lunedì 3 dicembre 2012

La maledizione di Goria


La sconfitta di Renzi contro Bersani, al di là di simpatie o antipatie più o meno ideologiche, mi fa pensare a un dato di fatto. A meno che il PdL non riesca in un'impresa che equivale a scalare il Mortirolo su una Graziella, bendati, pedalando all'indietro con vento contrario il giorno dopo un ictus, quasi sicuramente neanche il prossimo vincitore delle elezioni politiche potrà almeno avvicinarsi a un record che resiste da ormai 25 anni: quello del più giovane Presidente del Consiglio. Un primato che resta saldamente in mano alla buonanima di Giovanni Goria, democristiano di Asti che per alcuni mesi a cavallo tra l'87 e l'88 guidò il governo, all'età di 44 anni. Si badi bene: non trenta, non trentacinque, ma quarantaquattro, un'età che per il resto d'Europa sarebbe abbondantemente nella media (vedi Blair, Zapatero e la Scandinavia tutta). Da 25 anni non si riesce a trovare un capo del governo di un'età almeno paragonabile (forse solo D'Alema nel '99, ma aveva comunque già passato i 50). E meno male che stiamo parlando della cosiddetta "vecchia DC", da sempre vista come una via di mezzo tra un hospice e un museo archeologico.
Ma forse una spiegazione c'è. Dopo l'infelice esperienza di governo, Goria si ammalò di tumore ai polmoni e morì ad appena 51 anni. E, da lassù (o da laggiù, dipende come San Pietro ha giudicato il suo coinvolgimento in Tangentopoli), continua a lanciare la sua maledizione contro chiunque osi sfidare il suo primato. E allora, caro Matteo, forse è stato meglio così. Sai mai che non porti sfiga?

mercoledì 7 novembre 2012

SCOOP: i titoli provvisori di canzoni italiane dedicate ai figli

Ho appreso, con doveroso sconcerto, che anche Laura Pausini si appresta a pubblicare un brano per celebrare la sua ormai prossima maternità. Ora, è risaputo che l'arrivo di figli/e genera solitamente nei cantanti un'esplosione di serotonina ed endorfine che, riversate sul pentagramma, si traducono in pallosissime lagne. Però, vuoi mettere la gioia di rompere le p... ops, volevo dire: di informare tutti, fans e non fans, di questa gioia immensa e commercialmente assai sfruttabile?
Non sono riuscito a trovare il titolo definitivo. Fonti interne all'entourage della cantante sostengono che il titolo provvisorio sia: "Evviva! Anche se somiglio a uno scaldabagno, non so dire tre parole di fila e canto la stessa canzone da 20 anni, c'è qualcuno che mi bomba!". Ma forse verrà modificato.
Del resto, anche la canzone della Nannini per la sua Penelope, "Ogni tanto", doveva originariamente intitolarsi: "Grazie, fecondazione artificiale, per farmi aspettare una creatura che, dati ISTAT alla mano, facilmente diventerà orfana prima dei 30 anni, ma intanto mi darà un bel po' di visibilità, e chissenefotte se scrivo un pezzo sconsigliato ai diabetici, io che agli inizi cantavo America ". Ma poi l'effetto del Pentothal è finito.
Per non parlare di Jovanotti: "Adesso faccio una lista della spesa di buoni sentimenti e cose ultrabanali che, cioè, per me sono bellissime perché fanno tutte parte di questo grande buffo mondo e quando cantavo Gimme Five ero troppo fatto per accorgermene" è inspiegabilmente diventato "Per te". Perdendo molto della sua poesia.
O Ligabue: del primo titolo "Oh cazzo, stavolta non ho fatto attenzione, va a finire che mi sputtano la fama di rocker della Bassa, da adesso in poi basta Lambrusco a stomaco vuoto" è rimasto soltanto "Da adesso in poi". Inspiegabile.
Ma anche Biagio Antonacci, prima di minacciare la sua creatura col titolo "Assomigliami", aveva pensato a qualcosa tipo: "E adesso, altre tonnellate di melassa solo per voi, dal papà più figo della musica italiana. Ora saprò a chi dedicare i prossimi copiosi Telegatti".
E non dimentichiamoci di Eros Ramazzotti: la prima versione di "L'Aurora", sempre secondo fonti ben informate, aveva come titolo "Finalmente mi sono deciso a dirle di girarsi, a questa ragazzina svizzera dal culo che fa sbavare tutti gli italiani".
Insomma, è un vero peccato che vi siano di mezzo produttori e case discografiche: coi titoli originari, queste canzoni sarebbero state forse non meno melense, ma di sicuro più sincere.

(grazie ad Alessandra Giovannini per l'idea)

venerdì 19 ottobre 2012

Sur cucuzzolo d'a' montagnia

Gli organizzatori della Coppa del Mondo di Sci - tra i quali - evidentemente, circola neve buonissima - valutano l'ipotesi di far disputare una gara di sci alpino al Circo Massimo. Un'iniziativa sconcertante: lo sanno tutti che il Circo Massimo è più adatto al biathlon.

martedì 25 settembre 2012

Il modello FIAT (del 1998)

In TV e sul Web infuria lo scontro tra Marchionne e Della Valle, appassionante quanto un film moldavo del 1957, e non si placano le polemiche dopo gli annunci del magnate più sciatto al mondo dopo Bill Gates, addio Fabbrica Italia e investimenti per 20 strabiliardi nei prossimi tre anni. Davvero lungimirante, sia dal punto di vista concettuale, sia da quello della situazione attuale in casa FIAT, la decisione di attendere la ripresa dalla crisi prima di lanciare una serie di modelli realmente innovativi, non i soliti restyling. E allora guardiamola, l'attuale offerta commerciale del gruppo FIAT, per avere una conferma dell'assoluta avanguardia tecnologica dei modelli proposti, tale da giustificare questi accantonamenti in ricerca e sviluppo.

Superutilitarie: Alla fine dello scorso anno è uscita la nuova Panda, di fatto un profondo restyling del modello precedente, risalente al 2003, che inizialmente doveva chiamarsi "Gingo", con tanto di figuraccia con la Reanult, indispettita per l'assonanza con "Twingo". Il nuovo modello ha decretato anche il definitivo pensionamento della "highlander" del Gruppo, la Seicento, auto risalente al Giurassico Inferiore (1998!), l'unica capace di offrire come optional accessori di serie ormai sul 99,946% delle auto nuove, e a sua volta evoluzione della Cinquecento, originaria del Precambriano (1992). Insomma, già da qui si capisce che il rinnovamento, a Mirafiori, è di casa.

Superutilitarie fighette: La 500 vende ancora discretamente, ma anche i classici, dopo un po', iniziano ad accusare il peso degli anni (è del 2007). E ricordiamoci che, se non fosse stato per l'insistenza di Lapo Elkann (sì, proprio lui), questo modello sarebbe rimasto allo stadio di prototipo. Da ciò si deduce che essere a capo del management FIAT altera le percezioni sensoriali più della coca.

Utilitarie: perpetuando l'ormai consolidata tradizione del modello che da solo deve reggere l'intera baracca, la Punto 2012, terza evoluzione di un modello risalente al 2005, continua faticosamente a vendere, nonostante l'ultimo restyling le abbia creato un frontale simile a un oritteropo. Totalmente assenti versioni speciali (ricordate la Punto Cabrio del '93?). Questa, e basta. Ah, no, ci sono anche anche l'Alfa Mito, variante tamarra, e la Nuova Lancia Y, destinata probabilmente a durare una decina d'anni come i modelli suoi predecessori.

Monovolume compatte: dopo l'Idea, accantonata dopo quasi 10 anni (ma c'è una buona notizia per i nostalgici: la Lancia Musa resiste!), è appena arrivato il primo modello realmente nuovo in casa Fiat dai tempi della 500: guarda caso, è la 500L, ossia la 500 sotto anabolizzanti. Sta alla 500 quanto un nudo di Botero sta alla Venere di Milo. Auguri.

SUV compatte: da sette anni resiste la Sedici, che altro non è che il Suzuki SX4 con una nuova mascherina. Troppo facile così (parte prima).

Medio-inferiori: Ecco un'altra anzianotta, la Bravo, che nel 2007 ha sostituito l'auto più simile a uno scaldabagno mai prodotta: la Stilo. Geniale, in un segmento in cui si vendono quattro famigliari per ogni berlina, la decisione di non offrire un modello station wagon. Un autogol in rovesciata dalla propria metà campo. Idem per la Lancia Delta, una Bravo fin dalla disposizione dei pulsanti sul cruscotto, solo più modaiola. L'Alfa Romeo tenta di differenziarsi con la Giulietta, una buona vettura, bisogna dargliene atto. Nuovi modelli? Non prima del 2015. Una rapidità di risposta ai competitor pari a quella di un bradipo narcolettico.

Multispazio: Qubo e Doblò continuano gioiosamente a cannibalizzarsi a vicenda.

Medie: qui FIAT e Lancia brillano da anni per la loro assenza (ingiustificabile, a meno che tu non sia reduce da cose come la Lybra), mentre l'Alfa 159, pure lei, ha un cuore sportivo sì, ma ormai affaticato (è del 2005, e da inizio anno non è più in listino in alcuni Paesi). Anche qui, in un mercato pieno di station wagon, un solo modello è poco. La Giulia arriverà solo nel 2014.

SUV medie: non pervenute. Ci sono tutte, a momenti anche la UAZ, ma non le italiane. In attesa (ormai da quasi dieci anni) del modello Alfa, che se va avanti così si chiamerà Omega (ops, Entschuldigung, Opel).

Medio-superiori: Archiviato quel cassonetto chiamato Croma (la moda di infangare nomi gloriosi è sempre viva), ecco arrivare la FIAT Freemont, una Dodge Journey con nuovi interni e poche altre modifiche, pachidermica e sonnacchiosa. Troppo facile così, caro Marchionne (parte seconda). Ha un solo pregio: sostituisce la Bruttipla.

Grandi berline: La Thesis non lasciava indifferenti, la nuova Thema sì. Anche qui Marchionne è andato a colpo sicuro: una Chrysler per il mercato USA, modello transatlantico, due modifiche davanti e dietro, interni vezzosi (con l'orologio a lancette che fa tanto vorrei-la-Maserati-ma-non-posso), e via. Troppo facile così (parte terza).

Monovolume grandi: Qui neanche la fatica di cambiar nome: la Chrysler Voyager diventa Lancia, ed ecco pronta la sostituta della Phedra (pure lei prodotta quasi immutata per 8 anni, insieme alla cugina Fiat Ulysse). Troppo facile così (parte quarta)

Sportive: sparite le Alfa Brera e Spider, altro macchinone americano in arrivo, diventerà la Lancia Flavia (troppo facile così - parte quinta), quasi 5 metri di lunghezza per quasi 2 tonnellate di peso, motore solo a benzina, consumi stratosferici. Tra Freemont, Thema, Voyager e Flavia, è una bella sfida a 4. Di sumo. Del resto, non è questa l'epoca del downsizing?

Questa è la panoramica di un Gruppo che, in Italia, ha meno che dimezzato la propria quota di mercato in vent'anni, ed in Europa è ormai relegato a un ruolo marginale. Ma che importa, vero, Marchionne? Basta che il mercato tiri in Brasile, dove vendono ancora la vecchia Uno, e in America (God bless the 500, and mother Chrysler too). E' adesso che avremmo bisogno di nuovi modelli, realmente innovativi, anche a costo di osare qualcosa, ma ponendo le basi per un rilancio del brand che permetta di sfruttare al massimo il post-crisi. E invece, per il 2013 arriveranno solo alcune versioni truzze della 500, la supersportiva Alfa 4C e poco altro. Per un'età media della gamma prodotto che ormai si avvicina a quella di Andreotti. In bocca al lupo, Fiat. Dove per lupo, ovviamente, intendo Chrysler.

venerdì 14 settembre 2012

Il Comune del mio condominio

Due notizie dai contenuti analoghi hanno colpito la mia attenzione in questi ultimi giorni. Entrambe si inseriscono nel filone della riorganizzazione della divisione amministrativa in Regioni, Comuni, Province, e ora anche Città Metropolitane, di cui si fa un gran parlare (ma, per ora, solo quello).
La prima: un articolo del Corriere, basato su un'inchiesta di Report, stigmatizza la divisione dell'Isola d'Elba (223 km2, circa 30.000 abitanti) in ben 8 comuni autonomi, ciascuno con il proprio staff e relative spese. Alcuni sindaci hanno proposto di creare un unico grande comune, ma per ora restano "voces clamantes in deserto".
La seconda, tratta da Repubblica-Bologna: nella provincia del capoluogo emiliano cinque comuni, assai diversi tra loro per ubicazione, morfologia, storia e popolazione, stanno procedendo a gran velocità verso l'unificazione. Il nuovo comune, il cui nome sarà scelto dai residenti tramite referendum, sorgerà nel 2014 e conterà anch'esso circa 30.000 abitanti.
Allora mi chiedo: visto che in fondo è possibile e l'iter in sé sarebbe complesso ma non impossibile, per quale motivo, prima di andare a scomodare i "pesci grossi", ossia le Province, non si comincia ad accorpare per legge certi comuni che, presi singolarmente, non arrivano neppure alla popolazione di un condominio?
Una rapida scorsa su Wikipedia offre una casistica impressionante. Pedesina, in provincia di Sondrio, ha 34 abitanti. Guardando il sito del Comune, si scopre che tra Sindaco, Giunta, Segretario e Consiglio Comunale, rivestono cariche pubbliche 13 persone, ossia quasi la metà della popolazione. E che dire di Morterone (Lecco), 33 abitanti, che di fatto non ha neppure una sede comunale, poiché il sindaco riceve negli uffici del vicino Comune di Ballabio? Che senso ha tenere disgiunti questi due comuni?
La lista prosegue, comprendendo gran parte delle regioni italiane.
Chamois (Aosta): 96 abitanti.
Moncenisio (Torino): 42 abitanti.
Carcoforo (Vercelli): 79 abitanti.
Rima San Giuseppe (Vercelli): 69 abitanti.
Rassa (Vercelli): 73 abitanti.
Selve Marcone (Biella): 99 abitanti.
Sambuco (Cuneo): 98 abitanti.
Pietraporzio (Cuneo): 94 abitanti.
Argentera (Cuneo): 78 abitanti.
Canosio (Cuneo): 87 abitanti.
Carrega Ligure (Alessandria): 85 abitanti.
Menarola (Sondrio): 46 abitanti.
Maccastorna (Lodi): 66 abitanti.
Rondanina (Genova): 73 abitanti.
Zerba (Piacenza): 94 abitanti.
Montelapiano (Chieti): 77 abitanti.
Baradili (Oristano): 95 abitanti.
E così via, per un totale di oltre 50 comuni sotto i 100 abitanti. Quelli tra i 100 e i 200, ugualmente poco significativi, sono molti di più. Quanto costa la loro gestione? Quanto devono essere alti e appuntiti i loro campanili? Perché tutte queste resistenze, quando un eventuale accorpamento nulla toglierebbe alla storia, alle tradizioni, all'economia e, perché no, al prestigio degli ex-comuni? E' come se volessi autoproclamarmi sindaco del mio condominio. A quel punto, faccio assessore alla comunicazione e alle pubbliche relazioni la pettegola del quarto piano, assessore al bilancio quello del quinto piano che litiga sempre con l'amministratore per il riparto delle spese, e assessore all'urbanistica la vecchietta del primo piano che innaffia le fioriere. E assessore alla cultura? Mia moglie, che è insegnante. Tanto, la logica è quella.

giovedì 6 settembre 2012

Un'entusiasmante tripletta

Mettiamoci pure la stanchezza (erano le 6 e stava parlando da quasi due ore), mettiamoci la fretta di concludere con un candidato che - per l'appunto - dopo due ore era ancora lì a parlare del suo progetto, ma ieri una mia collega ha infilato in pochi minuti una tripletta da radere al suolo la Crusca. 18.11: "Se io INVESTISCO 10...". 18.17: "Se, invece di venerdì, le PROPORREI lunedì...". Ma il capolavoro è alle 18.20: "Se le idee sono chiare, scriverle non è poi così...". Io: "Ostico?" Lei: "Non è poi così DRASTICO". In quanto tale.

lunedì 27 agosto 2012

Cosa fare una notte estiva e festiva in caso d'insonnia

Vado a dormire alle 11, insieme a Marco che, come spesso capita, vuole addormentarsi nel lettone. Il piccolo grande me si gira, mi dice "ti voglio bene, papà", mi abbraccia e si addormenta quasi subito. Non esiste modo migliore di dire addio alle ferie. Prendo sonno presto anch'io.
Mi sveglio alle due. Ho un caldo tremendo, l'aria della stanza mi sembra irrespirabile. Mia moglie, che nel frattempo ha messo Marco nel suo letto, dorme tranquilla al mio fianco. Brancolo verso il frigo, bevo dalla bottiglia. La finestra semiaperta della cucina manda un'aria insolitamente fresca. Ci sarebbe da dormire fuori, sul terrazzino, ma è troppo scomodo. Vado in bagno. Da una parte vorrei riprendere sonno, ché domattina la sveglia torna a suonare. Dall'altra vorrei trovare un modo per godermi, anche solo per dieci minuti, la brezza della notte, dopo due mesi d'afa.
Strappo un foglio di carta igienica e improvvisamente mi ricordo di una cosa.
Cercando di non far rumore, lentamente entro nello studio / sgombraroba / camera per gli ospiti. Mi infilo un paio di pantaloni. Poi torno in soggiorno, prendo le chiavi e le banconote, faccio scomparire il tutto nelle tasche.
Apro la porta, cercando di ridurre l'unica fonte di disturbo al "clac" della serratura. Sblocco il portone del condominio, ed eccomi in strada.
Cinquanta metri in cui respiro a pieni polmoni, mentre il fresco mi dà una piacevolissima pelle d'oca.
Schiaccio il primo bottone del telecomando, entro in macchina. Trecento metri e mi fermo. La brezza del viale mi accoglie in mezzo ai neon gialli.
Diesel a 1,65. L'incantesimo svanisce tra cinque ore.

giovedì 12 luglio 2012

Femminicidi, maschicidi e notizie non date

Non si placa l'indignazione per la barbara uccisione di Maria Anastasi, la 39enne incinta trucidata dal marito e dall'amante. Le principali testate giornalistiche danno ampio spazio a questa vicenda, correttamente. Così come, con altrettanta dovizia di particolari, riportano un altro caso di donna uccisa dal compagno, una badante ecuadoregna di 30 anni. E giù approfondimenti sulla violenza sulle donne, sul "femminicidio" (copyright Saviano) perpetrato in Italia a ritmi da record negativo, su cosa devono fare le donne per mettersi al riparo dalla violenza tra le mura domestiche. Tutto condivisibile, eccetto qualche tono a volte un po' forzato. Tutto il resto, ampiamente condivisibile.
Eppure...
Oggi, sul sito del Corriere, quasi in fondo alla home page, leggo un articolo sul grave ferimento di un operaio a Orte, preso a bastonate dalla compagna e dall'amante di lei. Una notizia comunque disturbante, di cronaca nera, che però sui siti di Repubblica, Unità e Ansa, attentissimi ai casi di femminicidio, non compare. Forse perché non è morto? O forse per un altro motivo? Non voglio fare illazioni. Ma, o si danno tutte le notizie, o il rischio di farle sembrare di peso diverso, anche quando non lo sono, c'è eccome.

mercoledì 27 giugno 2012

Disgustosi pietismi

Da Repubblica: "Atterrato l'aereo con la salma del carabiniere Braj. Ad accoglierlo moglie e figlio". Ma una volta non si chiamavano vedova e orfano?

mercoledì 22 febbraio 2012

Punti di vista

Leggo su Corriere.it un articolo sulle lamentele di alcuni abitanti di un paesino del Bresciano per l'abbigliamento troppo sexy di una barista. L'articolo, redatto da una giornalista donna, finiva con un'intervista al sindaco del paese, pure di genere femminile. Riporto testualmente:

Chiedetelo a Bagnolo, cosa ne pensino dei pantaloni a vita alta. «Qui i pantaloni a vita alta non sanno più cosa siano», lamenta il sindaco Cristina Almici. «Ormai del paese si conosce solo il sexy bar». Le cittadine sono piuttosto agitate. «Solo? Direi furiose! Si sono persino rivolte ai carabinieri». Addirittura? «Certo. La signora Maggi è stata convocata al Comando. E ammonita verbalmente». Qualcuno le avrà pur dato il permesso di lavorare fino a notte fonda. «L'autorizzazione ce l'ha, ma che ne sapevo che avrebbe servito cocktail vestita così? Mi dia il tempo, sto pensando a un provvedimento. Qui l'ordine pubblico è andato a farsi benedire»

Non ritenendo questo articolo un capolavoro di obiettività, ho provato a immaginarmi come sarebbe stato il finale se il giornalista e il sindaco fossero stati due uomini. Press'a poco sarebbe suonato così:

Chiedetelo a Bagnolo, cosa ne pensino dei pantaloni a vita alta. «Qui i pantaloni a vita alta non sanno più cosa siano», esulta il sindaco Cristiano Almici. «Ormai del paese si conosce solo il sexy bar. Del resto, chi se lo incula quel castello del Trecento?». Le cittadine sono piuttosto agitate. «Solo? Direi furiose! Si sono persino rivolte ai carabinieri, ed erano tutte bagnate». Addirittura? «Certo. La signora Maggi è stata convocata al Comando, ammonita verbalmente, e posseduta carnalmente.». Qualcuno le avrà pur dato il permesso di lavorare fino a notte fonda. «L'autorizzazione ce l'ha, ma che ne sapevo che avrebbe servito cocktail vestita così? Altrimenti ricominciavo a bere prima! Mi dia il tempo, sto pensando a un provvedimento per imporre l'outfit alle altre bariste del paese. Qui l'ordine pubblico è andato a farsi benedire. Era ora, figa!»

Come sempre, è tutta questione di punti di vista.