Visualizzazione post con etichetta Fumettologica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fumettologica. Mostra tutti i post

lunedì 8 febbraio 2016

Jacen Burrows: Providence, Alan Moore & Lovecraft

Copertina per Providence N. 1. Illustrazione di Jacen Burrows.
Dopo un periodo d'assenza tornano le interviste su smokyland
Nel seguito potete leggere un'interessante chiacchierata con JACEN BURROWS, artista dal segno efficace e leggibile, disegnatore di PROVIDENCE, l'ultima incursione di Alan Moore nel mondo di H.P. Lovecraft, dopo Il Cortile e Neonomicon (sempre illustrati da Burrows).
Di Providence, tuttora in corso di pubblicazione in originale per Avatar Press (sono previsti dodici numeri), la Panini ha proposto, di recente, un primo volume contenente i numeri dall'1 al 4.

L'intervista originale è stata condotta nel mese di Gennaio e pubblicata sull'ottimo Facts in the Case of Alan Moore's Providence - a cura di Robert Derie, Joe Linton e Alexx Kay - dedicato all'analisi dettagliata della maxi-serie scritta da Moore. Il testo in Inglese può essere letto qui.

Prima di passare alle parole di JACEN BURROWS segnalo, a chi fosse interessato ad approfondimenti su Providence, l'ottima analisi di Andrea Tosti apparsa su Fumettologica e l'intervista a Leonardo Rizzi, traduttore dell'edizione italiana, pubblicata su Senzaudio.

E ora... buona lettura! E un grazie a Joe Linton per l'autorizzazione alla pubblicazione e traduzione.
Copertina per Providence N. 2. Illustrazione di Jacen Burrows.
BACKGROUND
Facts: Leggi molti fumetti? Da ragazzo quali erano i tuoi preferiti? E oggi quali sono?
Burrows: Non ne leggo più così tanti come quando ero giovane. Ad essere sincero, non posso proprio permettermi una dipendenza da fumetti. Ma cerco di prendere dei volumi un paio di volte all'anno e sto attento durante le convention per qualche buon affare o nuove pubblicazioni interessanti.
Al momento mi piacciono molto diverse produzioni della Image: Wayward, Rat Queens, Revival, Southern Bastards, Saga, Manifest Destiny, Sex Criminals. La Image sta pubblicando un sacco di fumetti davvero validi. Sono anche un grande fan di Terry Moore e del suo Rachel Rising: lui è sempre bravissimo. E cerco di non perdermi nessun fumetto scritto da Garth Ennis, Joe Hill e Kieron Gillen. Inoltre compro tutto quello che esce dell' "Hellboy Universe".

ILLUSTRARE H.P. LOVECRAFT
Hai letto molto Lovecraft prima di iniziare a disegnare le storie ispirate ai suoi lavori come Il cortile, Riconoscimento, Neonomicon e Providence? Quali sono le storie di Lovecraft che preferisci?
Ho letto Aria fredda quando ero piuttosto giovane. Era contenuto in un antologico di racconti horror e fu l'unica storia che mi colpì. Poi ho messo le mani sui volumi editi dalla Del Rey con le terrificanti copertine di Michael Whelan che mi hanno dato un'ottima base per tutti i racconti più importanti. Quando stavo lavorando a Neonomicon mi sono impegnato a leggere o ascoltare in audio-libro molti dei suoi scritti più oscuri. Mi è sempre piaciuto il Ciclo dei Sogni per la sua stranezza. Non sono storie horror nel senso tradizionale del termine ma l'idea di perdersi in una terra di pericolosi incubi viventi mi ha sempre colpito. Io stesso ho sempre fatto sogni particolarmente vividi. 
Tavola, priva del lettering finale, da Providence N. 1. Disegni di Jacen Burrows.
Ci sono altri disegnatori e illustratori che hanno dato forma alle creazioni di Lovecraft a cui ti sei ispirato?
Traggo ispirazione da tutto: film, libri, fan art, illustrazioni per giochi di ruolo. Tra i miei preferiti ci sono i lavori horror di Bernie Wrightson, spesso con mostri lovecraftiani. Mike Mignola, ovviamente. Zdzisław Beksiński, le cui opere semplicemente trasmettono un senso d'orrore surreale e terrificante. C'è un artista che si chiama Don Kenn che realizza un sacco di illustrazioni di mostri davvero potenti, anche loro fonte d'ispirazione. Ma se dovessi indicare la singola e più importante fonte di riferimento per tutto quello che riguarda mostruosità aliene ultraterrene direi senza dubbio La Cosa di John Carpenter.

LAVORARE CON ALAN MOORE
Hai collaborato con molti sceneggiatori di successo: Alan Moore, Garth Ennis, Warren Ellis, per fare qualche nome. Quali sono le differenze nel lavorare con Moore rispetto ad altri scrittori?
Molto è stato detto sul livello di dettaglio delle sue sceneggiature ma c'è anche una straordinaria pressione auto-imposta che deriva dal sapere che i suoi lettori sono molto più meticolosi nelle loro analisi rispetto alla media. Ci sono livelli di dettaglio e di storytelling non verbale che sono rilevanti nella narrazione e la consapevolezza che la gente ci presterà davvero attenzione mette addosso un sacco di pressione. Diamine, in generale ti senti addosso un sacco di pressione nel cercare di essere all'altezza della scrittura e dei risultati straordinari dei suoi collaborati del passato. Ma tutto quello che si può fare è provarci. E lo stress in realtà può essere d'aiuto per evolvere e tirar fuori il meglio.

Come lavori con Moore? Parli con lui al telefono? È un processo in qualche modo interattivo? Rispetto all'intera serie - che è costituita da 12 albi - quante sceneggiature erano disponibili quando hai iniziato a disegnare il primo numero?
Credo che Moore avesse completato il numero 4 o il 5 quando io ho iniziato a disegnare il primo episodio. E penso che avesse finito la sceneggiatura dell'ultimo quando io ero al quarto. Gli ho fatto visita un paio di volte, nelle prime fasi della lavorazione, e abbiamo discusso un sacco dei temi trattati, dei personaggi e del nostro approccio ma una volta iniziata l'effettiva realizzazione della serie non c'è stato grande bisogno di stare in contatto a parte per le approvazioni e qualche occasionale correzione in fase di revisione. Nelle sceneggiature c'è davvero tutto. Passo le mie domande attraverso la redazione per tenere le mie ingerenze rispettosamente al minimo e professionali.  
Tavola, priva del lettering finale, da Providence N. 1. Disegni di Jacen Burrows.
PROVIDENCE: IL DIETRO LE QUINTE
È evidente che dietro Providence si sia un grandissimo lavoro di ricerca, dalle strade alla moda del periodo fino agli arredi delle abitazioni. Come ti sei organizzato? Dopo quante settimane o mesi di ricerca e documentazione hai iniziato a disegnare Providence?
L’inizio è stato ovviamente più lento. L’ambientazione nel 1919 era totalmente nuova per me, tra la prima guerra mondiale e i ruggenti anni ’20, e non avevo idea di come renderla dal punto di vista grafico. Ho comprato cataloghi sull’abbigliamento, visto film e spettacoli televisivi ambientati in quel periodo e ho cercato di imparare quanto più potessi su… praticamente tutto quello che riguardava quell’epoca.
Fortunatamente Alan aveva già fatto un mucchio di ricerche sull’argomento e poteva indicarmi la strada. Ma ogni singolo albo presentava delle specifiche sfide in termini di documentazione, da come erano i barbieri del periodo alla verifica delle fasi lunari in modo che fossero quelle giuste durante le notti in cui la storia è ambientata. Nessun dettaglio era trascurabile se era funzionale a rendere l’atmosfera. Di sicuro era un po’ una cosa da pazzi ma mi sono chiesto “quando mai mi capiterà di lavorare a un progetto simile?”

Qualche dettaglio sul tuo metodo. Quali sono i tuoi passaggi: thumbnail, matite, chine? Che tipo di matite, pennini, inchiostro, carta usi? Quanti ritocchi fai? Quanto lavoro è su carta, quanto in digitale?
C’è pochissimo intervento digitale. Qualche sistematina qua e là ma la maggior parte dei disegni è realizzata con metodo tradizionali. È tutto piuttosto standard tranne il fatto che, in genere, faccio un paio di passaggi di thumbnail per avere tutti i pezzi al posto giusto, i dettagli ben definiti e la prospettiva tracciata accuratamente. Dal momento che ogni vignetta è un campo lungo con, di solito, più di un personaggio che parla e sono richiesti specifici dettagli, devo prestare molta più attenzione nella composizione di quanto faccia normalmente.

Quanto impieghi di norma per disegnare un albo di Providence? In una settimana quante tavole realizzi a matita? Quante ne riesci ad inchiostrare? Quanto tempo per le matite e le chine di una copertina?
È difficile dirlo. Per i primi numeri ho disegnato un sacco di copertine di Providence e per la serie God is Dead, praticamente dividendo così il mese lavorativo. Ma come indicazione generale cerco di fare circa 3 o 4 tavole, matite e chine comprese, alla settimana, che si tratti di  pagine di fumetto o di copertine. Non sono di sicuro il disegnatore più veloce in circolazione, specialmente con lavori così ricchi di dettagli ma cerco di tenere un ritmo costante.
Copertina per Providence N. 7. Illustrazione di Jacen Burrows.
A che punto sei con Providence? Le domande per quest'intervista le stiamo scrivendo a Gennaio 2016 e il numero 7 è di prossima uscita [il sito della Avatar indica, come data, il 10 Febbraio, N.d.T]. A quale parte stai lavorando? Hai già realizzato gli schizzi di tutti gli albi?
Il numero 8 è attualmente in fase di colorazione ed io sto per iniziare a lavorare sul 9. Il numero 7 è davvero potente. Non vedo l'ora che esca.

Come lavori con il colorista Juan Rodriguez? Tu e/o Alan Moore gli date molte indicazioni su come colorare specifici elementi? È un processo interattivo: tu, oppure  Rodriguez, realizzate una versione preliminare che poi ricontrollate per approvazione definitiva?
La sceneggiatura presenta alcune direttive per la colorazione e dove non ci sono di solito cerco di scrivere dei suggerimenti - sull'atmosfera da ottenere o specifici dettagli e arredi - che vengono girati al colorista. Di solito c'è una prima versione che viene sottoposta all'approvazione di Alan e mia per possibili aggiustamenti. Passo a Juan tutta la documentazione che salvo da Internet per risparmiargli le ricerche ma generalmente riesce a cogliere il tono giusto sin da subito. 
Copertina per Providence N. 7. Illustrazione di Jacen Burrows.
DOPO PROVIDENCE
Una volta completato Providence su cosa lavorerai? A quali progetti i tuoi fan dovranno prestate attenzione?
È troppo presto persino per pensarci ma vorrei lavorare a qualcosa di diverso perché mi piace cambiare. Mi piacerebbe lavorare ad un genere inedito per me, ad esempio la fantascienza. Qualcosa con molta azione in modo da provare a fare cose nuove dal punto di vista stilistico. Ma chi può dirlo ora.
Gli sceneggiatori con cui collaboro avranno di certo qualcosa di interessante da propormi quando verrà il momento!

[L'intervista originale, in Inglese, può essere letta qui.]

giovedì 8 ottobre 2015

opinioni sul fare fumetti... [12]

Schulz e i suoi Peanuts.
Dev'essere l'autunno che porta polemiche. Restando alle recentissime, ma senza entrare nel merito, ricordo, in Italia, la questione - al momento ancora irrisolta nei dettagli - legata agli accrediti autori per la prossima Lucca (qui un po' di storico della vicenda) e sempre in tema eventi e convention, la querelle USA sulle firme a pagamento (!) sugli albi o volumi (qui qualche passaggio per meglio "capire").
Disegni: Frank Miller; colori: Alex Sinclair.
Ma a noi piace stare sul pezzo: il 5 Ottobre la DC Comics ha ufficializzato la copertina realizza da Frank Miller per il mini-albo allegato al primo numero della terza saga del Cavaliere Oscuro, Dark Knight III: The Master Race, in uscita a Novembre. Potete ammirare sopra la copertina in questione. 
Ebbene, parrebbe che in giro - soprattutto sul Facebook e affini - i commenti non siano stati particolarmente teneri. Così come veementi paiono alcune dichiarazioni "a difesa" dell'operato del creatore di Sin City e Ronin. Ecco cosa scrive, sul suo profilo Facebook, Rob Liefeld: "LASCIATE STARE FRANK MILLER! Voi che lo attaccate per la sua copertina di Dark Knight 3 siete delle persone orribili e vi dirò perché. 1) Frank ha quasi 60 anni e ha molto meno tempo di fronte a sé per disegnare di quanto ne abbia alle sue spalle. Ogni singola cosa che condivide con noi dovrebbe essere apprezzata per lo meno come un altro contributo all'epico lascito della sua opera. Forse i suoi disegni non sono così raffinati come lo erano in passato ma non lo erano neppure quelli di Jack Kirby o di Joe Kubert nell'ultimo periodo della loro vita ma io ho festeggiato per ogni nuovo lavoro da loro prodotto. Quando vedo un nuovo disegno di Frank Miller sono ELETTRIZZATO perché.... 2) Negli ultimi anni Frank ha avuto problemi di salute. Non è stato molto bene ma foto recenti lo ritraggono più forte e meno fragile e il fatto che stia producendo nuovi lavori, QUALSIASI essi siano, dovrebbe essere festeggiato! Di nuovo, sono felicissimo che stia condividendo i suoi talenti con noi, a prescindere dal risultato. Frank Miller ha fatto per l’industria dei comics molto più di quello che voi vi sognerete mai di fare e perché non vi fermate prima di scagliare pietre contro i suoi disegni a pensare se i vostri risultati potranno mai confrontarsi con le sue opere pluripremiate e celebrate. DAREDEVIL. ELEKTRA. RONIN. DARK KNIGHT. YEAR ONE. BORN AGAIN. SIN CITY. 300. Miller ci ha dato il suo meglio, ha contribuito alla crescita dei comics come forma d’arte e come industria e gli siamo grati che continui a condividere con noi l’evoluzione del suo leggendario talento.

Frank Miller ha cambiato il tono e il tenore dell’industria dei comics. Forse in questo esatto momento voi siete capaci di disegnare delle anatomie più precise ma - fatemi essere estremamente chiaro - non potrete mai avvicinarvi al livello di maestria di uno storyteller come Frank Miller. Come scrittore, come disegnatore, come architetto della tavola, i suoi layout, il suo segno, il ritmo, l’atmosfera sono senza eguali. Se sputare giudizi e critiche volgari vi fa sentire un millimetro più alti, vi garantisco che non potrete mai e poi mai essere nel novero dei grandi di tutti tempi a cui Frank è destinato. Apprezzate gli sforzi e i contributi di questa leggenda vivente e smettetela con i vostri stupidi commenti e giudizi pieni d’odio.
"
Disegni: Frank Miller.
Ma è probabilmente Kurt Busiek a centrare meglio il problema, virando su aspetti più artistici: "[...] Frank parla da anni del potere “primitivo” dei supereroi, del loro maggior impatto durante la Golden Age quando erano rozzi, senza orpelli.
[...] Li disegna in modo da comunicare questa sua idea di potere grezzo e incontaminato, non come li disegnavano Neal [Adams] o Curt [Swan] o chiunque altro.
[Il suo Superman] è potente, minaccioso, un po’ Eastwood fuori di testa, con i pugni di Kirby e un cazzo ben in evidenza. Non si tratta di un errore, non si tratta di mancanza di controllo.
È una stilizzazione, una caricatura... è Frank che ci mostra una versione di Superman che non è elegante e piacevole da vedere."
Il Cortile nell'adattamento a fumetti di Antony Johnston per i disegni di J. Burrows.
Restando nell'ambito della creatività e dell'approccio di un autore alle sue creazioni e al suo lavoro, riporto un estratto di un testo pubblicato sul suo sito, l'11 Settembre scorso, dallo sceneggiatore inglese Antony Johnston, noto in Italia (principalmente) per gli adattamenti a fumetti di alcuni racconti e testi di Alan Moore tra cui Il cortile.
Il post s'intitola SUL FUMETTO, LA SERIALITÀ, IL SUCCESSO E IL FALLIMENTO e può essere letto nella sua interezza qui.
"[…] Sono ben consapevole di non scrivere serie di mega-successo con vendite da blockbuster. I miei fumetti sono spesso strani, complicati, ambigui, oscuri, di nicchia, definiteli come vi pare. Solitamente non sono “per tutti”.
[…] Ovviamente mi piacerebbe avere un maggior numero di lettori, a chi non piacerebbe? Ma non a costo di sacrificare il mio modo di lavorare o i miei gusti.

Perché c’è una cosa. Anzi, beh, sono due.
Primo: Scrivo il genere di libri che mi piacerebbe leggere. Io scrivo per me.
Ecco perché mi fa molto piacere che ci siano persone che apprezzano quello che scrivo, perché scrivo per me stesso e non ho idea se qualcun altro sarà interessato a quello che voglio raccontare. E se lo sono, è bellissimo. Se non lo sono - per via dell’argomento trattato, dei personaggi, del mio stile o perché loro pensano che sia una serie stupida – va malissimo perché non cambierò di certo per il loro piacere.

Si tratta del mio lavoro. Del mio nome in copertina. Nessuno può dire un cazzo.


Secondo: Il fallimento è il risultato atteso da tutti i comics.
Un po’ come accade in televisione, la chiusura o la cancellazione di una serie regolare di fumetti è il risultato finale standard.


E sapete una cosa? Nessuna delle chiusure o dei fallimenti precedenti ha mai condizionato la decisione, da parte di chi doveva, di farmi pubblicare un altro progetto. Perché  quelli di noi che lavorano davvero nel mondo dei fumetti – e io ormai sono in questo giro da 15 anni (!) – capiscono bene che la cancellazione è un fatto normale. Sappiamo bene che ci sono ottimi fumetti che non riescono a trovare il loro pubblico, accade continuamente. È la vita, ragazzi.

[…] Per cui sto concentrato sul lavoro. Cerco di fare il meglio che posso, con i collaboratori migliori e più interessanti, e mi piace pensare che il mio pubblico sia composto di persone intelligenti a cui piace leggere quel genere di storie.
Perché questo è davvero l’unica cosa che posso fare. 

Tutto il resto non posso controllarlo. E francamente, sono troppo vecchio e non mi frega un accidente delle cose al di là del mio controllo. […]
Il Grande Male, opera di David B. citata da Barbieri nel suo pezzo su Fumettologica.
Intanto su Fumettologica, Daniele Barbieri, noto semiologo e studioso di Fumetto, si domanda: "il romanzo fa davvero bene al fumetto?" E aggiunge: "È solo una domanda, che voglio porre, senza avanzare risposte definite, che non possiedo. Ma è una domanda che si può raffinare. Per esempio, la dominanza del genere autobiografico nel fumetto, o in generale di approfondimento interiore dei personaggi, non è forse un omaggio o un adeguamento a una tendenza analoga e vincente nell’universo del romanzo, a partire da quello che ci è stato insegnato a scuola? Siamo di nuovo nel campo della strabordanza dell’io. Ce n’è bisogno anche nel fumetto? [...]"
Vi invito a leggere l'articolo completo (qui).
Interrogarsi e mettersi in gioco: anche il Fumetto, ormai adulto, lo deve fare.

giovedì 7 agosto 2014

opinioni sul fare fumetti... [7]

Illustrazione di Alex Toth.
Partiamo con questo casuale elenco agostano di "voci" dal Mondo del Fumetto, con un grande Maestro dei comics, dell'illustrazione e dell'animazione, un autore che ha lasciato un segno indelebile, non a caso spesso indicato dagli stessi autori e fumettisti come un riferimento e una guida ("artists' artist"): Alex Toth.
Sopra potete ammirare un suo mirabile Zorro (personaggio a cui Toth lavorò in una famosa sequenza di storie) con una preziosa annotazione che, perdendo un po' di forza rispetto alla versione originale, può essere resa in Italiano come segue: "Riduci tutto all'essenziale e tira fuori il massimo da quello che resta.
Un buon consiglio, che dite?
Copertina di Amazing Spiderman personalizzata da Frank Cho durante l'SDCC 2014.
Restando negli Usa, qualche giorno fa si è conclusa l'annuale edizione del San Diego Comic-Con  durante la quale sono stati assegnati i prestigiosi premi Eisner (vi rimando su Fumettologica per i dettagli sui vincitori: qui).
Il buon Frank Cho, acclamato autore attualmente in forza alla Marvel ma noto anche per la sua strip Liberty Meadows in un post datato 30 Luglio, con schiettezza e vis polemica, scriveva:
"Qualcuno mi ha chiesto se avessi intenzione di partecipare alla cerimonia degli Eisner. Mi sono messo a ridere. Gli Eisner sono una barzelletta e, al giorno d'oggi, del tutto irrilevanti. Quando un premio, per la maggior parte, snobba volontariamente le due principali case editrici, Marvel e DC, durante gli ultimi 15 e passa anni, è divertente e triste allo stesso tempo. È come se gli Oscar snobbassero volontariamente tutti i film prodotti dalle major per focalizzarsi e premiare solamente indecifrabili film d'autore o produzioni amatoriali. Il comitato che assegna gli Eisner è un fallimento e necessita d'essere completamente rivisto." [l'intero post può essere letto qui]

L'annosa questione dei premi di settore che, come sempre, non accontentano mai... nessuno!
Illustrazione di Sergio Toppi.
Ma alziamo il livello. Per fare questo, riporto un passaggio da un'intervista, datata 2006, all'immenso Sergio Toppi, in cui mi sono imbattuto girovagando nella Rete.
"Ci sono sempre dei margini e dei risultati che si vorrebbe superare; cercare di farlo comporta una forte dose di severità. Magari poi non si riesce comunque a ottenere quello che si vuole, però quello che importa - almeno per me - è che ci sia una certa tendenza all'autocritica. Che non diventi distruttiva, ovviamente! [...] Prima ancora del pubblico la persona del cui consenso ci preoccupiamo di più siamo noi stessi. Si sta male all'idea di aver fatto qualcosa che non convince per cui quando si butta via un lavoro che, per qualunque motivo, non funziona, misto al dispiacere per il lavoro sprecato c'è anche un senso di sollievo. Personalmente penso che vada fatto.

Buttare via ciò che non funziona?
Sì, sì. Senza pietà. Anche se è uno dei compiti più spiacevoli di questo lavoro.
"
[l'intera intervista può essere letta qui]

Ah... i grandi Maestri, immortali. (Anche se Toppi non voleva che lo si chiamasse Maestro.)
La birra King Kirby!
E chiudiamo ricordando un altro Grande: Jack Kirby.
In occasione della ricorrenza del suo compleanno, il 28 Agosto prossimo, è stata creata una birra a lui dedicata: i proventi verranno devoluti alla Hero Initiative, "istituzione" che fornisce assistenza economica ad autori in difficoltà. 

E visto il caldo, leviamo tutti insieme il bicchiere al cielo e... lunga vita al Re!
[Per maggiori informazioni sull'iniziativa: qui e qui, in Inglese]

lunedì 18 novembre 2013

Alan Moore fa... 60!

Photo by Diamond Geyser. Used under Creative Common licence.
Oggi il Bardo di Northampton compie... 60 anni! E mentre i festeggiamenti sono già iniziati e proseguono su Fumettologica, a cui ho contribuito in qualche misura, mi piace pensare di festeggiare tutti insieme (perché Moore è un po' l'"amato parente" di ogni appassionato della Nona Arte, no?) con un' "iniziativa", un "regalo" per i lettori amanti del Barbuto scrittore britannico. 

Si tratta di un'ipotesi di antologico di storie brevi scritte da Moore nel corso della sua pluridecennale carriera, (a memoria direi) del tutto inedite in Italia: non sarebbe male averle tutte in un unico libro (con qualche aggiunta di altre short edite ma ormai introvabili come, ad esempio, la storia di Dame Darcy apparsa sull'Alan Moore: Ritratto), magari con delle note introduttive che dessero qualche coordinata storica o commento "critico". Un'idea questa che proposi in passato, senza successo, considerata anche la complessità di un volume simile, a qualche editore italiano. Chissà che magari, un giorno... ma questa sarà tutta un'altra storia.

Nel seguito troverete una vignetta introduttiva, il titolo e un link a sito o blog dove qualche "volenteroso" ha postato le scansioni delle storie in esame (hurm... in Inglese, sorry).
Buona visione (e lettura)!

E... TANTI TANTI AUGURI al Barbuto per altri 60 anni di storie e racconti!!! :)
Fotografie: Gabor Scott. Disegni: Rex Archer.
(1982, in «Eagle» N. 12, IPC / Rebellion Magazines, 3 pagine e mezza)
In Pictopia
Disegni: Don Simpson
(1986, in «Anything Goes» N.2, Fantagraphics, 13 pagine)
Disegni: Myra Hancock
(1986, in «Myra» N.8, Myra Magazines, 5 pagine)
Disegni: Rick Veitch
(1986, in «Epic Illustrated» N.34, Marvel Comics, 8 pagine)
Leviticus: Chapter 20
Disegni: Hunt Emerson
(1987, in Outrageous Tales From The Old Testament, Knockabout, 6 pagine)
Disegni: Alan Moore
(1988,in «Heartbreak hotel» n. 1, Willyprods / Small Time Ink, 1 pagina)
The Bowing Machine
Disegni: Mark Beyer
(1991, in «Raw (Vol. 2)» N. 3, Penguin Books, 8 pagine)
The hasty smear of my smile
Disegni: Peter Bagge
(1998, «Hate» N. 30, Fantagraphics, 4 pagine)
Design: Todd Klein
(2007, prima di una serie di stampe ideata da T. Klein)

E visto che stiamo "sognando", non sarebbe male vedere realizzata la sceneggiatura de Il ventre di una nuvola, tradotta da L. Rizzi e inclusa nel 2011 nel volume Le Straordinarie opere di Alan Moore (di George Khoury, Black Velvet Editrice). Magari illustrata da un disegnatore Italiano.

Ancora AUGURI al Bardo! :)

martedì 5 novembre 2013

E poi arriva... Fumettologica!

Il 22 Ottobre scorso è "apparso" in Rete un nuovo sito italiano dedicato al mondo della Nona Arte: FUMETTOLOGICA. Nato su "spinta" di Matteo Stefanelli (nota personalità e apprezzato studioso di Fumetto ed, in tempi recenti, animatore di Fumettologicamente) e con il contributo essenziale della "banda" di Conversazioni sul Fumetto, primo tra tutti Andrea Queirolo (ma anche di altre autorevoli firme), dopo pochi giorni di vita online è già un punto di riferimento imprescindibile - forse "agognato" da tempo - e di evidente qualità per tutti coloro - appassionati, addetti ai lavori, curiosi o "semplici" navigatori della Rete - con un qualche interesse per il Fumetto e le sue mille influenze e relazioni con le altre Arti.

Certo dispiace che Fumettologicamente e sopratutto Conversazioni sul Fumetto abbiano entrambi interrotto i loro aggiornamenti e restino in Rete "solamente" a testimoniare l'egregio lavoro svolto in passato, ma FUMETTOLOGICA (esprimo qualche personale perplessità sulla scelta del nome, scusate) rappresenta di sicuro un passo avanti, una scelta nuova e (forse) più "professionale", con un (ipotizzo) "modello" di business che va oltre il "generoso" volontariato di qualità.
Di sicuro io lo seguirò con attenzione, non escludendo la possibilità, prima o poi, di una collaborazione. Forse servirebbero altri "esperimenti" dello stesso tipo, animati da una analoga progettualità e "compostezza" nel trattare la materia... Chissà. 
Da parte mia, non preoccupatevi, questo piccolo blog continuerà a stare online. Fino a che non mi stancherò.

"Ci siamo dati due anni di tempo, destinando le risorse necessarie per far navigare sereno il nostro battello, non grandissimo, ma solido. Poi c’è il fatto che sbaglieremo forte, sbaglieremo duro. Lo sappiamo, e speriamo vorrete un po’ capirci, e un po’ aiutarci, come abbiamo fatto qui, in rete. L’obiettivo, a noi, pare molto chiaro: fare qualcosa di nuovo e di utile (speriamo anche di bello), facendo una cosa piccola ma ambiziosa, e vedere cosa diventa.

Il Fumetto è... Fumetto.