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giovedì 24 dicembre 2020

Edizione straordinaria



anno: 2020
regia: VELTRONI, WALTER
genere: documentario
location: Italia
voto: 6,5 

Progressivamente passato da Montecitorio alla cabina di montaggio, Walter Veltroni firma il suo quinto documentario che parte da un'idea originale: quella di ricostruire la storia italiana (e non solo) dal 1954 - quando iniziarono le prime trasmissioni della RAI - a oggi, in piena pandemia, attraverso le edizioni straordinarie dei telegiornali. Ad esse affianca notizie che sono entrate in scaletta magari come quarta o settima notizia, come la morte di Pasolini. Quello di Veltroni è un racconto emotivo privo di metodo, un'antologia della trasformazione dell'Italia e del mondo, nella cui filigrana si può leggere la metamorfosi del modo di fare giornalismo, dell'oratoria dei mezzibusti e delle tecnologie televisive.

lunedì 7 settembre 2020

Non è mai troppo tardi

anno: 2014
regia: CAMPIOTTI, GIACOMO
genere: biografico
con Claudio Santamaria, Nicole Grimaudo, Gennaro Mirto, Lorenzo Guidi, Francesco Marchioro, Andrea Tidona, Roberto Citran, Emanuela Grimalda, Lucia Mascino, Alberto Molinari, Lele Vannoli, Moise Curia, Alessandro Natale, Giorgio Colangeli, Edoardo Pesce, Marco Messeri
location: Italia
voto: 8,5 

Sarà che con Non è mai troppo tardi la RAI ha voluto celebrare una delle trasmissioni di maggior successo della propria storia, una di quelle diventate leggendarie (basterebbe pensare che il suo format venne esportato in 72 Paesi e la trasmissione andò avanti per 8 anni, dal 1960 al 1968), fatto sta che stavolta siamo a un altro livello rispetto ai film TV che in genere ci offre. Il biopic su Alberto Manzi, il maestro che, grazie alla sua trasmissione, fece prendere la licenza elementare a un milione e mezzo di italiani analfabeti, è di quelli che scaldano il cuore e che può vantare un’estetica cinematografica sobria ma non priva di guizzi e una ricostruzione d’epoca di notevole livello. Personaggio anticonformista, con una vocazione così irriducibile al suo ruolo di maestro, interpretato senza risparmio maieutico, Alberto Manzi fu un formatore dalle qualità straordinarie. Il film in due parti (per tre ore di durata) ne racconta gli anni dell’insegnamento nel riformatorio Aristide Gabelli di Roma e quelli alla scuola Fratelli Bandiera, entrambi a Roma, ossia gli anni che vanno dal 1946 ai primi Sessanta. Campiotti dirige regalandoci moltissimi momenti commoventi e raccontando senza enfasi l’ottusità delle istituzioni (quella carceraria, quella scolastica, quella televisiva), sfidate a testa alta da un genio della pedagogia: il maestro che tutti vorremmo avere avuto, interpretato con intensità e perfetta immedesimazione da Claudio Santamaria.

domenica 21 gennaio 2018

Chi m'ha visto

anno: 2017       
regia: PONDI, ALESSANDRO  
genere: commedia  
con Pierfrancesco Favino, Giuseppe Fiorello (Beppe Fiorello), Mariela Garriga, Dino Abbrescia, Sabrina Impacciatore, Mariolina De Fano, Michele Sinisi, Maurizio Lombardi, Oriana Celentano, Francesco Longo (III), Gianni Colajemma, Cesare Pasimeni, Vito Facciolla, Delia Taccarelli, Dalila Trovisi, Albertino, Arisa, Paolo Belli, Edoardo Bennato, Alex Britti, Claudio Cecchetto, Carlo Conti, Simone Cristicchi, Gigi D'Alessio, Elisa, Emma, Francesco Facchinetti, Giusy Ferreri, Rosario Fiorello, Iaia Forte, Lorenzo Fragola, Giorgia, Gianluca Grignani, J-Ax, Jovanotti, Mara Maionchi, Vincenzo Mollica, Gianni Morandi, Nek, Roy Paci, Max Pezzali, Raiz, Marina Rei, Red Ronnie, Giuliano Sangiorgi, Nicola Savino, Anna Tatangelo, Trio Medusa, Paola Turci, Federico Zampaglione    
location: Grecia, Italia
voto: 2  

Terminato il tour con Jovanotti, il chitarrista Martino Piccione (Fiorello) torna a Ginosa, il paese natio nelle Murge, in attesa che la sua carriera finalmente decolli. E invece le cose vanno male, i dischi non si vendono, il suo produttore (Abbrescia) gli volta le spalle e la sua notorietà è a zero. Cosa fare per farsi notare, allora? Sparire per un po', grazie all'aiuto dell'amico Peppino (Favino) Quaglia (che fantasia i cognomi, eh?), almeno fino a quando qualcuno non comincerà a domandarsi dove sia finito, prima che la televisione si appropri del caso e i musicisti comincino a inviare dei videoappelli. Ma la sua sparizione, nel frattempo, ha generato un indotto possente per il paesino e per Martino (sembianze à la Keith Richards) si prospetta la necessità di protrarre la sua latitanza dal pubblico.
Microscopico film d'esordio di Alessandro Pondi (non a caso già sceneggiatore di cinepanettoni come Natale a Beverly Hills e Natale in Sudafrica), che imbastisce una commedia insulsa a suon di luoghi comuni e banalità assortite (la tv parassita, gli amici interessati, l'accidia strapaesana, la prostituta di sani principi), nella quale si salva soltanto l'interpretazione survoltata di Favino in versione pugliese e la breve antologia in cui molti divi della canzone si prestano al gioco con camei in video, anche se mette i brividi pensare che il meglio della canzone degli anni dieci debba passare per Gigi D'Alessio, Elisa, Emma, Francesco Facchinetti, Giusy Ferreri, Lorenzo Fragola, Giorgia, J-Ax, Giuliano Sangiorgi e Anna Tatangelo. Poi dice che uno smoccola...    

martedì 4 aprile 2017

Money Monster - L'altra faccia del denaro

anno: 2016       
regia: FOSTER, JODIE  
genere: thriller  
con George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe, Giancarlo Esposito, Christopher Denham, Emily Meade, Grant Rosenmeyer, Chris Bauer, Greta Lee, Olivia Luccardi, Condola Rashad, Dennis Boutsikaris, Darri Ingolfsson, Joseph D. Reitman, Lenny Venito, Ivan Martin, Anthony DeSando, Clem Cheung, Pernell Walker, Genevieve Adams, Vernon Campbell, Cliff Moylan, Matt Gorsky, Carsey Walker Jr., Charlie Thurston, Makhaola Ndebele    
location: Usa
voto: 6  

A cinque anni di distanza da Mr.Beaver, Jodie Foster torna dietro la macchina da presa per il suo quarto film da regista (altrettanto rarefatte sono le sue apparizioni davanti alla macchina da presa), per firmare la sua opera forse più impegnata. Siamo negli studi televisivi di un'importante emittente americana dove Lee Gates (Clooney), imbonitore di turno, aggiorna le televendite al tempo della finanza creativa, prodigandosi in consigli per prede facili. Nello studio fa irruzione un giovane (O'Connell) che, proprio a causa dei pessimi consigli di Lee, ha perso i pochi risparmi che aveva. Il ragazzo tiene sotto scacco la troupe televisiva con una pistola e un giubbotto carico di esplosivo. Mentre i media fanno a gara per aggiudicarsi i particolari più scandalistici della vicenda, il negoziatore fallisce miseramente, la polizia si limita a fare da tappezzeria ma sarà proprio Lee a scoperchiare il vaso di Pandora di un clamoroso ammanco finanziario dietro il quale di nasconde uno spregiudicato affarista.
Con una regia "media", tutta basata sul ritmo, la Foster dimostra ancora una volta di saper padroneggiare i mezzi tecnici meglio di quelli necessari a evitare di dover rammendare la sceneggiatura a suon di colpi di scena telefonati. Un'occasione persa a metà per un film che miscela Quinto potere, Quel pomeriggio di un giorno da cani e Re per una notte e che riesce comunque a trovare un'originale chiave thriller per raccontare i disastri e i loschi interessi degli speculatori finanziari.    

domenica 26 marzo 2017

Il grande match

anno: 2007       
regia: OLIVARES, GERARDO   
genere: grottesco   
con Ahmed Alansar, Mahamadou Alzouma, Abu Aldanish, Kenshleg Alen Khan, Wirapitang Kaapor, Kinchiran Kaapor, Mohamed Telit, Attibou Aboubacar, Essentai Samer Khan, Khoshibai Adil Khan, Chay Kaapor, Pirihaa Kaapor    
location: Brasile, Mongolia, Niger
voto: 3   

La facilità d'accesso alla televisione, per assistere a quelle che Dayan e Katz definirono "le grandi cerimonie dei media", non è da tutti. Capita così che per vedere la finale dei campionati del mondo tra Brasile e Germania del 2002 in diretta da Yokohama, in Giappone, un gruppo di cacciatori mongoli, alcuni indios amazzonici e dei tuareg del Niger debbano percorrere chilometri e superare ostacoli di ogni genere pur di giungere all'obiettivo. Il grande match è il resoconto, in una chiave che sta tra il grottesco e il folcloristico, di queste avventure, condito da dialoghi imbarazzanti, scenette da slapstick anni '20 e un occhio di riguardo per le riprese naturalistiche da National Geographic.    

sabato 25 giugno 2016

Pecore in erba

anno: 2015   
regia: CAVIGLIA, ALBERTO  
genere: grottesco  
con Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Omero Antonutti, Bianca Nappi, Mimosa Campironi, Alberto Di Stasio, Lorenza Indovina, Francesco Russo, Niccolò Senni, Paola Minaccioni, Marco Ripoldi, Josafat Vagni, Massimiliano Gallo, Carolina Crescentini, Vinicio Marchioni, Antonio Zavatteri, Massimo De Lorenzo, Francesco Pannofino, Tommaso Mercuri, Valerio Cerullo, Manuel Mariani, Francesco Arca, Corrado Augias, Tinto Brass, Gianni Canova, Claudio Cerasa, Ferruccio De Bortoli, Giancarlo De Cataldo, Elio, Fabio Fazio, Carlo Freccero, Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), Linus, Giancarlo Magalli, Enrico Mentana, Giulia Michelini, Vittorio Sgarbi, Kasia Smutniak, Mara Venier    
location: Italia
voto: 7  

Nel 2006 l'improvvisa scomparsa del giovane Leonardo Zuliani (Giordano), attivista infaticabile per i diritti di espressione dell'antisemitismo, mette l'Italia in subbuglio. Si susseguono manifestazioni in tutto lo stivale, le televisioni ne danno notizia incessantemente, si interrogano esperti di media, sociologi, psicologi, critici letterari, mentre le autorità internazionali si mobilitano sul caso. Già, perché Leonardo Zuliani, protagonista anche di  un biopic che ne ricostruisce le gesta (Paura d'odiare), è l'emblema della lotta radicale agli ebrei. Inventore di una tastiera speciale (la hateboard) per insultare in automatico sui social, di un kit per bruciare la bandiera israeliana, sommo stratega da stadio capace di eludere la sorveglianza dei celerini sugli striscioni a suon di anagrammi ("ebreo trippone crepa" è quello di "troppe pecore in erba"), Zuliani diventa l'eroe santificato di un mondo interamente alla rovescia, oggetto di un'agiografia che passa indistintamente dalla bocca della madre e della sorella a quella degli amici d'infanzia o agli esponenti della Lega Nerd (sic).
L'idea di Alberto Caviglia, trentenne romano ebreo con una laurea in filosofia, porta al parossismo il linguaggio del politicamente scorretto che ha già in Sasha Baron Cohen uno dei suoi alfieri più illustri. La realizzazione è impeccabile, piena di inventiva, realizzata come un mockumentary fatto di testimonianze, interviste ad esperti (Corrado Augias, Tinto Brass, Gianni Canova, Claudio Cerasa, Ferruccio De Bortoli, Giancarlo De Cataldo, Elio, Fabio Fazio, Carlo Freccero, Linus, Giancarlo Magalli, Enrico Mentana, Vittorio Sgarbi, Kasia Smutniak e Mara Venier compaiono nei panni di loro stessi, tutti ugualmente credibili), footage, trovate esilaranti come quella della New Bible Redux, che fa scomparire i riferimenti agli ebrei dalla Bibbia. Il problema del film è quello di abbordare spesso la battuta di grana grossa, di lasciarsi attrarre dalla corriva viralità del web, di aggirarsi sempre sugli stessi stereotipi antisionisti e di dilatare spasmodicamente l'idea da barzelletta che gli sta dietro. Ma il film sprizza intelligenza, ha coraggio e chissà che Caviglia, maturando, non ci proponga in futuro un vero capolavoro.    

venerdì 24 giugno 2016

Lui è tornato (Er Ist Wieder Da)

anno: 2015       
regia: WNENDT, DAVID
genere: grottesco
con Oliver Masucci, Fabian Busch, Christoph Maria Herbst, Katja Riemann, Franziska Wulf, Lars Rudolph, Michael Kessler    
location: Germania
voto: 5

Problema etico: si può scherzare su personaggi come Hitler? In fondo, lo aveva già fatto Chaplin con Il grande dittatore. O conta soltanto la verità ricercata a colpi di storiografia? Lui è tornato, film grottesco a cavaliere tra finzione e documentario con largo uso della candid camera, immagina un Hitler redivivo (Masucci) che si aggira per le strade di Berlino, nel 2014. La gente che lo incrocia lo prende per un attore in cerca di popolarità, un cameramen fresco di licenziamento (Busch) punta su di lui per un rilancio mediatico, un manager televisivo deluso (Herbst) cerca di ritorcere il caso Hitler contro la donna (Riemann) che gli avrebbe usurpato la direzione della testata televisiva dove lavora. Intanto, davanti alle telecamere, Hitler - che continua a ribadire, fermamente e con qualche stupore per l'ingenuità delle domande, le sue generalità - comincia a fare proseliti. In un paradosso massmediologico evidentissimo, i suoi discorsi contro la televisione catturano l'attenzione del pubblico, lo share schizza alle stelle e si apparecchiano le condizioni per un ritorno alla situazione degli anni '30, quando il führer prese il potere in Germania. Qualche neonazista massacra di botte il redivivo Adolf credendolo un impostore che si fa beffa del suo idolo.
Non è la prima volta che il tema della psicologia di massa - declinato nei termini di Tarde, Sighele o Le Bon - arriva sul grande schermo (Il signore delle mosche, L'onda), né è la prima volta che la figura di Hitler viene riesumata per il cinema (La caduta). L'idea di partenza, accompagnata da una realizzazione indubbiamente riuscita sul piano della sintassi filmica, in questo caso è davvero originale, ma finisce col risolversi in una sterile satira sul sistema dei media, ripetitiva e con le unghie spuntate.    

giovedì 10 dicembre 2015

Celebrity

anno: 1998   
regia: ALLEN, WOODY   
genere: commedia   
con Kenneth Branagh, Judy Davis, Hank Azaria, Joe Mantegna, Winona Ryder, Charlize Theron, Leonardo DiCaprio, Melanie Griffith, Famke Janssen, Michael Lerner, Bebe Neuwirth, Dylan Baker, Kate Burton, Patti D'Abranville, Karen Duffy, Ned Eisenberg, Monique Fowler, Andre Gregory, Allison Janney. Debra Messing, Isaac MIzhray, Gretchen Moll, Greg Mottola, Larry Pine, Steven Randazzo, Sam Rockwell, Aida Turturro, Celia Weston, Jeffrey Wright    
location: Usa
voto: 6,5   

Un giornalista sottaniere (Branagh) che bazzica il jet set della televisione, della moda e del cinema pianta in asso sua moglie (Davis) - che nel frattempo ingaggia una relazione con un produttore televisivo (Mantegna) - per addentrarsi in avventure accidentatissime con una modella da sturbo (Theron) e un paio d'attrici in ascesa. Nel frattempo, l'uomo sta faticosamente tentando di concludere il suo nuovo romanzo.
Sembra un film di Altman con frecciate al curaro nei confronti del mondo delle celebrità. E ce n'è per tutti: i giornalisti, i media, la religione, le rockstar, i chirurghi plastici e, ovviamente, gli intellettuali. Fotografato col il raffinato bianco e nero di Sven Nykvist, si tratta di uno dei film più affollati, veloci e tachilalici di Allen, il quale consegna a Kenneth Branagh il suo alter ego di imbranato opportunista in un mondo popolato da squali, nevrotici (insuperabile il siparietto di un giovane DiCaprio), depressi, tossici. Ma è anche il film più sensuale del regista newyorchese, con un paio di scene ad alto tasso erotico che trovano Charlize Theron e Melanie Griffith come protagoniste. Ma il pezzo migliore spetta a Judy Davis, docente abbandonata e poi diventata una star del giornalismo televisivo. Quando va a lezioni di fellatio con l'intento di fare felice il suo nuovo compagno, la sua insegnante le domanda, preliminarmente: "A cosa pensi quando lo fai?". E lei: "Alla crocifissione".    

giovedì 13 novembre 2014

Lo sciacallo (Nightcrawler)

anno: 2014       
regia: GILROY, DAN
genere: drammatico
con Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Bill Paxton, Riz Ahmed, Kevin Rahm, Ann Cusack, Eric Lange, Anne McDaniels, Kathleen York, James Huang, Viviana Chavez, Dig Wayne, Carolyn Gilroy       
location: Usa
voto: 4,5

Lou (Gyllenhall) è un disoccupato losangelino che si arrabatta tra espedienti e furtarelli, ma molto convinto dei suoi mezzi. Per caso scopre allora l'opportunità di inventarsi come reporter televisivo di fatti di cronaca nera, dapprima rimanendo nei pur discutibili limiti della deontologia professionale, in seguito arrivando a manipolare le scene del crimine fino a sottrarre prove decisive alla polizia.
Ennesima variante, stavolta in una chiave talmente esasperata da diventare caricaturale (il protagonista sembra una versione ancora più allucinata del Travis Bickle di Taxi Driver), sul tema del voyeurismo televisivo operato dai media, con precedenti più o meno illustri come Prima pagina, Dentro la notizia, Cronisti d'assalto, L'inventore di favole, Breaking news e American dreamz. Qui sembra di essere in un B movie che reitera il medesimo meccanismo in un climax aberrante di perversione e sadismo affidato al volto inquietante con tanto di esoftalmo di un Jake Gyllenhall sempre più scavato e mefistofelico.    

mercoledì 12 dicembre 2012

Bolt - Un eroe a quattro zampe

anno: 2008   
regia: HOWARD, BYRON * WILLIAMS, CHRIS 
genere: animazione 
location: Usa
voto: 3

Fin da piccolo il cane Bolt recita un copione senza saperlo, come già si era visto in The Truman show, convinto di avere dei superpoteri (è, a sua insaputa, il protagonista di una serie tv che furoreggia tra il pubblico a stelle e sctrisce). Quando viene allontanato per errore dal set comincia - purtroppo e per fortuna - ad assaggiare la vita vera in compagnia di una gatta piuttosto navigata e di un criceto.
Non va oltre una fiacchissima trasposizione del blockbuster di Weir in formato cartoon questo film melenso, scontatissimo, nel quale latitano persino le invenzioni animate che sono il pepe dei film di questo genere. Nella versione italiana la voce di Bolt è affidata a Raoul Bova. Se proprio non avevano di meglio, è sempre meglio di DJ Francesco.    

sabato 6 ottobre 2012

Reality (Big House)

anno: 2012       
regia: GARRONE, MATTEO
genere: commedia
con Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone, Nello Iorio, Nunzia Schiano, Rosaria D'Urso, Giuseppina Cervizzi, Claudia Gerini, Raffaele Ferrante, Paola Minaccioni, Ciro Petrone, Salvatore Misticone, Vincenzo Riccio, Martina Graziuso, Alessandra Scognamillo, Angelica Borghese, Carlo Del Sorbo, Arturo Gambardella
location: Italia
voto: 4


Arriva fuori tempo massimo il film di Matteo Garrone sulla sindrome da apparizione televisiva legata al fenomeno dei reality, cioè proprio quando questi utlimi cominciano a subire una brusca flessione di pubblico in un Paese come l'Italia, quella sprovveduta e credulona già raccontata nel Pinocchio di Collodi, sintetizzata dalle schiere di seguaci di Padre Pio e vista al cinema fin dai tempi di Bellissima. Il copione che Garrone, con Maurizio Braucci, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, ci propone, è un abbecedario della deriva a cui può portare la smania di avere il proprio quarto d'ora di celebrità, un trattatello che passando per la commedia grottesca vuole arrivare al dramma con un film a tesi. Al centro della vicenda c'è un pescivendolo dei bassi di Napoli (Arena), padre di famiglia, pagliaccio triste in un Paese e una cultura in piena decadenza, che dopo l'incontro casuale con un ex residente della casa-acquario del Grande Fratello (Ferrante) va a fare un provino e si convince che prima o poi sarà selezionato. L'idea geniale del film sta nel trasferire il fenomeno da passivo (gli "internati" osservati nella casa) ad attivo (il nostro protagonista che mette in atto un'escalation di azioni deliranti perché si convince che per essere reclutato deve prima convincere gli emissari del GF che lo stanno "studiando" nel suo habitat naturale). Ma è tutto talmente algido, programmatico, cerebrale, privo di ritmo e, soprattutto, scontato, da opacizzare quanto di buono il regista fa con ambienti, luci (dominanti rosse e ocra, saturazione cromatica), corpi, riprese da altissima scuola del cinema, a cominciare dall'iniziale piano sequenza aereo e a finire con quello finale, che risale in cielo lasciando illuminato soltanto il protagonista. Come è stato per il Sorrentino di This must be the place, Garrone sembra aver sofferto del peso che Gomorra, la precedente opera assolutamente memorabile, ha lasciato sulle sue spalle, imboccando anch'egli la strada della commedia, ormai elevato a genere passe-partout. Come nel caso del collega campano, anche Garrone sembra talmente preso dal bisogno di mostrare il suo talento da preoccuparsi molto della forma e pochissimo dei contenuti. Sicché è vero  che rispetto a questi ultimi Garrone sospende il giudizio, ma il messaggio che lancia mira in basso, alle responsabilità di chi non ha i mezzi per vedere la realtà. E allora sarebbe stato assai meglio capovolgere la prospettiva, fare un altro film, non fosse altro che per il fatto che chi doveva capire ha già capito e chi non vuole capire, proprio perché non ha i mezzi, non riuscirà neppure a decodificare il senso di questo apologo.
Non si comprende poi perché il ruolo da protagonista, con tanti attori che stanno a spasso, debba essere affidato a un ergastolano per reati di camorra. Va bene che il carcere deve essere rieducativo, ma qual è il segnale che si manda, se non quello che il quarto d'ora di celebrità è concesso anche a chi sta dietro alle sbarre alla faccia dei crimini commessi? E allora un conto è fare del cinema di forte spessore pedagogico come i Taviani (Cesare deve morire) o Ferrario (Tutta colpa di Giuda), un altro concedere permessi tanto generosi.
Grand Prix al 65. festival di Cannes (2012).    

sabato 28 aprile 2012

To Rome with Love (Bop Decameron)

anno: 2012       
regia: ALLEN, WOODY  
genere: commedia  
con Penélope Cruz, Ellen Page, Woody Allen, Jesse Eisenberg, Alec Baldwin, Alison Pill, Judy Davis, Greta Gerwig, Roberto Benigni, Ornella Muti, Carol Alt, Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Alessandra Mastronardi, Giuliano Gemma, Maricel Álvarez, Flavio Parenti, Alessandro Tiberi, Vinicio Marchioni, Luca Calvani, Simona Caparrini, Giada Benedetti, Lina Sastri, Dominic Comperatore, Edoardo Purgatori, Monica Nappo, Roberto Della Casa, Marta Zoffoli, Marina Rocco, Antonio Albanese, Lynn Swanson, Fabio Armiliato, Araba Dell'Utri, Cristiana Palazzoni, Corrado Fortuna, Gianmarco Tognazzi, Edoardo Leo, Antonino Bruschetta, Fabio Bonini, Pierluigi Marchionne, Donatella Finocchiaro  
location: Italia
voto: 2

La coppietta che da Pordenone si trasferisce nella città eterna con la benedizione di tutta la famiglia, un qualsiasi impiegato che improvvisamente assurge a indicibile notorietà (Benigni), la turista americana che incontra l'uomo dei sogni e due studenti di architettura che vivono a Roma già da qualche anno: è intorno a questi personaggi che si snoda il Decamerone di Woody Allen, aggiornato al XXI secolo. Un pastrocchio che centrifuga luoghi comuni di ogni genere, accompagnati da comparsate fugacissime, product placement sfacciato, Modugno e le arie stranote della tradizione canora italiana nonché una Roma che più da cartolina non si potrebbe. Ma dove vive Woody Allen? L'unica mossa minimamente coraggiosa di questo film - la tv spazzatura che crea il personaggio (come se il pubblico USA fosse abituato a chissà quali raffinatezze …) - la ambienta negli studi del TG3, che non è certo l'incarnazione del trash. E poi gli italiani sono vestiti tutti come se fossero ancora fermi agli anni '50, la recitazione dei nostri (l'imbarazzante Alessandro Tiberi su tutti) è avvilente e non c'è in tutto il film una sola battuta degna di questo nome. Dopo Londra, Barcellona e Parigi, nel tributo alle città europee Roma si piazza decisamente al grado zero dell'ispirazione alleniana.    

lunedì 4 luglio 2011

Signore e signori, buonanotte

anno: 1976   
regia: COMENCINI, LUIGI * LOY, NANNI * MAGNI, LUIGI * MONICELLI, MARIO * SCOLA, ETTORE 
genere: commedia a episodi 
con Marcello Mastroianni, Monica Guerritore, Paolo Villaggio, Vittorio Gassman, Senta Berger, Adolfo Celi, L.Love, Nino Manfredi, Andrea Ferreol, Mario Scaccia, Eros Pagni, Carlo Croccolo, Ugo Tognazzi 
location: Italia
voto: 6

Cinque registi al servizio di un unico progetto, per un film a episodi che - per una volta - ha una sua coerenza: quello di raccontare una qualunque giornata televisiva, con un mezzobusto che dispensa notizie inutili in maniera annoiata (Mastroianni), parodie di eventi di cronaca (La bomba, con un chiaro riferimento alla strage di Piazza Fontana), gli sceneggiati tv (L'ispettore Tuttunpezzo, l'episodio migliore), la pubblicità, la diretta dal conclave (con un contenuto incredibilmente profetico: quello che racconta il tentativo di piazzare a San Pietro un papa di transizione, cosa che sarebbe effettivamente avvenuta con papa Lucani), le inchieste giornalistiche, i telequiz e persino la tv educativa. Gli episodi sono cuciti bene ma sono inevitabilmente diseguali. Si apprezza però la capacità di menare fendenti al potere senza alcuna remora. E ce n'è davvero per tutti i potenti: da quelli che risiedono a palazzo Chigi a quelli del Vaticano e di Viale Mazzini.

giovedì 3 settembre 2009

Videocracy. Basta apparire

anno: 2009   
regia: GANDINI, ERIK 
genere: documentario 
con Silvio Berlusconi, Lele Mora, Fabrizio Corona 
location: Italia
voto: 8


Nel 1978 un'emittente televisiva locale fece un esperimento: far spogliare una casalinga un pezzo alla volta per ogni risposta esatta data degli spettatori. Era la piccola emittente di un imprenditore lombardo, Silvio Berlusconi, che da lì avrebbe cominciato la sua impresa di trasformazione antropomorfica dell'Italia. Una trasformazione passata attraverso tette e culi, paillettes, collusione tra malaffare, poteri forti e strapotere mediatico, contribuendo in maniera decisiva a diffondere una visione marcatamente maschilista della donna come oggetto e portando poi lo stesso Berlusconi ai vertici del potere nazionale dopo avere reso l'Italia così tristemente simile a lui e alle sue televisioni.
A raccontarlo è Erik Gandini, figlio di italiani, che di quel trentennio ha vissuto soltanto una parte, andando via dal nostro Paese nel 1986 per stabilirsi in Svezia. È da lì, da uno dei luoghi privilegiati d'osservazione quanto a grado di civiltà e libertà d'informazione, che Gandini - voce off che conserva l'accento dell'oriundo - ci accompagna in questo terribile viaggio negli abissi della ragione degli italiani. Un viaggio che si snoda attraverso le figure chiave di Lele Mora, agente televisivo con "delega" da parte dello stesso premier, di Fabrizio Corona, campione di sciacallaggio con esercito di paparazzi al seguito e della figura più malinconica di tutti, l'emblema dell'Italia nella quale - come recita il sottotitolo del film - basta apparire: quella di un operaio mammone disposto a qualsiasi cosa pur di affermarsi in televisione. Chi ha seguito le cronache italiane dell'ultimo trentennio non troverà nulla di eclatante nel film, nessuno scoop. Riceverà invece un pugno violentissimo allo stomaco, sferrato con un concentrato di mostruosità che viene sottolineato da un eccellente lavoro sulla colonna sonora, scurissima e spettrale, e dalle immagini sconcertanti di un Lele Mora che mostra gongolante il cellulare inzeppato di svastiche e inni fascisti o di quel postribolo legalizzato del Billionaire. Videocracy, imperdibile opera seconda del regista di origini bergamasche, ci "regala" uno sconcertante saggio di antropologia sociale su una Repubblica delle banane che sembra uscita da un racconto di fantascienza.    

lunedì 9 febbraio 2009

Frost/Nixon - Il duello

anno: 2009       
regia: HOWARD, RON 
genere: biografico 
con Frank Langella, Michael Sheen, Sam Rockwell, Kevin Bacon, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Rebecca Hall, Toby Jones, Andy Milder, Kate Jennings Grant, Gabriel Jarret, Jim Meskimen, Patty McCormack, Geoffrey Blake, Clint Howard, Rance Howard, Gavin Grazer, Simon James, Eloy Casados, Jay White, Wil Albert, Keith MacKechnie, Penny L. Moore, Janneke Arent, David Ross Paterson, Jennifer Hanley, Robert Pastoriza, Louie Mejia, Kevin P. Kearns, David Kelsey, James Ritz, Pete Rockwell, Ned Vaughn, Simone Kessell, Ben Pauley, Noah Craft, Talley Singer, Kaine Bennett Charleston, Gregory Alpert, Kimberly Robin, Michelle Manhart, Steve Kehela, Antony Acker, John Kerry, Jenn Gotzon, Googy Gress, Marc McClure, Joe Spano    
location: Usa
voto: 7 

Nella primavera del 1977 Richard Nixon (Langella), primo presidente della storia americana a essersi dimesso dall'incarico, accetta di lasciarsi intervistare da David Frost (Sheen), un presentatore di talk show inglese che lui ritiene innocuo e che proprio per questo potrebbe tornargli utile in vista di una possibile riabilitazione agli occhi degli americani. Ma Frost inchiodò Nixon sulle responsabilità dello scandalo Watergate, e per "Tricky Dicky" fu la fine della carriera politica.
Dopo l'enorme successo ottenuto a teatro, il testo di Peter Morgan, costruito su fatti realmente accaduti, passa sul grande schermo. Ron Howard - che dopo Apollo 13 e Cinderella man dimostra ancora una volta di riuscire a sfoderare le sue opere migliori quando guarda alla storia del suo Paese - rievoca quello storico duello televisivo come fosse un incontro di boxe. La logomachia vale i ganci, i diretti e i montanti di due pugili, i rispettivi staff di esperti richiamano il ruolo dei preparatori atletici. A fronteggiarsi, sul ring televisivo, ci sono un uomo avido, razzista, astuto e spregiudicato, probabilmente uno dei peggiori presidenti della storia americana, e un dandy ambizioso e volitivo, lo sfidante di turno partito con scarsissima credibilità e nettamente in svantaggio nelle prime tre delle quattro interviste che vennero registrate. Lo spettacolo si trasforma così in una triplice lezione sul cinema, il teatro e la televisione e rimane lì a dimostrare che da quest'ultima si possono trarre grandi vantaggi (Nixon imparò moltissimo dopo aver perso lo scontro presidenziale con Kennedy nel 1960) ma se ne può anche morire, condannati all'oblio e alla solitudine. Il tallone d'Achille del film è nel poco carisma dei due protagonisti, caratteristi abituali chiamati stavolta a interpretare personaggi di grosso calibro.    

domenica 7 dicembre 2008

The Millionaire (Slumdog Millionaire)

anno: 2008   
regia: BOYLE, DANNY
genere: drammatico
con Dev Patel, Anil Kapoor, Saurabh Shukla, Rajendranath Zutshi, Jeneva Talwar, Freida Pinto, Irfan Khan, Azharuddin Mohammed Ismail, Ayush Mahesh Khedekar, Sunil Kumar Agrawal, Jira Banjara, Sheikh Wali, Mahesh Manjrekar, Sanchita Couhdary, Himanshu Tyagi, Sharib Hashmi, Virendra Chatterjee, Feroz Abbas Khan, Virender Kumar, Devesh Rawal, Rubiana Ali, Ankur Vikal, Uday Chopra, Chirag Parmar, Nazneen Shaikh, Farzana Ansari, Anupam Shyam, Salim Chaus, Singh Shera Family, Harvinder Kaur, Narendra Singh Bhati, Tanay Chheda, Ashutosh Lobo Gajiwala, Satya Mudgal, Janet de Vigne, William Relton, David Gilliam, Mia Drake, Kinder Singh, Christine Matovich Singh, Thomas Lehmkuhl, Siddesh Patil, Najma Shaikh, Saeeda Shaikh, Alka Satpute, Tabassum Khan, Tanvi Ganesh Lonkar, Sitaram Panchal, Nigel Caesar, Ajit Pandey, Kedar Thapar, Amit Leonard, Rajesh Kumar, Sagar Ghopalkar, Pradeep Solanki, Abdul Hamid Sheikh, Dheeraj Waghela, Arfi Lamba, Taira Colah, Varun Bagri, Ankur Tewari, Anjum Sharma, Madhur Mittal, Sarfaraz Khan, Syed Fazal Hussain, Umar Khan, Imran Hasnee, Homai Billimoria, Udayan Baijal, Sandeep Kaul, Rufee Ahmed, Rhea Lawyer, Deepali Dalvi, Anisha Nagar, Farrah Shaikh, Mamta Sharma, Neha M. Khatarawalla, Tanya Singh, Anand Tiwari, Faezeh Jalali, Meghana Jhalani, Rupali Mehra, Anju Singh, Saurabh Agarwal
location: India   
voto: 8,5

Come fa il diciottenne Jamal (Patel), che ha sempre vissuto nella baraccopoli di Bombay, a conoscere le risposte a tutte quelle domande, al punto da vincere una montagna di rupie? Se lo chiede un funzionario di polizia la sera in cui Jamal andrà a giocarsi al quiz televisivo la cifra più alta che la televisione di stato indiana abbia mai elargito. Le risposte di Jamal non vengono dai libri, ma da una terribile esperienza di vita.
Se i Millions non avevano portato fortuna in patria a Danny Boyle, con The millionaire l'estroso regista britannico si rifà del flop del film diretto 3 anni prima con tanto di interessi. Il film è un omaggio fin tropo esplicito a Bollywood, giocato com'è sul racconto epico, la storia d'amore raccontata come una favola e persino l'immancabile balletto, fortunatamente relegato ai titoli di coda (ma dietro la macchina da presa si alterna anche un regista del posto, Loveleen Tandan). Di primo acchito si potrebbe pensare che il film sia piuttosto corrivo. Boyle invece lo innerva invece di trovate originali, lo costruisce con uno schema che ricorda quello de I soliti sospetti e colloca al centro del racconto una figura a metà strada tra un Candide volteriano e il Forrest Gump di Zemeckis. Le rimanenti magie sono affidate al talento visionario di Boyle: inquadrature sghembe, effetto stroboscopico, montaggio da perfetto story-board e uso del fish-eye: tutto a servizio di una struttura narrativa palpitante che non rinuncia alle esagerazioni tipiche del regista di Trainspotting.    

lunedì 12 novembre 2007

Le ragioni dell'aragosta

anno: 2007       
regia: GUZZANTI, SABINA   
genere: documentario   
con Sabina Guzzanti, Pierfrancesco Loche, Francesca Reggiani, Cinzia Leone, Stefano Masciarelli, Antonello Fassari, Gianni Usai   
location: Italia
voto: 6,5   

Raccolti gli avanzi di Avanzi, Sabina Guzzanti e i suoi partono alla volta di Su Pallosu (un nome, un programma...), in Sardegna, per convincere Pierfrancesco Loche a rientrare nel mondo dello spettacolo, dal quale si è da tempo ritirato (fatta eccezione per qualche comparsata locale come batterista di livello amatoriale). Il viaggio diventa anche un'occasione per sposare le ragioni dell'aragosta: ossia il calo a picco della produzione ittica, che ha da tempo messo in crisi i pescatori locali, i quali richiedono alla Regione investimenti per ripopolare la fauna marina. Tra diario di viaggio, cazzeggio, riprese tra amici di livello amatoriale, molto amarcord, la visita in terra sarda si trasforma, per i reduci della fortunatissima trasmissione televisiva, in un'occasione per fare politica, per riflettere con Gianni Usai - ex operaio Fiat ed ex-sindacalista tornato nell'isola dove ha sposato la causa dei pescatori - sul tramonto delle lotte politiche, per interrogarsi sulla satira. Quello della Guzzanti è un non-film, una sorta di vitalissimo e a tratti ingenuo  work in progress con inevitabile amarcord (abbondano gli inserti televisivi d'epoca), è la docu-fiction di una artista in crisi (si fosse trattato di un film "classico", Le ragioni dell'aragosta sarebbe stato un film su un regista in crisi creativa) con tanti momenti autentici: la spigolosità di Loche, il pianto di Cinzia Leone, i dubbi di Fassari, l'ironia a getto continuo di Francesca Reggiani, le turlupinature a raffica di Masciarelli, le parodie della stessa Guzzanti.    

mercoledì 16 agosto 2006

American dreamz

anno: 2006       
regia: WEITZ, PAUL
genere: grottesco
con Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Chris Klein, Judy Greer, Jennifer Coolidge, Sam Golzari, Seth Meyers, John Cho, Bernard White, Tony Yalda, Noureen DeWulf, Shohreh Aghdashloo, John Griffin, Beau Holden, P.D. Mani, Nick Schutt, Michael D. Roberts, Maree Morris, Kevin R. Kelly, Jay Harik, Karen Gordon, Adam Busch, Jerome Caldwell
location: Usa
voto: 5

La cinematografia americana (e non solo) è piena di film che fanno la parodia dei mass media. Basterebbe limitarsi a ricordare Quinto potere, Assassini nati, La seconda guerra civile americana, Mad city e Dentro la notizia per farsene un'idea. Alla fitta schiera si aggiunge questo American dreamz (con la "z", come specifica anche il tormentone canoro del film), diretto da Paul Weiz, un regista con un pedigree non sempre impeccabile (meglio About a boy di American Pie). Il protagonista della storia è Martin Tweed (Grant), presentatore famelico perennemente a caccia di casi umani da portare alla ribalta della sua corte dei miracoli, con ascolti che sfiorano il 100% di share.
A contendersi la vittoria per schiamazzare sotto i riflettori della televisione sono, tra gli altri, una ragazzetta volitiva e cinica (Moore) e un giovane musulmano reduce da un addestramento per terroristi (Klein). Un tentato attacco terroristico si trasforma in un suicidio davanti alle telecamere: Tweed pagherà così cara la propria ingordigia, finendo devastato dall'esplosione per non essersi allontanato per tempo. Sogni al silicone, l'inevitabile citazione di Warhol, gli inciuci per aggiudicarsi la vittoria sono ormai stereotipi del lessico di questo filone del grottesco, che qui nulla aggiungono - neppure in termini di divertimento - al già visto.    

sabato 7 gennaio 2006

Oltre il giardino (Being there)

anno: 1979   
regia: ASHBY, HAL
genere: fantapolitico
con Peter Sellers, Shirley Maclaine, Melvyn Douglas, Jack Warden, Richard Dysart, Ruth Attaway, Richard Basehart, Frank Brill, Alfredine Brown, Oteil Burbridge, Dave Clennon, Brian Corrigan, Denise Dubarry, Jerome Hellman, Alice Hirson, Donald Jacob, Ravenell Keller iii, Ernest Mcclure, Kenneth Patterson, Richard Venture
location: Usa
voto: 9,5

Dopo avere vissuto una vita intera a servizio come giardiniere in una casa di Washington, il cinquantenne analfabeta Chance (Sellers) è costretto a sloggiare. Il caso – durante il suo caracollare a vuoto per le strade di una città nella quale non si è mai inoltrato – lo porta fortuitamente presso la casa faraonica di un magnate della finanza. Qui i suoi modi garbati, l’aspetto distinto e i riferimenti alle uniche cose che conosce – il giardinaggio e la televisione – vengono interpretati come espressioni sibilline di un pensiero profondo. Da qui ai salotti dell’aristocrazia locale, alla stretta di mani al presidente degli Stati Uniti e all’interessamento nei suoi confronti da parte dei media, il passo è breve.
Il capolavoro di Hal Ashby – tratto dal romanzo di Jerzy Kozinsky – è un apologo in chiave fantapolitica su una società obnubilata dalla televisione, in cui un minus habens qualsiasi (o forse, come scrive Tullio Kezich, «un idiota ispirato») – capace di dire «mi rendo conto» e poco più – può assurgere a un’immeritata notorietà. Ultimo film di grido per Peter Sellers, di ineffabile bravura. Nella colonna sonora, una folgorante versione di Eumir Deodato dello Zarathustra di Strauss.

mercoledì 5 ottobre 2005

Viva Zapatero!

anno: 2005       
regia: GUZZANTI, SABINA   
genere: documentario   
con Rory Bremner, Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Michele Santoro, Enzo Biagi, Fabrizio Morri, Valerio Terenzio, Andrea Salerno, Lucia Annunziata, Beppe Giulietti, Claudio Petruccioli, Dario Fo, Flavio Cattaneo, Luciano Canfora, Karl Zero, Francesco Alberoni, Michele Bonatesta, Davide Caparini, Furio Colombo, Ferruccio De Bortoli, Bill Emmott, Claudio Fracassi, Bruno Gaccio, Maurizio Gasparri, Udo Gempel, Beppe Grillo, Eric Jozsef, Giorgio Lainati, Ezio Mauro, Marcelle Padovani, Angelo maria Petroni, Antonio Polito, Paolo Rossi, Alexander Stille, Marco Travaglio, Elio Veltri, Marcello Veneziani           
location: Italia
voto: 5   

La chiusura del suo programma di satira RaiOt offre a Sabrina Guzzanti l'occasione per proseguire nelle sale cinematografiche l'opera di denuncia cominciata con le tournée teatrali. È l'occasione per raccontare, in chiave appunto satirica, lo sfascio di un paese egemonizzato dallo strapotere di Berlusconi. Novella Michael Moore all'amatriciana, la Guzzanti commette però lo stesso errore della trasmissione censurata: trasforma la satira in pamphlet, si autocommisera e non riesce a organizzare in maniera coerente il materiale a disposizione. Materiale che resta comunque interessante e che cuce insieme brani d'archivio con scene comiche e interviste a osservatori e giornalisti stranieri, fuoriusciti dalla televisione, comici, commentatori e critici.