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mercoledì 7 marzo 2018

Il filo nascosto (Phantom Thread)

anno: 2017       
regia: ANDERSON, PAUL THOMAS
genere: drammatico
con Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Sue Clark, Joan Brown, Harriet Leitch, Dinah Nicholson, Julie Duck, Maryanne Frost, Elli Banks, Amy Cunningham, Amber Brabant, Geneva Corlett, Camilla Rutherford, Gina McKee, Philip Franks, George Glasgow, Nick Ashley, Brian Gleeson, Pauline Moriarty, Harriet Sansom Harris, Eric Sigmundsson, Phyllis McMahon, Richard Graham, Silas Carson, Martin Dew, Lujza Richter, Leopoldine Hugo, Emma Clandon, Sarah Lamesch, Julia Davis, Nicholas Mander, Jane Perry    
location: Regno Unito
voto: 8

Nella Londra degli anni '50 Reynolds Woodcock (nomen omen: alla lettera, "cazzo di legno") e sua sorella Cyril (Manville) sono una coppia di stilisti ricercatissimi ed estremamente apprezzati dall'alta società britannica. Segnati entrambi dalla precoce morte dell'amatissima madre, lei è una zitella algida, lui un narciso snob e terribilmente isterico che passa da una sottana all'altra fino a quando non incontra Alma (Krieps), una cameriera. La donna, sottoposta a lungo alle stesse sofferenze psicologiche di chi l'aveva preceduta, trova però la chiave per entrare nella atrofizzata vita sentimentale del suo amato, il quale dapprima la patisce, per poi diventarle complice in un finale spiazzante.
A più di tre anni dal deludente Vizio di forma, Paul Thomas Anderson si conferma comunque regista raffinatissimo, criptico, elegante come pochi altri, maestro assoluto nell'uso della macchina da presa, confezionando un film che entra nelle stanze più segrete della psiche umana e mettendo in scena un intreccio amoroso torbido, fatto di diniego e determinazione. Il copione affida il compito a due esecutori impeccabili: Daniel Day-Lewis, titanico come sempre e qui alla sua ultima prova (così dice...), riesce a rendere corporei i tormenti interiori del suo personaggio, mentre Vicky Kriepsdà impersona con una miscela di calcolo e passione una figura di donna che attende con fermezza tetragona il cambio di passo da parte del suo amato. Duetti laceranti, triangoli con la sorella-sfinge di Reynolds e scene corali di grande impatto visivo (su tutte, quella della festa di capodanno), congiugati con le musiche talora stranianti del Radiohead  Jonny Greenwood e con costumi giustimente premiati con l'Oscar, aggiungono valore a un'opera che ribadisce la vocazione sibillina e il talento smisurato del regista di capolavori come Magnolia, Il petroliere e The master.    

giovedì 10 dicembre 2015

Celebrity

anno: 1998   
regia: ALLEN, WOODY   
genere: commedia   
con Kenneth Branagh, Judy Davis, Hank Azaria, Joe Mantegna, Winona Ryder, Charlize Theron, Leonardo DiCaprio, Melanie Griffith, Famke Janssen, Michael Lerner, Bebe Neuwirth, Dylan Baker, Kate Burton, Patti D'Abranville, Karen Duffy, Ned Eisenberg, Monique Fowler, Andre Gregory, Allison Janney. Debra Messing, Isaac MIzhray, Gretchen Moll, Greg Mottola, Larry Pine, Steven Randazzo, Sam Rockwell, Aida Turturro, Celia Weston, Jeffrey Wright    
location: Usa
voto: 6,5   

Un giornalista sottaniere (Branagh) che bazzica il jet set della televisione, della moda e del cinema pianta in asso sua moglie (Davis) - che nel frattempo ingaggia una relazione con un produttore televisivo (Mantegna) - per addentrarsi in avventure accidentatissime con una modella da sturbo (Theron) e un paio d'attrici in ascesa. Nel frattempo, l'uomo sta faticosamente tentando di concludere il suo nuovo romanzo.
Sembra un film di Altman con frecciate al curaro nei confronti del mondo delle celebrità. E ce n'è per tutti: i giornalisti, i media, la religione, le rockstar, i chirurghi plastici e, ovviamente, gli intellettuali. Fotografato col il raffinato bianco e nero di Sven Nykvist, si tratta di uno dei film più affollati, veloci e tachilalici di Allen, il quale consegna a Kenneth Branagh il suo alter ego di imbranato opportunista in un mondo popolato da squali, nevrotici (insuperabile il siparietto di un giovane DiCaprio), depressi, tossici. Ma è anche il film più sensuale del regista newyorchese, con un paio di scene ad alto tasso erotico che trovano Charlize Theron e Melanie Griffith come protagoniste. Ma il pezzo migliore spetta a Judy Davis, docente abbandonata e poi diventata una star del giornalismo televisivo. Quando va a lezioni di fellatio con l'intento di fare felice il suo nuovo compagno, la sua insegnante le domanda, preliminarmente: "A cosa pensi quando lo fai?". E lei: "Alla crocifissione".    

domenica 8 novembre 2015

Alaska

anno: 2015       
regia: CUPELLINI, CLAUDIO  
genere: sentimentale  
con Elio Germano, Astrid Berges-Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Antoine Oppenheim, Paolo Pierobon, Pino Colizzi, Marco d'Amore, Roschdy Zem, Anastasia Vinogradova, Xavier Lemaître, Eric Caruso, Fred Epaud, Maria Sole Mansutti, Riccardo Floris, Stefano Fregni, Nadia Aldridge, Rossana Mortara, Anna Zelthonosova, Florence Villain, Hazel Morillo, Édouard Giard, Gharbi Anis, Dov Maman, Orietta Notari, Roberta Rovelli, Nicola Sisti Ajmone, Gianni Bissaca, Désirée Giorgetti, Elena Vettori, Davide Artico   
location: Francia, Italia
voto: 8  

Lui (Germano) fa il cameriere in un hotel parigino a 5 stelle, lei (Berges-Frisbey) è un'aspirante fotomodella poco convinta. Si incontrano per caso nella terrazza di quello stesso albergo, fanno una bravata e la vicenda finisce male. Da lì il carcere (per lui) e il successo professionale (per lei), l'inizio di una storia d'amore che li porterà a Milano, contrappesi di una bilancia esistenziale che quando pende da una parte si impenna dall'altra, e viceversa.
Alaska, terzo film di Claudio Cupellini esclusivamente a sua firma, arriva nelle sale a cinque anni di distanza da Una vita tranquilla, proponendo ancora una volta il racconto di un'esistenza apolide. Su una trama fittissima e in qualche passaggio ai limiti del verosimile, nella quale assistiamo al saliscendi continuo dei protagonisti sull'ascensore della mobilità sociale, si innesta una gamma ricchissima di chiaroscuri emozionali che rendono pulsante e tangibilissimo il travaglio sentimentale dei due protagonisti, serviti da una coppia di attori che giganteggiano e aiutati da alcune sottotrame dalle quali emergono soprattutto a tutto tondo i ritratti dell'amicizia virile.    

mercoledì 9 ottobre 2013

Le radici e le ali

anno: 2010       
regia: CAMARCA, CLAUDIO * PARSI, MARIA RITA
genere: documentario
voto:3,5

Parte subito male il documentario di Claudio Camarca e Maria Rita Parsi. Il primo si presenta con un curriculum di fiction non proprio di livello: suoi due mediocri lungometraggi come Quattro bravi ragazzi e Rumori di fondo, entrambi già portatori di uno spiccato interesse nei riguardi della condizione giovanile. La Parsi, psicologa e assidua frequentatrice dei salotti televisivi, attacca dal canto suo con un pistolotto di diversi minuti in cui riesce a produrre un florilegio di luoghi comuni che avrebbe suscitato l'invidia del Massimo Catalano più in forma, pace al'anima sua.
Il tema è quello della condizione giovanile, esaminata secondo i canoni delle radici (le origini, le certezze, la famiglia, gli amici) e le ali, cioè le aspettative, i sogni. Scandito dai temi della moda, dell'anoressia, della droga, della scuola, delle amicizie, della famiglia, della politica e dell'impegno sociale, il documentario - che si mantiene su un registro cinematografico elementare - lascia la parola agli stessi ragazzi, ai quali vengono rivolte domande marzulliane dalle quali scaturiscono risposte ancora più insignificanti e disarmanti. Chiusura con Don Ciotti che straparla.
Se lo scopo del documentario era quello di introdurci nell'universo giovanile, allora poveri ragazzi: fossero davvero tutti così ci sarebbe di che averne paura. E se le radici e le ali di una generazione sono queste, tra abbuffate di televisione, concorsi di bellezza, ossessioni estetiche e droghe, questa generazione non avrebbe veramente un futuro, a dispetto delle sciocchezze che la Parsi spiattella spacciandole per relativismo culturale.    

sabato 29 giugno 2013

Se sei cosi ti dico sì

anno: 2011       
regia: CAPPUCCIO, EUGENIO
genere: commedia
con Emilio Solfrizzi, Belén Rodríguez, Fabrizio Buompastore, Francesca Faiella, Toto Onnis, Manuela Morabito, Eleonora Albrecht, Iaia Forte, Roberto De Francesco, Pinuccio Sinisi, Salvatore Marino, Azzurra Martino, Lucia Bodenizza, Alessandro Feliù, Roberto Zibetti
location: Italia, Usa
voto: 2

Che Se sei così ti dico si fosse un film da evitare a ogni costo lo si capiva già dall'errore contenuto nel titolo, con quel "si" senza accento (mentre "così", correttamente, lo ha) e che puzzasse di bluff lo si intuisce dalla locandina, con un Solfrizzi radicalmente diverso da come è truccato nel film. Il resto è una storia esilissima che sta a metà strada tra il già inguardabile Notting Hill, commedia rosa targata julia Roberts e Hugh Grant e L'uomo in più di Sorrentino, con Servillo crooner meteoritico e dimenticato degli anni '80.
Siamo in Puglia, a Savelletri di Fasano, dove Pietro Cicala (Solfrizzi), dopo un successo passeggero ottenuto con una canzone intitolata Io, tu e il mare, è da anni costretto a riparare nella cucina del ristorante gestito da sua moglie (Forte). La grande occasione gli si ripresenta quando lo chiamano per uno di quei programmi spazzatura (autentici) a carattere nostalgico, I migliori anni, condotto dal sempre abbronzatissimo Carlo Conti. In fretta a furia e dopo non pochi ripensamenti, Pietro si reca a Roma per la diretta televisiva e lì, nell'albergo a cinque stelle dove viene ospitato, si imbatte accidentalmente in Talita Cortès (Belen Rodriguez), una capricciosa divetta della moda, che per togliersi di torno qualche domanda scomoda che arriva dalle solite troupe d'assalto del giornalismo scandalistico, lo fa passare per la sua nuova fiamma.
Con la sola parentesi di Uno su due, la filmografia di Cappuccio è costellata di commediole di infimo livello. Non fa eccezione, anzi, peggiora lo standard, questo film che ruota attorno al fondoschiena della Rodriguez e alle quattro smorfiette che la ex di Fabrizio Corona riesce a fare nel trasudo di silicone. Cosa ci faccia il sempre bravissimo Solfrizzi in un film come questo, peraltro prodotto dai fratelli Avati, è un vero mistero. Tra dialoghi tremebondi e banalissimi e uggia a gogò, Se sei così ti dico si rientra nella schiera di quei film in stile Viale del tramonto per i quali dovrebbe essere vietata per legge la versione in commedia, tanto più se non riescono a suscitare una sola risata.    

lunedì 25 luglio 2011

Il diavolo veste Prada

anno: 2006       
regia: FRANKEL, DAVID
genere: commedia
con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Simon Baker, Adrian Grenier, Tracie Thoms, Rich Sommer, Daniel Sunjata, David Marshall Grant, James Naughton, Tibor Feldman, Rebecca Mader, Jimena Hoyos, Gisele Bündchen, George C. Wolfe, John Rothman, Stephanie Szostak, Colleen Dengel, Suzanne Dengel, Heidi Klum, Valentino Garavani, Bridget Hall, Ines Rivero, Alyssa Sutherland, Robert Verdi, Paul Keany, David Callegati, Rori Cannon, Stan Newman, James Cronin, Eric Seltzer, Lindsay Brice, Steve Benisty, John Graham, Wells Dixon
location: Usa
voto: 5

La storia di Davide e Golia è vecchia come il cucco eppure continuano a proparlarcela in tutte le salse. Stavolta è il turno del mondo della moda, notoriamente popolato da pescecani, dove Andy (Hathaway), una giovane laureata idealista con aspirazioni da giornalista, trova un impiego a New York come segretaria particolare di Miranda Priestly (Streep), temutissima editrice di una rivista di moda e talent scout a cui si deve la paternità di una miriade di scoperte nel mondo dell'abbigliamento. Contro la dispotica Miranda-Golia, la piccola Andy-Davide saprà far valere i propri valori, lasciando un segno indelebile.
Ci avevano già provato Altman con Prêt-à-Porter, uno dei suoi film più fiacchi, Anne Fontaine con Coco Avant Chanel e molti altri ma al cinema sembra che, a parte il pestaggio di qualche escremento, nessuno riesca a fare satira sulla moda senza mostrare unghie spuntatissime. Basta guardare i titoli di coda di un qualsiasi film per capire il perché: gli stilisti foraggiano abbondantemente il cinema e questo si guarda bene dal rendere loro un'indebita pariglia. Non fa eccezione Il diavolo veste Prada, girato con indubbio mestiere e sorretto da una Maryl Streep come sempre straordinaria (suo, con questo film, il Golden Globe come migliore attrice) alla quale uno Stanley Tucci in stato di grazia per poco non ruba la scena.    

lunedì 26 aprile 2010

Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito

anno: 2009       
regia: FONTAINE, ANNE 
genere: biografico 
con Audrey Tautou,  Benoît Poelvoorde,  Alessandro Nivola,  Marie Gillain,  Emmanuelle Devos,  Régis Royer,  Etienne Bartholomeus,  Yan Duffas,  Fabien Béhar,  Roch Leibovici,  Jean-Yves Chatelais,  Pierre Diot,  Vincent Nemeth,  Bruno Abraham-Kremer,  Lisa Cohen,  Inès Bessalem,  Marie-Bénédicte Roy,  Emilie Gavois-Kahn,  Fanny Deblock,  Claude Brécourt,  Karina Marimon,  Bruno Paviot,  Franck Monsigny,  Marie Parouty,  Jean-Chrétien Sibertin-Blanc,  Marie-Josée Hubert,  Patrick Laviosa,  Kim Schwarck 
location: Francia
voto: 6

Biopic di Gabrelle "Coco" Chanel (Tatou), prima donna a essersi imposta nel mondo della moda a dispetto delle enormi difficoltà. La regista sceglie di raccontare quella parte della parabola biografica della stilista segnata dagli anni dell'orfanotrofio, dagli spettacolini di varietà e quindi dall'affannosa ricerca di un amore - trovato prima in un ricco possidente e quindi in un armatore britannico - ma mai arrivato, tuttavia, al coronamento nuziale. Anne Fontaine  ricostruisce con ampiezza di dettagli gli ambienti dell'aristocrazia francese di inizio novecento, indugiando sulla progressiva scoperta da parte della protagonista del suo talento di sarta, colei che avrebbe lanciato uno stile essenziale e privo di fronzoli, facendone uno dei nomi di grido della moda mondiale.