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lunedì 9 marzo 2015

[SPOT 05] UDWFG doppio manga

Copertina di Tetsupendium Tawarapedia.
Abbiamo già parlato, in diverse occasioni, di Hollow Press e di UDWFG; ebbene, la casa editrice di Michele Nitri alza la posta in gioco proponendo, per il mese di Marzo, l'uscita di ben due nuovi libri che guardano al Giappone restando però fedele alla linea fortemente indipendente e bizzarra dell'editore. Si tratta di Tetsupendium Tawarapedia, tomo di 400 pagine in formato A5 che raccoglie il meglio della produzione di Tetsunori Tawaraya fra il 2002 e il 2012, e U.D.W.F.G. presents SHINTARO KAGO – Industrial Revolution and World War, 32 pagine in A4 per una storia realizzata per l'occasione da Shintaro Kago, maestro riconosciuto e acclamato del genere ero guru nonché premiato all’ultima Lucca nella categoria Fumetto Breve per Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio? Esperimento.

Entrambi i libri, stampati in tiratura limitata e in lingua Inglese, sono disponibili per l'acquisto esclusivamente sul sito della sul sito della Hollow Press

Nell'introduzione di Tetsupendium Tawarapedia, Cameron Hatheway, collaboratore regolare del sito BleedingCool.com, scrive:
[...] Quello che tieni tra le mani è il colossale Tetsupendium Tawarapedia, una raccolta dei lavori di Tetsunori realizzati tra il 2002 e il 2012. Dieci anni sono un periodo lungo per un artista per sperimentare e trovare la propria voce, e questa raccolta è un ottimo modo per vedere da dove Tetsunori sia partito e dove sia arrivato. Puoi notare come si sia lentamente evoluto scegliendo quello che funzionava e quello che non andava, rimanendo sempre originale e ispirato. Non ha alcuna paura nelle sue storie e lascia costantemente senza parole con immagini mai viste in questo piano d'esistenza. Se Dalì fosse stato un punk rocker, il suo nome d'arte sarebbe stato “Tetsunori Tawaraya”.

Nell'intervista conclusiva è lo stesso Tawaraya a raccontarsi, sollecitato da Nitri:
"[...] Dal momento che fare fumetti per me è un processo digestivo, lo stile dipende dalle cose che decompongo, per cui a volte è diverso, a volte è nuovo. Ci sono differenze tra il digerire un incubo e la rabbia. Ammiro molto i fumettisti capaci di restare fedeli a un unico stile ma credo d'essere un po' diverso da un disegnatore standard.

[...] La qualità che cerco deve essere autentica materia del caos purificata con la carne e col sangue. Penso che mi verrebbe il vomito se fossi costretto alla ripetizione dei fumetti commerciali. Se dovessi definire "underground" è qualcosa a cui non importa la premurosa attenzione del pubblico. E ha delle potenzialità per colpire a fondo la mente di pochi invece della bassa, fantasticata influenza delle produzioni di massa."
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Alcune tavole da Tetsupendium Tawarapedia.
Industrial Revolution and World War propone invece, con la solita potenza, il morboso ma affascinante immaginario di Kago, in una storia (praticamente) muta, brutale e ipnotica.

Nelle pagine introduttive il super-talento indie inglese James Harvey riporta le parole del critico David Surman: "Il mondo di Kago è tutto basato sul dire 'sì' a un impulso oscuro. [...] Dire ancora 'sì' e ancora 'sì', fino a raggiunge un punto zero. Si prende una idea visiva e la si alimenta, ripetendola. La ripetizione è il vero incubo che Kago ci mostra: l'orrore che qualcosa di terribile accadrà e la gente sarà sconvolta ma succederà di nuovo e - ancora una volta - nessuno imparerà. Se ci spaventa è perché questo è l'orrore delle nostre vite reali."


さよなら. Sayonara.
 
 
Copertina e alcune tavole da U.D.W.F.G. presents SHINTARO KAGO – Industrial Revolution and World War.
 I volumi sono acquistabili esclusivamente sul sito della Hollow Press.

martedì 11 novembre 2014

Quel che resta di Lucca 2014

La t-shirt firmata M.A. Martin fa da sfondo per la "mezza" tavola di T. Tawaraya (da U.D.W.F.G. N.2).
Lucca è finita e quel che resta sono, per lo meno per me, i... fumetti e "correlati", tra generosi omaggi e acquisti doverosi, questi ultimi un po' randomici poiché condizionati dal caos della kermesse toscana.
In apertura di post si può ammirare la t-shirt realizzata da Hollow Press con un disegno di Miguel Angel Martin tratto dal numero 2 di U.D.W.F.G. e, sempre dallo stesso numero, una "mezza" tavola originale tratta da pagina 5 dell'episodio illustrato dal giapponese Tetsunori Tawaraya (e non ditemi che quel "SHIIING" non è una onomatopea meravigliosa!). Unitamente al secondo volume, presentato in anteprima proprio a Lucca, trattasti tutti e tre di generosi omaggi dell'amico Michele Nitri, l'editore con la "passione" per il medico della peste, che ringrazio qui pubblicamente

A seguire due foto dell'intero bottino lucchese, tra novità e recuperi vari.
Un grazie a Bruno EnnaMassimo Perissinotto e Nicola Peruzzi per i cadeaux.
Menzione particolare merita l'analisi scritta "di getto" dal Premio Strega Tiziano Scarpa come dedica sul volume Il mondo così con me realizzato insieme al grandissimo Massimo Giacon.
Lucca, 1 Novembre 2014
a smoky!
Diagnosi del dott. Scarpa:
Il soggetto manifesta una capacità di inoltrarsi tra le pieghe, guardare attraverso, scardinare. Proprio per questo apprezza ciò che è stabile, ciò che resiste al vento. Gli piace dare forma alla tempesta, descrivere i fulmini, rovesciare la direzione della grandine.
Prensile, sfaccettato, multifunzionale, il suo totem è un gatto dalla pelliccia fatta di vibrisse e di antenne che spesso usa per captare gli allarmi degli altri e soccorrerli.
[firmato] Dott. Tiziano Scarpa
L'analisi di Tiziano Scarpa accompagnata da fumoso sketch di Giacon .
E non potevano mancare gli sketch... pochi ma buoni, stavolta. Potete ammirarli nel seguito.
La potenza luciferina di Paolo Massagli!
L'inconfondibile segno di Ratigher.
"Jam session" made in Mammaiuto!
See you alligators!

giovedì 6 novembre 2014

Paura e delirio a Lucca 2014

Da sx a dx: Gilbert Shelton, Robert Crumb e il traduttore dell'incontro. Resoconto su Fumettologica.
Mancavo da Lucca da qualche anno (dal 2011) e ho deciso di partecipare a questa edizione, praticamente all'ultimo minuto, "spinto" sostanzialmente da due input: la presenza dei "guru" dell'underground Gilbert Shelton e Robert Crumb (occasione direi irripetibile per poterli "incontrare" dal vivo) e, soprattutto, l'invito di Michele Nitri di Hollow Press a dargli una mano allo stand in Self Area durante i giorni della manifestazione. Ulteriore minima motivazione input: avevo scritto la postfazione (una paginetta scarsa) per il secondo numero di U.D.W.F.G. che veniva presentato in anteprima proprio a Lucca. Tutto qui.
Per cui veloce organizzazione della trasferta ed è stato... Lucca time!
Folla e cosplayer. This is... Luccaaaa!
Partiamo subito dal finale: il mio giudizio, negativo, su questa Lucca è fortemente condizionato dalle oggettive difficoltà di spostamento (all'interno degli stand e nei collegamenti tra questi) e di logistica (strade, autostrade, parcheggi, ristoranti, etc...) che hanno reso assai problematico godere degli eventi, soprattutto quelli legati ai "Comics", gli unici, o quasi, di mio interesse.
Paragonare, con tutti i distinguo del caso, la mia esperienza quasi horror di questa Lucca 2014 a quella, praticamente, idilliaca dello Stripped 2013 di Edimburgo è... un'operazione impossibile!
Certo è stato un piacere rivedere amici e autori che non incontravo da anni di persona ma è come se tutto fosse stato fagocitato da un ritmo e da un senso di compressione (di spazio e di tempo) insostenibili.
I numeri parlano di un ennesimo straordinario successo di presenze ma i numeri non sono tutto. O meglio, sono solo una "fotografia neutra", direi, che necessita di un'analisi attenta a mente fredda. Si può crescere a dismisura? Oppure, così facendo, si rischia l' "implosione" su se stessi?
Sabato 1 Novembre, dentro le mura, Lucca era un ammasso uniforme di corpi incollati l'uno all'altro. In ogni dove: nelle strade, dentro gli stand, nei locali, o-v-u-n-q-u-e! Oltreoceano le foto diffuse hanno suscitato "stupore" e rivalutazione della folla che prende d'assalto il San Diego Comic-Con. Domenica la situazione è leggermente migliorata ma se fosse accaduto il contrario sarebbe stato un tangibile segno dell'Apocalisse imminente.
Il 4 di Novembre sulla sua pagina Facebook, l'apprezzato sceneggiatore Francesco Artibani, con cruda schiettezza ha "riassunto e commentato" i numeri: "E' tempo di bilanci per Lucca Comics: 240.000 biglietti venduti e 400.000 presenze in città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: 160.000 persone non sapevano che cazzo fare." [l'uso di questa citazione è stato autorizzato da Artibani medesimo, N.d.R.]

E così a pochissimi giorni dalla fine della manifestazione il direttore della rassegna Renato Genovese ha dichiarato: "Si dovrà intervenire però assolutamente a tutela del vero popolo dei Comics che è quello che arriva a Lucca perché vuole partecipare al sempre più ricco programma di eventi proposto. Per questo penso che dovrà essere messo in campo un sistema per disincentivare gli arrivi in città, o almeno in alcune aree del centro storico, di coloro che non sono visitatori paganti."
In un interessante articolo su Lo Spazio Bianco - dal calzante titolo Lucca Comics & Games è morto - Ettore Gabrielli, proiettato verso quel che succederà, ha scritto: "Non mi stupirei per questo di vedere in un futuro non tanto lontano, sparire l’attuale denominazione [...] magari per far posto a un Lucca Entertainment Festival." Hurm...
Stefano Casini riportava un po' di "speranza" chiudendo così il suo resoconto: "Lucca è bella perché unica nel suo genere. La dimostrazione è che, nonostante tutto, anno dopo anno siamo qui a parlarne."
Una crumbiana Marvel Girl ammira le opere di Gabriele Dell'Otto esposte nella mostra a lui dedicata.
Insomma, non ci giro ulteriormente intorno, questa Lucca non me la sono goduta quasi per nulla.

Molti degli autori che volevo vedere non li ho neppure minimamente intravisti (Brian K. Vaughan c'era? Fiona Staples c'era? Enrique Breccia c'era? Solo per fare qualche nome...) tanto da dubitare della loro presenza (sì lo so, c'erano, c'erano... sommersi dalla folla!) e con molti amici ho scambiato solo chiacchiere veloci oppure ho semplicemente desistito sopraffatto dal flusso della moltitudine umana. Inoltre ho scoperto che alcuni "fenomeni" mi risultano totalmente imperscrutabili e, azzardo un termine, indigesti (come spiegare la fila immane per "tale" Sio contrapposta agli sparuti appassionati che si fermavano per uno sketch o una dedica dal gigante Vittorio Giardino?)

Meno male che c'era la Self Area, isola felice (e vivibile), crepitante di energie e good vibrations!
Al centro: Shelton e Crumb durante l'incontro a San Romano.
Dicevo "non me la sono goduta quasi per nulla" perché, come scritto sopra, mi sono "goduto" i due vecchietti straordinari, Gilbert Shelton e Robert Crumb, che il 1 Novembre sono stati protagonisti di un eccezionale incontro-intervista condotto da Matteo Sefanelli e Paolo Interdonato nella splendida cornice dell'Auditorium San Romano. Crumb, stante la location, è entrato benedicendo la folla emozionata e in trepidante attesa e domandando "dove sono i preti? dove sono i chierichetti?" Risate e applausi come se piovesse. I due, nell'oretta dell'incontro, hanno ricordato i tempi andati ed è emerso chiaro il noto disinteresse di Crumb per la scena attuale del fumetto: "ci sono molte storie pretenziose, i testi non si leggono, spesso il lettering è incomprensibile... i disegni possono anche andar bene ma per me le storie vengono prima di tutto." [ricordo estrapolato, non le vere parole di Crumb, N.d.R.]
Particolarmente dolente il ricordo di Crumb sul suo "eroe" Harvey Kurtzman, come riportato dal sito Bad Comics (così evito d'attivare la mia fumosa memoria!): "Harvey Kurtzman, creatore della rivista Mad, è stato senza dubbio l’artista che maggiormente li influenzò, oltre a dar loro una mano effettiva nell’emergere. Una figura tragica, finito schiacciato dall’impero di Playboy, per cui lavorava e a cui dovette sacrificare la propria autenticità per i compensi notevoli che assicurava. Crumb infatti confessa di odiare ancor oggi Hugh Hefner per quel che fece a Kurtzman, che aveva bisogno di denaro, e di aver giurato a se stesso che non avrebbe mai permesso che qualcuno facesse lo stesso a lui e alla sua arte. Kurtzman era il suo eroe. Un giorno andò a trovarlo e lo trovò che scriveva un fumetto per Playboy [Little Annie Fanny, N.d.R.]. Hefner, un fumettista frustrato che aveva abbandonato le sue velleità, voleva visionare ed approvare tutto il lavoro di Kurtzman che si trovava correzioni del patrono di Playboy su carta trasparente, vergate con una penna blu: stupidi interventi privi di valore per cercare di essere parte del processo creativo. Crumb racconta che a volte Kurtzman piangeva pensando a ciò che era obbligato a fare pur di lavorare. Ma ai tempi della fondazione di MAD, e prima ancora, nel ‘64 e ‘65 con la rivista Help, aveva pubblicato e creduto nei fumetti di Crumb e Shelton, pagandoli 35 dollari a pagina: metà dell’affitto di casa dei due. Un grandissimo aiuto per loro." [il resto può essere letto qui]

Beh... Crumb e Shelton "valgono" una Lucca intera, no?
Foto "carpita" dalla mostra di Hirohiko Araki.
Una menzione la meritano anche le mostre visitate, ahimè, a iper-velocità: Gabriele Dell'Otto, Silver, Rutu Modan, Hirohiko Araki, Guido Scarabottolo e... le varie chiacchiere con amici e addetti ai lavori (che non elenco perché di sicuro dimenticherei qualcuno) in Piazza San Michele e in Piazza Anfiteatro, as usual! Ah... e il bel tempo!
Ah... ho "visto" per circa 3 secondi in totale Masakazu Katsura, incrociato in Area Pro e individuato spuntare dallo stand assaltato dai fan memori dei turbamenti di Video Girl Ai, suppongo!
Al centro, con cappello, il sensei Katsura firma per i fan. Foto gentile omaggio di un generoso visitatore di passaggio.
Special thanks to: Bruno Olivieri, la crew della Hollow Press (Michele Nitri, Paolo Massagli e Gabriele Di Fazio) e... i frenetici, esplosivi Mammaiuto!

Alla prossima Lucca... ehmmmm, anche no! A meno che dopo Crumb non mi portino... IL Barbuto! LOL!!!

[A casa di problemi tecnici al mio personale equipaggiamento fotografico, tutte le foto a corredo di questo post (se non diversamente indicato) sono state scattate dall'amico Gabriele Di Fazio, animatore dell'ottimo blog Just Indie Comics, che ringrazio vivamente per il supporto.]

mercoledì 29 ottobre 2014

UDWFG: i magnifici 5 della Hollow Crew

Copertina di U.D.W.G. N.2. Illustrazione di Miguel Angel Martin.
Qualche giorno fa abbiamo parlato con Michele Nitri, fondatore di Hollow Press, di U.D.W.F.G., l'antologico underground a tema dark weird fantasy che con un solo numero alle spalle si è guadagnato l'attenzione della critica internazionale e il supporto convinto di lettori sparsi per il mondo (la rivista, seppure "made in Italy", è infatti in Inglese).
Il secondo numero di U.D.W.F.G. verrà presentato durante l'imminente Lucca Comics.
La Hollow Crew in versione toy!
Dopo Nitri è ora la volta di sentire la straordinaria Hollow Crew impegnata nella realizzazione di U.D.W.F.G. composta da autentici assi del fumetto underground: l’americano Mat Brinkman, lo spagnolo Miguel Angel Martin, il giapponese Tetsunori Tawaraya e gli italiani Ratigher e Paolo Massagli.

Le interviste sono state condotte via email nel periodo Agosto-Settembre.
Buona lettura e... "Prepare to lose your soul!"
Una tavola di Mat Brinkman.
Come sei stato coinvolto nel progetto?
Mat Brinkman: La storia stava fermentando da molti molti anni, Michele [Nitri, N.d.T.] si è fatto avanti e cercava esattamente quello che la storia offriva.
Miguel Ángel Martín: Michele mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto disegnare una storia “dark weird fantasy”. Michele sa che sono un fan di William Burroughs, come lo è anche lui. Ho capito quello che voleva. La mia idea di “weird fantasy” è Burroughs, non Lord Dunsany. Gli ho mostrato dei vecchi disegni e illustrazioni e gli sono piaciuti tantissimo e mi ha detto “vai avanti”. Non mi ero mai cimentato prima col “dark weird fantasy”. Grazie a lui mi sto divertendo un mondo a disegnare The Emanation Machine.
Tetsunori Tawaraya: Un giorno un mio amico mi ha detto che c'era un tizio in Italia che comprava online tutti i miei fumetti, da Tacoche, la più importante fumetteria dedicata ai fumetti underground e anche dall'editore indipendente Sweet Dreams Press.
Alla fine mi ha contattato direttamente e abbiamo parlato di un progetto a cui stava lavorando. Sì quella persona era Michele.
Ratigher: Conosco Michele, l'uomo dietro Hollow Press, da qualche anno. Viviamo a pochi chilometri di distanza e ci piacciono le stesse cose devianti, abbiamo anche molti interessi divergenti e questo rende le nostre chiacchiere frizzanti e accese. Lui pretende di insegnarmi a guidare usando il freno motore e io cerco di obbligarlo a leggere Shakespeare sottolineando con l'evidenziatore giallo. Nel progetto sono praticamente il suo braccio destro (diciamo almeno il pollice destro), mi occupo anche della grafica e dell'impaginazione della rivista e sono sempre l'ultimo a consegnare la storia; lo faccio solo per metterlo davanti alle difficoltà dell'editoria D.I.Y. È una specie di nonnismo dei fumetti.
Paolo Massagli: In quel periodo stavo auto-producendo il mio fumetto O.Z e Michele mi contattò perché era interessato al mio stile, mi parlò del suo progetto di editare una fanzine con autori molto famosi nel settore dell'underground e accettai subito.
Una tavola di Miguel Angel Martin.
Puoi raccontarci qualcosa sulla tua storia? Qual è stata la sua genesi e la scintilla alla base della sua ideazione? Qual è il tema cardine del tuo racconto?
Mat Brinkman:
Non posso dire nulla sulla mia storia: per quello c’è la storia stessa. Se c’è un tema nel racconto quello è… “Shit Happens".
Miguel Ángel Martín: La mia storia è improvvisata. Ho delle idee prima di iniziare a disegnare ma la storia è completamente improvvisata. Ora ho un’idea di base per il terzo episodio ma non so minimamente cosa succederà dopo. Non posso rivelare nulla perché non c’è nulla da rivelare. So solo come la storia finirà ma non so quanto sarà lunga. Penso che il tema principale sia la ricerca di qualcosa d’importante, un tema classico, come il Graal. Ma l’aspetto per me importante sono i personaggi e le situazioni.
Tetsunori Tawaraya: La mia storia è iniziata con delle immagini che si ricollegano al secondo episodio. Dopo aver letto il secondo numero si riuscirà a capire che cosa sta succedendo.
Fondamentalmente racconta le avventure di Mr. Rotten Donuts ma le cose diventeranno strambe e imprevedibili.
Ratigher: La mia serie si chiama Five Mantles. La scintilla è la voglia di occuparmi di una storia di pura avventura e azione. Diversamente dai miei fumetti classici, con questa storia voglio occuparmi solo di stratagemmi di sceneggiatura che incollino il lettore. Vorrei che fosse letta da dodicenni che poi si coprono di stracci, si dipingono la faccia e vanno a costruire delle basi nella boscaglia vicino casa. Five Mantles è ambientato in un mondo esclusivamente fatto di dungeon, nel solco della tradizione dei giochi di ruolo, da tavolo, dei libri game. La primigenia ispirazione credo sia proprio il gioco: io per primo, con i personaggi, sto giocando. Non so cosa succederà loro, ho un'idea molto fumosa del proseguire dell'avventura, cerco colpi di scena che stupiscano per primo me. Il mondo dei cunicoli è di solito legato a doppio filo con l'immaginario fantasy, io invece mi prendo la libertà di inventare mostri e scelte estetiche anche lontane dal fantasy classico, sempre perché sto giocando e il pallone è mio e le regole le decido io. Ambientare tutto nei dungeon mi permette di sperimentare un'altra sensazione che ho sempre considerato regina tra quelle suscitabili dal racconto a fumetti: la claustrofobia.
Paolo Massagli: La mia storia o, per meglio dire, le mie storie "Hell" sono sempre diverse ad ogni albo, l'unica cosa che l'accomuna è il paesaggio e, come dice il titolo "Hell", sono tutte svolte in  un inferno più fantasy che horror con tematiche e personaggi diversi.
La storia è nata perché Michele mi disse che il mondo dove era svolta doveva diventare il protagonista e non i personaggi che l'animavano e spero di esserci riuscito.
Una tavola di Tetsunori Tawaraya.
Qual è la tua reazione nel vedere il tuo fumetto fianco a fianco con quello degli altri autori? Vedi una sorta di “dialogo” tra loro oppure si tratta piuttosto di “sfida artistica” tra di voi oppure… semplicemente è la natura intrinseca di un libro antologico?
Mat Brinkman: Penso che il dialogo farebbe deragliare le nostre storie e visioni.
Miguel Ángel Martín: Sono abituato a pubblicare le mie storie in riviste insieme ad altri autori. Per cui questo progetto non è una novità per me. La prima rivista in cui ho pubblicato si chiamava Zona 84 per l’editore spagnolo Toutain, una rivista dedicata alla fantascienza classica. La mia idea di fantascienza in stile Ballard non fu compresa al tempo. Sto parlando dei primi anni ’90.
Tetsunori Tawaraya: La mia prima storia è una sorta di "flashback" di Mr. Rotten Donuts per cui è difficile da comprendere ma le cose inizieranno ad andare al loro posto nel secondo episodio.
Ratigher: È troppo presto a mio avviso per "dialogare" tra di noi. Siamo partiti tutti con idee molto  diverse, ma con il passare dei numeri, di sicuro ci influenzeremo. Credo che manchi anche la "sfida artistica", non siamo partiti come gruppo coeso, e di solito vuoi sbaragliare i tuoi amici piuttosto che i tuoi colleghi. Ma anche in questo caso, la "sfida" arriverà, anzi, è già arrivata.
Io poi vivo con particolare emozione la presenza di Brinkman, sono un suo fan da molti anni e lo considero al pari di Chris Ware come innovatore del nostro medium. Credo sia uno di quei pochi miracolati dal genio del racconto a fumetti, sembra sia la sua lingua madre.
Tanti anni fa, io e Tuono Pettinato ci procurammo il suo numero di telefono di Providence e gli telefonammo per chiedergli una storia per una fanzine che poi non ha mai visto la luce. Non ci rispose lui, ma una coinquilina che ci diede la sua mail, una cosa tipo 0000xx000x0xtuyanhhangh00xx098@antisocial.com. Io e Tuono eravamo tanto felici avesse una email così simpatica.
Paolo Massagli: Sono molto contento che il mio lavoro sia affiancato a questi grandi autori, per me non è una sfida e nemmeno un dialogo, per me è un apprendimento delle tecniche sia grafiche che narrative degli altri artisti.
Una tavola di Ratigher.
Quali sono, in generale, le tue aspettative per UDWFG? 
Mat Brinkman: Onestamente nessuna. Tutti quelli coinvolti si sono tuffati ma non sono sicuri di quanto sia profondo il mare.
Miguel Ángel Martín: Sono molto motivato e carico per questa avventura. Non sono a conoscenza di altri progetti simili. Penso che Nitri, come editore, abbia creato qualcosa di davvero speciale. È un piacere per me condividere lo spazio della rivista con artisti così eccezionali e originali.
Tetsunori Tawaraya: UDWFG mi sta dando così tante opportunità di disegnare nuovi personaggi e gli altri quattro autori sono una grande fonte d’ispirazione. Tutti quelli coinvolti in questo progetto sembrano la mia nuova famiglia. Me la sto godendo.
Ratigher: Spero di costruire un'avventura coinvolgente e diventare amico degli altri autori, così quando ci incontreremo tutti insieme ci berremo delle caipiroska e faremo combattimenti con le spade.
Paolo Massagli: Le mie aspettative sono già appagate, come ho detto in precedenza sono orgoglioso di far parte di questo gruppo di grandi artisti dell'underground. Per il resto la parola va al lettore e spero che apprezzi il nostro lavoro.
Una tavola di Paolo Massagli.

Le interviste precedenti:

giovedì 23 ottobre 2014

UDWFG: nel Regno di Michele Nitri

Copertina di U.D.W.G. N.1. Illustrazione di Mat Brinkman.
Michele Nitri è il fondatore della casa editrice Hollow Press e l'ideatore dell'antologico U.D.W.F.G. (Under Dark Weird Fantasy Grounds) il cui primo numero è stato pubblicato a Marzo di quest'anno mentre il secondo verrà presentato durante l'imminente Lucca Comics.
U.D.W.F.G. è un semestrale (96 pagine, bianco e nero, formato A4, 700 copie numerate, 18 euro) dal respiro internazionale, realizzato non a caso in inglese, che ospita cinque serie che si sviluppano sulle traiettorie di un fantasy... molto dark, molto weird e molto underground.
Il volume presenta storie, spesso (quasi) mute, popolate di mostri e bizzarre creature, dove tutto può succedere e il lettore ha la sensazione di non poter staccare gli occhi dai mondi impossibili ideati dalla Hollow Crew ovverosia un dream team di artisti "indie": l’americano Mat Brinkman (Multiforce), autentico guru della scene indipendente, di ritorno al fumetto dopo una lunga assenza; lo spagnolo Miguel Angel Martin (Brian the Brain); il giapponese Tetsunori Tawaraya (Can you see the rainbow from there?) e gli italiani Ratigher (Trama) e Paolo Massagli (OZ).
Il progetto, all'insegna del D.I.Y, è stato finanziato da Nitri tramite l'acquisto delle tavole originali, in modo da garantire agli autori un compenso adeguato. Le tavole sono state poi proposte sul mercato dei collezionisti di originali, generando così un circuito virtuoso capace di sostenere la produzione.
U.D.W.F.G. si è in breve tempo guadagnato l'attenzione e il riscontro positivo dei lettori e della stampa specializzata, raccogliendo recensioni lusinghiere non solo in Italia ma anche a livello Internazionale.
Il popolare sito BleedingCool lo ha definito "Il prossimo Creepy o Eerie per una nuova generazione, straripante di talento e storie da incubo." mentre il prestigioso The Comics Journal ha scritto "I lettori che hanno apprezzato i libri di Monster di Paul Lyons gradiranno altrettanto anche questo volume ma U.D.W.F.G. è molto più riuscito sia nella confezione che nelle storie che propone."

Nel seguito potete leggere un'intervista a Michele Nitri, che ringrazio, condotta via email durante il mese d'Agosto 2014.
Puoi raccontarci la genesi di questo progetto, sia dal punto di vista editoriale che creativo?
Michele Nitri: Dal punto di vista creativo, è stato principalmente un mix di due cose. La lettura di uno dei più bei libri dark fantasy di sempre, Zothique di Clark Ashton Smith, che mi fece ricredere del mio pregiudizio nei confronti delle raccolte, dimostrandomi che dei racconti messi insieme in modo coeso possono avere più potenza narrativa del classico romanzo. In particolare mi affascinò lo “status” dell’insieme, rispetto alla trama in sé che quasi sempre è ciò che ci tiene incollati alle pagine. E la rilettura del Multiforce di Mat Brinkman, che mi ha fatto scervellare su come poterlo racchiudere in un determinato genere, giungendo all’underdarkweirdfantasygrounds (un dark fantasy che esce fuori da ogni schema per sfociare nel weird, il tutto in uno “spirito” molto underground).
Dal punto di vista editoriale potrei parlarne per pagine e pagine. Ma la principale domanda a cui provavo a rispondere era: “esiste un metodo per retribuire in modo onesto gli artisti coinvolti rivolgendosi alla nicchia?”
Sembra di sì, o almeno per il momento funziona… basta acquistare tutte le tavole originali per sostenere le paghe e divertirsi a sperimentare con i ricavi delle copie vendute. Cioè, da collezionista mi venne in mente di sfruttare una delle nuove e SANE manie ultimamente in costante sviluppo: il collezionismo delle tavole originali.
Una tavola di Miguel Angel Martin.
Perché la scelta di un sotto-genere così di “nicchia” e specifico?
Perché come tutti sono un po’ egoista. Nessuno pubblicava o quasi i fumetti che avrei voluto leggere. E poi perché è un genere inesplorato: non ha senso essere la brutta copia di vecchie glorie.

Come sei giunto ai cinque autori coinvolti nel progetto? Quale selezione hai fatto, se c’è stata una selezione prima di arrivare ai “magnifici 5” di U.D.W.F.G.?
Mat Brinkman per me è il precursore, l’avrei coinvolto ad ogni costo, anche solo come copertinista. Gli altri dovevano rientrare nei seguenti requisiti: appartenere al mio Olimpo personale per inventiva e qualità; essere persone serie e oneste quali sono; e soprattutto non avere familiarità con il genere… troppo spesso l’eccessivo studio di una materia ingabbia la creatività.
Una tavola di Mat Brinkman.
Come sei riuscito a convincerli? Penso ad esempio all’eclatante caso di Mat Brinkman che di fatto torna al Fumetto dopo anni d’assenza e il suo seminale contributo alla “cosiddetta scena di Providence”…
A questa domanda possono rispondere solo loro. Ma credo si sia trattato di un insieme di cose. L’originalità creativa ed editoriale del progetto, la mia serietà dimostrata nel tempo e la tenacia nell’investire in un progetto completamente indipendente, che non abbia bisogno di leccate di culo e finti guadagni.
Una tavola di Tetsunori Tawaraya.
Qual è stata l’interazione tra te, come editore e ideatore del progetto, e gli autori? Quale input hai dato tu e quale gli autori, se ve n’è stato uno? Voglio dire, hai presentato loro un’idea definita di progetto oppure le loro “reazioni” e il loro interesse a partecipare hanno in qualche modo influito sul risultato finale?
Diciamo che c’è stato un input, ma molto generico. Ho richiesto solo di rimanere in un tema fantastico, oscuro e insolito. Chiedendogli di concentrarsi sul mondo che si apprestavano a creare e non sui personaggi, volevo che questi ultimi guadagnassero spessore di riflesso al mondo in cui vivevano. E la risposta degli artisti non ha assolutamente deluso le mie aspettative.

Sei giovanissimo, ma mi sembra tu abbia già le idee abbastanza chiare e di sicuro la “temerarietà” per proporre un progetto simile con un respiro internazionale (non a caso il volume è in Inglese)… so che sei stato un collezionista di tavole originali, immagino lo sia ancora… essere un collector ti è stato d’aiuto per creare U.D.W.F.G.?
Sì! Tantissimo! Per idee, per contatti, per dinamiche di mercato, mi ha aiutato in tutto. Come tutte le cose d’altronde. Non smetterò mai di ripetere che il più grande aiuto lo sto ricevendo dalla vita intensa che cerco di condurre: con una mentalità aperta si può ben capire come ogni piccola esperienza possa essere trasposta in altri interessi.
Una tavola di Ratigher.
Per Ottobre, in concomitanza con Lucca Comis, è in arrivo il Vol. 2. Puoi fare un primo bilancio? Inoltre, qual è la pianificazione, in termini di uscite, del progetto? Prevedi una conclusione? Magari, qualche new entry in termini di autori, anche se immagino sia troppo presto per parlarne…
Il bilancio è che in soli 4-5 mesi ho raggiunto abbondantemente i fondi per finanziare il secondo numero.
Per quanto riguarda la conclusione è variabile, dipende da come proseguirà l’iniziativa e dalla creatività degli autori. Il mio traguardo minimo è la pubblicazione di almeno 5 numeri, poi chissà… grazie a me, grazie agli autori e grazie soprattutto a voi che sosterrete il progetto, potremmo andare avanti all’infinito, l’importante è avere sempre buone idee da mettere su carta.
Invece sulle new entry non c’è alcuna possibilità. Se si dovesse presentare qualche proposta allettante da parte di autori interessanti, pubblicherò dei volumetti autoconclusivi in stile “U.D.W.F.G. Presents…”
Una tavola di Paolo Massagli.
Qual è la prospettiva per il 2015? Pensi, ad esempio, di raccogliere le singole storie in volumi specifici, magari includendo making-of e altro?
Di sicuro per i prossimi 2 anni mi dedicherò solo ed esclusivamente a questo progetto, per questioni logistiche. Poi il mio sogno nel cassetto è aprire una piccola casa editrice underground rivolta ad un pubblico internazionale.
Le singole storie verranno raccolte in TP solo una volta concluse, in edizioni superlimitate e da collezione. Ma per il momento non ci penso troppo, credo e spero se ne riparlerà tra anni.

Inoltre, che altro bolle in pentola per Hollow Press?
Tanto U.D.W.F.G., qualche “special guest” (se ne avrò occasione) e mi piacerebbe pubblicare una serie epica di ampio respiro…
Il logo di Hollow Press.
Le interviste precedenti: