose che farai e tutti i personaggi che interpreterai. Ho sempre avuto un grande amore per i serial d'avventura che ho seguito sia che si trattasse di Steve Canyon di Milton Caniff o di Star Trek e sono sempre stato desideroso di creare qualcosa di simile. Una serie regolare con personaggi a tutto tondo e con ambienti esotici che cambiavano di continuo. Ho scoperto così che la mitologia metteva a disposizione un trampolino per creare personaggi come Eyeball Kid o Gods of Business. Sarebbe stato difficile tirare fuori questi personaggi dal nulla. La mitologia da loro una logica interna, una "raison d'etre" o una back story come si dice oggi.
ULTRAzine: Puoi presentarci The Birth Caul che come detto verrà pubblicato presto in Italia. È stata una starna esperienza realizzarlo?
The Birth Caul è la cosa migliore che Alan abbia mai scritto. Si tratta di un monologo che ha scritto per una performance teatrale che ha messo in scena alla Old County Court House a Newcastle-Upon-Tyne in occasione del suo quarantesimo compleanno. È stata registrata e pubblicata come CD e successivamente adattata a fumetti. È un oscuro e profondo lavoro poetico che mi ha posto, come artista, di fronte a straordinarie domande, in particolare nel capitolo riguardo la fanciullezza dove Alan ha ricreato perfettamente, molto più di qualunque altra cosa abbia mai letto, le sensazioni del crescere.
Ho adottato diverse soluzioni inusuali per risolvere il problema di trovare delle immagini che si adattassero ad un testo così elusivo. Per esempio ho fatto a pezzi una sveglia e ho incollato alcune parti sulla pagina. Oppure ho cucito un pigiama in miniatura per neonati e l'ho attaccato alla tavola.

ULTRAzine: C'è una qualche verità nella voce che scriverai storie per Tom Strong?
Alan me l'ha chiesto, ma per via della mia febbrile attività editoriale non credo che sarei in grado di dedicargli l'attenzione che merita.

Qualche tempo fa il Comic's Journal ha stilato una coraggiosa classifica dei 100 Fumetti del Secolo (di Lingua Inglese). Sul podio troviamo: terzo, Pogo di Walt Kelly; secondo, i Peanuts di Charles Schulz; primo, Krazy Kat di George Herriman. Sei d'accordo con questo risultato finale o ci sono altri, magari al di fuori dei fumetti di Lingua Inglese, che avresti preferito? Per completezza: tu eri al 51mo posto con il tuo autobiografico Alec Stories e al 41mo con From Hell.
Sono perfettamente d'accordo con la scelta dei primi tre classificati anche se ho avuto una lunga discussione apparsa sulla message board del Comics Journal riguardo le altre loro scelte. Due dei miei cartoonist preferiti non compaiono per nulla nella loro lista: Clare Briggs and Tad Dorgan.

ULTRAzine: Potresti darci una tua definizione di Fumetto?
Non sono d'accordo con la definizione di Scott McCloud perché non credo che si debba cercare di definire il Fumetto su una base formale. Penso che alcuni dei fumetti migliori non rientrino nella definizione di "immagini sequenziali" che è la base di ogni definizione formale del Fumetto.

ULTRAzine: Pensando ad Internet vedi per il Fumetto un futuro on line o credi che il piacere della carta non potrà mai essere sostituito?
Penso che i fumetti cambieranno così tanto che al limite smetteremo semplicemente di chiamarli fumetti perché saranno diventati qualcos'altro. Penso che lo spirito del Fumetto si sposterà su altre strade così come è sempre accaduto in passato. Penso che il Fumetto, così come la musica jazz, sia semplicemente una tradizione.
Il fumetto è una tradizione del cartooning come ce ne sono altre e penso che la necessità di vederlo come un'arte a sé sia una cattivo segnale che indica che è moribondo. Piuttosto che ricercare delle definizioni gli artisti più importanti dovrebbero cercare (e non dico che non lo stiano facendo) di portare nuova linfa nel medium e questo potrebbe anche condurre a spezzare le forme e le definizioni passate.

martedì 2 aprile 2013

Eddie Campbell: novità From Hell

Eddie Campbell è un autore e disegnatore scozzese (ma oramai residente da anni in Australia) che di certo ha bisogno di poche presentazioni. Artista di rara cultura ed intelligenza fumettistica (e non solo), co-creatore di From Hell, insieme ad Alan Moore, è noto anche per la saga di Bacchus dedicata alle moderne avventure del dio del vino.
In occasione dell'imminente uscita, per il mercato USA e UK, del volume The From Hell Companion (una co-produzione Top Shelf/Knockabout), l'esperto di fumetto Pádraig Ó Méalóid ha contattato Campbell e realizzato un'intervista pubblicata qualche giorno fa su The Beat.
Ringrazio Pádraig ed Eddie Campbell per l'autorizzazione a tradurre l'intervista per questo blog.

L'intervista originale può essere letta qui.

Ricordo inoltre che Eddie Campbell sarà l'ospite d'onore all'imminente Torino Comics che si terrà il 12-13-14 Aprile.
Articolo e intervista
© Pádraig Ó Méalóid

In Maggio Top Shelf in US e Knockabout in UK co-produrranno The From Hell Companion. Sul sito di Top Shelf viene descritto come:

"Un'incredibile selezione dalle sceneggiature e dagli schizzi originali realizzati da Alan Moore per la graphic novel, pietra miliare per il Fumetto, arricchita da annotazioni, commenti e illustrazioni di Eddie Campbell.

Per la prima volta verranno svelate delle pagine, inclusi alcuni dei migliori esempi della scrittura di Moore, che non sono mai state viste da alcuno se non dal suo collaboratore. A corredo le considerazioni di prima mano di Campbell sullo sviluppo del progetto, durato oltre un decennio, inclusi annotazioni, aneddoti, divergenze e ironiche confessioni. Organizzati come un racconto, questi materiali formano un'affascinante mosaico, un'opportunità per leggere From Hell sotto una nuova luce e costituiscono un viaggio all'intero delle menti di due giganti del Fumetto.

Ma l'avranno fatto per davvero?

Per conoscere la verità ho scritto ad Eddie Campbell, che ha fatto da solo tutto il lavoro per realizzare il volume, per sapere che cosa avesse da dire in proposito. Nel corso della conversazione abbiamo parlato di Bryan Talbot, del secondo nome di Steve Moore e se Hayley Campbell [la figlia di Eddie, N.d.T.] sia "venuta su normale"...
Eddie Campbell, autentico gentleman.
Pádraig Ó Méalóid: Che cosa puoi dirmi su From Hell Companion?
Eddie Campbell: The From Hell Companion è una selezione di extra e di materiali di produzione relativi a From Hell, il fumetto. È organizzato in modo da essere una "ri-narrazione" della storia da diverse nuove angolazioni, inclusi gli aspetti personali e le vicende editoriali. Intendo dire che ho usato degli estratti dalle sceneggiature e dagli schizzi realizzati da Alan, ma non li ho buttati dentro in sezioni separate. Li ho inseriti in una sequenza narrativa, unitamente a commenti tecnici, saggi brevi, congetture e, inoltre, insieme ad aneddoti e miei disegni mai visti prima. È ricco di digressioni. Il contributo più raro che contiene è una sinossi di 15mila parole che Alan scrisse per descrivere la seconda parte della storia a beneficio della casa di produzione del film. Considerato che avevano comprato i diritti quando eravamo solo al capitolo 8.
La cosa interessante della sinossi è che ci sono delle sequenze che si sviluppano in maniera differente rispetto al fumetto così come tutti noi lo conosciamo. Lo ripeto, ho inserito questi materiali nel punto a cui appartengono, narrativamente parlando.

PÓM: Che cosa ti ha spinto a realizzare questo libro proprio ora?
EC: Io ed Alan avevamo in mente da tempo di fare qualcosa insieme, in generale pensavamo di farlo in coincidenza col il quindicesimo o il ventesimo anniversario dell'inizio o della conclusione di From Hell. Ma Alan non era mai abbastanza libero da altri progetti che assorbivano le sue energie e continuavamo a perdere l'occasione. Nel 2011 ho fatto un incontro e avevo bisogno di un argomento di cui parlare e ho tirato fuori un vecchio aneddoto legato alla sceneggiatura di From Hell. La cosa ha funzionato così bene che ho pensato che avrei potuto mettere insieme il libro da solo, usando il materiale disponibile, sia mio che di Alan, ma senza dover aspettare. Una volta trovata la motivazione tutto si è svolto piuttosto velocemente come se fosse un qualcosa semplicemente in attesa di concretizzarsi e, ovviamente, lo era.

PÓM: L'aspetto interessante di libri come The From Hell Companion è che ci permettono di vedere il "dietro le quinte". Voglio dire, la gente che dice "Ho letto tutto quello che Alan Moore ha scritto" non potrebbe affermare una cosa più falsa perché quello che Moore ha scritto è la sceneggiatura ed è una cosa che raramente possono vedere. Quello che in realtà hanno visto è la sua sceneggiatura attraverso l'elaborazione di un disegnatore, in questo caso tu. Per questo l'opportunità di dare un'occhiata al processo di trasformazione della sceneggiatura "grezza" scritta da Alan nel prodotto finito è sempre un'occasione interessante e rivelatrice.
EC: Sì è un libro sui "processi" creativi. Porto il lettore di fronte ad un paio di problemi che bisogna risolvere e, via via, gli mostro le possibili soluzioni. From Hell è come un'automobile di grossa cilindrata con uno splendido, pulito e ordinato cruscotto. E poi quando lo smonti e tiri via le coperture, sotto vedi tutto un groviglio di cavi, ingranaggi e parti mobili incrostate di grasso. Questo è il Companion. Dopo aver visto questo cruscotto per anni, questa nuova versione della macchina rende il tutto interessante in modi che non avresti mai immaginato prima. 
Steve and Alan Moore
PÓM: Ho dato una rapida lettura al pdf che mi hai mandato e ci sono un paio di cose che mi hanno colpito particolarmente. Per iniziare, ci sono le foto fatte a Londra come documentazione insieme ad Alan e Steve (nessuna relazione di parentela) Moore. E ci sono alcuni punti in cui confronti alcuni passaggi del fumetto con delle sequenze del film. E c'è un tema comune in questo caso: il passaggio da un medium ad un altro. 
EC: "Nessuna parentela" è diventato ormai il nome ufficiale di Steve, l'hai notato? Dovrebbe renderlo permanente con un atto unilaterale. Sì, c'è il tema del passaggio da un medium ad un altro. Ho anche messo parecchi "thumbnail" delle pagine, realizzati da Alan, affiancati alle relative tavole finali, entrambi mostrati, approssimativamente, con la stessa grandezza. Alan l'ha sempre fatto nel corso della sua carriera, nei suoi quaderni d'appunti personali, non solo per From Hell, ma i disegnatori non li hanno mai visti. Per cui, quando me li sono procurati, io stesso sono rimasto in alcuni casi davvero sorpreso. Specialmente nel vedere, in alcuni casi, quanto fossero davvero vicini alla pagina finale. Ci sono poi alcune tavole in cui ho fatto dei cambiamenti, per una ragione o per un'altra, e racconto al lettore le motivazioni delle modifiche. Mostro molto della lavorazione e delle riflessioni alla base del fumetto e porto il lettore dentro le discussioni, tra una cosa e l'altra. From Hell sarebbe già abbastanza complicato dal punto di vista della medicina legale, ma ci sono anche tutte le varie complicazioni di natura estetica. Ho inserito altri livelli di racconto, nuove sotto-trame. Ad esempio, come disegnare un personaggio e allo stesso tempo dire che forse lei non era lì. Uno dei temi ricorrenti è la rappresentazione grafica di una teoria o di una ipotesi.

PÓM: Sono rimasto affascinato dalle illustrazioni fatte da tua figlia Hayley quando aveva sette anni, che rappresentano lei mentre viene uccisa in tanti modi diversi. Voglio dire, l'ho incontrata da poco e mi sembra sia una persona abbastanza normale... 
EC: È stata un'aggiunta successiva. Ho pensato che avessi bisogno di una luce gioiosa in tutto quell'orrore, così ci siamo chiesti come sarebbe stato il libro visto dalla prospettiva di un bambino. Mentre lavoravo al capitolo sei mi resi conto che mia figlia se ne stava seduta nella stanza a disegnare la sua versione degli... ORRORI. Non voglio dire che stesse disegnando il suo From Hell. Il suo libro era molto più originale. Stava disegnando un compendio di tutti i possibili modi in cui morire. Ne disegnò una trentina prima di perdere interesse. Dopotutto aveva solo sette anni, e poca esperienza della morte. Ma sì, mi sembra sia abbastanza normale. Deve aver trovato il modo di liberarsi della cosa.
Un esempio degli "orrori" di Hayley Campbell
PÓM: Ne stavo parlando con lei poco fa, e mi ha detto che le piacerebbe se venisse pubblicato. E so che sta lavorando ad un libro su Neil Gaiman, al momento [verrà pubblicato da Ilex Press a Marzo 2014]. Hai visto qualche anteprima? 
EC: Penso che quello sia stato il suo primo libro. The Ripper Files, era questo il titolo che aveva scelto, è stata la prima volta in cui ha scoperto d'essere un'autrice. Tutti noi abbiamo avuto la nostra "prima volta", la prima volta in cui abbiamo espresso le nostre idee invece di fare delle cose che ci erano state ordinate o che si aspettavano da noi, come ad esempio i compiti a casa. E Hayley ora è arrivata al punto di scrivere un "vero" libro, intendo dire un libro commissionatole da un editore, che è l'opposto dell'urgente e completa gioia di realizzarne uno, e credo che al momento sia in quella fase in cui si trova a discutere con la casa editrice che vuole trasformare il tutto in un "compito a casa", eventualità che voleva evitare. La parte più difficile quando stai scrivendo un libro è quella fase in cui devi discutere con l'editor che vuole qualcosa di diverso dal libro che gli hai consegnato. Succede ancora anche a me, persino con The From Hell Companion, che tu ci creda o no.

PÓM: Vedremo mai pubblicate tutte le sceneggiature di From Hell? Mi piacerebbe molto che la serie pubblicata dalla SpiderBaby Grafix di Steve Bissette venisse completata. 
EC: Chi può dirlo? Ma alcuni capitoli sono andati persi. Nel Companion ho risolto coprendo quei buchi con altro materiale. Inoltre penso che ci vorrebbe un interesse di studio davvero motivato per spingere una persona per leggere la storia in quel modo. Inevitabilmente, gran parte di una sceneggiatura tende essenzialmente all'obiettivo di mettere tutto al posto giusto. Ho selezionato le parti più interessanti di "pura scrittura", e alcune sono davvero, davvero notevoli. Chiunque sia interessato all'opera di Alan troverà nel libro diverse cose validissime, la maggior parte mai viste prima. E circa la medesima quantità delle mie speculazioni teoriche. Per cui c'è parecchio materiale interessante per chi è affascinato dal capire come realizzare un buon fumetto. Tutti quei "letterati" potrebbero imparare una cosa o due.

PÓM: Hai mai avuto una tua ipotesi personale su chi potesse essere davvero Jack Lo Squartatore, sia prima che dopo aver lavorato al fumetto? 
EC: La mia ipotesi è che non riusciamo a sopportare il fatto che l'universo sia frutto del caso e per questo abbiamo inventato dio e le varie teorie della cospirazione. Preferiamo credere che siano i malvagi ad avere il controllo rispetto al fatto che nessuno abbia il controllo.
Copertina di Campbell per la raccolta in volume di From Hell.
PÓM: Di recente hai scritto, anche se sei stato un po' rude con l'ottimo Bryan Talbot, sulle tue "Regole Base per la Comprensione" di un fumetto. 
EC: Adoro stilare delle regole... per vedere la reazione della gente. Tutti gli artisti vogliono essere dei punk che infrangono le regole. Per cui se dico "fatti la barba dopo che hai fatto la doccia perché così la pelle del tuo viso si sarà già ammorbidita grazie all'acqua calda", loro replicheranno "non dirmi cosa fare, farò al contrario, mi farò la barba prima della doccia così che il getto dell'acqua laverà via tutta la schiuma e i peli residui". Oppure potrei dire "non indossare delle calze umide o ti verranno i crampi ai piedi quando sarai più vecchio" e loro risponderebbero "fottiti papà, me ne starò a mollo nelle pozzanghere e vediamo se ti piace. Sì, fottiti".
Ho preso Bryan come esempio perché ora che gli hanno dato la laurea honoris causa di sicuro si risentirà all'idea che io pensi di saperne più di lui. 

PÓM: Hai raccolto tutte queste regole da qualche parte?
EC: No. In realtà le ho abbandonate dopo la prima volta che le ho scritte. E poi, ogni volta che ho avuto bisogno di qualcosa da mettere sul mio blog ho cercato di ricordarle, solo che a quelle che sono riuscito a recuperare ho dato il nome sbagliato, e questo lo so perché le mie annotazioni per la lista delle regole originarie è saltata fuori dopo. Ma davvero credo che i comics siano diventati praticamente illeggibili. Lo sforzo che serve per capirci qualcosa è di gran lunga superiore al "valore nutrizionale". Riguardo quest'aspetto sono come il sedano. Tutti questi nuovi giovanotti che fanno fumetti dovrebbero essere più disciplinati in quello che raccontano e come. Alla fine diranno, forse le regole hanno un senso, forse dopotutto avremmo dovuto indossare le scarpe con le calze.

Ad ogni modo ci sono molte questioni tecniche che vengono trattate nel Companion, i motivi per cui la storia è stata raccontata in un modo e non in un altro, le complesse strategie organizzative a cui bisogna pensare quando si realizzano dei fumetti molto lunghi.

PÓM: Ci sono novità sui due volumi dell'edizione integrale di Bacchus?
EC: Continuano ad essere posticipati. L'edizione Spagnola uscirà prima di quella in lingua Inglese. 
Copertina di Dapper John.
PÓM: E poi c'è quel libro elettronico, Dapper John. Uscirà prima o poi una versione cartacea?
EC: Si tratta di un e-book [in realtà una App per iPad/iPhone, PÓM] perché Russell Willis voleva pubblicarlo e nessun altro era interessato. Credo che alla fine tutto uscirà come e-book. E poi i volumi cartacei faranno il loro inspiegabile ritorno, un po' come sta succedendo ora col vinile.

PÓM: C'è qualcos'altro che dovrei chiederti? Altri libri di cui non sono a conoscenza? Film? Serie tv?
EC: C'è un libro che ho fatto con Neil Gaiman, s'intitola The Truth is a Cave in the Black Mountain. Ed è un'altra pubblicazione che è stata posticipata. È pronta per andare in stampa da un anno.

PÓM: Grazie per il tempo che mi hai dedicato per l'intervista.
EC: Grazie a te, Porridge. L'ho pronunciato correttamente? Stai facendo un ottimo lavoro con i tuoi articoli e interventi sul Fumetto. Ti auguro di continuare a lungo!

... e ora lo sapete anche voi. 

L'intervista originale può essere letta qui.

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