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sabato 3 novembre 2018

Doppio amore (L'amant double)

anno: 2017   
regia: OZON, FRANÇOIS    
genere: horror    
con Marine Vacth, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond    
location: Francia
voto: 7    

La venticinquenne Chloé (Vacth), ex modella manico di scopa, ha continui disturbi al pancino. Le medicine non fanno effetto e così decide di affidarsi a uno psicoterapeuta (Renier). Gli si affida talmente tanto che prima ci finisce a letto e poi ci va a viere insieme, con gatto annesso (che lui detesta anche perché il quadrupede imperversa sulle lenzuola e irrompe durante il coito). L'uomo sembra che abbia un passato segreto e Chloé comincia a indagare fino a scoprire l'esistenza di un fratello gemello del quale diventa l'amante. Dire di più del sedicesimo film del prolificisisso François Ozon equivarrebbe a un clamoroso spoiler. C'è invece da commentare il solito connubio tra idee assai originali, spesso portate a termine al prezzo di clamorosi buchi di sceneggiatura, e virate tra l'onirico, il paranormale e persino l'horror (in sottofinale assistiamo a una scena degna di Cronenberg, mentre l'incipit del film è affidato all'interno di una vulva che improvvisamente si fa dentata). L'abilità del regista transalpino sta tutta sia nel rigore del gioco visivo ai limiti dell'oleografico, nel quale gli specchi sono elemento imprescindibile, sia nel modo in cui egli riesce e tenere fino all'ultimo lo spettatore in equilibrio caduco tra una lettura psicanalitica (i due gemelli sono una proiezione della protagonista?) e una chiave thriller (i due fratelli sono d'accordo tra loro, come accadeva in Inseparabili?). In ogni caso, si tratta di uno dei film (adattato da un romanzo breve di Joyce Carol Oates) più riusciti del regista di Swimming pool, CinquePerDue e Giovane e bella, con quel suo consueto mix di mistero, paranormale, erotismo patinato e ambiguità.    

lunedì 13 agosto 2018

Città violenta

anno: 1970       
regia: SOLLIMA, SERGIO    
genere: thriller    
con Charles Bronson, Jill Ireland, Michel Constantin, Telly Savalas, Umberto Orsini, Ray Saunders, Benjamin Lev, Peter Dane    
location: Usa
voto: 3,5    

Appena uscito dal carcere, un killer professionista (Bronson) dapprima si vendica dell'uomo che lo ha tradito, quindi si mette sulle tracce del boss locale (Savalas) che gli ha soffiato la donna (in realtà, una doppiogiochista irredimibile), la quale sta tramando con un avvocato (Orsini) che punta al vertice del racket.
Gangster movie di serie B che vorrebbe rifare il verso ai polizieschi hollywoodiani, riuscendo soltanto a ricavarne un'involontaria parodia. Si comincia con dieci minuti di inseguimento (girati male) in strade strettissime di un villaggio caraibico, passando per dialoghi interminabili e una serie di morti ammazzati ampiamente annunciati. Alla sceneggiatura ha preso parte anche Lina Wetmüller.    

domenica 8 aprile 2018

La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel)

anno: 2017       
regia: ALLEN, WOODY 
genere: commedia 
con Kate Winslet, Jim Belushi (James Belushi), Justin Timberlake, Juno Temple, Max Casella, Jack Gore, David Krumholtz, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly, Tony Sirico, Stephen R. Schirripa (Steven R. Schirripa), John Doumanian, Tom Guiry, Gregory Dann, Bobby Slayton, Michael Zegarski, Geneva Carr, Ed Jewett, Debi Mazar, Danielle Ferland, Maddie Corman, Jacob Berger, Jenna Stern, Michael Striano, John Mainieri    
location: Usa
voto: 4 

Quattro personaggi nella Coney Island degli anni Cinquanta. Una donna al secondo matrimonio (Winslet), con un passato da aspirante attrice e un presente insipido a lavorare come cameriera e a dividere il tetto con un giostraio sbevazzone (Belushi). Quest'ultimo dopo cinque anni rivede la figlia un tempo ripudiata (Temple), che però ha alle calcagna gli scagnozzi del gangster col quale si è sposata in piena incoscienza. La ragazza si invaghisce di un bagnino (Timberlake) che però, senza che lei lo sappia, è anche l'amante del primo dei quattro personaggi. Come andrà a finire?
Con La ruota delle meraviglie possiamo ormai definitivamente congedarci dell'artista ottuagenario che in passato ci ha regalato prodigi a profusione ma che, con la sola eccezione di Match point, nel terzo millennio non ha infilato un solo film degno di nota. In questo caso, nonostante i riferimenti colti ai grandi classici del teatro e alla filosofia, siamo a una scrittura che va per le spicce, serva di un copione che mette in gara due donne diversamente frustrate con il giovanottone di turno (il mediocre cantante Justin Timberlake, presumibilmente nel cast per ingraziarsi il pubblico giovanile). Gratta gratta il mestiere di Allen si vede nelle scenografie d'epoca, nei cromatismi esasperati di Vittorio Storaro, nella capacità di direzione degli attori, ma è davvero troppo poco per un regista del suo calibro.    

domenica 11 febbraio 2018

The party

anno: 2018       
regia: POTTER, SALLY
genere: drammatico
con Cillian Murphy, Emily Mortimer, Timothy Spall, Kristin Scott Thomas, Patricia Clarkson, Cherry Jones, Bruno Ganz    
location: Regno Unito
voto: 2

Ha un solo pregio The party, il film di Sally Potter, già regista di Orlando, Lezioni di tango e L'uomo che pianse: quello di avvalersi delle notevolissima fotografia in bianco e nero di Aleksei Rodionov. Già, perché nemmeno i 70 minuti secchi di durata sono una qualità, giacche in questa occasione sembrano durare un'eternità. The party ("la festa", ma anche "il partito") è uno di quei film di palmare impianto teatrale rispetto al quale il confronto con opere quali Il fascino discreto della borghesia, Trappola mortale, Carnage, Cena tra amici o Perfetti sconosciuti appare persino irriverente. Nel film della Potter non c'è alcuna capacità di scrittura, i personaggi sono bipedi ridotti a macchiette, i dialoghi financo imbarazzanti e la tensione posticcia. Quanto al plot, gratta gratta si tratta di una banale questione di corna: in occasione della promozione a ministro del governo ombra della padrona di casa (Scoitt-Thomas) vengono invitati nella sua abitazione londinese un'amica acida con il suo compagno tedesco dai modi da santone (Ganz), una coppia di lesbiche e un giovane promoter finanziario (Murphy). Non si arriverà neppure agli antipasti, perché dalla doppia confessione del padrone di casa (Spall) parte un crescendo di smascheramenti che conduce a un vero psicodramma. Accumulando banalità su banalità, senza la benché minima capacità di essere corrosivo, il film della Potter spinge sul pedale del grottesco con risultati imbarazzanti, sprecando un cast stellare nel quale Bruno Ganz sta comunque una spanna su tutti gli altri.    

Metro

anno: 2013       
regia: MEGERDICHEV, ANTON   
genere: dramma catastrofico   
con Sergey Puskepalis, Anatoliy Belyy, Svetlana Khodchenkova, Anfisa Vistingauzen, Aleksey Bardukov, Katerina Shpitsa, Elena Panova, Stanislav Duzhnikov    
location: Russia
voto: 1   

A Mosca una conduttura dell'acqua si rompe penetrando nel tunnel della metropolitana. È un'ecatombe. Tra coloro che lottano per la sopravvivenza ci sono l'amante e il marito della stessa donna con sua figlia, un'alcolizzata, una guida turistica e una studentessa.
Su Film Tv leggo che Metro è "considerato il primo film catastrofico russo capace di confrontarsi con le produzioni americane. Non solo per dispendio di effetti speciali, ma anche per l'importazione di stereotipi". Se su quest'ultima affermazione possiamo essere tutti d'accordo (come sempre, si parte ficcanasando nel quotidiano di personaggi ignari del fatto che la tragedia sia alle porte, in modo da essere indotti a prenderci a cuore i loro destini), c'è da domandarsi quale film abbiano visto gli espertoni del settimanale di cinema quanto a effetti speciali. Fin dalle primissime scene catastrofiche i prodotti del digitale sono evidenti come nei film su Maciste e vengono accompagnati da dialoghi inascoltabili e da un livello di recitazione di indicibile sciatteria.    

martedì 1 novembre 2016

La ragazza del treno (The Girl On the Train)

anno: 2016       
regia: TAYLOR, TATE
genere: giallo
con Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Justin Theroux, Luke Evans, Édgar Ramírez, Laura Prepon, Allison Janney, Darren Goldstein, Lisa Kudrow, Ross Gibby    
location: Usa
voto: 3

Sul treno che la porta ogni giorno in centro città, Rachel (Blunt) pensa di riconoscere una ragazza (Bennett) che, verrà a sapere in seguito, sembra essere scomparsa. La donna è un'alcolista alla cui testimonianza la polizia tende a non credere affatto. L'intreccio  ingloba l'ex marito della protagonista (Theroux), instancabile sottaniere che nel frattempo si è risposato, e la moglie di quest'ultimo (Watson), che aveva assunto la ragazza scomparsa come tata.
Thriller psicologico che gioca sulla diffrazione dei piani temporali e sul continuo passaggio tra l'immaginazione, i ricordi e la vita reale della protagonista, in un andirivieni narrativo che punta a confondere lo spettatore per poi propinargli la più scontata della soluzioni. Tratto dal best seller di Paula Howkins e sceneggiato da Erin Cressida Wilson, La ragazza del treno - versione banalizzata de Le verità nascoste che guarda strabicamente all'Hitchcock de La finestra sul cortile - ribadisce l'ispirazione incerta del regista Tate Taylor (The help; Get on up) e l'inespressività di Emily Blunt.    

domenica 4 settembre 2016

Un Padre, Una Figlia (Bacalaureat)

anno: 2016       
regia: MUNGIU, CRISTIAN 
genere: drammatico 
con Maria-Victoria Dragus, Vlad Ivanov, Ioachim Ciobanu, Adrian Titieni, Valeriu Andriuta, Gheorghe Ifrim, Adrian Vancica    
location: Romania
voto: 7,5 

Alla vigilia dell'esame di maturità, superato il quale - dati gli ottimi voti - Eliza (Dragus) potrà andare a studiare in Inghilterra, la ragazza subisce un tentativo di stupro. Suo padre, uno stimato medico con amante e rapporto coniugale alla canna del gas, vorrebbe fare di tutto per garantire alla figlia la serenità della quale ha bisogno per superare brillantemente l'esame, come da aspettative. Da lì comincia una lotta contro il tempo per garantire il successo della ragazza in barba a qualsiasi regola.
Dopo l'eccellente 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e il meno riuscito Oltre le colline, Christian Mungiu si conferma osservatore attento della Romania post-comunista, portando sulla scena il contrasto di valori tra una generazione all'affannosa ricerca di un riscatto che passi vicariamente attraverso i figli e quegli stessi figli che si ribellano ai residui di meschinità che hanno caratterizzato la Romania di Ceaucescu. Con lunghe inquadrature fisse in campo medio, uno stile spoglio, dialoghi fittissimi e una venatura thriller che giova senz'altro al racconto, il film di Mungiu (premio per la miglior regia al festival di Cannes) si fa notare stilisticamente soprattutto per come dissemina dubbi sulle ragioni dei diversi personaggi senza mai fornire risposte, pur tratteggiando un Paese i cui sogni e la cui moralità si sono sfarinati nella grettezza del triste lascito di un periodo nerissimo.    

martedì 23 agosto 2016

Images

anno: 1972   
regia: ALTMAN, ROBERT   
genere: drammatico   
con Susannah York, René Auberjonois, Marcel Bozzuffi, Hugh Milais, Cathryn Harrison, John Morley    
location: Usa
voto: 6,5   

Una donna giovane e benestante, Catheryn (York), crede di essere oggetto di persecuzioni telefoniche da parte di una misteriosa voce femminile che la informa a proposito di presunte infedeltà del marito (Auberjonois). Con quest'ultimo la donna si trasferisce nella loro casa di campagna, nella quale Catheryn rivede il fantasma di un amante avuto anni prima (Bozziffi) e dove fa loro visita un uomo (Milais) col quale, in passato, c'è stata una accidentata liason. La donna dà fondo a tutta la sua schizofrenia.
Thriller psicologico che parte incrociando le tematiche del tradimento, della colpa, del lutto e della gelosia, ma che finisce per avvitarsi su sé stesso in maniera labirintica quando prova a sondare più da vicino lo sdoppiamento della protagonista, l'attrice Susannah York, dai cui racconti è tratto il film. Altman conferisce al tutto un'impeccabile messa in scena con divagazioni horror, ma la parte migliore la gioca il mai abbastanza apprezzato musicista giapponese Stomu Yamashta, all'epoca uno dei nomi di punta dell'avanguardia elettronica mondiale, con rumorismi ad altissimo tasso ansiogeno.

lunedì 11 luglio 2016

Forever Young

anno: 2015       
regia: BRIZZI, FAUSTO
genere: commedia
con Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Stefano Fresi, Lorenza Indovina, Lillo Petrolo (Lillo ), Luisa Ranieri, Teo Teocoli, Claudia Zanella, Francesco Sole, Pilar Fogliati, Nino Frassica, Emanuel Caserio, Riccardo Rossi, Anna Pettinelli, Zero Assoluto, Santa Margaret, Lana    
location: Italia
voto: 3

Tra i registi che hanno tentato di rinnovare la commedia italiana (Bruno, Genovese, Lucini, Moccia, Pellegrini, Veronesi) e di dare diversa linfa al cinema che fu di Risi, Monicelli, Scola, Germi e Comencini, Fausto Brizzi è certamente il più patetico. Nove film girati in dieci anni, tutti con l'obiettivo di tentare una cronaca del costume italico. Dopo i liceali (Notte prima degli esami), i divorziati (Ex), la guerra dei sessi (Maschi contro femmine) e altre amenità, stavolta è il turno della smania di giovanismo. Forever young è un racconto corale che mette in scena un dj radiofonico di mezza età (Lillo) scalzato da uno più giovane, e il proprietario della radio per la quale lavora (Bentivoglio), sposato con una ragazzina, ma che vorrebbe stare con una coetanea (Indovina). Il suo amico avvocato settantenne (Teocoli) a rischio coronarico non desiste dallo spirito del maratoneta. C'è anche la cinquantenne (Ferilli) con delusioni amorose alle spalle che mira a farsi un toy-boy.
Pretese sociologizzanti che si arrestano a un cinema-barzelletta nel quale l'unico elemento rintracciabile è l'acqua di rose: con Forever young Brizzi conferma il suo pedigree da cinepanettone, conservato fin dai tempi in cui scriveva battute per Neri Parenti. Se i contenuti sono pensati per un pubblico decerebrato, la forma non è da meno: ambienti superchic, Roma ritratta in forma da cartolina, attori tutti sotto il livello di guardia. Marchio scult per Fabrizio Bentivoglio, che con un'operazione tanto immonda si candida a fare prematuramente la stessa fine del marchettaro De Niro. A salvare il film ci pensa Nino Frassica, in un cameo esilarante che è l'unica occasione per ridere di tutto il film.    

sabato 18 giugno 2016

Lolita

anno: 1962   
regia: KUBRICK, STANLEY  
genere: drammatico  
con James Mason, Peter Sellers, Shelley Winters, Sue Lyon, Gary Cockrell, Diana Decker, Jerry Stovin, Suzanne Gibbs, Cec Linder, Roland Brand, Shirley Douglas, James Dyrenforth, William Greene, John Harryson, Maxime Holden, Irwin Allen, Eric Lane, Isobel Lucas, Colin Maitland, Marion Mathie, Lois Maxwell, Craig Sams, Roberta Shore, Marianne Stone, Denir C. Warren, Terence Kilburn    
location: Usa
voto: 10  

Ricevuto un nuovo incarico accademico, il prof. Humbert (Mason) trova alloggio come pensionante nella casa di una vedova petulante (Winters). Attratto da Dolores (diminutivo: Lolita), giovanissima figlia della donna, pur di stare accanto alla teenager l'uomo ne sposala madre. Quando quest'ultima muore tragicamente, il prof. Humbert può finalmente ingaggiare con la ragazzina una liason che però è disturbata continuamente dagli occhi indiscreti del vicinato e dalla fantomatica figura di un commediografo che che è il motore narrativo occulto della storia.
Appena 7 anni dopo la pubblicazione dell'omonimo best-seller, Kubrick firma uno dei suoi capolavori, forse il suo capolavoro assoluto, alla cui sceneggiatura partecipa l'autore stesso del romanzo originale, Vladimir Nabokov. Aggirata la censura con una drastica riduzione dei momenti più pruriginosi del racconto - il film non potrebbe essere più avulso di così da qualsiasi tentazione di erotismo - dal primo lungometraggio inglese di Kubrick (due ore e mezza di durata) esce il ritratto cinico di un'America puritana e guardona, ossessionata dalle apparenze eppure sempre sul crinale della trasgressione. Al romanzo dello scrittore russo, Kubrick regala un umorismo cinico, una deformazione grottesca sostenuta soprattutto dalla interpretazione memorabile e istrionica di Peter Sellers, incardinata in un' impeccabile struttura narrativa da commedia nera, capace di resistere perfettamente alle insidie del tempo e costruita, dopo un breve prologo, su un lungo flashback che lascia spazio a momenti di grandissima tensione alternate con brusche virate splastick.
Per Sue Lyon, tredicenne al momento delle riprese, la carriera nella settima arte si fermò sostanzialmente qui.
Nel 1997 Adrian Lyne girò un'altra versione di Lolita, interpretata da Jeremy Irons, così poco riuscita da non poter essere neppure comparabile con quella di Kubrick.

giovedì 20 agosto 2015

Scene da un matrimonio (Scener ur ett äktenskap)

anno: 1973   
regia: BERGMAN, INGMAR
genere: sentimentale
con Liv Ullmann, Erland Josephson, Bibi Andersson, Jan Malmsjö, Anita Wall, Rosanna Mariano, Lena Bergman, Gunnel Lindblom, Barbro Hiort af Ornäs, Bertil Nostrom, Wenche Foss    
location: Svezia
voto: 8

Dieci anni nella vita di Marianne (Ullman) e Johann (Josephson), una scansione temporale suddivisa in 6 episodi: Innocenza e panico; L'arte di nascondere la spazzatura sotto il tappeto; Paola; Valle di lacrime; Gli analfabeti; Nel cuore della notte. La relazione coniugale apparentemente impeccabile delle prime scene, l'armonia di cui i due protagonisti (quasi sempre e soltanto loro davanti alla macchina da presa) vanno tanto fieri cominciano progressivamente a scricchiolare sotto i colpi dell'abitudine, dei rituali della società borghese alla quale appartengono, delle piccole rimostranze quotidiane, delle incomprensioni inespresse e sopite, fino a farsi tradimento, acrimonia, guerra, separazione, divorzio, nostalgia, vita nuova e una rinata relazione come amanti.
Concepito per la televisione (con tagli clamorosi, come quello del procurato aborto di Marianne che spiegherebbe buona parte dell'evoluzione del rapporto) e successivamente ridotto per il grande schermo, Scene da un matrimonio è un'opera monumentale per finezza psicologica, capacità di scrittura, disegno dei caratteri, al punto da diventare paradigmatica e proporsi come riferimento obbligato per i suoi epigoni (basterebbe pensare a CinquePerDue o Blue Valentine o agli italiani Un amore e Nessuno si salva da solo). Girato quasi interamente in interni, a macchina da presa quasi immobile, senza colonna sonora e con personaggi che rimangono sempre sulle quinte del discorso (le due figlie, ad esempio, non si vedono mai), il film del Maestro svedese si impernia sul contrasto tra egoismo e solidarietà, incarnati rispettivamente dal marito e dalla moglie, per la quale è impossibile non tifare e alla quale Liv Ullman regala un'interpretazione titanica che surclassa per gamma espressiva quella di Erland Josephson. Trent'anni dopo Bergman girà un sequel del film con gli stessi interpreti: Sarabanda.    

domenica 19 aprile 2015

A Dangerous Method

anno: 2011   
regia: CRONENBERG, DAVID
genere: biografico   
con Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Sarah Gadon, Vincent Cassel, André M. Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé, Mareike Carrière
location: Austria, Svizzera
voto: 4,5

Nella Svizzera dei primi del '900 l'allora trentenne dott. Jung (Fassbender) è alle prese con una paziente (Knightley) segnata da una grave forma di isteria aggressiva che ha le sue radici nei maltrattamenti paterni subiti durante l'infanzia e si estrinseca attraverso peculiari comportamenti sessuali. Deciso a trattare la sua paziente attraverso la "terapia della parola" indicata da Sigmund Freud (Mortensen), più anziano di Jung di una ventina d'anni, lo psicologo svizzero diventa dopo qualche tempo l'amante della donna e ricorre allo stesso Freud per confrontarsi sul caso.
Un irriconoscibile Cronenberg, che proveniva dall'indovinatissima terna di Spider, A history of violence e La promessa dell'assassino, firma un'opera gelida e didascalica, verbosissima, fortemente condizionata dall'impianto teatrale originale (la macchina da presa rimane quasi sempre fissa), con personaggi che sfiorano ripetutamente la caricatura e rispetto ai quali alcune delle intuizioni filosofiche ed epistemologiche più feconde del '900 sembrano essere il frutto del caso a disposizione di semi-sprovveduti. Il personaggio di Sabina Spielrein (in precedenza oggetto di attenzioni cinematografiche in Cattiva di Lizzani e Prendimi l'anima di Faenza), interpretato con la consueta cialtroneria da Keira Knightley, oscilla tra intuizioni colte e nevrosi incontrollabile, ma il più esasperato nei tratti è Otto Gross, al quale Vincent Cassell conferisce una supponenza artificiosa. A fronte di questo bigino per dummies, l'aspetto più indovinato è quello che riguarda la contrapposizione tra l'impostazione olistica di Jung, che vuole affacciarsi anche sul parascientifico, e quella decisamente più rigorosa e ortodossa di Freud, tutta tesa a schermare la nascente disciplina psicoanalitica dai portentosi attacchi dei suoi detrattori.    

domenica 11 dicembre 2011

Il tigre

anno: 1967   
regia: RISI, DINO
genere: commedia
con Vittorio Gassman, Ann-Margret, Eleanor Parker, Fiorenzo Fiorentini, Antonella Steni, Luigi Vannucchi, Caterina Boratto, Jacques Herlin, Eleonora Brown, Giambattista Salerno, Nino Segurini, Consalvo Dell'Arti, Franco Gulà, Egidio Casolari, Ruggero Orlando, Giovanni Ivan Scratuglia
location: Italia
voto: 7

L'ingegner Francesco Vincenzini (Gassman), uomo tutto d'un pezzo a capo di una grossa azienda romana in affari col Vaticano, prende una sbandata per una ragazzina (Margret) rischiando così di rimetterci il posto.
Gassman, il grande mattatore, scioglie le briglie a tutto il suo talento istrionico nel suo settimo film sotto la regia di Dino Risi. Age e Scarpelli firmano un copione al centro del quale c'è la satira sul perbenismo borghese, la senilità incipiente, la subordinazione della donna all'uomo (per cui una qualsiasi moglie preferiva essere cornuta piuttosto che abbandonata) nonché lo smarrimento davanti alla scelta tra una vita facile e un diversivo appagante.

sabato 1 maggio 2010

Cosa voglio di più

anno: 2010   
regia: SOLDINI, SILVIO 
genere: sentimentale 
con Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo, Tatiana Lepore, Sergio Solli, Gisella Burinato, Gigio Alberti, Fabio Troiano, Francesca Capelli, Danilo Finoli, Martina De Santis, Leonardo Nigro, Adriana De Guilmi, Carla Chiarelli, Bindu de Stoppani, Teresa Acerbis, Raffaella Onesti, Clelia Piscitello, Claudia Coli, Mauro Marino, Ninni Bruschetta 
location: Italia   
voto: 9

Cosa può volere di più Anna (Rohrwacher), oltre a un impiego sicuro, una casa e un rapporto stabile dal quale potrebbe magari nascere un figlio? Eppure la sua inquietudine la porta a guardare altrove e a stabilire un relazione con Domenico (Favino), 40enne sposato e con due figli piccoli, che fatica ad arrivare alla fine del mese. Tra i due scoppia una passione che metterà a soqquadro il mondo che gravita loro intorno.
L'aria serena dell'Ovest è una cappa plumbea che imprigiona i due amanti nelle rispettive, rassicuranti esistenze come il cielo di Milano. Attraverso i due straordinari protagonisti Soldini, che ha scritto il copione con Doriana Leondeff e Angelo Carbone mette in scena l'archetipo di tutti gli adulteri con impareggiabile maestria, mostrandoci proprio la loro voglia di fuga da quella cappa. Non c'è scena che sia superflua, non c'è immagine che non riporti ad un realismo verista, non c'è situazione che non sappia raccontare in maniera indefettibile i contorsionismi del cuore davanti alla fatica della scelta, conducendo lo spettatore nei labirinti delle anime dei due amanti, raccontando in maniera vivida i timori, le difficoltà, gli incontri clandestini, le bugie, i motel, gli sms spediti di nascosto, ma anche gli entusiasmi, la voglia di mettere a nudo anima e corpo e di immaginarsi una vita "altra". Il tutto con una tesi di fondo: che il tradimento e la possibilità di reinventarsi una vita, a conti fatti, è soprattutto una questione di soldi. Un capolavoro.    

lunedì 13 novembre 2006

A casa nostra

anno: 2006   
regia: COMENCINI, FRANCESCA 
genere: drammatico 
con Valeria Golino, Luca Zingaretti, Giuseppe Battiston, Laura Chiatti, Luca Argentero, Teco Celio, Fabio Ghidoni, Cristina Suciu, Valentina Ludovini, Bebo Storti, Paolo Bessegato, Teresa Acerbis, Elena Bellini    
location: Italia
voto: 7 

"I soldi danno alla testa", dice un'infermiera al suo giovane marito, passato da magazziniere a prestanome per conto di uno speculatore finanziario. I soldi sono il centro di gravità dell'ennesimo film impegnato di Francesca Comencini, nel quale - in una Milano inguardabile - si incrociano le vite di vari personaggi: un capitano di Finanza (Valeria Golino) che sta alle costole del banchiere senza scrupoli (Zingaretti), che ha un'amante con velleità da letterina (Chiatti). La ragazzina per vendetta finisce a letto con il magazziniere, che viene reclutato per un sordida operazione finanziaria. Ma c'è anche l'impiegato a una pompa di benzina che si invaghisce di una prostituta e una coppia anziana, i genitori del ragazzo di cui Valeria Golino è innamorata.
Film corale di stampo altmaniano, a metà strada tra Crash e L'aria serena dell'Ovest, A casa nostra è un'efficace istantanea per raccontare l'Italia dell'inizio del terzo millennio, dove contano denaro e apparenza ma dove continuano a resistere valori e morale. La troppa carne al fuoco (ci sono i temi dei sentimenti, della genitorialità, c'è il risvolto giallo, la prostituzione, le adozioni facili, eccetera) tolgono limpidezza a un film di forte impatto. Da applausi quasi tutto il cast, con la Golino, Zingaretti e Battiston davvero da ovazione.    

venerdì 13 gennaio 2006

Match point

anno: 2005   
regia: ALLEN, WOODY 
genere: drammatico 
con Jonathan Rhys Meyers, Scarlett Johansson, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton, Alexander Armstrong, Ewen Bremner, Selina Cadell, Georgina Chapman, John Fortune, Mark Gatiss, Emily Gilchrist, Scott Handy, Mary Hegarty, Paul Kaye, Toby Kebbell, Rose Keegan, Janis Kelly, Simon Kunz, Philip Mansfield, Eddie Marsan, James Nesbitt, Anthony O'donnell, Alan Oke, Steve Pemberton, Rupert Penry-jones, Miranda Raison, Colin Salmon, Geoffrey Streatfeild, Zoe Telford, Margaret Tyzack  
location: Regno Unito
voto: 9
 

Ex promessa del tennis professionistico, Chris (Rhys-Meyers) dà la scalata all'alta società londinese dapprima entrando come insegnante di racchetta in un circolo esclusivo, quindi sposando la figlia di un ricchissimo industriale (Mortimer) ma coltivando una passione - non troppo segreta - per Nola, la fidanzata del cognato Tom (Goode), ragazza americana con la passione per la bottiglia e velleità da attrice. Quando la relazione tra Nola e Tom arriva al capolinea, la sensuale fanciulla diventa l'amante di Chris. Le cose precipitano quando - unitamente alle richieste sempre più pressanti della donna affinchè Chris lasci la moglie - arriva anche una gravidanza. Chris inscena una rapina nella palazzina di Nola e il caso ruota tutto dalla sua parte, portando la polizia fuori strada.
A 70 anni Allen - dopo essersi appiattito su una commedia diventata orami la maniera di se stessa - trova un impressionante colpo di reni con un film magistrale, a metà tra melò e giallo, di impronta molto classica. Hitchcock va a braccetto con Bergman, la lucida ironia con cui il regista newyorchese ci regala il suo punto di vista sul ruolo del caso usando la metafora del tennis si coniuga con un finale memorabile e per nulla consolatorio.

martedì 10 aprile 2001

Le fate ignoranti

anno: 2001       
regia: OZPETEK, FERZAN
genere: drammatico
con Margherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz, Andrea Renzi, Gabriel Garko, Erica Blanc, Rosaria De Cicco, Lucrezia Valia, Koray Candemir, Filippo Nigro, Ivan Bacchi, Luca Calvani, Maurizio Romoli, Carmine Recano         
location: Italia
voto: 7

Rimasta improvvisamente vedova, una giovane, bella e facoltosa donna romana, Antonia (Buy), scopre accidentalmente che suo marito Massimo (Renzi) l'ha tradita per sette anni. Mettendosi alla ricerca dell'amante di Massimo, Antonia scopre che suo marito ha avuto una doppia vita e che l'amante non è una donna, ma un uomo, il giovane Michele (Stefano Accorsi), che vive in un quartiere popolare di Roma in una sorta di gineceo con gay, transessuali e prostitute. Dapprima sconvolta, poi progressivamente attratta da questo mondo a lei sconosciuto, Antonia scopre un universo apolide, nel quale la solidarietà è l'imperativo categorico e la verità un valore opzionale.
Il copione di Gianni Romoli e Ferzan Ozpetek gioca sulla dialettica tra vero e falso, realtà e finzione, lambisce tutta la gamma di chiaroscuri espressivi possibili, ricava dalla prova impressionante di Margherita Buy ma anche di tutti gli altri protagonisti un'intensità espressiva indicibile. Se Il bagno turco era una sbiadita prova generale e Film blu un richiamo obbligato, Le fate ignoranti diventa d'obbligo una delle prove più incisive di un cinema italiano che parla finalmente tutte le lingue e i dialetti del rinnovamento. Vibrano i silenzi, palpitano gli sguardi, gravita una tensione impalpabile su qualsiasi scena. Un bel film, che non approda alla perfezione soltanto per qualche neo: la musica di Andrea Guerra non sempre consonante alle immagini, i dialoghi troppo patinati e la figura di Stefano Accorsi, che lavora ai mercati generali ma ha l'animo del poeta e dell'artista. Improbabile…

martedì 31 agosto 1999

Un amore

anno: 1999   
regia: TAVARELLI, GIANLUCA MARIA 
genere: sentimentale 
con Lorenza Indovina, Fabrizio Gifuni, Luciano Federico, Roberta Lena, Gianluca Arcopinto, Riccardo Montanaro, Ezio Sega 
location: Italia
voto: 10

Torino. Diciotto anni nella storia di Marco (Fabrizio Gifuni) e Sara (Lorenza Indovina), dal 1982, quando entrambi erano sulla ventina, fino al 2000. Anni durante i quali i due si lasciano, si ritrovano, si sposano con altri, hanno figli, si ritrovano ancora dopo lunghi silenzi, diventano amanti, divorziano dai rispettivi coniugi e festeggiano il capodanno del 2000 in riva al mare.
Dopo Portami via, il suo primo lungometraggio che gli aveva fruttato il Premio Salinas, Tavarelli sembra avere raggiunto la piena maturità registica. Un amore scava nella storia dei due protagonisti senza mai indulgere al sentimentalismo, alla trovata ad effetto, alla carineria. Con il respiro degno di un'opera come C'eravamo tanto amati, il film di Tavarelli procede sobrio, sceglie ellissi sempre opportune (il pestaggio del marito di Sara ai danni di Marco; i momenti in cui i due fanno l'amore), solcato dai disegni di Laura Federici che marcano la separazione tra un episodio e l'altro. Servito da un coppia d'attori di incredibile bravura e naturalezza (Lorenza Indovina aveva già lavorato con Aurelio Grimaldi e Ricky Tognazzi; Fabrizio Gifuni con Amelio in Così ridevano), avvolto nella memorabile colonna sonora di Ezio Bosso, girato superbamente con uno stile di soli piani sequenza che incoronano ciascuno dei dodici capitoli, il film è di una bellezza commovente, capace di misurarsi con persone qualunque e di renderle, al tempo stesso, uniche ed universali. Completa questo capolavoro del cinema italiano le scelta caduta su due delle canzoni meno note di Francesco Guccini: Canzone della vita quotidiana e Argentina. Una testimonianza, l'ennesima, dell'assoluta straordinarietà del film, al quale perdoniamo volentieri il suo unico neo: quello di richiamare in maniera troppo esplicita i diversi anni (la nazionale di "Pablito" Rossi, il Live Aid, Berlinguer e il successo PCI del 1984, la caduta del muro di Berlino) che ne scandiscono la trama

venerdì 14 maggio 1999

Carne tremula

anno: 1997   
regia: ALMODOVAR, PEDRO    
genere: drammatico    
con Javier Bardem, Francesca Neri, Liberto Rabal, Ángela Molina, Pepe Sancho, Pilar Bardem, Penélope Cruz, Álex Angulo    
location: Spagna
voto: 8    

Pentagono erotico-sentimentale a Madrid. Nel tentativo di sventare una possibile aggressione ai danni della bella Helena (Francesca Neri), il poliziotto David (Javier Bardem) si ritrova con una pallottola nella schiena e una sedia a rotelle a fargli compagnia per il resto della vita. La donna e il suo salvatore si sposano ma la loro vita comincia a scricchiolare quando l'allora aggressore di Helena, il ventenne Victor (Liberto Rabal, nipote del celebre Francisco Rabal), esce di galera dopo avere scontato la pena. Il ragazzo diventa anche l'amante di Clara (Angela Molina), la moglie dell'ex-collega di David, Sancho (Jose Sancho). Quest'ultimo si scopre essere il vero responsabile della sciagura di qualche anno prima, quando premette il grilletto affibbiando la colpa a Victor, mosso dalla gelosia per Clara che ai tempi se la intendeva con David. La tragedia finale è alle porte…
Con un intreccio impeccabile e un occhio al Buñuel di Estasi di un delitto (esplicitamente citato nel film) e l'altro al romanzo Carne viva di Ruth Rendell, Almodovar realizza l'ennesimo apologo sull'impossibilità di un amore estremo con straordinaria efficacia ed un'ottima direzione degli attori.

sabato 3 aprile 1999

La signora della porta accanto (La femme d’à còtè)

anno: 1981   
regia: TRUFFAUT, FRANCOIS
genere: sentimentale
con Fanny Ardant, Gérard Depardieu, Henri Garcin, Michele Baumgartner, Roger Van Hool, Veronique Silver, Philippe Morier-Genoud, Olivier Becquaert
location: Francia
voto: 10

Otto anni dopo avere avuto una turbolenta quanto appassionata storia d'amore, Bernard (Gerard Depardieu, doppiato da Ferruccio Amendola) e Mathilde (Fanny Ardant, eccezionalmente brava per il suo esordio al cinema) si ritrovano come dirimpettai alla periferia di Grenoble. Lui è diventato un buon padre di famiglia, lei una moglie devota. La passione non impiega molto ad imporsi e tra i due ha inizio una girandola di sotterfugi, attimi di felicità, rinunce, che li porterà - nella logica dell' "o con me o senza di me" - a morire insieme.
Scritto con i fidi Jean Aurel e Suzanne Schiffman, La signora della porta accanto è la summa del cinema di Truffaut, "un'opera di sottile e raffinatissima esecuzione" (Kezich): l'estremismo dei sentimenti (Jules e Jim, Adele H, Le due inglesi) e la lotta tra istinto e ragione (Il ragazzo selvaggio, La mia droga si chiama Julie) sono i temi portanti di un film diretto con mano esemplare, aiutato da due interpreti in stato di grazia, capacissimi di incarnare personaggi di incredibile complessità.