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lunedì 14 novembre 2016

Alan Moore parla di Marvelman

Nel seguito un breve estratto dall’intervista ad Alan Moore apparsa sul volume Kimota! – The Miracleman Companion curato da George Khoury, pubblicato nel 2001 da TwoMorrows Publishing  e mai ristampato, probabilmente a seguito della successiva acquisizione dei diritti sul personaggio da parte della Marvel Comics. 
Il testo è stato originariamente tradotto e pubblicata su Ultrazine.org nel novembre 2001.

George Khoury: Ricordi il tuo primo incontro con Marvelman?

Alan Moore:
La prima volta che ho visto un fumetto di Marvelman deve essere stato… vediamo, sono nato nel 1953. Non ricordo quando il primo albo di Marvelman sia stato pubblicato ma probabilmente era il 1954 o qualcosa del genere. All’età di quattro anni ho iniziato a leggere fumetti inglesi, gli albi per ragazzi di quel periodo, spesso di qualità eccellente, come Beano, Dan Dare e quelli della D.C. Thomson. Verso i sette anni credo, il che significa nel 1960, ho visto il mio primo fumetto americano, il primo albo di Flash e gli albi di Superman/Batman che di solito prendevo.

Deve essere stato in quel periodo che ho visto Marvelman. Ma mi è sembrato una debole imitazione. […] Al tempo non conoscevo Capitan Marvel, non sapevo che Marvelman fosse una re-invenzione di Capitan Marvel per questioni di copyright.

Penso d’aver percepito un senso di inferiorità in quel tipo di prodotto. Mi piaceva l’idea di un supereroe inglese, solo non pensavo che quello fosse ben fatto. […]

Devo aver avuto circa undici anni, ed ero andato in vacanza a Yarmouth, una stazione balneare inglese, e cercavo dei fumetti da comprare. Capitava che cambiando città si trovassero fumetti differenti, per via della distribuzione che era molto più imprecisa di adesso. Ricordo che c’erano diversi Marvelman Annual e non c’era nient’altro di meglio da comprare, così li presi e li trovai molto più attraenti di quanto ricordavo. C’era in quegli albi un qualcosa che mi piaceva davvero.

Nello stesso periodo presi una delle ristampe della Ballantine di Mad di Harvey Kurtzman che conteneva la storia "Superduperman" e iniziai subito a pensare - tieni a mente che avevo 11 anni, perciò sarebbe stato un fumetto solo per il mio divertimento – che avrei potuto fare una parodia di Marvelman. […]

Volevo fare una parodia che fosse divertente come "Superduperman" ma pensavo che sarebbe stata meglio se l’avessi fatta su un supereroe inglese. Pensai che sarebbe stato divertente se Marvelman avesse dimenticato la sua parola magica. Penso d’aver fatto qualche disegno, o imitazione delle parodie di Wally Wood, su Marvelman.

E poi dimenticai completamente il progetto; fu solo 10 o 12 anni dopo che iniziai a lavorare nel mondo dei fumetti, e l’idea ritornò a galla di nuovo. Si, sarebbe stato divertente se si fosse potuto ottenere, in qualche modo, i diritti di Marvelman, non per usare quell’idea per scopi comici, ma incominciavo a vedere che l’avrei potuta usare con un effetto drammatico - un qualcosa di sorprendente e intenso … prendere un eroe anni ’50 molto innocente e semplicistico e calarlo in un’ambientazione anni ’80 molto più complessa e oscura. […]

Consideri Miracleman un lavoro revisionista o sperimentale?

Entrambi, non credi? È il tipo di cosa che solitamente preferisco fare. Un esperimento revisionista, insomma. [ride] Stiamo parlando di un personaggio che, al tempo, non era certo una leggenda nel mondo dei fumetti. Sono sicuro che c’era qualche nostalgico entusiasta ma se non avessimo recuperato Marvelman per Warrior nessuno ora lo ricorderebbe, come per molti altri personaggi inglesi dello stesso periodo.

Si, c’era una certa dose di revisionismo nel progetto. Pensavo, si potrebbe prendere questo vecchio personaggio e rivoltarlo in modo da farlo funzionare come un personaggio sperimentale - un personaggio attraverso il quale spingere i supereroi in aree sperimentali se vuoi, dal punto di vista del modo di raccontare le storie. Non dico però che in Marvelman abbiamo usato la stessa varietà di meccanismi narrativi per esempio di V for Vendetta. […]

Gran parte del mio lavoro si basa sul prendere elementi dal passato e cercare di adattarli al futuro. Cercare d’usarli in un’ottica futuristica. Se preferisci, fondere elementi del passato e del futuro, ma ruotandoli di 90 gradi per inserirli in un contesto differente; e in questo modo raccontare storie che guardino in avanti piuttosto che indietro.

Come la serie arrivò in America? Sei stato coinvolto in qualche modo? E come Marvelman divenne Miracleman?

Penso che originariamente stavamo prendendo accordi - o Dez Skinn stava prendendo accordi - con la Eclipse Comics per fare l’edizione americana. A quel punto, credo, venimmo a sapere che gli avvocati della Marvel dicevano che non avrebbero tollerato una rivista chiamata Marvelman. Non ricordo se scrissi loro o se mi misi solo in contatto con la Marvel U.K. Eravamo abbastanza contenti di prendere la direzione DC/Shazam! e chiamare l’albo semplicemente Kimota! o qualcosa del genere, senza mai usare la parola Marvel in copertina. Abbastanza felici di quella scelta che avrei potuto continuare su quella via. Ma mi sentivo sicuro dal momento che la Marvel Comics nacque circa nel 1961. Marvelman è sotto copyright dal 1954. Scrissi loro una lettera, che credo si potrebbe considerare sarcastica, non so. Ma facevo presente che almeno nella versione del calendario che noi seguivamo, il 1954 veniva qualche anno prima del 1961. C’è solo un tipo di pretesa che la Marvel poteva avere sul nome, non una pretesa morale ma dovuta alla sua potenza. Semplicemente la Marvel aveva avvocati, la Marvel aveva risorse finanziarie immense. La Marvel sapeva bene che prescindendo dalla ragione o dal torto del caso, avrebbero fatto quello che volevano. Per cui a quel punto scrissi una lettera, mi misi in contatto con loro dicendo più o meno: "Sapete d’essere grandi e grossi. Potete di sicuro metterci a terra legalmente, perciò non possiamo chiamare il personaggio Marvelman. State pur certi che in nessun caso nel futuro prenderò in considerazione di lavorare per la Marvel Comics o con la Marvel Comics in nessun modo."

Come accadde che Miracleman #15 divenne uno dei fumetti più violenti mai realizzati?

È come se applichi un po’ della logica ordinaria del mondo reale ad un supereroe e vedi che succede. Voglio dire, mi colpisce il fatto che un super-cattivo, una persona malvagia con poteri che ti aspetti da un personaggio del genere di Superman, farebbe molto più che cercare di schiavizzare la Terra con un qualche raggio o roba del genere. Avevo l’idea, di un … inferno. Inoltre uno scontro tra due supereroi che avveniva ogni mese in un albo Marvel, che cosa era davvero? Sarebbe successo – lo so avendolo visto in sacco di albi di Kirby, che Hulk e Thor si sarebbero pestati in una zona industriale in disuso, così che la totale distruzione di una vasta area della città sarebbe stata senza vittime. Ma è ovviamente una cosa dovuta al Comics Code. Un approccio realistico ad uno scontro di quel tipo avrebbe probabilmente implicato una significativa perdita di vite umane, specialmente se uno dei contendenti avesse l’intenzione di causare, per pura malvagità, quanto più danni alle persone e distruzione fosse possibile. E perciò se le cose stavano così, ho pensato, okay, facciamo un numero in cui mostriamo uno scontro tra supereroi come sarebbe per davvero. Mostriamo come sarebbe disastroso se davvero avessimo Bizarro e Superman che si battono nel centro di Metropolis; che cosa possiamo immaginare che accada, e sviluppiamo la cosa partendo da qui. Lascia solo la tua immaginazione libera e Miracleman #15 è quello che ne uscì.

Non c’era nessuna intenzione di fare il più violento fumetto di tutti i tempi. Non credo che stessimo pensandoci. È solo che avevamo stabilito sin dalla sua prima apparizione che Kid Miracleman sarebbe stato un personaggio di una malvagità furiosa, fisica, violenta. Sapevo che avrebbe fatto ritorno e sentivo che sarebbe stato molto, molto peggio quando fosse tornato. Ecco come la storia si sviluppò, non c’era alcun intento di renderla più violenta di molti altri fumetti. La storia doveva svilupparsi come uno scontro tra Kid Miracleman e Miracleman in pubblico, a Londra, molto più protratto della precedente e molto più devastante, e questo permise al talento di John [Totleben, il disegnatore della storia, N.d.T.] di renderla una visione ancora più apocalittica di quanto avrebbe potuto essere.

Hai mai pensato che gli autori inglesi che sono venuti dopo di te avessero un sacco di pressione? Che la gente si aspettasse da loro d’essere Alan Moore, come nel caso di Grant Morrison e di altri?

Prendendo in esame gli scrittori inglesi, di cui leggo e apprezzo i lavori, come per esempio Neil [Gaiman], penso che lui direbbe di sé stesso che quando iniziò è stato molto influenzato da me. Abbastanza influenzato. Le prime due storie che fece … probabilmente aveva un paio di spazzi di Alan Moore nella sua testa e probabilmente era più sicuro della mia voce nella sua testa di quanto fosse di iniziare con la sua. Ma questo non è durato a lungo. Neil non fece un paio di storie che erano rubate da me, ma che avevano una specie di vernice del mio stile o qualcosa del genere. Ma poi Neil trovò molto velocemente la sua voce personale e iniziò a scrivere cose incredibili, cose che io non averi mai potuto fare. Penso che Sandman sia un eccellente lavoro di fantasy moderno, non solo di fumetto moderno. Garth Ennis è un altro per il quale penso che occorrano molti sforzi, se si vuole trovare una mia influenza nel suo lavoro. Ha una propria, meravigliosa e distinta voce personale. Warren Ellis, ancora … quando leggo i suoi lavori non vedo nessun riflesso del mio lavoro nel suo. Naturalmente Warren è venuto un po’ dopo ma credo l’abbia fatto come se stesso. Non vedo una grande influenza, non so se sono stato in grado di dare alla gente ispirazione, di far pensare, "Posso scrivere fumetti".

Se sono stato in grado di far pensare questo a qualcuno in modo che si sia divertito a scrivere fumetti, allora è molto simile a quello che è successo a me leggendo i lavori di John Wagner, Pat Mills e Alan Grant su 2000 A.D. Quando lessi quelle storie, pensai: "Queste sono persone intelligenti con un senso dell’umorismo che scrivono fumetti. Forse c’è un posto per me nel Fumetto". Ecco cosa John, Pat e Alan fecero per me con le loro storie. Aver fatto lo stesso per altre persone mi renderebbe felice. C’è gente che ha preso un sacco di elementi dal mio stile e forse - non so, è solo una supposizione - si sente un po’ nervosa o preoccupata da questo, visto che forse non si è mai evoluta come avrebbe sperato di fare o qualcosa di simile. Sono di più le persone che mi aspetterei di trovare lamentarsi per aver imposto degli standard troppo elevati o di aver steso un’ombra sull’industria fumettistica.

Le persone che ho nominato - Neil, Garth, Warren e ce ne sono un altro paio - non mi hanno mai mostrato alcun segno d’aver avuto il loro lavoro reso più difficile dalla mia presenza. Perciò non penso ci sia un vero problema. La gente che ha talento arriverà in cima. Se sono stato capace di dar loro un lampo d’ispirazione al momento giusto, allora è una gran cosa. Non è certo molto più di quello che ho avuto io da altri. Sarebbe bello pensare che ho dato un po’ di più, ma no … non penso d’aver costituito un problema per gli autori inglesi che sono venuti dopo di me, almeno non per quelli che avevano un talento genuino.

Ripensandoci, quanto importante è stato Miracleman per te?

Moltissimo. Sotto una certa ottica si possono vedere delle idee che iniziano in Miracleman e che raggiungono la piena maturazione in Watchmen, dove Watchmen ha la stessa idea di base di Miracleman ossia applicare la logica del mondo reale ai supereroi fino a portarla alle estreme conseguenze. […] Miracleman è stato un importante passo avanti. È stato uno dei primi momenti in cui ho capito che le storie che volevo raccontare potevano davvero funzionare, che si potevano fare e che erano storie forti capaci d’intrattenere, e che potevano perfino essere più piacevoli di quelle che leggevo al tempo. Riguardo il trovare la mia voce, Miracleman è stato un primo grande passo in avanti, perciò non sottovaluterò mai la sua importanza nella mia opera.

martedì 20 ottobre 2015

Chris Riddell, ovvero la Fantasia al potere!

Chris Riddell a Tuttestorie 2015. Foto di Paciolus.
Tuttestorie – Festival di Letteratura per ragazzi, da poco conclusosi a Cagliari (dal 7 al 13 ottobre), ha festeggiato con grande successo la decima edizione. Il tema di quest’anno era Extra, con la ”X” del titolo a richiamare la ricorrenza.

Per chi non lo sapesse, Tuttestorie è un evento di eccellente qualità nel panorama Italiano (e non solo) con un programma densissimo e ricco di ospiti nazionali e internazionali, curato e organizzato con competenza, passione ed estrema attenzione per il pubblico - grandi & piccini - e per gli artisti: un appuntamento che è un autentico fiore all’occhiello per il capoluogo sardo.
Quest’anno, visionando la corposa lista di nomi e appuntamenti, mi ero segnato in rosso un nome che non potevo assolutamente farmi sfuggire tra la folla di bimbi, genitori, ”normali” visitatori e addetti ai lavori: CHRIS RIDDELL.
Per chi non lo conoscesse, Riddell è uno dei più noti autori e illustratori di libri per ragazzi (nonché apprezzato vignettista politico) conosciuto in Italia per le serie di Ottoline e Agata De Gotici (editi da Il Castoro) e per le sue collaborazioni con Neil Gaiman (L’esilarante mistero del papà scomparso e il recente La regina del bosco). Di recente ha ricevuto la nomina di Waterstones Children’s Laureate, il più importante riconoscimento inglese attribuito agli autori di libri per ragazzi

Qualche anno fa, nel 2013, in occasione dell’International Book Festival di Edimburgo mi feci autografare da Neil Gaiman la versione di Coraline del decennale, magistralmente illustrata, per l'appunto, da Riddell. Quale miglior occasione per “recuperare” anche il suo autografo e "completare" così le firme sul libro?

Per essere del tutto onesto, confesso d’aver scoperto Riddell da relativamente pochi anni (se paragonati alla carriera del Nostro) ma di essermi subito innamorato del suo segno e della sua capacità di conciliare versatilità e prolificità con una qualità media nel disegno straordinariamente elevata.
Ma torniamo a Tuttestorie. Incontro per caso Riddell, sabato 10, dopo che venerdì il Festival era stato sospeso per allerta meteo (poi fortunatamente rientrata). Entrambi ci ripariamo all'ingresso da una pioggia lieve seppur insistente. Io lo riconosco e attacco il discorso con un “certo che il tempo è proprio inglese...”. Lui replica: “Dicevano che qui c'era sempre il sole...” Io: “Secondo me è colpa tua...” Risate. (L'inglese con il suo uso dello “you” azzera le distanze.)
Previdente mi ero portato dietro una copia, in lingua inglese, del “mio” libro Alan Moore: Portrait of an Extraordinary Gentleman. L'intento, o per meglio dire la speranza, era di incontrare Riddell e fargliene dono.
“Sai che abbiamo, ehm, un amico in comune?”, continuo. “E chi sarebbe?” Io: “Amico è un parolone... ma diciamo, un punto di contatto... Neil Gaiman.” “Ah, davvero?”
Tiro fuori il libro, pubblicato nel lontano 2003, mi presento, illustro in due parole la natura del volume, e volo alla pagina della poesia che Gaiman scrisse in onore di Moore per il suo cinquantesimo compleanno (potete leggerla qui). Riddell, guarda, contento: non sapeva dell'esistenza del tomo.
“Magari domani ci vediamo per la presentazione e riuscirai a farmi uno skecth.”, la butto lì.
“Sketch, quale sketch??? Io non disegno mai!” E ridendo mette mano al taschino interno della giacca e tira fuori una manciata di cartoncini e me ne regala (!) uno.
Colpito e affondato, sentitamente ringrazio e sotto la pioggerellina mi avvio.
L'11 mattina noto che su Instagram il buon Riddell ha postato niente di meno che... una splendida versione illustrata della poesia di Gaiman! Al buon Chris deve essergli davvero piaciuta!
Potete vedere il tutto qui (in inglese): Titolo - Pag.1  - Pag.2 - Pag.3  - Pag.4 - Pag.5 - Pag.6 - Pag.7 - Pag.8 - Pag. 9. Enjoy!
Da uno degli sketchbook di Chris Riddell. Per gentile concessione dell'autore.
Nel pomeriggio sono nelle prime file della sala che ospita l'incontro con Riddell, stracolma di persone di ogni età anche se bambini e ragazzini paiono, giustamente, in maggioranza.
Supportato da una valida traduttrice e da Ilaria Tontardini - una delle colonne dell'associazione Hamelin, che poi condurrà una sorta di mini-intervista - Riddell inizia a raccontarsi con tono lieve e divertito, usando inizialmente come supporto delle slide per poi passare al disegno in diretta. I bambini presenti seguono attenti e ridono, ma non solo loro. Riddell è infatti un ottimo conversatore, abituato a incontri di questo tipo, e tiene la scena con verve, divertendo tutti i presenti: dopotutto alle sue parole affianca... la forza "in presa diretta" del disegno!
Racconta della propria infanzia, figlio di un pastore anglicano, e di come ai lunghi e noiosi sermoni del padre preferisse di gran lunga disegnare, su incitamento della madre, immaginando duelli tra cavalieri e castelli in fiamme.

Tra i libri che ama e che hanno segnato il suo immaginario cita (disegnando) tre titoli: Lo Hobbit di Tolkien, Il leone, la strega e l'armadio di C. S. Lewis e Don Chisciotte di Cervantes.
A questi aggiunge Moby Dick, consigliando di leggerlo e rileggerlo "magari quando si è un po' più grandi."
Riddell ha poi rivelato di come sparisca dal mondo semplicemente uscendo di casa, percorrendo un piccolo sentiero e arrivando nel suo studio, dove dal suo tavolo da disegno materializza le sue fantasie e le sue storie, spesso dimenticandosi del mondo esterno.
Sorridendo ammette: "Sono stato un padre un po' assente per le mie figlie." E aggiunge: "Una volta sono stato per un qualche negli USA per un tour promozionale in diverse città del Paese. Di ritorno a casa, mia figlia mi ha salutato con un semplice 'ciao papà'. E io: 'Ma come, non mi abbracci? Non ti sono mancato? Ero in America!' E lei: 'Davvero? Pensavo che fossi a disegnare dietro il giardino, come al solito!'
Risate di tutta la sala.
Da uno degli sketchbook di Chris Riddell. Per gentile concessione dell'autore.
Alla domanda della Tontardini "Che differenza c'è quando scrivi e disegni le tue storie rispetto a quando collabori con un altro scrittore?", Riddell risponde: "Scrivo e disegno le miei storie perché altrimenti non potrei scrivere certe cose sciocchine che scrivo... " [risate]
"Mi piace anche collaborare con altri autori, così fanno tutto loro. Mi diverto specialmente se sono scrittori di straordinario talento come Neil [Gaiman]."

"I tuoi libri sono pieni di creature fantastiche ma... c'è un qualche legame con la vita reale?"
"Ma certo! Molti personaggi sono ispirati a persone reali, ad  esempio Mr. Munroe [un personaggio di Ottoline]. Lui è stato ispirato da mia figlia che quando si lavava si lavava i capelli se li pettinava tutti sul viso. Una sera scese così in salone e mi fece venire un colpo!
Su Facebook una mamma mi ha scritto: vedevo la TV e a un certo punto è apparsa Marilyn Monroe e ho chiesto a mia figlia piccola se la conoscesse. Lei. 'No, mamma, non conosco la signora Monroe ma conosco Mr. Monroe!'. Per me è stata una grande rivincita!"
Chris Riddell a Tuttestorie 2015. Foto di Paciolus.
[Dal pubblico] "Ti piacerebbe fare fumetti? Intendo, un libro solo a fumetti?"
"Assolutamente! Il fumetto è una forma artistica straordinaria. Ho sentito un editore che sarebbe interessato. Mi ha detto: 'ecco, ti metti lì e lavori... ti ci vorranno tipo 5 anni.'
Allora, forse ci sarà d'aspettare. Credo che racconterei la storia di un cinquantenne che sta perdendo i capelli e che nella sua vita ha letto troppi libri di fantascienza. Ti fa venire in mente qualcuno?"
E voilà: edizione di Coraline del decennale con la firma di... entrambi gli autori!
Il generoso omaggio di Chris Riddell. Sentitamente ringrazio!
Per chi fosse interessato ad altre informazioni su Riddell consiglio oltre a fare una, ovvia, ricerca su Google, due link: questo (in Italiano) e questo (in Inglese).
Dedica sull'edizione Italiana de  La regina del bosco. Anche Riddell mi chiama... "smokey"!

lunedì 15 settembre 2014

recensioni in 4 parole [21]

"Un non consolatorio futuro."
Incomprensibile metafumetto: pastrocchio postmoderno.
Spettacolare e magistrale adattamento.
Leo Roa Vol. 1
Rocambolesche, roboanti scorribande spaziali.
*********

Abbiamo detto 4 parole su: 
Dylan Dog: Cronache dal pianeta dei morti 
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Carmine Di Giandomenico, Paolo Martinello, Daniela Vetro 
Copertina: Paolo Martinello
Editore: Bao Publishing
Formato: cartonato, 192 pagine, bianco e nero + colore
Prezzo: € 16
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI.
 

Multiversity N. 1 (in Inglese) 
di Grant Morrison (testi), Ivan Reis (disegni), Joe Prado (chine)
Editore: DC Comics
Formato: spillato, 48 pagine, colore
Prezzo: $ 4.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) 

Neil Gaiman - The Graveyard Book Graphic Novel: Volume 1 (in Inglese)
Adattamento a fumetti di P. Craig Russell
Disegni: Kevin Nowlan, P. Craig Russell, Tony Harris, Scott Hampton, Galen Showman, Jill Thompson, Stephen B. Scott
Copertina: P. Craig Russell
Editore: Harper Collins
Formato: cartonato, 192 pagine, colore
Prezzo: $ 19.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)

Storia, disegni e copertina: Juan Gimenez
Editore: Editoriale Cosmo
Formato: brossurato, 60 pagine, colore
Prezzo: €4,20
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI.
 

lunedì 1 settembre 2014

Neil Gaiman, Alan Moore e... gli Scorpio Boys

Il 24 Agosto scorso, su Twitter, Neil Gaiman ha risposto alla domanda "Ti piace Alan Moore?" posta da un fan. La replica dell'acclamato scrittore di American Gods e creatore di Sandmam è stata: "Assolutamente sì. È saggio, divertente, appassionato e unico."

Non è certo una sorpresa visto che da sempre Gaiman ha dichiarato che Moore è stato fondamentale agli inizi della sua carriera nel mondo dei comics e che tra i due esiste un saldo rapporto di amicizia e stima.

Sempre in tema, nel seguito potete leggere la traduzione della poesia che Gaiman dedicò a Moore in occasione del cinquantesimo compleanno del Bardo di Northampton, contenuta nel volume del 2003 Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman che ideai e curai insieme a Gary Spencer Millidge e Omar Martini. Qualche giorno fa, con il permesso dell'autore, ho postato il testo originale su Alan Moore World blog sul quale, tra le altre cose, è in corso di pubblicazione l'intero Alan Moore: Portrait (esaurito da tempo sia nell'edizione inglese che in quella italiana). Buona lettura!
GLI SCORPIO BOYS NELLA CITTÀ DI LUX CANTANO LE LORO STRANE CANZONI
per Alan Moore
© Neil Gaiman 

Gli Scorpio Boys nella città di Lux cantano le loro strane canzoni
ti imbrattano i finestrini della macchina con pezze scadenti e ti pisciano sulla
soglia di casa.
Porta fortuna vederli. Se li vedi, oggi non morirai.

C’è un vecchio. È tutto ciò che si frappone tra noi e la Fine del Mondo.
La Fine del Mondo bussa alla sua porta una o due volte alla settimana,
prendono un tè coi pasticcini, in inverno frittelle, e chiacchierano, combattendo
una battaglia d’intelletti.
Per ora il vecchio sta vincendo e il mondo finisce solo di tanto in tanto.
Noi non ricordiamo la sua fine. La volta scorsa non c’eravamo ancora.

Oh, ti guardano fisso, gli Scorpio Boys. Naturalmente è già un atto di magia
soltanto credere in loro. Se li vedrai sarai fortunato. Fortunato davvero.

Picchiato e creduto morto dagli Uomini di Piltdown
che cantando “noi siam noi siam gli Uomini di Piltdown, noi siam noi siam…”
procedono barcollando per le vie delle città del crepuscolo,
rompendo bottiglie e vomitando nei tombini,
qualcuno ti trova, ti tira su e ti accompagna a casa.
Magari era uno di noi. Non lo saprai mai.

Una sigaretta traccia una forma nell’aria,
qualcosa fatto di luce e fumo, così sai che è magia.
Qualcuno dice che porta fortuna: chissà cosa accadrà?
Cose ancor più strane accadono nelle città. Persino in quelle piccole.

Prendi Lux, per esempio, una città che neppure esiste.
Come tutte le città è una descrizione magica,
un modo di far accadere cose impossibili a distanza,

come un poema o un sussurro o una boccetta piena d’inchiostro:
puoi stare a guardarla, oppure intingervi la penna.
In entrambi i casi ti porterà in luoghi invisibili,
e aprirà nel tuo cuore una porta verso noi,
gentili dal naso deciso, trasandati, con macchie di china e bruciature di cenere
sui vestiti.

Quando saremo abbastanza, diverremo una città.

Lo faremo perché ci crediamo. Perché le storie devono essere raccontate.
E vengono a noi per avere un volto.

© Neil Gaiman

Riguardo l'autore materiale della traduzione, la memoria a distanza di oltre 10 anni mi ha giocato un brutto scherzo. Pensavo infatti che fosse opera di Omar Martini che invece, contattato, ha prontamente smentito con "Io? No. Dovresti averla tradotta tu... credo." In mancanza di certezze colgo quindi l'occasione di citare e ringraziare ancora tutti i traduttori del volume, oltre a me e Omar: Giuliano Cremaschi, Michele Fioraso, Paolo Livorati, Antonio Pala, Silvio Schirru, Daniele Tomasi.

See you later, alligators!

lunedì 7 luglio 2014

recensioni in 4 parole [18]

Insostenibile morbosità dei media.
L'Avventura senza limiti.
Investigazione sull'artista cult.
L'ignoto si rivela.
 *********

Abbiamo detto 4 parole su:
Corpicino
di Tuono Pettinato
Editore: GRRRžetic
Formato: cartonato, 160 pagine, b/n
Prezzo: € 18
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI.

di Scott Snyder (testi) e Sean Murphy (disegni)
Editore: RW Lion
Formato: brossura, 128 pagine, colore
Prezzo: € 12,95
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI. (in Inglese)

The Art of Neil Gaiman (in Inglese, biografia)
di Hayley Campbell
Editore: Ilex Press
Formato: cartonato, 320 pagine, colore
Prezzo:  £ 25
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Italiano), QUI (in Inglese).
 
La luce nella pineta
di Nicolò Pellizzon
Formato: digitale, 3 pagine, b/n
Prezzo: gratis
Anno di pubblicazione: 2012 
Per qualche parola in più: QUI.

mercoledì 26 febbraio 2014

Dave McKean: un creativo da Sogno

Copertina di Sandman N. 11.
Nuovo appuntamento con le fumose interviste e... si torna a parlare di artisti inglesi, come capita spesso da queste parti. 
Stavolta su smokyland approda Dave McKean - illustratore, fumettista, fotografo, regista... visionario - che di certo non ha bisogno di presentazioni. Conosciuto in tutto il mondo per il suo stile unico (e imitatissimo) e per il suo contributo fondamentale alla serie Sandman di Neil Gaiman, per cui ha realizzato tutte le copertine, McKean ha - tra i suoi innumerevoli lavori - illustrato un libro per ragazzi scritto da Richard Dawkins, realizzato oltre 150 cover musicali e lavorato come concept artist alla saga cinematografica di Harry Potter.

Qualche giorno fa sul sito Idea Taps è apparsa un'interessante intervista - condotta dal giornalista David Barnett - in cui l'artista britannico ha ricordato i vecchi tempi, parlato di tecniche tradizionali e digitali, accennato ai nuovi progetti all'orizzonte.

L'intervista è stata tradotta nel seguito con il permesso di Barnett che ringrazio per la disponibilità. 
Il pezzo originale, in Inglese, può essere letto qui.
Buona lettura.
Illustrazione per Sandman: The Wake.
David Barnett: Hai contribuito alla rivoluzione che ha cambiato i comics sul finire degli anni ’80, con autori come Alan Moore, Frank Miller, Grant Morrison e altri che venivano fuori. Come è stato? Come ci si sentiva?
Dave McKean: In quasi ogni industria creativa ci sono, nel corso del tempo, dei momenti d’oro… un mezzo espressivo è davvero mal ridotto quando una nuova generazione di persone che amano quel mezzo si fa avanti e dice quello che vuol fare e all’improvviso… i pazzi si sono messi a gestire il manicomio. Ecco come ci si sentiva.

In che modo le innovazioni tecnologiche hanno influito sul tuo modo di lavorare?
Sandman è stato pubblicato dal 1989 al 1995. Poiché i disegnatori cambiavano in ogni arco narrativo, e visto che io realizzato le copertine, ero l’ancora - dal punto di vista visivo - della serie. Allo stesso tempo, sentivo il bisogno di esprimere quel cambiamento anche nelle copertine.

Le prime copertine di Sandman erano tutte realizzate a mano, spesso con l’uso di collage. Pezzi di porte o di bottiglie venivano conficcati su supporti di grandi dimensioni, farfalle o uova decorate in scatole di piccole dimensioni. Questo succedeva prima che avessi un computer e prima che il Mac diventasse onnipresente. Mi divertivo a giocare con doppie esposizioni e stampe multiple: qualsiasi cosa per aggiungere una stratificata traslucidità alle immagini.
Illustrazione per Sandman: A game of you.
Ho utilizzato diversi dispositivi per ottenere effetti e texture interessanti. Le copertine di A game of you sono state create grazie al primo fotocopiatore a colori che scoprii. La cosa incredibile di quelle macchine era che cercavano comunque di darti qualcosa; non ti mandavano semplicemente un messaggio d’errore. Muovendo degli oggetti sulla superficie del fotocopiatore, lasciando che la luce entrasse o, in generale, “maltrattandolo”, saltavano fuori delle immagini che non avresti mai creato normalmente.

Nel mezzo della serie [di A game of you] ho comprato un Mac Quadra e ho iniziato a sperimentare con Photoshop 2.5. E così all’improvviso ero in grado di realizzare delle immagini che erano più vicine a quello che avevo in mente. La possibilità di editing sulle immagini che Photoshop permetteva divenne importante.

L’anno scorso hai trasformato i tuoi fumetti in uno show dal vivo presso il teatro dell'opera di Sydney. Come? [un video-intervista può essere visto qui, NdT!]
Dal momento che ci trovavamo in un posto straordinario, ho voluto fare qualcosa di più di un semplice reading. Ho suonato in diversi gruppi da ragazzo e di recente sono tornato a suonare e a scrivere canzoni. Parecchio di quel materiale e alcune storie a fumetti più vecchie sono confluiti nello spettacolo.
E ho realizzato dei film - in animazione e live - e manipolazioni di fotografie e disegni. Sul palco c’erano un trio d’archi, un trombettista e percussionista jazz. Io suonavo il piano. Riproporremo lo spettacolo di nuovo a Giugno alla British Library nell’ambito di una mostra che ho ideato sulla Storia del Fumetto Britannico. [Qualche informazione in più qui, NdT.]
Copertina di Sandman: Preludes & Nocturnes.
Al momento stai lavorando a un film intitolato Luna. Puoi rivelarci qualcosa?
Viene pubblicizzato con lo slogan: “la fantasia , la realtà e tutto quello che c’è nel mezzo.” Si basa su un fatto accaduto ad alcuni amici che hanno perso il loro bambino: parla della tempesta del lutto e del lento processo necessario perché le acque si calmino. Al momento sto lavorando al color grading, gran parte degli effetti speciali è stata completata e la colonna sonora è in fase di registrazione questo mese. L’idea è di presentare Luna durante i festival più importanti e di distribuirlo in DVD insieme ad un volume.

Considerando tutti queste attività creative che svolgi, continueresti a descriverti come un “disegnatore”?
Sono stato fortunato perché se volevo fare delle copertine per libri, ho fatto copertine per libri. Se volevo fare un film, ho fatto un film. Lo stesso dicasi per i fumetti, le copertine in ambito musicale, progetti audio-visivi. Penso mi piacerebbe essere chiamato “creativo” [in Italiano in originale. NdT.]
Federico Fellini usava quella parola per descriversi e noi non abbiamo un termine analogo in Inglese.
Copertina per Sandman: Overture N. 1.
Come è stato tornare a realizzare le copertine per Sandman, sulla nuova miniserie Overture?
Tornare su Sandman dopo quasi 20 anni è stata un’esperienza strana, abbastanza allarmante.
La serie originale venne creata senza grandi aspettative. Non ho prestato davvero attenzione fino a che non è finita. Solo allora mi sono reso conto di quanto fosse diventata popolare e che sarebbe diventata una sorta di classico.
Per cui ritornando a lavorare alle copertine di Sandman: Overture mi ha preso all’improvviso il “panico da palcoscenico”. Le copertine sono diventate il luogo del mio dialogo continuo tra i media analogici e quelli digitali.
Le copertine nascevano come disegni, venivano scannerizzate e poi creavo in digitale gli sfondi e stampavo il tutto. Su queste stampe dipingevo con gli acrilici, poi aggiungevo collage ed altri elementi - smalti, terra, foglie, carte - e si finiva con una immagine fisica, analogica. E a questo punto scannerizzavo di nuovo e ritocco, aggiungendo altri elementi decorativi.

Tutte le immagini usate a corredo sono opera di Dave McKean.
Il pezzo originale, in Inglese, può essere letto qui.

Le interviste precedenti:

venerdì 29 novembre 2013

Sogni, Visioni, Incubi

il Sandman di John Watkiss
Finalmente, con un po' di ritardo, sono riuscito a leggere il primo numero dell'attesissimo Sandman: Overture (mentre il secondo albo è stato rinviato di qualche mese. La miniserie in sei albi, avrebbe dovuto avere cadenza bimestrale col N. 1 pubblicato alla fine dell'ottobre scorso. Il N. 2 sarebbe quindi dovuto uscire per la fine dell'anno ma è stato rinviato a Febbraio 2014).
Senza rivelare dettagli della trama, mi limito a dire che ci troviamo di fronte a un interessante prologo che mette in scena alcuni elementi e personaggi e si chiude sul più bello, lasciandoti con un lieve senso di insoddisfazione o con l'acquolina in bocca. La scrittura di Gaiman è... beh, puro Gaiman, i disegni di JH Williams sono semplicemente spettacolari, con la sensazione che siano un gradino sopra alla storia raccontata (per lo meno, in questo N. 1).
Una doppia-tavola da Sandman: Overture N. 1.
Non resta che aspettare l'evolversi degli eventi. Da stigmatizzare nell'albo l'inopportuna e disturbante presenza delle numerose pagine pubblicitarie che interrompono l'esperienza di lettura e la sospensione dell'incredulità. Segnalo un paio di recensioni, per i più curiosi: alcune molto positive (qui e qui), alcune più critiche (qui e qui)

Sempre parlando di Sandman, e del suo 25esimo anniversario, da segnalare la mostra che si sta tenendo in questi giorni alla galleria Nucleus, con la partecipazioni di artisti come Jason Shawn Alexander, Yoshitaka Amano, Scott Hampton, Sam Kieth, Dave McKean, Greg Ruth, John Watkiss, J.H. Williams III e altri.
Tutti in pezzi esposti sono in vendita: se volete fare o farvi un (costoso) regalo di Natale potrebbe essere un'idea. Magari...
Death nell'interpretazione di Dave McKean.
Nel frattempo... in Italia, crescono le attese per la\il "rivoluzione\rilancio\rinnovamento", in atto, intorno al personaggio di Dylan Dog e alle serie a lui legate, sotto la nuova direzione di Roberto Recchioni.
In questi giorni si è diffusa la voce - confermata - che alcuni artisti la cui estetica e produzione in questi anni è stata, di certo, lontana da quella Bonelli sono al lavoro sull'Indagatore dell'Incubo: Ausonia ed AKAb. Questi sono solo i primi nomi di una lista ben più nutrita che non mancherà di destare interesse, aspettative e, forse, qualche polemica. Le indiscrezioni sui nomi avevano anche tirato in ballo il coinvolgimento di Gipi, ma l'artista toscano ha prontamente smentito: "La cosa che disegnerò un DD, almeno al momento, non è vera. Per la cronaca." (Gipi, 28 Nov 2013). Peccato, aggiungo io.
Al momento non sono noti tempi e modalità di questa collaborazione ma pare probabile che si tratterà di un albo\volume "speciale".

Sogni e incubi, almeno nei fumetti, non sono mai abbastanza!
Illustrazione di AKAb, dal suo blog.

venerdì 20 settembre 2013

Missione Edimburgo [4]: la città, amenità varie e ancora... fumetti!!!

Un fortunoso e fortunato scatto "rubato" allo Stripped.
Edimburgo. Non solo fumetti, non solo Stripped ed International Book Festival ma anche (e sopratutto)... una città che, in Agosto, letteralmente "esplode" d'eventi, di Arte in tutte le sue declinazioni, di gente gioiosa e colorata che riempie le strade in giornate luminose (siamo stati fortunati, eh?), per nulla scozzesi (per come noi s'immaginava la brumosa Scozia!). 
Nel seguito un "randomico" reportage fotografico che non rende giustizia delle splendide giornate trascorse.

Per chi si fosse perso i precedenti post, ricordo:
Welcome to... Scotland!!!
Patti chiari... amicizia lunga!
Gnam!
Vedute...
Cani... in cucina!
Le splendide edizioni della Folio Society.
Facce da Fringe!
Simpatici Predatori.
Mucche da Muro!
Scottish National Gallery of Modern Art: lo studio di Eduardo Paolozzi.
Scottish National Gallery of Modern Art: Picasso e Dalì, scusate se è poco.
Reperto da collezione "surrealista".
Splendide streghe!
Nelle viscere di Edimburgo si nascondo orribili segreti!!!
Come firma Chris Ware?
Supereroi di pezza!
Dr. Who chiiiiiiiii???
Cielo scozzese.
Discussioni sul tempo che fu...
Il Verde...
Vi osservano... sempre!
Deadhead Comics: entrate a vostro rischio e pericolo! Ha ha haaa!
Fumetti preziosi. Dagli anni '80!
Ciboooooooooooooooo!!!
Chissà, magari il prossimo anno si torna. Chissà...